Ormai erano così abituati a incontrarsi al supermercato che cominciarono a salutarsi senza nemmeno essersi presentati. Lui, da bravo quarantenne ritornato da poco single, faceva una spesa distratta, riempiendo il carrello con un po’ di tutto. Lei, vedova di 68 anni, era invece più meticolosa e sceglieva ogni prodotto con scrupolosa attenzione. Un giorno si ritrovarono accanto, entrambi in attesa del proprio turno al banco della salumeria.


“Potrebbe darmi un consiglio?”, le chiese lui.


“Certo, dica pure”.


“Devo comprare del guanciale per farmi un’amatriciana. Per caso lei sa per quanto devo farlo rosolare in padella? Ogni ricetta che ho consultato sul web mi dice un tempo diverso…”


Lei gli sorrise.


“Io lo tengo per non più di otto minuti. Ma deve tagliarlo a pezzi non più spessi di un centimetro”.


Lui annui.


“Perfetto. Grazie mille”.


Lei gli sorrise di nuovo.


“Vuole diventare chef?”, gli chiese.


Lui rise.


“Oh no, è solo una banale questione di sopravvivenza. Prima a cucinare ci pensava la mia ex compagna, ma da quando ci siamo lasciati devo fare da solo”.


“Mi scusi, forse sono stata inopportuna…”


“Si figuri, nessun problema. Lei ha l’aria di essere una brava cuoca. Immagino che suo marito ne sarà più che felice…”


Lo sguardo di lei si immalinconì.


“Anche io come lei sono sola – gli disse – Mio marito è morto otto anni fa”.


Lui fece un’espressione di desolazione.


“Mi scusi, non lo immaginavo. Sono io quello inopportuno…”


Lei gli regalò il suo terzo sorriso.


“Ci mancherebbe, non si preoccupi minimamente”.


“La ringrazio per la sua comprensione – lui disse – A proposito: io sono Federico”.


Si strinsero la mano.


“Angela, molto lieta”, le disse lei.


Da quel momento, ogni volta che si incrociavano, si fermavano qualche minuto a conversare. Si raccontavano un po’ di sé, del loro presente e del loro passato, arrivando a darsi del tu, in un modo sincero e confidenziale non poco bizzarro per essere un rapporto consumato tra il corridoio dei sottaceti e quello dei biscotti.


Poi un giorno lei, molto timidamente, lo invitò a cena a casa sua.


“Così una volta tanto mangi qualcosa di decente – gli disse – Sempre che ti vada di cenare con una vecchietta…”


Lui accettò senza un attimo di esitazione, con piacere autentico, e fissarono l’incontro per quella sera stessa.


Mentre si preparava per uscire lui sentì di essere stranamente galvanizzato dalla prospettiva di vederla. Si disse che quella donna aveva l’età di sua madre, ma la cosa non gli importava. Angela era una bella signora, decisamente piacente malgrado il passare degli anni. Il viso le era rimasto liscio, segnato soltanto da qualche ruga sopra la bocca, e il corpo minuto – che lasciava intuire la presenza di un seno florido sotto i tailleur eleganti che era solita indossare – era tonico e a suo modo attraente.


Arrivò da lei con puntualità svizzera, con un mazzo di fiori in una mano e una vaschetta di gelato nell’altra. Notò subito che Angela era più truccata del solito e che indossava un vestito da sera che gli confermò la presenza di un bel paio di tette. La conversazione durante la cena fu amabile e, quando finirono di mangiare, si sedettero uno vicino all’altra sul divano del soggiorno a bere dell’ottimo rhum. Al terzo bicchierino lui era più che mai eccitato.


“Posso farti una domanda piuttosto intima?”, le chiese.


Angela annuì.


“Da quando sei rimasta vedova hai avuto delle relazioni?”


Lei scosse la testa.


“Sei matto? Ma hai capito quanti anni ho? Che relazioni vuoi che abbia una vecchia di quasi settant’anni?”


Lui fece una smorfia.


“Ma smettila! – le disse – Sei molto più attraente tu di tante sciacquette ventenni che conosco…”


Angela rise.


“Addirittura attraente? Sei davvero un adulatore”.


Lui si schiarì la voce, imbarazzato da quello che stava per chiederle.


“E non ti pesa il fatto di non fare più…”


Non riuscì a terminare la frase, ma ci pensò lei a farlo.


“… più sesso, intendi? Beh, sarò vecchia ma non sono ancora morta. Sì, ogni tanto mi pesa, ma non posso farci niente. Salvo te, che potresti essere mio figlio, non conosco nessuno”.


Lui, d’istinto, senza nemmeno realizzare ciò che stava facendo, le si avvicinò fino a sfiorarla e le fece una carezza.


“Tu mi piaci da morire – le disse – Ti desidero molto”.


