Mi chiamo Sara, ho 55 anni e sono una imprenditrice. Sono sposata e tradisco mio marito regolarmente, anche se a volte è lui stesso che mi fa scopare dai suoi amici o da dei stalloni che lui mi procura. Ama molto vedermi alle prese con altri cazzi. Io però amo molto anche cornificalo a sua insaputa perché questo mi eccita di più. Quando non ho impegni vado a cavalcare, trascorrendo la mattinata al Centro Ippico che è situato in periferia.  Mi piace moltissimo cavalcare. È una sensazione bellissima essere a contatto con la natura, e l’animale che sotto di te. C’è anche un altro motivo per cui mi reco al maneggio: lì, mi aspettano sempre due stallieri davvero maiali. Sono due porci belle e buoni che puzzano più dei cavalli, ma questo per me che sono una signora, ben vestita e profumata è un afrodisiaco davvero potente. Mi piace essere trattata da cagna e loro che lo sanno ci vanno giù pesante. Inoltre c’è anche un magnifico stallone di razza araba che mi ha stregato. Una delle ultime volte che sono andata è stata una domenica mattina, quando di buon'ora mi sono recata al maneggio. L’interno era in penombra, con una temperatura confortevole, e nonostante l’aria fosse comunque caratterizzata da un tanfo pungente, dovuto alla presenza degli animali, ma la cura e la pulizia con cui gli stessi venivano tenuti non la rendeva irrespirabile. Per me il profumo di selvatico, di animale, era uno  stimolante sessualmente molto potente. Dentro di me mi sentivo una cavalla da montare. Il mio solito appuntamento si avvicinava. I due stallieri mi hanno visto arrivare e subito mi hanno indicato il fondo della stalla. Ci sono arrivata e in breve mi ritrovai nuda, a 4 zampe sulla paglia. I due subito nudi anche loro, mi stavano di fronte, con i loro cazzi in potente erezione, avvicinati alla mia bocca. Gino il più anziano aveva il cazzo più corto dei due, ma molto spesso in circonferenze e a fatica riuscivo a farlo entrare in bocca. Pino, l’altro invece, lo aveva più lungo e un po’ ricurvo verso sinistra. A turno, lentamente, mi infilavano il cazzo in bocca, facendoselo leccare, lasciandolo scorrere sino alla radice nella mia bocca, per poi toglierlo e far posto all’altro. 


«Dai troia succhiali bene!»


 Già a sentirmi definire troia mi procurava una forte eccitazione, ero davvero una troia scatenata. Si alternavano nella mia bocca facendo sempre lo stesso percorso, con la stessa lentezza.  Ad occhi chiusi, lasciavo che i due cazzi, alternativamente, penetrando fra le mie labbra, arrivassero alla mia gola e tornassero indietro, per ripartire da capo. Erano sensazioni incredibili! Mi sentivo un buco usato a loro piacimento. Le loro mani erano in mezzo alle mie gambe aperte e mi stavano furiosamente masturbando. Io gemevo fortemente, eccitata dai commenti.


«Succhia, troia! Apri bene la bocca che te la sfondo!»


 Anche l’altro rincarava la dose.


«Ti piace prenderlo in bocca, vero? Puttana! Sei una pompinara! Una troia sfondata!»


 Sbrodolavo e loro proseguivano e così via, in una serie di termini osceni ed offensivi. Eccitata li assecondavo e provocavo.


«Sì sono una troia pompinara, mi piace il cazzo! Mi piace prenderlo in bocca e farmi sborrare addosso. Lo faccio anche quando sono in ufficio e mi succhio mio padre! Lui ha il cazzo MOLTO più lungo e grosso del vostro! Lui e lo stallone sono simili a dimensioni! A volte gliel’ho prendo in bocca finché non mi ha sborrato in gola, anche se c’è qualche cliente suo amico, e allora mi tocca succhiarlo anche a lui!»


