In un vecchio museo noto come "Arcanum", il giovane Mark si trova al suo primo giorno di lavoro. Ha appena iniziato il suo incarico come guardiano notturno e si sente addosso un mix di eccitazione e timore mentre si avventura tra i corridoi silenziosi e le misteriose stanze del museo noto per le sue eccentricità e per i suoi capolavori artistici e magici.


La luce fioca emessa dalla lampada a olio che il giovane tiene in mano crea ombre danzanti sulle pareti sbrecciate, aumentando la sensazione di mistero che avvolge l'intero luogo.


I passi di Mark risuonano sui pavimenti di marmo consumati dal tempo, rompendo il silenzio opprimente. Il ragazzo osserva con occhi curiosi gli oggetti esposti, cercando di cogliere i dettagli più sfuggenti: i simboli incisi nelle pergamene, le sfumature dei colori sugli amuleti e le imperfezioni delle antiche ceramiche. 


Le etichette che descrivono gli oggetti, sono logorate dal tempo e offrono solo accenni di informazioni, alimentando ulteriormente la sua voglia di scoprire i segreti celati dietro di loro.


Continuando il suo giro tra le sale, Mark s’imbatte in un lungo corridoio tappezzato di quadri. Ogni opera d'arte rappresenta scene oscure e inquietanti: boschi cupi, figure dall'aspetto sinistro e paesaggi distorti. 
I loro colori sbiaditi e le pennellate decise contribuiscono a evocare un senso di disorientamento e tensione nel giovane osservatore.


Attraverso una porta semiaperta, Mark scorge una sala più ampia, al centro della quale si erge su di un trono una bambola di legno dalle dimensioni umane, vestita con un abito prezioso dallo stile antico e raffinato. 


L'abito è un capolavoro di artigianato, realizzato con tessuti di seta nera intarsiati di merletti intricati. I pizzi, finemente lavorati a mano, si arricciano delicatamente intorno alle maniche lunghe e alle spalle della bambola, conferendole un'aria di eleganza e decadente bellezza.


La vita dell'abito è stretta, mentre la gonna si allarga in un vortice di stoffa morbida e pesante, cadendo a terra con delicatezza. Le pieghe scure dell'abito sembrano nascondere segreti innominabili, mentre lunghe strisce di raso nero s’intrecciano in un nastro sottile intorno alla vita, creando un dettaglio sinistro ma affascinante.


La bambola sembra quasi viva, le sue fattezze sono modellate con maestria e cura. Gli occhi di vetro, di un profondo colore nero, sembrano fissare l'ignoto, emanando un senso di mistero e profonda consapevolezza. 


I suoi capelli biondi, intrecciati con cura, cadono morbidi e fluidi lungo le spalle di legno. Sono fermati da nastri neri, annodati con grazia e precisione, che aggiungono un tocco di eleganza al suo aspetto. 


Ogni dettaglio dell'espressione sulla sua faccia di legno è accuratamente scolpito, conferendo alla bambola un sorriso enigmatico che sembra giocare con la mente di Mark.


La luce fioca gettata dalla lampada danza sulle pieghe dell'abito, crea un'atmosfera di penombra e suggestione. La bambola si erge maestosa sul trono, trasmettendo un senso di potere nascosto e antico. 


Mark si avvicina con cautela, rapito dalla bellezza e dall'inquietante magnetismo di quella figura di legno vestita con un abito che sembra provenire da un'epoca dimenticata. 


Ogni passo fa aumentare il battito del suo cuore.  Un leggero brivido  gli corre lungo la schiena. La luce fioca che filtra dalle finestre e la sua lampada creano un'aura di magia intorno alla figura di legno, facendola sembrare ancora più reale e viva.


All'improvviso, un sussurro sommesso sembra emergere dal nulla, avvolgendo Mark in un abbraccio invisibile. Il ragazzo si blocca, gli occhi fissi sulla bambola che sembra emanare un'energia enigmatica. Il sussurro penetra nella sua mente, frammenti di parole che s’intrecciano in un linguaggio sconosciuto. 


Mark si sforza di comprendere, ma le parole rimangono incomprensibili, come se provenissero da un mondo lontano e oscuro.


"Chi va là?" grida Mark, la sua voce si perde nell'eco della sala, senza ricevere alcuna risposta. 
Inizialmente spaventato, poi il giovane si tranquillizza, cercando di convincersi che tutto sia stato solo il frutto della sua fervida immaginazione. 


Mark riprende il suo giro di ronda, con l'animo ancora scosso dalle emozioni che ha provato nella sala della bambola. Mentre cammina lungo i corridoi silenziosi del museo, la sua lampada a olio illumina il suo cammino, proiettando ombre danzanti sulle pareti logore.


Mentre Mark controlla che le finestre siano ben chiuse e che tutto sia al suo posto, inizia a percepire un rumore debole provenire dalle sue spalle. Un suono leggero di passi, come se qualcuno stesse camminando a piedi scalzi nell'oscurità dei corridoi deserti. La sensazione fa accapponare la sua pelle, provocandogli un brivido lungo la schiena.


Senza esitazione, Mark si gira di scatto, scrutando l'oscurità del corridoio, pronto ad affrontare chiunque lo stesse seguendo. La luce fioca della luna che filtra attraverso le finestre e quella della sua lampada non riescono a mostrare nulla di strano. Il corridoio si presenta vuoto e silenzioso, privo di presenze fisiche che possano giustificare quel rumore inquietante.


Nonostante la sua confusione, Mark decide di riprendere la sua ronda con determinazione. Si muove agilmente tra i vari piani del museo; ma ogni tanto il rumore strano dei passi sembra ancora fargli eco nelle orecchie. Ogni volta che prova a indagare sulla sorgente di quei suoni, però, questi svaniscono nel nulla, come se fossero solo un'illusione.


