Avevo 17 anni. 


A quel'epoca ero già un marittimo da un paio d'anni e accettavo tutte le proposte d'imbarco che mi venivano fatte da compagnie di navigazione con navi petroliere di grosso tonnellaggio e con periodi di navigazione molto lunghi.


Questi tipi di viaggio duravano dai 45 giorni in su per arrivare nel Golfo Persico ed altrettanti giorni per ritornare in qualsiasi porto europeo.


Non tutti i marittimi accettavano questo tipo di imbarchi a causa della lunghissima permanenza in mare e dalla lontananza da casa.  


La lunga astinenza sessuale con una donna era per molti insostenibile.


Ma proprio questi lunghi periodi di navigazione facevano di me un ragazzo felice, perchè mi permettevano di creare delle amicizie che generalmente instauravo con tre o quattro membri (già…membri) dell'equipaggio.


In uno di questi viaggi feci amizia con Calogero, un omone siciliano di 45 anni 180x80 al quale ero particolarmente simpatico.


In una sosta che la petroliera fece a Cape Town, Calogero era riuscito a fare una scappata a terra per un franchigia di 2/3 ore.


Tornò a bordo tutto tronfio e ringalluzzito vantandosi della bellissima chiavata che si era fatto con una puttana di colore.


Per un paio di giorni non fece altro che vantarsi della sua mascolinità e di tutto quello che aveva fatto con quella puttana.


Non passarono tre giorni e l'umore di Calogero cambiò integralmente. Era sempre teso, nervoso, preoccupato,  pensieroso e irrascibbile.


Calogero a bordo faceva l'operaio meccanico, io ero allievo elettricista e spesso lo aiutavo quando me lo chiedeva.


In definitiva eravamo amici e spesso la sera, dopo cena, bevevamo qualche birra insieme.


Di quel cambiamento di umore volevo sapere il perchè, e infine riuscii a farlo confidare con me.


Una  sera mi “invitai” nella sua cabina. Lui si affrettò a chiudere la porta a chiave; non lo aveva mai fatto e la cosa mi incuriosì molto.


Mi disse di sedermi sulla cuccetta e a gesti mi pregò di parlare piano, a bassa voce.


Si piazzò davanti a me e senza dire una parola si abbassò pantaloni e slip.


Aveva un cazzo spaventosamente grosso, sia in lunghezza che in larghezza. In quel momento moscio e pensolante in mezzo alle gambe come una proboscite.


Rimasi esterefatto, senza sapere che dire ne che fare.


Piano piano si prese il cazzo in mano, tirò giù il prebuzio scapocchiando la cappella.


La corona della cappella era tutt'intorno piena di creste di colore rosso fuoco, e dalla punta di alcune di esse usciva del pus purulento che emanava una puzza sgradevolissima.


- Che Cazzo sono stè cose? - chiese quasi piangendo – mi brucia il cazzo.


Malgrado fosse più grande di me con 28 anni la sua ignoranza in materia mi fece tenerezza. 


- Creste di Gallo - risposi imperterrito - il regalo che ti ha fatto la puttana che hai pagato per chiavarla. 


- Ma sono pericolose? Che mi può succedere?


- Possono esserlo se non prendiamo provvedimenti.


- Sarebbero?!?!?


- Bisogna disinfettare per bene e devi fare delle iniezioni di Streptomicina da 500mg una ogni giorno.


Sembravo un dottore e mi divertivo a farlo.


- A bordo le abbiamo queste iniezioni?


- Certamente. Le ha il Secondo Ufficiale in infermeria. Vai da lui e te le dà.


- Io...?!?!? - disse terrorizzato - non ci andrò mai. Mi vergogno!! Vacci tu!!


- Vabbuò quante storie, - risposi - ci vado io. Tranquillo.


Senza pensarci troppo andai dal Secondo Ufficiale. Gli dissi che avevo lo Scolo (Gonorrea) e mi feci dare uno scatolo di streptomicina, una bottiglina di acqua ossigenata e una di disinfettante, ovatta e garza. Dissi, mentendo per non sgamare il chiavittiero Calogero, che servivano a me e che le iniezioni sapevo farmele da solo. 


