VIII.
Al quarto squillo, raggiunsi l'apparecchio ed afferrai la cornetta. Deglutii il boccone di pasta. "Pronto?"
"Sono Aurora". L'ultima volta che l'avevo incrociata era mentre tornavo dalle compere, quel giorno di pioggia. <Saranno tre settimane...>.
"Salve, mi dic- Dimmi"
"Mio marito è via per lavoro. Sta allestendo una fiera in Svizzera..." <Anche lui non m'era più capitato di incontrarlo>. "Vieni qui da me?".
Guardai la sveglia sul mobiletto: "Dieci minuti e arrivo". Chiuse la chiamata. <Diretta come sempre>.
Corsi a finire le mie pennette al pesto. Quindi mi feci una doccia, lavai i denti, m'infilai una camicia e indossai i primi pantaloni che trovai.
Ed eccomi a suonare al suo campanello.
"È aperto!" sentii urlare attraverso la porta. Piegai la maniglia ed entrai. L'ingresso conosciuto m'apparve immerso nell'ombra: dall'uscio della cucina non arrivava luce, e in fondo al locale, oltre all'ingresso della sala, baluginavano le righe luminose delle tapparelle della portafinestra.
La voce della donna mi richiamò da quel mio incantamento: "Ricordati di chiudere la porta che esce il cane!". Le sue parole erano ancora sospese nell'aria che la bestia si fiondò verso di me trottando. Chiusi subito e feci scattare la serratura. Il cane mi volteggiava attorno felice saltellando sulle zampe anteriori: l'ansimo ritmato del muso indagatore, la lingua a penzoloni, il collare tintinnante. Aspettavo che la donna comparisse. "Aurora...?".
La sua voce mi giunse dal corridoio: "Chiudi gli occhi" mi intimò. Cercai di tenere a bada il cane aprendo le mani in una debole ingiunzione a chetarsi. Comando che venne del tutto ignorato dall'animale, il quale seguitò a strusciarmisi contro in un avanti e indietro continuo. Intuendo che non mi sarebbe salito addosso, chiusi gli occhi e attesi. La pressione del fianco del cane alle miei gambe sparì con un tintinnio del collare.
"Ora puoi aprire".
La stanza tornò a delinearsi e sull'ingresso del corridoio vi era Aurora in negligé semitrasparente, che terminava a lambirle della lingerie scura. Il cane disteso ai suoi piedi nudi. C'era qualcosa di diverso però. I capelli: erano rossi.
Si carezzò una ciocca a contornarle l'orecchio: "Ti piacciono?".
Quel colore le donava un'aria ancora più provocante.
"Molto. Anche la vestaglietta mi piace molto."
"È un baby-doll. Vedi com'è corto?" e sollevò la coscia in una posa da pin-up, tendendo la bretellina della giarrettiera. Quindi esplose in una risata sincera, di quelle che le avevo sentito fare solo un paio di volte: i capelli le ondeggiarono sul viso in un'inchino ìlare. Improvvisamente si drizzò su e avanzò verso di me ondeggiando con fare sensuale. La recita era tradita dallo sfumare del riso che ancora le stirava le labbra. Un reggicalze le fasciava la vita, velato da quel baby-doll di una nuance viola, che pareva tendere al grigio in quella penombra. Poco più sotto un paio di mutandine coordinate, orlate da pizzo scuro, andavano ad eclissarsi fra le cosce in camminata. A quella vista ce l'avevo già duro.
Il cane le venne dietro e si sedette a fissarci in silenzio. Il viso di Aurora era ora di fronte al mio. I suoi occhi castani penetravano i miei. Mi sentii le sue dita sbottonarmi alla giugulare. "Ora noi due andiamo di là... che ne dici?"
"Dico che è una buona idea" cercai di stare al gioco.
Una sua mano scivolò lungo il mio braccio e prese la mia. E venni accompagnato lungo il corridoio scuro.
Sul fondo, la porta della camera era aperta e irraggiava un alone tenue, giallognolo.
