Come spesso accade, oggi pomeriggio sono venuto al bar vicino casa che frequento assiduamente. Da quando il modo di lavorare è cambiato, tra l'alternarsi di giornate in ufficio con altre a casa, ho preso l'abitudine di trascorrere alcuni pomeriggi al Bar Oro Liquido. Il nome mi aveva sempre attirato anche quando ci passavo davanti prima che decidessi di entrarci. Il riferimento al caffè era azzeccato, lo fanno davvero buono. Nella mia testa il nome aveva anche un doppio senso, ma non credo che i proprietari se ne fossero accorti quando hanno deciso di chiamarlo così.


I giorni che preferisco passare lavorando al bar sono il lunedì ed il venerdì, sono le giornate più tranquille. C'è poca gente nel locale e quindi si riesce a concentrarsi meglio, inoltre anche il lavoro è meno caotico. Molto spesso approfitto di momenti calmi per dedicarmi a qualche attività extra lavorativa, in particolare all'hobby della scrittura. Per la precisione mi piace scrivere racconti erotici che poi pubblico su siti che raccolgono questo genere di storie.


È proprio su uno di quei siti che ho conosciuto una scrittrice con la mia stessa vena artistica. Una di quelle conoscenze che avvengono per caso, partita da un suo commento ad un mio racconto. Da lì ho scoperto che non solo leggeva le mie storie, ma ne scriveva di sue, ed anche davvero belle. Non conoscevo quasi nulla di lei come persona, ma ormai ero diventato un grande esperto delle sue storie, dei suoi personaggi, delle loro avventure sessuali. Allo stesso modo lei conosceva tutto quel che scrivevo io.


Avevamo deciso di conoscerci di persona, era nata l'idea di scrivere qualcosa a quattro mani e da alcuni dettagli che avevo descritto nei miei racconti aveva capito che abitavamo nella stessa città. Quindi ora sono qui ad aspettare che si presenti. In effetti non so nemmeno il suo nome, né quale sia il suo aspetto. Magari è già passata e non ho potuto sapere che fosse lei. Di certo non le basta spiarmi dalla vetrina. Quando vengo qui mi metto sempre nell'angolo in fondo alla saletta posteriore. Solo se fosse nel lato estremo del bancone del bar riuscirebbe a vedermi.


Non mi ha dato un orario preciso in cui sarebbe arrivata, quindi ogni volta che sento qualcuno entrare mi metto a cercare di vedere se viene da questa parte. L'ultimo che è entrato in saletta era un signore sulla settantina che si è messo a leggere il giornale su un altro tavolino.


Ecco che si apre di nuovo la porta, sento una voce femminile, potrebbe essere lei. Sta ordinando un caffè al banco, allora probabilmente non si tratta ancora di lei, sarebbe venuta a cercarmi dove le ho detto che mi siedo abitualmente. Il caffè è pronto e vedo che lo porta al primo tavolino della sala in cui mi trovo, si siede lì ignorandomi completamente. Peccato, era sicuramente meglio del pensionato. Avrà un po' di anni meno di me, altezza nella media, fisico formoso, occhi neri, capelli dello stesso colore, lunghi e lisci. Una donna normalissima, di quelle che non fanno particolarmente girare la testa quando passano, ma che spesso possono rivelarsi delle amanti appassionate.


Lasciati da parte i pensieri per la sconosciuta, mi sono rimesso con lo sguardo sul pc proseguendo la scrittura in questa giornata con fin troppe distrazioni. Passano meno di cinque minuti quando vengo distolto da una voce.


"Cosa sta combinando oggi Emma?" Mi chiede la sconosciuta dal suo tavolino.


Emma è uno dei personaggi del mio libro, ma allora è lei che aspettavo. Mi ha studiato per un po' prima di palesarsi.


"Vieni a scoprirlo." Rispondo scostando la sedia.


Si avvicina ed ho modo di osservarla meglio, avrà poco meno di quarant'anno ma li porta decisamente bene. Sarà anche normalissima, ma ora, sapendo quanto può essere erotica la sua mente, per me assume un fascino molto più profondo di qualunque modella potrebbe passarmi davanti. I suoi vestiti nascondono un po' le forme, ma da vicino mi rendo conto che ha anche un seno decisamente ben messo. Indossa una maglia a tinta unita che le arriva a coprire i fianchi, da lontano poteva dissimulare, ma ora che è vicina noto come dai suoi seni partono delle onde di tessuto per come è tirato sul petto.


