Restai seduto su di una panchina un po' isolata rispetto al gruppo di bimbi che giocava rumorosamente, e ripensai a quella ventata di follia. Ora che il confine era stato superato, cosa avrei potuto aspettarmi da Fiorella? Avrebbe scelto di continuare cercando avventure solitarie, o avrebbe condiviso con me le sue emozioni e i suoi piaceri? Non restava che aspettare.


Al mio ritorno a casa, tutto era tranquillo. Non c'era traccia della festa passata, Samuele era sempre il solito, Fiorella si occupava delle sue cose. Semplicemente non se ne parlava.


Ero però curioso di sapere cosa ne pensasse mio figlio, e soprattutto cosa avessero detto i suoi amici. A tavola, davanti a un piatto di pasta, decisi di parlarne.


"Come ti è sembrata questa folle notte? Ti è piaciuta, ti ha dato fastidio, ti è sembrata esagerata?" Chiesi a mio figlio, che evidentemente si aspettava una domanda simile.


Fiorella si voltò verso Samuele, aspettando una risposta.


"E' stata una roba da matti!" Esordì il figlio. "Nessuno si aspettava che succedesse quello che è successo! Ma soprattutto, nessuno - ed io in testa - si aspettava che tu fossi così, e che la mamma accettasse di giocare con noi!" Disse guardandomi negli occhi.


"Ma credi che io abbia esagerato? Mi è sembrato che per tutti fosse una cosa così naturale, e soprattutto, che non vedessero l'ora di buttarsi in un'orgia!" Mi giustificai.


"Beh, naturale..." Intervenne mia moglie. "Non c'era niente di naturale. Diciamo che si sono lasciati andare a un gioco molto coinvolgente. Non si aspettavano che quello sarebbe successo, ma nessuno si è tirato indietro."


"I ragazzi cosa hanno detto?" Chiesi ancora a Samuele.


"I ragazzi erano entusiasti. Ma le ragazze... pure di più! Hanno detto che è stato tutto così semplice che non vedono l'ora di farlo ancora!"


"Beh, la prossima volta, se ci sarà, dovremo organizzarla un po' meglio, perché occorre sistemare le cose, il cibo, le pulizie, i letti per tutti..."


"Ci sarà, papà! Sono sicuro che basterà un cenno per averli tutti qui. Anzi... tutti più qualcun altro che non è venuto alla prima serata!"


"Senti" Lo interruppi. "Voglio prima vedere quale sarà la reazione dei genitori. Se non avremo delle storie, allora si potrà organizzare qualcosa. Magari senza di noi, visto che siete bravissimi a fare le cose da soli!"


"Ah no! Sicuramente i miei amici vogliono che tutto sia come la prima volta! Altrimenti che garanzia avrebbero che la festa possa riuscire?"


Chiudemmo la serata senza preoccuparci del futuro. Ma il futuro era sicuramente già pieno di emozioni che ci avrebbe presentato nei giorni successivi.


Passati tre giorni, nei quali c'erano state decine di telefonate per Samuele, ragazzi che si informavano, ringraziavano, si complimentavano, alla fine giunse una telefonata per noi. Era quello che temevamo e rispondemmo con un po' di timore.


Erano i genitori di una ragazza, non ricordo nemmeno quale fosse, che mi chiedevano cosa fosse successo nella nostra casa. Risposi tranquillamente dicendo che i ragazzi si erano divertiti, forse un un po' di eccessi, ma niente di così particolare da meritare una censura da parte nostra. Che, per intenderci, eravamo rimasti tutto il tempo in casa, con la scusa di fare le nostre cose.


La risposta della madre della ragazza fu tiepida. Mi disse che forse i ragazzi si erano lasciati andare un po' troppo, mi chiedeva se qualcuno aveva fatto uso di droga (ma cosa dice, signora, noi siamo stati a casa proprio per controllare che nessuno lo facesse!) ma continuava a restare sul vago. Quando la donna restò senza argomenti, il marito prese la cornetta e continuò la conversazione.


"Mia figlia era veramente entusiasta, ma per noi è una cosa difficile da capire! Sa, la ragazza è introversa, non si apre mai con nessuno, non ci era mai capitato di sentirla così entusiasta..."


"Se ricordo bene, vostra figlia era inizialmente un po' in imbarazzo, ma poi ha capito i giochi e si è divertita moltissimo, fino a diventare addirittura una protagonista!"


"Ma che tipi di giochi?" Chiese ancora l'uomo.


"Beh, sa come sono i ragazzi... hanno giocato alla bottiglia, poi si sono bendati per riconoscersi, poi hanno fatto delle cose insieme..." Tutte verità, che se avesse voluto approfondire, probabilmente avrei dovuto spiegare che la maggior parte del tempo, sua figlia l'aveva passato a baciare uccelli, a prenderli nella sua topina, ad accarezzare corpi in calore.


