Da quando Fabiola, la mia grassa porcella puttana e insaziabile, si era fatta scopare insieme alla sua migliore Claudia, grassa porcella puttana quanto lei, la mia vita sessuale aveva messo il turbo. Sì, perché chiavarmi Claudia mi era piaciuto molto, e altrettanto era piaciuto a lei. Dopo quella prima volta, così, avevamo cominciato a vederci di nascosto almeno tre o quattro volte alla settimana, di pomeriggio, a casa sua per trombare a tutto spiano. A differenza di Fab, che era piuttosto bruttina, Claudia aveva dei lineamenti delicati e un caschetto di capelli neri che le incorniciava con grazia il viso paffuto. Il corpo, invece, era extra strong, pieno di cellulite e smagliature come quello di Fab: una settima di seno – due tette enormi e flosce che le ricadevano sul petto –, un culo enorme e bianco e, per finire, due cosce enormi e tremolanti di ciccia.


“Che troia che sono – mi diceva Claudia al termine di ogni scopata – Farmi fottere dal ragazzo della mia migliore amica…”


Io le rispondevo di non pensarci e per distrarla le spingevo la testa sul cazzo di nuovo duro perché mi facesse un altro superbo pompino.


Ma se i problemi di Claudia erano tutto sommato sopportabili, quello che davvero rischiava la pelle ero io. Non tanto per il pericolo che Fab scoprisse il tradimento – cosa poteva dirmi lei che, sin dal primo giorno della nostra relazione, mi aveva detto molto brutalmente che non era fatta per la monogamia? – quanto per lo sforzo sessuale al quale ero sottoposto. Fab, infatti, voleva essere scopata ogni sera e, il weekend, pretendeva il mio cazzo in continuazione, costringendomi a maratone che rischiavano di provocarmi un infarto.


Fu così che, per salvarmi la pelle, mi venne l’idea.


Tutto nacque una sera in cui eravamo usciti per presentarla ai miei amici più stretti. Tra un drink e l’altro non mi era sfuggita come Fabiola ogni tanto guardasse Vincenzo, il più bello del gruppo, un fusto alto oltre un metro e ottanta e col fisico perfetto del nuotatore.


“Che figo quel tipo – mi aveva detto mentre tornavamo a casa con la consueta schiettezza – Secondo me gli piaccio”.


“Perché?”, le avevo chiesto.


“Me lo dice il mio istinto”, mi aveva risposto.


Fu lì che nella mia mente si accese una lampadina.


Il giorno dopo telefonai a Vincenzo.


“Bel tipo la tua ragazza! – si era complimentato – Molto simpatica davvero”.


Io non avevo perso tempo.


“La trovi solo simpatica?”, gli avevo chiesto.


Vincenzo aveva taciuto per qualche secondo.


“Perché?”, mi aveva domandato a sua volta.


“Ti dico la verità: lei ha avuto l’impressione di piacerti. Io so benissimo che Fab non è il tipo di ragazza che piace a tutti, ma lei non sbaglia mai quando ha questo genere di sensazioni”.


Vincenzo si era schiarito la voce.


“Non capisco…”, aveva detto.


Io avevo riso per fargli intendere che ero del tutto tranquillo.


“Non ti devi allarmare. Se è così puoi ammetterlo senza problemi. Ti piace o no?”


Altri secondi di silenzio.


“Beh, a dire il vero sì – aveva ammesso Vincenzo – L’ho trovata molto sexy. Ma non capisco dove vuoi arrivare…”


Io avevo preso la palla al balzo.


“Perché anche tu le piaci – avevo detto a Vincenzo – Vedi, il nostro è un rapporto aperto e non c’è gelosia. Quindi, se ti andasse di scoparla, per me non c’è nessun problema”.


“Ma dici sul serio o stai scherzando?”


“Sono serissimo. Anzi, a questo punto perché non vieni stasera a cena da noi?”, avevo proposto a Vincenzo.


E lui accettò. Quando arrivato a casa lo dissi a Fab, lei quasi non stava più nella pelle.


“Lo sapevo! – esultò – Il mio istinto non sbaglia mai!”


Poi mi guardò perplessa.


“Ma tu ti unisci a noi, vero?”, mi chiese.


“Certo – risposi – O vuoi che ti lasci sola con lui?”


Fabiola ebbe un momento di esitazione.


“Ma no, certo che no – disse con tono poco convinto – Vi voglio entrambi”.


Non sto a perdere tempo a raccontarvi l’avvio della serata. Vincenzo si presentò molto euforico e sicuro di sé e non perse tempo a sommergere Fabiola di complimenti. Poi cominciammo a parlare di sesso e Fabiola, ammaliatrice come al suo solito, prese Vincenzo all’amo dopo pochi minuti.