"Volevi berti in caffè tutta da sola?" Le chiedo.


"No, volevo proprio spiarti un po' senza che tu lo sapessi."


"Ah giusto, tu sei quella che ama spiare uomini nella loro intimità quando non pensano di essere visti." Me ne aveva parlato vagamente in merito ad alcuni suoi racconti. "Anche se non ero proprio in intimità ora."


"Vedremo di rimediare."


"Sei proprio spudorata, mi hai appena conosciuto e mi vorresti vedere nudo?"


La sua sfrontatezza non mi imbarazza, anzi devo dire che ha un effetto contrario, vorrei potermi spogliare e sentire i suoi occhi che mi scorrono sopra ogni centimetro di pelle. Da quelli che già ora può vedere, fino a quelli più intimi e nascosti, che in genere solo la mia compagna può vedere. Il mio cazzo inizia a scalpitare all'idea di essere visto da una donna a cui non è abituato ed in pochi secondi sento che mi riempie le mutande e comincia premere contro i jeans per poter uscire.


"A dire il vero non ci siamo ancora presentati. Non so ancora come ti chiami ma questo non mi impedirebbe di guardarti nudo."


Mentre lei mi spiattella questa tanto insolita quanto vera filosofia, mi viene in mente un'idea piuttosto stramba. Nel punto in cui mi trovo sono ben nascosto da eventuali altri avventori del locale, che poi è per giunta vuoto. Anche se dovesse entrare qualcuno sarei in buona parte nascosto da lei che mi siede di fronte. Comincio ad armeggiare con una mano sotto il tavolino, sbottono i pantaloni, sfilo il cazzo dalle mutande e lo tiro fuori liberandolo dalla sua costrizione. Complice anche il pc che ho davanti credo che lei non si sia accorta di nulla. Ora mi serve una scusa per farle guardare sotto il tavolino.


"Hai ragione, allora adesso sarà il caso di presentarci o ..." Mentre lo dico, sposto il computer facendo in modo che il mouse cada a terra, dalla sua parte. Il cavo che lo tiene collegato fa in modo che non si allontani e finisce a terra da un lato del tavolo.


Lei si abbassa per raccoglierlo, ma potrebbe anche non notare nulla. Prima che possa raccoglierlo allargo bene le gambe e appoggio un piede sul mouse in modo che non lo possa subito prendere. Potrebbe anche pensare che lo sto cercando di afferrare io. Prendo il cellulare, accendo la torcia e la punto verso il mio basso ventre. Con anche questo indizio sono ormai inequivocabili le mie intenzioni.


Non ci vuole molto perché se ne accorga. Me ne rendo conto perché invece di essere come prima piegata ma ancora seduta, spinge indietro la sedia e si mette accovacciata per poter osservare meglio. Sento il suo sguardo che mi esplora per la prima volta, mentre me ne sto con il cazzo fuori dai pantaloni seduto in un locale pubblico. Il mio cazzo si fa sempre più duro mentre lei sta a guardarmi, scendo con la mano sinistra sotto il tavolino e lo cingo, lo accarezzo piano, muovo le mie dita lungo l'asta e disegno il contorno della cappella. Quando passo sulla punta lo trovo immancabilmente umido, come ogni volta che mi eccito. Appoggio il dito e distaccandolo creo un filetto di bava per mostrare alla mia spettatrice quanto sia voglioso il mio cazzo. Poi lo stendo lungo tutto il mio cazzo per far scorrere meglio le dita.


Potrei andare avanti fino a venire, sono certo che lei rimarrebbe tutto il tempo in quella posizione a guardare. Non è quello che voglio in questo momento, siamo qui per conoscerci e parlare della prospettiva di scrivere insieme, ed in pochi minuti le ho già mostrato come mi masturbo.


Spengo la torcia del cellulare, infilo a fatica il pene eretto nei pantaloni e cerco di chiuderli in qualche modo. Intanto lei si rialza dato che non c’è più nulla da vedere e si rimette a sedere di fronte a me.


