Malgrado si frequentassero ormai da più di tre mesi Francesco vedeva che Angela ancora non si lasciava andare del tutto. Certo, tra loro c’era un grande divario d’età perché lui aveva 41 anni e lei 68. E, certo, lui stesso ammetteva che lei era una donna molto matura, decisamente più vecchia che giovane, e che come coppia non passavano inosservati.


Ma lui se ne fregava dell’anagrafe non solo perché Angela era dolce e premurosa, ma perché era anche una scopatrice appassionata e vogliosa e il sesso con lei era fantastico. Inoltre, dalla prima volta che se l’era sbattuta sul divano della casa di lei, aveva scoperto quanto un corpo sfiorito e avvizzito lo arrapasse di brutto, al punto che adesso guardava con desiderio più le coetanee di Angela che le sue e la sera, se non si vedevano, si faceva delle gran seghe guardando i video porno con le donne anziane come protagoniste.


Malgrado tutto questo rendesse il loro rapporto ormai consolidato, lui sentiva quanto lei si trattenesse. E più volte, dopo la consueta grande chiavata, lei gli aveva confessato quanto il fatto della sua età le pesasse. Francesco non era riuscito a tranquillizzarla in nessun modo: né con le sue parole, né con i suoi baci, né col suo cazzo. Angela si diceva certa che, prima o poi, lui l’avrebbe lasciata per una più giovane e questa prospettiva, per quanto la ritenesse naturale e scontata, la faceva soffrire comunque.


Per questo lui decise che avrebbe fatto tutto il possibile per farla ricredere e l’occasione si presentò un giorno in cui Angela gli disse che la sera dopo sarebbe andata a mangiare una pizza con le sue tre migliori amiche. Erano nudi, abbracciati sul divano del soggiorno della casa di lei, il posto dove l’aveva presa per la prima volta. Lei era da poco venuta saltandogli sfrenatamente sul cazzo in uno scatenato smorzacandela, per poi farlo venire con un pompino con ingoio, arte che nella vita aveva praticato solo con lui, scoprendosi un’autentica virtuosa.


“Da quando io e te ci vediamo, per loro sono sparita e non vorrei che si insospettiscano”, gli disse.


“In che senso?”, le chiese Francesco.


“Nel senso che pensino che mi veda con qualcuno”.


Francesco non nascose la sua rabbia.


“Ma perché fai così? – si lamentò – Invece è giusto che lo sappiano e che tu gli parli di me”.


Angela scosse la testa.


“E che gli dica che tu sei un uomo più giovane di quasi 30 anni? Ma tu sei matto!”


Francesco allora pensò che quell’occasione potesse fare al caso suo.


“Allora sai che facciamo? – le disse – Domani vengo con te”.


Angela fece tanto d’occhi.


“Mi stai prendendo in giro? Guarda che non sei spiritoso…”


Lui alzò il tono di voce.


“E invece sono serissimo! Tutti devono sapere che noi stiamo insieme, a cominciare dalle tue amiche. Se domani non mi porti con te giuro che non te lo perdono”.


Davanti a quella reazione così perentoria, seppure spaventata e incerta, Angela tentò un’ultima, debole resistenza.


“Ma non pensi che sia in imbarazzo a farmi vedere con un uomo che potrebbe essere mio figlio? Lo vuoi capire che io sono vecchia?”


Francesco si impuntò, testardo come un mulo.


“E lo vuoi capire che non me ne frega niente? In che lingua devo dirtelo perché ti entri in testa?”


Così Angela dovette capitolare.


“Va bene – disse – Ma prima le devo preparare. Domani mattina telefono a ognuna di loro e gli parlo di te e tu ci raggiungerai al locale. Non mi va che ci presentiamo insieme”.


Francesco strinse i pugni in segno di vittoria.


“Fantastico, amore mio! Così sì che mi piaci!”


Poi l’attirò a sé e la baciò. Quando le loro lingue si intrecciarono il cazzo gli venne subito duro. Allora Francesco le prese una mano e glielo fece stringere.


