Che fra queste due categorie di donne ci siano spesso scintille, è un fatto acclarato. In genere, una suocera considera il figlio sempre il suo cucciolo, il suo bimbo che solo lei sa accudire e, quindi, il sopraggiungere della nuora va ad intaccare questa certezza. La nuora, dal canto suo, sa che combattere contro la suocera genera sempre il malcontento nella coppia e quindi le loro incomprensioni restano chiuse nel loro ambito, in maniera molto labile, senza coinvolgere l’ignaro coniuge, cui vengono profusi solo sorrisi e basta. Ma non è sempre così. Fra mia madre Giulia e mia moglie Pamela, vi è un rapporto magnifico, una quasi simbiosi che rasenta l’amore e sapete il motivo di questa fantastica amicizia? Entrambe sono due zoccole e, ad esse, va aggiunta anche mia sorella Luisa. Sì, mia madre è una zoccola come poche e mia moglie e mia sorella, non sono da meno. Ma badate bene, zoccole non ci si diventa, ce l’hai dentro, quell’esser zoccola ce l’hai nel DNA, e non perché ci si vuol diventare o perché tuo marito ti ci vuole far diventare, lo sei per natura, così, senza forzature. Esse sono zoccole, furbe e consapevoli di questa loro peculiarità. Fra loro non ci sono scontri o competizioni: tutte e tre sanno che, unite, sono davvero insuperabili e, per me e mio padre, esser cornuti è una condizione ed un dato di fatto così ovvio, che non ce ne facciamo certo un cruccio, anzi, spesso ne abbiamo pure usufruito e goduto anche noi. Mia madre, oggi, ha quarantasette anni: è una bella donna, la classica bellezza mediterranea, alta, mora e con un seno rigoglioso, una quarta piena, labbra carnose, gambe lunghe, confluenti in un culo da favola. Sposata con mio padre da ventotto anni, io ne ho ventidue e sono di due più grande di mia sorella Lucia, anche lei una grande zoccola, ma voglio che sia mia madre stessa a raccontarvi, come sia diventata così zoccola.


 


Giulia



Sono Giulia e son sposata con Carlo da ventotto anni. La descrizione fisica di me l'ha già fatta mio figlio Luca, ma ciò che voglio raccontarvi ora è come è successo che son diventata una grande zoccola. Da ragazza vivevo in una zona popolare della città e, insieme a tre amiche, di cui una più grande, ci divertivamo a far a gara a chi faceva più bocchini. All’epoca avevo diciassette anni e, ben presto, avevo scoperto che c’era gente disposta a pagare per farsi succhiare il cazzo e, se ci sborravano in bocca, il compenso era di gran lunga maggiore. Con questo sistema, in breve tempo, il mio gruzzolo era lievitato di molto. Ero considerata una vera professionista. Ne succhiavo anche sei o sette al giorno e, più mi pagavano, più lì accontentavo. Fu durante lo stesso anno che ricevetti, da parte di Giovanni, la proposta di farmi rompere il culo. Era un amico di famiglia, anzi, direi che fosse più amico di mia madre, al punto tale che, spesso, veniva in casa anche quando mio padre non c’era. Aveva scoperto la mia indole tesa a succhiare cazzi e, quando lo facevo con lui, mi infilava le mani fra i seni, già di quarta misura, e quelle carezze mi mandavano in estasi. Data l'opulenza dei miei seni, avevo già sperimentato la spagnola e, quando quella pratica la facevo a lui, si eccitava davvero tantissimo. Non lo aveva molto grosso, ma lungo e con una bella cappella a punta.
«Brava, così, lecca e stringi per bene il cazzo! Mi fai impazzire! Che seno stupendo! Dai, che sborro!»
Quando me lo mettevo fra i seni, lui sborrava tantissimo e, ovviamente, il regalo era sempre più consistente. Fu durante l’inizio dell’estate che mi chiese di scoparmi nel culo.



«Ti pago una bella somma e ti prometto che sarò delicato.»



