Nelle ore libere aiutavo un amico nel suo lavoro, lui organizzava eventi e sfilate di moda; lui si occupava di trovare gli sponsor e io della sistemazione degli spazi espositivi e del controllo degli operai.


In una manifestazione era prevista una sfilata di moda, mi ero occupato della sistemazione del palco, delle luci e del gazebo dove le modelle si cambiavano.


La sera provammo le luci, e il giorno successiva arrivarono le modelle per le prove, mentre si cambiavano e provavano gli abiti come tutte le donne trovavano sempre qualcosa da ridire, lo specchio poco illuminato, lo spazio per cambiarsi era poco e dove la moquette per terra non era spazzolata, una vera continua rottura di coglioni.


Ma avevo notato una biondina particolarmente rompi coglioni, non era mai contenta di niente, per finire mi chiese di portarle un ventilatore per alleviare il calore sotto il gazebo.


Portai il ventilatore e lo collegai alla presa, lei si stava cambiando ed imperterrita continuò, si spogliò rimanendo con addosso solo le mutandine, mi fermai a guardarla, volevo vedere se nascondesse alcune delle sue nudità, ed invece niente, anzi si appoggiava al tavolino dello specchio per correggere il trucco mettendo in mostra un bellissimo culo, messo in evidenza da un perizoma nero che a quella vista sarebbe venuto duro anche al nonno con problemi allaprostata.


Il suo seno, una seconda con una aureola piccolina, si rifletteva nello specchio, ero come bloccato, non riuscivo a distogliere lo sguardo e lei nello specchio mi vedeva, lì fermo, immobile, con la bocca semiaperta e forse anche un po’ di bavetta sul lato e con una erezione evidente, poi per fortuna venni chiamato, (la mia presenza era richiesta altrove, ringraziando il cielo).


Non c’è stato più occasione per rientrare a vedere le modelle, per fortuna perché non avrei retto ad un’altra erezione.


Finite le prove ci dirigemmo tutti alle nostre auto, la biondina mi affiancò a piedi a passo svelto e guardandomi disse


Biondina – “Ti è piaciuto lo spettacolo?


Subito le ho risposo “Non proprio, non so, mancava qualcosa, era un po’ spento”


La biondina sorrise e rispose “hahaha, spento? Mi sa che era troppo acceso, comunque poi vediamo di illuminarlo meglio”


Era tutto un discorso di doppi sensi, per chi ascoltava sembrava un normale scambio di opinioni tra persone che lavorano insieme, solo noi che sapevamo come si erano svolti i fatti eravamo pienamente consapevoli che era una vera e propria provocazione.


Il giorno successivo non ebbi modo di assistere alle prove, altri problemi mi tennero legato all’interno degli stand, riuscii a vedere nuovamente la biondina che nuovamente passandomi affianco e sempre in modo stuzzicante disse


“Non ti ho visto oggi, peccato c’era tanta luce, ti aspetto domani”, ero diventato curioso, non volevo aspettare l’indomani, riuscii a raggiungerla con l’auto prima che uscisse dal parcheggio, l’affiancai, abbassai il finestrino e le dissi


“Devo aspettare domani per vedere la luce, non puoi essere buona e illuminarmi stasera?”, guardò nello specchietto per vedere se qualcuno ci ascoltasse e disse “Certamente, ma non qui, seguimi, vienimi dietro”, a quel invito accompagnato ad una forte allusione le risposi “Con vero piacere”, abbozzo un sorrisino ironico e partì.


Uscimmo dal centro abitato, continuavo a seguirla percorrendo circa una decina di chilometri, poi mise la freccia per svoltare a sinistra in una stradina non asfaltata, poi si fermò in una stradina che portava in un capanno, io feci lo stesso, lascia i le luci accese per illuminare, per darle la possibilità di scendere e raggiungermi, lei invece tirò fuori il braccio dal finestrino e mi fece cenno di raggiungerla.