“Ora posso dirti che sono Matteo.” Allungo la mano destra verso di lei.


“Piacere, anzi molto piacere, Claudia.“ Mentre lo dice invece di stringermi la mano con la sua destra, allunga la sinistra.


Capisco che la sua intenzione non è solo darmi la mano per presentarsi, ma toccare la mano che fino a pochi attimi fa è stata sul mio cazzo. Sto al gioco, gliela stringo e poi lei molla la presa e mi accarezza la mano dolcemente, sfiorando tutto il palmo come a cercare di trovare ancora un po’ dei miei umori.


Noto solo ora toccandola che porta una fede al dito, non sapevo che fosse sposata.


“Non dispiacerà al nome che c’è scritto dentro quell’anello?”


“Direi che non ho fatto nulla di male.” Mi risponde facendo un’espressione d’angelo.


“No, infatti, anche io sono dell’idea che guardare e non toccare non faccia nulla di male.” Le sorrido. “Anche io comunque ho una compagna, e non ho intenzione di tradirla. In passato mi è capitato di essere biricchino, ma non da quando sto con lei.”


“Immagino sia per questo tu non mi abbia mai chiesto di incontrarci. Non ti puoi immaginare quanti mi abbiano scritto puntando ad ottenere un appuntamento con chissà quali mire sessuali. Come se una donna che scrive racconti erotici sia per forza una facile.”
“Infatti non avevo questo genere di aspettativa. Però quando mi hai chiesto tu di vederci per scrivere insieme mi ha fatto molto piacere.”


Dopo aver chiarito che non ci sono implicazioni sessuali nel nostro rapporto mi sento molto sollevato. Non pensavo che lei avesse questo genere di intenzioni quando mi ha chiesto di incontrarmi, ma non pensavo nemmeno di mostrarle il mio cazzo fino a pochi minuti fa.


“Allora come mai hai fatto questo spettacolino per me poco fa?” Mi chiede. “Questo non è tradimento?”


“No di certo! Lo considero solo uno stimolo visivo per il cervello. Con la testa non si può essere fedeli, almeno quella è e deve essere libera di fantasticare. Lo facciamo tutti. C’è chi guarda con desiderio ai personaggi famosi, chi vede film porno, chi legge letteratura erotica, chi semplicemente lascia correre la fantasia, chi tradisce nei sogni, ma tutti nella propria testa sono liberi da vincoli.”


“Mi sembra molto sensato.”


“Poi se hai la fortuna di trovare qualche stimolo più tangibile senza che ci siano implicazioni, diventa ancora più eccitante.”


“Posso quindi affermare di essere fedele solo fisicamente.” Dice lei tenendo una mano sul cuore ed una alzata, come se stesse facendo un solenne giuramento.


Scoppio a ridere da questa scena e lei accompagna le mie risate.


Le faccio vedere il pc dove ho iniziato a scrivere un nuovo racconto, mentre lei legge vado a ordinare qualcosa da bere al bancone. Io prendo una birra rossa doppio malto mentre lei mi fa compagnia con una birra chiara.


Quando torno al tavolino ha finito di leggere e tra un sorso e l’altro mi dice le sue opinioni e qualche buona idea su come continuare. Ha sempre degli ottimi spunti per alzare il livello di erotismo. Leggere quel che partorisce la sua mente è molto intrigante, ma sentirglielo dire a voce ancora di più. Sentire come propone delle scene di sesso parlandone così liberamente, mentre stiamo a chiacchierare in un bar, non fa altro che spingere il mio cervello a vivere quelle situazioni, ed il mio pene a gonfiarsi per gli stimoli che gli arrivano.


Cerco di non far caso alla pressione che sento dentro i jeans, provo invece a distrarmi parlandole di cose meno stimolanti. Le mostro quindi un sito internet che permette di lavorare in più collaboratori sullo stesso documento. Sicuramente potrà esserci comodo per portare avanti il nostro progetto.