Entrando, la ritrovai come la ricordavo; l'unica differenza che colsi era la presenza di una coperta patchwork in fondo al letto.
La donna lasciò la mia mano e andò accanto al materasso, di fianco ai cuscini. Quindi afferrò l'angolo del copriletto e con un gesto teatrale lo fece volare, facendolo capovolgere in un pesante volteggia fino a terra. Il plaid a scacchi colorati era ora sepolto sotto tutto il sovraccoperta, accartocciato ai piedi del letto.
Guardai quella sua figura che trasudava sesso, immersa nella luce dorata che filtrava dalla tenda gialla. Sorridendomi d'un sorriso colmo di erotismo, si portò le mani ai fianchi e chinandosi piano, sporgendo il culo, si calò lentamente le mutandine, fino alle caviglie. Le scavalcò con due gesti lievi, e si risollevò tenendole pendule, agganciate all'indice come ad un uncino. Le fece dondolare con fare bambinesco e me le gettò addosso con lo scoppio d'una risata. Tracciando una parabola, quel proiettile di pizzo atterrò leggero al mio petto, per poi cadere senza vita ai miei piedi. Sotto la linea leggera del baby-doll, una macchia fosca occupava ora il suo pube. Ai suoi lati, le colonne sottili delle bretelline parevano due smilze sentinelle che ne sorvegliavano i riccioli scuri.
Sollevò l'indice che poco prima teneva le sue mutande e piegandolo un paio di volte, mi fece segno di venire da lei. M'avvicinai. Lei tese le braccia e finii di sbottonarmi la camicia. Quindi me la sfilò e la gettò sopra la cassettiera. Alzò gli occhi e mi guardò con bruciante desiderio. Con un leggero strattone, fece saltare il bottone dei pantaloni. La corsa secca della zip ferì il silenzio della stanza.
Con un rapido movimento degli occhi mi invitò a calarmi le braghe.
Mi chinai e li lasciai cadere a terra, sfilandomeli dai piedi con delle mosse un poco scoordinate. <Non c'è proprio modo che una donna possa trovare seducente un uomo che si toglie i calzoni...>. Alzando la testa, vidi che Aurora si era seduta sul bordo del letto. Mi osservava in silenzio. Le gambe dischiuse. Allungai una mano e gliela posai sul ginocchio più vicino. Lo aggirai appena e m'inginocchiai fra le sue gambe.
Ci guardammo in silenzio.
Quindi scesi con la testa e le baciai la pelle morbida, nell'avvallamento dell'interno coscia. Sentii le labbra della sua fica sfiorarmi la guancia. Staccai la bocca da quel piccolo incavo e girando la testa le baciai quello dell'altra coscia. Poi, dandole dei piccoli bacetti, mi spostai sul suo sesso, sentendo i peli leggeri attorno alle sue labbra e subito dopo il calore umido fra queste. La peluria del suo monte di venere mi solleticò la punta del naso. Ce l'affondai ed Inspirai: un sentore di bagnoschiuma. <Che sia lo stesso di quella volta in vasca? Non ricordo che profumo aveva...>. Alzando gli occhi scoprii che la donna si era distesa sul letto, con una mano abbandonata su un seno, coperto dal velo leggero della vestaglietta. Il capezzolo dell'altro seno gliela tendeva in una sorta di piccola tenda, ergendosi in turgida eccitazione.
Le baciai la fica per poi passarci la lingua nel mezzo. Poi arretrai e la osservai per qualche momento: era la prima volta che potevo guardargliela così da vicino. Nella metà superiore, le due labbra sporgevano verso l'esterno, come due cornina di carne stropicciata. Ne presi fra le labbra una e la tirai dolcemente. Un mugolio arrivò dal letto. Feci altrettanto con l'altra, ed altrettanto mugolio aleggiò nella stanza. Gliele tirai e insalivai ancora un poco, poi ripresi a leccargliela, affondandoci la lingua. Sentii il sapore dei suoi umori avvolgermi le papille. Poggiando le mani sulle giarrettiere, succhiai forte con le labbra contro il suo sesso e lei scoppiò in un gemito sorpreso. Mi staccai con uno schiocco e le morsi piano le labbra esterne, gonfie. Prima una e poi l'altra.
