"E voi pensate che dopo aver fatto quello che abbiamo combinato tutti quanti, ci vergogniamo di farci vedere da voi mentre facciamo l'amore?" Disse Ambra dall'alto.


"E allora perché siete saliti?" Chiese Fiorella.


"Perché pensavamo che foste voi ad avere bisogno di un po' di privacy!" Rispose Samuele.


"Beh, finiamola con questi equivoci e tornate giu. Non abbiamo bisogno di nessuna privacy, abbiamo solo il piacere di ascoltare Ambra!"


Scesero la scala tenendosi per mano. Notai che Samuele era quasi nudo, e Ambra non indossava altro che una lunga camicia che le copriva a fatica il culetto.


I ragazzi si accomodarono di nuovo sul divano, questa volta distesi uno accanto all'altro, lasciando un po' di spazio dietro le loro teste, per consentire a Fiorella di sedere e di far da cuscino alla ragazza.


"Volete che vi racconti ancora?" Chiese la piccola, con uno sguardo pieno di promesse.


"Certo! Non puoi lasciarci con il dubbio!" Rispose subito Fiorella, accarezzando i capelli di Ambra.


"Quel giorno uscii un po' frastornata dalla mia stanza. In poco tempo, avevo conosciuto un aspetto dei miei fratelli che non avrei mai immaginato di conoscere. Lucio si era avvicinato a me come ad una delle sue fidanzatine, con quel fare spavaldo e provocatorio che faceva furore tra le teen-agers. Lara, la seria ragazza tutta casa e lavoro, era invece un fuoco di passione che aspettava solo il momento di esplodere.


Arrivai alla spiaggia dove i miei amici mi aspettavano. Si erano chiesti cosa mi fosse accaduto, perché per prendere un paio di pinne, di solito, non ci vogliono due ore. Poi avevano incontrato Lucio che sorridendo a modo suo, aveva insinuato il dubbio che fossi caduta sotto le sue grinfie.


"Cosa hai fatto col tuo fratellone, ragazzina?" Mi chiese Lorenza, una ragazza mora che era sempre stata innamorata di Lucio, e che non aveva ancora assaggiato il frutto del peccato.


"La doccia, tesoro." Risposi evasiva.


"La doccia con lui? Tutt'e due insieme?" Insisté la ragazza.


"Cosa c'è di strano? Siamo fratelli, può succedere, no?"


"Io non faccio la doccia con i miei fratelli!" Disse Lorenza, un po' stizzita.


"Peggio per te! Sono così comodi i fratelli! Ti lavano la schiena, ti aiutano a passare lo shampoo sui capelli, se ne hai necessità possono anche..."


"Si, figurati! E tu cosa gli fai?" Chiese la ragazza.


"Lo aiuto a lavarsi! E' così bello sentire una mano che ti accarezza il corpo, con il sapone che la fa scivolare in tutti i punti più nascosti!" Risposi fingendo indifferenza. Mi accorsi in quel momento che Lucio non era lontano da noi, e se la rideva sotto i baffi.


"In certi momenti mi piacerebbe essere tuo fratello!" Esclamò Mario, il riccioluto amico dal viso butterato.


Lucio si alzò dalla sdraio e venne verso di noi.


"Ambra, perché racconti le nostre cose a questi depravati? Chissà cosa penseranno di noi!" Disse ridendo.


Mentre lo diceva, mi abbracciò stretto e mi mollò un bacio sulla bocca.


"Ehi, tu! Non esagerare! Un conto è raccontare, un altro è far pratica! Sono tua sorella, non dimenticarlo!" Dissi per salvare le apparenze.


Tutti risero e la cosa finì subito.


Mi tuffai in acqua e nuotai lungo la costa per raggiungere un'insenatura che di solito ci accoglieva. Era una piccola spiaggia sempre deserta, impossibile da raggiungere dalla terraferma. Ci andavamo tutti insieme e ci sdraiavamo al sole per delle ore. Qualcuno azzardava il nudismo, io preferivo tenere il costume, perché non avevo voglia di rischiare qualche avance dagli amici. Questa volta, mi raggiunsero soltanto i ragazzi. Tre di loro, staccati dal gruppo sulla spiaggia, vedendomi nuotare, si misero sulla mia scia e mi raggiunsero in poche bracciate.


Quando arrivai alla spiaggetta, mi fermai sulla battigia e sfilai le pinne che mi impedivano di camminare sulla sabbia. Mi allontanai velocemente e mi fermai dietro le rocce, trovando una posizione ideale per stendermi al sole.


Vedendomi così risoluta, i ragazzi si fermarono tra le onde, giocando tra loro. Li vedevo parlare, prima tranquillamente, poi in modo più concitato. Alla fine, due si tuffarono di nuovo in mare e il terzo, Oliviero, restò un po' a guardarli prima di voltarsi per raggiungermi.


Lo vidi sfilarsi il costume, come era abituato a fare, e lasciarlo sulla spiaggia. Poi camminò velocemente verso di me, affondando i piedi nella sabbia morbida.


"Cosa fai? Riposi?" Mi chiese avvicinandosi.


"Ero curiosa di vedere chi era rimasto più colpito dal mio racconto. E a quanto vedo, il più eccitato sei stato tu!" Gli dissi indicando la lunga proboscide che cercava di nascondere con una mano.


