Ormai ero suo schiavo. Non riuscivo a stare senza scoparla neanche un giorno.


Era come se il suo corpo fosse entrato nella mia mente: il suo corpo stupendamente grasso, con le tette enormi e flaccide, la pancia debordante, il culo enorme e le gambe grosse come prosciutti. Adoravo tutto di lei – ogni piega della pelle rilassata, ogni smagliatura, ogni suo anfratto – e quando la vedevo nuda mi sentivo come stordito per quanto mi arrapava. Anche il fatto che fosse bruttina me lo faceva venire di marmo e potevo passare delle ore a baciare e leccare quel viso paffuto.


Fabiola mi aveva stregato. La sera in cui la conobbi credetti di avere a che fare con una ragazza timida e complessata dalla sua mole di balena, ma quando dopo neanche due ore me la stavo scopando lei gettò via la maschera, rivelandosi una chiavatrice provetta, una che aveva assaggiato decine e decine di cazzi, fiera del suo corpo che evidentemente aveva molti altri estimatori oltre il sottoscritto.


E fu così che cominciò a dominarmi. Consapevole dell’effetto che mi suscitava, Fab divenne la padrona alla quale non sapevo mai dire di no. Non le dissi di no quando pretese di non essere la sola dei due a prenderlo in culo, penetrandomi ogni volta che scopavamo con uno strap on, cosa che la attizzava da matti.


E non le dissi di no anche quando volle che a sbatterla fosse un’altra nerchia oltre la mia.


Una sera, tornato a casa, la trovai nuda sul letto che mi aspettava con accanto un ragazzo bello, muscoloso e piuttosto dotato.


“Amore – mi disse mentre glielo menava dolcemente – oggi ne voglio doppia dose”.


Anche se rosicavo all’idea che qualcuno che non ero io stava per fotterla obbedii, ma devo ammettere che appena le saltammo addosso cambiai idea. Porca com’era ci fece godere entrambi come pazzi e con mio grande stupore vedere un altro cazzo che la riempiva mi fece arrapare di brutto, soprattutto perché Fab dimostrò di sapersi destreggiare con incredibile bravura con due pali vigorosi che l’esploravano dappertutto.


Anche il ragazzo doveva essere un fanatico delle donne over size e me lo dimostrò nel modo in cui la leccò e le palpò ogni centimetro del corpo. Lei fece di tutto perché si vedesse quant’era grassa, piegandosi in modo che la pancia si piegasse in due rotoli di ciccia, sollevando le sue tette giganti e porgendole alle nostre lingue golose e mostrando sfacciatamente il suo culo bianco e maestoso.


“Che fortuna che hai!”, mi disse il ragazzo mentre la prendeva a pecora, quasi ipnotizzato da quelle chiappe pazzesche che stringeva tra le mani.


Ma quello che non potrò mai scordare fu il modo in cui Fab volle venire.


A un certo punto agguantò per un braccio il ragazzo e lo fece sdraiare per bene.


“Tu che sei così forte adesso me lo metti dietro e mi sorreggi mentre il mio uomo me lo sbatte in figa”, gli disse.


Io feci tanto d’occhi. Una doppia penetrazione: ecco cosa voleva quella cagna della mia ragazza. Appena l’altro si mise in posizione vidi Fab sedersi su di lui per farsi impalare in modo che io potessi sbatterglielo tra le gambe e quando le fui dentro la puttana lanciò un verso di felicità.


“Forza! – ci disse – Chiavatemi tutta!”


Il ragazzo doveva avere una bella forza davvero per reggere il nostro peso perché si mise a godere come un porco mentre la martellava nel culo come se niente fosse. Dopo lo stupore iniziale anche io fui risucchiato da quel vortice di sesso sfrenato e cominciai a scoparla con foga, guardandola dritto in faccia. Fab aveva la bocca contratta e gli occhi erano strabuzzati dall’estasi come la più sconcia delle cagne in calore.


“Troia! – le dissi – Sei la mia troia! Zoccola! Puttana!”