Tornai da Calogero e gli portai tutto. Stavo per lasciarlo quando lui mi chiese:


- Ma tu mi aiuti?? - chiese in tono disperato.


- E come ti posso aiutare?


- Mi devi pulire, disinfettare, farmi le iniezioni – supplicava.


Era amico mio e non volevo lasciarlo in quello stato.


- Ok, levati pantaloni e slip e siediti sulla cuccetta. - risposi in tono “autoritario” - ti curo io.


Presi una bacinella che aveva in bagno e gliela misi in mezzo alle gambe mettendo dentro la proboscite.


Mi inginocchiai di fronte a lui.


Preparai l'acqua ossigenata e l'ovatta. 


Gli presi il cazzo in mano scapocchiandolo e iniziai a tulirgli le creste e la corona della cappella da tutto il pus puzzolente. 


Poi gliela disinfettai bene anche se bruciava un po.


Infine gli fasciai il cazzo con un po di garza.


Preparai la siringa e gli iniettai la streptomicina, tutta, ma lentamente. Gli massaggiai bene la zona lombare e dopo avergli affibbiato un schiaffo sulla pacca mi congedai:


- Per adesso è tutto. - dissi - vengo domattina per pulirti di nuovo e disinfettarti. Poi domani sera facciamo la seconda iniezione.


- Sei stato proprio un amico ad aiutarmi - mi disse - non so cosa avrei fatto senza di te.


- Non mi ringraziare - risposi - sei amico mio.


Uscii dalla sua cabina ed andai a chiudermi nella mia. Mi preparai per andare a dormire. Ci riuscii a fatica.


Pensavo  a cosa avevo fatto, 


Pensavo all'enorme cazzo di Calogero.


Pensavo a come glielo avevo preso in mano. 


Alla bellissima cappella...


La mattina dopo, molto presto, andai da Calogero. 


Mentre gli pulivo il cazzo notai che l'antibiotico aveva sortito qualche effetto, non vi erano altre Creste con pustole e le eruttazioni di pus sembrava quasi arrestate.


Tutto questo lo notai tirando giù il prebuzio, la grossa cappella era più pulita rispetto alla sera prima.


Piu volte dovetti tirare giù il prebuzio.


Calogero non era stato ancora in bagno a pisciare e un po per questo un po per il fatto che lo maneggiavo, il cazzo incominciò ad indurirsi. 


Mi affrettai a pulirlo e disinfettarlo, lo bendai veloce e uscii dalla cabina per andare al lavoro.


Poco dopo in coperta lo incrociai:


- Sai non mi brucia quasi più il cazzo. - mi disse.


- Mi fa piacere - risposi - vediamo fino a stasera se migliora ancora.


Quel giorno non ebbi voglia di fare niente. passai buona parte della giornata a poltrire in coperta, con un unico pensiero; il cazzo di Calogero!!!


Aspettai con ansia che si facesse sera.


Calogero ed io mangiavamo nella stessa saletta, quella dei Sottoufficiali.


A lui sembrava che gli fosse passata la paura e le preoccupazioni. Era gentile e premuroso e mi obbligò a bere con lui una bottiglia di vino.


-       Vieni da me più tardi, verso le 11 – mi disse sottovoce – così non ti vedono.


-       Va bene, tranquillo, a dopo – risposi.


Alle 11 bussai alla sua cabina, mi aprì subito e immediatamente chiuse la porta a chiave. Era raggiante:


-       Grazie a te, mi sento proprio bene.


-       Ok – risposi – adesso ripetiamo tutto quello che abbiamo fatto ieri. Mettiti nudo e siediti sulla cuccetta.


Subito eseguì il mio “ordine”. Si sedette e si mise la bacinella in mezzo alle gambe.


Gli presi il cazzo in una mano abbassandogli il prebuzio. Verificai che la medicina aveva avuto un effetto positivo. Le creste erano diventate più piccole e c’era solo qualche piccola traccia di pus.