“Guarda piuttosto che effetto mi fai… – le disse – Che vogliamo fare? Sei troppo stanca o…”


Angela sorrise e, per quanto vecchia si sentisse, aprì subito le gambe tirando il cazzo di Francesco verso la sua figa.


“Vieni qui...” – gli disse con un soffio di voce mentre lui le montava sopra felice come un bambino.


Il pomeriggio del giorno dopo Francesco le telefono.


“Allora? Hai parlato con le tue amiche?”, le chiese.


“Sì, con tutte e tre”.


“E come hanno reagito?”


“Come immaginavo, Giovanna e Maria Grazia sono rimaste di sale e non hanno commentato nulla. Carlotta, invece, si è fatta una grande risata e si è complimentata”.


Francesco rise.


“Mi sta già simpatica questa Carlotta. Che tipo è?”, le chiese.


“Beh, lei è sempre stata la matta del gruppo – rispose Angela – É una caciarona sempre pronta a fare baldoria, molto disinvolta, dice un sacco di parolacce ed è l’unica che parla di sesso in modo esplicito”.


“É sposata?”


“Non si è mai sposata e malgrado apprezzi molto gli uomini è single da un sacco di tempo. Sai, ha pur sempre 70 anni… É la più vecchia del gruppo, anche se per carattere è di sicuro la più giovanile”.


Quando, poche ore dopo, Francesco si preparò per uscire stette un’eternità a decidere come vestirsi e si accorse che la prospettiva di conoscere le migliori amiche di Angela lo spaventava come se dovesse fare un esame. Alla fine scelse un elegante completo grigio e una camicia bianca che lasciò sbottonata sul collo e uscì. Arrivato alla pizzeria vide subito il tavolo di Angela e mentre si avvicinava sentì che il cuore gli batteva forte.


“Buonasera”, salutò.


Poi si chinò su Angela e le diede un bacio sulla guancia.


“Ciao, amore”, le disse.


Le tre ricambiarono il saluto e lui si sedette accanto ad Angela, che era palesemente imbarazzata.


La prima cosa che Francesco pensò fu che si trovava indiscutibilmente in compagnia di tre anziane. Su questo non c’erano dubbi. Delle quattro Angela era quella che si teneva meglio. Bastava guardarle il viso per accorgersi che rispetto alle altre aveva meno rughe, così come sul collo, e che anche le mani erano meno secche e venose. La seconda cosa fu riconoscere immediatamente chi fosse Carlotta. Da quello che Angela gli aveva detto si immaginava una donna estrosa anche nell’abbigliamento e quindi non poteva essere che quella a cui si trovava vicino, una scintillante cicciona con indosso un vestito fantasia di un accecante colore arancione.


Ebbe conferma della sua intuizione quando fecero le presentazioni.


Se Giovanna e Maria Grazia, due donne tristi e anonime che non lo avrebbero mai attratto, non riuscivano a trattenere il loro disagio e gli parlavano a stento senza quasi guardarlo in faccia, Carlotta invece gli diede un’allegra pacca sulle spalle.


“Hai capito che ti combina la nostra Angela?”, disse con un sorriso divertito.


Angela d’istinto abbassò gli occhi,


“Carlotta, ti prego… – le disse a bassa voce – Mi avevi promesso di non esagerare”.


“E va beh, ma la situazione richiede almeno una battuta”, rispose.


Francesco annuì d’accordo con lei.


“Posso immaginare che non sia comune vedere una coppia come la nostra – disse – ma credo che non ci sia nulla che conti quando due persone si vogliono bene”.


Giovanna e Maria Grazia si dissero d’accordo, seppure il loro mormorio di approvazione risuonò a Francesco palesemente falso.


“Bravissimo, è così che si parla! – disse Carlotta – Si vede subito che sei un ragazzo in gamba”.


