L'eccitazione e l'ansia da prestazione si diedero appuntamento alla bocca del mio stomaco e mentre la chiave girava chiudendo la serratura della porta, iniziarono il loro rave torcibudella. Ogni passo attraverso il cortile mi avvicinava alla porta della pasticcera, ogni passo l'ansia si alternava all'impazienza:


passo destro - ansia


passo sinistro - impazienza


E fu così che il mio bellissimo pisello barzotto si trasformò in una timida lumaca impaurita.


Che sono circonciso già lo sapete dal primo racconto, ebbene, in quel momento, quello stato d'animo incasinato, lo fece rimpicciolire e ritrarre tanto che la punta era per metà ricoperta dalla pelle!


in questo stato arrivai davanti alla porta del b&b. Era socchiusa e Lei mi aspettava osservandomi dal piccolo spiraglio, con la testa appoggiata allo stipite.


Quando la porta si aprì, due vivaci occhi azzurri fissarono i miei. I lunghi e folti capelli erano raccolti in una morbida spirale da cui uscivano ciuffi di capelli che si disponevano in modo casuale e perfetto, incoronando in dolce viso tondo. 


Il suo sorriso poi rapì il mio cuore.


Entrai nell'atrio di una casa anni 70 col "trucco" inutilmente rifatto, una scala ricoperta di marmo giallastro saliva al primo piano. 


Mentre nel mio naso l'odore di stantio si mischiava al deodorante per ambienti, mi feci coraggio e parlai:


"ciao io sono..." 


"no, no no no, niente nomi, numeri di telefono o altro" disse Lei, forse involontariamente troppo risoluta.


Passarono pochi ma lentissimi, silenziosi secondi. Si girò e mi fece strada verso la sua stanza. 


Salimmo le scale, Lei indossava un "vestitino". Le sue morbidezze riempivano la stoffa, il suo grande sedere dondolava al ritmo dei passi. Il desiderio di afferrarlo, spingerci la faccia in mezzo e morderlo era forte. Poco sotto le gambe venivano scoperte e nascoste dalla gonna del vestito. La pelle pallida sembrava incredibilmente liscia e mi fecero pensare alle statue in marmo del rinascimento. Ancora più in basso, il "ciabattare" ritmico di un improbabile paio di ciabatte di gomma blu mi prese a schiaffi e fece finire il sogno rinascimentale.


La sua camera era ordinata e luminosa e l'odore della notte era ancora presente. Chiusa la porta ci trovammo nello stesso punto in cui poco tempo prima, Lei, stava ballando nuda per me. Vedevo la finestra del mio balcone sul lato opposto del cortile, mi avvicinai alla sua finestra, fissai per un po' fuori poi mi girai e mi appoggiai al calorifero di ghisa fredda posizionato lì sotto. 


"com'è il panorama da qua?" il mezzo-morto di figa in me entrò inaspettatamente in azione.


"interessante direi....e da te?" rispose la sua voce cristallina.


"niente di che"...maledetto figazombie!...ma perché!!!???


"Aaa... veramente!?" stando al gioco e lanciandomi una smorfia maliziosa.


"purtroppo da me le cose belle si vedono raramente e per poco tempo" (genio!!!) mentre lo dicevo, con le mani la indicai, dalla cima dei suoi biondi capelli fino alle orrende ciabatte di gomma blu.


Il pallore del suo volto lasciò spazio ad un lieve ma evidente rossore. "grazie" disse sorridendo imbarazzata. 


Restammo così per un po' a fissarci con l'espressione ebete di chi non ha la minima idea di cosa fare, in attesa che qualcuno faccia qualcosa. 


Il tempo in questi frangenti dimostra sempre il suo pessimo carattere trasformando secondi in istanti interminabili. 


"ti va se mettiamo un po' di musica?" sbloccai finalmente la situazione.


Annuì e armeggiò un po' col telefono:


"....don't let me down...don't let me down..."dallo speaker bluetooth appoggiato sul comodino in fianco al letto, i Beatles mi mandarono un messaggio chiaro: non deludermi! la mia ansia da prestazione ne fu molto grata!


Appoggio il telefono al tavolo e quando si girò mi trovo di fronte a sé. Le presi una mano, cominciai a dondolare le mie ginocchia a ritmo, il bacino ondeggiava lento e le spalle seguivano in differita il movimento che proseguiva lungo tutto il braccio fino alla mia mano e poi alla sua. Come una lenta scossa elettrica, si diffuse nel suo corpo e ci ritrovammo a ballare il lento ritmo dei Beatles.