Più il mio uccello e quello del ragazzo la sfondavano in sincrono, più lei gridava e ci incitava a dargliene ancora di più. Il suo corpo grasso tremava a ogni colpo dei cazzi e le sue tette erano schiacciate sul mio petto, facendo mescolare il nostro sudore. Io soffiavo come una bestia perché avevo le braccia piantate sul letto e dovevo fare tante flessioni per infilarla per bene. Ma la fatica non era nulla rispetto alla goduria di sapere che la mia donna porcella stava tenendo testa a due uccelli che la traforavano in contemporanea. Così andammo avanti per un bel po’, a ritmo sempre più sostenuto, in un tripudio di gemiti scoperecci, fino a quando Fab non raggiunse l’orgasmo.


“Sì, così! Sto venendo! Sto venendo!” gridò senza ritegno e sentii la sua figa contrarsi, e immaginai che anche il suo buco del culo stesse facendo lo stesso. Il piacere le fece serrare d’istinto le gambe, facendo venire fuori i crateri della cellulite che tanto adoravo, e continuò a strillare fino a quando la sua frenesia non si placò.


Io ero spossato per quanto l’avevo sbattuta e uscii da lei, mettendomi in ginocchio sul letto.


“Dammi una mano”, mi disse Fab, tanto sfinita da non riuscire a sollevarsi da sola. Quando la tirai su, vidi il ragazzo sussultare mentre le veniva fuori dal culo. Era fradicio di sudore e tutti i muscoli del corpo erano contratti dallo sforzo che aveva fatto. Senza dirci nulla, come per telepatia, allora ci alzammo in piedi e le porgemmo i nostri cazzi che Fab cominciò a spompinare in modo animalesco. La guardai mentre li succhiava e li segava, prendendo nella bocca entrambe le cappelle e leccandoci le palle con voluttà golosa.


Il ragazzo fu il primo a venire, seguito da me dopo pochi secondi. Non so chi di noi due godette a voce più alta, ma entrambi inondammo Fab con due fiumi di sborra che lei in parte accolse nella bocca spalancata e in parte si lasciò schizzare sulle tette, spandendola tutta sui rotoli della pancia, come se fosse una crema di bellezza.


Poi ci sdraiammo nel letto, con lei in mezzo a me e al ragazzo.


“Soddisfatta?”, le chiesi.


“Cazzo, sì!”, rispose Fab.


Poi, dopo avermi dato un bacio tenero sulle labbra, si girò verso il ragazzo e si misero a succhiarsi le lingue con voracità. Io guardai le sue tette flaccide e la sua pancia soffice brillare lucidi di sperma e sudore e sentii che quello che avevo vissuto mi aveva reso ancora più schiavo di lei.


Quando il ragazzo se ne andò ci facemmo una doccia e tornammo a letto per metterci a dormire. Fab si strinse a me. Eravamo nudi entrambi e il peso del suo corpo sul mio era stupendo.


“Quanto ti è piaciuto?”, mi chiese.


“Da morire”, risposi.


Le sollevai una tetta e le succhiai un capezzolo.


“Lo avevi già fatto, vero?”, le chiesi.


“Qualche volta. Ma non ne avevo mai presi due insieme – mi disse – E’ stato fantastico e lo sei stato anche tu”.


Le succhiai anche l’altro capezzolo, mentre il cazzo mi era tornato di nuovo duro.


“Ti farò scopare da chi vuoi ogni volta che lo vorrai – le dissi – Ma tu promettimi che non mi lascerai mai”.


Fab rise.


“Ma tu sei bello mentre io sono brutta e grassa – mi disse – Semmai sei tu che non devi lasciare me”.


“Tu sei la donna più figa del mondo – le dissi – E sai benissimo di esserlo”.


Fab mi prese il cazzo in mano e cominciò a farmi una sega, mentre io mi strusciavo sul suo corpo così meravigliosamente grasso.


“Sì, hai ragione – mi disse – Lo so benissimo”.

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