La mattina era uggiosa.
Troppe emozioni in una sola volta, Elvira si attardò nel letto più del solito, godendosi un momento di pigrizia. Poi prese il suo caffè, fece un po' di colazione. La casa era in ordine, sistemò un po' di cose; faceva tutto meccanicamente, fingendo con se stessa che nulla era cambiato. Cercava di non toccare l'argomento "Fabio", perchè pensarci la metteva in una condizione psicologica e fisica che lei, poverina, non comprendeva e non sapeva gestire. La vecchia signora non conosceva quel tipo di sensazioni, eppure erano "sue"... era come quando, ristrutturando una vecchia casa, si scopre un sottotetto abbandonato o un ripostiglio murato: si tratta di un locale nuovo e misterioso. Elvira, dentro sé, aveva scoperto un precipizio, una caverna segreta e inesplorata. Indagare quel nuovo, forse infinito, spazio, provocava nella donna, nuove e inattese risposte emotive. Sfaccendava; rimuginava; e così provava a ritenere che tutto ciò era pazzesco? Ebbene, appena la sua mente sfiorava l'argomento "Fabio", e ciò che rappresentava in quel loro, strano, rapporto, si sentiva venir meno nelle gambe. Si scioglieva letteralmente e la sua personalità sembrava riplasmarsi, come plastilina, incapace di essere sottoposta al suo, ormai perduto, self-control. E "la vecchia" tornava ragazza; trepidava; desiderava essere asservita e, come stava scoprendo in quei giorni, persino maltrattata e svergognata. E tutto questo turbine di emozioni le girava come un vortice nella mente, ubriacandola ma facendola impazzire di desiderio.


 


Il suo aguzzino chiamò a mezzogiorno. - Ascolta, - disse sbrigativo, sembrava che quello sarebbe stato il tono che amava adoperare con lei, - stasera mi porti a cena. Saremo in due, credo; paghi tu. Vengo a prenderti alle nove. Mi raccomando, devi tenere la gonna e non mettere le mutandine... Capito tutto? Ecco: il tempo di capire le sue parole; il tentativo, fulmineo, di interromperlo, per accampare una scusa, per bloccare quella irrefrenabile, inaccettabile, catena di eventi; tutto veniva soppresso da quel calore tra le cosce. Emozioni da sedicenne, desiderosa di lasciarsi esplorare dal primo amore. Le gambe che tremano; la voce è insicura, mentre un'eccitazione, sorda e immotivata, prende il sopravvento! La donna non riuscì a profferire altro che: - Va bene, alle nove! – E poi... - Posso chiedere chi è l'altra persona? - Non te ne curare. – Rispose il ragazzo con voce beffarda. – Non conta niente, fa parte del "mio" gioco.


 


***


 


La mollezza sentimentale e l'estasi del suo nuovo mondo, costellato di perversione, perse vigore durante la giornata. Già uscire a cena con Fabio, che aveva quasi la metà degli anni suoi, era più facile a dire che a farsi. Ora, che sapeva che ci sarebbe stato un "terzo incomodo", il disagio della signora aumentava, man mano che passavano le ore. Alle 8,30 era pronta per uscire. Aveva usato molto deodorante (anche intimo), ma nessun profumo. Aveva recuperato un abito sobrio, con la gonna al ginocchio, scuro. Un giacchino color crema, completava la sua semplice mise. Per fortuna, Elvira, aveva sempre avuto delle belle gambe. L'età non aveva ancora scalfito le sue forme, né le sue carni mostravano macchie antiestetiche di grossa entità. Poche, sottili, venuzze azzurrine segnavano il retro delle gambe, sotto i ginocchi. Comunque lei aveva messo delle calze coprenti ma non contenitive; le detestava; autoreggenti, per forza di cose: il "maledetto" aveva ordinato espressamente di farsi trovare senza slip. Avrebbe potuto fare la gnorri e indossare dei collant, ma temeva di irritarlo. Al contrario, desiderava che tutto filasse liscio e che quel martirio finisse presto. Era irritante sapere che quel suo momento discottante intimità, sarebbe stato condiviso da un altro estraneo, oltre Fabio. Ma forse, dopotutto, era una fortuna che andassero a cena fuori. Certo, in mezzo alla gente, non poteva certo pretendere oscenità particolarmente eclatanti, sarebbero state imbarazzanti anche per lui. Probabilmente lo eccitava sapere che Elvira fosse così esposta, da sotto... chissà? La donna era veramente a digiuno riguardo a queste strane pratiche "moderne".


