Un’inaspettata estate in barca


1. Premessa. 


Come ricorderete dall'ultimo racconto, Alice – il “brutto anatroccolo” divenuto  la donna del boss, Don Carmine – era stata rapita da Don Vincenzo, irriducibile rivale del suo uomo, durante una programmata visita ginecologica che doveva accertare il suo eventuale stato di gravidanza.


Affidata successivamente alle "cure" di una banda di criminali senza scrupoli, dopo una lunga serie di "violenze" che si erano poi trasformate in fonte di piacere pure per la giovane, Alice era stata infine riconsegnata al "legittimo proprietario", a patto che lui rinunciasse alle mire espansionistiche sui territori del rivale. 
Pur di riavere il suo "bocconcino", il boss accettò – "obtorto collo" – la proposta, e da quel momento i due da ex nemici divennero soci in affari.


2. La richiesta di Alice. 


Don Vincenzo, era molto soddisfatto dei frutti dell’accordo con Don Carmine, e un giorno decise di suggellare l'intesa invitando la coppia – Don Carmine, appunto e la sua donna Alice – sul suo mega yacht per una vacanza lungo le coste.
Don Carmine, accettò con grande piacere, e – sistemati tutti i suoi impegni –  una sera chiamò la compagna nel suo ufficio. 


La ragazza accorse immediatamente, e si sistemò ai suoi piedi pronta ad ascoltare ciò che il boss aveva da dirle. 
- "Dunque, piccola puttanella", esordì affettuosamente lui, "ti piacerebbe andare a fare una crociera? Il mio amico don Vincenzo ce la offre... Certo, ahimè, tu dovrai essere CARINA con lui... Mi capisci? Ma non ti preoccupare, ci sarò io questa volta, e don Vincenzo non mi farebbe il torto di farti finire nelle mani sbagliate...".
Alla notizia, Alice si sentì un poco turbata, ma subito si scrollò di dosso quello stato d’animo e si mostrò entusiasta... Fece un pò la smorfiosa: 
- "Grande, papi, non sono mai stata in crociera... Che bel regalo!". 
E guardandolo con i suoi grandi occhioni dolci, prese a sbottonargli la cintura dei pantaloni. 


Quella sera il boss era un pò stanco, e non aveva granché voglia di fare sesso... Quindi, cercò di frenare i suoi entusiasmi stringendole amorevolmente entrambi i polsi delle mani. 
Le disse: 
- "Perdonami, pupetta mia, ma è stata una giornata faticosa... Sei la mia ragione di vita, ma stasera credo sia meglio che mi riposi un pò...". 
La ragazza parve rabbuiarsi, e si mosse a protestare: 
- "Ma come, papino, questo è il solo modo che conosco per ringraziarti! Su, vuoi far piangere la tua troietta? Mi vuoi lasciare a bocca asciutta proprio dopo che mi hai dato questa bellissima notizia?".
E, senza attendere risposta, riprese il suo lavoretto. 
Avida di cazzo come sempre, fece scendere la cerniera e abbassò gli slip dell'uomo quel tanto che bastò a tirar fuori l'uccello. Lo baciò sulla punta come fosse il suo balocco preferito, con i due indici abbassò il prepuzio fino a scoprire la cappella che già stava dando segnali inequivocabili di apprezzare quel trattamento, e infine mandò giù tutta l'asta fino a dove gli fu possibile. 
Alice, conosceva ormai quel palo di carne in ogni suo particolare, ed ogni reazione non le era di certo sconosciuta... Lo sentì “vivere”, e poi tremare... Allora, si interruppe – senza farlo uscire dalla sua piccola boccuccia – e sollevò lo sguardo verso don Carmine. 
Il quale, con un filo di voce, le sussurrò: 
- "Non finirò mai di ringraziare lo zio della tua amica al pub, che mi ha fatto dono di una creatura come te". 
E subito dopo Alice sentì la sua bocca invasa da una densa e calda crema, che in pochi istanti la riempì completamente costringendola a lasciar colare l'eccesso lungo i lati. 
Ma la ragazza non si diede per vinta, e con un repentino movimento deglutì tutto... 
Poi, aprì la bocca lasciando libero il pene, e cominciò a carezzarlo nonostante stesse perdendo tutto il suo vigore. 
Come se stesse parlando a quel membro, disse: 
- "Poverino, sei stanco pure tu...".
E si mise a ripulirlo diligentemente… 


Quand’ebbe finito, guardò di nuovo il suo uomo – che, quasi svenuto sulla poltrona, si stava lentamente riprendendo – e come se si fosse all'improvviso ricordata qualcosa di delicato da dirgli – proseguì con un certo imbarazzo... Balbettò:
- "Ehm... Devo dirti una cosa ma non so come... Non vorrei darti troppe seccature...". 
E lui: 
- "Tranquilla principessa... Chiedi tutto quello che vuoi... Sei la luce dei miei occhi, ogni tuo desiderio è legge!". 


Alice allora si fece coraggio e ricominciò a parlare sicura: 
- "Vedi... Tu prima hai parlato della mia amica... Sì, Elisabetta... Come hai detto, è merito suo se oggi sono qui con te... Io ero una fallita, disoccupata, e ora non mi manca niente! Vorrei che tu la ricompensassi offrendo anche a lei la crociera... Si è appena laureata, vorrei farle un regalo, ecco...". 
Don Carmine rimase pensieroso per qualche attimo... Non era stato lui ad organizzare quella vacanza, e avrebbe dovuto chiedere al proprietario della barca. 
Ma era certo che il suo sodale non glielo avrebbe negato... Cosi, rincuorò la sua donna: 
- "Sarà fatto come vuoi...". 


Alice, però, si sentiva ancora agitata, non era soddisfatta, e perciò incalzò nuovamente il suo compagno:
- "Uffa, papi, vedi... Fabiana... Non possiamo lasciarla a casa... Mi sentirei persa...".
Fabiana, era la giovanissima cameriera personale che don Carmine aveva assegnato alla sua donna – affinché non dovesse sbattersi nelle faccende domestiche perdendo così l'energia per soddisfare sessualmente l'uomo – e che ne era diventata una sorta di confidente… 


Ancora una volta, Don Carmine – che era un boss sanguinario, ma che quando la sua compagna gli domandava qualcosa diventava il più arrendevole dei maschi – capì perfettamente lo stato d'animo della piccola, e sospirò in segno di assenso.


Si recò, dunque, da Don Vincenzo, gli parlò della situazione e – per invogliarlo  a dare un esito favorevole alla sua richiesta – gli mostrò una fotografia accattivante che ritraeva le tre fanciulle tutte insieme: al mare, in costume, e con Fabiana che mostrava le sue belle tette nude da adolescente.
Ebbene – a parte Alice, che aveva avuto occasione di ammirare anche nuda e "in azione" nel video durante il rapimento –, l’altro malavitoso fu impressionato favorevolmente anche dalla bellezza di Betty e di Fabiana: 
- "Caro amico", esclamò, "come posso negarci il godimento di tanta bellezza… Puoi dire alla tua cagnetta che non sarà sola…”.


3. Pronti... Partenza! 


Il giorno fissato per la partenza, Don Vincenzo – da buon comandante – fu il primo ad arrivare all’imbarco, dove venne accolto dal suo skipper di fiducia: Akil, ventinovenne capoverdiano che da anni era il suo uomo di fiducia per ciò che riguardava il suo yacht.
Si trattava di un bel ragazzo nero, spalle larghe, alto 2 metri e 10 cm. per 78 kg e magro, con un gran  sorriso (ogni volta che sorrideva, il contrasto tra i suoi denti bianchi e luccicanti e la sua pelle nera come il carbone era lampante) e un'aria “nobile” che lo rendeva affascinante. In barca, indossava sempre un paio di pantaloncini e una maglietta, ma a volte stava semplicemente in costume da bagno dai colori vivaci. Caratterialmente, era molto professionale, ma quando gli veniva data “via libera” diventava un vero “animale da letto”.


Don Vincenzo mandò la sua auto a prendere i tre ospiti e li fece condurre alla banchina dove era ormeggiato il "Galiote".
Lui, era lì ad aspettarli, e dopo aver fatto i convenevoli di rito, con Akil che prese le valige del gruppetto,
li fece salire a bordo conducendoli a visitare il suo vascello. 
Don Carmine conosceva bene lo sfarzo di cui amava circondarsi l’altro, ma le tre ragazze rimasero letteralmente sbalordite: 20 cabine e cinque ponti, una pista con relativo elicottero, una piscina olimpionica, vasca idromassaggio e una palestra dotata di attrezzi di cui solo più tardi avrebbero capito il significato.


Il "padrone di casa" invitò fin da subito le giovani a mettersi comode, in costume, tanto per poter verificare di persona la corrispondenza tra la realtà e quella foto che don Carmine gli aveva mostrato solo pochi giorni prima, mentre offrì un drink di benvenuto al suo ospite.


4. Vacanza e affari. 


Nel frattempo che il panfilo prendeva il largo, don Vincenzo e don Carmine si sistemarono su delle comode poltroncine di pelle color bianco, in plancia, a parlare d'affari.


Di tanto in tanto, si affacciavano stancamente alla balaustra che dava sul ponte sottostante, e in una di queste occasioni si offrì ai loro occhi uno spettacolo entusiasmante: Fabiana, si era messa in topless, rimanendo con indosso un perizoma, uno striminzito triangolino di stoffa che le copriva il pube mentre dietro una impercettibile strisciolina di tessuto si era insinuata maliziosamente nel solco delle chiappe. 
Don Vincenzo, benché uomo fatto, si stava letteralmente innamorando di quella creatura di 21 anni, alta 1 metro e 65 per 60 kg, occhi castano scuro, capelli castani mossi e lunghi poco oltre le spalle, fianchi e vita ampi, cosce grandi, ombelico del tipo “aperto”, e un pancino da ragazza chubby appena accennato... 
Quelle tette, poi, una 3 misura con areole in rilievo e capezzoli scuri e ben formati, avevano calamitato il suo sguardo. 


Si voltò verso don Carmine e gli disse:
- "Amico mio, devo dire che te la spassi proprio... Ti sei messo in casa due porcelle di gran qualità... Chissà a letto come se la cava, pure questa...".
E questi, che aveva capito quale sarebbe stato "il prezzo del biglietto" da pagare per quella vacanza rispose:
- "Per me te la potresti scopare liberamente, e anzi ti dico che l'avrei già insifonata pure io, ma purtroppo è il mio regalo ad Alice". 
Siccome poi don Vincenzo sembrava non capire, gli dovette spiegare che era la sua cameriera personale. 
Al che l'altro ribattè:
- "Beh, allora non ti resta che lavorarti la tua ragazzina... Cerca di convincerla e noi due faremo grandi cose insieme..."
E aggiunse, ridendo:
- "Poi, non ci resterà da valorizzare l'ultima, che a quanto vedo non è meno appetibile!".


Erano presi da questa conversazione, che pareva più un mercato delle vacche, che si udì distintamente la voce cristallina di Fabiana, che rivolta alle amiche diceva:
- "Beh, potreste mettervi anche voi in topless...". 
Ed Elisabetta che prontamente le rispondeva:
- "Ma sei matta? Io mi vergogno, anche se non c'è nessuno che ci vede, ma ci sono tre uomini su questa barca!". 
Alice, invece – che era solita ascoltare la sua confidente ed era abituata a stare nuda sotto gli occhi del suo uomo e di tutti quelli che frequentavano la loro casa – ci pensò su un momento, e poi accolse con entusiasmo la proposta:
- "Ma si, in fondo abbiamo delle tette appetibili... Chissà se ci vedessero quei tre i loro cazzi come reagirebbero...".
E così dicendo si sciolse il laccio del pezzo di sopra rimanendo anch'essa con le zinne belle esposte. 
I due uomini, raggiunti anche dallo skipper – che ormai in mare aperto – aveva messo il pilota automatico, rimasero per un momento sconcertati, don Carmine non si aspettava tanta "libertà" da parte della sua donna, mentre don Vincenzo, pensieroso, considerò:
- "Con il tuo permesso, lasciami dire che è proprio una gran troia la tua compagna...".
Infine, nonostante tutto, anche Elisabetta (ormai medico, erano passati per lei i tempi del pub dello zio) si convinse, e si ritrovò con il suo bel seno baciato dal sole:
- "Uffa... Avete gli ormoni a mille... Siete due femmine in calore!". 


