Rimanemmo così per diversi minuti. Io su quel divano, comodo, e lei sdraiata, col torace posato sulle mie gambe e la testa che ondeggiava. Le labbra scorrevano sulla mia cappella, accompagnate dalla lingua, in un movimento perfettamente misurato e preciso. Un capolavoro.

Quando finalmente si staccò, roteò il corpo mettendosi con la schiena sul divano e la testa sulle mie gambe. Si voltò per guardarmi con aria soddisfatta. Come per dire “sono stata brava, vero? Lo so che è così!”.


Per tutta risposta le feci una carezza sulla testa.
Ma in me si era accesa una voglia. Anzi, l'aveva accesa Sabrina.
Ed ora, anche se lei si era fermata, non accennava a smorzarsi.
Quindi la carezza sulla testa divenne una mano che precipitava lungo i fianchi prima, e sulle natiche poi.

Il palmo della mano che misurava il sedere si sollevò lasciando il campo alle dita, le quali scavalcarono il bordo del vestitino e si diressero tra le cosce, strette per via della posizione.


Il suo sguardo ancora indugiava su di me, questa volta con una malizia un po' diversa. Come fosse in attesa. “Ah sì? Vediamo allora cosa sai fare”. Questo diceva il suo sguardo.

Ed infatti divaricò le gambe il tanto che bastava per lasciare spazio alle mie dita curiose, senza staccare gli occhi dai miei.
Per un po' la toccai, piano, come se stessi solleticando.
E dapprima mi accorsi che era già bollente.
Ma non mi bastava. Calze e mutande si sommavano in un ostacolo che dovevo assolutamente abbattere, rimuovere.


Così mentre alla tv ancora andava avanti il film che avevamo messo per farci da sottofondo, mi alzai dal divano, spostandola con gentilezza da sopra le mie gambe.


Prima di mettermi in ginocchio davanti a lei sul divano, le sfilai le calze, rivelando delle gambe lunghe, con cosce sode. Sulle unghie dei piedi portava uno smalto blu, ma di tonalità diversa da quella del vestito: più scura.

Vuoi togliermi anche queste o ti piace di più spostarle?
Disse sogghignando?
Le risposi che per quello che volevo fare io stavo più comodo togliendole.
Ah sì? Perché, che vuoi fare ragazzino?
Vedrai”, fu la mia risposta, mentre le sorridevo.


Chissà se si era accorta che la stavo mangiando con gli occhi. La mia erezione era tale che la pressione contro i pantaloni iniziava a farmi quasi male.


Così non solo sfilai le mutandine rosa, ma tolsi la cinta dei pantaloni e slacciai il bottone.
Le feci cambiare la posizione in cui si trovava, spostandola da sdraiata a seduta.

Finalmente ero lì, in ginocchio, con davanti lei sul divano a gambe aperte.
L'orlo del vestito tirato su fino al girovita, e le gambe tutte aperte, a rivelare l'incredibile segreto di quella vagina così rosa, cosi soffice. Così calda.


Iniziai a fare su e giù con il dito, e da subito seppi di fare bene, perché il suo corpo si inarcò lentamente all'indietro e il collo spinse indietro la testa. Una reazione delicata, non brusca.


Protrassi questo mio gesto per tutto il tempo necessario a trovare i primi cenni di umido.
Ora che stava iniziando a bagnarsi le chiesi “sei pronta?


Mi disse “Per prenderlo tutto dentro? Sì, sono prontissima
Di già? Te lo scordi
Come no? Ma io ne ho voglia” insistette


Lo so, ma io ho appena iniziato a giocare con te” le spiegai, tutto mentre ancora la toccavo, seppur avendo diminuito l'intensità.
Infatti aveva rilassato il suo corpo, riportandolo alla posizione iniziale.

Mi stava guardando con aria di sfida.
Però ho freddo alle gambe così.
Mi colse un po' alla sprovvista. Mi guardai intorno cercando una soluzione, ma non ero a casa mia.


Ma lei era già più avanti di me, infatti aveva agguantato una coperta e la stava stendendo sulle gambe.
"Perfetto" pensai. E infilai la testa sotto la coperta e tra le gambe.


Ma che fai?” disse. Ricordo l'eccitazione che provai sentendo la frase terminare con un sussulto dato dal probabile brivido ricevuto dal contatto delle mie labbra sulla sua vagina.


Mi accorsi che allargò un po' le gambe, per farmi ancora più spazio.
Ma la verità è che non mi occorreva, perché ero in una posizione perfetta per fare quello che volevo fare. E comunque il controllo delle gambe era mio, dal momento che le tenevo con le mie mani.


All'inizio gli diedi dei semplici baci, indugiando soprattutto tra l'interno coscia, e le labbra esterne. Poi mi concentrai sulla vulva, andando a compiere dei movimenti, con la lingua, ascensoriali.
Su e giù, giù e su.


Le mani da Sabrina, da fuori della coperta, si avvinghiarono sulla mia testa.
Mormorava.
Oddio, cazzo se sei bravo. Hai capito il ragazzino?


Ma io non mi ero mai reputato un pioniere della leccata, semplicemente seguivo il mio istinto. Ed il mio istinto mi suggeriva di toccarla con la lingua in maniera delicata ma costante.


Andai avanti così per un po', forse per lo stesso tempo che lei dedicò a me. Riemersi dalla coperta solo quando il suo essere bagnata aveva inzuppato i miei baffi e attenuato le sue percezioni.


Adesso se vuoi posso mettertelo dentro” le dissi con aria abbastanza soddisfatta, soprattutto vedendo la sua faccia appagata. Stava sorridendo, ed io ero contento che le cose stessero andando bene. Del resto era la seconda volta che ci vedevamo, e la prima fuori da un contesto lavorativo. 
Naturalmente la mia erezione non aveva ceduto di un millimetro.


Sì ma dobbiamo andare di là, nel letto.

E così si tolse la coperta di dosso, e scalza si diresse nella stanza adiacente.
Io la seguii ovviamente.
Prendi i preservativi” aggiunse fermamente.


Quindi mi fermai nella stanza dove avevo riposto la giacca entrando, e presi la confezione di preservativi.


Quando la raggiunsi nella stanza da letto si era già sfilata il vestito blu, che giaceva su una sedia all'angolo.
Si stava togliendo il reggiseno: nero... per niente in abbinamento con le mutandine.


Appena ebbe finito corse sotto il piumone del letto, perché effettivamente faceva freddo. Mi spogliai e la seguii molto velocemente.

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