Entrai dal lato passeggero nella sua auto, mi guardò e disse “beh, ti è piaciuto lo spettacolo dell’altro giorno? Ho visto che apprezzavi, e oggi avevo organizzato un fuori onda, ma non sei venuto, dimmi cosa pensavi mentre guardavi?” , non sapevo che fare, troppo diretto mi sembrava azzardato, troppo scontato sembrava da bambini, quindi optai per una risposta che l’avrebbe spiazzata e realizzato la mia fantasia “Ti dirò la verità, e senza tanti giri di parole, guardandoti così mi è venuta voglia ……… di metterti la testa fra le gambe”, la mia pausa la spiazzo, ma penso anche la mia affermazione, si sarebbe aspettata la classica risposta (te lo avrei messo da dietro, te lo avrei messo nel culo), quella mia fantasia scateno in lei qualcosa di diverso.


A bruciapelo mi chiese “Vorresti vedere cosa ti sei perso oggi?” non avevo dubbi la mia risposta fu immediata e secca “Certamente”.


Venni abbagliato dalla luce interna dell’auto che lei aveva acceso per farsi ammirare meglio, sollevando la gonna sin sopra i fianchi lasciò vedere un paio di “mutandine” se così si potevano chiamare, tipo tanga, bianche ma completamente trasparenti, in poche parole e come se non stesse indossando niente.


Da sopra il tessuto si poteva vedere una strisciolina di peluria appena accentuata e sotto le sue labbra intime carnose ed invitanti, in mezzo a quelle cosce lunghe, rimasi senza fiato, avevo il cazzo che gridava all’assalto, cercando di mantenere un comportamento pacato con molta disinvoltura le chiesi “Posso?” accennando un gesto con la mano, lei non rispose, si limitò ad allargare le gambe, appoggiai due dita sulle mutandine sfiorando la sua figa.


Era calda e le mutandine erano bagnate, strofinai leggermente sul tessuto premendo sul suo clitoride, la sentivo sotto le dita e vedevo la sua espressione, quindi le chiesi se potessi assaggiare, lei senza pensarci mi rispose “Certamente, non inviti gente a pranzo e poi non le dai da mangiare”.


Mi posizionai sul sedile passeggero, lo feci abbassare mentre lei si sfilava le mutandine, poi si mise a cavalcioni su di me mettendomi la figa in bocca, quasi per gioco mi sfidò “Vediamo se sei bravo”.


Cominciai a leccare e succhiare quella figa calda e bagnata, lasciavo che lei si muovesse con il bacino tenendo ferma la lingua, ogni tanto la penetravo raccogliendo i suoi umori, ad un certo punto con la sua mano cominciò a giocare con i miei pantaloni, slacciò la cinta, abbassò la cerniera, si intrufolò nelle mutande facendomi uscire il cazzo tra le mani, cominciò a farmi una sega poi si girò in posizione 69 e si mise a pomparmi.


Metteva il cuore e l’anima, il suo bacino continuava a muoversi, non stava ferma, ad un certo punto disse “Voglio che veniamo insieme” ad una richiesta del genere sfido chiunque a tirarsi indietro, continuavo a leccarle la figa, premevo sul suo clitoride che era diventato duro, i suoi umori continuavano a riempirmi la bocca, sentivo che stavo per venire, sollevai il bacino e le riempii la bocca lei venne dopo quasi un minuto.


Continuai a tenerla su di me per darle e per darmi il tempo di riprendermi, poi speravo in una bella cavalcata ed invece si tirò su e disse, si è fatto tardi devo andare il mio ragazzo mi sta aspettando a casa.


Scesi dall’auto e salutandoci tornammo ognuno dai propri amori.


Per una settimana non abbiamo potuto stare insieme, il suo ragazzo la accompagnava e gli stava appiccicato come una cozza.


La sera della sfilata in mezzo a quella confusione ebbe la possibilità di passarmi un bigliettino, “Chiamami alle due e il numero di telefono”.


Alle due puntuale come un orologio svizzero la chiamo,


Io “Ciao”


Lei “Ciao”


Io “Ho visto che avevi la scorta in questi giorni”


Lei “Si, si è messo a farmi storie per via della sua gelosia


Io “Ma si e accorto di qualcosa?”


Lei “Non credo, continuo a farle i pompini e scopare come sempre”


Io “Che bastarda che sei, perché mi racconti dei tuoi pompini e delle tue scopate?”


Lei “Perché l’ultima volta che ero con lui ho ricordato quando ero con te, e mi sono fatta prendere dietro, pensando a te”


Io “lo sai che mi sto eccitando?”