La cosa curiosa era che loro pensavano che mi stavo inventando l’episodio per eccitarli, mentre nella realtà era tutto vero! Sentirmi raccontare queste cose li eccitava tantissimo e infatti ripresero ad infilarmi i cazzi nella bocca, aumentando il ritmo, quasi a volermi scopare la bocca, spingendo forte quando arrivavano in gola con le loro cappelle. Erano infoiati al massimo ma erano anche molto resistenti ed era per questo che mi piacevano. Poi Pino si allontanò uscendo dallo stallo.


«Vado a prenderti il tuo amante preferito.»


Mentre Gino a quelle parole, si era sfilato dalla mia bocca, e si era inginocchiato sulla paglia accanto a me, continuando ad accarezzarmi le tette e la fica con le mani.  Avevo chiuso gli occhi ed ero in preda ad un quasi orgasmo, ogni volta che le mani dell’uomo mi passavano sulle tette avevo un brivido, mi passavo la lingua sulle labbra sentendomi una gran troia. Ma la cosa che adesso mi stava facendo sbroccare di testa era quello che sarebbe avvenuto lì a breve. Dopo pochi momenti e Pino rientrò portando con sé, alla cavezza, Black un magnifico stallone, nero come la notte, uno splendido animale dal manto lucente e meraviglioso. Ho aperto gli occhi, e mi ero rimessa in piedi, avvicinandomi al cavallo. Ci siamo guardati negli occhi e io ho avuto un brivido fra le cosce mentre la mia fica già pulsava. Black ha abbassato la testa, portandola all’altezza dei miei grossi seni, quasi a volerli fiutare, e poi aperta la bocca diede una leccata, con la sua lingua lunga e spessa. 


«Ti ha riconosciuto, troia! Adesso vuole montare la sua cavalla!» 


Rise Gino, che era rimasto in ginocchio sulla paglia. Quasi a confermare quelle parole, il cavallo abbassò la testa e mi diede una fiutata alla mia fica liscia, sbuffando quasi di approvazione. Mi portai di lato al cavallo, ed iniziai ad accarezzare il petto dell’animale. Vibravo di piacere mentre facevo scorrere la mano sul pelo lucido, e vedevo l’animale che mi osservava come se già sapesse quello che doveva succedere, e sembrava tremare di piacere. La mia mano scese verso il ventre del cavallo e sotto l’effetto di quella stimolazione dal ventre dell’animale uscì il suo organo sessuale: un cazzo enorme, di una quarantina di centimetri, chiazzato di bianco e nero, che quasi sfiorava il pavimento. Con mano sicura, iniziai ad accarezzarlo, movendo la mano lungo quell’asta di carne che si agitava, mentre i due uomini mi guardavano affascinati. Sentire in mano quella potente verga mi inebriava e mi faceva bagnare al massimo. Nuda, con le tette al vento, i capezzoli eretti, il culo a mandolino, le gambe semiaperte, tra le quali era finita l’altra mia mano, i capelli scuri tagliati all’altezza del collo, gli occhi lucidi per il godimento, mi sentivo davvero troia! Continuavo a tenere stretto in mano il cazzo del cavallo e continuavo a fare una gran sega, ero uno spettacolo da mozzare il fiato, tanto che entrambi si stavano furiosamente segando. Il desiderio di averlo in bocca mi ha fatto prendere la decisione di inginocchiarmi, proprio al di sotto del glande del cavallo, ed avvicinai la sua bocca al cazzo, aprendola al massimo. Solo sentire l’odore di selvatico, di sporco, mi ha quasi fatto godere all’istante. Le mie labbra avvolsero, per quanto possibile, la punta di quel cazzo. il contatto mi ha fatto bagnare ancora di più. Con la bocca piena al massimo di quella mostruosa verga Pino ha appoggiato una mano sul mio capo e me lo ha spinto all’interno delle mie labbra.


 «Prendilo tutto troia! Ingozzati di cazzo!»