La mia soluzione le piace molto anche se la sua idea è di cercare di incontrarci il più possibile di persona, compatibilmente con le nostre vite, per riuscire a confrontarci direttamente. Sono perfettamente d’accordo, parlare con lei è molto piacevole ed in pochissimo tempo siamo riusciti a scambiarci un sacco di idee ed informazioni. Altrimenti ci avremmo messo anche giornate di corrispondenza via email per arrivare a dirci tutto quello di cui abbiamo parlato.
Mi accorgo che tutto a un tratto si è fermata, con lo sguardo fermo sul monitor ma evidentemente assente. La fronte è corrucciata e la bocca in una smorfia come di preoccupazione. Vorrei chiederle cosa le passa per la testa, ma ne approfitto per un momento per guardarla meglio mentre è distratta. Ha proprio l’aspetto della ragazza della porta accanto, il viso pulito senza tracce di trucco, la pelle candida, i capelli lisci come la seta, l’unico vezzo è una collanina al collo, sottile, delicata come sembra essere lei a prima vista. Nessuno potrebbe immaginare quanto invece sia porca la mente.


“Che ti succede?” Le chiedo facendola finalmente uscire da quella sua pausa.


“Niente, è che stavo pensando a quali tematiche sessuali affrontare, e come riuscire a parlarne.”


“Mi sembra che tu non abbia di certo problemi a raccontare nei minimi dettagli, nei tuoi racconti sei molto minuziosa.”


“Ma sono perlopiù cose che ho provato nella vita, quindi è facile.” Mi rivela con nonchalance.


“Allora dove sta il problema?”


“Non sono molto ferrata sul tuo tema preferito, quello che non manca in nessuno dei tuoi racconti.”


“Ti riferisci alla pipì?” La domanda è retorica, so benissimo che quello è il leitmotiv di tutte le mie storie.


“Sì, proprio quello, io non ho nessuna competenza in merito. Tu invece ne parli in modo così naturale.”


“Non sei certo obbligata a trattare l’argomento pissing solo perché scriviamo assieme, anzi posso evitarlo pure io nelle parti che scriverò.”


“No, no, non intendevo questo, anzi mi piace come ne parli, come lo descrivi, in modo non morboso, accendi la curiosità in chi legge anche se non conosce… la pratica. Mi piacerebbe saperne di più… sull’argomento.” Sembra quasi imbarazzarsi adesso, tutta la disinvoltura che aveva prima parlando di ogni sorta di atto sessuale si è di colpo affievolita.


“Guarda che puoi dire la parola pipì.” Le dico scaturendo un bel sorriso e spazzando via quell’imbarazzo che l’aveva avvolta.


“Ok, è che non ci sono molto abituata, mentre tu la fai sembrare la cosa più normale del mondo.”


“Certo, mi sembra molto naturale, anzi una delle cose più naturali. Se ci pensi quanto si fa sesso in media? Una o due volta la settimana? Una al giorno se si è molto attivi? Ebbene la pipì sicuramente la si fa più spesso, normale che sia un argomento naturale. Poi ci sono persone che la vivono in maniera più aperta, che magari non si fanno problemi a dirlo a chi capita che devono assentarsi un attimo per fare pipì. Altre che invece anche solo ad usare questo termine provano un certo imbarazzo, la considerano una cosa troppo intima per essere nominata. Purtroppo nella vita di tutti i giorni non mi permetto di parlare della mia passione per il pissing, so che molti non capirebbero, ma incontrare una persona come te, libera da pregiudizi è davvero liberatorio. Per questo ne posso parlare come se ti dicessi che mi piace l'anguria o fare il bagno in mare.”


“E la tua compagna condivide con te la tua pIssione?” Mi chiede con maggiore scioltezza. “Puoi anche non rispondere se non vuoi.”


“Tranquilla, mi sento libero di parlare con te di qualsiasi cosa. Comunque con lei è esclusa non per mia volontà, ma perché purtroppo non ne vuole sapere. Ho faticato per parlarne con lei, per paura di ottenere un giudizio negativo che potesse compromettere il rapporto. Quantomeno il rapporto non è stato compromesso, ma ho ottenuto il classico «che schifo» che dice la maggior parte delle persone sull'argomento.”