Angela non respinse quel contatto ravvicinato. Non credeva possibile che stesse succedendo davvero e lasciò che lui la baciasse, accogliendo la sua lingua nella bocca e intrecciandola alla sua con passione e desiderio. Quando sentì le mani di lui cominciare a spogliarla fu scossa da un brivido di desiderio.


“Ma davvero mi vuoi?”, gli chiese mentre lui le toglieva il reggiseno.


“Non immagini quanto – lui le rispose – Ti voglio, ti voglio tutta…”


Angela allora si alzò dal divano e si sfilò il vestito. Quando si tolse le mutandine si accorse di quanto era bagnata.


“Allora prendimi”, gli disse.


Lui l’agguantò brutalmente, accecato dalla voglia, e la sbatté in malo modo sul divano. Per quanto apparisse assurdo quel corpo di donna matura gli toglieva il fiato. Guardò le cosce dai tessuti rilassati, i fianchi ormai molli e il seno grosso e afflosciato e sentì una fitta trafiggergli il cazzo. Allora le aprì le gambe e si gettò a leccarle la figa. Era la figa di una donna di 67 anni, una figa dilatata e usurata, una rosa appassita, ma mentre la sua lingua la esplorava con brama selvaggia si disse che non aveva mai gustato un sapore più buono.


Angela si mise a gemere, e con la mano gli spinse la testa ancora più dentro di sé. Dopo qualche minuto di quel piacere inebriante lo scostò.


“Spogliati”, gli ordinò senza esitazione.


Lui si tolse i vestiti come se bruciassero addosso e si prese il cazzo in mano come se volesse porgerglielo in regalo.


“Vediamo cosa sai fare”, le disse.


Angela davanti a quella verga sentì una palla di fuoco esploderle nelle viscere. Stordita dalla libidine glielo prese in bocca e si mise a spompinarlo con bramosia. Non aveva mai fatto pompini, neanche a suo marito, ma si accorse che c’era una forza oscura che stava guidando la sua lingua e le sue labbra come se fosse una professionista esperta.


“Brava! – gridò lui con voce roca – Lo sapevo che eri una troia!”


Angela si staccò per un secondo dal cazzo e gli lanciò uno sguardo rovente.


“Dimmi cosa vuoi che faccia”, gli sussurrò.


“Sdraiati e allarga le gambe”, gli ordinò lui.


Lei obbedì immediatamente, stordita per quanto voleva il suo cazzo e lui l’accontentò, gettandosi su di lei e mettendoglielo dentro. Appena la sua figa venne riempita Angela lanciò un urlo, mentre lui lanciava dei versi animaleschi. Cominciò a sbatterla per bene, a ritmo costante e sostenuto, godendosi quel corpo avvizzito che si rivelava essere ancora uno scrigno di indicibile piacere. Per trapanarla meglio le strinse il culo tra le mani, fremendo nel sentire quanto quella carne molle lo facesse godere.


Angela era in estasi, al punto che non si accorse che lui l’aveva messa a pecora e aveva cominciato a infilarla da dietro. Ormai non capiva più nulla, era come se fosse precipitata in un vortice di beatitudine assoluta.


“Sei favolosa, cazzo! – le disse lui – Ti scopo tutta, ti scopo tutta quanta!”


Poi si sedette sul divano e la fece sedere su di sé in modo che il cazzo le arrivasse al massimo della profondità. Mentre la sbatteva le ficcò la lingua in bocca e lei gliela succhiò bramosa. Lui non aveva mai goduto tanto, non solo perché Angela si stava rivelando una chiavatrice stupenda ma per il fatto di avere riportato alle gioie del sesso una donna con tutti quegli anni.


Angela venne di colpo. Mentre il suo corpo era squassato dall’orgasmo, ancora col cazzo di lui dentro la figa, lanciò delle grida bestiali, come la peggiore delle cagne in calore. Quando si placò lui la buttò sul divano, come se fosse un burattino nelle sue mani, e le si inginocchiò accanto cominciando a segarsi violentemente.


“Sì, tesoro! Così!”, lo incitò Angela.


“Aprì la bocca, puttana!”, gridò lui.


Angela non aveva mai fatto una cosa simile in vita sua, ma obbedì eccitata. Spalancò la bocca più che poté e tirò fuori la lingua, lambendogli la cappella. Lui venne con dei gemiti d’animale, sborrandole in bocca e sul viso. Stupita dallo scoprirsi così porca, Angela ingoiò tutto golosamente, mentre sentiva della sborra colargli deliziosamente sulle tette.


Quando tutto finì si ritrovarono sdraiati sul divano.


“E’ stato bellissimo”, le disse lui carezzandole la figa.


“Non riesco ancora a credere che sia successo davvero”, gli rispose lei.


“Beh, magari se mi permetterai di continuare a scoparti prima o poi ti convincerai…”, scherzò lui.


Angela gli sfiorò il cazzo con dolcezza.


“Puoi scoparmi tutte le volte che vuoi – gli disse – E quando sarai troppo stanco ti preparerò un’amatriciana”.


 


 

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