 


Il citofono suonò qualche minuto prima delle nove. Inaspettatamente Fabio volle salire. Comunque la casa era in ordine; Elvira attese dietro la porta socchiusa. Il suo amico entrò, la salutò con un bacetto sulla guancia e allungò subito le mani: sui seni, sotto la gonna. Lei sorrise, impacciata: - Mi stropicci tutta... ti prego. Fabio era molto poco interessato alle sue rimostranze. Dalla tasca della giacca sportiva, tirò fuori una bustina di carta, del tipo di quelle che si adoperano per i panini. - Siediti sul divano. – intimò, mentre tenendola per un fianco la spingeva nel salotto. - Aspetta... prima alza la gonna. – Con la testa nel pallone la poverina non sapeva fare di meglio che eseguire. - Bene, tutta su. Brava così! – Allora Fabio aprì il pacchetto, mentre Elvira, più che curiosa diventava rossa della sua repentina nudità. Da un grosso specchio, posto nel salotto, si vide esposta: la pelle chiara, diafana sotto le luci implacabili, e il suo triangolo di peli, scuri, arruffati. Stavolta Fabio la sorprese sul serio; adesso aveva tra le mani una mutandina viola, neppure troppo osè, un modello classico, lievemente merlettato davanti. Inoltre, stringeva tra le dita anche un piccolo oggetto, liscio e lucido. Una specie di funghetto perlaceo, con un inserto laterale viola, dall'aspetto gommoso. Mistero! - Ecco, cara, indossa queste. – Disse, appena lei sedette sul divano. – Tira, sì... no, non portarle tutte sopra. Bene, fermati! – Fabio si avvicinò e iniziò ad armeggiare con quello strano apparecchio; aveva le dimensioni di un grosso dito alluce. Elvira non ci mise molto a capire cosa stava per succedere. In fondo, le mutande erano pochi centimetri di sotto alla sua figa e Fabio, non senza difficoltà, stava posizionando la base del "funghetto" in un apposito spazio creato apposta nelle mutande. - Hai del gel lubrificante? – Chiese il suo amico, mentre controllava il suo lavoro. - Io... ecco, forse. Ma, perdonami Fabio, non pretenderai che io... Lui la guardò seccato, staccandosi da lei e rimirandola, come per controllare se, l'immagine d'insieme, poteva essere di suo gradimento. - Sta zitta, non cominciare. Vuoi che te lo faccia inserire nel culo? Eh? L'attempata schiava, terrorizzata, si levò in tutta fretta e corse in camera. Nascosta in una busta anonima, dove teneva tutte le "attrezzature" che si era procurata ultimamente, c'era anche uno stick di lubrificante intimo. Lo aveva comprato in una farmacia dall'altra parte della città, sperando che nessuno la riconoscesse. L'aveva preso spontaneamente, prima che iniziassero a incontrarsi, convinta che tutta quella storia si sarebbe svolta in maniera decisamente più "canonica". Vista la strana piega che stava prendendo quel loro, incredibile, rapporto, Elvira pensò che forse, l'essere inculata, sarebbe diventato l'ultimo dei suoi problemi. - Ecco, brava, - disse Fabio, quando la vide tornare, - vuoi fare da sola, o te lo inserisco io? - Ehm, veramente, io non sono molto pratica; non vorrei commettere qualche errore. - Ah, ah, - sbottò – Beh, tranquilla, nemmeno io, ma credo sia intuitivo. Elvira tornò sul divano. Fabio si avvicinò, le prese entrambe le caviglie e se le portò al di sopra delle spalle; ora le grandi labbra scure di Elvira erano completamente scoperte. La donna iniziò a provare un grande calore, sbirciò verso lo specchio con discrezione: lo spettacolo che vide le procurò una botta violenta nello stomaco, un'emozione mai provata. Trasgressiva. - Vuoi fare pipì, prima? – Disse l'uomo. - No, no, sono a posto. Puoi fare... Fabio iniziò immediatamente. Cosparse, con evidente voluttà, una dose di gel sulla figa e, in parte, ne spinse un poco, dentro il foro. La vecchia era bagnata, non poteva nasconderlo più. Dall'espressione di Fabio, la sua sottomessa capì che, a lui, questa cosa piaceva. Fece scivolare le mutandine, facendo attenzione a non perdere il contatto con il dildo, poi, senza trovare resistenza, lo inserì in vagina fino alla base. La forma ovoidale faceva in modo che restasse ben fermo, infisso dentro la donna. Poi l'aiutò ad abbassare le gambe e a sistemarsi la mutanda in maniera corretta. Le accarezzò le cosce, sfiorando le autoreggenti. Elvira si portò davanti allo specchio e si diede una rassettata. Abbassò la gonna, sperando che tutto "l'armamentario" restasse un segreto, bloccato tra le sue cosce. - Come va? Come ti senti? - È strano... è nuovo. – Rispose Elvira con un sorriso ingenuo. Fabio godette: era proprio quello che lo aveva ispirato, trasformandolo improvvisamente in un Master assetato di dominio, la genuina impreparazione di quella vecchia signora. La donna si manteneva molto bene; era dolce e simpatica, eppure, sin da quando l'aveva conosciuta, Fabio aveva provato, dentro sé, una strana emozione; una certa elettricità. Sentiva che quella donna non era stata sfruttata, "adoperata" fino ad esprimere il massimo della sua carnalità. E non si sbagliava. - Andiamo? – disse, mettendo la mano in tasca e stringendo il suo IPhone. Sorrideva, mentre uscivano per raggiungere la macchina. Quel pomeriggio aveva fatto tutte le prove necessarie: come promesso dalla pubblicità, il piccolo vibratore poteva essere comandato con un'App, direttamente dal telefonino. Ma questo Elvira non lo poteva nemmeno immaginare. "Meglio!" pensò il giovane mentre apriva la portiera.


