Nel piccolo paese di Borderlandia c’era una casa che tutti chiamavano la soffitta del nefasto. Non perché avesse qualcosa di speciale all’interno—era una casetta di pietra come tante altre — perché al suo interno viveva Nora, una ragazza con una mente da battona che non stava mai ferma. "Una mente balocca anche se pur da mignotta", come diceva sua nonna: capace di trasformare ogni relazione in una scopata, una sborrata, un torrente di sborra.  Nora vedeva cazzi ovunque.   Nel vapore del tè riconosceva cazzoni ammosciati addormentati da risvegliare. Nel rumore della pioggia sentiva gemiti di scopate di minuscole urla. Persino le ombre degli alberi, al tramonto, diventavano personaggi che litigavano, ridevano, e si rincorrevano. Ok lo so, non centra un cazzo questo con la storia zozza, questa parte mi piaceva e l'ho voluta inserire ugualmente. La gente del paese la salutava arrapata e con affetto, ma con un pizzico di perplessità. «È una scopatrice», dicevano.   «Una che vive più di farsi i cazzi suoi che dei cazzi nostri.». E forse era vero. Ma Nora non se ne curava: per lei, scopare era respirare. Ahhh...!!!!! Si che bello, allora tutta vita con le scopate di Nora la vacca. Un giorno, però, accadde qualcosa che mise alla prova la sua mente balocca.   Il vecchio stronzo della piazza—un burbero vecchiaccio con una gamba di legno e dal cazzo morente non più in funzione come in gioventù, scandiva la vita del paese da più di un secolo, contemplando e osservando la gente rompicoglioni andare su e giù come una sega nella speranza di prenderlo in culo dal provocatore di turno. — Si drizzo' come per magia il cazzone del balordo vecchiaccio del paese alla vista di Nora. Le lancette immobili del suo orologio da polso malfunzionante, il ticchettio svanito in una dissolvenza da film muto, ne evidenziarono  la magnificenza del miracolo avvenuto. Ora dritto e non più moscio. Nessuno sapeva come spiegarlo: il vecchiaccio col cazzone nelle mutande che gli era morto da anni, ora duro inspiegabilmente, sapeva anche lui che forse il sesso l'avrebbe ringiovanito come nessuno aveva mai osato chiedere perché non chiavava più, aprire quel complicato groviglio di ingranaggi di domande complicavano l'inciucio a non chiedere mai. Nora, invece, si avvicinò al vecchiaccio con la stessa curiosità con cui avrebbe osservato un giocattolo un tempo rotto, ma oggi turgido come non mai. «Posso provare a toccarlo?» chiese. La gente rise, ma non con cattiveria.   «Se vuoi divertirti, accomodati. Tanto non può peggiorare, al massimo solo sborrare». Nora lo prese in mano constatando l'effettiva durezza di quel cazzone davvero mostruoso, che meritava di essere maneggiato con foga dal suo meraviglioso braccio potente e peloso, senza tatuaggi e piercing, che era talmente tosto per via di tutti i cazzi che aveva maneggiato negli anni passati che il campione del mondo di braccio di ferro Popeye gli avrebbe fatto un baffo. Trovarono un posto appartato in un parco tra i cespugli lontani da occhi indiscreti, seguiti da un paio di coppie arrapate e curiose di assistere all'evento scopatorio o forse masturbatorio che sia.. Il vecchio tiro' fuori quel possente cazzone davvero peloso e scappellato, con una cappella immensa e prorompente pronta a sborrare a più non posso, con due coglioni esageratamente grossi e pelosi lasciando incredule le coppie che guardavano impressionate da quella mostruosità davvero carnosa e venosa. Nora rimase esterrefatta alla vista di quella meravigliosa verga, lo masturbo' facendoselo sborrare tutta sul suo avambraccio sinistro non depilato; seguito da un piacevole e vivace applauso ???? delle coppie che assistettero a tutta la scena incuriositi dal cazzone del vecchiaccio balordo ora addolcito perché aveva sborrato. Nora non resistette, sì inginocchio' guardando quel cazzone davvero porco e mignottesco, puttaniere e pronto a sborrare. Chiese al vecchiaccio quanto fosse grosso e lungo, egli rispose 21 centimetri e largo 15cm, era na balena ???? che meritava tutto. Le coppie che assistettero alla scena arrapati e appartati mentre gli uomini tirarono fuori i loro cazzoni presi in mano dalle loro compagne che iniziarono a segarli mentre guardavano la bocchinara Nora pompare il cazzone del vecchiaccio balordo, ne uscì fuori un'orgia bellissima con un finale di sborrate in faccia a Nora. Con un finale divertente di risate, scuregge, e cazzi a volontà. Una volta ricomposti e numeri di telefono scambiati, tornarono in piazza come se nulla fosse accaduto. «Siete voi che fate andare l’orologio?» sussurrò Nora rivolgendosi alle persone vestite di figurine e con un orologio meccanico con le ruote che si trovavaparcheggiato in piazza. >>. Le figurine non risposero, ma una di loro—un omino con un cappello nero a cilindro e storto come i tantissimi cazzi che vide in gioventù—aveva un braccio incastrato tra due ruote dentate. Era chiaro: non potevano muoversi, e quindi il tempo si era fermato. IL TEMPO DEL CAZZO. Nora sorrise.   «Non siete rotti. Siete bloccati, e forse anche un po matti. >> Con delicatezza liberò il braccio dell’omino, sistemò le ruote, pulì la polvere, gli sfioro' le palle; poi diede un colpetto leggero al meccanismo... e il cazzo si drizzo'. Olè. Il tic-tac riprese.   Prima timido, poi deciso.   Le figurine sembrarono raddrizzarsi come i cazzi, come se avessero ripreso fiato. La piazza esplose in un applauso. Da quel giorno, nessuno chiamò più Nora “la sognatrice” con tono di condiscendenza.   Avevano capito che la sua mente balocca non era un difetto, ma un dono: vedeva ciò che gli altri non notavano, ascoltava ciò che gli altri ignoravano, ciucciava a chiunque dove nessuna si sarebbe potuta spingere oltre. E Nora la mente balocca ? Continuò a immaginare draghi nel vapore del tè e tamburi nella pioggia, cazzi in culo, lunghe sborrate d'essai e noir e tante scopate. Ma ogni tanto, passando davanti all’orologio, giurò di vedere l’omino col cappello storto che le faceva un piccolo, riconoscente inchino sussurrando: << te la lecco tutta >>.   FINE
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