Intanto, i tre maschi cominciarono a lasciarsi andare... 
Cominciò Akil:
- "Che belle fichette, padrone, chissà se ci si può fare qualcosa... Avete visto i piedini di quella più piccola? Sembrano fatti apposta per dei bei pompini... Mi sembra di sentirmeli già addosso...".
- "Vacci piano, skipper...", gli rispose don Vincenzo, "non è roba per te, piuttosto guarda la dottoressa che culo che si ritrova... E pure i suoi piedi ti farebbero dei bei servizietti... Se vuoi, è tua, vero don Carmine?, sembra si sia divertita poco, con lo studio, in questi ultimi tempi...".
Don Carmine, che ai tempi del pub l'aveva" collaudata" per bene, sornione disse ai due compari:
- "Eh si... Vi assicuro che pur non essendo molto appariscente, vale almeno come le altre!". 


Ma non solo i maschi erano già "scesi" a caccia... Infatti, anche Fabiana (che quel giorno pareva essere particolarmente "attiva") aveva drizzato le antenne, e – tornata sul lettino a crogiolarsi al sole, quasi sognante, a occhi chiusi – si affrettò a far notare alle altre:
- "Ragazze, quel nero mi attizza un casino... È davvero un gran maschio... Chissà che in questi giorni tutte e tre possiamo trovare l’occasione giusta  per divertirci con lui…". 
Anche Alice ed Elisabetta lo avevano notato fin da subito, facendo "cattivi pensieri", e alla fine toccò proprio a quest'ultima aprire le danze con il capoverdiano...


5. Notte nera e bollente


Tra mare, affari e sole, si giunse così al tramonto di quella prima giornata. Si sentiva solamente il rumore sordo dei motori dello yacht, che imperterrito seguiva la sua rotta prestabilita. 
Uomini e donne, a bordo, cenarono tutti insieme, dopo di che le ragazze, stanche per tutte quelle emozioni, si ritirarono nelle loro cabine: Alice con Fabiana, ed Elisabetta in una singola. 


Ma Elisabetta non riuscì a prendere sonno, e si girò e rigirò tra le lenzuola, forse anche pensando a quel ragazzo di colore che – pur non sapendo nulla di lui – lo aveva così incuriosito. 
Per tutta la notte, si sentì stranamente agitata, e così – verso le tre, senza fare rumore – si alzò dalla sua branda, indossò il costume che aveva già il giorno precedente mettendoci sopra una felpa per ripararsi dall'umidità, e risalì sul ponte a guardare sola soletta il mare, piatto e nero come l’inchiostro.
Appoggiata con i gomiti a bordo nave, sporse il petto in avanti, mentre il suo culo "importante" si spostò all’indietro, in una sorta di incredibile quanto non voluta pecorina… 


La giovane, credeva di essere sola con i suoi pensieri in quel silenzio che “urlava”, ma all’improvviso dall’oscurità prese forma, come un ologramma, un’altra figura, nera anch’essa, ad eccezione dei denti, bianchissimi. 
Elisabetta, sulle prime, trasalì, in un moto di paura, quasi di terrore; inizialmente, quella figura le parve essere un fantasma... ma invece, era solamente Akil, lo skipper che stava perlustrando l’imbarcazione, controllando che tutto fosse in perfetta efficienza, come voleva il padrone... 
L'uomo, che era giunto alle sue spalle e aveva potuto ammirare il suo perfetto e sensazionale “lato b”, resosi conto dello stato d'animo della ragazza, le si avvicinò per cercare di rassicurarla: 
- "Signorina, le chiedo scusa se l'ho spaventata... ma questo è il mio lavoro... Tutta la notte, sono qui per accertarmi che non ci siano problemi...". 
Poi, vedendo che faticava a riprendersi, le offrì dalla sua borraccia un sorso di whisky, le si affiancò, e i due cominciarono a chiacchierare del più e del meno. 
Tanto per rompere il ghiaccio, l’uomo – incuriosito della sua presenza così inattesa – le chiese: 
- "Ma lei, invece, cosa fa qui a quest'ora? Lei che se lo può permettere, vada a dormire... Non ha freddo?". 
Betty non seppe cosa dire, o forse la cosa che avrebbe voluto confessargli era davvero inconfessabile... 
Così, dopo un altro attimo di silenzio, "gettò l'amo" a quel ragazzo che era poco più grande di lei. Per la prima volta, lo chiamò per nome e gli domandò: 
- "Akil, sai mantenere un segreto?”.
- “Certo… Per una bella signorina come lei…”, rispose lui. 
E la giovane:
- “È da ieri che ti sto osservando... Ti sarai accorto che quelle puttanelle delle mie amiche non hanno perso occasione di mettersi in mostra… Ti stavano sbavando dietro, e sarebbero pronte a tutto pur di portarti a letto". 
L'uomo, allora, da vero lupo di mare, decise di stare al gioco: 
- "E tu? Non è che sei qui per…", replicò guardandola negli occhi. 
Nonostante fosse una notte molto fredda, Elisabetta cominciò a sudare dal nervosismo... Non voleva fargli credere che quella confidenza fosse frutto della gelosia nei confronti delle altre, ma non volle nemmeno perdere quell'occasione unica, e quindi rilanciò, con una risatina maliziosa: 
- "Per?? Beh, se sei un vero maschio alfa, trova da solo la risposta...". 


Betty lasciò Akil a riflettere sul da farsi, e sospirando fece finta di compiere il percorso inverso per tornare nella sua cabina, ma con la coda dell'occhio vide il ragazzo che – discretamente – la seguiva... 
A un tratto, si sentì agguantare con vigore attorno alla vita e trascinare nella direzione opposta… Erano nella più completa oscurità, e l'uomo era praticamente invisibile se non fosse stato per gli occhi... Le sorrise, "illuminando" la femmina con il bagliore che proveniva dalla sua sfavillante dentatura. 
Poi, quasi ridacchiando, le sussurrò: 
- "Credo di aver trovato la risposta alla tua domanda... Vieni con me e te lo dimostro". 


Con calma, si incamminarono tranquillamente, fianco a fianco, verso la cabina dell'equipaggio, dove Akil, con galanteria, la fece entrare per prima: poi, entrò anche lui e si rinchiuse la porta alle spalle. A chiave!
Restò per una frazione di secondo a guardarla, e poi: 
- "Sei bellissima, cara, troppo sexy, e ispiri un gran sesso... Mmmhhh...", le disse senza lasciarle il tempo di spiccicare parola. 
Elisabetta era confusa e imbarazzata per quel complimento tanto esplicito quanto foriero di una richiesta “hard” che peraltro si aspettava, ma ebbe ugualmente la sfrontatezza (forse era ancora l'effetto dell'alcool che Akil le aveva offerto prima) di reagire: 
- "E allora, cosa aspetti? Fammi divertire, questa è la mia vacanza!".


Akil le sorrise di nuovo, le si piazzò davanti bloccandola tra la parete della cabina e il suo corpo gigantesco, e provocando in lei un brivido incontrollato di terrore lungo la spina dorsale. 
Dunque, prese l’iniziativa e le slacciò la felpa, facendola scivolare giù sulle sue spalle fino a che non cadde a terra.
Con indosso solamente il costume verde acqua marina, Betty era davvero provocante, e il nero cominciò a percepirlo nelle sue parti basse. 
Infatti, benchè – come già detto in altri racconti – la ragazza non fosse una bellezza mozzafiato, comunque era un tipo di donna che incuriosiva, poiché emanava un chiaro " profumo di femmina".
Solitamente non indossava biancheria intima troppo sexy, ma per quella crociera aveva deciso di fare “fare una pazzia”, e mettere su un reggiseno minimalista e un micro-perizoma che esaltavano le sue forme vagamente chubby… 
Akil, se ne “innamorò” perdutamente, ma quell’impulso primordiale di farla sua ebbe il sopravvento.
Le sue dita forti e calde percorsero adagio la pelle candida delle braccia di Betty, arrestandosi infine sopra un capezzolo che – già da sopra il triangolo di tessuto del reggiseno – era visibilmente turgido.
- “E’ davvero sublime… Sembra aver voglia di essere carezzato tra le mani”.
Lei abbassò lo sguardo, e non rispose nulla… 
Intanto, l’altra mano del capoverdiano si fece strada senza tanti complimenti tra le cosce frementi di Elisabetta. Senza nemmeno guardarla in viso, chinò la testa, e – con la bocca che sfiorava l’orecchio della giovane – le bisbigliò: 
- “E’ questo che vuoi, vero?”.
Abbandonò per un istante la presa sulla tetta e con un gesto alquanto volitivo si sfilò sia la canottiera di servizio che i boxer del costume, permettendo alla donna di ammirare per intero la statuaria bellezza di quel corpo di maschio africano. 
Dopo di che, le afferrò il polso, guidandole la mano esitante sul suo pube. Ce la premette sopra, e le ripetè: 
- “Lo vuoi?? Aspetta solo te”.


La ragazza, percepì la presenza di un cazzo tesissimo, e dovette utilizzare entrambe le mani per trattenerlo, tanto era enorme. 
E mentre lei era impegnata in questo “esame”, lui svelto le slegò i cordini del reggiseno lasciandola nuda fino alla cintola, con la sua sodissima terza misura e i capezzoli eccitati – che erano divenuti come gingilli per i denti e le labbra insaziabili dell'uomo – che finalmente poteva “venerare” senza ostacoli.
E quando le labbra di Akil si serrarono su quell’oggetto del desiderio, Betty gemette forte come una troia:
- “Ohhhh… Mordili, strizzali… mi piace quando me li strapazzano…”. 


La lingua, veloce come un fulmine, saettò quindi sul grembo di Betty, irrorandole la pelle con la saliva, mentre l’uomo si chinò sulle sue ginocchia mollando la presa anche tra le cosce. 
Slacciò anche i nastrini del perizoma, che finì bruscamente ai suoi piedi, liberando in tutta la sua bellezza la passerina, perfettamente rasata e con delle labbra strette il giusto (nonostante non fossero più intonse da parecchio tempo). 
La ragazza, già molto eccitata, provò una certa vergogna, ma subito si lasciò andare ed emise i suoi primi soffocati gemiti di piacere: 
- "Mmhhh... Oohhh... Aspettavo che lo facessi…". 


Anche le grosse mani di Akil presero confidenza con quel corpo tutto curve, si incunearono sotto i suoi tondi glutei, e la sollevarono letteralmente in aria. Quindi, fece soltanto pochi passi e la depose sul tavolo che era parte di quel misero arredamento.
Fu allora che anche la ragazza prese l’iniziativa, e con le sue mani tastò i pettorali dell’uomo, spinse i suoi polpastrelli sui capezzoli, gli strinse i fianchi, e scivolò sul torace e sul dorso massicci come di una statua d’ebano. 
Betty sentì nuovamente le dita di Akil introdursi tra le pieghe delle sue cosce, mentre la lingua bollente spinse – oscena – sulle sue carni bagnate per poter entrare… 
Il nero, alzò lo sguardo ad incontrare il suo, e preso dall’emozione esclamò: 
- “Dio, che meraviglia... Sei saporitissima”. 


Aveva la bocca piena delle intimità di Betty, ma con la lingua riuscì ugualmente ad indurre grandi e piccole labbra a schiudersi come le valve di una conchiglia, e il ventre della ragazza a protendersi verso la sua irrinunciabile fonte di godimento e di “strazio”. 
Bagnata com’era, le grosse dita dell’uomo scivolarono agevolmente dentro il suo corpo, raggiungendo quei luoghi nascosti che con la sola lingua non si potevano “toccare”, strappando alla ragazza dei lamenti di desiderio e dei movimenti incontrollati di bacino: 
- "Siiiiii... Aprimi... Ti aspetto… Sono pronta ad accoglierti dentro di me... Prendimi, possiedimi come un toro possiede la sua vacca!". 