Ero combattuta e incerta, così chiesi consiglio a mia madre. Le sue parole mi furono molto utili nel prendere la mia decisione.



«Figlia mia, nella vita di una donna capita sempre uno che, quando meno te lo aspetti, ti sfonda il culo e, in genere, ci va giù di brutto e senza nessuna delicatezza. Se decidi di fartelo rompere da Giovanni, son certa che lui farà un buon lavoro: è bravo, gentile, di lui mi fido. Avrai anche il culo rotto, ma ne avrai guadagnato una bella sommetta e, forse, ci godrai pure.»



Così mi lasciai convincere e una mattina di inizio giugno mia madre entrò in camera mia e mi portò in bagno, dove mi sottopose a due grossi clisteri. Sentire l’acqua tiepida entrare dentro il mio intestino, mi eccitò molto e poi lei aggiunse della crema che, in qualche modo, rese più morbido ed elastico il mio buchetto. Dopo di che, andò ad aprire la porta per andarsene e mi lasciò con Giovanni che, quando lei lo ha salutato, era sulla soglia di casa e gli ha raccomandato di usare dolcezza con me. Lui mi trovò vicino alla porta della mia cameretta, nuda e pronta. Mi prese per mano e, dopo avermi dato un bacio, mi portò vicino al letto e, dolcemente, mi fece distendere e cominciò ad accarezzarmi, portandomi subito ad un buon livello di eccitazione. Si mise disteso sul letto e mi fece allungare su di lui e, per la prima volta, sperimentai un bel 69. Da come glielo succhiavo, lui ne traeva tanto piacere che ricambiava leccandomi la fica, fino a farmi raggiungere un portentoso orgasmo. Tremavo scossa da quel forte piacere e mi concentrai su quel cazzo che avevo succhiato molte volte. Poi mi mise di lato.



«No, piccola! Non voglio sborrare nella tua bocca, anche se mi piace tanto; adesso ti preparo il culetto per poterlo aprire in maniera perfetta!»



Così si mise dietro di me e mi sollevò, facendomi appoggiare il viso sul materasso e cominciò a leccare e succhiare il mio fiorellino, che lentamente si rilassava. Lui, con un dito, lo riempiva di quella stessa crema che mamma aveva lasciato in camera mia e sentivo che, quando lo infilava dentro, scorreva bene senza provocarmi alcun dolore o fastidio. Dopo averlo lubrificato in abbondanza, appoggiò la cappella sul buchetto e si allungò su di me.



«Rilassati e fa un bel respiro; quando, contando, arrivo a tre, non ti irrigidire: sentirai solo un leggero dolore o fastidio, ma passerà presto e poi sarà solo piacere. Dai, comincio a contare. Uno...»



Non arrivò mai a tre, perché appena detto uno me lo spinse dentro tutto di colpo. Dopo un attimo di esitazione ed anche un po’ di paura, l’ho sentito scivolare agevolmente. Mi sentivo allargare e riempire l’intestino. Ho fatto un bel respiro e, dopo poco, avvertivo solo una certa pienezza, oltre un leggero fastidio al culo. Lui ha preso a scorrere dentro e fuori ed io mi rilassavo. Mi ha afferrato per i fianchi e, lentamente, ho incominciato a sentire un piacere diverso, intenso. Lui mi scopava sempre più forte, fin quando, improvvisamente, ho avuto il mio primo orgasmo. Ero sconvolta, non credevo potesse esser così bello. Ne avevo sentito parlare dalle compagne e tutte dicevano che nel culo faceva male, non si gode, mentre, al contrario, io stavo realmente godendo di culo.



«Cazzo! Mi piace! Dai, vengo!»



Lo sentivo scorrere liberamente e mi procurava una bellissima sensazione di pienezza, perciò lo assecondavo spingendo il mio corpo contro il suo cazzo, quando affondava dentro di me e lui, rendendosene conto, me lo spingeva con maggior forza e più velocemente.