Mentre Mark si avvicina alla conclusione del suo giro di ronda, un suono improvviso interrompe nel silenzio del museo. È il rumore nitido di qualcosa che si rompe o cade con violenza. Il cuore di Mark batte all'impazzata nel petto, poiché questa volta è sicurissimo di non essersi sbagliato. 
Senza esitazione, si lancia in una corsa affannata verso la fonte del rumore, le gambe spingono con forza per raggiungere la sala da cui sembra provenire quel suono.


I corridoi sembrano allungarsi nel loro susseguirsi, le pareti sbiadite sfrecciano davanti ai suoi occhi mentre la sua lampada a olio illumina il percorso. Il fiato corto e affannato si fa sentire, ma l'adrenalina gli conferisce la forza di continuare. Mark sente l'urgenza di scoprire cosa sia successo; cosa abbia causato quel suono inquietante.


Finalmente, irrompe nella sala della bambola, solo per trovarsi di fronte a una visione scioccante. Il trono, un tempo maestoso e imponente, giace ora rovesciato per terra, i frammenti di legno si sparpagliano lungo il pavimento. 


Non c'è alcuna traccia della bambola che un tempo sedeva con la sua presenza enigmatica. Uno sguardo di sorpresa si dipinge sul volto di Mark, mentre cerca di elaborare la rivelazione che ha davanti agli occhi. Che cosa è successo? Dove è finita la bambola?


Mark si addentra nella stanza della bambola, la luce tremolante della sua lampada a olio illumina i dettagli del posto ormai in disordine. L'aria sembra densa di tensione, mentre il ragazzo inizia a esaminare attentamente ogni angolo, sperando di trovare qualche indizio che possa spiegare l'accaduto.
La sua mente, però, inizia a giocargli brutti scherzi, proiettando ombre inquietanti e idee irrazionali. Il cuore di Mark batte forte nel petto mentre si sforza di rimanere razionale, di respingere quei pensieri sinistri che tentano di insinuarsi nella sua mente. 
Dov'è finita la bambola? Qualcuno l'ha rubata, è l'unica spiegazione plausibile. Non può essere che la bambola si sia alzata da sola e se ne sia andata. O forse... si?


Un brivido gli attraversa la schiena, la pelle si rizza di fronte alla possibilità che qualcosa di sovrannaturale possa essere accaduto. Le ombre sembrano danzare intorno a lui, alimentando i dubbi che s’insinuano nella sua mente. 


La bambola, così enigmatica e quasi viva, potrebbe aver preso vita propria? Mark cerca di scacciare questi pensieri, ma l'atmosfera nel museo sembra conferire loro un senso di plausibilità.


Il ragazzo si avvicina al trono rovesciato, scrutando con attenzione i detriti di legno che giacciono sul pavimento. La sua mente oscilla tra la razionalità e l'irrazionalità, cercando di trovare una spiegazione logica a un evento così bizzarro. Ma una parte di lui, nascosta nel profondo, è sia affascinata che terrorizzata dall'idea che la bambola possa essere dotata di un potere inimmaginabile.


Mentre esamina i resti del trono, Mark sente il suo cuore pulsare con forza, il suono martellante riempire le sue orecchie. La sua mente è un turbine di emozioni contrastanti, in una lotta tra il terrore che lo avvolge, la curiosità che lo spinge a indagare e il suo dovere da custode del museo.


In quel momento, una voce chiara e cristallina gli giunge alle spalle, interrompendo il silenzio opprimente della stanza: 
"Ciao, cosa stai facendo?" L'impatto di quella domanda improvvisa fa sussultare Mark, il suo corpo s’irrigidisce e il respiro gli si blocca in gola.


Uno spavento incontenibile lo fa gridare di terrore. La sua lampada a olio s’infrange sul pavimento, facendo sparire ogni traccia di luce nel buio della notte. Mark sente l'adrenalina scorrere nelle sue vene mentre combatte l'impulso di non voltarsi. È come se ogni fibra del suo essere gli intimasse di allontanarsi, di scappare da quella presenza inquietante.


Ma, nonostante la paura che gli avvolge il cuore, Mark si sforza di riunire il coraggio necessario per affrontare la situazione. Con movimenti lenti e tremanti, si volta verso quella voce. E lì, alle sue spalle, nonostante la quasi oscurità della stanza, c'è la bambola, china su di lui con un'espressione curiosa negli occhi di vetro.


La bambola lo fissa con un sorriso enigmatico, quasi a sfidarlo a scoprire la verità nascosta dietro la sua esistenza.


In preda al terrore e senza nemmeno rendersene conto, Mark reagisce d'istinto e da un pugno alla bambola, facendola cadere rovinosamente per terra. Il suono del legno che si schianta risuona nella stanza, mescolandosi all'eco dei suoi stessi battiti di cuore accelerati. 


Poi, senza esitazione, inizia a fuggire all'impazzata attraverso i corridoi bui del museo, lasciandosi alle spalle il caos che ha appena scatenato.


Il suo respiro affannato riempie l'aria mentre corre a perdifiato, le gambe si muovono freneticamente per allontanarlo da quel luogo inquietante. Il buio che lo circonda sembra stringersi intorno a lui, come se il museo stesso tentasse di imprigionarlo in un labirinto senza via di scampo.


Ma mentre si avventura nel labirinto di corridoi, Mark si accorge che non è solo. Sente distintamente il suono dei passi pesanti che risuonano dietro di lui, un rumore cupo che si fa sempre più vicino. Non è il fruscio felpato che aveva udito poco prima, ma qualcosa di diverso. Qualcuno o qualcosa lo sta inseguendo con determinazione.


Il panico s’insinua nella mente di Mark, alimentando la sua corsa disperata. La bambola, la stessa che aveva scagliato a terra, sembra aver preso vita e ora sta andando a prendere lui. L'idea lo spaventa al punto da accelerare ancora di più il suo passo, l'adrenalina gli brucia nelle vene.