Mentre parlava così, la giovane allungò le mani e cominciò a strizzare le palle, obbligandolo a smettere l’esplorazione della sua vagina: 
- "Uhmm... Come sono gonfie... belle piene… Devono farti un male cane... Che voglia di svuotartele...". 


Facendo poi leva con i piedi appoggiati sul pube di Akil, lo spinse all’indietro scrollandoselo di dosso, lo osservò per bene, e finì davanti a lui in ginocchio. 
- "Non ti preoccupare… Ora ci penso io a farti felice...", lo rassicurò. 
Come se fosse sotto l’effetto di droghe, fagocitò tutto quel grosso uccello nella sua gola, sentendo la cappella turgida solleticarle l’ugola e approssimarsi all’ingresso del cavo orale più interno. 
Le parve di soffocare, ma era solo una questione di adattamento… Con la lingua iniziò ad “assaggiarlo” cautamente; affamata, lo succhiò a lungo e poi lo estrasse per leccarlo meglio e tornare a “inabissarlo” di nuovo dentro la bocca. 
Intanto, quel cazzo magnifico palpitava, ai confini con la trachea di Betty, quasi volesse avvertirla che sarebbe potuto “detonare” da un momento all’altro. 
Allora, con indice e pollice messi ad anello, lo afferrò saldamente “raffreddandolo” con l’aria che entrava dall’oblò rimasto aperto. 


Ma la voglia di godere della ragazza cresceva sempre di più, e fece sì che tutto il suo corpo si agitasse come quello di una indemoniata. 
Al che, Akil la prese e la voltò, mettendola con il petto schiacciato sul gelido legno del tavolo come se volesse sculacciarla. Le dita di lui, risolute, si conficcarono a fondo dentro di lei, seguite dal membro che la sconquassò e le irruppe “rabbiosamente” nelle viscere.


L’eccitazione di entrambi lievitarono, fino a che – frastornata – la fanciulla fu sul punto di urlare il suo piacere: 
- "Siii... Ci siamo quasi... Dai, ancora un po'...". 
Ma Akil, crudele, si fermò sul più bello: 
- "Eh no, pollastrella, devi meritartelo l mio cazzone...". 
Come se si trattasse di una bambola di pezza, se la rigirò tra le mani, mettendosi con il suo cazzo orientato verso il suo viso. Bastarono pochi istanti, e la annaffiò del suo bianco piacere, lasciando che Elisabetta – per la stizza – si abbandonasse in un pianto dirotto… 
Quando si fu calmata, Akil le si accostò di nuovo, e si insinuò tra le quelle cosce che aveva appena “profanato”, le aprì la fichetta con delicatezza, e si dedicò questa volta a succhiarle il piccolo bottoncino che nel frattempo si era gonfiato a dismisura.
- “Lo vedi che non sono un egoista? Volevo solo che la tua libidine salisse alle stelle…”. 
Betty, allora, perse definitivamente il controllo di sé, e – socchiudendo gli occhi per gustarsi ogni istante di quel bellissimo tormento – esplose in un violento orgasmo implorando il nero di continuare. 
Quando riaprì gli occhi, le si presentò dinanzi una visione celestiale: quel colossale membro era ancora in perfetta erezione, e traboccava del suo frutto,  mentre Akil ansimava...
Lo immerse di nuovo dentro Betty, stantuffando quelle carni senza pietà, le quali ad ogni spinta si fecero sempre più gonfie e le labbra si dilatarono senza più riuscire a contrastare quel maglio impazzito. 
Per l’ennesima volta, uscì tracciando un solco umido sopra la sua pancia, e poi rientrò ancora, inabissandosi in profondità… 


Questa “crudeltà”, continuò per un tempo che a Elisabetta parve infinito: ogni volta l’avvicinava all’ulteriore orgasmo, per poi lasciarlo in sospeso, estraendo l’attrezzo e mostrandole quell’arma di conquista. 
Stufa di quella “prepotenza”, con un movimento repentino, Betty gli artigliò i fianchi imprigionandoli tra le sue anche doloranti, se lo fece penetrare fino a sentirlo cozzare sull’utero, e lo pregò di muoversi. 
Lui, allora, si mise a ridere, e le disse: 
- "Sei proprio sicura che lo vuoi? Adesso facciamo a modo mio...". 
E, dopo una decina di colpi ben assestati, sborrò dentro la fica di Elisabetta fiotti di sperma che parevano coltellate inarrestabili, fino a che non si  accasciò soddisfatto con la faccia madida di sudore sull’addome di lei…


Elisabetta, però, lo voleva anche nel suo ampio culo, e smaniava di venire pure con quell’enorme “tronchetto della felicità” piantato nell'intestino. 
Esitò qualche istante a chiederglielo, solo perchè con quel missile di carne il suo sfintere – che ne aveva fatti passare in gran quantità – rischiava di non reggere l'urto… 
Comunque, lo voleva assolutamente, desiderava accoglierlo nel buco “stretto”, e glielo disse senza remore: 
- "Adesso mettimelo nel culo, adoro prenderlo lì dentro... Mettimelo nel culo!". 
Akil, non credette alle sue orecchie… Era sfinito, e la sua virilità stava svanendo…
Allora, dopo essersi velocemente masturbato quel pezzo d’artiglieria, la rimise a pecora sempre su quel tavolo, e – dopo aver posato la grossa cappella già gonfia all’inverosimile sull’ano – cominciò ad incularla con accanimento, deciso a farsi strada fino in fondo, e in modo tale da toglierle il fiato.
- “Lo vuoi? Ah si? Sei una pazza… Adesso ti faccio vedere io cosa vuol dire inculare una donna…”.
E lei:
- “Siiii… Mi piace da morire essere inculata… Voglio proprio vedere di cosa sei capace…”.
Il dolore che le produceva quel bastone conficcato nel di dietro si fece sempre più incredibile, e la giovane si rese conto che glielo aveva rotto, perchè notò gocce di sangue colare tra le sue gambe.
Istintivamente, tentò di liberarsi, ma un colpo di reni la trafisse più a fondo, suscitando nel suo animo e nel suo corpo una sensazione di bruciore e di paura, mentre il ragazzo era deciso ad andare fino in fondo a quel “sentiero” per lasciare anche lì la sua terribile “impronta”.


Ormai Betty era andata fuori giri, e nonostante tutto lo supplicò di non fermarsi, e di andare più a fondo che poteva... 
Akil si dimostrò bravissimo: la stava distruggendo proprio come voleva lei, sopprimendo il dolore e spingendola verso un livello estremo di piacere.
- “Dio mio! Me lo hai proprio spaccato! Oohoo, chi mi entrerà dietro non farà più fatica… e tutto grazie alla tua trivella! Uhaoo! Sei un toro da monta!”. 
Al culmine di quell’azione tanto potente, il “botto” fu inevitabile: nella stessa eterna frazione di tempo, vennero entrambi!
Giunti allo sfinimento, Elisabetta prese coscienza che sia la fica che il buco del culo erano stati pesantemente demoliti da quel “maschio alfa” che l’aveva fatta andare in paradiso...


Prima però di chiudere quella notte brava, la ragazza pensò che era il caso di “ricompensare” lo skipper che aveva fatto un “doppio lavoro”.
E così, si tolse anche le scarpe… 
I suoi piedini abbrancarono per la prima volta quel cazzo con la “C” maiuscola e, con grande sensibilità cominciarono a sfiorarlo per scoprire la sua reazione a quel “trattamento speciale”.
- “Ti piace?”, gli disse guardandolo dal basso verso l’alto.
E lui:
- “Non ne ho mai visti di così belli…”.
Betty sorrise, e serrò a tenaglia quei prodigi sul membro di Akil, dando il via a una sega meravigliosa, spaziando da movimenti rapidi ad altri più lenti, allo scopo di ricambiare la “tortura” subita poco prima e far durare il più possibile quel mutuo godimento.
Iniziò a sfiorare l’asta con i piedini, uno a tener saldi i testicoli mentre l’altro  massaggiava il glande già umido di precum. Poi, mise le gambe a rombo e le dita ferme sul tronco, e segò il cazzo con la pianta interna: Akil stava ricevendo il più bel pompino con i piedi della sua vita che lo stava portando allo sfinimento…
Guardò il nero, e lo vide ansimare, mentre lei prese ad aumentare il ritmo, roteando le piante dei piedi sul glande e alternandole a severe strusciate con le dita a salire e scendere. 
Nel suo genere, Elisabetta era un’artista, e Akil si concentrò al massimo per godersela…
Fin tanto che lei non gli disse, quasi senza emettere voce:
- “Dai sborrami sui piedi”.
Quel poveretto – ma anche fortunato, poiché i footjob di Betty erano proverbiali e ricercatissimi – era davvero agli sgoccioli, e infatti dopo poco “onorò”, meno abbondantemente del previsto, i piedini della giovane, regalando anche a lei una sensazione indimenticabile, e provocandole un’altra successione di orgasmi che non credeva possibile poter ancora provare.


Rimasero così, nel silenzio estremo di quella notte, ancora a lungo, e poi lei – senza dir nulla – si rivestì e ridiscese nella sua cabina. 


Era ormai l’alba, circa le sei del mattino, e si sentivano nell’altra cabina le ragazze prepararsi per una nuova giornata di mare…


6. Il valzer della gelosia. 


La mattina seguente tutto sembrò riprendere nella più assoluta normalità. 
Alice e Fabiana, nella loro cabina, si svegliarono abbastanza tardi e si cambiarono il costume prima di uscire all’aperto, sul ponte dove erano sistemati i lettini per prendere il sole. 
La prima, fece sfoggio di un "due pezzi" piuttosto castigato, un normalissimo bikini rosso con entrambi i pezzi che si chiudevano con dei laccetti; Fabiana, invece, vestiva (si fa per dire...) uno strepitoso bikini mozzafiato arancione, ridottissimo, con un perizoma a filo praticamente inesistente e che metteva in luce il suo "lato b" grosso e con le chiappe un po’ scese verso il basso. 


Subito, le due, cercarono la loro amica, e non trovandola si diressero verso la sua cabina. 
Era infatti lì che ancora dormiva, dopo la movimentata notte trascorsa in compagnia di Akil. 
Quasi in coro, le gridarono: 
- "Svegliaaaaa, pigrona! ". 
E le scoperchiarono il letto, trovandola completamente nuda. 
Poi, mentre Fabiana si allontanò per andare a prendere i vassoi con la colazione, Alice si sedette in disparte ad ammirare il corpo dell'amica; la eccitava, ma notò immediatamente una cosa: le natiche aperte di Elisabetta palesavano chiaramente uno sfintere non propriamente stretto. 
Le uscì spontaneo un sospiro, colmo di benevola invidia, e le disse: 
- "Eh Betty, beata te che trovi sempre nuovi stalloni...". 
Ma poi, osservando meglio, si accorse che l'ano della ex compagna di scuola era ancora inumidito da una cremina densa... Era lo sperma che – dopo quella inculata da favola – era risalito su dal canale rettale... 


Proprio mentre la favorita di don Carmine era immersa in queste considerazioni, ecco che Elisabetta si risvegliò, incontrando lo sguardo interrogativo dell'altra. 
Sulle prime, cercò di nascondere le sue “vergogne”, soprattutto nello stato in cui erano, ma si rese conto che l'amica aveva capito bene la ragione di quello “spettacolo”. 
Perciò, non le restò altro da fare che confidarle: 
- "Aly, ti devo dire una cosa...". 
- "Che cosa?", rispose l'altra facendo la finta ingenua.
- "Stanotte, con il nero...". 
Alice era sempre più incuriosita, e così pregò Betty di raccontarle tutto, per filo e per segno... 
Così Betty continuò: 
– "Beh, me lo sono scopato… o forse è stato lui che mi ha chiavata… ma non mi importa, sapessi che bello che è stato...". 
- Cooosaaaa??", quasi urlò Alice, strabuzzando gli occhi dalla sorpresa. 
- "Ssshhhhh, non ti far sentire da tutti", disse la neo-dottoressa con un sorrisino che chiedeva complicità. 