Sempre tenendogli il prebuzio abbassato gli pulii il cazzo e lo disinfettai. Non lo fasciai con la garza:


-       Lasciamolo così, che prende aria – gli dissi – adesso ti faccio la siringa.


Fattagli l’iniezione gli massaggiai per bene il gluteo e lui si rimise seduto, nudo e senza mettersi di nuovo gli slip.


-       Posso rimanere così? – chiese – non ti metto a disagio?


-       Ma figurati, che disagio…- risposi – posso dirti una cosa?


-       Certo che si.


-       Hai un cazzo da sballo…Bellissimo!!


-       Lo so che ti piace – rispose – vuoi toccarlo ancora?


-       Ma no…non adesso almeno, forse quando sarà guarito.


Mi guardò strano e improvvisamente mi chiese:


-       Perché non ti metti nudo anche tu?


Senza rispondergli mi tolsi  la maglietta e voltandogli le spalle mi tolsi pantaloni e slip inchinandomi per slacciare le scarpe.


-       Azzzzzzz!!!!! – esclamò – che bel Culetto!!!!


-       Ti piace?? – chiesi.


-       Certo, lo posso accarezzare?


-       Ma si…il cazzo io te l’ho accarezzato.


Il mio Culetto era classicamente a “mandolino”, appizzato, sodo, rotondo e senza traccia di peli.


Lui iniziò ad accarezzarlo. 


Le sue carezze erano leggere come piume. Sentivo le sue dita in mezzo alle natiche. Fremevo dal piacere.


-       Com’è il mio culetto? – chiesi.


-       Bellissimo – rispose, - ti vorrei chiavare, mi arrapi.


-       Parliamone tra un paio gi giorni, ok?


-       Adesso non mi seghi?


Ormai conoscevo bene il suo cazzo, e segarlo un po mi sembrò naturale. In fondo ritenevo di meritarlo dopo averne avuto tanta cura.


Mi sedetti a cavalcioni sulla sua pancia, il culo rivolto a lui. Gli presi il cazzo con una mano e con l’altra gli strinsi le grosse palle. Incominciai a segarlo piano e a stringergli i testicoli mentre sentivo le sue dita in mezzo alle pacche carezzarmi il buco del culo. 


-       Sei proprio brava zoccoletta – farfugliò ansimando.


-       È bello segarti – gli risposi – mi piace tanto.


Quanto più lo segavo tanto più il cazzo gli si faveva duro. Ma tutto durò pochissimo. Sborrò dopo pochi minuti violentemente e abbontantemente. 


La mano con la quale lo segavo mi si riempì di sborra dopo che il primo schizzo mi era arrivato in faccia, in mezzo agli occhi.


Mi ripulii da tutta quella sfaccimma. Ripulii anche lui e dopo me ne andai nella mia cabina a farmi una doccia.


Quella notte pensai molto a quanto era successo tra me e Calogero. Mi addormentai soddisfatto e con la sicurezza che, almeno per tutto il periodo dell’imbarco, l’uomo da cui farmi chiavare lo avevo, e non c’era bisogno di cercare altri.


L’imbarco durò altri sei mesi e quasi tutte le notti le passai a prenderlo in culo in tutte le posizioni possibile e immagginabile.


Con il suo cazzone, a furia di incularmi, mi allargò molto il buco del culo, a volte mi entrava dentro troppo facilmente, tanto che il dolore non lo sentivo più.


Mancava poco tempo alla fine del periodo di imbarco  quando una sera, scherzando, Calogero mi fece notare questa cosa:


-       Ti ho proprio “sguarrato” il culo – chiese sornione – non ti fa più male, vero?


-       Si, vero – risposi – mi dispiace.


-       Vorresti prendere un cazzo più grande?


-       No, non voglio – mi basta il tuo.


Lui non andò oltre su questo argomento e la discussione ebbe fine.


La notte seguente avevo deciso di non andare da lui e mi preparai per andare a dormire.


Non passò molto tempo. Qualcuno bussava alla porta della cabina. Era Calogero.


-       Che fai? – chiese – non vieni da me?


