Sono un po' delusa dalla serata. Cammino verso casa, indosso un cortissimo vestito rosso fuoco, dei tacchi con plateau del medesimo colore, delle autoreggenti nere e una giacca in pelliccia. 


A causa del freddo o dei cocktail bevuti, mi viene una irresistibile voglia di fare la pipì. Un bisogno impellente. Dovrei tenerla, ma mi trovo in una strada buia, in prossimità di un vicolo, e decido di farla lì. 


Da tempo non la faccio più in piedi, come gli uomini, ma mi accuccio a terra come una donna. Dunque, mi tolgo le mutandine, mi accovaccio accanto a un cassone della spazzatura e mi libero. Appena finisco alzo gli occhi dal mio cazzetto e vedo un uomo, un senzatetto. 


È molto alto, possente, ha un ventre piuttosto prominente e una folta barba nera e grigia. Indossa degli abiti sudici e lisi, e sulla testa un cappello da Babbo Natale. Tiene tra le mani un grosso cazzo bruno: 


"Qua ci piscio io", dice e intuisco che deve aver bevuto parecchio, probabilmente del vino scadente. Sembra non accorgersi di me e si mette a pisciare. Ho quell'enorme cazzone a un palmo dal naso. Alcune gocce di piscio mi schizzano addosso, sulle calze di nylon. Rimango a guardare quella verga come inebetita, totalmente sedotta da quel serpentone spruzzante, mentre stringo il perizoma tra le dita. 


Il barbone, finalmente si accorge compiutamente della mia presenza, emette un rutto, si gira col cazzo sgocciolante in mano e: "ciao bellezza, cosa c'è? Ti piace?". 


Sì. Quel cazzo mi piace. Mi eccita anche il luogo. La troia che è in me prende il sopravvento. Allungo la mia mano dalle unghie smaltate e prendo ad accarezzare quel cazzone sudicio. Il barbone sembra gradire, emette degli "oh oh" di soddisfazione. Mi faccio coraggio e lo metto in bocca. L'odore è forte, il gusto salatissimo, ma glielo lavoro con la lingua di gusto. Con una mano mi tengo appoggiata ai suoi pantaloni, con l'altra gli massaggio le palle dure e pelose. 


Il senzatetto mi esplode in bocca. Il suo sperma vischioso mi invade la gola in modo improvviso. Non posso fare altro che ingoiare tutto. Me lo tiene in bocca a lungo, lo sento pulsare sulla lingua e ammosciarsi piano piano. 


Me lo toglie dalle labbra e mi rimetto in piedi, provo ad allontanarmi, mi vergogno un po' di averlo succhiato a un barbone, ma lui mi afferra forte un braccio e dice: "dove vai frocetto, ho ancora le palle piene". 


Tira fuori dal cassonetto un materasso logoro e sporco. Penso "ormai sono in ballo". Lascio che mi ci spinga. Mi metto a quattro zampe e il barbone trova il mio culo completamente esposto alle sue voglie. Mi infila la sua lingua bagnata nell'ano, sento il suo alito caldo sui miei testicoli infreddoliti. Mentre mi lecca il culo mi strizza il cazzetto, me lo torce, facendomi guaire. 


Con un deciso colpo di reni me lo spinge nel culo. Mi stringo ai bordi del materasso. Il mio povero culetto è poco lubrificato e lo sfregamento mi causa un po' di dolore. Agito le mie gambe e lui si compiace di avermi sottomessa con numerosi "oh oh oh". Una nuova copiosa sborrate mi riempie lo stomaco. Il mio cazzetto, duro ed eccitato, sgocciola sul materasso puzzolente. 


Mi rimetto in piedi con fatica. Il vecchio porco mi ha scassata per bene. Si avvicina e mi dà un buffetto sulla guancia come se fossi una ragazzina. Poi, tirandosi via il materasso, scompare nel buio del vicolo. Sono stordita. Cerco il mio perizoma ma non lo trovo. 


Rientro a casa. Mi faccio una doccia per togliermi l'odore acre del barbone. Entro in camera da letto e... che mi venga un colpo! Sopra al cuscino ci trovo il mio perizoma macchiato di sperma.

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