Ellen Griswold era una persona ragionevole. Ma suo marito Clark un po' meno.


Era l’estate del 1982 e sarebbero andati da Chicago, dove vivevano, a Los Angeles, facendo più di 3000 chilometri per arrivare fino a Disney World.


Avrebbe preferito andare in un bel resort alle Hawaii, magari lasciando i ragazzi ai nonni, e passare il tempo finalmente a scopare con suo marito, sempre troppo impegnato per lavoro.


Lei faceva la casalinga, Rusty aveva 14 anni e Audrey 16, quindi non erano bambini da seguire costantemente. Probabilmente sua figlia scopava già col suo ragazzo, dal tempo che passavano in camera, e per passare il tempo si sditalinava il più possibile aiutandosi anche con qualche zucchino.


Si metteva sul ripiano della cucina, abbassava le mutandine e allargando le gambe se lo ficcava tutto dentro gemendo forte, sempre più forte.


 


Si era fatta quasi beccare dal figlio il giorno prima, così era rimasta tutto il pomeriggio con la zucchino in figa, ma lui vedendolo mezza nuda in cucina qualche idea se l’era fatta.


Anch’io, pensai, è un ragazzo così bello e già muscoloso. Ma cosa dico, liquidò questi pensieri assurdi e ricominciò a fare le valigie.


Uscì dalla stanza per andare a chiedere a Audrey se aveva già preparato la sua, ma si bloccò sentendo dei rumori.


Erano chiaramente gemiti. “Oh Mark, così così”, e spiò dal buco della serratura e vide la figlia totalmente nuda impalata sul cazzo del ragazzo.


Era proprio bella, pensò e senza volerlo si mise una mano sulla figa e incominciò a toccarsi.


Si allontanò parecchio turbata. Com’era figa sua figlia, e scese in cucina per recuperare la zucchina.


 


Clark era andato a prendere la nuova Station Wagon, prenotata da mesi all’autosalone di O’Neil, uno dei più grandi nel South Side di Chicago.


“Come, non è disponibile il modello che ho richiesto?”, disse a Joey Bart, uno dei venditori.


“No, però”, e indicò un orribile modello verde che sembrava un incrocio tra una macchina e un carro armato, “questa è la Green Comet, un nuovo esempio di famigliare che farà strada nel prossimo futuro”.


Non nel mio, pensò, e chiese di parlare con O’Neil, ma anche in questo caso Bart scosse la testa.


“Il capo non c’è è in vacanza, ma c’è sua figlia Denise a farne le veci”, e Clark di malavoglia entrò e si diresse all’ufficio indicato.


 


“Scusi signorina, cercavo la signorina Denise”, disse a una stupenda mora che indossava una minigonna ascellare e dei sandali alla schiava con le dita laccate di nero.


“Sono io, entri signor Griswold”, e si accomodò mentre la figlia di O’Neil sedeva su un divano accavallando e rivelando qualcosa di nero: o il pelo o delle mutandine dello stesso colore.


“Vede, possiamo darle il modello che ha chiesto tra sei settimane”, e lo invitò a raggiungerlo sul divano, “oppure può prendere la Green Comet”, e gli sorrise in modo invitante.


 


 “Beh, mia moglie non sarebbe così entusiasta”, rispose mentre un sandalo risaliva la sua gamba e arrivava all’inguine.


“Come vede, posso convincerla”, e Clark non poté fare a meno di prendere in mano il piede e incominciare a leccarlo, era troppo invitante.


Le dita leggermente sudate, quel corpo perfetto, però si riscosse all’improvviso. “Mi dispiace, non posso accettare”, ma non fece in tempo ad alzarsi che Denise lo spinse giù e si alzò a sua volta.


“Questo la convincerà”, e mettendosi carponi sulla moquette gli abbassò la zip e incominciò a fargli un lungo e spettacolare pompino.


 


“Papà, ci hai messo una vita”, gli disse il figlio che lo aspettava e lui si sistemò la patta pensando a quello che gli era appena capitato. Sua moglie Ellen era bella e a letto okay, ma Denise era stata spettacolare.


 


 


Intanto a casa Ellen finiva i preparativi per la partenza del mattino successivo, e salutò il fidanzato di Audrey che scendeva le scale, facendo finta di niente.


“Buona vacanza Audrey, mandami una cartolina. Saluti anche a lei, signora Ellen”, e vide che il ragazzo occhieggiava il suo seno certamente più florido di quello di sua figlia, e le gambe nude e toniche evidenziate dai pantaloncini che si era indossati.


“Mà!”, gli urlò la figlia e si riscosse dalle sue fantasie. “Certo Joe, buone vacanze anche a te”, e tornò a preparare la cena sotto lo sguardo indignato di Audrey.


 


 


Quella sera mentre erano a letto e sentiva il motivo per cui Clark aveva accettato quel mostro verde, in verità pensava a tutt’altro.


A quel toro del ragazzo di sua figlia, alle occasioni che potevano venire da questo assurdo viaggio che li avrebbe portati ad attraversare l’America.


Naturalmente non era la vera storia, pensò Ellen, ma in fondo chissenefrega: ci amiamo e se ogni tanto ci facciamo le corna non è grave.


 


Come quando era venuto l’idraulico lo scorso inverno.


Sembra un cliché, ma era veramente un bell’uomo, già sui quarant’anni, quindi più o meno dell’età di Clark: ma più muscoloso, anche simpatico.


Facendo il chimico per una grande società, spesso suo marito era fuori per corsi di aggiornamento, così quel mattino si trovò a chiamare l’idraulico per una perdita al lavandino.


“200 dollari?”, chiese a fine del lavoro. Non poteva pagarlo con la carta, ma in assegno o in contanti, ma era fine mese e avevano pochi soldi sul conto corrente: e non gli andava di usare il fondo di riserva.


Gli preparò un caffè e fece sedere al tavolo, poi andò in camera e si tolse il reggiseno sotto la vestaglia per esibire quelle grazie che la natura gli aveva dato: una terza ma bella soda.


Frank, così si chiamava, gli disse che poteva pagarlo a rate.


Ellen sedette e la vestaglia arrivò fino al ginocchio, esibendo le sue belle gambe nude.


“Certamente, oppure possiamo saldare adesso con 50 dollari”, e alzatasi fece scivolare la vestaglia di dosso rimanendo completamente nuda, “più questo extra”.


 


Frank rimase senza parole, lei gli porse la mano per accompagnarlo in camera di suo figlio, così non avrebbe disfatto il letto matrimoniale.


“Va bene?”, e lui balbettò di sì.


Era un bello stallone, un cazzo non enorme ma bello largo che quasi la soffocò in bocca, poi si impalò su di lui e andò letteralmente in orbita.


Chissà perché raramente riesco a godere così con Clark, e archiviò il suo peccatuccio tornando sotto le coperte.


“Ellen cosa…”, e incominciò a ciucciare il cazzo al marito. Strano, pensò, che non diventi duro più in fretta, a meno che… e trattenne una risata capendo perché suo marito aveva preso il mostro verde.

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