Fatale imprevisto  



Nonostante il suo carattere remissivo, mi divertivo molto assieme a lui. Mi piaceva sorprenderlo con la mia sessualità e le mie fantasie. E i porno che condividevo con lui aiutavano tanto. Ricordo che mi capitava di mostrargli spesso e volentieri video in cui si scopava in auto, in tutti i modi possibili. E lui questa cosa la adorava moltissimo. La cosa gli piaceva così tanto, che ormai per noi era diventata un’abitudine puntualissima quella di parcheggiare con il Doblò in quel parcheggio tranquillo di lunedì, approfittare del momento lavorativo che lo obbligava a consegnare in prossimità di quella zona la posta, attendere il suo ritorno e montare dietro per scopare. Quasi sempre era un bel pompino con ingoio, a meno che Marco non voleva anche scopare un po’. Lui era fatto così, cercava anche un po’ di routine nel nostro rapporto, perché sentiva l’esigenza di qualcosa di sicuro. Ma non era lo stesso anche per me. Io non cercavo una routine di quel tipo. In quelle mattine ciò che mi portava a bere il suo sperma era qualcosa che trascende l’abitudine, nonostante tutto. Parlo di un effetto ormonale, un istinto animale, che segue i sensi senza alcun controllo. Mi sembrava, ricordo, che quando tornava in auto Marco avesse un odore molto più forte di cazzo, come se avesse assunto un potere attrattivo dieci volte superiore alla norma.  
Passarono settimane e settimane, tante settimane... Prima che arrivasse il lunedì che cambiò completamente l’esito della nostra storia. Successe tutto per una fatale coincidenza, perché di solito io sono abbastanza distratta e non mi focalizzo su dettagli che riguardavano il lavoro di Marco. Effettivamente, non mi interessava affatto quello che faceva lui. Consegnava pacchi e lettere, nulla di così eccitante. Se non fosse che quel lunedì, diversi isolati prima di raggiungere il fatidico parcheggio, Marco rischiò di investire un ciclista anziano e sbandato. La frenata fece cascare in avanti la pila di pacchi dietro di noi, mescolandoli e travolgendo noi stessi che avevamo appena inchiodato su strada. Su di me, per fortuna, non capitarono pacchi pesantissimi, ma soltanto la classica borsa che Marco preparava prima della consegna all’indirizzo successivo. Questa borsa mi cadde in verticale e quindi il contenuto mi si prospettò sulle mie gambe. Per la paura di rompere qualcosa, il mio istinto portò le mani ad afferrarlo al volo, riuscendo ad evitare ogni rischio di danno. Questo pacco, in mano a me, era come tutti gli altri sigillato e aveva una targhetta bianca con indirizzo e nome del destinatario. Riuscii a malapena a leggere il nome, quando realizzai che l’auto si era spenta, Marco era uscito a sbraitare con quel vecchio, e io avevo un leggero dolore al collo. Dimenticai momentaneamente quegli attimi, che soltanto dopo aver sistemato tutto quanto, messo in moto e riparcheggiato nel solito posto, riportai alla mente. Per la precisione, proprio mente Marco stava per venirmi in bocca, nel parcheggio, mi riaffiorò il nome del destinatario, questa volta indelebile nella mia mente, che aveva un evidente nome fittizio.


Il suo nome era: Jerk Party.  



Mi travolse un senso di spaesamento ed eccitazione al tempo stesso, un’eccitazione tremendamente maggiore di quella che già sentivo al rientro di Marco in auto. Quando mi ripulii il volto dalla spompinata, rimettendoci alla guida mi resi per la prima volta conto che c’era qualcosa che non andava in me. Perché mi sovraeccitavo così tanto con lui, in quel momento specifico? Perché volevo bere il suo sperma? Perché mi balenava una voglia di sperma così grande? E soprattutto perché dopo aver ricordato il nome della targhetta, l’eccitazione aumentò esponenzialmente? Tra tutti i punti, quella mattina avevo una vaga idea di poter rispondere solo all’ultima domanda posta. Chiesi a Marco di riportarmi a casa perché, gli dissi, quel pompino aveva forzato troppo il collo già indolenzito, così allungò un po’ di strada e ci salutammo.  
Fu una squallida scusa. Tornata a casa, nel tentativo di masturbarmi feci in sequenza una serie di operazioni meccaniche che avevo perso l’abitudine di fare diverso tempo fa. Prima di tutto, cercai dei video di una gangbang di sottomissione. E seconda cosa, mi ricollegai su Badoo.  
Convinta di ciò che i segnali della mia memoria mi stavano trasmettendo, mi sentivo sicura che in questo modo avrei trovato risposta alle mie perplessità, oltre al piacere che agognavo di sprigionare dopo la sovraeccitazione mattutina che Marco non mi aveva placato. Mentre visitavo Badoo, mi rendevo conto che nel frattempo le centinaia di contatti continuavano a scrivermi, come se il flusso non si fosse mai arrestato. Questa cosa mi face bagnare maggiormente, e purtroppo sapevo il motivo: adoravo l’idea di essere così tanto desiderata da così tanti uomini. Mi eccitava da morire, e quella era una delle tante perversioni che avevo deciso di mettere da parte. Quelle perversioni erano senza dubbio il principale motivo per cui cercavo e stavo alle provocazioni di quegli account di gruppo. Ma fu proprio in quel momento che si verificò ciò che avevo intuito prima di collegarmi. Effettivamente, quel nome aveva già attraversato la mia vita, prima di Marco: Jerk Party era proprio il nome di una di quegli account di gruppo. Dentro di me mi dissi:  