"Eh ma... dai... sei troppo eccitante!" Mi rispose arrossendo.


Si accomodò vicino a me, ma non sapeva dove mettere l'arnese ingombrante. Io non avevo nessuna voglia di dargli soddisfazione. Oliviero era un ragazzo troppo magro, troppo alto, troppo invadente. Lo lasciai avvicinare, poi mi spostai un po' per prendere le distanze.


Cominciò a parlare, chiedendomi se quello che avevo raccontato era vero, che lui non avrebbe mai potuto fare quello con la sua sorellina...


"E non lo farai nemmeno con la mia!" Si sentì una voce provenire dalle rocce.


Oliviero balzò in piedi, spaventato. Il suo arnese era diventato minuscolo per la paura.


"Ma io dicevo così, per dire! Non avevo mica intenzione..." Accennò il ragazzo intimorito. Lucio si stava avvicinando a noi. Era completamente nudo, con il corpo abbronzato e lucido di olio abbronzante.


"Scusate, ero qui soltanto di passaggio. Pensavo di far compagnia a Ambra, che era sola. Ma ora che vedo che ci sei tu, posso tornare alla spiaggia..." Disse Oliviero ritirandosi verso il mare.


Preso il costume, non lo indossò, limitandosi ad infilarselo in un braccio. Si immerse nell'acqua e sparì dietro la punta rocciosa.


"Eccoci qui, sorellina. Come pensava di disturbarti, quel cretino?" Disse Lucio sorridendo ed avvicinandosi a me.


"Non mi disturbava affatto. Ci provava in modo molto elegante!" Risposi fingendo indifferenza.


"Ma noi abbiamo ancora un conto in sospeso!" Disse ancora Lucio, stendendosi accanto a me. Il suo corpo emanava un calore ed un profumo che diventavano per me irresistibili.


Decisi di lasciar fare a lui. Volevo godermi quel momento.


Lucio sedette ai miei piedi e in silenzio prese a massaggiarmi. Lentamente muoveva le mani stimolando le gambe, i polpacci, poi i piedi, poi risaliva. Come un abile massaggiatore, le sue mani carezzavano con la giusta forza, stimolavano i muscoli che si scioglievano al passaggio. Sempre con una lentezza studiata, le mani salivano oltre il ginocchio e si portavano verso l'esterno delle cosce. In sincronia, facevano lo stesso massaggio raggiungendo il bacino e infilandosi sotto il laccetto dello slip.


Poi tornavano lentamente al ginocchio, scendevano ai polpacci, percorrevano le linee dei piedi e risalivano, questa volta verso l'interno delle gambe. Sentivo il calore salire velocemente, le sue mani mi davano una sensazione di eccitazione soltanto con il passaggio. Tenevo le gambe chiuse, e il suo tocco sapiente cercava di farmele dischiudere per poter massaggiare l'interno delle cosce. Sapevo ciò a cui stavo andando incontro, e volevo che lui sospirasse quella méta almeno per qualche minuto. Da buon giocatore, vedendo che non aprivo le gambe al suo tocco, scivolò nuovamente verso l'esterno, cominciando a carezzare e massaggiare i fianchi, giungendo fino alle ascelle, dopo aver sfiorato i seni, contenuti a stento dal reggiseno del costume.


Sentii quelle mani caldissime toccarmi le spalle, massaggiare il collo. Lo fermai per voltarmi e gli concessi di continuare sulla schiena che attendeva il suo magico tocco.


Si muoveva con grande maestria e sentivo la pelle tendersi e poi rilassarsi al suo passaggio.


Giunto al laccetto che legava il reggiseno, con un movimento rapido sciolse il nodo, liberandomi dal fastidio. La mia schiena era ormai nuda. Con un movimento circolare, scese ancora sui fianchi e si fermo proprio sopra l'elastico dello slip. Forse si era accorto dei miei sospiri, perché non esitò a infilare le mani sotto la stoffa, per raggiungere il mio sedere, che non aspettava altro che il suo tocco magico.


Allungai le braccia lungo il fianco e senza che se ne accorgesse, slacciai prima l'uno poi l'altro nodo del laccio che teneva stretto lo slip. Le sue mani sentirono che la morsa si era allentata. Lo sentii mentre lievemente prendeva un capo del costume e lo abbassava, lasciando libero al vento il mio sedere voglioso. Le mani continuarono a massaggiare ora l'una ora l'altra delle mie chiappe, soffermandosi un po' di più quando si avvicinava al solco che le divide. Lo sfiorava, lo accarezzava brevemente. Ma la mia posizione non gli consentiva di entrare in profondità, sebbene fossi certa che era quello che cercava.


Lo sentii mentre riprendeva la discesa sulle cosce, fingendo di inciampare sul costume lasciato morbido e tentando di abbassarlo ancora un po'.


Lo aiutai, perché ormai il suo gioco mi aveva presa completamente.


Alzai il bacino e lui ne approfittò subito per sfilare lo slip e lanciarlo lontano.