“Capisco, spesso capita di non avere gli stessi gusti su tutto all’interno di una coppia.” Mentre lo dice mi sembra che parli anche un po’ di sé. Vorrei indagare di più su questa affermazione, ma prima che possa aprire bocca mi fa un’altra domanda.


“Se tu dovessi trovare qualcuna interessata a giocare con la pipì, pensi che lo faresti?”


“Sì, penso che cederei alla tentazione con qualcuno che dovesse fare questo gioco con me. Però non vorrei che ci fossero altre implicazioni sessuali, per rimanere fedele fisicamente. Solo giocare con la pipì per rivivere questo piacere che ho provato in passato ma che ora non posso avere.”


Non mi è chiaro se la sua domanda sia solo per una curiosità o perché si sta proponendo. Decisamente l’incontro letterario oggi ha preso pieghe inaspettate in ogni caso.


“Questa cosa mi intriga tantissimo, lo faresti per restare fedele o pensi che concentrarsi solo su quello avrebbe il valore aggiunto di renderlo proprio il centro dell'attenzione?” La sua curiosità mi piace un sacco, vedo nei suoi occhi l’entusiasmo di chi scopre una cosa nuova e vuole sapere ogni dettaglio.


“Direi per entrambe le cose. In fondo se sento l'esigenza di evadere dalla coppia per questo, non ho motivo di fare altro. Altrimenti sarebbe un banale tradimento, ma non ne ho intenzione né tantomeno ne sento il bisogno. E poi se fosse solo un incontro dedicato alla pipì, potrebbe essere vissuta appieno. Trovando nuovi modi di viverla per trarne piacere. Il sogno sarebbe conoscere una persona appassionata come me, che abbia il desiderio di incontrarsi occasionalmente per sperimentare questo gioco dove da soli non si riesce ad arrivare.”


“Bello! Se fossi costretto a scegliere tra donare e ricevere cosa ti dà più piacere?”


“Sinceramente è difficile scegliere. Devo dire che fino a prima di provare avrei scelto sicuramente donare. Ma poi quando ho provato a ricevere ho scoperto un immenso piacere.” Ormai sono un libro aperto, sto raccontando ogni particolare più intimo a Claudia. Buffo pensare che fino ad un paio di ore fa non l’avrei nemmeno riconosciuta passandole accanto per strada.


Le spiego meglio i dettagli. “Il fatto è che quando sono io a donare, devo badare a tenere a freno l'immancabile erezione che mi provocherebbe avere una donna nuda davanti. Quindi è un piacere che in parte viene frenato. Invece trovarmi in mezzo alle gambe di una donna, che lascia scendere la sua pipì su di me, è una sensazione che posso godere fino in fondo. Mi è capitato di raggiungere l'orgasmo in questo modo praticamente senza nemmeno far altro.”


“Quest' ultimo dettaglio poi è davvero notevole! Far venire un uomo solo così non è cosa da poco proprio per nulla.”


“Lo so, è una cosa che diventa completamente mentale, e poi si riflette nel fisico. Non ti dico che è sempre così, anche perché in quella posizione mi viene spontaneo far scorrere la mano sul mio sesso, ma è capitato di non avere le mani libere ed in qualche occasione ho sentito il mio cazzo fare tutto da solo.”


“Wow, mi lasci senza parole. Ma piuttosto accaldata.” Approfitta del bicchiere ancora freddo di birra per rinfrescare le mani per poi passarle sulle guance, come a voler raffreddare i bollenti spiriti. Poi dà un bel sorso al bicchiere.


Io guardo il mio bicchiere ormai vuoto e penso di ordinarne un altro, ma prima è il caso di fare una pausa in bagno.


“Con tutto questo parlare di pipì, credo che sia il caso di fare un salto in bagno. Ti lascio un po’ sola così raccogli le idee su tutto quello che ti ho raccontato. Ormai ne sai molto di più su… l’argomento.” Le faccio l’occhiolino.


“No, ma cosa dici, ne so quanto prima. So solo le tue esperienze in più, ma quelle sono solo tue, finché non ne farò di mie sarò sempre allo stesso punto.”


“Quindi cosa posso fare per aiutarti?”


“Fammi conoscere il tuo mondo, ma non solo a parole.”