Sono rimasta un momento immobile, ho fatto un respiro con le narici, per poi iniziare un lento andirivieni della bocca sui primi dieci centimetri di quel cazzo: di più non ci entrava. Mi sentivo slogare la mandibola, ma questo mi eccitava tantissimo. Alternavo queste potenti pompate, che facevo con un risucchio proprio da troia, con leccate su tutto quel palo, da cima a fondo, ed arrivai a leccare le palle del cavallo, per poi tornare a rimetterlo in bocca riprendendo a spompinarlo. Ero inebetita dal piacere che stavo provando! Incapace di smettere! I due uomini si avvicinarono a me, staccandomi dall’animale. Pino si sdraiò a terra, sotto il ventre del cavallo, e mi ordinò di mettermi su di lui.


«Sali su di me troia che ti impalo!»


Ho sollevato il corpo e mi sono impalata su di lui e mentre mi sistemavo, il cazzo nella figa ormai sgocciolante di eccitazione, l’ho sentito arrivarmi fino in fondo rapidamente. Gino invece si piazzò dietro di me, e dopo avermi sfregato una mano sulle grandi labbra ancora umide, mi umettò il buco del culo, introducendo un dito, per poi sostituirlo con il suo cazzo, che riuscì ad introdursi abbastanza agevolmente nel mio culetto voglioso.


«Piegati troia che te lo sfondo questo culo fantastico!»


Gli ho dato il tempo di sfondarmi il culo, e così scopata ed inculata in doppia, mi sentivo terribilmente troia. I due cazzi mi martellavano all’unisono, sbattendomi da quella vera troia che ero. Ho urlato per un orgasmo devastante che mi ha squassato tutta.


«Vengo bastardi! Sfondatemi che godo!»


Per completare l’opera, all’apice del godimento, ho alzato la mano quel tanto che bastava per portarmi il cazzo del cavallo alla bocca e riprendere il mio pompino. Ora godevo e con più fretta lo succhiavo assecondando i godimenti che la mia fica ed il mio culo, invasi dai due stantuffi di carne, mi provocavano portando anche il cazzo che avevo in bocca prossimo a sborrare. La mia bocca era una vera e propria ventosa. Una idrovora che succhiava quel cazzo animale forsennatamente, mentre con le mani lo guidavo fra le labbra sagendolo con vigore. I due maschi acceleravano, erano quasi pronti a godere, e si staccarono, uscendo dalla fica e dal culo, mentre continuavo a spompinare il cavallo, prossimo a godere anche lui. Accelerai il ritmo, mentre i due si stavano segando davanti alla mia faccia, aprendo la bocca, convinta di ricevere la loro sborra, ma fu il cavallo a batterli sul tempo. Con un nitrito Black mi schizzò in faccia un fiume di sperma animale. Mi inondò il viso, le tette, le gambe, le labbra. In parte lo ingoiavo ed in parte lo lasciavo scorrere sul mio corpo. Gino si complimentò con il cavallo.


«Bravo Black! Inonda questa troia! Dai coprila di sborra!»


Non paga, ho voltato il viso verso i due cazzi umani che stavano per esplodere, e bastò che passassi la lingua sulle due cappelle per essere nuovamente investita da una serie di schizzi in faccia ed in bocca, che in parte bevvi avidamente.


«Brava troia! Bevi anche la nostra che ti fa bene e ti piace! Sei una troia assetata di sborra! Bevila tutta!»


Ho avuto un orgasmo all’istante mentre loro mi coprivano con la loro crema. Poi lo ho ripuliti i due cazzi per bene, leccandoli e prendendoli in bocca, finché anche l’ultima gocciolina di sborra fu sparita. Mi sono sollevata e sono andata a darmi una lavata e indossati gli indumenti da cavallerizza ho preso Black e siamo andati a fare una bella cavalcata. Ero davvero tranquilla e serena a anche lui era molto mansueto. Sfogarci aveva fatto bene ad entrambi.

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