Le mani scesero ancora tra le gambe e si posizionarono all'interno, esercitando una leggera pressione mentre massaggiavano. Il tentativo di allargarle stava riuscendo. Con la coda dell'occhio vedevo Lucio, ora in ginocchio, che sudava e carezzava. Il suo batacchio era enorme, ingombrante. Ogni tanto, fingendo indifferenza, mi toccava con lui, mi faceva sentire il suo calore e la consistenza. Poi si rialzava e continuava il suo paziente lavoro.


Quando una mano si allontanò dal centro delle gambe, l'altra si sentì più libera di salire. Sentivo che saliva così lentamente da farmi desiderare un tocco più energico, un contatto liberatorio.


Finsi un colpo di tosse, che mosse il mio corpo, lasciando le gambe più aperte. Ne approfittò per salire fino alla méta e cominciare ad accarezzare la mia passera, che era fradicia di umori. Con due dita percorreva da sotto a sopra, soffermandosi tra le labbra, poi entrando brevemente nel caldo della mia tana, poi ancora sgusciando fuori per accarezzare il buchino rugoso che attendeva la sua parte.


Godevo come una matta, lui era bravissimo. Aspettavo il seguito di quel gioco, volevo sentire la sua bocca sulla mia schiena, il suo magnifico uccello forzare il mio ingresso e lanciarsi in un gioco appassionato nelle mie intimità.


Lasciandomi distesa sulla pancia, si stese sopra di me, facendomi sentire la sua asta che saliva verso la sospirata destinazione. Arrivò alla porticina bollente, tentò di entrare, mentre le sue mani sorreggevano il corpo. Sentii la punta che scottava a contatto con le grandi labbra ed emisi un profondo sospiro.


"Cosa combinate, voi due?" Sentimmo improvvisamente una voce che si stava avvicinando. Lucio fu velocissimo ad alzarsi ed a posizionarsi a pancia in giù accanto a me.


Io finsi di dormire.


Apersi un occhio, e vidi Lorenza che, sopra di noi, ci guardava. Accanto a lei, Silvia e Anna cercavano di portarla via.


"Ma stanno dormendo! Cosa vuoi fare? Li lasci in pace?" Disse Anna, molto arrabbiata.


"Dormendo? Così? Io così scopo, non dormo!" Disse Lorenza quasi gridando.


Lucio prese la palla al balzo e domandò alla ragazza se era un modo di dire, o se forse lo faceva veramente così.


"Certo che lo faccio così! Non ci credi?"


"No!" Rispose mio fratello girandosi verso di lei, con la verga bene in vista.


La ragazza rimase interdetta per qualche istante.


"Fammi vedere come fai, allora!" Incalzò Lucio, facendo spazio.


Lorenza non se lo fece ripetere. Distesa tra Lucio e me, attese l'attacco di mio fratello. Io mi spostai, poi mi alzai per recuperare il mio costume.


"Non si può nemmeno riposare in pace!" Dissi brontolando.


Mi voltai verso la coppia, che già si stava coinvolgendo in un abbraccio più che eloquente.


Anna e Silvia mi guardarono e fecero un gesto con il capo, facendomi intendere che Lorenza era proprio matta.


Fatti quattro passi verso il mare, udii un gemito più forte. Mi voltai e vidi Lucio che aveva fatto distendere Lorenza a pancia in giù, e con il suo martello pneumatico la stava stantuffando nella porta posteriore, senza preavviso.


"Mi fai male!" Sentii la voce della ragazza lamentarsi debolmente.


"Non era quello che volevi?" Rispose Lucio continuando a sbattere ritmicamente sul culo della ragazza.


"Si" Disse lei. "Volevo fare l'amore con te."


"Eccoti accontentata!" Esclamò mio fratello, senza fermarsi.


"Ma ti volevo davanti!" Si lamentò ancora Lorenza.


"C'è tempo!" Concluse Lucio, mentre prendevo le pinne per tornare alla spiaggia.


Restammo ancora immobili, per ascoltare le parole di Ambra che raccontava meravigliosamente la sua esperienza.


"Ma dai! Vuoi dire che è finita così?" Disse Samuele, che aveva ormai l'uccello fuori dalle mutande.


"Eh, pazienza! Non è finita, siamo appena al pomeriggio! Poi c'è la sera!" Aggiunse la ragazza che si divertiva a constatare l'eccitazione di Samuele.


"Ti viene voglia di fare qualcosa...mi pare!" Disse rivolta a mio figlio.


"E non credi che sia normale?" Ribatté la ragazza.


"Dai, vieni qui, appoggiati su di me, io racconto e tu... fai quello che ti piace. Io sto godendo come una matta a vederti così arrapato!"


Dicendo questo, Ambra si posizionò meglio, con la testa sulle gambe di Fiorella, il corpo che non era più coperto dalla camiciola che si era ritirata fin sopra i seni, e le gambe leggermente aperte che lasciavano vedere il colore dei suoi riccioli intimi. Samuele si alzò leggermente, si posizionò tra le gambe della ragazza, con il suo bastone rosso fuoco pronto ad entrare, ma fermo in attesa.


"Niente in contrario?" Disse Ambra guardandomi e poi fissando Fiorella.


"Ma ti pare?" Fu la nostra risposta all'unisono.