Le parole mi sono completamente sparite in questo momento, non avrei mai immaginato una tale proposta. Non solo è curiosa della mia passione per il pissing, ma ora mi sta chiedendo di farle provare, si essere una sorta di maestro. Ma fino a dove si vuole spingere?


“Allora vieni in bagno con me.” Colgo subito l’occasione. Non posso esagerare, ma se mettiamo insieme la sua passione voyeuristica, la richiesta di conoscere il pissing, il mio bisogno di andare in bagno, credo sia l’occasione perfetta.


“Adesso? Qui al bar? Ma sei serio?”


“Sì, tranquilla, conosco il proprietario e non si scandalizza certo se ci vede entrare insieme.”


“Ed il computer?”


“Resta lì dov’è, non c’è nessuno, mica entrano apposta per rubarlo, nemmeno sanno che è lì. Comunque non ci metteremo molto, ti do solo un assaggino…” Le dico una frase a doppio senso apposta, sorridendo. “Ma non fraintendere.”


Si convince e si alza dalla sedia seguendomi. Il bagno del bar è uno solo, che serve sia per donne, che uomini, che disabili. Quindi è di quelli piuttosto grandi, ci si sta comodamente in due.


Dopo che è entrata chiudo la porta a chiave, meglio evitare che qualcuno arrivi all’improvviso. Nell’avvicinarla vedo Filippo, il proprietario del locale, che mi sorride dal bancone del bar. Starà pensando che andiamo in bagno per una sveltina. Che banalità.


“Ora quindi cosa vuoi fare?” Mi chiede con l’aria di chi non sa come procedere.


“Pisciare, non si era capito?” Le rispondo ridendo.


“Sì, scemo! Questo era chiaro, ma io?”


“Tu mettiti pure lì, per oggi guardi e basta.” Mi sembra corretto iniziare in modo graduale. “Poi, da quel che ho visto prime, mi è sembrato di capire che apprezzi guardare.”


“Sì, decisamente. Preferisco di nascosto, senza che l’altro sappia che guardo, ma mi accontenterò.”


Si appoggia con il culo al lavandino, rimanendo in piedi, in modo da vedermi di lato mentre sto davanti al wc. Anche io mi metto un po’ di traverso per lasciarle una visuale migliore.


Sbottono i jeans, e li abbasso fino alle caviglie rimanendo con i boxer, un po’ gonfi per il mio cazzo barzotto. Poi lascio cadere anche le mutande lungo le gambe offrendole di nuovo la visione del mio pene, questa volta non in piena erezione come prima. Mentre lo faccio continuo a guardarla in volto, i suoi occhi sono più in basso, non so se per non incrociare il mio sguardo o perché rapita dalla scena.


“Non sarà la prima volta che vedi un uomo pisciare.”


“No, ma mai così. Non mi è mai capitato di essere in un bagno pubblico in compagnia. E poi gli uomini che ho visto fare pipì erano miei fidanzati, o mio marito.” Ora ha staccato lo sguardo dal mio basso ventre per rispondermi.


“Allora sono il tuo primo pisciamico.” Le dico sorridendo. “Mi piace sentirti dire «pipì», prima sembrava quasi una parola vietata.”


Inizio a liberare il mio flusso, prima con un getto leggero con delle goccioline laterali che entrano a malapena la tazza, poi sempre più intenso e diritto. Gioco un po’ muovendo il pene e formando delle onde con la pipì, alternando il punto in cui si infrange. Un po’ sulla ceramica dove la forza della pressione crea dei piccoli rimbalzi di gocce. Un po’ dentro l’acqua sul fondo, facendo rumore e schiumetta.


Lei mi osserva molto interessata, non so se sia per il fatto che mi sta vedendo nudo, per il fatto che sto pisciando, o per il modo giocoso di farlo. In ogni caso decido prima che finisca di fare un passo in più.


Allungo la mano libera e la porto davanti al cazzo, sopra la tazza. Quindi dirigo il getto di pipì in modo da bagnarmi il palmo e le dita della mano. Cerco di vedere la sua faccia anche se sono impegnato a non sbagliare mira, mi sembra attenta ma non scandalizzata. Bene.