Ogni angolo, ogni bivio che Mark attraversa sembra essere parte di un labirinto senza fine, mentre la figura inseguitrice si avvicina sempre di più. Il suo respiro pesante risuona nelle sue orecchie, il suono quasi sinistro lo spinge a superare i suoi limiti fisici. Ma la paura lo spinge avanti, in una corsa cieca verso una possibile salvezza.


Mark, ormai prossimo a raggiungere il portone del museo, sente che la salvezza è a pochi passi di distanza. Un'espressione di sollievo inizia a disegnarsi sul suo volto, ma è solo un istante fuggente. In un attimo, qualcosa d’inaspettato lo afferra per le spalle con forza e lo sbatte violentemente a terra. 


Il terrore gli avvolge il corpo quando si rende conto che la bambola, quella stessa bambola della stanza del trono, l’ha raggiunto e ora è salita sopra di lui, tenendolo inchiodato al pavimento.


Mark cerca di dimenarsi, di lottare per liberarsi dalla presa implacabile della bambola, ma i suoi sforzi sembrano vani. La creatura di legno è dotata di una forza sorprendente, che trascende le sue aspettative. È come se avesse una potenza sovrumana, ben al di là di ciò che ci si potrebbe aspettare da un semplice oggetto inanimato.


Con voce fredda e autoritaria, la bambola si rivolge a Mark: 
"Ti vuoi dare una calmata?" Le sue parole suonano come un monito, un ordine diretto che mette in risalto la sua volontà dominante. 
Mark, però, sembra non comprendere più nulla. La paura l’ha confuso, annebbiando la sua mente e impedendogli di elaborare le parole pronunciate dalla creatura che lo tiene prigioniero.


In quel momento, la bambola gli sferra uno schiaffo, un colpo che lo fa tornare improvvisamente in sé, nonostante la situazione stressante in cui si trova. La sensazione del dolore sulla sua guancia lo riporta in contatto con la realtà, ma le parole della bambola che torna a parlare continuano a confondere la sua mente turbata.


"Mi hai dato un pugno e poi ti sei messo a scappare come un pazzo; che cosa ti prende?" Le parole della bambola risuonano nell'aria ma Mark non riesce a cogliere il vero significato di ciò che viene detto. 
La sua mente è un caos di emozioni contrastanti, incapace di comprendere appieno le intenzioni della creatura che ha preso il controllo della sua vita e dei suoi pensieri.


La bambola, frustrata dall'assenza di una risposta da parte del giovane ragazzo, emette uno sbuffo d’impazienza, come se fosse annoiata da quell'interazione infruttuosa. 
"Non ti faccio niente! Guarda, adesso ti lascio andare." Dice con un tono che oscilla tra l'irritazione e la condiscendenza.


La presa della bambola si allenta finalmente sui polsi di Mark, consentendogli un minimo di libertà di movimento. Tuttavia, nonostante le parole rassicuranti, la creatura di legno rimane seduta sopra di lui, mantenendo una sorta di controllo sulla situazione.


"Visto, non c'è nulla da temere." Afferma la bambola con un sorriso che cerca di trasmettere calma e tranquillità al ragazzo. Ma nonostante l'apparente rassicurazione, il sorriso enigmatico della bambola suscita in Mark un senso d’inquietudine e incertezza.
Mark guarda la bambola, cercando di decifrare il vero significato di quelle parole e del suo comportamento. La sua mente è ancora turbata e confusa, in bilico tra la voglia di fuggire e l'attrazione misteriosa che quella figura enigmatica esercita su di lui. 


"Sei calmo ora? Possiamo parlare?" Domanda la bambola, il suo sorriso dipinto sul volto di legno sembra quasi prenderlo in giro. 
Mark, nonostante non si senta per nulla calmo, si sforza di risponderle balbettando: 
"Sì, sì..."
La bambola emette uno sbuffo di frustrazione mista a un briciolo di sarcasmo. 
"Gli dei siano lodati!" Esclama sollevando lo sguardo al cielo come se volesse rendere grazie a un'entità superiore che, ovviamente, non è presente. Poi, con un leggero movimento, torna a rivolgere la sua attenzione al ragazzo.


"Si può sapere perché mi hai dato un pugno?" Chiede la bambola con un tono che sottintende una sorta di disgusto.
Mark cerca di trovare le parole giuste per rispondere, ma la sua mente è ancora in preda al caos.
"Io... non lo so." Risponde il ragazzo, le parole che scaturiscono dalla sua bocca traballano leggermente, riflettendo la confusione che lo avvolge.
La bambola alza un sopracciglio, un'espressione di disapprovazione scolpita sul volto di legno. 
"Ma sei scemo o cosa?" Rimprovera, la sua voce assume un tono tagliente. 
"Colpisci sempre le ragazze in questo modo?"


Le parole della bambola colpiscono Mark come un pugno nello stomaco. La sua mente si sforza di comprendere il significato di quelle accuse, ma il senso di smarrimento aumenta. La bambola sembra aspettarsi una risposta, una spiegazione che Mark non è in grado di fornire in quel momento.


"Io, io... mi dispiace." Risponde Mark, continuando a balbettare, la sua voce traballante riflette la sincerità del suo rimorso.
"Vorrei ben vedere!" Fa eco la bambola con un tono sarcastico, il suo sorriso enigmatico sembra quasi allargarsi in un'espressione di scherno.
"Scusa." Aggiunge Mark, cercando di essere ancora più conciliante nonostante la situazione surreale in cui si trova.