Poi prese il suo caffè, fece un po' di colazione. La casa era in ordine, sistemò un po' di cose; faceva tutto meccanicamente, fingendo con se stessa che nulla era cambiato. Cercava di non toccare l'argomento "Fabio", perchè pensarci la metteva in una condizione psicologica e fisica che lei, poverina, non comprendeva e non sapeva gestire. La vecchia signora non conosceva quel tipo di sensazioni, eppure erano "sue"... era come quando, ristrutturando una vecchia casa, si scopre un sottotetto abbandonato o un ripostiglio murato: si tratta di un locale nuovo e misterioso. Elvira, dentro sé, aveva scoperto un precipizio, una caverna segreta e inesplorata. Indagare quel nuovo, forse infinito, spazio, provocava nella donna, nuove e inattese risposte emotive.
Sfaccendava; rimuginava; e così provava a ritenere che tutto ciò era pazzesco? Ebbene, appena la sua mente sfiorava l'argomento "Fabio", e ciò che rappresentava in quel loro, strano, rapporto, si sentiva venir meno nelle gambe. Si scioglieva letteralmente e la sua personalità sembrava riplasmarsi, come plastilina, incapace di essere sottoposta al suo, ormai perduto, self-control.
E "la vecchia" tornava ragazza; trepidava; desiderava essere asservita e, come stava scoprendo in quei giorni, persino maltrattata e svergognata.
E tutto questo turbine di emozioni le girava come un vortice nella mente, ubriacandola ma facendola impazzire di desiderio.


