“Giada, passami i piatti”, chiesi io iniziando a pulire la cucina rimasta così dalla sera prima.
Avevamo ospitato una delle nostre tante serate tra amici, e tra un bicchiere di vino e l’altro, al momento di andare a dormire, non avevamo più energie per riordinare tutto e rimandammo al giorno seguente.
La cena era stata un successo, la mia ragazza aveva preparato la pizza per tutti e non era mancato il divertimento.
In un momento di noia, con le mani insaponate e intente a lavare le posate, cominciammo a parlare della serata. Passato qualche minuto, però, la discussione divenne più piccante.
Giada, infatti, non perdeva occasione per elogiare Marco, uno dei partecipanti, nonché nostro grande amico.
Io e lei siamo sempre stati abituati a parlare apertamente di qualsiasi cosa, soprattutto di sesso e fantasie.
Non ci mise molto prima di confessarmi che, se non fosse stata follemente innamorata di me, se lo sarebbe già scopato.
Ho sempre amato questo lato della nostra relazione, il poter parlare senza paura di cosa ci eccita, anche nei casi più estremi. Non di rado commentavamo insieme le persone che vedevamo in giro, giocando a dirci chi ci infuocava di più e cosa avremmo voluto farci. Tuttavia, era sempre rimasto un gioco e mai ci era passato per la mente di metterlo in pratica. Spesso avevamo avuto anche lunghe chiacchierate sulla possibilità di aprire sessualmente la nostra coppia, ma ci spaventava un po’ quel mondo, così rimase un’idea sempre in sospeso.
“Dai ma lo conosciamo da una vita, dici sul serio?”, la provocai.
“Certo, è bello, alto, moro. Quando mi guarda vorrei soltanto sbattergliela in faccia”, mi rispose ridendo.
Continuammo a riordinare scambiandoci battutine e occhiate, ma le cose iniziarono a diventare più interessanti.
Giada, che aveva terminato la sua parte, venne dietro di me, abbracciandomi alle spalle. Scivolò con una mano nei miei pantaloni di tuta e iniziò a masturbarmi dolcemente. Nel frattempo, mi sussurrava nell’orecchio quanto le sarebbe piaciuto fare una cosa a tre con me e Marco, e di come mi avrebbe ricompensato se avessi accettato.
Le sue parole, ma soprattutto la sua mano, non ci misero molto a convincermi. Accettai, ma in cambio chiesi di promettere che in seguito avremmo fatto la stessa cosa, stavolta con una ragazza.
Non appena concluso l’affare, mollò la presa, mi baciò e andò a farsi una doccia. Sapeva perfettamente che così sarei rimasto eccitato per il resto della giornata.
Conclusi le pulizie pensando a ciò che sarebbe stata quell’esperienza, non avevo grandi timori, solo dubbi sul fatto che Marco accettasse o meno. Sicuramente Giada lo attraeva molto, e me lo aveva confessato scherzosamente un bel po’ di volte, sempre sotto forma di battuta. La questione era: sarebbe stato disposto a farlo a tre, per di più con il suo amico? Io e lui non ci saremmo neanche sfiorati, ma comunque la situazione poteva essere imbarazzante.
Giada uscì dal bagno e iniziammo a pensare a come fare, se essere diretti oppure arrivare al dunque in modo più cauto.
All’improvviso, un’idea.
“Se non sbaglio è avanzata qualche bottiglia di vino da ieri, giusto?”
“Sì, perché?”, rispose confusa.
“Perché non lo invitiamo di nuovo stasera? Diremo che sono avanzati un po’ di pizza e un po’ di alcolici, fingeremo che gli altri siano già impegnati così non gli sembrerà strano venire da solo.”
Era un piano semplice, ma con del buon potenziale.
Lo chiamai e lui accettò senza farsi troppe domande. La prima parte era riuscita, mancava da capire come scaldare l’atmosfera.
Alla seconda parte ci pensò Giada, che propose di fare qualche gioco adolescenziale per bere, magari uno strip poker, e vedere fin dove sarebbe stato disposto ad arrivare.
Giada è una ragazza stupenda, minuta ma con dei seni prosperosi e un fondoschiena bello tonico. I suoi occhi verdi spiccano sotto la frangetta castana sprigionando una carica erotica altissima.
Quella sera, dato che saremmo stati nel nostro appartamento, decise di vestirsi in modo casual ma provocante.