"Finalmente un po' di buone maniere." Commenta la bambola con una leggera rilassatezza che si dipinge sul suo volto di legno. 
Tuttavia, l'interesse verso il ragazzo non si affievolisce. Si china leggermente in avanti, avvicinandosi al volto di Mark, in una curiosità insaziabile. La sua presenza sembra ammantata da un alone di mistero, eppure il desiderio di scoprire chi sia quel ragazzo non la abbandona.


"Allora, tu chi sei?" Chiede la bambola, con un tono di voce che denota un'attenzione concentrata, come se volesse scrutare l'anima di Mark attraverso i suoi occhi neri. La sua curiosità è palpabile, quasi come se il ragazzo fosse una sorgente di segreti che brama di svelare.


Mark rimane come incantato, catturato dai modi affascinanti e dalla voce intrigante della bambola. Ma ciò che lo sorprende ancor di più è il volto stesso della creatura di legno. Non sembra più essere un semplice pezzo di legno mirabilmente intagliato, ma si è trasformata in qualcosa di più: sembra quasi una persona reale.


La sua pelle ha una morbidezza straordinaria, con le venature del legno che scorrono lungo la sua superficie come segni distintivi della sua natura. Le mani della bambola sembrano reali, con le dita sottili e agili che potrebbero muoversi e toccare con una grazia sorprendente. È come se l'artigiano che l'ha creata abbia conferito alla sua pelle la consistenza e la texture della carne umana.
Gli occhi della bambola catturano l'attenzione di Mark, sembrano bui e misteriosi ma riescono ad emettere anche un luccichio. Come se fossero le gemme scure di un gioiello prezioso.


I capelli della bambola cadono con una naturalezza impeccabile lungo la sue spalle, come una cascata di seta. Ogni ciocca sembra avere vita propria, danzando delicatamente con il movimento della creatura. È come se l'artigiano avesse intessuto ogni singolo filo con maestria e cura, donando alla bambola un aspetto di vera bellezza.


E mentre lo sguardo di Mark si posa sulla scollatura del vestito della bambola, una visione sorprendente si svela ai suoi occhi. 
Là, a malapena visibili, s’intravedono i contorni di seni che sembrano più simili a quelli di una donna reale che a pezzi di legno intagliato. La sensazione di realismo è travolgente, quasi come se la bambola avesse assunto una forma e una presenza che vanno oltre l'immaginazione.


Mark resta senza parole di fronte a questa metamorfosi, cercando di comprendere come una semplice bambola possa trasformarsi in qualcosa di così vivo e vibrante. La sua mente è un turbine di domande senza risposta, ma l'attrazione e il mistero che avvolgono questa figura enigmatica non fanno che aumentare il suo desiderio di conoscere la verità che si cela dietro l'apparenza.


"Ehi, c'è qualcuno in casa?" domanda la bambola, sventagliando una mano davanti al volto di Mark come a cercare di richiamare la sua attenzione. 
"Mi stai davvero fissando le tette?" continua a incalzarlo, indignata dalla sfacciataggine del ragazzo.


La domanda improvvisa e la parola "tette" sembrano riscuotere Mark dal suo stato d’intontimento. Un senso d’imbarazzo imprevisto lo travolge, facendolo balbettare un'apologetica scusa incomprensibile.


La bambola alza un sopracciglio, evidentemente confusa e irritata dalla reazione del ragazzo. 
"Dove sono capitata?" si domanda con un sussurro, fissando il soffitto con uno sguardo pensieroso. Poi, torna a concentrarsi su Mark, riacquistando interesse.


"Allora, dove ci troviamo?" Chiede la bambola, manifestando una sincera curiosità verso la nuova realtà che li circonda.
"In un museo." Risponde Mark, cercando di recuperare la compostezza. Ma la risposta sembra deludere la bambola, che dimostra un'espressione di seccatura sul suo volto di legno intagliato. 
"Cosa? Che noia!" Esclama con un lieve tono di disgusto.


La reazione della bambola lascia Mark perplesso. Come può una creatura così misteriosa e affascinante essere annoiata dalla prospettiva di trovarsi in un museo? Il ragazzo si ritrova a interrogarsi su quale tipo di realtà si sia imbattuto, consapevole che la bambola nasconde ancora molti segreti ed enigmi da rivelare.


La bambola cambia argomento e si rivolge nuovamente al ragazzo con un tono beffardo. 
"Tu, invece, cosa ci fai qui? Sai, a parte aggredire povere ragazze innocenti?" Chiede, lasciando intendere un certo sarcasmo nelle sue parole.
Mark si sente colto di sorpresa dalla domanda, cercando di trovare una risposta coerente. 
"Io sono... il guardiano notturno." Risponde, cercando di dare un senso alla sua presenza nel museo.
"Mmm... me lo sarei dovuta immaginare." Commenta la bambola, dimostrando un disinteresse quasi immediato verso la sua risposta. 


Poi, inaspettatamente, si alza dal corpo di Mark, stiracchiandosi come se fosse una persona viva. Con curiosità, si guarda intorno e aggiunge: 
"Immagino che non sia un problema farmi fare un giro del posto?"
Mark si trova a fissare la bambola con occhi sgranati. Non riesce a credere a ciò che sta accadendo. Quella bambola, che sembrava solo un oggetto inanimato, ora si muove e parla come una vera persona. La sua richiesta di esplorare il museo aggiunge un altro livello di stranezza alla situazione.


"D'accordo." Risponde Mark, accettando l'invito della bambola. Mentre si rialza dal pavimento, rimane colpito dal  gesto inaspettato della creatura di legno, che gli allunga una mano per aiutarlo.
Esitante, Mark si trova di fronte a un dilemma: accettare l'aiuto della bambola o respingerlo? Tuttavia, la bambola nota la sua indecisione e lo incita con un tono scherzoso: 
"Beh, che fai? Guarda che non mordo mica."


