Capita sempre di notte, magari una di quelle dove i ricordi si presentano col volto di qualche fantasma che viene a toccare la porta della memoria, una sigaretta, un goccio di Rum le dita scivolano sulla tastiera appena in tempo per catturarli, poi sai che quella porta si richiude fino al prossimo colpo di vento.L'orologio temporale torna indietro di 30 anni o poco meno, cazzo un bel salto vero? 
In un tardo pomeriggio di fine autunno dall'altra parte del mondo, caldo ma non troppo, un bel vento teso che accarezza la pelle e la strafottenza di quegli anni sempre a cazzo duro.
La spiaggia si stava svuotando, decido di tornare verso casa, l'auto incendiata dal sole, monto e accendo il motore affrettandomi a tirare giù i vetri per far passare l'aria, ingrano la marcia e parto imboccando la via Blanca che mi porterà verso casa, pochi chilometri a volte pieni di sorprese.
Tra lo schivare una buca e una bicicletta scassata corro col braccio fuori, il vento entra spettinandomi, gli occhi come due piccoli fanali cercano la sorpresa che si materializza poco prima di un cavalcavia, il suo braccio era protratto all'infuori nel classico gesto di chi cerca un passaggio, una graziosa ragazza dalla pelle olivastra e dei bellissimi ricci neri, un vestito che risaltava un corpo che sudava di peccato, due tette gonfie che sono una forte attrazione per un amante del seno come sono.
Mi fermo e dopo qualche battuta e dei sorrisi sale in macchina, nessuna destinazione il tempo era un concetto relativo, dove andare non aveva nessuna importanza, ingrano la marcia e via.
Dopo qualche chilometro la invito per una birra in un chioschetto sulla strada, qualche tavola di legno unita da una manciata di chiodi, un frigo per le cervezas e un panorama che riesco ancora a portarmi dentro.
L'aria dell'oceano mi sbatteva addosso le sue mille emozioni, dopo una birra ne seguì un'altra, le mani si erano sciolte e giocavano, le dita e i polpastrelli si stuzzicavano, quelle labbra volevano essere mangiate e fu un bacio intenso che smosse la voglia di fotterla.
Prendemmo un altro paio di birre prima di riprendere il cammino, ora era la sua mano a diventare intraprendente posandosi prima sul ginocchio per poi salire verso l'interno coscia e ancora un po' più su fino a sfiorare la mia erezione, si fermò apposta per ritornare lentamente da dove era partita, sorridendo maliziosamente.
La stronzetta ripeté il giochino un paio di volte, sembrava divertire mentre il mio cazzo rischiava di esplodere ancor prima di aver iniziato a divertirsi, beata giovinezza. Così nel sali e scendi della via Blanca senza pensarci poi molto presi la prima stradina che saliva verso una docile e verde collina, intanto il sole stava placidamente tuffandosi nell'azzurro mare, mentre la brezza marina era diventato un bel vento teso, meno della mia eccitazione che sbatteva nelle pareti del cervello ormai dai pensieri liquidi.
Procedendo lentamente evitando i crateri su una stradina che probabilmente non vedeva asfalto dall'inizio della rivoluzione svoltai ormai nel quasi buio totale dentro a un piccolo sentiero che dopo pochi metri terminava ai margini del colle rigoglioso, la vista era stupenda guardando in basso verso il mare si vedevano le luci in lontananza e nel totale silenzio quasi si udiva la melodia di un mare incazzato.
Liza, il nome della ragazza, si girò verso di me e mi mise la sua lingua in bocca cogliendomi di sorpresa, un piccolo serpente agitato mentre la mano strinse il cazzo ancora prigioniero di un tessuto che poteva prendere fuoco da un momento all'altro.
La lasciavo fare, adoro la donna che prende l'iniziativa, così mi trovai appoggiato alla porta dell'auto con Liza che prendeva confidenza con il mio giovane e vigoroso corpo, intanto fantasticavo su come sarebbero state le sue tette al tatto delle mie mani bramose di strizzarle i capezzoli per poi morderli e succhiarli anche nella scomodità di uno spazio così limitato, sembrò leggermi nel pensiero e staccandosi per un attimo lasciò cadere la parte superiore di quel meraviglioso vestito che aveva catturato il mio sguardo.
Davanti a me un seno dalle forme armoniose e piene, una rosa marrone scuro e i capezzoli che parevano due chiodi, fu un attimo andare verso di lei, raccoglierli tra le dita e stringerli fino a sentire un suo gemito di doloroso piacere stampato nel suo volto e poi iniziare a mangiarli, le sue mani premevano sulla mia testa e il suo ansimare non faceva che aumentare la mia voglia di farla tutta mia, nella foga di quei momenti cercare di levarmi via i pantaloni era una bella impresa da contorsionista, ma alla fine imprecando silenziosamente le feci trovare un cazzo eccitato che Lei non si fece pregare per prenderlo in bocca.
Iniziò a leccare la cappella raccogliendo tra le sue carnose labbra alcune gocce che uscivano, la lingua giocava con l'asta tesa le sue dita scivolavano tra le vene pulsanti di desiderio e ogni tanto mi guardava mentre il mio corpo protratto all'indietro e la testa era quasi fuori dall'auto, con le mani stringevo i suoi ricci ribelli afferrandole la testa come a guidarla verso la via del mio piacere, sapevo che sarei capitolato subito e infatti dopo un paio di minuti che pompava decisa le sborrai nella sua bocca che lo accolse lasciandone cadere un po' lungo l'asta per poi pulirla con la sua lingua mai doma.
L'età gioca dei brutti scherzi e quando si è giovani si è anche inesperti ma dalla propria c'è che si riesce a ricaricarsi abbastanza velocemente, così per darmi tempo e per non fare proprio una figura di cioccolata, la feci scendere dall'auto, scalzi ea quel punto entrambi nudi nel buio di una notte calda mentre il vento sempre teso sbatteva contro la nostra pelle, la feci distendere sul cofano dell'auto, i piedi puntati nel paraurti le gambe aperte e la sua fica con una striscia di pelo nero e crespo, le labbra di un rosso scuro e quell'odore di fica eccitata della quale mi accingevo a mangiare.
Si sdraiò completamente col busto quasi sul parabrezza dell'auto, le mani stringevano forte le cosce aprendole ancor di più le gambe puntellate in posizione precaria, la guardavo con quel ghigno strafottente, pochi attimi dove gli sguardi si incrociarono per poi far sparire la testa tra le sue cosce, quell'odore di umori mi entrava nel cervello aumentando l'eccitazione, mi cibai di lei, iniziando dalle sue labbra per poi continuare sul monte gonfio e pronto a venire, la lingua batteva sul clitoride rosso fuoco, la saliva si mescolava col viscoso sapore intenso del suo sesso, poi poi la presi in bocca succhiandole labbra e clito insieme, ero una ventosa su di lei con le mani che lasciate le sue cosce prendevano i suoi seni stringendoli forte, il suo ansimare cresceva fino a diventare un lungo rantolo, quasi un ringhio di belava ferita, mi esplose in bocca appena infilai un dito nella sua fica bagnata e calda, le sue mani stringevamo forte la mia testa e la spingeva verso di lei come a non voler lasciarla per prolungare il suo piacere che era anche mio e continuavo nuovamente eccitato e col cazzo pronto per fotterla.
Non rividi mai più Liza, figlia di una notte come molte altre, un volto di fantasma che viene a bussare alla porta dei ricordi, sempre di notte, spesso quando i pensieri diventano una folla di immagini a volte poco nitide, tra una sigaretta e il sapore di un buon rum.

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Categorie: Confessioni
Tag: Pompinare