"Vieni qui vieni qui!" mormorò con un filo di voce, impaziente. Alzai la testa e la vidi protendere le mani verso di me, coi palmi aperti in un invito. Mi calai le mutande e strisciai sul suo corpo caldo, accolto dalle sue dita, che presero ad accarezzarmi la testa mentre risalivo baciandole il ventre e la pancia, attraverso il reggicalze.
Trovandomelo sotto il naso, affondai la lingua nel suo ombelico, e subito questo si ritrasse in un sospiro godurioso.
Raggiunsi il raso del baby-doll, ripiegato in più veli al principiare dei suoi seni. Sollevai la testa e la guardai: "Questo adesso lo sfiliamo, ok?". La testa riversa, gli occhi chiusi, annuì senza proferir parola. Feci scivolare le mani lungo i suoi fianchi e su fino alle ascelle, mentre lei inarcò la schiena e stirò le braccia per facilitarmi il lavoro. Sgusciandole via dai seni, l'indumento s'accartocciò al suo mento e qui s'incagliò. Lei strizzò gli occhi un poco infastidita e piegando i gomiti afferrò quell'ammasso informe e se lo sfilò via dalla testa, in una sfiammata di capelli. Sollevando il capo mi guardò per un istante. "Baciami".
Salii fino alle sue labbra e mi ci incollai. Baciandomi, lei infilò piano la lingua nella mia bocca. Una lingua calda e scivolosa di saliva.
Le sue gambe si strinsero ai miei fianchi, cingendomi coi talloni alla schiena. Il mio cazzo cominciò a strusciarsi fra le sue cosce bollenti. Un paio di movimenti e s'infilò in lei. "Ohh sì..." gemette tirando indietro la testa. Mi circondò le spalle con le braccia e io comincia a spingere piano. Sempre più a fondo. Lei gemeva ad ogni spinta, stringendomi a sé con le dita alle mie scapole. Il mio pube arrivò a toccarle la peluria. Ero completamente affondato in lei.
Aurora mi baciò con violenza, quindi mi ansimò contro le labbra: "Scopami. Scopami forte". Mi ritrassi dal suo viso e puntellandomi con le braccia cominciai a sbatterle il bacino fra le gambe. La donna cominciò a lanciare degli urletti. Immediatamente ripensai alla prima volta che la vidi.
La fottevo più forte che riuscivo, facendo perno sulle braccia e sulle ginocchia. Lei scuoteva la testa sbottando degli "oohh sì sì ah sì", prorompendo in gridolini alle miei spinte più veementi.
Cominciai a udire i suoi umori diguazzare mentre il mio cazzo la penetrava veloce.
A un certo punto non avevo più fiato, e pensai ad un modo per fare una pausa. Mi sfilai di colpo, e il suo ventre si contrasse trattenendo il respiro: sollevò la testa guardandomi fra la sorpresa e la supplica. Immediatamente sostituii il mio cazzo con le mie dita e presi a masturbarla con violenza, affondandole dentro l'indice e il medio insieme, rigidi, come la vidi fare quella volta in cucina. I suoi occhi si contrassero in un sospiro di piacere.
Le mie nocche cominciarono a bagnarsi tutte, e uno sciaguattio scandì la cadenza del mio polso. La donna gemeva senza freni, sollevando il bacino e irrigidendo le cosce. Io la seguivo, poggiando l'altra mano al suo pube e prendendo a strofinarle il clitoride col pollice. Cominciò ad urlare, così forte che temetti che i vicini potessero venire a suonare alla porta.
Il suo corpo si contorceva e la sua schiena balzellava premendosi contro il letto: le braccia stirate, i pungi serrati al lenzuolo, le palpebre strizzate, la bocca contratta. "Uuuuhh sììì".