"Ah, ho capito! Dei porcellini! Ma d'altra parte, si può capire! Sono così giovani, questi giochi li facevamo anche noi, non è vero?"


"Certo! Ma anche adesso, tra adulti, qualcuno di questi giochi si fa ancora!" Mi lasciai sfuggire.


"Dice? Quale, ad esempio?"


"Le domande piccanti, il gioco della verità, qualche volta la bottiglia... così, tanto per passare il tempo!" Risposi accomodante.


"Mi piacerebbe vederli, questi ragazzi! Ma capisco che se ci fosse un adulto, il divertimento sarebbe molto inferiore, anzi... si imbarazzerebbero!" Disse concludendo la telefonata e ringraziandoci per la festa.


Samuele era rimasto fuori dalla porta della sala mentre parlavo con quei genitori, e quando terminai la conversazione, entrò.


"Sei un diplomatico incredibile! Sei riuscito a dirgli la verità senza che lui capisse di cosa stavi parlando!" Si complimentò.


Il giorno successivo ricevetti la chiamata da una mamma che mi ringraziava per la serata ed aggiungeva che sarebbe stato bellissimo organizzare qualcosa di simile anche con gli adulti. Cosa avesse saputo da suo figlio, non riuscii a capire. Me ne accorsi in seguito.


"Pà! Può venire un mio compagno a mangiare da noi?" Chiese Samuele qualche giorno dopo.


"Certo! Chi è?" Chiesi curioso.


"Non lo conosci, non è venuto alla festa."


"E come mai vuole venire?" Insistetti.


"Vuole conoscervi. Ha sentito parlare di voi e voleva sapere come siete fatti. Allora?"


"Ma si!" Rispose Fiorella al mio posto.


Quando tornai a casa dal mio studio, la sera, la casa era silenziosa. Salii nella camera di Samuele e vidi che stava studiando, seduto alla scrivania. Un suo amico che non conoscevo, era seduto accanto a lui. Si alzò per salutarmi e lo guardai avvicinarsi.


"Buona sera! Sono Fausto!" Esordì il ragazzo. Era un tipo alto, magro al limite dello spigoloso, con un naso pronunciato e le labbra rosse e sottili.


"Ciao! Piacere di conoscerti!" Lo squadrai da capo a piedi. Mi sembrava che ci fosse qualcosa che stonava, in quel ragazzo. Forse aspettava qualcosa da me.


"Dimmi tutto!" Gli facilitai le cose.


"Ho saputo della vostra festa, ne parlano tutti in modo entusiastico! Mi piacerebbe partecipare ad una delle vostre feste!" Disse abbassando gli occhi.


"E' capitata così, per caso. Ma non dubitare, sarai invitato anche tu, se dovesse capitare ancora una volta!" Lo rassicurai mentre tornavo verso la scala.


A cena, la conversazione fu molto brillante. Fausto era un ragazzo colto, simpatico, anche se un po' intimorito da mia moglie. La guardava di nascosto, si capiva che non aveva il coraggio di rivolgersi a lei. Forse le avevano parlato di lei e lui cercava conferme, ma non riusciva a trovarne in quella donna semplice, vestita in modo molto normale, senza eccessi di trucco né di profumo.


Quella sera, avemmo la conferma che la nostra festa aveva lasciato una traccia indelebile. Se ne parlava ancora, i ragazzi erano curiosi ed emozionati.


"Credo che dovremo dire ai ragazzi che quella festa è stata un'eccezione. Che non si ripeterà, altrimenti li vedremo capitare qui tutti insieme chissà quante volte!" Disse Fiorella pensierosa.


"O magari uno per volta, che sarebbe peggio!" Aggiunsi io.


L'idea di fare un'altra orgia non mi entusiasmava. Era stata bella, divertente, eccitante. Ma lo scopo era un altro, e lo avevo raggiunto. Ora i ragazzi potevano organizzare quel che volevano, senza di noi.


Passò ancora qualche giorno, e Samuele - al ritorno da scuola - si presentò con Ambra, la ragazza ricciolina dagli occhi azzurri. Vestita sembrava un po' più giovane della sua età.


"Ti ricordi di Ambra, papà?" Mi chiese mentre la ragazza mi porgeva la mano per stringerla.


"Certo! Sei un fiore, Ambra!" Le dissi salutandola.


"Grazie! Volevo dirti che è stata una festa incredibile, mi sono divertita tanto!" Era bello sentire questo entusiasmo, ma temevo che la cosa mi sarebbe sfuggita di mano.


"Ti fermi a cena?" Le chiese Fiorella rientrando a casa e salutando la ragazza.


"Se non disturbo!" Rispose Ambra, lanciando uno sguardo a Samuele.


A tavola si parlò della scuola, degli insegnanti, dell'esame di fine anno. Ambra era molto brava ed aveva ottimi voti.