Il suo aguzzino chiamò a mezzogiorno.
- Ascolta, - disse sbrigativo, sembrava che quello sarebbe stato il tono che amava adoperare con lei, - stasera mi porti a cena. Saremo in due, credo; paghi tu. Vengo a prenderti alle nove. Mi raccomando, devi tenere la gonna e non mettere le mutandine... Capito tutto?
Ecco: il tempo di capire le sue parole; il tentativo, fulmineo, di interromperlo, per accampare una scusa, per bloccare quella irrefrenabile, inaccettabile, catena di eventi; tutto veniva soppresso da quel calore tra le cosce. Emozioni da sedicenne, desiderosa di lasciarsi esplorare dal primo amore.
Le gambe che tremano; la voce è insicura, mentre un'eccitazione, sorda e immotivata, prende il sopravvento!
La donna non riuscì a profferire altro che:
- Va bene, alle nove! – E poi... - Posso chiedere chi è l'altra persona?
- Non te ne curare. – Rispose il ragazzo con voce beffarda. – Non conta niente, fa parte del "mio" gioco.


***


La mollezza sentimentale e l'estasi del suo nuovo mondo, costellato di perversione, perse vigore durante la giornata. Già uscire a cena con Fabio, che aveva quasi la metà degli anni suoi, era più facile a dire che a farsi. Ora, che sapeva che ci sarebbe stato un "terzo incomodo", il disagio della signora aumentava, man mano che passavano le ore.
Alle 8,30 era pronta per uscire. Aveva usato molto deodorante (anche intimo), ma nessun profumo. Aveva recuperato un abito sobrio, con la gonna al ginocchio, scuro. Un giacchino color crema, completava la sua semplice mise.
Per fortuna, Elvira, aveva sempre avuto delle belle gambe. L'età non aveva ancora scalfito le sue forme, né le sue carni mostravano macchie antiestetiche di grossa entità. Poche, sottili, venuzze azzurrine segnavano il retro delle gambe, sotto i ginocchi. Comunque lei aveva messo delle calze coprenti ma non contenitive; le detestava; autoreggenti, per forza di cose: il "maledetto" aveva ordinato espressamente di farsi trovare senza slip. Avrebbe potuto fare la gnorri e indossare dei collant, ma temeva di irritarlo. Al contrario, desiderava che tutto filasse liscio e che quel martirio finisse presto. Era irritante sapere che quel suo momento di scottante intimità, sarebbe stato condiviso da un altro estraneo, oltre Fabio.
Ma forse, dopotutto, era una fortuna che andassero a cena fuori. Certo, in mezzo alla gente, non poteva certo pretendere oscenità particolarmente eclatanti, sarebbero state imbarazzanti anche per lui.
Probabilmente lo eccitava sapere che Elvira fosse così esposta, da sotto... chissà? La donna era veramente a digiuno riguardo a queste strane pratiche "moderne".