L'intera mia mano era fradicia e dei rivoli le scorrevano luccicanti lungo le cosce giù fino al sedere. Ero al limite: sentivo il polso dolorante e il gomito cedere. Ma volevo farla venire. Tentai un rush finale: presi a penetrarla velocissimo, sentendo i muscoli irrorarsi di acido lattico.
Il sedere si lasciò andare e le gambe si tesero tutte, sporgendosi fuori dal letto, proiettate in un relevè da ballerina. La donna sollevò la testa con un urlo acuto che scosse la stanza e si lasciò cadere sul materasso, tirando il fiato. Io estrassi la mano e chiusi più volte il pugno sentendomi le dita anchilosate. Mi sentivo il polso il fiamme e il braccio debole.
Aurora respirava a pieni polmoni con le caviglie a penzoloni giù dal letto. Mi distesi al suo fianco.
Un mugolio fin troppo animalesco mi fece trasalire. Mi girai a guardarla in un lieve picco d'adrenalina: stava con la testa rilassata e gli occhi chiusi. Mi girai a guardarmi attorno e vidi il cane disteso sulla porta che sbadigliava. <Mi pareva>.
Una mano mi raggiunse la pancia e mi carezzò i peli: "Tu non sei venuto, tesoro". Aurora sorrise, tenendo gli occhi chiusi. "Volevo far venire prima te". Venni colto da un dubbio. "Sei venuta?". Lei ridacchiò e poggiò mollemente il polso alla fronte. "Sì". Sospirò. "Ma ho ancora voglia". Mi tirai sù poggiandomi sul gomito e la contemplai: i seni si alzavano e s'abbassavano piano, il ventre seguiva leggero il movimento, le cosce madide di sudore e di liquidi vaginali... Ne potevo sentire l'odore da lì. Tornando a guardarla in viso, m'accorsi che aveva gli occhi aperti e mi stava osservando. Si tirò sù a sua volta: "Questa volta sto sopra io" esclamò con decisione.
Sentendo un tintinnio mi voltai verso il cane: udendo la voce della padrone aveva sollevato la testa drizzando le orecchie. Ci fissava. Lei rise: "Ché, ti mette in soggezione?".
"Un poco..." mormorai non riuscendo a staccare gli occhi dall'animale. Mi sentii palpare il pene, ancora eretto: "Non mi pare..." fece in tono malizioso. Quindi mi prese per le spalle e mi spinse giù, e con una balzello mi salì sulle gambe. Il busto eretto, i seni pieni illuminati dalla luce gialla della finestra, strascinò le ginocchia fino ad arrivare sopra il mio bacino; sollevò i fianchi ed afferrandomi il cazzo lo drizzò, facendoselo scivolare dentro mentre s'abbassava piano con un mugolio basso e stirato. Me lo sentii avvolgere da un calore fluido. Potevo sentirne l'afrore, tanto le sue cosce ne erano intrise.
Facendo ondeggiare le anche, i suoi respiri mutarono in ansimi sempre più sostenuti.
Poi prese a saltellare, spingendoselo a fondo, tutto, ogni volta: "sì sì oooh". Si pigiò una mano al ventre ed io presi a rispondere ad ogni suo affondo. Mi alzavo col sedere contrastando la sua caduta.
Mi si premette contro con forza e restò a godersi la mia verga piantata dentro, muovendosi sinuosa col sedere in un susseguirsi di mugolii. Quindi sollevò il culo e si chinò sul mio viso in un sipario rosso di capelli: "Sbattimelo dentro". Le afferrai i fianchi e la scopai dando colpi col bacino contro le sue natiche. "Sì così così..." chiuse gli occhi.