Spinto da una combinazione di curiosità e un desiderio di andare avanti, Mark afferra la mano tesa dalla bambola. Nota con sorpresa che la mano è calda, quasi come la sua, creando una sensazione strana di familiarità. Si rialza grazie all'assistenza della bambola e si ritrova a pochi passi da lei.


In quel momento, senza preavviso, la bambola si avvicina improvvisamente a Mark e gli sussurra all'orecchio: 
"A meno che non abbia fame." La sua voce è carica di una strana intonazione, facendo scorrere un brivido di paura lungo la schiena di Mark. L'orrore di quella rivelazione lo immobilizza, intrappolato nel terrore di ciò che la bambola potrebbe implicare con quelle parole.


Ma la bambola, notando la reazione di Mark, scoppia in una risata, un suono cristallino che riempie l'aria. "Che pollo, ci sei cascato." Scherza la creatura di legno, come se si stesse divertendo a spaventare il ragazzo.
Mark, ancora sconcertato, cerca di riprendersi dallo shock e di capire se può fidarsi della bambola o se è solo un'intricata rete di enigmi e scherzi.


"C'è un posto dove ci sia uno specchio?" Domanda la bambola, manifestando un interesse peculiare.
"Sì, ce ne sono diversi esposti un po' ovunque." Risponde Mark, sorpreso dalla richiesta ma pronto a soddisfarla.
"Perfetto, mi piacerebbe molto se mi ci portassi." Risponde la bambola con una gentilezza inaspettata.


Mark si sente sorpreso dalla sua cortesia, ma al contempo desidera scoprire di più su di lei. Raccoglie il coraggio necessario e riesce a chiedere con franchezza: 
"Senti, tu chi sei?"
La bambola lo fissa con un'aria sbalordita, facendo un passo indietro come se fosse disgustata dalla sua domanda. 
"Non mi riconosci?" Balbetta con tono quasi offeso.
"No." Risponde Mark sinceramente, non riuscendo a nascondere la sua confusione.


"Io sono la grande e potente Elysia! Tutti si prostrano davanti ai miei piedi! Su, fallo anche tu!" Ordina la bambola con un tono perentorio. La sua voce diventata improvvisamente minacciosa. L'atmosfera intorno a lei sembra oscurarsi ancora di più, mentre i suoi occhi si caricano di una strana energia.


Intimidito, Mark si abbassa sulle ginocchia e si prostra davanti alla bambola, le sue mani si allungano quasi a sfiorare il pavimento. La bambola si avvicina a lui, fino a quando i suoi piccoli piedi sembrano quasi toccare la faccia di Mark, schiacciata contro il suolo.


Mark, confuso e spaesato, rimane immobile nella posizione di devozione richiesta, senza sapere cosa fare o cosa aspettarsi. Ma poi sente delle risate. Si volta verso la bambola e la vede ridere di gusto, tenendosi le mani sulla pancia nel tentativo di trattenere l'ilarità.


"Scemo, ci sei cascato di nuovo." Esclama la bambola, ancora in preda agli spasmi del divertimento. L'inganno diventa evidente, e Mark si sente preso in giro dalla creatura che ha appena proclamato la sua grandezza.


"Alzati, scemo..." ordina Elysia, aiutando per la seconda volta Mark a rialzarsi. 
"...sai, non devi credere a tutto quello che ti dicono." Aggiunge, cercando di mettere in guardia il ragazzo.
"Scusa, io pensavo che..." risponde Mark, balbettando mentre cerca di spiegare la sua confusione.
"Pensare... ecco cosa non dovrebbero fare gli uomini..." sentenzia Elysia con un tono di solennità, come se fosse una saggezza acquisita nel corso dei secoli.


"Comunque, mi puoi chiamare Elysia. Non sono grande e potente, ma puoi sempre venerarmi come una dea." Dice la bambola con un sorriso, divertita alla prospettiva di essere adorata da Mark.
"Sì." Risponde Mark senza aggiungere altro, ancora un po' spaesato dalle parole della bambola.
"E allora, questo specchio?" Riprende Elysia, offrendo il braccio a Mark come se fosse un gesto gentile. Ancora esitante, Mark afferra il braccio della bambola e insieme si dirigono verso il piano di sopra.


"Ma è bellissimo!" Esclama Elysia, entusiasta, quando vede lo specchio nella grande sala. La bambola lascia il braccio di Mark e si dirige immediatamente verso il grande specchio appeso alla parete.
"Guarda la cornice, osserva i suoi dettagli." Dice Elysia estasiata, invitando Mark a osservare attentamente.


Il ragazzo si avvicina, ma la vista della cornice non gli piace per nulla.  Sul legno della cornice sono scolpite una serie di piccole figure umane contorte, che sembrano urlare in agonia. Inoltre, lo specchio è enorme e ce ne sono un'infinità, creando un effetto ipnotizzante e inquietante.


"Riesco a sentire la loro sofferenza. Sai se questo è un oggetto maledetto?" Domanda Elysia con grande eccitazione, accarezzando le figure scolpite sui bordi dello specchio.
Mark, ormai non è più sorpreso dai gusti eccentrici e dai cambi di umore di Elysia, ma cerca comunque di stare in guardia. Poi legge la targhetta che descrive l'oggetto esposto e deglutisce a fatica.
"Sembrerebbe di sì." Risponde con un brivido di paura nella voce.
"Lo sapevo!" esclama Elysia, compiaciuta, continuando a strusciarsi contro lo specchio come se ne potesse percepire un'energia oscura.


"Servirebbe più luce!" Esclama Elysia, facendo un passo indietro, staccandosi dallo specchio. Con un gesto strano della mano, la stanza s’illumina improvvisamente di una luce verde e spettrale, che getta un bagliore sinistro ed inquietante su ogni cosa.
"Perfetto!" Sorride Elysia, tornando ad ammirarsi estasiata nello specchio, attratta dalla sua bellezza riflessa.