"Allora continuo, se ci riesco. E tu... non sbattere troppo forte, altrimenti non riesco a parlare!" Disse ridendo a mio figlio che non si decideva ad entrare.


"Entrerò dentro di te quando sentirò che lui ha fatto altrettanto. Voglio vivere quel momento dentro di te!" Disse Samuele.


"Certo che siamo dei bei maialini!" Esplose Fiorella, che aveva rinunciato al suo ruolo di madre repressiva.


"Tornai alla spiaggia. La nuotata aveva contribuito a farmi raffreddare un po', ma ero rimasta con la sensazione magnifica di quella testa che stava entrando dentro di me, e non riuscivo a dimenticarla.


"Hai visto Lorenza?" Chiese un ragazzo raggiungendomi sulla battigia.


"Si, sta scopando con mio fratello!" Notificai a voce così alta, che mezza spiaggia se ne accorse.


Era un modo definitivo per far capire che tra me e lei, Lucio aveva scelto lei. Naturalmente non era affatto vero, e sapevo che le ore successive mi avrebbero riservato momenti di incredibile passione.


Mi stesi sulla mia sdraio, sotto l'ombrellone che era rimasto aperto anche se il sole stava calando.


Restai a riposare finché il cielo diventò rosso e di lontano vidi Lucio che a lente bracciate nuotava verso la spiaggia. Nessuna notizia della ragazza che evidentemente era stata più lenta a prepararsi.


Prese le mie cose, raggiunsi il mio motorino e lo accesi. Lucio avrebbe preso la strada di casa, usando qualunque mezzo disponibile.


C'era poca luce, quando arrivai. Il cortile era deserto, in casa si vedeva illuminata soltanto la finestra di Omar. Entrai, passai dalla cucina per bere una bibita fresca e mi chiusi in camera.


Ero stremata, molto più di quanto sarei stata se avessi scopato tutto il pomeriggio.


"Posso entrare?" Chiese Lara dal corridoio.


"Vieni!" Risposi dal buio della mia camera.


Entrò silenziosamente e mi guardò nella penombra.


"Non stai bene?" Si informò mia sorella.


"Sto benone. Sono tanto stanca, però!"


"E' successo qualcosa?" Chiese sorridendo con complicità.


"Niente. Lucio mi ha fatto uno splendido massaggio nella spiaggetta, poi è arrivata una stronza e lui non ha visto di meglio che scoparsela davanti a me!"


"Non te la prendere. Lui non ne perde una!" Rispose Lara, tornando in corridoio. Poi aggiunse: "Credo che stanotte sentirò del rumore venire dalla tua stanza!" E rise di gusto.


"Ho fame, vado a preparare qualcosa. Chi c'è in casa?" Chiesi alzandomi e infilando una lunga camicia di cotone sul corpo nudo.


"Oltre a noi due, c'è Omar, che è appena tornato e Alberto che non si è mosso per tutto il giorno. Sento se hanno fame." Concluse Lara, allontanandosi dalla mia stanza.


Poco dopo, fece il suo ingresso in cucina.


"Croce ha lasciato un sacco di roba buona da mangiare! Pensavo di dover preparare qualcosa, ma non è proprio necessario!" Dissi soddisfatta. Iniziai a preparare la tavola per sei, quando sentii la porta di ingresso aprirsi.


"Oh le ragazze!" Pronunciò Lucio con enfasi.


"Oh il giovanotto!" Rispose sua sorella.


"Hai fame?" Gli chiesi mentre finivo di apparecchiare.


"Tanta. E di tante cose!" Disse Lucio sorridendo maliziosamente.


"Qui si offre qualcosa da mangiare. Quanto all'altra fame, credo che tu ti sia già sfamato sulla spiaggetta e non abbia bisogno di supplementi!" Dissi molto seriamente.


"Quel tipo di fame non si sazia mai!" Sostenne Lucio, fingendo indifferenza.


Si avvicinò a me, con la scusa di prendere un bicchiere dall'acquaio e si strofinò lungamente sul mio corpo. Non c'era niente da sentire, ancora. Lara mi lanciò un'occhiata, come per chiedere: devo andare via? Risposi a voce alta. "Resta, Lara! Tra poco andremo a tavola e il nostro Lucio soddisferà qualcuno dei suoi bisogni primari!"


Lara si spostò velocemente in corridoio e chiamò i fratelli a tavola. Poi tornò in cucina e prese posto al grande tavolo.


Qualche istante più tardi, i ragazzi ci raggiunsero ed ognuno sedette al suo posto. Io ero rimasta in piedi, per prendere tutto il cibo già pronto dal forno a microonde dove l'avevo messo a scaldare. In piedi era anche Lucio, che sembrava un ragno in attesa di acchiappare la sua preda. Questo suo atteggiamento mi innervosiva, agiva da padrone, come se io fossi la sua immancabile vittima. Se lo sarebbe sognato!


A tavola mangiammo in silenzio. Ognuno aveva qualcosa da leggere sul suo telefonino, io ricevetti dei messaggi ed uno di questi proveniva da Lorenza. Diceva: "Ma non ti vergogni a scoparti tuo fratello? Non sai che se venissero dei figli sarebbero anormali? Ma non hai un po' di dignità?"