Lei “L’intenzione era quella, perché io sono già tutta bagnata, la prossima volta che ci vediamo voglio che mi scopi e mi vieni dentro”


Le sue parole mi erano entrate nel cervello e scendevano giù dalla colonna e finivano nel mio cazzo, la mia mano inconsciamente si mise a toccarmi, mi stavo masturbando al suono della sua voce.


Lei “Non ti sento più, che fai ti stai facendo una sega?”


Io “Si ………. Continua a parlarmi, mi piace la tua voce” mentre con la mano continuavo a andare su e giù sul mio cazzo


Lei “Parlarti? cosa vuoi che ti dica, ho le dita della mano bagnate perché me le sono infilate dentro, e sto giocando con la mia micina che ti vuole dentro, lo sai che sono a pancia sotto e mi sto toccando la micina da dietro e ogni tanto solletico il mio culetto immaginando la tua lingua che mi accarezza”


Non riuscivo più a connettere, aumentai la velocità della mano, stavo per venire, il mio respiro si era fatto pesante e accelerato, anche il suo respiro era cambiato, la sentivo ormai gemere di piacere.


Quei suoni e la sua voce, sentire che si stava penetrando immaginandomi dentro di lei mi fece esplodere lanciando un grugnito, mi lamentavo come un animale ferito venendo sul mio ventre; nel frattempo sentii lei ansimare e godere.


Lei “sai che mentre godevo ho sentito che mi venivi dentro?” 


Io “Sei una bastarda, smettila o non riuscirò a dormire”


Lei “Lo so, ma adesso chiudiamo altrimenti domani non riuscirò ad alzarmi”


Io “Va bene, ma dimmi quando possiamo vederci?”


Lei “mercoledì, ma martedì sera ti chiamo per confermarti, ciao” 


Martedì sera alle 2 di notte mi arrivò un sms “Domani alle 10 mi passi a prendere, voglio andare al mare, non ti chiamo altrimenti ti fai un’altra sega, ti voglio carico J”


L’indomani mattina passai da casa a prenderla, lei scese con indosso il costume da bagno a due pezzi ed un pareo così sottile che faceva trasparire tutto, a cosa le servisse non so, visto che lasciava poco all’immaginazione.


Entrata in macchina posizionò un borsone con il telo mare e altri accessori sul sedile posteriore e partimmo.


Le chiesi “Dove vuoi andare?”  E subito rispose “dove c’è la sabbia “, decisi che l’unico posto dove portarla era a Otranto, le possibilità di essere visti da persone conosciute era bassa.


Arrivati in spiaggia stese subito il suo asciugamano a terra, tolse il pareo, e si stese a pancia sotto, poi cercò nella borsa e tirò fuori la crema solare, giro la testa verso di me e mi chiese “Mi spalmi la crema?”


Stesi il mio asciugamano, mi inginocchiai affianco a lei e incominciai a metterle la crema; incominciai dalle spalle per scendere sulla sua schiena quando venni fermato dalla sua voce “Slaccia il reggiseno e mettila dappertutto non vorrei bruciarmi”.


Sgancia il reggiseno che lei recuperò infilandolo in borsa, e continuai con l’olio solare, spalmavo quel componente sulle sue spalle scendendo sulla schiena, facendo dei cerchi con il palmo della mano, poi scesi sulle sue gambe prima dai polpacci per risalire sulle cosce.


La cosa stava creando un effetto su di me, avevo il cazzo duro, e glie lo dissi “Mi sta venendo duro”, lei con un lieve sospiro disse “Lo immaginavo, era questo lo scopo, farti venire duro”.


Pensai che è da criminali, non puoi farmi venire duro sulla spiaggia davanti a tutti, se questo è il suo gioco, giochiamo, vediamo quanta resiste anche lei. 


“Si cristallizzava la vendetta.”


Aggiunsi dell’oli sulla mia mano e cominciai il trattamento, passai le mai delicatamente le mie mani sulle cosce, scivolavo sulla sua pelle in modo da spargere l’olio su di lei senza premere in alcun punto, passai dall’interno cosce sfiorando appena la sua micetta (Così la chiamava lei) poi sui glutei e siccome indossava un modello del tipo brasiliana ne approfittai per seguire il bordo del costume che si insinuava tra le sue chiappe, scesi ancora sulle sue gambe scendendo sempre di più, accarezzando i polpacci e le caviglie, accarezzai i suoi piedini finanche la pianta del piede.