Nel frattempo, Alice si era avvicinata… Sedute entrambe sul letto, l’una di fronte all'altra, con i visi a pochi centimetri, Betty – con un filo di voce – prese a raccontare ad Alice quel che era successo la notte mentre loro dormivano... 
- "Ma certo che… sei proprio una cagnetta in calore... La prima occasione, e non te lo sei lasciata scappare... Appena lo conosci… Ma almeno, ce l'ha grosso come piace a noi?", la interrogò Alice alla fine... 
Elisabetta, non rispose, si allargò i glutei mettendo in mostra proprio quello sfintere che l'amica aveva già visto, e poi fissò negli occhi l'altra. 
Quindi la" beneficata" da Akil continuò: 
- "Tu, che ne dici? E’ capitato senza che nessuno dei due lo cercasse, ma una volta che eravamo lì… Dio, mi pare di sentire ancora il suo uccello che mi spaccava tutta…".
- “Dico che sei una troia… Lasciacelo un po’ anche a noi…”, fece Alice.
Alla quale, però, il solo ascoltare i particolari più intimi di quella storia, fece venire una gran voglia… Inavvertitamente, si era toccata in mezzo alle gambe, e guardandosi all’improvviso trovò un laghetto che aveva inzuppato il perizoma.


Fabiana, che nel frattempo era tornata, si nascose dietro una paratia e rimase a lungo ad ascoltare ogni parola, meditando sul da farsi per “vendicare” la sua “padrona”…
Poi, Elisabetta si vestì e le tre ragazze andarono in sala da pranzo a fare colazione, e dove le attendevano i tre uomini.


La “dottoressa”, quella mattina si sentì un po’ impacciata ad incrociare gli sguardi interrogativi di Akil ed Alice, così decise di starsene un po’ per conto suo, in piscina, a raffreddare un po’ le emozioni che l’avevano coinvolta.
Approfittando di una tale situazione, Fabiana prese in disparte Alice e le confessò ciò che aveva fatto e sentito: 
- "Scusami padroncina, ma quando Elisabetta ti ha raccontato della notte passata io ero nascosta dietro la porta ed ho ascoltato tutto... È proprio una gatta morta, una puttana, e tu non meriti di essere trattata in questo modo... Devi vendicarti, e subito!". 
Ma Alice era titubante, benché ferita dal comportamento dell'amica di mille spogliarelli non se la sentiva di farle la stessa cosa... e stava in silenzio a meditare. 
Allora Fabiana la incalzò nuovamente: 
- "Alice, svegliati! Non sei stata tu a iniziare questa guerra, ma non puoi più tirarti indietro!". 
La donna di don Carmine, allora sbottò: 
- "E secondo te, sentiamo... Cosa dovrei fare? Farla uccidere?". 
La ragazzina, benché molto giovane, era però una tipetta che non si faceva mettere i piedi sulla testa. Guardò negli occhi l'amica, e le disse: 
- "Non si tratta di ucciderla… Tu sei mille volte meglio di quella là, ma devi mostrarti... Vedrai, il padrone non sarà geloso per questo, anzi... Dammi retta, e vedrai che questa crociera sarà uno spasso per me e per te...".


7. La “trappola”. 


Fabiana prese per mano Alice, si tolse il reggiseno, e insieme uscirono allo scoperto sul ponte. 
Guardando la sua "padrona", le disse: 
- "Allora, vuoi fare come ti dico? Tira fuori quel bel paio di tette! Bisogna mostrare per vendere!". 
E senza attendere oltre, in topless, la ragazzina, con fare sensuale, lasciò cadere a terra anche le mutandine del suo costumino. 
Ora, era assolutamente in un nudo integrale... 
Fabiana guardò poi di nuovo con fare di rimprovero Alice, e – con le mani che affondarono nei suoi fianchi ben pronunciati – quasi le urlò in faccia: 
- "Daiiii...". 
Alice non sapeva più da tempo cosa fosse il senso del pudore, ma temette di far fare brutta figura al suo uomo mostrandosi senza veli... 
Alla fine, però, cedette alle insistenze, e le due si ritrovarono fianco a fianco, sdraiate placidamente sui lettini. 


Intanto, da sopra, la scena aveva richiamato l'attenzione dei due malavitosi, che si erano goduti lo "spettacolo". 
Don Vincenzo era rimasto affascinato da entrambe, ma per non fare un torto all'amico, puntò le sue attenzioni sulla servetta, che tra l'altro si era mostrata assai disinvolta. 
Gli disse: 
- "Certo che la vostra cameriera ha dei numeri eccezionali...", e rise. 
L'altro, da parte sua, ora che non rischiava di far ingelosire la sua donna, gli fece eco: 
- "Beh, direi che in casa mia c'è solo roba di prima qualità". 
- "Ah, lo vedo bene", rispose don Vincenzo scoppiando in una fragorosa risata.
L'armatore, però, si fece serissimo quando, voltandosi verso il "collega", lo pregò di organizzargli un incontro galante con la fanciulla: 
- "Bene, bene... E se ti chiedessi la sua disponibilità per farla sentire una vera femmina? È da quando ha messo piede su questa barca che vorrei ammaestrare questa bella puledrina ruspante...". 
Don Carmine non si aspettava una richiesta così esplicita; d'altronde, Fabiana, prima d'ora, non aveva mai preso parte ai banchetti erotici con i suoi amici, a cui aveva invece "educato" la sua donna... Era una semplice cameriera, che aveva salvato dalla povertà estrema, e che Alice aveva elevato a sua "consigliera". 
Avrebbe voluto chiedere consiglio alla sua compagna, ma immaginava che lei si sarebbe opposta, e così gli venne un'idea che avrebbe preso due piccioni con una fava: si sarebbe ingraziato don Vincenzo, e avrebbe vissuto dei momenti di pura adrenalina. 
Chiamò Akil e lo pregò di scendere a chiamare la giovane. 
Lo skipper, a cui non parve vero poter ammirare più da vicino quella meraviglia, obbedì e – scese le scale – si avvicinò al lettino: 
- "Signorina Fabiana, il suo padrone la vuole..." 
Come sempre pronta a rispondere sollecitamente alla chiamata di don Carmine, la ragazza si alzò di scatto, ma ricordandosi di avere le sue grazie alla merce' di tutti, rispose ad Akil: 
- "Ohhh... Un momento che vado a vestirmi e arrivo...". 
Ma il nero, con un sorrisino compiaciuto, la fermò: 
- "Don Carmine ha detto che deve salire così come sta adesso!". 
Fabiana si sentì ancora più nuda, e guardò verso Alice quasi a chiedere la sua intercessione, ma lei non poté far altro che confermare: 
- "Se così vuole il mio uomo, chi siamo noi per contraddirlo?". 
E mentre la cameriera si avviò verso il ponte superiore, lo skipper lanciò uno sguardo fugace sul corpo abbronzato di Betty, e finalmente lo poté vedere in tutti i suoi dettagli alla luce del sole... 
Le sibilò: 
- "Sei ancora più bella di questa notte...". 
Intanto, don Carmine si alzò dalla poltroncina in pelle in cui era oziosamente sprofondato per tutta la mattinata, e salutò l'altro: 
- "Beh, caro mio, io il mio dovere l'ho fatto... Ora tocca a te far vedere a quella puttanella come si comporta un maschio... Falle onore, ma mi raccomando: non toccare il culo, quello è il mio regalo di anniversario per Alice!". 
E detto ciò, si allontanò dalla sala...


8. Le due “sorelle”. 


Quando Fabiana raggiunse l'ultimo gradino della scala, e scostò la tenda che dava accesso al locale dove credeva di trovare il suo padrone, ecco che davanti le si presentò un altro uomo... 
Istintivamente, alzò le braccia, e con la destra si copri il pube mentre con la sinistra cercò di nascondere le tette. 
Era così intimorita che don Vincenzo – facendole allegramente un profondo inchino – le sorrise e le disse: 
- "Benvenuta, nobilissima creatura... Da giù, non mi eri sembrata così bella... Beh, don Carmine è davvero un uomo generoso...". 
La ragazza cercò di capire cosa stesse succedendo, e domandò al suo interlocutore: 
- "Ma il mio padrone? Mi ha fatta chiamare... Ha bisogno di me...". 
- "No, non è lui che ha bisogno di te, ma io...", replicò don Vincenzo. 


Confusa e presa da un forte tremore, per incoraggiarla il boss si prodigò in un buffo baciamano e – cingendole la schiena – la condusse in una saletta attigua, dove Fabiana vide che erano sistemati due divanetti, l’uno di fronte all’altro. 
L’uomo chiuse la porta, ma prima diede voce che non voleva essere disturbato per nessun motivo, lasciò infine attaccato sulla maniglia un biglietto sibillino per l’amico: “FATE PIANO”... 


Fu a questo punto che la "musica" per la ragazza cambiò decisamente... Don Vincenzo, si allontanò da lei un passo per poterla ammirare meglio, e poi le disse, in uno stato di profonda agitazione: 
- "Che vacchetta che sei… Pronta per la munta e per la monta!". 
Sprofondò in un soffice divanetto, e poi le fece cenno di avvicinarsi.
- “Vieni qui… Spogliami!, vedrai che ti piacerà…”, le disse.
Fabiana cominciò a sciogliergli i lacci delle scarpe, gli tolse i mocassini, e poi le calze. Si impegnò a leccargli i piedi e a baciarglieli con le sue giovani labbra.
- "Ti piace?", le chiese.
E lei, che aveva ritrovato tutta la sua sfacciataggine, memore degli insegnamenti di Alice:
- "Mi piace quello che piace a te".
Quindi, andò decisa al “pacco”, e comincia a palpeggiarlo da sopra i pantaloni.
Lo guardò negli occhi, si abbassò e cominciò a leccarlo e a morderlo sempre da sopra il tessuto, mentre con la sinistra si toccava la fichetta già grondante di umori. 
Finalmente, gli slacciò la cintura, abbassò la lampo, gli sfilò lentamente i pantaloni e i boxer…
Poi, salì più su, e con foga gli tolse la giacca e la camicia: ora, era assolutamente nudo… Nuda lei, nudo lui!


Fisicamente, don Vincenzo era meno prestante di don Carmine: alto 1 metro e 65 per 100 kg, spalle larghe e pettorali che sembravano il le mammelle di una femmina, areole scure e capezzoli che quando si eccitava diventavano dei veri spilli. Stomaco sformato e flaccido – che precipitava mollemente giù verso il pube –, circondato da fianchi e maniglie dell’amore “importanti”, era totalmente depilato. Sotto, era provvisto di un pene che a riposo non ne faceva certo un toro, ma che quando si “svegliava” lo sosteneva egregiamente nelle sue scorribande sessuali: 22 cm., con i quali riusciva a soddisfare giovincelle vergini di ano...


