Non amavo molto partecipare alle serate mondane e soprattutto quelle a teatro, tuttavia il programma che mi si presentava quella sera non mi vedeva contrariato, non perché avessi cambiato idea rispetto al teatro ma perché mi stimolava la compagnia, in particolare una coppia di amici. Enrico, amico d’infanzia e uomo fessacchiotto da sempre, era basso e robusto, rozzo nei suoi atteggiamenti, mentre la moglie, era timida e veramente poco disinvolta. Era la seconda moglie di Enrico, conosciuta circa 10 anni fa. Oh da allora quanti filmetti mentali su di lei, quante attenzioni avrei voluto donarle. Ma sta sera era la mia occasione e le mie attenzioni ero certo, si sarebbero appuntate verso di lei, la quale, seppure vestita nella maniera più sobria possibile, evidenziava stupende abbondanze per quanto riguardava il decolté, e il suo fondoschiena non era di certo meno generoso. Aveva un petto floridissimo (una sesta) e c’è da sottolineare come io fossi stato da sempre attratto in maniera quasi morbosa dalle forme così generose, rese ancor più appetibili dalla poca disponibilità dimostrata in qualsiasi occasione. Era una sfida, insomma. Avevo deciso di rimanere tutta la sera vicino alla donna. Da sempre avevo sognato di scoprire la sua parte più intima ed ero fiducioso, di carpire e quindi sfruttare un suo attimo di cedimento. Ipotizzavo, fra l’altro, che lei avesse enormi potenzialità sessuali, solo se le si fossero fatte scoprire. Avrei dato il mondo per poterla avere, e non volevo più rimanere nella fantasia. I suoi seni erano da favola; ancora più notevoli di quanto ricordavo. La sua opulenza straordinaria mi paralizzava, in breve, mi resi conto che non sapevo più cosa fare e soprattutto come farlo. Alla fine del primo atto avevo portato a segno i primi approcci e quando si abbassarono le luci per l’atto conclusivo, presi coraggio e le imposi la mano tra le cosce. Lei mi guardò furiosa, quasi brutale ma il mio viso riusciva ad ostentare un falso senso di sicurezza e di impavidità che non era meno eloquente. Dopo un primo momento di sorpresa misto a sdegno, si acquietò e io rimasi fermo. Sembrava disperata, la sentivo ribollire, quell’attimo di debolezza, aveva senza dubbio segnato un punto a mio favore. La sensazione era molto piacevole e dava il senso di una insostenibile leggerezza, quasi che risultasse da una situazione di estremo godimento. Al contempo avevo istaurato un autentico potere nei suoi confronti. Questo era il classico caso in cui l’azione valeva più di mille parole non dette. Sentivo la donna lentamente cedere. Incontrai a questo punto nuovamente il suo sguardo, oramai raddolcita e compresi che le mie sollecitazioni l’avevano portata ad un orgasmo; La donna oramai era solo vogliosa, l’avevo ammansita come volevo. Ora aveva accolto la mano tra le sue calde pareti sugose e piene di ciuffi ricci arrotolati su se stessi. La sentivo bagnarsi ripetutamente di un brodo caldo, inondarsi di orgasmo vaginale. Sentivo in maniera egoistica anche il desiderio di riprendermi la mano e odorarne il contenuto, il profumo di donna che le avevo carpito; ma, dagli sguardi d’intesa che si moltiplicavano, capii che toglierle quella sua parte da dentro, sarebbe stato troppo umiliante per lei e che in quel frangente sarebbe potuta morire di desiderio. Spingeva la vulva sulle mie dita, lei voleva il contatto profondo. Del resto anch’io vivevo ciò come un’impresa ed ero orgoglioso che la mia mano si fosse oramai perfettamente integrata nella donna. Sapeva già dall’inizio che in quella situazione non avrebbe potuto resistere a un tale dolce e tenero supplizio. Purtroppo in quel momento si sentirono applausi scroscianti e ciò indicò che la commedia era finita, dovetti così a malincuore, dopo un ennesimo sguardo languido della donna, far riemergere la mano. Quella non doveva essere la sola nostra occasione. Dopo una notte d’inferno senza che potessi riuscire a chiudere occhio, sapevo che avrei dovuto battere il ferro finché era caldo. La moltitudine di orgasmi a cui l’avevo costretta in poco più di un’ ora, mi rendeva estremamente sicuro. Come un folle,non appena si fece mattina mi recai a casa loro, aspettando che Enrico e i suoi figli uscissero. Dopo averli visti andar via, prima che lei potesse uscire salii per le scale e bussai al campanello per due volte consecutive. Sentivo i passi della donna avvicinarsi alla porta e guardare dallo spioncino, ma lei era esitante ad aprire. Sapeva che non avrebbe avuto scampo qualora fossi entrato. Le diedi tempo, poi suonai nuovamente e finalmente si decise ad aprire. Fu allora che mi scaraventai addosso. Le avevo già messo una mano sul culo morbido e possente, strappandole di dosso le mutandine di pizzo color carne che la vestivano magnificamente. Era in preda ad una moltitudine di sensazioni contrastanti, cercava ora di indirizzarmi, fortemente provata da emozioni interiori, nel salone che per la sua disposizione consentiva un certo agio, ben isolato acusticamente. Era riluttante, ma io la baciavo in bocca con la lingua e sebbene in balia mia, era difficilmente piegabile. Era in crisi profonda, ma non cedeva. Senza indugiare la spinsi sul divano di pelle. La vagina della donna già zuppa di orgasmo caldo e il liquido sugoso sgorgava in maniera abbondante come un fiume in piena. A questo punto i miei assalti insistenti e vigorosi andavano tutti a segno, motivo per cui la difesa della donna, seppure