Sorrisi. La gelosia di quella stupida mi stava facendo tornare la voglia di Lucio. Avrei fatto qualsiasi cosa pur di darle una bella batosta. Decisi di rispondere subito.


"Non sono fatti tuoi, Lorenza. Ma visto che insisti tanto, ti dirò che Lucio è mio fratello, tanto quanto è anche il tuo. Non fartene un problema, perché io non me ne faccio proprio!"


Rispose quasi subito. "Non è mio fratello, mia cara. E tu sei incestuosa!" Non giocai più con lei. Le risposi dopo qualche minuto chiudendo definitivamente il discorso e togliendole ogni speranza di avanzare qualche pretesa sul fratellino. "Lucio è figlio del marito di mia madre. Non abbiamo genitori in comune, ci chiamiamo fratelli per comodità, ma non siamo nemmeno fratellastri. Viviamo sotto lo stesso tetto, e non puoi nemmeno immaginare cosa facciamo quando siamo soli! Quindi, mia cara, togliti dalla lista. Lucio è mio, e tu non hai speranze!"


Dovevo aver sorriso, mentre scrivevo, perché Lucio che mi guardava, mi rivolse uno sguardo interrogativo.


"Chi ti fa ridere?" Mi chiese.


"La tua amichetta di oggi. Mi sta dicendo che siamo incestuosi!" Dissi con indifferenza.


Alberto alzò gli occhi dalla tavola e mi guardò con aria interrogativa.


"Chi è incestuoso?" Chiese Omar quando finì di masticare.


"Non fateci caso, è una tipa gelosa, che non ha nessun motivo di esserlo. Non mi piace nemmeno!" Li rassicurò Lucio.


"Ma intanto ci hai scopato per due ore!" Intervenni io.


"Fatemi capire..." Si introdusse Alberto nel discorso. "Tu scopi questa tipa per due ore, e lei dice che voi due siete incestuosi? Ma è scema o non sa cosa dice?"


"In realtà, questa è arrivata nella spiaggetta ed è comparsa a sorpresa mentre Lucio mi stava facendo un massaggio dalla testa ai piedi. Figuriamoci cosa ha pensato lei!" Dissi tranquillamente.


"Ha pensato ciò che chiunque avrebbe pensato. Lucio non ha mai fatto niente per niente. Tu cosa gli hai dato?" Disse Lara, che già sapeva la risposta.


"Ah, se voleva qualcosa, non ho capito di cosa si trattasse. Mi sono presa un magnifico massaggio e tutto è finito là. Per questo, forse, quando è arrivata la tipa, lui si è avventato su di lei senza nemmeno aspettare che me ne andassi. Manco un morto di fame farebbe così!"


Lucio sorrise e rimase in silenzio. Gli altri due fratelli continuarono a mangiare e quando ebbero finito, si alzarono per sparecchiare. Tolsero dal tavolo i loro piatti e bicchieri, poi si ritirarono nelle loro camere.


"Uscite, stasera?" Si informò Lara, che come sorella più grande sentiva la responsabilità su di sé.


"Io esco!" Disse Omar. "Anche io!" Gli fece eco Lucio. Alberto mugugnò qualcosa che nel suo gergo significava che aveva ancora troppo da studiare per poter andare a divertirsi.


Io dissi che forse sarei uscita, ma ero molto stanca, per cui forse sarei anche restata in camera.


La casa si svuotò velocemente, ed i rumori di sottofondo cessarono progressivamente. Ero restata in camera, Lara era uscita con le amiche. Solo Alberto, nella sua camera, era rimasto con me a presidiare il maniero.


Mi chiamò una ragazza della compagnia per sapere se fossi andata con loro in discoteca, ma declinai l'invito. Avevo solo voglia di dormire, magari dopo essermi curata del mio corpo che aveva bisogno di qualche crema.


Andai in bagno, dove custodivo le creme per la pelle e mi feci un bel massaggio su tutto il corpo con un'emulsione fresca e profumata. Mi lavai i capelli dal sale, poi li asciugai lentamente per farli restare vaporosi. Diedi un'occhiata anche alle mie parti intime, che avevano subito qualche recente attacco. Ero messa bene, solo qualche pelo in eccesso, che tolsi subito con un rasoio. La mia topina doveva essere un triangolo perfetto di pelo, un invito a farsi toccare, un'indicazione di direzione verso il centro del mio piacere. Domani avrei fatto diventare matto Lucio, tirandolo ancora per qualche ora, come avevo fatto oggi. Prima o poi mi sarei concessa a lui, ma non mi piaceva quell'aria da padrone. La padrona ero io, lui lo schiavo adorante. Così volevo e credevo.