Ci fissiamo, ci sorridemmo e mi baciò sulle labbra. 


Fu come se la musica sparì. Restammo immobili nella catarsi del momento e poi riunimmo le nostre bocche in un bacio profondo. La lingua vellutata ballava con la mia mentre il sapore dei dentifrici appena usati si mischiava. 


Le presi anche l'altra mano e avvicinai il suo corpo al mio. Il suo morbido seno si attaccò al mio torace. Nei miei boxer, la lumaca timorosa si era finalmente trasformata in una potente erezione. 


La baciai sulla bocca e sulla guancia per poi finire sul collo. La feci ridere di piacere con la punta della lingua e poi la feci gemere di piacere quando iniziai a succhiare dolcemente.


Volevo assolutamente appoggiare il mio pisellone sul suo corpo, ma il suo prosperoso seno era un respingente molto efficace. Mi improvvisai provetto Fred Aster, ripresi a ballare e la feci girare a passo di danza. La afferrai da dietro cingendole la vita con le braccia e tornai a stuzzicarle il collo. Delicatamente mi appoggia il al suo sedere e lentamente cominciai ad aumentare il contatto.


La lingua sul collo continuava il suo dovere e sentire Lei mentre ansimava di piacere appagò il mio malandato ego.


Feci scivolare le mani sulla sua pancia rotonda, accarezzai i fianchi e con la punta dei due indici cominciai a disegnare una lenta spirale sulle sue tette rotonde. Ogni spira portava la carezza più vicina ai capezzoli. Quando finalmente raggiunsero l'obiettivo, la pasticcera si chinò leggermente in avanti per il piacere e spinse il con forza il suo culone sul mio cazzo provocandomi un'ondata di goduria. Afferrai d'istinto le tette riempiendomi le mani.


Lei si chinò ancora un po', afferrò l'estremità del vestito con le mani e si rialzò. Il vestito seguì le mani che si distendevano sopra la sua testa lasciandola in intimo nero davanti a me.


La sua pelle bianca sembrava veramente fatta di marmo, le abbondanze formavano pieghe rotonde e morbide sui fianchi larghi, le cosce sembravano levigate ed estremamente lisce, scolpite alla perfezione. La ripresi tra le braccia e ricominciai tutto da capo: Il bacio sul collo, le carezze sulla pancia, sui fianchi e sulle tette. Infilai la mano sinistra sotto il reggiseno mentre la destra trovò strada da sopra. Feci scorrere le mani su quelle sfere calde e morbide e le afferrai facendo in modo che i capezzoli turgidi finissero tra l'indice e il medio. Massaggiai e impastai le sue tette mentre le succhiavo il collo, attendendo di udire il suo gemito per stringere prontamente i capezzoli tra le mie dita. Il suo corpo si contraeva involontariamente per il piacere e il mio cazzo orma durissimo continuava a strusciarsi sul suo culo.


Finalmente la pasticcera fece scivolare una mano verso il mio inguine. Con le dita disegnò il contorno del gonfiore trattenuo dai jeans, accarezzò con i polpastrelli su e giù e poi usò le sue unghie dipinte di rosso. Il piacere che provocò mi avvicinò pericolosamente all'orgasmo.


La musica dei Beatles terminò senza delusioni, lasciando il posto ai maneskin: I wanna be your slave. Meglio!


Il mio corpo era attraversato da ondate di piacere e di calore. Con frenesia mi tolsi la maglietta e prima che potessi riagguantarla Lei si girò. Il reggiseno sghembo dopo la mia manomissione, tratteneva a stento la proprompenza delle sue tette. Ampie areole rosee circondavano delicati capezzoli duri che per effetto degli elastici sbilenchi, puntavano comicamente in direzioni differenti. Con un rapido gesto, slacciò e sfilò il reggiseno lasciando libere quelle due bellezze. Si lasciò guardare e poi si avvicinò e con le mani afferrò la cinta dei miei pantaloni. Slacciò, sbottonò e sfilò verso il basso accosciandosi. Non credo fosse nei suoi piani, ma i boxer, rimasti incastrati tra le pieghe dei jeans, decisero di scendere assieme ai pantaloni.


il pisello duro rimbalzò fuori e dondolò come una molla. Contrassi i muscoli del perineo e "sdeng" si bloccò dritto, puntato verso l'alto, davanti ai suoi occhi.