"E' una secchiona!" Ci disse Samuele, rimediando un pugno dalla ragazza.


Al termine della cena, Fiorella si alzò prendendo i piatti per portarli in cucina. Feci altrettanto, ma Ambra mi fermò. "Oggi aiuto tua moglie e tu stai tranquillo!" Disse in tono perentorio.


Lasciai che la ragazza portasse le cose in cucina e mi dedicai all'ascolto del telegiornale, trasmesso dal televisore della sala da pranzo.


Quando entrai in cucina per vedere cosa ne fosse delle ragazze, le vidi sedute alla tavola, che conversavano. Fiorella spiegava qualcosa a Ambra, che ne sembrava colpita.


"Di cosa parlate?" Chiesi curioso.


"Ambra mi chiede dei consigli per sentirsi a suo agio nel vestire, i trucchi... insomma, le parlo come ad una figlia!" Mi rispose mia moglie.


I momenti di fuoco che aveva visto le due ragazze durante la festa, erano ormai un ricordo lontano.


"Lo sai che tua moglie è affascinante?" Mi disse Ambra dopo un attimo di silenzio. "Anche più di te!" Concluse.


"Non ci vuole molto!" Risposi ridendo. "Ma lei è una donna stupenda, e mi piace che tu lo abbia capito!"


Avrei voluto parlare di ciò che avevo visto, la notte della festa. Ambra e Fiorella, abbracciate e piene di passione, che si baciavano, si scambiavano carezze dolcissime sui loro corpi accaldati. Ma temevo di causare imbarazzo. Ciò che era accaduto quella notte era una magia irripetibile. Tutto ciò che sarebbe accaduto successivamente, avrebbe avuto un impatto molto inferiore.


Ma Fiorella non fu altrettanto diplomatica. Si rivolse direttamente a Ambra, accarezzandole una mano.


"Lo sai che sei la prima donna con la quale ho fatto l'amore?" Disse guardando la ragazza negli occhi con un'espressione dolcissima. Mi aspettavo che Ambra arrossisse, ma non ci fu traccia di imbarazzo.


"E' stato bellissimo, per me non era la prima volta, ma in quel modo intenso... certo che lo era!"


Rispose Ambra ricambiando il sorriso.


"Preferisci le donne agli uomini?" Chiese ancora Fiorella. "Io non mi ero mai posta il problema, fino ad ora. Le donne sono le amiche. Gli uomini, gli amanti. E poi sei arrivata tu!"


"Non c'è differenza, per me. Certo, la dolcezza di un rapporto con una donna non è nemmeno paragonabile a un rapporto con un maschio, anche il più dolce e attento degli uomini. E' un coinvolgimento totale, una comprensione e una delicatezza che soltanto una donna può dare a un'altra donna."


"Hai tanta esperienza, Ambra. Eppure sei giovanissima!" Dissi colpito da tanta serenità e disinibizione.


"Vivo in una famiglia di persone libere, anzi, in due famiglie di persone libere. I miei genitori erano molto giovani quando sono nata. Sono restati insieme fino ai miei dieci anni, poi si sono separati pur restando molto amici e - ne sono sicura - ancora innamorati."


"Ma allora, perché separarsi?" Chiese Fiorella.


"Perché sono persone piene di vita, di entusiasmo, di voglia di conoscere. Ognuno dei due ha trovato un'altra persona per continuare la propria vita. E io sono la figlia di tutti. Ma quello che è più divertente, è che la mamma e papà continuano a vedersi, a fare l'amore insieme, e spesso si incontrano tutti e quattro... non ti dico cosa si sente nella loro stanza!"


"Questo non ti dà fastidio?" Si informò ancora Fiorella.


"Neanche un po'! Anche con i miei fratellastri andiamo d'accordo, ci vediamo con piacere perché siamo coetanei e non ti nascondo che mi è successo di fare delle cose con il più grande..."


"I tuoi genitori li hanno avuti successivamente?"


"No, sono figli dei loro nuovi amori. Lara e Omar sono figli di Giorgio, il nuovo uomo di mia madre, mentre Lucio e Alberto sono figli di Elena, la donna di papà."


"Una famiglia grandissima, allora!" Esclamò Samuele, sorridendo.


"Vi capita di stare tutti insieme?" Mi informai delicatamente, per capire che genere di rapporto fosse stato possibile con i suoi fratellastri.


"Succede spesso. Forse adesso un po' di meno, perché sono io che vado spesso a casa di amici, quando loro sono da noi."


"Ed è stato in quelle occasioni che hai giocato con il tuo fratellastro? Omar, immagino."


"No, Lucio. Omar è un po' chiuso. Viviamo insieme, quando loro non stanno dalla madre. Ma anche con Lara abbiamo fatto qualche giochino..." Rise con quel fare intrigante che piaceva a tutti.

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