Dandole una pacca su sedere le dissi di voltarsi, giratasi incominciai a metterle l’olio sulle gambe partendo dai piedi, salendo su prima su una gamba e poi sull’altra, tornai sulle sue cosce, passai all’interno cosce sfiorando la micetta.


Le versai dell’olio sulla pancia, lo raccolsi sotto il palmo della mano e cominciai a distribuirlo su tutto il ventre, poi risalii sulle spalle sulle braccia, sulle mani, le presi le mani e le misi dell’olio sul palmo e le feci congiungere strofinandole. Poi usando le sue mani guidate dalle mie glie le feci appoggiare sui suoi seni e guidandola le feci spalmare per bene l’olio prima sui capezzoli (che nel frattempo si erano fatti duri) e poi su tutta la tetta.


Guardandola in faccia le dissi “Il servizio è finito, spero sia rimasta soddisfatta, vedo dai suoi capezzoli che ha gradito anche lei” sorridendo mi rispose “Abbastanza grazie, ma invece lei si è accorto che mezza spiaggia ci sta guardando da quando abbiamo iniziato”


Certamente, mi ero accorto che qualche maschietto si era messo a guardarci e a qualcuno era anche venuto duro, come mi ero accorto che anche qualche signora ci stava osservando da tempo, magari invidiosa del corpo della tipa e con un pizzico di desiderio che a qualcuna avrà anche fatto bagnare la figa.


Risposi a quella domanda con un sorrisino compiaciuto, e lei continuando a guardarmi mi disse “Lo sai che sotto sono tutta bagnata, e adesso devo trovare il modo di scoparti?”


Le dissi “Pane si paga con focaccia, io sono duro da quando ho iniziato, e per scoparmi dovrai venire in acqua con me”, mi alzai e cercando di nascondere alla meglio la mia erezione raggiunsi l’acqua e continuai sino a che non riuscii a coprire quella che ormai tutta la spiaggia sapeva, (la mia eccitazione).


Dopo pochi istanti mi raggiunsero alle spalle spruzzi d’acqua, era lei che annunciava il suo arrivo, ci tuffammo e nuotammo per allontanarci dalla riva, quando ci fermammo si avvicinò abbracciandomi e baciandomi, era il primo bacio che ci scambiavamo, lei affondò la lingua dentro di me emi chiese di sorreggerla, mise le braccia sotto l’acqua e quando le fece tornare fuori aveva in mano le sue mutandine.


Si aggrappò a me mi cinse i fianchi con i suoi fianchi avvicinando la micina la mio cazzo, scostai le mie mutandine e guidandolo con la mano infilai il mio cazzo duro dentro di lei, ebbe un fremito poi incomincio a muovere il bacino in una danza perfetta, durai pochissimo stavo per venire, cercai di togliermi da dentro di lei ma continuò a tenermi stretto aumentando il ritmo, esplosi dentro di lei mentre mi stringeva con tutta la sua forza con braccia e gambe.


Tornammo a riva un po’ imbarazzato, tutti ci guardavano, sicuramente avevano assistito anche alla nostra esibizione   in acqua. Restammo stesi ad asciugarci poi tornammo a casa


Non parlavamo quasi mai dei “nostri amori”, io non chiedevo e nemmeno lei, sapevamo che eravamo entrambi impegnati, al momento andava bene così.


Poi un giorno mentre eravamo insieme mi disse


Lei “Mi ha chiesto di sposarlo”


Io “E tu, cosa le hai detto”


Lei “Niente, non ho risposto”


Io “Perché?”


Lei “Non lo so, non mi sento pronta a fare la mogliettina che aspetta a casa che torni il marito e mentre aspetta lo riempie di corna, anche questa nostra relazione mi sta distruggendo, non riesco più a fingere, quando mi scopa penso a te, so che sei un bastardo insensibile, so che sei impegnato e so che non è giusto perché lui è un bravo ragazzo”


Si appoggiò a me mettendomi la mano sulle gambe e comincio a strofinarsi addosso, le era venuta voglia, eravamo in macchina, stavamo percorrendo la statale che da Maglie porta a Lecce, una strada costata una barca di soldi ma poco frequentata, costruita come fosse una autostrada tanto è che ad un certo punto della strada ci sta un vero e proprio grande parcheggio adibito a area di sosta, mi infilai nel parcheggio, altre macchine erano ferme, dai finestrini si vedeva chiaramente che erano altre coppie intente a fare sesso.