ostinata, si affievolì e finalmente riuscii a toglierle il maglione e a sfilare alla meglio il reggiseno, non vi fu più storia. La vista di quelle tette mostruosamente grandi, moltiplicarono a dismisura la mia potenza ed iniziai una danza senza tregua. Le mammelle erano ancora più grandi e soffici di quanto mi aspettavo liberate da un reggiseno rigidissimo. Aveva i capezzoli grossi e un’aureola a margheritona marrone scuro. Continuava a difendersi, si dimenava come meglio poteva ma era ormai facilmente controllabile da me . Infatti non appena volli le imposi la lingua nella fica calda e pregna di liquido. La donna tentava ancora una tenue resistenza più per orgoglio femminile, per falso pudore, che per effettivo desiderio di salvarsi. Era ormai su di giri ed io ero conscio di sovrastarla. Non volevo lasciare un centimetro di quel corpo insoddisfatto, la leccavo, ormai in tutte le situazioni. Il mio cazzo era grosso all’inverosimile, e lei sapeva che la mia sbarra di acciaio di carne temprata, incandescente non poteva più resisterle. Così lo liberai e la penetrai con decisione. Il treno era dentro al tunnel per un viaggio che l’avrebbe sconvolta e rivoltata come un calzino. Volevo violarla sino a lasciarla senza più la forza di pensare, e di respirare. Subiva ma la resa definitiva tardava a venire, mi rendevo conto, infatti, che c’era ancora qualche cosa che non la rendeva ancora completamente sottomessa. Con una mossa agile, quindi la girai e portai le sue natiche verso di me e in men che non si dica la misi carponi, a faccia in giù, le fui subito sopra divaricandole il suo culo grossissimo, splendido. In questo frangente la difesa della donna si azzerò quasi totalmente. Io ero impazzito, al massimo della mia potenza e lei bofonchiava, anzi grugniva. La meta era il difficile accesso nell’ano. Il cazzo era grossissimo, smisurato e non trovava spazio nel buco della donna che era incredibilmente vergine. Non mi sembrava vero che una cinquantenne avesse un punto di verginità così caldo. Provava a non urlare, strepitava non voleva essere posseduta analmente, non voleva essere sodomizzata, implorava che ciò non avvenisse aveva ritrovato forze inestinguibili difendeva il suo baluardo in maniera incredibile, ma io la volevo proprio li. Compresi, comunque, che per la sua difesa, lo splendido buco del desiderio posto tra quelle natiche favolosamente straripanti,non poteva essere preso con la sola forza, e allora decisi di giocare di astuzia, e con una rapida manovra, mentre lei era ancora nella posizione alla pecorina, scesi leccandola a piena lingua sia sulla vagina che all’attacco dell’ano. Perse il controllo per degli attimi preziosi, mentre io continuavo a martirizzarla senza pietà. La saliva si sprecava su quella vagina pelosa e sbrodolante di orgasmo. Ero, allo stremo, ma finalmente sentivo che l’ultimo agognato premio era ad un passo. Lei continuava a implorarmi di non incularla, di non farle questa grave violenza, ma io volevo il suo culo. Spinsi aumentando l’intensità del leccaggio e lentamente la donna si piegò in due spaccandosi irrimediabilmente. Riuscivo con la forza del desiderio a mantenere costante questo ritmo, e finalmente dopo un forcing incredibile in cui avevo perso tutta la saliva, la donna iniziò a cedere a dire dei siiii prolungati, quindi grugnì stramazzò di botto e sfinita cadde sulle cosce spossata e sfatta. Ad un certo punto dopo innumerevoli sollecitazioni, l’ano si dilatò, lo sfintere demorse e fu così che inserii il pene di forza ed esso entrò prepotentemente con un suo grido soffocato tra i cuscini del divano. Si era dimostrata quasi indomabile, ma ora ero il vincitore e stavo per prendermi il premio di una durissima lotta. Sfinita, aveva firmato la sua capitolazione con resa immediata e senza condizioni. Le svellicai le cosce per bene al massimo dell’estensione possibile e pompai l’ano. Riuscì con molta difficoltà a soffocare un grido che la diceva lunga su quello che di li a poco la avrebbe aspettata. Entrai definitivamente, spalancando l’ano e imponendole un ritmo indiavolato. Le mordevo la schiena mentre con le mani le stringevo quelle poderose natiche che avevo spesso immaginato. Era frantumata in ogni sua intima difesa. Ora potevo prolungare a mio piacimento il possesso bloccando o accellerando a seconda dei casi il ritmo e non contento muovevo il pene per allargare bene il tutto. Ora mi incitava senza ritegno come una cagna in calore e io con perfetto controllo arrivavo al margine e poi mi fermavo ad un istante dall’apice, strizzandole a mio piacimento le enormi mammellone. La donna non era esperta di sesso perciò la castigai togliendole il pene impregnato dell’odore e del liquido del suo culo e la rivoltai supina e nonostante le proteste, le infilai il pene in bocca, mentre era preda dei molteplici orgasmi della sodomizzazione, sbrodolante e accaldata. Non tentò di rifiutare e lo prese in gola tutto fino alle palle mentre io mi divertivo col suo seno e specialmente i suoi capezzoli. Il pene poderoso come un vulcano, esplose poco dopo riempiendole la bocca, la gola e tutte le poppone mature e dolci, fu a quel punto che portandole le mammelle in bocca alternativamente la aiutai a succhiarsi l’orgasmo frutto di quell’interminabile maratona. Era un gioco che avevo vinto io e sicuramente non sarebbe stato il solo.Lei mi fu grata molto, molto grata.

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