Mark rabbrividisce di fronte alla manifestazione di quella magia, ma non può fare a meno di rimanere affascinato da Elysia, che finalmente riesce a vedere in tutta la sua bellezza misteriosa.


Il volto di Elysia è veramente quasi umano, con una pelle bianchissima che sembra davvero reale, se non fosse per il dettaglio delle venature del legno che la percorrono. 
Poi, Mark nota un particolare: le sue giunture, che sono a forma di sfera e collegano le diverse parti del suo corpo, proprio come quelle di una bambola. Il collo, le spalle, i polsi, persino le nocche delle dita sono caratterizzati da queste giunture, che rendono il suo aspetto un po' artificiale.


"Non sono bellissima?" Domanda Elysia, voltandosi verso Mark.
Il ragazzo la osserva stupito. Il volto di Elysia è veramente umano, con labbra rosee e morbide che si piegano seguendo ogni movimento della bambola, guance arrossate, grandi occhi neri che brillano di mistero. Il tutto è incorniciato dai suoi capelli biondi che scintillano a ogni suo movimento. Il suo sguardo esprime gioia pura e fa dimenticare gli altri aspetti di lei meno "umani".
"Sì." Risponde Mark senza riuscire a dire altro, incantato dalla bellezza unica di Elysia e dalla strana affinità che sente crescere dentro di lui.


Tra i due scaturisce un'attrazione quasi magnetica. Elysia si avvicina al ragazzo mentre quest'ultimo sembra quasi paralizzato. Ad ogni passo della bambola, il cuore di Mark accelera i battiti fino a quando i loro volti diventano vicinissimi. 
Elysia muove le sue labbra in modo sensuale, e Mark, capendo che sta per essere baciato da lei, deglutisce e chiude gli occhi in attesa del contatto.
Gli attimi sembrano eterni, mentre Mark si perde in un turbinio di emozioni contrastanti. Ma improvvisamente, qualcosa lo pizzica sulla guancia, interrompendo il momento magico. La voce di Elysia torna a farsi sentire.
"Scemo, cosa ti credevi? Che ti avrei baciato!" Esclama Elysia, incapace di trattenere le risate, piegandosi in due dal divertimento.


"Voi umani siete così stupidi!" Sentenzia Elysia, asciugandosi le lacrime dagli occhi. Mark è quasi deluso da quella reazione, poiché per un solo istante aveva sperato in quel bacio. Elysia è senza dubbio un essere misterioso e potrebbe essere un mostro di qualche sorta, ma è innegabilmente affascinante.


"Ma tu, che cosa sei?" Domanda Mark all'improvviso, desideroso di scoprire la verità.
La bambola smette improvvisamente di ridere, colpita dalla domanda. Elysia risponde con un filo di tristezza nella voce: 
"Volevo essere immortale, e così sono diventata. Ma quando si fa un patto con un demone, bisogna essere chiari e precisi in ogni dettaglio. Ecco cosa sono diventata ora."
"Mi spiace." Risponde Mark, provando empatia per la sua condizione. Poi, curioso, riprende: 
"Ma come ci sei finita in questo museo?"


"Boh? Mi hanno usata maghi e stregoni per i loro incantesimi, intrattenitori per i loro spettacoli. Sono stata ospite di molte corti reali, ad accontentare re e regine..." risponde Elysia con un briciolo di malinconia. 
"In fondo, si potrebbe dire che sono stata famosa davvero! Ma come sono finita qui, davvero non lo so”.
Mark ascolta con interesse le parole di Elysia, cercando di comprendere meglio la sua storia. Si rende conto che la bambola ha vissuto una vita straordinaria.


"Adesso cosa vorresti fare?" domanda Mark, curioso di scoprire i desideri di Elysia.
"Non lo so, ma vorrei davvero un cambio di vestiti. Questi saranno stati carini tempo fa, ma ormai si stanno disfacendo sotto i miei occhi." Risponde Elysia, indicando il suo abito che inizia a strapparsi in alcuni punti.
"Sarà meglio che mi cambi." Aggiunge, iniziando a spogliarsi. 


Con noncuranza, si libera del vestito, gettandolo a terra. Mark osserva, affascinato, mentre Elysia emerge da quel vecchio abito, rivelando una specie di vestaglietta tutta trasparente che lascia intravedere le forme delicate del suo corpo.


La luce verde e spettrale che permea la stanza sembra illuminare Elysia in modo magico, conferendole un'aura ancora più enigmatica. Il suo aspetto, seppur diverso da quello umano, è affascinante e seducente, e Mark si ritrova a osservarla senza riuscire a distogliere lo sguardo.
"Sei davvero bellissima." ammette Mark, ancora un po' imbarazzato dalla situazione ma attratto da Elysia in modo irrefrenabile.


"Cosa?" Elysia si volta verso il ragazzo, sorpresa dalla sua affermazione. 
"Dai, non farmi credere che ti piace questo corpicino di legno." Il suo tono si fa canzonatorio mentre continua a farsi beffe di lui.
Mark arrossisce all'istante, cercando di trovare le parole giuste per spiegarsi. 
"No, non intendevo dire... intendo... è solo che..."
"Sei davvero un pervertito." Interrompe Elysia, continuando a prendere in giro il ragazzo. Senza alcun imbarazzo, si disfa anche della vestaglietta, rimanendo completamente nuda davanti a lui.
Mark, imbarazzato e confuso, cerca di nascondere lo sguardo, ma è attratto in modo irresistibile dalla bellezza e dal corpo di Elysia. La sua pelle bianca come la neve, le forme perfette e l'aura di mistero che la circonda rendono difficile per Mark distogliere lo sguardo.
"Mi spiace, non volevo... non intendev..."


