Che strano i primi giorni di lavoro in un ospedale…passi dall’aula universitaria a quell’odore saturo di alcool, che come una droga s’insinua nelle narici, fino ad arrivare negli occhi e poi al cervello…le luci ti accecano e il tuo camice bianco è di invito per chiunque di poterti fermare e chiedere qualunque cosa…aspetto il ciclo, che palle…ma le mie bocce non aspettano altro tutte le volte, perché si gonfiano ancora di più e quasi strabordano dalla camicetta!!


Sono consapevole del mio corpo, sempre sicura di me e delle mie capacità e.. in tutte le mie cose sono sempre stata così…so esattamente cosa riflette il mio specchio…e ne approfitto, perché mi piace essere guardata, mi piace curiosare nei meandri dei loro pensieri…immagino di ritrovarmi “in qualunque posizione” in quella loro testolina….così nel corridoio, passando per la sala attesa visite, ammicco un sorriso, salutando e….mi rilasso abbassandomi verso la scrivania della collega per vedere la turnazione delle visite e già immagino il loro languore, guardandomi il culo ben disegnato dal perizoma che quella posizione appena assunta mette in risalto….E all’improvviso mi giro di scatto…e…che ridere!!! i loro occhi non sanno cosa incontrare prima per non far capire cosa guardano, li seguo con gli occhi uno per volta e…sono smarriti, come quando la mamma scopre la marachella del bimbo….quindi sempre con il mio sorriso birichino, chiamo i primi tre e li invito a scendere in ambulatorio.


All’improvviso lo sguardo mi andò su un uomo, sulla cinquantina, capelli brizzolati, super attraente. Incrociai i suoi occhi, di un azzurro intenso e… che strana sensazione, mi sentii spogliata nell’anima e nel corpo… mi sorrise, assecondai ma avevo le visite a cui pensare, quindi salutai Lavinia e lasciai la sala, per dirigermi in ambulatorio.


Avevo deciso di iscrivermi a medicina e avevo avuto poche titubanze nella scelta della specializzazione…poco spazio all’immaginazione…. urologia con specialistica in andrologia…


L’affascinante paziente
Mentre aspettavo che il primo entrasse, cercavo i guanti monouso, e mentre ero abbassata, con i glutei all’aria pensavo ad altro tra me e me e non mi ero resa conto che fosse già dentro.


Mi alzai e me lo trovai davanti, alzai lo sguardo e arrossii, ero emozionata, vedermelo a due centimetri non me l’aspettavo, non lo avevo messo in conto, i suoi occhi azzurro intenso tornarono a incontrare i miei e fu lì, in quel preciso istante che mi ci tuffai senza remore con i miei.


Riuscii solo a dirgli:” sei tu, mi hai seguita”.


E lui: “Dottoressa, io giusto da lei dovevo venire, ho una visita prescritta dal mio medico di base per un controllo al mio pene, mi vergogno a dirglielo ma ultimamente non lo trovo più in forma”.


Lo guardai, e di nuovo quella strana sensazione e allora prima che se ne accorga, cerco una scusa e mi allontano, vado in bagno, mi getto dell’acqua sul viso e mi guardo allo specchio.


Andrea si chiama e mi destabilizza, lo avevo ascoltato tutto d’un fiato, ma i miei pensieri erano andati oltre, mi sentivo strana ma dovevo essere professionale prima di tutto, quindi decido di scacciare questa sensazione e mi ricompongo, tornando da lui.


Appena fui dentro, mi chiese se stesse andando tutto bene. Io annuii e iniziai la visita.


Gli chiesi di spogliarsi e di mettersi sul lettino, cercavo di evitare i suoi occhi, non volevo si rendesse conto del mio imbarazzo.


“Sei pronto Andrea? Dai, tranquillo, vedrai che finiamo presto, rilassati adesso e chiudi gli occhi”.


Una visita approfondita
Iniziai a sfiorarglielo per essere il più delicata possibile, volevo che si sentisse a suo agio, così notai che aveva proprio un bel cazzo, liscio e caldo, Per tutto il tempo non parlai, cercai di ascoltare ciò che aveva da dirmi il suo cazzo… vero…non reagiva agli stimoli, stranamente tra le mie mani non sussultava, capii che qualcosa non andava, ma era presto per comprendere la natura del problema.


Allora lo feci scendere e iniziai a fargli diverse domande, gli chiesi se fosse sposato oppure se gli piacesse cambiare partner spesso; se gli piacesse stare da solo o uscire con gli amici; se avesse un cane, degli hobbies da fare dopo il lavoro; insomma, cercavo di stabilire un rapporto di fiducia, confidenziale, per vedere se si lasciasse andare, avevo un’idea e speravo di non sbagliare.