«Che bella troietta che sei! Sei meravigliosa! Cazzo, lo prendi in culo come se lo avessi sempre fatto! Se continui così, diventi più zoccola di tua madre! Sì, ti sfondo!»



Poi ha allungato le mani sul mio corpo, ha afferrato i miei seni e mi ha costretto a mettermi dritta. Adesso ero in ginocchio sul letto, con lui che mi impastava i seni e torturava magnificamente i capezzoli, mentre me lo spingeva sempre più forte nel culo.



«Dai, troietta, toccati la fica, che così godi di più!»


 


Ho aderito a quel suo suggerimento e, appena ho sfiorato il mio bottoncino, un violento orgasmo mi ha fatto fremere tutta.



«Vengo! SI', VENGO! ORA!»



Mi ha scopato il culo a lungo ed abbiamo cambiato diverse posizioni: fin quando ero distesa di lato, con lui che mi inculava con violenza, mi teneva la gamba sul suo fianco, mentre, con la mano mi masturbava davanti. È così che ho avuto l’ennesimo orgasmo, che ha scatenato anche il suo.



«Cazzo! Mi fai venire di nuovo! Ora vengo ancora!»



Lui mi ha pompato ancora un po', poi è esploso nel mio intestino. Ho sentito dilagare dentro di me il suo seme bollente. Ho provato la stessa sensazione di quando, poco prima, mia madre mi aveva fatto il clistere di acqua tiepida, solo che ora non era acqua, ma sborra e questo aumentava la mia libidine.



«Sì, monellina, eccomi, sborro, ti riempio il culo! Cazzo, che meraviglia!»



Ha continuato a muoversi dentro di me al punto da farmi sentire la sua sbroda schizzar fuori dal culetto ridotto ad un cratere, ogni volta che me lo spingeva dentro, poi ho avuto forte il desiderio di venerare quel cazzo che mia aveva fatto godere tanto e, dopo averlo sfilato dal mio martoriato buchetto, mi son rigirata velocemente e l’ho preso in bocca, lasciando Giovanni oltremodo sorpreso.



«Accidenti, che troia! Dai, vediamo se ti riesce di farmi sborrare di nuovo! Mi fai morire con la tua bocca! Sei una perfetta succhia cazzi!»



Inutile dire che ci ho messo l’anima in quel pompino. Volevo dimostrare che ero una zoccola di tutto rispetto e, dopo averlo succhiato e segato con la mano, lui ha preso a godere, finché non mi ha schizzato due bordate di sborra in bocca. Erano solo due, ma per me hanno rappresentato un vero premio.



«Dai, eccomi cazzo! Mi fai sborrare! Sei fantastica! Che troia! Nemmeno a tua madre riesce tutto questo, sei insuperabile e farò di te una vera zoccola, un capolavoro di troia!»
L’ho lasciato pulito e poi mi sono adagiata sul suo petto. Il suo respiro era affannato, ma io volevo delle spiegazioni che lui non ha esitato ad elargirmi, con dovizia di particolari.
«Che volevi intendere quando dicevi che sono più brava di mamma? Che ne sai tu di come succhia mia madre?»



Lui mi ha sollevato il viso e con un sorriso sereno, mi ha confermato ciò che, già da tempo, sospettavo, ma con un particolare in più, che mi ha stupito.