Indossò degli shorts in tuta praticamente inesistenti, una canottiera fine e dei sandali semplici. Sotto optò per un perizoma in pizzo e un reggiseno semi trasparente.
Scoccarono le 20.00 e Marco suonò il citofono, puntualissimo. La mia dolce metà andò ad accoglierlo alla porta salutandolo e assicurandosi di essere il più fisica possibile. La serata continuò normalmente, ogni tanto ci lanciavamo qualche occhiata e lei faceva qualche battuta un po’ più spinta, ma niente di che.
“Dai Marco, ci sono un sacco di bottiglie rimaste aperte da ieri, ci devi aiutare a finirle prima che diventino aceto”, dissi al mio amico scherzosamente.
“Per carità, non sia mai che vadano buttate! Mi sacrifico con voi!”, mi rispose prontamente, ridendo.
Iniziammo a bere, chiacchierare e di nuovo a bere. Ci accorgemmo di essere tutti abbastanza allegri quando, involontariamente, gli argomenti iniziarono a diventare sempre più espliciti e le battute più spinte.
Giada, al primo momento di silenzio, propose: “ragazzi perché non facciamo un gioco?”
“Pokerino?”, ribatté immediatamente Marco, guardandomi.
Che assist meraviglioso. Ci eravamo dimenticati che il nostro amico era un appassionato di poker, e spesso organizzava dei piccoli tornei tra amici, giusto per divertirsi. Sicuramente non aveva pensato a giocare scommettendo indumenti, conoscendolo si sarebbe tranquillamente messo a contare le fiches.
“Non abbiamo fiches, la vedo dura”, commentai mostrando indifferenza, ma lanciando un segnale a Giada.
Lo colse al volo e risolse la situazione: “allora perché non facciamo uno strip poker? Ci togliamo i vestiti, è più facile, tanto si muore dal caldo.”
Marco apparve un po’ confuso. È un ragazzo intelligente ma spesso su queste cose è un po’ addormentato.
“Dai ci sto!”, esclamai io.
Il nostro amico, forse tranquillizzato dal fatto che io fossi d’accordo, accettò divertito.
Alla prima mano persi io, che tolsi la maglietta. Seguirono altri turni in cui Giada ci fece praticamente a pezzi. Questione di fortuna (o sfortuna nel nostro caso), ma io e Marco rimanemmo in mutande in poco tempo. D’altronde era estate, gli indumenti erano pochi.
Il fato, però, gira per tutti, e improvvisamente iniziò a perdere anche Giada. Si tolse i sandali, poi la maglietta e gli shorts.
Rimase in reggiseno e slip, regalandoci anche una veloce giravolta per mostrarsi meglio. Notai subito il mio amico cominciare ad “aggiustarsi” i boxer sempre più frequentemente, si poteva chiaramente vedere un gran rigonfiamento tra le sue gambe. Buon segno, stava apprezzando.
Nel frattempo io ero molto teso, eccitato, ma al contempo anche un po’ geloso.
Finalmente, ecco che l’anima pokerista del mio amico iniziò a venir fuori.
Giada perse il reggiseno, se lo sfilò, ligia alle regole, e lo gettò a terra. Marco sgranò gli occhi, mi lanciò uno sguardo in cerca di approvazione e lo tranquillizzai.
L’eccitazione era palpabile, ognuno di noi aveva il fuoco tra le gambe.
Distribuite nuovamente le carte, stavolta io calai una coppia di re e il nostro amico un bel tris. La mia ragazza non aveva alcun punto, così arrivo il momento fatidico.
Marco: “mi sa che ti tocca far cadere quegli slip”.
“La fortuna ti è durata per poco”, aggiunsi ridendo.
Giada, commentando la nostra sfacciataggine, si girò di spalle e comincio a sfilare lentamente le mutandine. Ci aveva preso gusto, si muoveva come fosse un vero spogliarello. Completato il movimento, si voltò verso di noi mostrandoci la sua figa depilata, sicuramente già umida. Marco non le staccava gli occhi di dosso, imprimendo nella sua mente tutto quel ben di Dio di sensualità.
L’essere arrivati praticamente alla fine creò uno stallo, non sapevamo come muoverci.
“E adesso che ci giochiamo?”, chiese lei tra il perplesso e l’ammiccante.