“Farsi la pipì sulle mani è anche comodo quando le hai fredde in inverno”


“Giusto, strana io che le mettevo in tasca per scaldarle.” Ride.


Una volta terminato tutta la pipì, la guardo, mi sorride. Avvicino la mano inzuppata di pipì al mio viso, poi dito per dito me li infilo in bocca e do una ciucciata per bene. Mentre lo faccio la guardo e vedo che è rimasta a bocca aperta per quel che ho fatto.


“Mi passi una salviettina di carta, che mi asciugo il resto della mano?”


“S… Sì… Ehm… Eccola.”


“Ti ho scioccata?”


“No, scioccata no. Sorpresa sì, ma piacevolmente. La cosa che bevi anche la tua non so perché ma mi ha incuriosita tantissimo.”


Non so se con incuriosita intenda anche eccitata, ma mi piace di sì ed immaginare che la sua figa sia bagnata per quel che lo ho mostrato.


“Posso più facilmente capire il piacere di giocarci in coppia, ma allo stesso tempo ammiro anche la solitudine.” Mi dice per farmi capire il suo stupore. “Riusciresti a spiegarmi cosa provi quando lo fai da solo? Che piacere ti dà?”


“Sai, non sempre lo faccio per darmi piacere. Ci sono volte che sono eccitato ed ho voglia di pipì, allora in quei casi magari mi metto nella vasca a masturbarmi e cerco di trovare un attimo di pausa per riuscire a fare pipì per darmi quel pizzico di piacere che amerei avere in coppia, per poi riprendere velocemente la corsa finale verso l'orgasmo. Ma la maggior parte delle volte lo faccio solo per gioco. All'inizio era anche un modo per abituarmi alla pipì addosso ed al suo sapore. Adesso magari è per tenermi in allenamento. Ma soprattutto mi ci diverto, dando spazio alla mia indole giovanile e giocosa. Vuoi mettere che ridere fare il pompiere con la pipì.”


“Sei un adorabile piscione. E quindi ti piace proprio anche il sapore? Hai ragione mi diverte proprio sta cosa e mi piace.”


“Diciamo che il sapore alle prime volte può essere un po' forte e magari non subito apprezzabile. Però poi una volta conosciuto lo si apprezza meglio.” Mi sembra di essere un sommelier che racconta un vino facendole questo discorso. “Il gusto è amarognolo, tipo un bitter da aperitivo. Comunque dipende anche se si è bevuto molto, più è trasparente la pipì altrettanto è più delicato il sapore.”
“Sei proprio un gran maestro di pipì!” Mi dice ridendo. “Dovresti scrivere i comandamenti del pissing.”


Scoppio a ridere anche io e dopo essermi pulito usciamo dal bagno e torniamo a sederci. Quando guarda l’ora si accorge che si è fatto tardi per lei ed è ora di tornare a casa. Però aggiunge che non vede l’ora di tornare a parlare del nostro libro insieme, ma soprattutto di proseguire le scoperte sulla pipì.


La congedo con la promessa che mi impegnerò al massimo su entrambi i fronti e ci diamo appuntamento a pochi giorni dopo allo stesso posto. Nel frattempo andremo avanti a scriverci.


Appena se ne va, corro di nuovo in bagno, ma questa volta per masturbarmi, il mio cazzo non ce la faceva più a resistere, dovevo farlo sfogare.


Finalmente più rilassato posso riposarmi un po’ e ripensare a quanto siano belli i pomeriggi di smart working. Poi raccolgo le idee e le mando un messaggio


“I comandamenti del pissing:
1. Non avrai limiti sul far uscire la pipì fuori da te
2. Non sprecare la pipì invano
3. Ricordati di bere molto, fa fare tanta pipì
4. Avran fatto pissing anche tuo padre e tua madre, onorali facendo meglio
5. Non uccidere l’istinto di pisciare, lasciala andare
6. Non bere acqua, la pipì è meglio
7. Non rubare il posto in file per andare in bagno, trova luoghi migliori
8. Non dire falsità, se vuoi farti pisciare addosso dillo e basta
9. Non desiderare la donna d’altri per il pissing, chiediglielo, potrebbe esserne felice
10. Non desiderare soltanto di fare pissing, fallo, piuttosto da solo”

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