L'odore delicato del corpo di Fabiana lo stava mandando in tilt, e cosi – mentre lei aveva iniziato a succhiarglielo, e con le sue mani gli strizzava delicatamente i testicoli duri – le urlò:
- "Togli le mani dal mio cazzo, voglio che usi solo la bocca, succhia troietta!".
La ragazza, intelligente e a cui piaceva essere “offesa” e comandata, obbedì prontamente gemendo e scuotendo il culo messo a pecorina, affondando le unghie nelle cosce adipose del maschio.
Lo stava scopando di bocca, e don Vincenzo si sentì improvvisamente l’uccello d’acciaio, e tanta voglia di farsela.
Così, la fermò con il cazzo piantato in gola, la fece alzare, e – dopo averla sbattuta con la schiena sul divano – le infilzò la passerina, moderatamente pelosa, con un colpo secco.
Fabiana era bagnatissima, ma anche molto stretta di fica, e quindi la giovane provò un gran dolore al passaggio della cappella e dell’asta per l’ingresso della sua vagina. Viceversa, lui, sentendosi praticamente strizzare il glande, non riuscì a trattenere un principio di eiaculazione.
Le disse:
- “Ehi, puttanella, che succederebbe se ti ingravidassi? Sei davvero troppo stretta, ma adesso hai trovato chi ti apre per bene…”.
Riprese fiato, e poi:
- “Vediamo come te la cavi a smorza candela…”.
Si sdraiò a terra e se la fece montare sopra, faccia a faccia. La consigliò:
- “Adesso, apriti bene le labbra, e scendi lentamente sulla punta della mia cappella…”.
Fabiana fece esattamente come le era stato detto, si “appoggiò” sul glande sostenendosi con una mano sul torace di don Vincenzo, e lentamente scese fino a che le palle non fermarono la corsa di quel cazzo dentro di lei… Le sue labbra erano così strette che aderirono perfettamente all’asta, e così bagnate che la lasciarono scorrere fino a raggiungere il “traguardo”.
Era bravissima: incredibile come – con movimenti circolari del bacino – riuscisse ad accoglierlo tutto, con la punta che gli sbatteva contro l’utero.
A un certo punto, le fece voltare il busto, le strinse i capezzoli duri come chiodi, e la baciò con desiderio:
“Waooo, che porcelletta, non ricordo nemmeno più da quanto non godevo così tanto…”.
Poi, nella furia della passione, e dimenticando l’avvertimento di don Carmine, si lasciò andare:
- “Bimba, non ti fermare, che poi voglio farti anche il culo!”.
E gli ci diede sopra un forte ceffone, mentre con l’altra mano le infilò due dita in bocca…
Quel movimento porta al settimo cielo sia il boss che Fabiana, la quale si irrigidisce, è troppo pure per una femminuccia come lei…
Sta per godere:
- “Che bello, daddy, vengo anch’io, veniamo insiemeeeee!”.
Don Vincenzo, per sua abitudine, non usava mai il preservativo… Perciò, quando sentì che il “rischio” si stava facendo concreto, si prese il cazzo in mano, lo estrasse dal ventre di lei e con due dita fece pressione proprio in corrispondenza dell’uretra per bloccare l’eiaculazione...
Allora, la giovane, amareggiata, ma languida da morire, gli domandò: 
- "Ma che, non ti sono piaciuta? Perché sei uscito così? Aspettavo dentro la tua sborra calda ".


Con quella manovra, Don Vincenzo era riuscito a mantenere l’erezione, e allora la piccola non perse tempo: ci si rimise a cavalcioni, ma stavolta dandogli le spalle, nella posizione della “reverse cowgirl”.
Allora don Vincenzo pensò bene a un surplus di piacere per quella puledrina imbizzarrita… 
Da sotto il divano tirò fuori una scatola piena di sex toys, che usava per i suoi “divertimenti”… La aprì, e ne trasse a sé un bellissimo plug anale in acciaio, che piantò senza indecisioni nello sfintere della ragazza. La quale urlò con tutto il fiato che potè richiamare dai suoi polmoni:
- “Aiooooooo… Mi hai squartata… Ma cosa è?”.
Ma don Vincenzo non rispose alla sua domanda, e anzi la incitò a pensare a ciò che stava facendo:
- “Stai zitta, e scopa! Se non posso farti il culo, almeno prenditi questo!”.
Con quell’oggetto conficcato nel culo, Fabiana fece sparire con destrezza il cazzo duro all’interno della sua fica stillante piacere, e che lo accolse senza problemi. Lo scopava quasi senza sentire dolore, tanto si era adattata a quell’intruso.
Saltava su e giù come una indemoniata, decisa a farsi “sparare” una bella sborrata dentro:
- “Ahhh… Sìii... Così... Scopami…”, disse lei ogni volta che la cappella la faceva sobbalzare, entrando e uscendo dalla fica con forza e costanza.
In quel momento, libera da qualunque freno inibitorio, lontana con la testa dal suo padrone e dalla sua amica, avrebbe voluto essere fottuta senza sosta da tutti i cazzi esistenti sulla faccia della terra e su qualsiasi altro pianeta.
Godeva come una troia, si sentiva troia era troia!
Finalmente, venne, continuando a cavalcare quel maschio come se lui fosse un vero stallone.
Ma non si fermò, voleva il seme di don Vincenzo dentro… E infatti, di lì a poco arrivò quell’attesa, bollente, ambita linfa che le conquistò tutto il suo ventre… Proprio come bramava lei!
Si disse:
- “Sei una pazza… Lui non ha messo il preservativo e tu non vuoi prendere la pillola… Ma va bene così, è stato grandioso!”


Nel mentre che don Vincenzo si stava godendo il "frizzante regalo" del suo amico, don Carmine aveva raggiunto la sua donna sul ponte inferiore, e lì le raccontò la "trappola" che aveva teso alla ragazzina. 
- "Sai, devo pure tenermelo buono, non si sa mai... E poi la tua puttanella non credo che a quest'ora sarà dispiaciuta dell'accoglienza che don Vincenzo sicuramente le avrà fatto", disse ad Alice, ridendo di cuore... 
Al che, la sua donna lo abbracciò con entusiasmo e gli rivelò ciò che lui non aveva potuto vedere e ascoltare: 
- "Siamo proprio dei porci maniaci... Quando l'hai fatta chiamare, invece di difenderla io l'ho palesemente scaricata... Chissà come si sarà sentita, poverina... Ma, insomma, come hai detto tu, credo non si possa certo lamentare... La trattiamo come una principessa, cosa vuole di più? Deve solo fare ciò che sa fare meglio...". 
Don Carmine annuì, fece spallucce, solo – come se stesse parlando a se stesso – si domandò:
- "Speriamo che non le abbia fatto il culo, quel sodomita nato...". 
- "Eh no, papino, quel culetto è vergine... Lo devo aprire io... Me lo avevi promesso!", implorò Alice, gemendo, facendo l'offesa e tentando di svincolarsi dalla presa dell'uomo. 
Ma lui, si affrettò subito a incoraggiare: 
- "Non ti preoccupare... Don Vincenzo è un uomo d'onore... È celebre la sua abilità nell’inculare le ragazzine, ma sa mantenere la parola data... Gli ho spiegato tutto, e vedrai che il tuo regalo te lo restituirà in ottimo stato!". 


Così rabbonita la giovane, don Carmine la interrogò con un’occhiata fintamente “intimidatoria”: 
- "Io, invece, non merito niente?". 
La beniamina del boss si sentì presa alla sprovvista, colta da un certo imbarazzo per non essere stata abbastanza riconoscente verso colui che le aveva dato così tanto... Cercò di rimediare, e – ponderata bene la cosa – gli propose: 
- "Io sono tutta tua, di me puoi fare ciò che ti pare... Anche farmi uccidere! Ma credo di conoscere cosa vorresti da me più di tutto...". 
- "E cosa sarebbe?", rispose sornione don Carmine. 
- "Il mio culetto!", esclamò esultare la ragazza, "non sarà più vergine come quello di Faby, ma ti ha sempre ecitato… Puoi usarlo come e quanto vuoi!". 
Quel maschio, che di solito quando voleva qualcosa non aveva bisogno nemmeno di chiederla, non si aspettava altro, e – felice come uno sbarbatello – le disse: 
- "Ne sarei onorato, mia bella bambolina...". 
E lei, di rimando: 
- "Ok, ma questa volta ti darò di più… Lo faremo senza lubrificante e senza preservativo!". 


Alice era già completamente nuda (si era spogliata su "consiglio" di Fabiana), e non impiegò molto a liberare il bel corpo del suo uomo... 
Gettò alla rinfusa i suoi abiti, noncurante della possibile presenza nei paraggi di Akil: pantaloni e giacca, camicia e perizoma (che don Carmine era uso indossare), volarono in ogni dove. 
Poi, a don Carmine venne un'idea, assurda quanto eccitante: 
- "E se ti rompessi il culetto davanti a don Vincenzo e Fabiana, bambina mia?", le annunciò. 
- "Ma non sei geloso, papi? Comunque, se ti eccita, per me è ok...D'altra parte, pure tu sei un bell'uomo, e chissà quante mi invidiano e vorrebbero farsi scopare da te", rispose quella adolescente che già pregustava una sorta di "gara" con la sua amichetta, e che desiderava vederla scopare... 
Infatti, vedere don Carmine nudo era un vero spettacolo: robusto, 1 metro e 80 di altezza per 90 kg, spalle grandi e collo taurino, aveva dei pettorali formidabili su cui si drizzavano due capezzoli carnosi ma non molto pronunciati. Inoltre, un folto vello gli copriva il torace e scendeva giù fino al pube, il quale “accoglieva” un cazzo sui 18 cm., pienamente nella norma, massiccio, e parecchio largo, con una cappella rosa, anch’essa bella compatta, e dei grossi testicoli che quando si gonfiavano diventavano una cosa impressionante. 


Colto da un irrefrenabile desiderio di sesso anale, l'uomo prese per mano la sua giovane compagna e si avviò su per le scale. 
Erano scalzi, e dunque nessuno poteva sentire il loro passaggio... 
Quando furono dinanzi alla porta chiusa, don Carmine si avvide del messaggio lasciatogli dall'amico. 
Fece segno ad Alice di fare silenzio e di camminare in punta di piedi, abbassò la maniglia ed entrambi entrarono nella stanza. 
Nell'aria, si respirava un penetrante odore di sesso misto a sudore, umori e sperma... 
Don Vincenzo e la piccola non fecero caso alla loro presenza, mentre i due guadagnarono il divanetto rimasto libero, a pochi passi dalla coppia che già stava copulando. 
Allora don Carmine lasciò delicatamente la mano di Alice, la quale capì che doveva mettersi alla pecorina, di fronte a lui. 
Di lì a prenderlo nella sua boccuccia per prepararlo alla "guerra" fu un attimo; era gigantesco, e nonostante ormai ci fosse abituata, le sembrava sempre difficile da gestire... Gli tirò giù la pelle fino in fondo, lo leccò e lo succhiò fino a che quella verga non raggiunse il massimo del suo vigore con quasi 20 centimetri di piacere...
Le venne in bocca e sottovoce le disse: 
- "Fai la brava, mi raccomando, bevi tutto il latte del tuo papino...". 
Alice obbedì, e dopo aver mandato giù anche l’ultima goccia, se lo sfilò e disse al suo uomo:
- "Ecco fatto… Ora sarai contenta della tua scrofetta!".
Poi si girò dandogli le spalle, e alla vista della sua vongoletta palpitante don Carmine non resistette... Glielo infilò tra quelle tenere labbra strette che gli risucchiarono la cappella, giù fino a che le palle non trovarono l'ostacolo del suo abbondante culo. 
Stantuffò con potenza, precisione e velocità don Carmine, fin tanto che la ragazza non si voltò fissandolo con quegli occhietti vivacissimi: 
- "Ti voglio...". 
Quel messaggio, arrivò diretto al destinatario, e – dopo poche altre pompate –  il maschio che la stava possedendo le riversò nella vagina una gran dose del suo seme... 
Quasi subito, le si crollò sulla schiena, e le bisbigliò: 
- "Riempirti di me mi fa sentire sempre il tuo Signore…". 


