Amarcord  



Quella riflessione decuplicò la mia curiosità, decidendo così di dedicare il massimo del tempo possibile in una vera e propria indagine personale. Per prima cosa, optai per raccogliere quante più informazioni dalle conversazioni chat con Jerk Party, nella speranza di carpire eventuali legami con Marco, tramite qualche frase o modo di dire tipico suo. Sarebbe stato un ottimo spunto. Quindi cominciai a focalizzarmi maggiormente sul profilo Jerk Party, mentre ripercorrevo tutte le porcate che ci eravamo scritti, le foto condivise e i link scambiati.



Jerk Party rientrava tra gli account più perversi e ossessivi in termini di scambio messaggi con me. Mi trasmettevano costantemente quella sensazione corale di eccitazione perché parlavano sempre usando “noi” come termine. D’altronde, le foto dei cazzi non riguardavano un’unica persona e questo lasciava intendere ancor di più che si eccitavano contemporaneamente. Ricordo che mi volevano sempre trasmettere l’idea di un’eccitazione condivisa e fulminea, dando la causa proprio a me. Dicevano che si collegavano a Badoo quotidianamente apposta per visitare le mie foto, e segarsi abbondantemente. Osservando la cronologia chat cominciai a ricordarmi che loro mi eccitavano come una matta anche perché tra i link più frequenti risultavano sesso di gruppo, sottomissione della donna, umiliazione e tradimenti. Ad uno ad uno li andai a recuperare, quei link, ricapitolando in un pozzo senza fondo di perversione acuta, incontrollata, difficilmente arrestabile. Ore dopo, quando mi resi conto che non mi schiodavo più da quella chat, decisi di salvare tutti i link in un file di testo sul mio portatile, ed erano un centinaio, permettendomi di rivederli di volta in volta senza essere loggata sul sito di chat. Ma le caratteristiche di questo fantastico gruppo di infoiati segaioli, non erano solo le loro perversioni. Mi riferisco anche al modo in cui mi sentivo trattata da loro. Quando avevano raggiunto l’apice dell’infoiamento, perdevano il controllo della misura e letteralmente passavano tutto il tempo ad insultarmi in chat, ordinandomi di far cose a cui spesso e volentieri, dall’altra parte senza essere osservata, accettavo di fare. Anche senza ammettere che le stessi facendo, per non dar loro troppa corda. Ma lo facevo, sì che lo facevo. Mi infilavo di tutto nella vagina, nel culo, ogni vibratore lo tenevo acceso per emulare i desideri di quegli energumeni oltre schermo. E mi insultavano costantemente, quando mi cercavano, quando erano col cazzo pulsante e sul punto di esplodere. Tra gli insulti più ricorrenti, spiccava la classica "lurida puttanella", ormai un nickname che mi appellavano. Ciò che faceva perdere loro la testa era il fatto che io rispondevo a tono con i link porno, cosa che probabilmente non accadeva spesso nelle chat loro con altre ragazze. Se mi inviavano gangbang, rispondevo con compilation di sborrate. Alle blowbang alternavo scopate facciali violente. E così via. Di fatto, loro si fecero un’idea di me che rasentava la troiaggine pura, non c’era nulla da obiettare, dandomi della zoccola.



In un momento di maggiore lucidità, libera dalle pulsioni sessuali, tornai per l’ennesima volta sulla chat in questione, cercando il primo giorno in cui fui da loro contattata. Ebbi modo di constatare che le due date, ovvero i primi contatti con Jerk Party e Marco su Badoo, erano molto vicine. Per la precisione, Jerk Party mi contattò circa una decina di giorni prima di Marco.
Ma anche questo dato non fa un granché di indizio, e soprattutto non avevo ancora chiaro se il nome Jerk Party alla consegna corrispondeva a questo gruppo di infoiati. Ricordo che allora volevo parlarne con Marco, e forse in quel momento le cose potevano ancora andare in modo diverso. Ma decisi di comportarmi seguendo il mio istinto, ovvero continuai l’indagine per conto mio, a sua insaputa.


Mi rimisi nei giorni successivi a rileggere sempre le stesse conversazioni con loro, senza mai riattaccare bottone, per carpire ulteriori dati. E presi l’abitudine per diverse settimane a riconnettermi in notturna a casa mia, perché mi mancava troppo quel mondo così intriso di perversioni e contraddizioni come era Badoo, che non era di fatto un sito porno. Mentre decifravo ogni cosa, feci caso alla frequenza di chat. Sì, avveniva quotidianamente, ma si focalizzava maggiormente i lunedì sera, dove condividevano a ripetizione link porno e si mostravano con le foto dei loro cazzi. Li contai. Erano 4, sempre loro. Che ogni lunedì mi mostravano la cappella sbrodolante del loro sperma. Dopo questa fase lunga di riscoperta e rilettura, di eccitazioni e non pochi momenti di sbandamento e confusione, tra ricerca di indizi e ricadute in fantasie depravanti, cercai di visualizzare la questione in punti salienti:



Innanzitutto, appurai con coscienza l’evidenza che esisteva una relazione tra Marco e il nome Jerk Party. Questa relazione era evidente già su quelle etichette, ed era associabile ad un mittente comune, sia se si trattava di una terza persona, sia se era uno di loro.  



Ma non era ancora certo che il nome di consegna al secondo indirizzo apparteneva di fatto al gruppo perverso che mi scriveva su Badoo.  
In più, non ero riuscita a raccogliere indizi sufficienti per capire se Marco facesse parte in prima persona di un gruppo come Jerk Party. Questo perché nella cronologia chat non vi era nessun riferimento a lui, nessun suo modo di dire, scherzoso o serio. D’altronde Marco in chat non si poneva mai in modo eccessivamente provocante, né mai mostrava dimestichezza nel prenderne iniziativa... a differenza del mood di quella chat. In più, tra le foto dei cazzi superdotati non appariva una sola foto del suo, lo avrei riconosciuto senza dubbio altrimenti.


Infine, Marco non mi aveva mai chiamato lurida puttanella. Mai.  
Un unico indizio spiccava, ma poteva sempre essere una coincidenza. Era molto curioso che il giorno in cui Marco consegnava il pacco corrispondeva allo stesso giorno in cui vi era più frequenza tra le conversazioni chat di Jerk Party. Un’unica, in quel momento quasi irrisoria coincidenza che però non bastava a farmi pensare che, probabilmente, in tutta questa storia io non c’entravo proprio nulla.


Forse.


(continua)

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