"oh mamma!" l'esclamazione le svuggí dalla bocca. Si avvicinò e baciò il mio cazzo all'altezza del frenulo. Impazzii di piacere.


La sua mano lasciò i jeans accartocciati intorno alle mie caviglie e risalì lentamente la gamba nalla parte interna. Il solletico mi fece tremare di piacere. le sue dita arrivarono a sfiorare il perineo e accarezzavano le mie palle rasate di fresco mentre la lingua seguiva la curvatura del mio cazzo in direzione della punta. In un solo intenso istante, le mie palle riempirono la sua mano e la cappella rossa e gonfia fu risucchiata nella sua bocca. Le dita e la lingua erano sincronizzate in movimenti circolari: le dita facevano ruotare le mie palle sul palmo della sua mano mentre la lingua girava tutto intorno alla cappella, indugiando sul solco coronale. L'altra mano raggiunse direttamente il corpo del mio cazzo e cominciò a segaremi lentamente. Presto la testa seguì il movimento della mano e l'orgasmo bussò precipitosamente.


"cazzo vengo". Devo averlo pensato troppo forte, perché Lei lo sentì!


Ritrasse la testa e il mio cazzo uscì dalla sua bocca. Era lucido di saliva, la cappella era gonfia, dura e pronta a scoppiare.


Le sue mani non si fermarono, strofinò la punta del mio cazzo sul capezzolo che si inumidì, lo sentivo duro sfregare sul frenulo. Fece la stessa cosa sull'altra tetta e poi punto il cazzo in mezzo alle tette e cominciò a segarlo velocemente facendolo rimbalzare tra un seno e l'altro.


Le orecchie si tapparono, il buio entrò dagli occhi e un'ondata di piacere percorse il mio corpo e si piazzò in mezzo al mio cervello che perse ogni cognizione.


lo sperma uscì in tre potenti schizzi, poi colò al ritmo delle contrazioni dell'organismo sulla sua mano e sulle sue tette.


Quando tornai in me la guardi con gratitudine. Gocce di sperma erano finite sul suo viso, dal labbro inferiore, una piccola riga bianco-perlacea arrivava sino al mento dove si era formata una goccia che non aveva la minima intenzione di cadere. Le sue tette sembravano glassate di zucchero.


Lasciò il mio cazzo, si alzò e corse ciabattando in bagno lasciandomi basito. Tornò poco dopo ripulita e con un pezzo di carta igienica per me. "Non sono l'unico imbranato!" pensai.


"Soffiai il naso" al mio cazzo. Mi sentivo un po' impacciato mentre mi osservava, ma evidentemente preferiva così e lo feci con piacere.


Tornai davanti a Lei, le accarezzai il volto e la baciai sulla bocca. Le sue mani accarezzarono la mia testa mentre le mie vagavano per la schiena e i fianchi. La avvicinai al letto e la feci sedere. Mi inginocchiai e la baciai nuovamente sul collo, con la lingua seguivo il muscolo del collo, l'attaccatura della clavicola e poi giù verso i capezzoli. Le sue tette odoravano del mio sperma, ne sentivo il sapore mentre stuzzicavo l'areola facendo penare il capezzolo per l'attesa.


Succhiai e leccai il capezzolo turgido mentre le dita della mano cercavano di imitare la lingua sull'altra tetta. Soffocò un urlo di piacere poi prese la mia testa tra le mani. Si lasciò cadere supina sul materasso mentre affondò la mia faccia in mezzo alle sue cosce.


Il profumo afrodisiaco che respirai scosse e rintronò i miei neuroni. Strusciai il naso, le guance e la bocca sui sui slip, esplorai con la lingua i bordi, indugiai sotto gli elastici. Come fece Lei poco prima, feci scivolare la mia mano dalla caviglia fino all'inguine percorrendo l'interno della gamba. Le dita percorrevano i confini degli slip, scorrendo lentamente sotto l'elastico. 


Il suo corpo si inarcò per il piacere, poi con le mani mi allontanò un poco, raccolse le gambe sul petto e con un movimento rapido si sfilò l'intimo raddrizzando le gambe verso l'alto.


L'imponente culo spalancato aveva nel centro un roseo buchetto, poco sopra la figa stretta dalle cosce in una tremolante linea verticale. 