Mi dimenticai di non guardarlo, la sua testa china sui pantaloni, cercava forse qualcosa da dire, non so, tutto accadde in pochi secondi e i suoi furono ancora dentro i miei, ma stavolta erano diversi, più profondi, chiedevano aiuto, mi supplicavano e …


Allora mi alzai, mi avvicinai a lui abbassandomi e gli presi le mani, dicendogli che andava tutto bene, che ero lì per lui e non me ne sarei andata fin quando non avesse sorriso.


Lui era triste e imbarazzato, come quando un si vergogna.


Iniziai ad accarezzargli i capelli, le mie mani s’insinuavano tra le ciocche ribelli, mentre le mie labbra baciavano il suo collo e poi le labbra, e poi il petto. Gli sbottonai la camicia, era muscoloso, bellissimo, caldo. Continuai a scendere sfiorandolo sempre con le labbra, ad un tratto mi prese la testa e facendomi alzare mi abbracciò fortemente, stette così non so per quanti secondi, allora mi guardò intensamente e in silenzio, mi sfiorò una guancia, mi prese per il mento e mi baciò con un’intensità mai sentita prima. Poi scese con le mani, mi sbottonò il camice e continuando la camicia, mi strappò quasi il reggiseno e iniziò a succhiarmi voracemente i capezzoli, erano turgidi e vogliosi, la sua mano s’insinuò sotto la mia gonna, tra le cosce, allora mi tolse la gonna e mi adagiò in quella stessa poltrona.


Ero in balia dei suoi movimenti, in quel momento mi avrebbe potuto fare qualunque cosa. Pensai cosa avesse potuto provocare in lui un blocco così estremo visto il suo charme, ci sapeva fare eccome… non era maldestro, non lasciava nulla al caso, sapeva esattamente dove mettere le mani e cosa voleva fare.


La sua lingua che mi scopa
Mi aprì decisamente le cosce e la sua lingua fu dentro la mia figa, me la slinguazzava, mordeva e mangiava e il clitoride trasudava nettare che lui leccava voracemente. Ero eccitatissima, le sue dita lunghe erano già dentro ed esploravano tutte le mie voglie. Il mio orgasmo era vicino, sentivo un profondo calore e volevo il suo cazzo, lo volevo così tanto ma avevo il timore di distrarlo, che ripensasse alle sue paure e al problema, così non ci pensai e andai incontro al mio piacere.


Mentre godevo, gli occhi di Andrea erano fissi su di me, mi ammiravano e mi facevano sentire un’unica cosa con lui, mi sussurrava all’orecchio di non fermarmi con il mio piacere, mi continuava a succhiare il clitoride e a sfondarmi con le dita la figa per non farmi smettere di godere…


Ebbene, ad un certo punto mi andò di baciarlo e mentre la mia lingua danzava con la sua, lui continuava a sfondarmi la figa con le dita e fu in quell’esatto istante che il mio corpo si accorse di un suo sussulto. Con le mani lo accarezzavo sulla schiena e il petto e il mio sfioramento finalmente aveva un senso, il suo corpo finalmente sentiva.


La sua bocca era caldissima e il suo cuore batteva forte e finalmente lo sentii, caldo tra le mie mani e grosso e duro… finalmente!!! speravo che il suo cazzo diventasse duro da quasi un’ora.


Lo guardai, lo vidi quasi commosso, nei suoi occhi il mare, nella mia bocca che adesso accoglieva il suo cazzo tanto calore. Glielo succhiai delicatamente, alternando con la lingua, baciando l’interno coscia, i suoi testicoli che mettevo in bocca e succhiavo, salivo con la lingua e succhiavo quella cappella che era stata messa da troppo tempo a riposo…


Una promessa mantenuta
Ebbe un sussulto forte, mi fermò, mi alzò la testa e mi infilò la lingua in bocca, baciandomi con passione, quindi mi prese in braccio e mi adagiò sul lettino e infilandomi il suo cazzo nella mia figa spinse fortemente. Il suo cazzo era enorme e lungo, bellissimo, eccitantissimo e io lo sentivo in profondità, lui spingeva e godeva, finalmente gli piaceva, mi succhiava i capezzoli e mi sbatteva.


Sapeva quali movimenti mi facevano godere di più, andò oltre, si prese anche il mio culo, lo stimolò con le dita e poi lo aprì con il suo bellissimo cazzo. Mi sbatteva forte, entrava in culo e in figa, alternava il suo succhiare tra i capezzoli e il clitoride, mi aveva soggiogata, ero sua e… Andrea era mio.


Stavamo condividendo il piacere più assoluto, e fu lì che sentii il suo latte dentro di me, in figa caldo e mi sentivo riempire anche l’anima. Quando uscì dalla mia figa, con la bocca mi succhiai le ultime gocce di sborra dal suo cazzo e poi lo guardai, mostrandogli un sorriso, soddisfatta.


Lui contraccambiò il mio sorriso, in fondo tenendogli le mani gli avevo promesso che sarei rimasta con lui fin quando non avesse sorriso… e avevo mantenuto la promessa.


Andrea mi abbracciò ancora…. Adesso era guarito.


Racconto di Elena 176

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