Ma ogni promessa è promessa, e quindi, dopo esserle uscito da dentro, Alice gli ripulì per bene con la lingua tutta la cappella, gliela asciugò per renderla ancora più secca, e – senza più guardarlo in volto – ansimando dal desiderio di averlo nell'intestino gli fece capire che era tempo del “sacrificio”… 
Don Carmine allora le bendò gli occhi, per far sì che concentrandosi solo sugli altri sensi godesse di più, e – per impedirle di urlare – le allacciò un bavaglio da bdsm dietro la nuca, spingendole in bocca una pallina di gomma. 
Avvicinò poi le labbra all’orecchio della sua donna: 
- “Non voglio sentire un fiato uscire dalla tua bocca… Devi stare muta, hai capito bene? Altrimenti la pagherai!”. 
Alice stette al “gioco”, sempre più infoiata, e rispose sottomessa: 
- “Certo, padrone, disponi di me come preferisci…”. 
Ormai il cazzo dell'uomo era tornato ad essere duro come il marmo, e lui si avvicinò minaccioso al buchino di Alice. Nessuna crema emolliente, e nessuno sputo di saliva sullo sfintere… 
Appoggiò la punta del glande, turgida come una lancia fiammeggiante, e cominciò a spingere… 
Il rosone scuro cominciò a pulsare freneticamente, don Carmine sentì quanto era stretto ma anche che cominciava a cedere, e lo sfregamento tra i due produsse in Alice una sensazione molto particolare. 
Piano piano, la cappella si insinuò dentro, fino a che la corona del glande (don Carmine la aveva molto spessa) non creò un ostacolo apparentemente invalicabile e tale da lasciarla senza respiro. 
Cercò di spingere con maggior decisione, tenendola per i fianchi, sculacciandola e rischiando di venire… L’ano non si autolubrifica come la fica, e quindi la ragazza si sentì bruciare tutto: 
- “Ahiiii, che male”, cercò di gridare, per quando la pallina le permetteva.
L’uomo stava scendendo verso l’interno più profondo delle sue viscere, ma contemporaneamente si aggrappò alle tette di Alice e ai suoi chiodini super eccitati, e le strizzò forte, come se la volesse mungere; la fica, dilatata dall’eccitazione, stava grondando di succhi che gocciolarono sulla tappezzeria creando un discreto laghetto. 
La giovane, comunque, andò incontro al suo uomo dimenando il culo, e a quel punto il suo uccello scivolò senza problemi dentro l’intestino, fermandosi poi per qualche istante. 
Alice iniziò a strillare come se la stessero scannando, e strappandosi il boccaglio non riuscì a trattenersi dall’urlare di piacere: 
- “Adesso pompami forte, scopami bene il culo e vieni dentro… Lì, puoi sborrare tranquillamente!”. 
Don Carmine cominciò a pompare sempre più veloce, sbattendo i testicoli sulla fica di lei, mentre la femmina si masturbava ferocemente. 
Poi, la ragazza iniziò a farfugliare parole e mugolii incomprensibili, e sbottò: 
- “St-oo... venendooo… Continuaaa…”. 
Il boss la pompò fino a che le sue palle non esplosero, e il suo cazzo simile ad una anguilla impazzita non scaricò anche l’ultima goccia di sborra dentro di lei.
Alice, da parte sua, stringeva i muscoli del retto e continuava a urlare: 
- “Siii… Vengoooo… Vengoooo… Sono la tua porcellaaaaaa”. 
Fu allora che i due ebbero un orgasmo simultaneo, intensissimo, meraviglioso, che fece “impazzire” quella troia, provocandole una squirtata che non aveva mai provato prima… 
La sborra colò dallo sfintere e rigò le gambe della giovane troietta. 
Quando don Carmine si sfilò da quel budello tanto caldo, restò un attimo a osservare quel buco demolito dalla sua trivella di carne; poi, udì alle sue spalle una voce femminile, che non era quella della sua compagna... Si voltò, e vide don Vincenzo e Fabiana che, seduti abbracciati e sporchi di umori come dei maiali, li stavano osservando divertiti. 
Anche Alice, nel frattempo, si voltò, e per nulla intimorita, si mise a ridere...
Don Vincenzo fu finalmente, doppiamente, pienamente soddisfatto del regalo ricevuto e dell'imprevista esibizione a ciò aveva assistito...


9. Una serata di burrasca.


Da quando il “Galiote” aveva mollato gli ormeggi dal porto di Genova, sui suoi ponti, nelle sue cabine e nelle sue sale erano avvenute cose degne di una love boat, ma il meglio doveva ancora arrivare... 


Infatti, una di quelle sere in cui tutto sembrava portare stancamente all'ennesimo epilogo di una giornata di pioggia, mentre fuori tirava da quasi una settimana aria di burrasca e il panfilo era ancorato in porto, nessuno a bordo sembrava aver voglia di scendere a terra per cercare un qualche svago.
Allora, ci pensò don Vincenzo a trovare il modo per ravvivare l'atmosfera... Radunò tutti i suoi ospiti, compreso lo skipper, nella sala adibita a palestra: 
- "A quanto pare, miei cari, il tempo non è dalla nostra parte... Una noia mortale... Ma sono sicuro che le nostre signorine, e lei signora", disse sorridendo ad Alice e a don Carmine, "saprete come riscaldare l'atmosfera...".
Fece una lunga pausa, in cui tutti trattennero il respiro, si grattò pensieroso il capo, e poi gioiosamente: 
- "Un bel footjob contest è quello che ci vuole!". 
Non lo disse a chiare lettere, ma era palese che la giuria sarebbe stata composta da lui, da don Carmine e da Akil che sarebbero stati trastullati dalle "cure" delle tre ragazze... 
In realtà, quella era un'idea che frullava per la testa di don Vincenzo già da un pò, tanto che da giorni aveva chiesto ai suoi ospiti maschi, durante una delle frequenti "osservazioni" delle fanciulle che prendevano il sole nude: 
- "Signori, non voglio entrare nella vostra intimità, ma vi pregherei, per i prossimi tre giorni, di evitare di concludere le vostre riunioni amorose facendovi svuotare i testicoli... Ho in mente qualcosa che ricorderemo per parecchio tempo... Vedrete… Seguite il mio suggerimento e non ve ne pentirete...". 


Così, quella sera, era giunto il momento di mettere termine a quel "sacrificio".
La sala era stata sistemata con delle poltroncine molto ampie, accoppiate frontalmente e in gruppi di tre, in modo tale che ciascun uomo sedesse affacciato a una donna. 
Poi, da perfetto cerimoniere, don Vincenzo annunciò il sorteggio che avrebbe abbinato i partecipanti, e che portò ad associare Betty con don Carmine – il quale non ne "godeva" dai tempi del pub dello zio Luca –, Fabiana con Akil, e Alice con lui stesso. 
Infine, chiamò tutti i “concorrenti” a prendere posto secondo le sue indicazioni, e disse: 
- "Signori maschi, potete denudarvi, e voi ragazze date libero sfogo alla vostra fantasia!".
Le fanciulle, invece, erano già pronte, poiché dal "giorno della trappola" era stato richiesto loro di non usare a bordo alcun abito né costume... 


Finalmente, tutti si accomodarono... I maschi, allargarono le cosce per rendere ben raggiungibili alle loro “compagne di gioco” i membri già pienamente eretti, mentre le donne distesero le gambe per raggiungere con i piedi quegli "oggetti" che sarebbero stati i dispositivi per la competizione. 


Delle tre, la prima a scendere nell'agone fu Elisabetta: forse la migliore con quella “specialità”, poiché aveva due piedini spettacolari, affascinanti, perfetti nella forma, abbronzati e ben curati, con caviglie sottili e delle dita lunghe e snelle; quella sera, poi, si presentò in stato di grazia, con uno smalto alle unghie giallo pastello, che ammaliò già a prima vista don Carmine… 
Il quale, prese in mano una di quelle estremità e posò attentamente lo sguardo su di essa, mentre Elisabetta – svelta – gli porse anche l’altra, incoraggiandolo: 
- "Su, ti prego, non ti fermare, hai delle mani fantastiche...". 
L'uomo, allora, vi si approcciò con maggior dedizione, e con un massaggio incerto ma delizioso, e la consistenza di quei piedini adagiati tra le sue mani gli provocò una ulteriore, decisiva erezione. 
Betty, sorridendogli timidamente esclamò: 
- ”Ma... è stato per merito mio? Sono stati i miei piedini a causare tutto questo?”.
E mentre ancora stava parlando, la giovane lo fissò dritto negli occhi e intanto abbassò l'altro piede tra le gambe di lui, esercitando infine una leggera pressione sulle palle, che gli suscitò una smorfia appena accennata.
Intanto, don Carmine taceva, e lei si divincolò dalla stretta delle sue mani, alzò una gamba e – con il piede che era rimasto prigioniero tra le mani dell'uomo – gli accarezzò una guancia. 
Gli chiese: 
- "Ti piace? Dimmi, vuoi che faccia per te qualcosa di particolare?". 
Poi, scese a sfiorargli le labbra con l’alluce, e infine tornò ad esplorare tutti i misteri dell’essere maschio... 
Queste "manovre", mandarono in visibilio don Carmine, con Betty che cominciò a strofinargli la cappella tra la pianta di un piede e il collo dell’altro. 
Lentamente, e poi prendendo sempre più velocità, e poi ancora piano... Quel cazzo divenne un candelotto d'acciaio, pulsante e con le vene che sembrarono squarciarsi, fin tanto che caldi zampilli non cominciarono a schizzar fuori e a ricoprire i piedini della ragazza, come giusto “onorario” per la sua eccellente prestazione. 
- "Aaahhh... Vengoooo", urlò l'uomo al culmine di quella tumultuosa esibizione.
E, dopo essersi leggermente ripreso, rivolto a Betty, con un filo di voce:
- "Brava... Non avrei mai immaginato di poter vivere in prima persona una cosa simile... Tuo zio, può essere orgoglioso di te...". 


Accanto alla porno-dottoressa, Fabiana mise in campo con Akil tutta la sua energia per dimostrare quanto anche lei fosse abile...
Trovandosi di fronte un uccello di dimensioni a dir poco ragguardevoli, non riuscì a trattenere tutta la sua meraviglia:
- “Ma è bellissimo… E’ enorme… Aveva ragione Elisabetta a raccontarci tutti quei particolari così eccitanti…” 
I suoi piedini, taglia n. 36, anch’essi con belle dita, erano curatissimi, sovrastati da una caviglia fine, e chiamavano automaticamente alle seghe anche chi non era espressamente un feticista dei piedi femminili. 
Insomma, erano fatti proprio per il footjob... 
Comoda sulla sua poltroncina, li cacciò subito sul pube di Akil. Il nero, sperimentò immediatamente delle sensazioni uniche ad avere addosso e tra le mani quelle estremità così seducenti, che lo fecero letteralmente impazzire… 
Da parte sua, anche Fabiana era estasiata, le piaceva farsi massaggiare i piedi, e si scoprì feticista pure lei. 
Lo provocò: 
- "E così, i miei piedini ti fanno questo effetto? Caro mio, Non hai ancora visto niente… Ora, leccameli!". 
Stordito dalle sue parole, il giovane rimase immobile, con lei che gli piantò un piede fatato sulla bocca. 
Poi, Akil cominciò ad obbedire, passando la lingua su tutta la pianta del piede di lei, poi tra le dita, e constatò che profumavano di una fragranza assolutamente naturale! 
Ad ogni pennellata, lei ansimava, specie se lui la solleticava leccando quella parte compresa tra il pollice e l’indice. 
Per stimolarla a fare meglio – ma non ce ne sarebbe stato comunque bisogno, Akil le disse: 
- "Sono certo che sei la regina del footjob... Su, cagnetta bianca, datti da fare...". 
E Fabiana gli rispose: 
- “Cagnetta lo dici alle tue amichette che hai lasciato in Africa... E adesso vedrai cosa significa andare in paradiso… dei miei piedi, tutti se ne innamorano e li trovano sexy, persino io!”, e soffocando un risolino si mise all’opera su un’erezione paurosa. 
Ma Akil la interruppe subito, e in silenzio si chinò a “lubrificare” le estremità di Fabiana con la sua saliva: 
- "Non volevo offenderti, scusa...", le disse. 
Così preparati quei piedini, la ragazza prese ad usarli per tastargli le palle, e ogni tanto li bloccava facendo si che i suoi testicoli finissero deposti sul collo del piede. 
E ancora, li fece scorrere lungo tutto il pisello… 
Nonostante che fosse principalmente lui a dover godere, Fabiana si entusiasmò anche lei stessa nel vederlo assaporare il piacere dei sensi. 
Poi, portò entrambi i piedi intorno alla sua asta, e lentamente la fece scivolare in su e in giù. 
Con i suoi sensibilissimi piedini, lo sentì pulsare, lo vide scappellarsi la in mezzo e poi ricoprirsi, e vide Akil quasi allo stremo. 
Ogni tanto, era lui ad afferrarle le caviglie, e a spingerle come un forsennato – tenendo i talloni stretti sul pene – verso il suo pube. Dio quanto godeva, quanto gli piaceva farsi pompare il cazzo tra quei paradisiaci piedi! 
Dopo svariati minuti, Fabiana sentì quell’enormità contrarsi e indurirsi sempre più. 
Fu allora che Akil se lo sfilò da in mezzo a tanta morbida bravura e iniziò a spruzzare sborra a più non posso. 
Sembrava non riuscisse a fermarsi, e forse non voleva, mentre lei sentì e vide i suoi piedini ricoprirsi di un liquido caldo, e a volte denso, a volte liquido, e a volte cremoso. 
Faby si accorse che aveva la micetta fradicia: era diventata un lago la sotto...
Tutti e due vennero… Vennero e godettero! 