Colto da prepotente frenesia, le bloccai le gambe verso l'alto e mi buttai sull'invitante banchetto. Stuzzicai ripetutamente l'orifizio, l'odore del detergente intimo si mischiava al sapore del liquido che usciva in un timido rigagnolo dalla punta inferiore della sua figa.


La lingua lasciò posto al pollice che continuò a massaggiare con movimento circolare il buco umido dalla mia saliva. La gambe si allargarono e scesero, una si appoggiò al letto, l'altra si adagiò sulla mia spalla. Le natiche si richiusero intrappolando la mia mano ma lasciando libero il pollice di continuare ad agire sul buchetto. Un ciuffetto di corti peli ben tagliati a misura coronavano il gonfiore delle grandi labbra che piano si aprirono. Bacia le sue grandi labbra, dolcemente, una, due tre volte, poi con la punta della lingua cercai e trovai subito il clitoride in erezione. lo stuzzicai con la lingua, da una parte all'altra, dall'alto al basso leccando dolcemente in modo avido. L'altra mano prese la scorciatoia saltando la tiritera della carezza caviglia-imguine e andò diretta ad infilarsi con le dita tra le pieghe delle labbra interne. Il pollice imitò quello dell'altra mano e cominciò il movimento rotatorio. La sua figa era bagnata e calda e sotto l'azione del pollice si allargò e si spalancò. Guardai quel fiore sbocciato dalle varie gradazioni rosee e mi tuffai con tutta la faccia. Il suo sapore ricordava la salsedine del mare. Affondando la lingua al limite delle mie possibilità, leccavo avanti e indietro, bevendo la mia saliva mischiata ai suoi liquidi, ne ero ghiotto.


i suoi gemiti divennero più intensi e profondi.


Affondai il pollice nel suo culo, lentamente scivolava nello stretto passaggio. Con le dita dell'altra mano masturbai il clitoride come fosse un piccolo cazzo e affondai la lingua e tutta la faccia nella sua figa spalancata. Le sue mani stringevano, tiravano e strapazzavano i capezzoli. Si inarcò, si bloccò per un istante e poi fece per raggomitolarsi. La mia testa rimase bloccata, stretta fra le cosce mentre ansimava ripetutamente per l'orgasmo. Sentivo sul pollice e sulla bocca la contrazione ritmica dei muscoli anali e pelvici. Il suo godimento durò tantissimo. Ne fui fiero e nel frattempo il mio pisello era tornato durissimo. Tutto andava per il meglio. Mi sdraiai sul letto in fianco a Lei. Per qualche istante parve appisolarsi appagata, poi aprì gli occhi e la la mia sensazione fu presto demolita.


Si alzò e scappò nuovamente in bagno lasciandomi lungo e disteso, nudo e col pisello all'insù.


il rumore dell'acqua che scendeva dal soffione della doccia mi lasciò un po' sorpreso. Che volesse continuare sotto il getto rinfrescante della doccia? colsi l'invito, agile e silenzioso mi avvicinai alla porta del bagno, abbassai la maniglia e scoprii che si era chiusa in bagno.


"ehi, tutto bene?" chiesi.


Aprì la porta, e spuntò solo con la faccia. Sorrise, ma l'espressa era cambiata. "io adesso devo andare, mi faccio una doccia e poi vado. Vado perché ho un impegno". l'imbarazzo era pari all'incapacità di mentire e il suo volto si colorò ancora di rosso. "Grazie è stato bellissimo". Chiuse la porta e fu finita.


Il cazzone soddisfatto ma non troppo tornò barzotto mentre lo rinchiudevo definitivamente nei boxer.  


 


Ancora oggi mi chiedo se abbia giocato correttamente le mie carte o se abbia sbagliato qualcosa (care Ragazze, care Donne, datemi la conoscenza!). 


In cuore mio spero che, dandosi piacere sola nel suo letto, ogni tanto penso a me. 


 


 


 


in cuor mio...spero di avervi emozionato, i fatti raccontati, romanzati per renderli più piacevoli , sono realmente accaduti. Ho rivissuto attimi, ricordato profumi e sapori, mi sono eccitazione tantissimo scrivendo questo racconto che condivido con piacere con voi. 


Per piacere, lasciate un commento, positivo o negativo, accetterò tutti i vostri pensieri, n


on sono permaloso!


grazie a tutti per il tempo che mi avete dedicato.

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