“Tu che sei così bello chissà che fighe ti scoperai”, gli disse.


“In che senso?”, gli chiese lui.


“Beh, certo una cicciona come me non ha molte chance con uno come te”, civettò Fab.


Io osservavo divertito la scena.


“Ma perché dici così?” – fece Vincenzo – Io ti trovo eccitante da morire”.


“Addirittura?”


“Te lo giuro!”


“Ma mi hai visto bene? Scoppio di ciccia…”


Vincenzo mi guardò e io annuì in senso di approvazione.


“Io vado pazzo per le ragazze come te”, le disse.


Fab mi guardò e mi strizzò l’occhio, poi alzò la maglietta scoprendo le sue tette gigantesche.


“Vuoi farmi credere che queste ti piacciono?”


Vincenzo ebbe un attimo di incertezza, forse imbarazzato dalla mia presenza, così gli diedi la spinta definitiva.


“Dai, falle vedere quanto ti piacciono!”, lo spronai.


Così Vincenzo partì alla carica e si gettò su Fab, palpandole le tette e succhiandole i capezzoli.


“Bravo! – gli dissi – Finalmente!”


Quello che successe potete immaginarlo. Cinque minuti dopo eravamo tutti e tre nudi nel letto a dare il via a una scatenata scopata a tre. Vincenzo non aveva solo un gran fisico, ma anche un gran cazzo, lungo e nodoso, davanti al quale Fab per poco non si commosse.


“Che meraviglia!”, disse prima di cominciare a spompinarlo.


Mentre lo faceva io la misi a pecora e cominciai a fotterla da dietro.


Fab mugolava di piacere, ma i gemiti di Vincenzo le coprivano la voce. Dopo qualche minuto mi rivolsi a lui.


“Forza, fotti questa troia!”, lo spronai.


Lui non se lo fece ripetere due volte e le ordinò di sedersi sul suo cazzo per prenderla a smorzacandela. Fu a quel punto che, nel rispetto del mio piano, decisi di eclissarmi. Scivolai via dal letto lasciando che a chiavare fossero loro due. Vincenzo aveva fatto piegare Fab su di sé e, mentre le ficcava la lingua in bocca, cominciò a trapanarla con una raffica di colpi del cazzo. Fab era letteralmente travolta da quell’impeto che solo il fisico allenato di uno sportivo come Vincenzo poteva avere. Poi lui la fece sdraiare e si caricò le gambe di Fab sulle spalle come se fossero due piume, per ricominciare a martellarla con la sua verga da dieci e lode. L’ultima cosa che vidi mentre uscivo dalla camera da letto fu il volto di Fab stravolto dal piacere. Chiudendomi la porta alle spalle, mi sdraiai sul divano del soggiorno ancora nudo e accesi la televisione. Ogni tanto sentivo le grida di quei due che fottevano, ora gli strilli di Fab, ora le urla di Vincenzo. Se la presero comoda e quando due ore dopo mi raggiunsero io mi ero già addormentato.


L’exploit di Vincenzo, come speravo, aveva acceso la voglia di Fab come un tizzone.


“Ti spiace se ogni tanto lo rivedo?”, mi chiese la mattina dopo.


“Vedilo pure quando vuoi”, gli dissi.


Lei mi diede un bacio sulla bocca.


“Sei stupendo”, mi disse, mentre con la mano mi sbottonava i pantaloni.


Da quel momento Vincenzo diventò una presenza costante nella nostra vita. Si presentava almeno tre volte alla settimana, ogni tanto di pomeriggio, ogni tanto di sera. E tutte le volte in cui lui e Fab trombavano come assatanati io, alleggerito dal dovermi sbattere ogni santo giorno la mia grassa porcella, potevo dedicarmi a Claudia con tutto me stesso.


“Fab mi ha detto di avere trovato la felicità – mi disse una volta Claudia, dopo che le avevo sborrato addosso – Tra te e Vincenzo non sa più a chi dare i resti”.


“Fab è scaltra – dissi – ma stavolta lo sono stato io più di lei”.


Claudia aveva raccolto la mia sborra con le mani e si succhiava le dita per ingoiarla.


“Sei stato davvero un genio”, mi disse quando finì.


Io guardai quel corpo straripante di ciccia che avevo appena scopato e pensai al corpo di Fab, la mia grassa porcella puttana e insaziabile, che in quel momento si stava fottendo Vincenzo ma che comunque restava di mia proprietà. E mi sentii felice come non mai.


 

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