Quando terminai tutti i preparativi, mi venne un'improvvisa voglia di gelato. Mi infilai sul corpo nudo una tunica lunga e balzai sul motorino per raggiungere il centro del paese. C'erano i soliti ragazzi, distribuiti tra i vari locali, e mi diressi velocemente verso la mia gelateria preferita, ordinando un cono con tre gusti. Poi mi ritirai camminando verso la spiaggia e gustando il mio gelato. Quando arrivai agli stabilimenti, vidi che la porta era aperta e che avrei potuto raggiungere la spiaggia. Mi fermai vicino alle cabine. Sedetti su di un gradino, guardando il mare. Finii lentamente di leccare il cono, e gettai l'ultimo pezzetto di cialda nel cestino. Poi mi alzai lentamente e cominciai a camminare per raggiungere il motorino che avevo lasciato in piazza. Feci solo qualche passo, e sentii improvvisamente una mano che mi bloccava, un'altra mi tappava la bocca e dietro di me sentii il corpo di un maschio che si strofinava sulla mia schiena. Si sentiva molto bene il sesso eccitato che si voleva insinuare tra le mie chiappe coperte da quel velo della tunica. Non feci alcun gesto per divincolarmi. Pensai che fosse qualche amico, non volevo dargli soddisfazione. Il tipo mi spinse verso il retro delle cabine, in quel corridoio - terra di nessuno - dove i ragazzi si appartavano spesso per baciarsi lontani dagli occhi indiscreti.


Fui spinta contro una cabina, la mano sulla bocca e l'altra sugli occhi. Sentivo il corpo dell'intruso incollarsi al mio, sentivo il suo cazzo prepotente che ora cercava di insinuarsi davanti, sempre impedito dalla stoffa. Il tipo mi voltò di nuovo, togliendo la mano dagli occhi e usandola per alzare il mio vestito. Il lavoro fu lungo e faticoso, perché - anche se non mi muovevo e non opponevo alcuna resistenza - la tunica era stretta e incollata alla pelle. Quando sentì che finalmente il mio corpo era libero, all'aria e pronto per riceverlo, il tizio lasciò anche la seconda mano che aveva tappato la bocca, e la usò per stringermi a sé mentre lavorava con l'altra mano per indirizzare il suo goffo arnese verso il mio sedere. Era molto grosso, molto duro, ma il fiato del tipo che mi stava addosso era molto forte, odorava di alcool e di fumo. Mi convinsi che non fosse Lucio, anche se la statura e le misure sembravano proprio quelle. Fingendo di assecondare la penetrazione, rassicurando quel maschio che avrebbe ottenuto ciò che cercava, misi una mano dietro la schiena, cercando il suo uccello. Lo carezzai e lo avvicinai a me. Mentre il tipo spostava la mano per reggersi sul muro, con un guizzo gli scivolai tra le braccia fuggendo a gambe levate. Non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi dallo stupore, che già ero fuori dallo stabilimento, e correvo verso il centro. Ogni tanto guardavo dietro di me, ma non c'era traccia del mio violentatore. Saltai sul motorino e lo accesi mentre già le ruote giravano velocemente. Arrivata a casa, mi fermai in ingresso. Non mi ero spaventata, non avevo alcuna traccia di quella violenza. Mi divertiva pensare che in quel momento, il tipo era magari ancora in spiaggia, con un'erezione dolorosa, e senza la soddisfazione di avermi sodomizzata.


Dopo aver bevuto un succo fresco, decisi che per quella sera le avventure sarebbero state sufficienti. In bagno mi feci una doccia veloce, per togliermi la fastidiosa sensazione di quelle mani che mi avevano toccato. Passai nuovamente la crema sulla pelle e poi mi ritirai in camera. Lasciai alzata la tapparella per godere di un cielo stellato e di una luna molto luminosa. Poi mi infilai tra le lenzuola, nuda e profumata come una sposa. Il sonno mi rapì immediatamente. Sognai cose magnifiche, piaceri incredibili, visi e corpi affascinanti. Nel sonno, qualcosa era sempre ricorrente. Ad ogni sogno si univa un uguale piacere, che proveniva dal mio basso ventre. Qualsiasi cosa stessi sognando, il termine era sempre lo stesso, un grande piacere tra le gambe. Non mi svegliai finché il piacere divenne pungente e saltai sul letto. Apersi gli occhi, e al chiarore della luna che si infiltrava tra i vetri aperti, vidi il viso di Lucio, completamente affondato tra le mie gambe con la lingua che continuava a solleticarmi. Altroché sogni! Era realtà!


"Cosa stai facendo?" Gli chiesi imbronciata.


"Ti lecco la figa!" Disse il fratello con voce un po' impastata.


"E non potevi aspettare che finissi di dormire? Abbiamo ore ed ore per stare insieme, e tu devi svegliarmi?" Gli chiesi, ma ero proprio contenta che avesse preso quell'iniziativa.


"Eh ma adesso basta!" Mi rispose alzando appena il mento sopra il mio pube. "Mi hai fatto impazzire stamattina, poi sulla spiaggia, poi dietro i capanni..."


"Ma brutto maiale! Allora eri tu!" Lo rimproverai saltando sul letto.


"E chi pensavi che fosse? Ti capita così di frequente di incontrare un maschio che ti forza a scopare dietro i capanni?" Rispose con distacco.


"Avevo pensato che fossi tu, per questo non mi sono opposta. Ti ho lasciato fare. Ma quando ho sentito quel fiato pestilenziale, ho pensato che non potessi essere tu. Alcool, fumo... che schifo!" Dissi disgustata.


"Mi sei sfuggita ancora ed ora ho le palle così piene che mi trascinano a terra!" Disse Lucio lamentandosi.