La cena proseguì in modo formale, con qualche chiacchiera di convenienza che diede a Francesco la conferma dell’impressione iniziale che gli avevano suscitato le tre donne. Giovanna e Maria Grazia erano davvero del tutto insignificanti e capì perché Angela fosse stata così restia a confidarsi con loro. Carlotta, al contrario, confermò appieno di essere una bomba. Oltre a mangiare a quattro palmenti, cosa che a Francesco la rese d’istinto simpatica, era davvero esuberante come le aveva detto Angela, allegra e piena di vita. Evidentemente consapevole del disagio che c’era a quella tavola, alleggerì spesso la conversazione facendo battute sulla sua mole non indifferente e scherzando col cameriere che venne a prendere le ordinazioni.


"Sai che sei proprio carino? - gli disse - Se vuoi ti lascio il mio numero di cellulare".


Poi Carlotta scosse la testa facendo ondeggiare i lunghi capelli rossi per chiedere agli altri un giudizio sulla tintura che aveva fatto proprio quella mattina.


“Ti stanno benissimo”, le disse Francesco.


“Lo so che una nonna di 70 anni in genere porta il grigio, ma a me il grigio deprime”, rise lei.


“Abbasso il grigio! – disse Francesco alzando il bicchiere – Brindiamo!”


Carlotta aveva un modo di fare così frizzante che alla fine anche Angela si rilassò e la cena procedette in modo tutto sommato tranquillo. Quando si alzarono dal tavolo per andare via, Francesco prese Angela per mano e lei gli parve finalmente serena. Si salutarono tutti con un bacio sulla guancia.


“Complimenti, ragazzo! – le disse Carlotta – Siete una coppia bellissima”.


Mentre erano in macchina diretti a casa di Angela, Francesco espresse tutta la sua soddisfazione.


“Non è morto nessuno, mi pare”, disse.


“Hai ragione, non è morto nessuno”.


Forse fu questo esperimento tutto sommato riuscito a rendere ancora più bella la scopata che si concessero una volta arrivati e Francesco se ne tornò a casa leggero e beato. Mentre si spogliava per andare a dormire si accorse della presenza di un biglietto nella tasca della giacca. C’era scritto un indirizzo e la frase “Passa a trovarmi se ti va” ed era firmato dalla sola lettera C. Quel biglietto era opera di Carlotta, poco ma sicuro, e Francesco trovò la cosa tanto sconcertante quanto intrigante.


Per quanto si scervellasse non riusciva a trovare che un solo significato dietro quel pezzo di carta e l’idea di scoparsi Carlotta, per quanto torbida visto il legame di amicizia che c’era tra lei e Angela, tuttavia lo eccitava. Carlotta infatti, malgrado gli abiti estrosi e i modi provocatori, a differenza di Angela che era assai più giovanile e ben tenuta, mostrava nel corpo ognuno dei suoi 70 anni e Francesco pensò che avrebbe potuto benissimo essere la protagonista di quei video davanti ai quali si faceva le seghe, e la cosa lo arrapò di brutto.


La mattina dopo si svegliò con quel biglietto nella testa, biglietto che lesse e rilesse per chissà quante volte. Non sapeva che fare, era letteralmente lacerato dai dubbi. Se la mente gli diceva di non azzardarsi a presentarsi a casa di Carlotta, la durezza del suo cazzo gli diceva la cosa opposta. Ad attizzarlo non era solo la situazione in sé, ma principalmente il fatto che Carlotta fosse perfino più grande di Angela. Sentiva di volere esplorare quel desiderio che provava per le donne anziane, di dovere sperimentare di più per capire, senza limitarsi soltanto a scopare con Angela, per quanto la desiderasse. Così, per cercare di ritrovare un po’ di lucidità, si masturbò pensando a Carlotta, ma non servì a nulla: dopo pochi minuti il cazzo gli era tornato di marmo, esattamente come prima. Fu questa reazione a convincerlo ad andare a vedere cosa volesse da lui quella femmina vulcanica.


