Tanti mesi erano passati, e con essi gli anni della leva obbligatoria, da quando lui e Filomena si erano visti per l’ultima volta.


Ora finalmente toccava anche a lui, firmare il documento che sansiva il termine di quella missione permettendogli di tornare a casa.


La corsa nella camera comune per recuperare tutte le sue cose, un saluto veloce ai compagni e poi via, come un fulmine verso la propria auto parcheggiata e in attesa lì da troppo tempo ormai.


Ci sarebbe voluto parecchio per arrivare al suo paese, lo sapeva bene, avrebbe potuto chiamarla, farle sapere che era già partito… ma che motivo aveva, sapeva che entrambi avrebbero sofferto ancor di più il non potersi possedere all’istante, le loro voci erano la scintilla che accendeva i sensi ancora più del vedersi da quando nei loro rapporti avevano iniziato a bendarsi a vicenda era divenuto impossibile non eccitarsi al riecheggiare delle rispettive voci.


 



I chilometri passavano al di sotto dell’abitacolo della vettura decappottabile, il vento scompigliava i suoi capelli quasi quanto le sue dita ogni volta che lui era lì in basso tuffato a cibarsi di tutto ciò che le cosce spalancate della sua donna potevano donargli. A leccare e succhiare ogni goccia di quel nettare dolce e dal profumo intenso che solo la sua Filomena sapeva dare a lui mentre si contorceva di più e di più, lasciandosi sfuggire ansimi, lamenti e gemiti che ben presto sarebbero diventate urla di godimento e spesso e volentieri avevano causato richiami dai vicini alle spalle della parete del loro letto.


Ma sapeva anche che tutto ciò provocava in loro solo la voglia e la necessità di farlo ancora con più foga, quasi a volerli sfidare e abbattere quel muro con la forza del piacere urlato a squarciagola, riecheggiante nell’intero quartiere e anche oltre.


 



Lei sarebbe venuta copiosamente, spruzzandogli in faccia e giù per il collo i suoi umori densi e profumati prima di ribaltare la situazione e gettarsi a capofitto su ciò che pretendeva, il suo membro duro e marmoreo, gonfio e con le vene pulsanti quasi stessero per esplodere da un momento all’altro ancor prima che lei affondasse prendendolo fino in gola e succhiandolo avidamente non preoccupandosi di lasciar fuoriuscire osceni suoi mischiati a mugolii, lamenti e gemiti soffocati.


Prima solo la punta, vorticando la lingua e mulinello con quella tecnica che nessun’altra era in grado di applicare con tale destrezza, poi andando su e giù piano e infine divorandolo per intero succhiando così forte da fargli sembrare che volesse staccarlo per portarlo via con sé mentre lui le tirava i capelli e godeva inarcando la schiena, urlando e gemendo il suo nome e l’amore che provava per lei e provocando ancora l’ira e l’invidia di tutto il vicinato.


 



L’avrebbe ingoiato tutto, fino alla fine, fino a sentirlo spruzzare riempendola completamente e saziandola del suo sperma denso, bianco intenso dal sapore dolce e amarostico allo stesso tempo.


Dopo sarebbe letteralmente saltato su di lui, rimbalzando come un’ossessa tanto da far cigolare il letto con la concreta possibilità di distruggerlo e finire a scopare lì sui resti sfatti, con il seno ondeggiante ben stretto tra le mani grandi e forti di lui, esperte nel trattarlo come lei desiderava.


La cavalcata sarebbe andata avanti per un tempo indefinito, fino a quando lui non l’avrebbe riempita, al naturale come piaceva a lei, colpendola nel profondo prima di afferrarla per le cosce ed alzarsi dal letto premendola contro il muro, quello stesso muro dove i vicini bussavano di rabbia e lui li ricompnesava sbattendoci Filomena con colpi decisi, energici al ritmo animalesco della loro passione irrefrenabile mentre lei appoggiava la testa a quello stesso muro con gli occhi chiusi urlando e godendo mentre gli affondava le unghie nella schiena tesa all’inverosimile dallo sforzo fisico che stava compiendo.


 



Le avrebbe riempito le labbra, il viso, il collo e le spalle di baci, colpi di lingua e morsi voluttuosi, volendosi cibare di lei fino in fondo, possedendola in ogni centimetro dentro e fuori, senza dubbi, pause e pietà come sapeva lei amava essere presa, nata e cresciuta solo per essere scopata, posseduta e amata da lui e da nessun altro al mondo.


Sarebbe esploso così per la seconda volta dentro di lei, distrutto ma non pago e pronto per il gran finale…


 



Lei si sarebbe messa a quattro zampe sul pavimento di fianco al letto, viso e braccia poggiate su di esso mentre lui le sarebbe montato sopra e senza alcuna remora avrebbe ripreso a possederla per l’ultima volta, a ritmo forsennato sapendo che l’energia di entrambi era ormai agli sgoccioli, lucidi e scintillanti di sudore e con i loro sessi grondanti quell’osceno miscuglio di sperma e umori che le superfici del loro appartamento ben conoscevano.


Il ritmo sarebbe stato così potente e forsennato che il letto si sarebbe spostato provocando ancora più rumore e le loro voci urlanti sarebbero valse la pazzia dell’intero vicinato prima che lui l’avvisasse del nuovo inesorabile e imminente orgasmo facendola distendere di schiena sul letto a guardarlo negli occhi mentre lui le cospargeva il corpo copiosamente dei suoi caldi e densi fiotti prima di crollare entrambi sfiniti ed addormentarsi abbracciati.


 



Mentre quest’ultima immagine paradisiaca occupava la sua mente innamorata, vogliosa e perversa egli realizzò che era giunto finalmente a casa.


Il suo viaggio di ritorno era finalmente terminato e nulla avrebbe precluso loro la possibilità di realizzare le perversioni e le fantasie tanto agognate nei mesi di assenza e astinenza forzata.


 



Per commennti, suggerimenti e chi più ne ha più ne metta, oltre alla sezione del sito ovviamente, lascio la mia nuova mail madipreros90@outlook.com sperando di ricevere vostre opinioni e perché no anche spunti per futuri racconti da pubblicare e condividere qui con tutti voi.


Un saluto dal vostro Madip.