"Prima di tutto, se vuoi baciarmi, vai in bagno, lavati i denti, fai degli sciacqui e fai sparire quella puzza che hai in bocca. Poi, se vorrai, potrai venire a chiedermi un bacio." Gli intimai.


Fece per reagire, ma io strinsi forte le ginocchia e intrappolai la sua testa. Si sfilò a fatica e corse in bagno. Come ormai di consueto, era nudo.


La casa era silenziosa, non sapevo nemmeno che ora fosse. Guardai la sveglia sul comodino e capii che avrei potuto riposare ancora un po', visto che non erano ancora le quattro.


Quando Lucio tornò, aveva fatto i compitini per bene. Si avvicinò alla mia bocca, e mi baciò al profumo di menta. Il suo petto profumava di lavanda, tutto il corpo era liscio e morbido.


Spostai le lenzuola per farlo entrare nel mio letto e lui mi baciò lungamente. Non sembrava più il feroce condottiero del mattino o quel maschio prepotente della sera. Era un amante timido e dolce. Mi accarezzò lungamente i capelli, mentre la sua lingua giocava con la mia. Mi abbracciò teneramente, poi si pose accanto a me e continuò a baciarmi. Con una mano iniziò una lenta ispezione del mio corpo, che durò un tempo infinito. Riuscì ad eccitare ogni centimetro della mia pelle, per cui quando terminò la sua impresa, ero prontissima ad accoglierlo. Cominciò così a scendere con le labbra lungo il collo, leccandomi e baciandomi, poi dalle spalle baciò i miei seni, impossessandosi delle ciliegine turgide che li sovrastavano. Poi scese verso l'ombelico e giocò con quel buchetto facendomi venire i brividi. Quando la sua lingua scese ancora sulla pancia, prima che raggiungesse il mio boschetto, mi alzai sulle braccia e lo costrinsi a fermarsi. Con una mossa ribaltai la situazione e lo posi sotto di me. Cominciai allora la stessa manovra che aveva fatto con me, dapprima baciai occhi, naso e bocca, poi scesi leccando il mento e il collo. Ogni tanto guardavo in basso per constatare lo stato della sua erezione, che era sempre esagerata, tanto da farmi temere di non essere in grado di accogliere le sue dimensioni. Scesi sul petto, poi sulla pancia, l'ombelico e mi spostai lentamente finché non sentii sulla mia guancia il calore morbido del suo sesso che si appoggiava. Lo leccai lentamente e lo imboccai per sentire il suo sapore. Sapeva di buono, quella testa prepotente che aveva cercato di entrare dentro di me in spiaggia, poi dietro alle cabine. Profumava di vaniglia e sapone, ma ancora si sentiva prepotente l'odore del maschio che mi aveva inebriato. Lucio respirava affannosamente, mi accarezzava la testa, e muoveva il bacino ritmicamente, mimando un amplesso.


Quando sentii sulla lingua un diverso sapore, quello della goccia di lubrificante che precede la penetrazione, mi staccai da lui e risalii lungo il corpo, continuando a baciarlo. Mi posi accanto a lui, impossessandomi delle sue labbra. Lucio si lasciò trasportare da quel bacio dolcissimo, poi si pose sopra di me, io mi apersi per accoglierlo e lui appoggiò la cappella, che aveva già trovato la strada del piacere, alla mia vulva che non aspettava altro che farlo entrare.


La penetrazione fu lentissima e incredibilmente piacevole. Sentivo ogni piega del suo sesso farsi largo dentro di me, e ad ogni lieve spinta che lo faceva avanzare, io muovevo i fianchi per andargli incontro. Giunse alla fine, facendo aderire il suo pube al mio. Sentivo dentro di me che il suo membro mi aveva completata e sentendolo toccare il fondo, un fulmine mi attraversò il corpo scatenando un orgasmo pazzesco che mi fece saltare sul letto come presa da convulsioni. Lucio aperse gli occhi per guardarmi e capire cosa stesse succedendo. Quando le mie labbra si incollarono alle sue per rassicurarlo, il ragazzo prese un ritmo lento e dolcissimo, mentre le lingue giocavano nella bocca. Fu una notte di piacere intenso, non ci risparmiammo neppure un istante, tanta era la voglia di scoprirci. I miei orgasmi si susseguivano ininterrottamente, mentre lui resisteva, forse perché nel pomeriggio aveva già avuto più di una soddisfazione al suo piacere.


Ci addormentammo abbracciati, lui insistette per restare dietro di me, con il suo sesso tra le mie gambe. In pochi minuti, lo sentii respirare regolarmente ed anch'io mi rilassai prendendo sonno.