Arrivato all’indirizzo scritto sul biglietto trovò una palazzina elegante e molto ben curata. Suonò il citofono e attese in preda all’emozione.


La voce di Carlotta gli sembrò particolarmente squillante.


“Chi è?”


“Sono Francesco”.


Ci fu un attimo di silenzio, e poi di nuovo la voce di lei.


“Mi dai due minuti prima di salire? Tra poco ti apro. Quarto piano”.


Francesco attese sempre più agitato e finalmente il cancello fu aperto. Quando arrivò al quarto piano c’era Carlotta ad attenderlo sulla soglia del suo appartamento. Francesco vide che indossava una grande vestaglia di raso rosso fuoco, rigorosamente chiusa sul petto, e che le lasciava le gambe scoperte dalle ginocchia in giù. Era scalza e lui notò i piedi e le caviglie gonfie, tratti che svelavano immediatamente la sua vecchiaia.


“Hai fatto presto a venire”, gli disse lei con un sorriso complice.


“Devo ammettere che hai suscitato la mia curiosità”, gli rispose lui.


Carlotta gli fece cenno d’entrare.


“Ho appena fatto il caffè. Ti va?”


“Volentieri”.


Quando furono seduti al tavolo di una grande cucina luminosa, con le tazzine fumanti in mano, Francesco pensò che era inutile stare a girarci intorno.


“Allora? – chiese a Carlotta – Che cosa significa questa situazione?”


Carlotta gli rifece il sorriso con cui l’aveva accolto e che lui trovò decisamente sensuale.


“Secondo te cosa significa?”, gli chiese a sua volta.


“Non ne ho proprio idea”.


“Sul serio? Hai davvero così poca fantasia?”


Francesco rise.


“E va bene, un’idea me la sono fatta. Ma mi pare strano. Angela non è una delle tue migliori amiche?”


Carlotta mantenne quel sorriso porco.


“Angela è come una sorella per me – disse a Francesco – Ma io sono sempre stata una puttana di natura, a 20 come a 70 anni, e non posso farci niente. Se sono eccitata non c’è niente che conti. Tu, piuttosto, perché sei qui?”


Francesco bevve l’ultimo sorso di caffè e pensò che era inutile mettersi a sparare cazzate.


“Perché mi attrai da morire. Non lascerò mai Angela, te lo dico da subito per essere chiaro, ma non ha senso nascondere quanto ti desidero”.


Carlotta gli carezzò la mano.


“Ma non mi trovi vecchia e grassa?”, gli chiese.


Lui scosse la testa.


“Io ti trovo arrapante, e anche molto”.


Carlotta annuì soddisfatta. Così si alzò dal tavolo e raggiunse la porta che dalla cucina portava sul corridoio dell’appartamento e, da lì, al resto della casa. Dandogli le spalle si slacciò la vestaglia e la fece cadere per terra. Sotto era completamente nuda e si girò verso Francesco.


“Ti faccio strada”, gli disse.


Francesco seguì quel corpo straripante di grasso e dal culo enorme e cadente, avendo modo di studiarlo per bene. Le gambe erano leggermente storte e le cosce maestose, mentre i polpacci e la caviglie erano un blocco unico e cilindrico. Anche il busto era appena incurvato e i fianchi erano due sacche pendule di ciccia. Infine la pelle di tutto il corpo era cadente e avvizzita, di un colore bianco opaco. Carlotta entrò in una stanza, una camera dalle pareti pitturate di blu, con un grande letto, un armadio e delle mensole traboccanti di oggetti curiosi e bizzarri, probabili ricordi del passato.