Marco, che aveva forse finalmente capito qualcosa, propose: “noi abbiamo ancora i boxer, continuiamo. Chi perde tutto si dovrà sdebitare in qualche altro modo”.
Se avessi perso io non so cosa avrei dovuto fare, ma per fortuna non lo sapremo mai. Il nostro amico, infatti, le sbatté sul tavolo una doppia coppia, vincendo anche questa mano.
Giada finse di fare l’innocente, chiedendo come avrebbe dovuto pagare.
Marco mi guardò, esclamando: “io un’idea la avrei, ma non so se il tuo ragazzo è d’accordo”
“Tranquillo, qualsiasi cosa tu abbia in mente fai pure. Del resto, i debiti vanno saldati”, ribattei strizzando un occhio.
Non perse altro tempo, le ordinò di inginocchiarsi davanti a lui e sdebitarsi come preferiva.
La mia ragazza non vedeva l’ora, prese un cuscino e si inginocchiò tra le sue gambe, proprio davanti ai suoi boxer. Infilò una mano ed estrasse un membro a dir poco gigante, era molto dotato il nostro pokerista.
“Che non si dica che non saldo i debiti”, fu l’unica cosa che aggiunse mentre gli rivolgeva un sorriso malizioso.
Fissandolo negli occhi lo masturbò fino a portarlo ad erezione completa, per poi accoglierlo tra le labbra. Iniziò a fargli un pompino da manuale, arrivando fino in gola. Una volta scaldata la situazione, decise che non era certo il momento di distribuire le carte per un’altra mano.
Giada si alzò per poi risedersi, ma stavolta non sulla sedia. Senza indugiare, infilò il cazzo dentro la sua figa già grondante e iniziò a cavalcarlo mentre si dedicava ad un bacio appassionato.
Nel frattempo, io ero già su di giri. Mi avvicinai a loro e iniziai ad accarezzare i capelli della mia ragazza.
Capì il segnale, così dopo un paio di minuti si spostò da lui mettendosi a novanta. Marco non perse l’attimo per assecondarla, iniziando a scoparla con decisione a pecorina. Porsi il mio cazzo pulsante verso Giada e glielo misi in bocca. Il nostro amico la sbatteva da dietro dettando, di conseguenza, i ritmi del pompino che stavo ricevendo.
Successivamente ci scambiammo di posizione, provammo quante più posizioni ci riuscissimo ad inventare. Continuammo a scopare quasi tutta la notte, le barriere erano cadute ed era il momento di sperimentare ogni nostra fantasia.
Dopo un tempo interminabile, Giada decise di regalarci il gran finale. Mentre ci masturbava contemporaneamente ci sfidò:
“Visto che i giochi d’azzardo piacciono a tutti, a quanto pare…”
Io e Marco eravamo in estasi, prossimi a sfogarci, a stento capivamo le sue parole.
Continuò: “il primo che verrà, verrà tristemente sulla propria pancia.”
“E l’altro?”, chiese Marco con le ultime forze.
“Chi mi resisterà di più, potrà venirmi in bocca dopo un bel pompino”.
Non fece neanche quasi in tempo a finire la frase che non riuscii a trattenermi. Iniziai a venire copiosamente, imbrattandomi. Avevo perso, ma sicuramente non mi era andata male.
“Abbiamo un vincitore!”, esclamò con entusiasmo la mia lei.
Ridemmo tutti di gusto, mi spostai per fare spazio e mi asciugai con dei fazzoletti.
Giada, intanto, si accovacciò tra le gambe del suo amante e riprese avidamente in bocca il suo cazzo sul punto di esplodere. Passarono pochi secondi prima di sentire dei grugniti uscire dalla sua bocca. Lei rimase impassibile e continuò a succhiare, finché lui non riversò tutto ciò che aveva nella sua bocca. Si alzò, aprì le labbra per farmi vedere bene il suo bottino di guerra, e ingoiò fino all’ultima goccia.
Ero felice perché Giada era felice, e ci eravamo divertiti tutti. La gelosia era passata in secondo piano e avevamo appena scoperto un mondo completamente nuovo. Le diedi un bacio sulla fronte e la aiutai ad alzarsi.
Era quasi mattina, ci andammo a lavare e salutammo il nostro amico, con la promessa di rivederci.
In effetti, ci furono molte altre occasioni per divertirci insieme.


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