La risata di Elysia s’interrompe, e sorprendentemente, il suo tono si fa improvvisamente serio. 
"Smettila di balbettare, non hai mai visto una ragazza nuda? Sei per caso un verginello?
"E' solo che..." Il ragazzo deglutisce, poi trova il coraggio di continuare la frase: 
"Sei anatomicamente molto dettagliata!" Finisce di dire tutto di un fiato, arrossendo per l'imbarazzo.


Elysia si guarda allo specchio con un sorriso divertito e risponde: 
"Sì, almeno il demone che ha creato questo corpo è stato bravo, non mi posso lamentare..." Osserva attentamente la sua immagine riflessa e continua. 
"Vorrei solo che mi avesse fatto le tette più grandi, sembro quasi una ragazzina."
"Io trovo che siano perfette", aggiunge il ragazzo, stupendosi della sua audacia nel rispondere così sinceramente.


La bambola torna a fissarlo, un leggero ghigno compare sulla sua bocca. 
"Siamo davvero dei pervertiti, a quanto sembra." Commenta Elysia con un tono scherzoso. Ma nel suo sguardo c'è un'ombra di malizia, come se quei commenti avessero risvegliato in lei qualcosa di più profondo.


La bambola si avvicina lentamente a Mark, muovendosi con grazia e sensualità. Ogni passo che compie sembra esercitare un'attrazione magnetica su di lui, facendo accelerare il suo cuore all'impazzata.


E’ così ti piacciono le tette piccole…” Dice Elysia puntando il suo dito sul petto di Mark e guardandolo fisso negli occhi.
… dimmi, le hai mai toccate le tette di una ragazza?” Continua a incalzarlo, la bambola ormai sa di averlo in pugno.
Mark deglutisce ancora una volta, ormai vittima della seduzione di Elysia, mentre quest’ultima si si toglie la vestaglietta rimanendo nuda di fronte a lui, il volto raggiante e sicuro di sé.


I capezzoli sono grandi e rosei, già turgidi, ora Mark non riesce a distogliere lo sguardo dal seno acerbo della bambola, mentre quest’ultima gli prende la mano e gli e la fa poggiare su una delle sue tette.


"Ti piace vero?" Domanda Elysia con un tono provocatorio, lasciando intendere la complicità che stà nascendo tra loro. 
"Sì." Risponde prontamente Mark, sorpreso dalla piacevole "morbidosità" del corpo di legno di Elysia. La bambola è stranamente calda al tatto e la sua pelle, nonostante le sottili venature del legno, appare sorprendentemente vellutata. 
Involontariamente, il ragazzo inizia a giocare con il capezzolo della bambola, stringendolo delicatamente tra le sue dita. 
“Mmm..." sospira Elysia, lasciandosi andare al piacere che quelle carezze le procurano. 
"Mi piace come mi tocchi." Ammette infine con una nota di complicità. 
"Grazie." Risponde Mark.


La bambola sorride maliziosa, il suo sguardo trasmette una certa sfida. 
"È ora di fare sul serio." Sussurra Elysia con un tono carico di promesse. 
Con uno schiocco delle dita, i vestiti di Mark svaniscono nel nulla, lasciandolo esterrefatto e imbarazzato. Una fiamma di desiderio si accende in lui, mentre il suo corpo reagisce in modo evidente, mostrando una ben visibile erezione che non riesce a nascondere. La tensione sessuale tra loro diventa palpabile. 
“Lo sapevo!” Esclama la bambola deliziata a quella vista.
Hai un bel pisellone da vergine!” Aggiunge mentre si lecca le labbra.
Smettila di dire così.” Risponde imbarazzato Mark.
Dire cosa? Che lo hai grosso? E’ un complimento.” Sorride maliziosa Elysia.


Elysia spinge delicatamente Mark facendolo cadere a terra. Senza esitazione, si posiziona sopra di lui, lasciando che il suo corpo prenda il controllo. Mark si trova completamente sotto il suo dominio, in balia della sua sensualità.


La pelle morbida di Elysia tocca quella di Mark, trasmettendo una piacevole sensazione di calore e desiderio. Le sue mani scorrono sul suo petto, esplorando con curiosità ogni centimetro della sua pelle. Mark si sente travolto dalle sensazioni, incapace di resistere al fascino irresistibile di Elysia.


Le labbra della bambola si avvicinano a quelle di Mark, sfiorandole con delicatezza. Il loro bacio è intenso e passionale, un misto di desiderio e lussuria che avvolge entrambi. Ogni movimento è studiato per suscitare piacere e desiderio.


Mark non riesce a credere che stia realmente succedendo. Sta per fare sesso con una ragazza per la prima volta nella sua vita. Vabbè in questo caso si tratta di una bambola posseduta; ma arrivati a questo punto al diavolo tutto quanto.


Mark si lascia andare completamente, abbandonandosi al piacere travolgente che Elysia gli regala. La sua mente è inebriata dalla passione e dal piacere, mentre il loro corpo si fonde in un'intensità senza limiti.


Mentre il suo cazzo si fa strada dentro il corpo caldo di di Elysia, Mark si lascia sfuggire un commento imbarazzante:
Sei morbida.
Eh? Pensavi che avessi la figa di legno?” Risponde la bambola divertita, mentre lentamente si lascia penetrare dal ragazzo.
Tanto un verginello come te non si sarebbe accorto della differenza.” Continua a canzonarlo la bambola lasciandosi sfuggire un gemito quanto riesce finalmente ad accogliere tutto il pene di Mark dentro di se.
Uff, certo che ce l’hai davvero grosso!” Elysia appoggia le mani sul petto di Mark e lentamente inizia a cavalcarlo. Anche Mark inizia ad ansimare.


A quel punto Mark si lascia andare completamente, abbandonandosi al piacere travolgente che Elysia gli regala. La sua mente è inebriata dalla passione e dal piacere, mentre il loro corpo si fonde in un'intensità senza limiti.