Francesco si fermò sulla soglia della porta, mentre lei si sdraiava sul letto, con le gambe aperte e piegate che le lasciavano scoperta la figa. Lui guardò quel corpo sfiorito. Anche visto di fronte non si potevano avere dubbi sui suoi 70 anni di vita. I seni erano enormi sacche di carne che ricadevano ai lati del busto e la pancia un gonfio cuscino molle ripiegato in due parti all’altezza dell’ombelico. La figa era grande e coperta da pochissimi peli e le borse di ciccia sotto le braccia e le cosce erano piene di grinze. Francesco pensò che il fisico di Angela era molto più tonico rispetto a quella massa trionfante di lardo, dalla pelle così stirata da fargli temere che potesse strapparsi e segnato ovunque da smagliature e cellulite. Eppure quella vista lo eccitava al punto da togliergli il fiato, e ciò che più lo faceva sbavare in quella donna era proprio la sua età.


“Ha 70 anni – si ripeteva Francesco entusiasta – Stai per farti una vecchia di 70 anni”.


Carlotta lo guardava con aria di sfida.


“Adesso che mi hai visto nuda sei sempre del parere di volermi scopare?”, gli chiese.


Luì annuì vigorosamente.


“Adesso lo vedrai”, le rispose.


“Ti piacciono le vecchie, vero? – gli disse Carlotta – So che ci sono uomini che ne vanno matti, anche se tu sei il primo che incontro”.


“A me piacciono le donne sexy, e tu lo sei”.


“Io sono una settantenne obesa: mi hai guardato bene?”


“Ma la smetti di dire stronzate?”


Francesco si era tolto i vestiti alla velocità della luce e, quando si sfilò via i boxer, alla vista del suo cazzo dritto come un bastone Carlotta non trattenne la sua gioia.


“Sei bellissimo e hai un cazzo stupendo”, gli disse.


Francesco con un balzo le fu addosso, fiondandosi in mezzo a quelle gambe accoglienti.


“Da quanto non prendi un bel cazzo?”


Carlotta stava già godendo al solo contatto di lui perché gli rispose con la voce strozzata.


“Neanche lo ricordo più”.


Francesco le sollevò le tette e ci affondò la testa dentro, poi si attaccò a un capezzolo, rosa, grande e goloso. Dopo averlo succhiato per bene si staccò.


“Vediamo se sei davvero la puttana che dici”.


Carlotta lo baciò con trasporto, per poi leccargli le labbra così voracemente che lui pensò che volesse mangiarle.


“Leccami la figa – lo implorò – Fammi vedere che non sto sognando”.


Francesco arretrò sul letto, in modo da potersi inginocchiare con la testa in mezzo alle sue gambe.


A differenza di quella di Angela, la figa di Carlotta era davvero spanata, cosa che lui giudicò come la prova che nel passato dovesse essere stata trapanata da un bel numero di uccelli. Le grandi labbra erano tutte aperte e lui le strinse tra le dita e le pennellò con la lingua. Quando lo fece sentì il corpo di Carlotta contrarsi.


“Oh, che bello!”, disse lei.


Allora Francesco aprì la bocca per lasciare che la figa tornasse ad allargarsi e ci ficcò la lingua dentro, leccandola con trasporto, in profondità. Carlotta allora si mise a sussultare e quando lui raggiunse il clitoride e cominciò a succhiarlo lanciò dei versi strozzati.


“Sei favoloso! – gli disse – Mi fai impazzire!”


Allora Francesco si tirò su e avanzò verso di lei. Le porse il cazzo gocciolante.


“Fammi una pompa”, ordinò.


Carlotta gli prese il cazzo in mano e se lo guidò in bocca e cominciò a spompinarlo con la brama di chi non lo faceva da molto tempo. Lui si mise a godere non solo per il bocchino ma per la vista di quel viso anziano che gli carezzava la verga con le labbra, andando su e giù con la foga di una ventenne.


“Cazzo, quanto sei brava!”, le disse.


Poi si staccò da lei e le si sdraiò addosso. Le mise gli avambracci sotto le cosce e le sollevò le gambe, caricandosele sulle spalle. Poi impugnò il cazzo e lo appoggiò sulla figa.


“Sei pronta?”, le chiese.


Carlotta lo implorò.


