Mi guardo allo specchio, i capelli rossi fiammeggianti che cadono sul viso come sangue fresco. Il trucco pesante, viola e argento, mi fa sembrare una creatura della notte. Indosso la mia maschera nera preferita, quella che lascia solo gli occhi e le labbra libere: la sensazione della stoffa aderente sulla pelle mi fa già bagnare.
Sotto, il body a rete nera stringe i miei seni, i capezzoli duri premono contro i buchi grandi, quasi a implorare di essere pizzicati. Il collare di pelle con l’anello d’acciaio tintinna piano mentre mi muovo. Ho già preparato i miei giocattoli sul letto: un dildo nero lucido, spesso come un polso, e uno bianco venato, ancora più lungo, che vibra se lo voglio crudele.
Mi inginocchio sul pavimento freddo, la lingua fuori come nelle mie foto più sporche. Prendo prima il nero tra le labbra, lo succhio lento, immaginando sia un cazzo vero, di quelli grossi e scuri che mi fanno tremare le cosce. Lo spingo in fondo alla gola finché lacrimo sotto la maschera, il rossetto sbavato che cola sul mento. “Sì… proprio così…” mormoro a me stessa, la voce rauca.
Poi passo al bianco. Lo lecco dalla base alla punta, lo bacio come se fosse carne calda, pulsante. Lo infilo piano nella bocca aperta della maschera, lo faccio scivolare dentro e fuori, sempre più veloce, mentre con l’altra mano mi strofino il clitoride gonfio sotto la rete. Immagino due uomini davanti a me: uno bianco, uno nero, cazzi enormi che si alternano sulle mie labbra, che mi riempiono la bocca fino a farmi soffocare di piacere.
Non resisto più. Mi sdraio sul letto, apro le gambe, il body strappato quel tanto che basta. Prendo il dildo nero e lo spingo dentro di me con un gemito forte. È grosso, mi allarga, mi fa male e mi fa godere allo stesso tempo. Lo scopo forte, il rumore bagnato riempie la stanza. Con l’altra mano afferro il bianco, lo premo contro il culo, lo faccio entrare piano… poi più deciso. Doppio, piena, la maschera che mi soffoca quasi, gli occhi rovesciati dal piacere.
“Datemi tutto… cazzi grossi, bianchi e neri… riempitemi fino in fondo…” ansimo, immaginando schizzi caldi sulla maschera, sul viso, sul seno esposto. Vengo così, urlando sotto la stoffa nera, il corpo che trema, i toys ancora dentro di me mentre stringo le cosce.
Quando riapro gli occhi, sono ancora bagnata, ancora affamata. La maschera è sbavata di rossetto e saliva. E io sorrido, perché so che non è finita qui.
Chi vuole essere il prossimo a farmi implorare? Mandatemi i vostri cazzi… grossi, duri, di qualsiasi colore. Vi aspetto. ????????????
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