Quella notte non fu facile dormire. Lucio era agitato, si muoveva spesso nel letto ma soprattutto aveva sempre l'uccello durissimo. Mi piaceva sentire quel contatto tra le mie gambe, più di una volta l'ho preso in mano e l'ho strofinato tra le labbra della mia vagina, per godere di quel contatto morbido e caldo. Poi, approfittando del fatto che con il caldo della notte, il lenzuolo era scivolato in fondo al letto, mi staccai lentamente da lui, cominciai a baciare il suo corpo, stando bene attenta a non svegliarlo. Quando scesi sul suo ventre, mi tuffai con il viso nel suo boschetto, dal quale svettava il magnifico trofeo. Avvicinai il viso alla punta, le labbra baciarono il buchino in cima, la lingua succhiò la punta e con la mano feci scendere la pelle che nascondeva il suo glande. Insinuai la punta della lingua nel buchino che si aperse lasciando uscire una goccia di nettare salato. Poi, invogliata da quel calore, allargai le labbra quel poco che serviva a catturare la cappella, farla scivolare nella bocca, mentre con la lingua e con la saliva, giocavo con quella piccola testa calda. Mi soffermavo dove il filetto diventava teso, poi giravo intorno, stuzzicando il bordo in rilievo, sapendo che quella era una fantastica zona erogena. Il percorso nella mia bocca era appena iniziato, con le labbra succhiavo e con la lingua levigavo quella superficie rugosa e piena di protuberanze, calda come una salsiccia alla griglia, morbida ma rigida. Con una mano mi aiutai a spingere quel magnifico totem fino alla gola, mentre l'altra mano scivolò sullo scroto peloso, accarezzò le palle strizzate dalla pelle tesa, poi accarezzai la zona erogena che separa i testicoli dal buco del sedere, premendo leggermente con un dito nel punto che sapevo donare il massimo piacere. Scivolai poi verso il buchino che, ignaro delle mie intenzioni, era rilassato nel sonno. Quando lo sfiorai, sentii una reazione. Una piccola contrazione che mi fece capire che ero arrivata a segno. Portai il dito alla bocca, lasciando per un attimo che la saliva colasse dalla bocca sulla mano, e poi ripresi il movimento, questa volta decisa a penetrarlo. Facendo attenzione a non ferirlo con l'unghia, entrai piano nel suo luogo segreto, provocando un lungo sospiro. Nel sonno, Lucio stava sicuramente vivendo un'avventura piena di passione... come era successo a me, quando mi ero svegliata con la sua bocca a ventosa sulla mia passera.


La mia gola ospitava ormai quel caldo bastone e il su e giù del viso conciliava quella morbida scopata, mentre il dito, ormai entrato nel suo sedere, solleticava le pareti interne.


Ad un tratto, una violenta contrazione mi sorprese. Il ventre si contrasse e si rilassò due volte, prima che un potente schizzo uscisse dalla punta infuocata e mi inondasse la gola con i suoi caldi fiotti. Un sapore strano, dolciastro e delicato che mi piaceva, lo gustai fino all'ultimo schizzo, e solo in quel momento, tolsi il dito dal buchino e sfilai l'uccello dalla bocca mentre il mio amante si svegliava tutto sudato.


"Ma... cosa stai facendo?" Mi chiese con un filo di voce affannata.


"Ti ho restituito la cortesia, con gli interessi!" Risposi sorridendo. Con le braccia intorno al mio corpo nudo mi attrasse a sé e mi baciò lungamente.


"Sai di me, hai un sapore che non avevo mai assaggiato!" Mi disse, sospettando che la mia bocca fosse ancora piena del suo seme.


"Credo che ti sia piaciuto, almeno a giudicare da quanto hai schizzato!" Gli risposi adagiandomi tra le sue braccia.


"Dammi il tempo di riprendermi, e poi ti inchioderò di nuovo al letto, porcellina!" Mi disse scherzando.


"E se invece facessimo i bravi e dormissimo un po'?" Azzardai.


"Ma sei tu che mi hai svegliato! Io dormivo così bene!" Protestò.


"Mi hai svegliato anche tu. Adesso dormiamo. Magari sarebbe bene se andassi nel tuo letto, no?"


"Mi piace dormire con te. Domattina andrò prima che i ragazzi si sveglino." Mi promise Lucio, rimettendosi nella posizione che avevo conosciuto.


Non fu difficile addormentarmi, e lui con me. Ciò che fu invece incredibilmente difficile, fu svegliarsi!"


La guardammo con aria interrogativa, mentre Ambra riprendeva fiato.


"Non ci accorgemmo di niente, solo udimmo la voce della mamma che gridava "E voi cosa state facendo?"


"Balzammo tutti e due sul letto. Non c'era nessuna possibilità di equivoco. Eravamo nudi, lui era ancora dentro di me, io odoravo di sesso come una amante consumata.


"Ci siamo fatti compagnia! "Lucio fu pronto a rispondere. Saltato in piedi, si copriva con le mani.


"Vai in camera tua!" Gli intimò la mamma.


Aspettò che Lucio uscisse e poi si rivolse a me.


"E tu, signorina, proprio con tuo fratello dovevi fare questi giochi?" Mi disse, ma non le riusciva di essere seria.


"Mamma..." Provai a risponderle. "E' irresistibile!" Fu tutto quello che riuscii a dirle.


Mi lanciò un'occhiataccia, poi si voltò per uscire dalla stanza. La sentii mormorare "E ci credo!"


 


Il racconto di Ambra era stato divertente, eccitante e ci aveva fatto venire una gran voglia di fare l'amore. Così, dopo che Samuele prese per mano Ambra e l'accompagnò in camera sua, noi restammo per un po' sul divano a raccontarci le emozioni che quella storia ci aveva provocato, e poi ci ritirammo in camera. Inutile dirlo, quella notte fu molto agitata.

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