“Sì, ti prego!”


Lui allora le entrò dentro con un colpo secco e violento. Carlotta lanciò un singhiozzo mentre lui cominciò a sbatterla con impeto. Chiavare quella figa di 70 anni lo estasiava, così come lo estasiava quel corpo grasso e appassito che vibrava a ogni suo movimento e le gambe che sballonzolavano per aria, con i loro polpacci e i loro piedi gonfi. Mentre la trapanava si godette tanti altri particolari che lo estasiarono: dal collo rugoso alle tette pendule, alla pancia raggrinzata e polposa.


“Hai ragione, sei proprio una gran puttana!”, le disse.


Carlotta aveva il viso congestionato e a Francesco sembrò che stesse cominciando ad affaticarsi.


“Continua! – lo incitò lei – Sbatti per bene la tua nonna grassa!”


Francesco, che lei fosse stanca o no, allora aumentò il ritmo.


“Sei la mia troia! – le disse – Sei la mia nonna grassa e troia!”


Poi la mise giù, le uscì dalla figa e si tirò su in ginocchio.


“Mettiti a pecora!”, ordinò.


Carlotta, provata dalla chiavata, si mosse con lentezza, ma obbedì. Quando si trovò quella montagna di carne bianca e avvizzita davanti agli occhi Francesco si esaltò, ficcandole il cazzo nella figa al prima colpo e picchiando con vigore.


Pur ansimando per la fatica, Carlotta dava segnali di stare godendo tantissimo.


“Bravo, tesoro! – disse a Francesco – Non smettere, ti prego! Non smettere!”


Continuando a trapanarla, Francesco con le mani le separò le chiappe, scoprendo il pertugio scuro del buco. Completamente esaltato e padrone assoluto di quel corpo vecchio ma ancora voglioso, non ebbe nessuna esitazione.


“Adesso ti sfondo il culo!”, le disse.


Carlotta ebbe un tremito, girò la testa e lo guardò. Sembrava spaventata.


“Forse è meglio di no – disse – É da una vita che non lo faccio”.


“Beh, adesso lo rifarai”, gli rispose Francesco con un tono che non ammetteva repliche.


Senza darle neanche il tempo di rispondergli, centrò il cazzo nel buco del culo e spinse con violenza. Non gli importava di farle del male, e anche lui ne provò perché il buco era così stretto da tirargli tutta la pelle intorno alla cappella, ma era troppa la libidine di stare inculando una vecchia grassona e di abusarne come meglio voleva, come se lei fosse la sua schiava.


Quando fu sfondata, Carlotta lanciò un grido di dolore.


“Smetti, ti prego!”, lo implorò.


“Taci, puttana!”, gli rispose Francesco menando un secondo colpo.


Carlotta urlò di nuovo e così per tutte le altre volte che Francesco lo tirò fuori per risbatterglielo subito dentro. In uno sprazzo di lucidità temette di stare esagerando, così smise e con le mani rovesciò il corpo di Carlotta sul letto, facendola tornare a sdraiarsi.


Quando la vide si accorse che aveva gli occhi lucidi di pianto e capì di essere andato troppo oltre. Così le si sdraiò sopra, attento a non schiacciarla col suo peso, e cominciò a baciarla con tenerezza sulla bocca.


“Perdonami – gli disse – Mi sono lasciato trasportare, giuro che non lo farò più”.


Carlotta rispose a ogni bacio, annuendo.


“Non importa – gli disse – Non fa niente, può succedere”.


“È che sei talmente sexy che mi confondi – continuò Francesco con tono dolce – Non volevo essere violento, ma ho perso la testa”.


Carlotta gli spinse la lingua in bocca.


“Smettila con le scuse – gli sussurrò – Può rifarlo, se vuoi, basta che almeno prima mi lubrifichi”.


“Dici davvero?”, gli chiese Francesco stupito.