Anche Alice seppe dove mettere le mani con l’uomo che le era stato affidato, don Vincenzo. 
La ragazza, era forse – sotto questo punto di vista – la meno "dotata", ma non ebbe esitazioni... 
Aveva anch'essa dei piedini belli, ma non eccezionali, e quella sera fin da subito un aroma intenso e arrapante invase le narici di don Vincenzo, e lo mandò in estasi. 
Cominciò a leccarli, leggermente sudati, a succhiarli, a morderli... Li assaporò in tutto il loro gusto, e li ciucciò con grande trasporto. 
Smaltati di un rosso fuoco, lo avevano eccitato fin dall’inizio. Lei gli mise un piedino sul pisello ed esclamò sorpresa: 
- "Però... È bello duro il tuo amico... E mi sembra anche un bel coso...". 
In una frazione di secondo il boss era con il cazzo durissimo e completamente scappellato. 
Alice, lo fissò per un po', poi lo tastò con un piedino provocandogli un piacere immenso e infine si decise: se lo infilò tra le piante dei piedi, e iniziò a praticargli un pompino con i fiocchi: 
- "Aaaa... Siii... Vai cosi, Alice... che sei grande!". 
- E lei: 
- "Ti piace eh?, porco...". 
Fece scorrere quei piedini angelici lungo quell'arnese per un bel po', finché poté ammirarlo raggiungere l'orgasmo. 
Alice continuò la stupenda sega, poi gli disse: 
- "Ohh, siii... dai sborra... Sborrami sui piedi, dai... Sborraaaa...". 
E Akil le imbrattò le estremità, ma stranamente molto meno di quanto avevano fatto i suoi “colleghi” con le altre due… Quando si fu riavuto, la guardò con indulgenza e le confidò:
- “Porcellina, non è proprio la tua specialità…”.


Finito che ebbero tutti e tre i maschi di godere, chi più chi meno, don Vincenzo ordinò a procedere con dei nuovi “accoppiamenti”, fino a che tutti non avessero “provato” le abilità di ciascuna femmina.
Poi, fece una proposta – subito accettata dagli uomini – di concedersi ciascuno i piaceri di una doppia coppia di piedini su ciascun cazzo.
Anche le ragazze ne furono entusiaste, e così iniziarono… Per brevità, vi racconterò qui ciò che accadde al padrone dello yacht quando sul suo uccello si “avventò” la coppia migliore, Fabiana ed Elisabetta, che si esibirono in un "footjob acrobatico". 
Difatti, le due puttanelle si stesero a terra a pancia sotto, reclinando leggermente le gambe verso i glutei ed agitando nervosamente le dita dei piedi. 
Si diedero un segnale, e poi presero a compiere con padronanza un sensuale massaggio circolatorio, ciascuna su un testicolo, usando semplicemente gli alluci. 
Al tatto, poi, sfiorando appena con le punta delle dita la pelle dello scroto, riuscirono a provocare nell'uomo quasi uno stato di incoscienza indescrivibile.
Senza bisogno di guardarlo in viso, le due udirono don Vincenzo che cominciava ad ansimare, e Fabiana – con la sua solita sfacciataggine – gli chiese: 
- "Ti piace, eh!!??". 
E lui, questa volta rivolto ad entrambe rispose, a fatica: 
- "Continuate, vi prego... È una bellissima tortura...". 
Allora, mentre Fabiana gli artigliò l'asta sul lato dorsale, Betty iniziò a frizionare energicamente il frenulo. Non lo mollarono nemmeno per un istante, e quando la cappella cominciò a "battere" pericolosamente la" dottoressa" –  che ben conosceva la fisiologia dell'organo – rallentò l'azione... 
Si scambiarono anche i ruoli, ma l'uomo dimostrò di gradire di più il piedino fatato di Fabiana. A occhi chiusi, per gustarsi fino in fondo quelle emozioni, la implorò: 
- "Faby, dove sei? Il mio cazzo vuole essere aggredito dai tuoi piedini... torna al tuo posto...". 
Così, ripresero ciascuna a svolgere i compiti in cui potevano dare il meglio di sé, ma questa volta si prodigarono in un sali-scendi simultaneo e speculare lungo tutta l'asta. 
Lo spettacolo di quei piedi vogliosi, che si muovevano sempre più freneticamente, fu da applausi, e infatti non ci volle molto perché don Vincenzo, stringendo i pugni e irrigidendo tutte le sue membra, urlasse come un ossesso: 
- "Siiiiiiii... Sto venendooo!!!! Aaahhh...". 
Poi, eruttò anche l'anima, tanto sperma che andò a bagnare non solo quei piedini che l'avevano fatto godere, ma anche le caviglie di entrambe... 
Infine, quando le ragazze si voltarono ad ammirare compiaciute il frutto del loro lavoro, lui – complimentandosi con entrambe – le disse: 
- "Vi siete davvero superate... Dovremmo farlo più spesso...".


Era l'alba, e la burrasca si era finalmente placata, quando tutto finì per la stanchezza dei partecipanti... E siccome, chi più chi meno, quei corpi si trovavano messi davvero male, per recuperare almeno parzialmente un po' di tonicità e soprattutto per lavarsi di dosso la sborra che nel frattempo si era rappresa, il "padrone di casa" propose un tuffo a mare ristoratore. Ma Alice non si era dimenticata della sfida proposta da don Vincenzo, e interrogò con fare sbarazzino i maschi: 
- "Allora, chi è stata la più brava?". 
Sperava di ottenere lei la "vittoria", ma – con suo grande disappunto – questa fu appannaggio della sua cameriera-rivale. 
Infatti, i due boss non ebbero dubbi: 
- "Ragazze, siete tutte e tre delle incredibili troie, ma la più porca di tutte stanotte è stata...". 
Si interruppero e si guardarono, per creare una suspense che montava di momento in momento... Poi, fu don Vincenzo a proclamare: 
- "Aliceeeeeee!!!". 
Betty, delusa, fece spallucce: ce l'aveva messa tutta, e in fondo si era anche divertita... 
Fabiana, invece, non la prese affatto bene... Scoppiò in lacrime, e corse da don Carmine: 
- "Ma come, padrone, tu dici sempre che sono insuperabile? Non è possibile!".
E mentre Alice saltava allegramente presa da una gioia irrefrenabile, don Carmine prese da parte Fabiana e le disse: 
- "Abbi pazienza, e vedrai che anche tu avrai la tua parte...". 
Infine, dopo quel fuori programma, Alice domandò: 
- "Allora, cosa ho vinto? Voglio il mio premio!". 
E don Vincenzo, maestro nel "dire-e-non-dire", le rispose: 
- "Lo saprai domani sera, vero don Carmine? Da parte mia, posso dirti che é una cosa che desideri da tanto tempo". 
E detto questo, se ne andarono tutti a dormire, stanchi morti...


10. Il premio di Alice. 


Fino a quel momento, Fabiana aveva già messo in luce molte delle sue risorse, ma non era ancora pienamente sbocciata come "femmina da letto". 


Il pomeriggio di quello stesso giorno, mentre la “porno-cameriera” e Betty si trovavano languidamente distese a prendere il sole, don Carmine chiamò da parte la sua ragazzina... Non riuscì a resistere, e così le spiegò la natura del premio che avrebbe "riscosso" di lì a poche ore... 
Se la prese sulle ginocchia, e mentre lei lo legava forte con le sue esili braccia, le disse: 
- "Bimba mia, è arrivato il momento di scartare il tuo regalo... Ricordi? Me lo hai chiesto tante volte, ed io l'ho difeso strenuamente da chi te lo avrebbe sciupato... Stasera, la Faby sarà tua in ciò che ha di più prezioso...". 
Alice, dapprima si mise la mano davanti alla bocca per non urlare di gioia, e poi sottovoce replicò:
- “Il suo culo vergine! Waooooo…”.
E l’uomo:
- “Ebbene si, ma attenta, che nessuno lo deve sapere fino ad allora!”.
La fanciulla, come gesto di ringraziamento, lo baciò sulla bocca con tutto l'amore di cui fu capace, e lo rassicurò: 
- "Stai tranquillo papi, sarà un segreto tra noi due... e una sorpresa per tutti...". 
Don Carmine, però, temendo che Alice non avesse ben capito la situazione, ci tenne a precisare:
- "Cara la mia pupetta... Ricordati, che don Vincenzo voleva lui quella primizia, e quindi gli dovremo concedere comunque qualcosa... Pensavo che dopo che te la sarai posseduta per bene, voi due potrete farle fare una bella doppietta... Tu, ti terrai il suo culetto, e a lui concederemo la stretta fichetta…". 
La ragazza non si aspettava questa condizione, e ne restò spiazzata, ma accettò di buon grado, consapevole che quell'altro uomo così potente non andava scontentato. 
Subito dopo, però, riflettendo sulla generosità del suo compagno, non riuscì a tacergli tutto il suo tormento: 
- "E tu? La Faby era la tua bambolina; sei stato proprio tu a regalarmela, ed ora ci fai giocare anche quel maiale... E va bene... Ma tu? Non ci fai niente?". 
Don Carmine le sorrise quasi paternamente, e poi aggiunse: 
- "Non ti preoccupare per me... Io mi godrò lo spettacolo da fuori... Mi basterà vedervi felici a te e a quella puttanella... Oddio, lei proprio felice non sarà, almeno all’inizio…". 


Dopo averle dato un gran bacio con la lingua, congedò la sua donna e invitò Fabiana a raggiungerlo. 
La piccolina del gruppo, era ancora un pò imbronciata con il suo "datore di lavoro" per non averle fatto vincere la gara, ma tutto si sciolse come neve al sole, poiché la ragazza era consapevole di quanto l’aveva aiutata in quegli anni. 
Il boss, allora, le mise le mani sulle spalle, la fissò con uno sguardo severo, e carezzandola affettuosamente cominciò a parlare: 
- "Carissima, oggi sarà il tuo gran giorno… Tu sai che ti ho affidata ad Alice, e devo dire che con la sua esperienza ti sta facendo fare passi da gigante…  Ebbene, stasera avrai il tuo “battesimo” definitivo… Sarà proprio la tua amichetta a prendersi la tua verginità di dietro… Ci sarà anche dell’altro, ma non voglio dirti tutto…”.
Fabiana non seppe cosa dire… Aveva il cuore in subbuglio che le batteva a mille… Era impaurita, ma allo stesso tempo quella notizia l’aveva fatta bagnare, provò dei crampi al basso ventre, e dalle labbra serrate della passerina cominciò a scendere goccia a goccia tutta la sua emozione…
Quando don Carmine se ne accorse, scherzosamente le disse:
- “Guarda, guarda la mia porcellina… Vedrai che faremo un gran figurone con don Vincenzo!”.