«Scopo tua madre da quando si è sposata con tuo padre, cui ho fatto da testimone. La prima notte di nozze, lui l’ha sverginata davanti ed io dietro. L’abbiamo scopata per tutto il viaggio di nozze e, dopo la prima volta, le abbiamo sborrato dentro insieme, tante di quelle volte, che è possibile che tu possa esser mia figlia. Da allora la scopo regolarmente, con grande soddisfazione di tuo padre, che impazzisce quando le sfondo il culo e poi le inondo la fica. Quando siam tornati dal viaggio di nozze, era già incinta di te. Da allora sono il suo toro fisso e, da alcuni anni, tuo padre nemmeno partecipa più alle nostre scopate, ma non si oppone se la faccio montare anche da due o tre amici fidati, che poi è quanto voglio fare anche con te. Chi credi mi abbia detto che eri diventata una brava succhia cazzi e mi ha consigliato di farti questo servizietto al culo, facendomi giurare che ti avrei lasciato intatta la fica? Secondo il suo volere, la devi dare solo alla persona che diventerà tuo marito, mentre il resto, bocca e culo, li puoi far assaggiare a chiunque ti paghi bene. Spero che un giorno, trovi un bravo ragazzo che sappia apprezzare la tua bravura a godere con un cazzo in bocca e, da adesso, anche in culo. Nel frattempo provvederò che tu ne goda al massimo, se lo vorrai.»



L’ho abbracciato e baciato con le lacrime agli occhi per la gioia. Poi sono andata in bagno per lavarmi, anche perché sentivo che mi colava tutto dal culo. Quando son tornata, lui si era rivestito e, sul comodino, c’era una cospicua somma di danaro, molto più di quanto stabilito. L’ho guardato incredula.



«Tranquilla, te li sei meritati tutti, con quel superbo pompino. Adesso me ne vado, ma ci sentiamo e ti farò provare ancora tanto piacere.»



Quando è tornata mia madre, mi ha chiesto di raccontarle tutto e poi mi ha ispezionato il martoriato culetto, constatando che era tutto a posto. Si è complimentata con me per il mio ingresso nel mondo delle zoccole, rotte in culo. Nei mesi a seguire, sono stata inculata da lui e, per tre volte, anche dai suoi amici, che mi hanno slargato a dovere e farcito bocca e culo a volontà, ma sempre nel rispetto del patto che la fica poteva esser leccata, masturbata, ma mai scopata. L’estate dell'anno dopo, avevo già diciotto anni, eravamo al mare e mia madre aveva subito fatto amicizia con Pietro, il nostro vicino di ombrellone, titolare di una bella impresa edile, con una ventina di operai, che aveva con sé, in vacanza, anche il figlio di nome Carlo, un bel ragazzo di vent'anni, molto timido, mentre invece lui era un gran porco. Al secondo giorno, già scopava con mia madre, con la benedizione di mio padre, che si consumava di seghe a guardare quanto fosse troia la sua dolce mogliettina. Mi son subito innamorata di Carlo e, il secondo giorno che stavamo insieme, gli ho fatto un pompino che lo ha, di fatto, legato a me, in maniera definitiva. La sera stessa, mi son fatta inculare, appoggiata ad una roccia. Lui ha spinto dentro il suo cazzo, di buone proporzioni fra le mie chiappe e poi, con un bell’affondo è entrato tutto dentro. Certo non era come quelli che avevo già preso, ma lui non se ne è reso conto, perché mi ha afferrato per i fianchi ed ha preso a stantuffarmi velocemente, sborrando poco dopo con un gemito di puro piacere, mentre io mi ero solo appena eccitata. Il giorno dopo, avevamo noleggiato un pattino per andare a fare il bagno nudi al largo e, dopo un bel tuffo, mi sono distesa e lui mi è venuto sopra: ho imboccato il suo cazzo fra le labbra della mia fica e l'ho lasciato fare perché avevo deciso che era giunto il momento tanto atteso di sentirlo anche davanti. L'ho solo pregato di esser dolce.



«Ti prego, fa piano, sono vergine.»



Ho letto lo stupore sul suo viso.



«Ma come, succhi l’uccello meglio di una puttana e lo prendi in culo divinamente, e sei ancora vergine?»



Ho annuito e lui, con molta delicatezza, mi ha spinto dentro il suo cazzo durissimo, che mi ha provocato un po’ di dolore solo nell’attimo in cui mi ha sverginato, poi ha preso a scoparmi velocemente e, in breve, quando io non ero ancora venuta, mi ha sborrato dentro tutto il suo piacere.



«Adesso sborro! È bellissimo!»



