profilo Facebook “Igidio – Roma Nord – no filtri”, foto torso nudo davanti allo specchio del bagno, catenona d’oro, cazzone evidente nei boxer aderenti. Lucrezia 18 anni da tre mesi scarsi. Profilo pieno di storie con linguetta, cuoricini, “vogliosetta” scritto in bio, foto in cui si vede sempre un pezzo di perizoma o il bordo del reggiseno push-up. Capelli neri, occhi da gatta truccati pesantemente, labbra gonfie di filler fatto di nascosto dai genitori. Scrive con mille emoji e errori di battitura apposta, tipo “mmmmmh che bonooo????????”. Parte una chat banale che finisce sporca in meno di quarantotto ore. io: “Ciao zoccoletta, bei labbroni che c’hai lì” Lei: “ahahaha vecchio maiale ???? hai da offrirmi qualcosa di grosso?” le mandò la prima foto: cazzo grosso e venoso, tenuto in mano come un trofeo. Sfocato quel tanto che basta per non beccare il ban. Lei risponde con un video di cinque secondi: lingua che lecca lentamente due dita, poi le infila in bocca fino in fondo guardando dritto in camera. Da lì non ci fermiamo più. Dopo dieci giorni di audio bollenti, foto di fica rasata aperta con le dita, video di lei che si incula con un plug rosa glitter mentre dice “questo lo vorrei sostituire col tuo cazzone vecchio”, decidiamo di vederci. Si diedero appuntamento in un residence scalcinato dietro via Salaria. Stanza 312, terzo piano, ascensore che puzza di sigarette vecchie. Quando Lucrezia entra io ero già seduto sul letto, boxer neri tesi, cazzone mezzo duro che spinge contro il tessuto. Lei si presenta con una gonnellina di jeans cortissima, top bianco attillato senza reggiseno, capezzoli che si vedono benissimo. chiudiamo la porta alle spalle un sorriso con boccuccia da troietta romana doc. «Allora nonno… ce l’hai davvero così grosso come nelle foto?» Io non rispondo con le parole. Mi abbasso i boxer e lo tirò fuori. Pesante, spesso, vene in rilievo, cappella già lucida. Lucrezia si morde il labbro inferiore e si inginocchia senza nemmeno togliersi le scarpe. La prima cosa che fa lo annusa. Profondamente. Come si impregna dell’odore di maschio maturo, di sudore, di dopobarba da discount e di anni di figa sbattuta. Poi mi appoggia la lingua piatta sulla base e sale lentissima fino alla cappella, lasciando una scia di saliva. Lo prende in mano con tutte e due, non riesce a chiudere le dita intorno. «Porca troia… è proprio un cazzo da troietta porca come me» mormora. E parte. Non è una pompa carina da ragazzina timida. è una di quelle succhiate da filmati porno anni ’90. Lo prende fino in gola subito, senza riscaldamento, occhi lacrimanti ma fissi nei miei. Singhiozza, tossìsce, tira fuori il cazzo tutto bagnato di saliva che le cola sul mento, poi lo rimette dentro fino a far sbattere il naso contro il pube. afferro i suoi capelli con una mano. «Brava puttanella… così… ingoia il cazzo del nonno…» Lucrezia mugola, si strofina la figa sopra il perizoma con una mano mentre con l’altra mi massaggia le palle pesanti. quando sento che sto per venire le dico . . . «Non ancora, zoccola. Prima ti apro tutta.» La butto sul letto a pancia in giù, le strappo il perizoma con un colpo secco, le allargo le chiappe con le mani callose. La fichetta è già fradicia, lucida, gonfia. Le infilo due dita dentro senza preavviso, le faccio fare su e giù veloci mentre con il pollice la stuzzico il buchino del culo. «Dimmi dove lo vuoi prima, troietta.» «Nel culo… ti prego… sfondami il culo vecchio porco…» le sputo direttamente sul forellino, ci appoggio la cappella e spingo. Lucrezia urla, inarca la schiena, stringe le lenzuola. ed io entrò lento i primi centimetri, poi do un colpo deciso e affondo fino in fondo. Lei trema, piange di piacere, mi implora di non fermarmi. La inculo per una ventina di minuti buoni, cambiando ritmo, la tengo per i fianchi, schiaffeggio le sue chiappe fino a farle diventare rosse. Poi la giro, apro le sue gambe e le sfondo la figa con colpi lunghi e cattivi, facendo sbattere il materasso contro il muro. Lucrezia viene una volta dietro l’altra, schizza sul mio addome peloso, mi graffia, e mi morde il petto. Alla fine la monto sopra la faccia. «Apri bene, troia… bevi tutto.» Vengo fiotti densi, caldi, le riempio la bocca, le colo sugli zigomi, sul collo. Lucrezia ingoia quello che può, il resto lo spalma sulle labbra con le dita e se le lecca guardandomi negli occhi. Rimaniamo lì qualche minuto, ansimanti. Lei con il trucco colato, io sudato e soddisfatto.
Poi Lucrezia, con la voce roca, mi sussurra: «Domani… me lo fai di nuovo… ma stavolta voglio che mi pisci pure addosso, vecchio maiale.» io la sorrido, e gli tiro una pacca sul culo ancora rosso. «Domani ti porto pure dal compare… vediamo se reggi due cazzi navigati, puttanella.» E si baciammo sporchi, con la lingua piena del sapore di entrambi.
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