“Non mi dispiace che un quarantenne voglia ancora entrare nel mio culo flaccido – disse Carlotta – Ho 70 anni, tesoro. Quando mai mi ricapiterà?”


Francesco le scoccò un bacio a stampo, rumoroso.


“Sei incredibile! – le disse – E scoparti è la fine del mondo!”


Carlotta gli lanciò uno sguardo di sfida.


“Adesso, però, devi farmi venire… –  gli disse in modo provocatorio – Non lo faccio da non so più quanto tempo che mi sono scordato cosa si prova…”


“Adesso ti rinfresco la memoria”, le disse Francesco, spingendole il bacino tra le gambe in modo che lei le allargasse.


Dopo le fatiche che le aveva inflitto, Francesco pensò che la cosa migliore fosse una tranquilla posizione del missionario. Così le entrò tutto dentro, ma con dolcezza, lentamente.


Mentre chiavava Carlotta deliziato dai suoi gemiti di piacere, Francesco fu stregato dall’espressione del suo viso, dai suoi occhi spalancati dallo stupore di riprovare piacere e dalla bocca aperta quel tanto che le permettesse di fare penzolare la punta della lingua.


“Ah, quanto è bello scoparti!”, le disse.


Carlotta smise di gemere e la sua voce fu poco più di un sussurro.


“Ti piace scopare la nonna, vero? – gli disse – Ti piace scopare la tua nonna zoccola?”


“Sì che mi piace! Mi piace da impazzire!”


“Oddio, sto per venire!”, gli disse allora Carlotta, con stupore.


Francesco aumentò la foga delle spinte, cercando di farglielo entrare il più a fondo possibile, accorgendosi di stare anche lui per esplodere.


“Vengo anch'io, tesoro! Vengo anch'io!”, le disse.


Travolti dall’esplosione imminente si misero a gridare, la voce sempre più alta, di più, sempre di più, fino a quando scoppiarono insieme, simultaneamente.


Carlotta lanciò dei singhiozzi straziati, tremando come se fosse attraversata da una scossa elettrica, mentre Francesco fu travolto da un’onda ribollente, resa ancora più avvolgente dal fatto che la donna in estasi col suo cazzo nella figa fosse una vecchia di 70 anni che chissà da quanto tempo non aveva un orgasmo.


Quando Francesco uscì da lei, dopo averle sborrato nella figa, Carlotta non smise di tremare, trafitta dalle ultime frecciate di piacere. Alla fine, quando i corpi di entrambi tornarono a rilassarsi, lui le si strinse addosso, abbracciandola.


“Mi hai fatto venire… – disse Carlotta incredula – Pazzesco, sono ancora capace di farlo…”


“Altroché se ne sei capace – gli disse Francesco – E sai anche fare godere alla grande, se lo vuoi sapere”.


Carlotta lo baciò.


“Non capita tutti i giorni di incontrare un giovane stallone a cui piacciono le vecchiette, perfino quelle grasse…”, scherzò.


Francesco si deliziò guardandole gli enormi seni ricaduti ai lati del petto, con la pelle sottile come un foglio di carta e segnata da un reticolo di smagliature.


“Ti andrebbe di rifarlo ancora, se ti va?”, le chiese.


Carlotta sgranò gli occhi.


“Davvero lo vorresti rifare?”


“Ma certo!”


Poi Francesco la guardò improvvisamente serio.


“Sia chiaro: Angela non deve sospettare niente – le disse – Dobbiamo avere la massima prudenza, perché io voglio stare con lei”.


Carlotta annuì.


“Ma certo! Se lo scoprisse, non potrei mai perdonarmelo. Lei per me è più di una sorella”, disse.


Francesco allora le appoggiò una mano sulla figa e cominciò a carezzarla.


“E quindi ti scopi il compagno di tua sorella? – le disse sorridendo – Ma sei proprio una gran puttana”.


Carlotta gli leccò le labbra.


“Sono la tua nonna puttana! – sussurrò – E le nonne puttane non si fermano davanti a nulla!”

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