Il citofono suonò qualche minuto prima delle nove. Inaspettatamente Fabio volle salire. Comunque la casa era in ordine; Elvira attese dietro la porta socchiusa.
Il suo amico entrò, la salutò con un bacetto sulla guancia e allungò subito le mani: sui seni, sotto la gonna. Lei sorrise, impacciata:
- Mi stropicci tutta... ti prego.
Fabio era molto poco interessato alle sue rimostranze. Dalla tasca della giacca sportiva, tirò fuori una bustina di carta, del tipo di quelle che si adoperano per i panini.
- Siediti sul divano. – intimò, mentre tenendola per un fianco la spingeva nel salotto. - Aspetta... prima alza la gonna. – Con la testa nel pallone la poverina non sapeva fare di meglio che eseguire.
- Bene, tutta su. Brava così! – Allora Fabio aprì il pacchetto, mentre Elvira, più che curiosa diventava rossa della sua repentina nudità. Da un grosso specchio, posto nel salotto, si vide esposta: la pelle chiara, diafana sotto le luci implacabili, e il suo triangolo di peli, scuri, arruffati.
Stavolta Fabio la sorprese sul serio; adesso aveva tra le mani una mutandina viola, neppure troppo osè, un modello classico, lievemente merlettato davanti. Inoltre, stringeva tra le dita anche un piccolo oggetto, liscio e lucido. Una specie di funghetto perlaceo, con un inserto laterale viola, dall'aspetto gommoso. Mistero!
- Ecco, cara, indossa queste. – Disse, appena lei sedette sul divano. – Tira, sì... no, non portarle tutte sopra. Bene, fermati! – Fabio si avvicinò e iniziò ad armeggiare con quello strano apparecchio; aveva le dimensioni di un grosso dito alluce.
Elvira non ci mise molto a capire cosa stava per succedere. In fondo, le mutande erano pochi centimetri di sotto alla sua figa e Fabio, non senza difficoltà, stava posizionando la base del "funghetto" in un apposito spazio creato apposta nelle mutande.
- Hai del gel lubrificante? – Chiese il suo amico, mentre controllava il suo lavoro.
- Io... ecco, forse. Ma, perdonami Fabio, non pretenderai che io...
Lui la guardò seccato, staccandosi da lei e rimirandola, come per controllare se, l'immagine d'insieme, poteva essere di suo gradimento.
- Sta zitta, non cominciare. Vuoi che te lo faccia inserire nel culo? Eh?
L'attempata schiava, terrorizzata, si levò in tutta fretta e corse in camera. Nascosta in una busta anonima, dove teneva tutte le "attrezzature" che si era procurata ultimamente, c'era anche uno stick di lubrificante intimo. Lo aveva comprato in una farmacia dall'altra parte della città, sperando che nessuno la riconoscesse. L'aveva preso spontaneamente, prima che iniziassero a incontrarsi, convinta che tutta quella storia si sarebbe svolta in maniera decisamente più "canonica". Vista la strana piega che stava prendendo quel loro, incredibile, rapporto, Elvira pensò che forse, l'essere inculata, sarebbe diventato l'ultimo dei suoi problemi.
- Ecco, brava, - disse Fabio, quando la vide tornare, - vuoi fare da sola, o te lo inserisco io?
- Ehm, veramente, io non sono molto pratica; non vorrei commettere qualche errore.
- Ah, ah, - sbottò – Beh, tranquilla, nemmeno io, ma credo sia intuitivo.
Elvira tornò sul divano. Fabio si avvicinò, le prese entrambe le caviglie e se le portò al di sopra delle spalle; ora le grandi labbra scure di Elvira erano completamente scoperte. La donna iniziò a provare un grande calore, sbirciò verso lo specchio con discrezione: lo spettacolo che vide le procurò una botta violenta nello stomaco, un'emozione mai provata. Trasgressiva.
- Vuoi fare pipì, prima? – Disse l'uomo.
- No, no, sono a posto. Puoi fare...
Fabio iniziò immediatamente. Cosparse, con evidente voluttà, una dose di gel sulla figa e, in parte, ne spinse un poco, dentro il foro. La vecchia era bagnata, non poteva nasconderlo più. Dall'espressione di Fabio, la sua sottomessa capì che, a lui, questa cosa piaceva.
Fece scivolare le mutandine, facendo attenzione a non perdere il contatto con il dildo, poi, senza trovare resistenza, lo inserì in vagina fino alla base. La forma ovoidale faceva in modo che restasse ben fermo, infisso dentro la donna.
Poi l'aiutò ad abbassare le gambe e a sistemarsi la mutanda in maniera corretta. Le accarezzò le cosce, sfiorando le autoreggenti.
Elvira si portò davanti allo specchio e si diede una rassettata. Abbassò la gonna, sperando che tutto "l'armamentario" restasse un segreto, bloccato tra le sue cosce.
- Come va? Come ti senti?
- È strano... è nuovo. – Rispose Elvira con un sorriso ingenuo. Fabio godette: era proprio quello che lo aveva ispirato, trasformandolo improvvisamente in un Master assetato di dominio, la genuina impreparazione di quella vecchia signora.
La donna si manteneva molto bene; era dolce e simpatica, eppure, sin da quando l'aveva conosciuta, Fabio aveva provato, dentro sé, una strana emozione; una certa elettricità.
Sentiva che quella donna non era stata sfruttata, "adoperata" fino ad esprimere il massimo della sua carnalità. E non si sbagliava.
- Andiamo? – disse, mettendo la mano in tasca e stringendo il suo IPhone. Sorrideva, mentre uscivano per raggiungere la macchina. Quel pomeriggio aveva fatto tutte le prove necessarie: come promesso dalla pubblicità, il piccolo vibratore poteva essere comandato con un'App, direttamente dal telefonino.
Ma questo Elvira non lo poteva nemmeno immaginare.
"Meglio!" pensò il giovane mentre apriva la portiera.


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