Ho sentito il suo sperma invadermi l’utero ed io ci sono rimasta un po’ male. Ero abituata a godere molto prima di sentire un maschio schizzarmi dentro e, d’impeto, mi son sfilata da sotto di lui e poi gli ho parlato con tono estremamente deciso.



«Adesso me la lecchi e mi fai godere!»



Lui è rimasto un attimo indeciso, ma io l’ho afferrato per i capelli e l’ho costretto a leccarmi la fica, da cui usciva la sua sborra mista al mio sangue.



«Accidenti, ma questo è sangue?! Allora era vero che eri vergine?!»



Mi ha leccato fin quando non son venuta e, potenza della gioventù, il suo cazzo era di nuovo in tiro: l’ho succhiato un po' e poi me lo son rimesso dentro e, questa volta, mi ha portato ad avere un vero orgasmo, anche se ben lontano da quelli provati con le inculate. Quella stessa sera, mentre eravamo a cena con i miei genitori e suo padre, lui ha annunciato a tutti che era sua intenzione sposarmi. Pietro si è girato verso mia madre ed ha sollevato il calice per un brindisi.


 


«Se mi garantisci che diventerà zoccola, almeno quanto te, allora si sposeranno molto presto!»



Mia madre ha sorriso e gli ha garantito che, già da un pezzo, ero più troia di lei e Carlo lo ha confermato.



«Ti assicuro, papà, che ha il culo ben aperto e fa dei bocchini sconvolgenti, ma, cosa insolita era ancora vergine. Oggi ho avuto la sua verginità sul pattino al largo e le son venuto dentro con molto piacere. Le ho anche leccato la fica piena del mio seme e lei ha goduto tanto.»



Nel sentire quelle parole Pietro ha sorriso e poi ci siamo messi tutti sul divano.
Pietro giocava con le tette di mia madre, mentre Carlo mi masturbava con una mano sotto la gonna. Ad un tratto, ero così eccitata che ho aperto i suoi pantaloni, gli ho estratto il cazzo e me lo sono infilato in gola, sotto lo sguardo estasiato di mio padre e di Pietro, che ammirava la splendida tecnica che avevo nel succhiarlo. Carlo era troppo eccitato ed ha sborrato quasi subito. Allora Pietro si è spostato e mi ha fatto mettere vicino a lui, ha estratto un bel cazzo grosso e duro e mi ha invitato a succhiarlo, assieme a mia madre. Dopo averlo reso ben duro, lui mi ha chiesto di potermi inculare.



«Ci tengo a verificare che sei una gran zoccola. Nella mia famiglia, una puttana sfondata c’è sempre stata e mia moglie era fenomenale. Dai, solo per questa volta, poi non ti sfiorerò più, nemmeno con un dito.»



Mi sono inginocchiata sul divano e lui, dopo che mi aveva fatto colare della saliva fra le chiappe, me lo ha appoggiato al culo e poi, con un affondo deciso, è entrato di colpo fino in fondo.



«Accidenti! Che bel culo sfondato! Di certo lo prendi meglio che in fica! Che bello! Ti scopo il culo e ci sborro dentro, pure io!»



Poi, rivolto a mia madre:



«Dai, zoccola, mettiti sotto e lecca la fica, mentre le scopo il culo e tu, che aspetti a fartelo succhiare? Così vedremo se è veramente una che sa scopare per bene, e, soprattutto, se è zoccola al punto da goderne per il nostro piacere!»



Mi ha afferrato per i fianchi e, dopo che mia madre si è distesa sotto di me ed ha cominciato a leccarmi la fica, e Carlo mi ha infilato il cazzo in gola, lui ha preso a pomparmi come un toro scatenato, dandomi dei colpi fortissimi che mi hanno portato quasi subito a godere. Mi ha scassato il culo per una buona mezzora e poi ha sborrato, un po’ dentro ed il resto sul viso di mia madre, che lo ha ripulito tutto.


 


 

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