I gemiti e i sussurri riempiono l'aria, creando una melodia erotica che avvolge la stanza. Mark si perde nel piacere estatico, completamente rapito dal potere sensuale di Elysia. In quel momento, tutto ciò che conta è l'intensità del loro amplesso.


Dopo pochi minuti Mark viene.
"Cosa?" Esclama Elysia, le sopracciglia alzate per la sorpresa e una nota di delusione nel tono di voce. 
Non sei durato neppure due minuti! Sei proprio un verginello sfigato!
Il ragazzo si sente immediatamente mortificato e abbattuto per non essere stato all'altezza delle aspettative di Elysia.
La bambola, scoppia in una risata, mentre le sue mani sono appoggiate sul petto di Mark.
“Dai che scherzavo, capita a tutti i verginelli. Non me la sono presa.” Elysia bacia il ragazzo per scusarsi, poi aggiunge:
“Adesso rimediamo in un altro modo.”


Elysia, con uno sguardo penetrante, traccia un antico simbolo sulla pelle del petto di Mark. La punta delle sue dita sembra ardere leggermente mentre segue con precisione i contorni del misterioso segno. Le sue labbra si muovono con grazia, pronunciando parole che risuonano nell'aria come un incantesimo incomprensibile.


Mark avverte una sensazione di calore diffondersi nel suo corpo, come se una forza vitale lo attraversasse. Un'energia di un qualche tipo pervade ogni sua cellula, dissipando la fatica e restituendo vigore al suo membro che sente inturgidirsi nuovamente fino a scoppiare dentro la vagina di Elysia.


"Direi che ora sei pronto per un altro giro." Sogghigna Elysia, la sua voce risuona con una nota di lussuria. I suoi grandi occhi neri scintillano di complicità mentre fissa Mark.


La bambola continua a cavalcare Mark non concedendogli tregua, questa volta non si trattiene più. I suoi ansimi risuonano per la stanza facendo esaltare il ragazzo che nota come lei stia gemendo a causa sua.


L’incantesimo sembra dare i suoi frutti, Mark, non sente più nessuna stanchezza, avverte solo piacere e ogni volta che viene dentro la bambola si sente subito pronto, mentre lei continua a scoparlo senza sosta. I loro corpi si fondono nel piacere di quell’amplesso infinito, mentre la bambola si lascia andare, abbandonandosi alla lussuria soddisfatta dal grosso membro del ragazzo.


I minuti scorrono lentamente, dilatandosi fino a sembrare quasi delle ore. Nella penombra della sala del museo, gli oggetti antichi e misteriosi sembrano assumere un ruolo silenzioso ma attento, come testimoni imperturbabili dell'intensità dell'amore che si sviluppa tra Mark ed Elysia.


Alla fine dopo chissà quanto tempo, Mark, sopraffatto dalla passione e dalla frenesia, si sente quasi mancare il respiro. Ha perso il conto delle innumerevoli volte che è venuto e il suo corpo debilitato implora per una pausa disperata: 
"Basta!"


Elysia, persa nei suoi piaceri e nella sua bramosia, sembra finalmente prendere coscienza della presenza di Mark. Come un velo che cade dagli occhi, la sua espressione si trasforma da quella di una predatrice avida a una figura più umana, capace di percepire la sofferenza del ragazzo.


"Mi dispiace", sussurra Elysia con una voce dolce e carezzevole. 
"Non volevo spingerti oltre i tuoi limiti. A volte dimentico che le persone si stancano."
Mark, ancora ansimante e con il cuore che batte veloce, guarda negli occhi di Elysia, riconoscendo in lei non solo una figura di desiderio e fascino, ma anche una persona capace di compassione e comprensione.
"Inoltre, mi dimentico sempre che con questo incantesimo i miei partner spesso rischiano di morire." Elysia sorride, aggiungendo alla fine: 
"Scusa."
Mark vorrebbe arrabbiarsi per quest’ultima frase, ma ormai è senza energie, riesce a malapena a udire le parole di Elysia che si china su di lui per dargli un bacio. In quel gesto, c'è una mescolanza di desiderio e di tenerezza, come se Elysia volesse dimostrare la sua affezione e gratitudine verso di lui.


"Sei stato davvero bravo per un verginello." Gli bisbiglia Elysia nell'orecchio con un tono malizioso e compiaciuto. Le sue parole si perdono nell'aria mentre Mark, esausto e sopraffatto dalle emozioni, perde i sensi e scivola in un sonno profondo.
L'ultimo suono che raggiunge Mark è la risata leggermente beffarda di Elysia, mentre la sua presenza svanisce lentamente nella nebbia dei suoi sogni.


Il mattino seguente, Mark apre gli occhi e si ritrova nella stanza dei guardiani. Senza perdere tempo, il suo sguardo balza freneticamente intorno alla stanza, ma non c'è traccia della bambola. Tuttavia, nota qualcosa di strano: i suoi vestiti sono magicamente riapparsi addosso, come se la notte precedente fosse stata solo un ricordo sfocato.


Con il cuore in gola, Mark si precipita nella stanza con il trono, portando con sé tutti i vividi ricordi della notte appena trascorsa. Quando raggiunge la stanza, una scena incredibile si svela di fronte ai suoi occhi: il trono è nuovamente al suo posto, intatto, e sulla sua maestosità è seduta la bambola. Tuttavia, qualcosa è diverso, sembra aver recuperato le sembianze più artificiali da manichino e distanti dalla persona che aveva mostrato la notte precedente.


Con un misto di eccitazione e perplessità, Mark si avvicina alla bambola, cercando di capire se ciò che aveva vissuto fosse stato reale o solo un sogno fugace. Ma prima ancora che riesca a formulare una domanda, la bambola si gira verso di lui e, con un tono scherzoso, gli dice: 
"Ma no, scemo! Non era un sogno!"

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