-       Veramente avevo deciso di non venire.


-       Su vieni, volevo farti una sorpresa.


Sorprese non me ne aveva mai fatte. Ero incuriosito. Così, anche per farlo contento, andai con lui.


Entrammo insieme in cabina da lui. Come al solito, quando andavo da lui, indossavo solo una delle sue magliette XXLL che mi arrivava fino alle ginocchie, sotto le quali ero nudo e mi sdraiavo subito nella sua cuccetta. Così feci anche quella volta.


Lui si mise nudo e si sedette affianco a me, il cazzo già bello duro. Senza perdere tempo mi misi a cavallo sulla sua pancia, il culo rivolto a lui, come al solito.


-       Stanotte voglio guardarti in faccia mentre ti inculo – disse – girati.


Raramente mi aveva fatto mettere così, ma lo accontentai. Mi sistemai bene e mi feci entrare il cazzo in culo. Lui mi attirò a se:


-       Baciami – ordinò tirandomi il capo verso di se – appizza bene il culo.


Mentre lo baciavo in bocca inarcai la schiena appizzando il culo al massimo. Lui ricambiava il bacio, tenendomi bloccato con forza il capo.


Ad un certo momento sentii due mani sulle pacche, confuso pensai:


-       (Ma quante mani ha sto cazzo di Calogero?!?!)


Le due mani cercavano di allargarmi con forza il culo e un’altro cazzo che mi entrava in culo già pieno del cazzo di Calogero:


-       Haaaaaaaaiiiiiiiaaaaaa – urlai, costringendo Calogero a tapparmi la bocca.


-       Statti zitto – non urlare.


-       Ma mi fa male!!!


-       Non era questo che volevi??


-       Siii, ma…bene chiavatemi!!


Ci andarono giù con forza. Una botta da sotto da Calogero…una botta da sopra dall’altro. Un sincronismo stupendo a squarciarmi il culo.


Mi chiavarono per una ventina di minuti, infine:


-       Arrivo, sborro – ansimò Calogero.


-       Bene – rispose l’altro – io ne ho ancora, tu sborra che mi scivola meglio!!


Infine sborrò anche lui. Con il culo ben lubrificato dalla loro spaccimma e allargato dai loro cazzi non sentivo più nessun dolore e gli ultimi colpi che mi assestarono furono molto piacevoli.


Solo quando mi tirarono i cazzi fuori dal culo riuscii a vedere “l’altro”. Era il 2° ufficiale. Mi salutò ed andò via, senza dire nient’altro.


Dopo qualche giorno Calogero sbarcò, essendo terminato il suo periodo di 6 mesi di Navigazione.


Non fui tanto dispiaciuto che se ne fosse andato. Anzi quasi mi fece piacere. 


Quella routine di farmi chiavare da lui tutte le notti mi aveva stancato.


Scoprii anche che Calogero si era vantato con molti membri dell’equipaggio del rapporto che aveva avuto con me dipingendomi  come la vera “zoccola”.


La qualcosa non mi dispiaque per niente. Facevo finta di niente per gli sguardi, i sorrisetti e spesso le “mani morte” sul mio culo.


A poco a poco mi resi conto che a quasi tutto l’equipaggio sarebbe piaciuto incularmi.


Decisi di cambiare un po atteggiamenti. Di essere nei modi e nelle movenze più femminile senza accettare, momentaneamente, nessuna avance.


Mi eccitava farmi desiderare. Ma tutti dovevano rendersi conto che inculare me era un onore per loro, una mia benevole concessione.


A bordo c’erano 32 persone. Belli, brutti, giovani, anziani. Decisi: mi dovevano chiavare tutti quanti. Dal Comandante fino ai mozzi. Come mi aveva dipinto Calogero: “una vera zoccola”, la “zoccola di tutti”.


Nei due mesi che restai ancora su quella nave riuscii a dare Bocca&Culo a quasi tutti e 32 “Membri” dell’equipaggio con soddisfazione mia e loro.


Già… COME FANNO I MARINAI…  

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Categorie: Gay e Bisex
Tag: Culo