G- Non è possibile. - e scoppiai a ridere per la mia associazione mentale.  



E nonostante fui convinta che fosse una fatale coincidenza, provai un leggero senso di disagio e confusione, l’aver accertato di aver ricordato correttamente l’esistenza di quel nome nella chat di quel sito dopo così tanto tempo. Ma poi, nella sfera delle probabilità: poteva mai trattarsi degli stessi soggetti? E se la risposta era sì, cosa diamine avrebbe potuto c’entrare un’anima pia come quella di Marco in tutto ciò!? Avendo altre volte in vita mia affrontato queste mie associazioni mentali come frutto di pura fantasia (molto spesso solo fantasie sessuali), pensai che quella innanzitutto era stata solo una scusa per ribalzare su Badoo e lasciarmi andare a insane perversioni per ripristinare un po’ la mia sessualità. Così inizialmente non ci pensai tanto, e conclusi quella mattina promettendomi di togliermi il dubbio in un momento migliore. Si era fatto già mezzogiorno, e avevo una lezione nel pomeriggio.  
Nonostante l’aver congedato la cosa con una risata, il lunedì successivo, dopo aver fatto colazione con Marco, entrai in auto con lo scopo di adocchiare sin da subito la borsa che avrebbe consegnato sempre da quelle parti. Avevo organizzato un po’ il mio piano: sapevo che di solito si fermava prima dal distributore di carburante per il pieno settimanale, e quel momento poteva essere una buona opportunità per verificare che non fosse stato soltanto un mio lapsus cognitivo. Di solito ci capita di associare parole lette di sfuggita ad altre che si fanno più spazio nella nostra memoria. Per concludere in bellezza, mi portai con me una compatta per provare anche a scattare una foto, in caso di necessità. Quella mattina Marco effettivamente doveva fare benzina, e mentre incaricò l’operatore per il rifornimento si allontanò a comprare le sigarette. Quello era il momento perfetto. Ricordo che ero già super eccitata da quella situazione, anche se non avessi scoperto nulla, o se mi stessi sbagliando, ricordo che avrei comunque ottenuto qualcosa che mi aveva portato una forte emozione. Non ricordo però cosa speravo di trovare, ormai. Insomma frugai in quella borsa, riconobbi un pacco dalle dimensioni identiche, tipo scatola di scarpe appunto, per non perdere tempo afferrai la compatta e scattai la foto dell’etichetta. Rimisi tutto a posto com’era, e mi riportai comoda al mio posto, attendendo l’arrivo di Marco.  
Anche se avevo già letto di sfuggita il testo, decisi di non pensarci fino a quando non mi avesse riaccompagnato a casa, con un’altra scusa, sempre dopo l’appuntamento fisso nel parcheggio. Quella mattina ero eccitata ancor di più di quel fatidico giorno in cui rischiammo l’incidente. Per cui, una volta a casa, mi misi comoda sulla mia sedia pronta a darci dentro come una matta a suon di porno. Nel frattempo, ebbi tutta la calma per rivedermi a monitor i dettagli di quella foto. Era effettivamente scritto così, il destinatario era Jerk Party. Ma ci fu una cosa inaspettata che mi lasciò totalmente di ghiaccio. Sull’etichetta vi era un testo che riportava due indirizzi, ed una richiesta esplicita a chi probabilmente effettua la consegna postale. Sull’etichetta diceva una cosa tipo:


“in caso di mancato recapito al primo indirizzo, si prega gentilmente di consegnare al secondo indirizzo”.


Riconobbi subito l’indirizzo numero 2, che corrispondeva a quello dell’appartamento di Marco.  
Ciò a cui stavo assistendo mi stava sembrando molto strano: cosa c’entrava Marco con quel nome fittizio? Era stato lui il creatore di Jerk Party? A cosa corrispondeva il primo indirizzo, anch’esso era collegato a lui? Ed esisteva per davvero o era uno strano modo di aggirare qualcosa? Dopo questa valanga di domande, mi ricordai che il legame che mi stavo immaginando io, con quella famosa chat di gruppo, poteva essere tutta una coincidenza e non c’entrare nulla.


 


(continua)