Abbassammo i sedili ed incominciai a spogliarla, riuscivo a malapena a tenerla ferma, mi sbatteva in faccia il suo seno, lo presi in bocca e cominciai a succhiarlo e baciarlo, lei mi frugava dappertutto, una volta nudi mi tirò a se per farmi leccare la figa, aveva tirato su le gambe appoggiandole sulle sue spalle, lasciando a me lo spettacolo della sua figa e del suo culo, mi fermai con la lingua a leccarle il culo; era fantastico, passando la lingua sui suoi buchi la sentivo fremere, leccai per bene quel culo fantastico cercando di lasciare quanta più saliva possibile, mi posizionai di fronte a lei, presi il mio cazzo in  mano e lo puntai sul suo culo.


Appoggiai la cappella e spinsi piano, quando la cappella entrò mi tirai indietro e feci cadere un altro po’ di saliva sul suo buco, appoggiai nuovamente la cappella e spinsi dentro, questa volta senza fermarmi, lei ansimava ed aveva sul viso una smorfia di dolore.


Affondavo dentro di lei nel suo culo, premevo sino a sentire la sua figa sul mio ventre, misi il mio pollice in bocca per lubrificarlo e lo appoggiai al suo clitoride, lo sentivo, le piaceva tantissimo, si lasciò sfuggire un “siiiiii” e dopo un po’ venne.


Mi fermai per farle riprendere fiato restando dentro di lei con il cazzo pulsante, ero eccitatissimo, uscii da dentro di lei e la presi per i fianchi, volevo farla girare, volevo ancora guardare quel bel culetto ma senza mutandine, passai la lingua leccandola tutta poi messa così a pecorina la presi nuovamente dietro.


Le entravo dentro sino in fondo mentre con la mano giocavo con le sue tette, sentivo le pareti del suo culo contrarsi quando entravo per poi rilassarsi, dopo altre cinque o sei affondi le sborrai dentro, sentivo il mio cazzo pulsante riempiendole l’anima.


Ci ripulimmo e appoggio testa sulle mie gambe, stavamo in silenzio, io le accarezzavo i capelli mentre lei rimaneva rannicchiata, le accarezzai il seno passando con le dita sui capezzoli, erano rilassati, le sue aureole piatte, dopo qualche istante però i suoi capezzoli tornarono turgidi, il mio cazzo aveva ripreso una lieve erezione, andando a premere contro la sua testa.


Feci scivolare la mia mano sul suo ventre sino a scendere a toccarle la figa, accarezzai le sue labbra più intime insinuando tra loro le mie dita, la sentii bagnarsi, le mie dita tornavano ad essere bagnate dei suoi umori, inserii un dito dentro poi due, lei allargò meglio le gambe per sentirmi meglio, poi girando la testa prese a leccare il mio cazzo, apri la bocca e fece scomparire il mio cazzo dentro di lei.


Tornai in piena erezione, la sua figa era bagnatissima, le mia dita entravano dentro di lei, la mano era piena del suo piacere, si tirò su e si mise a cavalcioni su di me, prese con la mano il mio cazzo puntandolo alla sua figa e se lo fece entrare dentro in un sol colpo.


Impalandosi in quel modo aveva preso il pieno controllo della situazione, si strofinava sul mio pube con il cazzo dentro, ogni tanto lo tirava fuori e se lo faceva strusciare per intero tra le labbra della figa rimettendolo poi dentro.


Ebbe un orgasmo mentre baciandomi mi mordicchiava il labbro, senza fermarsi continuo a scoparmi sino a farmi venire dentro di lei. Ad un certo punto disse


Lei. “Speriamo che tu sia riuscito a mettermi incinta”


Io “Non essere scema”


Si mise a ridere e tenendosi le mani tra le gambe per non far uscire lo sperma e sporcare i sedili tornò al suo posto.


Tornammo a casa e salutandomi mi baciò. Non rispose più alle mie telefonate e non lo più vista

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