Non andai avanti che qualche minuto che lei si lasciò andare di peso sul mio cazzo con un gemito acuto e posando una mano sul mio petto, prese a cavalcarmi come un'ossessa ansimando "Sì cazzo sì sì!". Il letto cigolava. I nostri peli pubici sfregavano gli uni contro gli altri; le sue dita scivolarono fino alla mia giugulare e mi strinsero le clavicole. D'un tratto ritrasse la mano e se la portò al seno, stringendoselo forte. Con gli occhi, godeva convulsamente. Il ritmo aumentava. "Scopami cazzo scopami così!". Tirandosi il capezzolo eruppe in una serie di urletti sguaiati. Anche io, sotto di lei, stavo godendo come un maiale, in totale balia del suo corpo.
Di colpo, presa da una voglia improvvisa, smontò concitata dal mio bacino e mi si buttò di fianco, sui gomiti: "Scopami il culo!". Preso alla sprovvista, col cazzo improvvisamente orfano di quel bollore fradicio, restai a guardarla per qualche secondo non riuscendo a connette. "Il culo mettimelo in culo" m'incitò in preda all'eccitazione.
Mi tirai su e mi posizionai dietro di lei: la schiena inarcata, mi offriva il sedere, spudoratamente. Mi chinai un poco e feci cadere della saliva per lubrificarglielo. Il filamento corposo s'afflosciò sotto l'osso sacro, all'inizio del solco delle chiappe. Prendendomi il cazzo, ancora fradicio dei suoi umori, raccattai lo sputo con la cappella e lo spinsi giù, spalmandoglielo sull'ano. Quindi m'impuntai e spinsi piano ma deciso. In un attimo il suo buchino cedette ed inglobò la mia cappella, stringendomela. Poi lo sentii rilassarsi e spinsi ancora, affondandoglielo nel culo. Nuovamente me lo avviluppò forte. Attesi che s'allentasse e proseguii. Cominciai allora un movimento lento. Ma venni subito richiamato: "Più forte..." la sentii ansimare, al di là delle sue spalle, curve verso il materasso. Senza timore, iniziai a pomparle dentro, fino a piantarglielo tutto dentro.
“Sì sì così cazzo sììì” prese a urlare, mentre le strattonavo i fianchi contro il mio bacino.
Col suo sfintere a costringermi il cazzo, sentii avvicinarsi l'orgasmo. "Sto per venire..." la avvisai, in una domanda implicita, alla quale lei rispose immediatamente: "Cazzo sì vienimi dentro...". Così rassicurato, aumentai il ritmo lasciandomi andare.
Sotto le miei spinte sentii il suo retto contrarsi, accrescendo l'attrito col mio pene. Aurora spinse il culo contro di me urlando "Sto venendo vengo!!". S'irrigidì curvando la schiena "Ca-zzoooo!!". Il suo corpo venne percorso da una scossa che investì il mio pene, che esplose a sua volta.
Mi poggiai a lei, con la fronte contro una sua spalla. Il nostri sudori slittavano uno sull'altro.
La stanza piombò in un silenzio assoluto, mentre l'ultimo spasmo della mia erezione s'irrigidiva in lei.
Poi piano la sentii sfilarsi da sotto di me, e mi puntellai con una mano sul letto.
Coi capelli scompigliati dal continuo sfregamento contro il lenzuolo, lingue di fuoco spettinate, Aurora si girò e senza dire una parola, gattonò fino al mio inguine e mi prese il cazzo in bocca. Lo sentii avvolto di colpo dal caldo del suo palato, e toccato dalle carezze morbide ed umide della sua lingua.
Sfilandoselo dalle labbra, prese a leccarlo avidamente, ripulendolo da ogni residuo del mio sperma e del suo ano.
Una volta finito il lavoro, me lo strinse forte alla base e con uno schiocco mi baciò la punta. Poi si sdraiò di lato, al mio fianco e si stiracchiò con un mugolio soddisfatto.
Io ero scosso dai brividi post orgasmo, stravolti da quella fellatio improvvisa; e poco mancava che m'accasciassi esanime.
[ lirio.racconti@hotmail.com ]
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Aggiunto: 3 settimane fa
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