E finalmente giunse la sera… Tutto era pronto, perché Alice – quel pomeriggio – aveva provveduto a procurarsi il necessario. Solo Akil non era presente, poiché don Vincenzo stabilì assieme al suo “collega” che quel momento doveva essere vissuto in una cerchia stretta di “eletti”…
Questa volta, in palestra, due di quelle poltroncine della sera precedente erano state sistemate l’una a fianco all’altra, e di fronte a loro, a circa 2 metri, un tappeto da ginnastica color blu su cui era adagiato un arnese che aspettava l’evolversi dei fatti…
Don Carmine, con al suo fianco Alice da una parte e Fabiana dall’altra, fece il suo ingresso, ed andò ad accomodarsi – assieme a don Vincenzo, che era stato volutamente lasciato all’oscuro di tutto – per godersi quello spettacolo che si preannunciava davvero elettrizzante…
Le ragazze, invece, si sistemarono sul tappeto di gomma, e Fabiana apparve subito incuriosita da quella strana imbracatura di cuoio da cui affiorava un oggetto che riproduceva alla perfezione una sorta di membro maschile di silicone, ma la sua tensione emotiva, adesso, era tutta diretta e concentrata su ciò che stava per accadere... 
Infatti, senza dar peso alla presenza dei due maschi, Alice prese a coccolare morbosamente il corpo dell'amica: quella che apparentemente poteva sembrare poco più di una bambina, aveva 21 anni e un fisico da favola… 
La più grande, girò poi alle spalle dell'altra, la fece sistemare bene sulle gambe, e le appoggiò le mani sui fianchi; con la sinistra la fece piegare a novanta gradi, mentre la destra – accarezzandole le natiche – andò a toccaròe sfuggevolmente lo sfintere, suscitandole un fremito misto di piacere e fastidio. Le chiese, diretta: 
- "Faby, dimmi la verità, tu... l’hai mai fatto?", alludendo chiaramente a darsi soddisfazione penetrandosi il secondo canale con le dita... 
La "piccola", senza pensarci troppo, ma vergognandosi come un cane, le urlò: 
- "Mio dio, Aly, ma che dici? Certo che no...". 
Forse, ancora non aveva capito bene quello che le aveva detto don Carmine solo poche ore prima, ma Alice non le diede il tempo di riflettere che – con una mossa di karate – la fece cadere a terra, con la pancia a contatto con il tatami e lei le precipitò perfettamente sopra. 
Con un sussurro, le mormorò all'orecchio: 
- "Stai tranquilla, che non ti farò male... Piano piano, ti farò diventare una femmina completa, come a suo tempo hanno fatto con me... Vedrai che poi ti piacerà, anche più che prenderlo nella tua fichetta stretta...". E così dicendo, si sollevò da lei e la voltò con un colpo deciso. 
Le gambe di Fabiana erano distese e parallele... Alice la prese per le caviglie, e le fece salire su fino a che le ginocchia non andarono a ripiegarsi sul ventre... Poi, facendo pressione all’altezza delle rotule per vincere la resistenza della giovane, le allargò le cosce e scoprì definitivamente la bella micina, con un gran monte di venere assai sviluppato e ricoperto da una discreta peluria. 
La padroncina la guardò rapita, e – posando come una piuma la destra sulla pancia dell’altra – le disse: 
- "Ma che bella maialina che sei Faby… mi piace la tua pellicetta!".
Don Vincenzo, allora, dovette ammettere che le parole della ragazza erano assolutamente appropriate, e – rivolto all’amico – gli sibilò:
- “Quella pelosa mi fa impazzire… Complimenti, ti tieni in casa una puttanella che tiene un tappetino incredibile… Chissà quante volte ne avrai approfittato!”.
Ma don Carmine dovette tristemente ammettere:
- “Macchè… Quella troietta fu il regalo di compleanno di Alice, e lei ne è gelosissima…”. 
Intanto, Alice si leccò prontamente e con attenzione due dita con la lingua, e le strofinò lungo tutta la fessurina di Fabiana... Con un risolino colmo di entusiasmo, le indicò le grandi labbra socchiuse e si complimentò: 
- "Ehi, ha proprio un bel sorriso!". 
E chinandosi su di lei, fece aderire a ventosa la sua bocca sui genitali esterni della fica di Fabiana. Alzò gli occhi, e vide montare l'eccitazione dell'amica, e sentì il suo "fiorellino" ingrossarsi.
Don Carmine, a questo punto, non riuscì a trattenersi, e quasi a parlare tra se e se:
- “Se potessi succhiarla io, eh… Sembrano due luride lesbiche… Io si che la saprei far divertire come meriterebbe… Il fatto è che sono troppo generoso, ma aspetta che mi capita a tiro e le faccio pelo e contropelo! E’ proprio sprecata…”.
E il “collega”, di rimando:
- “Già, amico mio… Avrebbe bisogno di essere cavalcata e domata da un vero uomo…”.
Allora, con quel sapore ben marcato nella sua mente, Alice si bagnò nuovamente le dita e gliele ficcò di botto in vagina… La ragazzina – presa alla sprovvista, poiché non era più vergine davanti ma molto stretta – urlò di dolore, ma subito dopo squirtò tantissimo il suo succo di femmina. 
Ad Alice non parve vero poter gustare tutti quegli umori: estrasse la mano fradicia dall’intimità di Fabiana, si lecco accuratamente le dita tutta eccitata e infine la apostrofò: 
- "Sei troppo puttana!”.
I due maiali, con i cazzi in mano ben stretti, si fermarono quasi all’unisono, si guardarono negli occhi:
- “Ecco… Puttana è la parola giusta! Se non fossimo nati con sessant’anni di ritardo, l’avrei vista bene in una casa di tolleranza”, disse don Vincenzo…


La ormai prossima “sverginatrice” si rese conto che quello era il momento giusto per agire e prendersi il "premio" tanto agognato... 
Così, con addosso solamente una guepiere che le lasciava scoperto il seno e delle autoreggenti nere che esaltavano le sue cosce meravigliose e la sua fica nuda, Alice prese quell'oggetto che aveva tanto incuriosito Fabiana: uno strapon di ultima generazione, corredato di un fallo nero e molto realistico di 25 centimetri, irregolare e con una cappella enorme, che le aveva regalato don Carmine... Lo indossò, e si accostò alla giovane affinché lo succhiasse per lubrificarlo il più possibile. 
Senza tanti altri preparativi, Alice allargò bene le chiappe alla troietta, e –  sempre in posizione supina – lo appoggiò allo sfintere di lei, facendola delirare dalla lussuria. 
Fabiana considerò che stava per perdere la verginità anale, e che anche l'ultimo baluardo stava per cadere sotto i colpi della sua cara amica... 
La supplicò: 
- "Ti prego, non farmi male...". 
E Alice: 
- "Rilassati, e ora chiudi gli occhi...". 
Fabiana obbedì, e nel mentre le corse un brivido lungo la schiena al solo pensiero che di lì a poco la sua padrona l'avrebbe “impropriamente” aperta in due. 
La donna del boss riprese: 
- "Che voglia di spaccarti il culo... Non sai da quanto aspettavo questo momento...".
Finalmente, don Carmine si risvegliò da quel torpore sessuale:
- “Ora si che ti riconosco, bambina mia… Fatti onore, e fai onore al tuo papino…”
E tenendola ferma per i fianchi, Alice diede una botta di reni fortissima che quasi le fece penetrare i cordini dello strapon dentro la sua fica... Con grande fatica, quel dildo che la ragazza sapeva usare così bene sprofondò nel culo di Faby e la impalò in profondità, con decisione, facendola piangere e gridare di un dolore accecante. 
Lo sfintere aveva ceduto, e la sua fica stava eruttando una infinità di orgasmi che mai prima di allora aveva provato... Quella inculata era avvenuta praticamente a secco, e senza nemmeno un dito che preparasse la strada!
Alice rimase a lungo con il suo pube premuto sulle natiche di Fabiana, per farla abituare a quel corpo estraneo che si era introdotto per la prima volta nel suo intestino... Piccoli movimenti circolari tentarono di dilatare l'ano, di modo che potesse cominciare a pomparla con più facilità... 
Contemporaneamente, la troietta aveva cominciato a spingere il suo "lato b" verso lo strapon per farlo scendere dentro il più possibile, e godere il più possibile... 
Fabiana sentì allora lo sfintere avvolgere strettamente il cazzo di silicone, e le sembrò che le budella stavano per dissolversi, ma ebbe lo stesso la forza di dire alla sua compagna di gioco: 
- "Per carità, Aly, non fermarti, spingi più forte...".
I due uomini sgranarono gli occhi, non sembravano quelle parole da stare in bocca a una donna, ne tanto meno a una ragazzina della sua età… E don Carmine, che credeva di conoscerla bene, le lanciò un:
- “Hai capito la santarellina! Prima ha paura di sentire male e poi chiede di essere sfondata! Ehi, Alice, accontentala, vacci giù forte!”.
Così la padrona arretrò di qualche centimetro nel culo di Fabiana per poi spingere con ancora più violenza verso il fondo, e ripetè queste “manovre” fino a quando non avvertì chiaramente che la mucosa del retto non cominciava a cedere.
Poi, iniziò a pomparla con tutta la forza di cui era capace: le finte vene di quel dildo massacrarono definitivamente la mucosa del retto, e la giovane ormai era presa da un entusiasmo incredibile, e il dolore andava di pari passo con le sue venute... 
Dopo poco, iniziarono a gemere e a gridare entrambe come delle indemoniate, noncuranti che li davanti a loro c'erano due uomini che si stavano masturbando sempre più velocemente, e con don Vincenzo che aveva il cazzo ormai al massimo del suo splendore!


11. Fabiana non lascia… raddoppia!


La ragazza era stata deflorata analmente dall’amica, ma non sapeva ancora che cosa l’aspettava… Infatti, quella “dura” serata era destinata ad andare avanti, e a mettere a dura prova la sua resistenza fisica e morale. 
Così, mentre Alice – anche lei esausta – si era sfilata dal deretano di Fabiana lasciando aperta una voragine rosso fuoco, don Carmine invitò l’altro maschio a farsi sotto. 
Sogghignando sprezzantemente gli disse: 
- “E’ un peccato sborrare senza alcun piacere reale… La ragazzina ha due buchi da tappare, perché non mi fate vedere di cosa siete capaci?”. 
La sua compagna si voltò di scatto verso di lui, incredula ma pronta a ricominciare di nuovo… Gli si avvicinò e – facendo in modo che la piccola non sentisse – gli chiese: 
- “Ma papy, dici sul serio? Pensi che reggera il colpo?”. 
E lui: 
- “Ma non vedi che fame che ha? Per lei, il tuo servizietto è stato solo un aperitivo analcolico! Dunque, fatevi sotto… e buon divertimento!”. 
Allorchè Alice tornò dall’amica con al fianco don Vincenzo, la trovò che ancora respirava con affanno… La prese per mano, aiutandola ad alzarsi da terra, e lei – tutta dolorante ma ben presente a se stessa – capì immediatamente cosa l’aspettava… 
Guardò i 22 centimetri del pene dell’uomo – che aveva la cappella gonfia per l’enorme afflusso di sangue –, ed esitante ma per nulla preoccupata disse alla giovane amica: 
- “Aly, tu sei sempre buona con me, e anche il padrone non mi fa mancare mai nulla…”. 
Poi, vide don Vincenzo distendersi a terra, sullo stesso tatami che era stato l’altare del suo “sacrificio”… 
Continuava a masturbarsi, per non perdere quell’erezione fenomenale e per offrirle così tutta la sua potenza virile. 
Fabiana pensò che dovesse impalarsi su quel “cosone” ancora con il suo culetto, ma Alice chiarì subito a tutti le gerarchie: 
- "No, cara... A lui la fica, a me il culo!". 
Quindi, la aiutò a mettersi a cosce larghe sopra don Vincenzo, faccia a faccia, in modo tale che da dietro Alice potesse avere libera visuale sul suo culo.
Lentamente, la ormai ex verginella stava scendendo fino ad accogliere dentro di sé la punta della cappella, ma l'uomo – con sguardo da vero maniaco – le chiese: 
- "Baciami, puttanella...". 
In un attimo, Fabiana si avvicinò e le loro lingue si aggrovigliarono come in una danza spasmodica nella bocca di lui.
Mentre erano così "legati", lei non attese altri ordini, e impugnò decisamente quella mazza di carne, scuotendola vigorosamente fino a portarlo sulla soglia del paradiso. 
Le tette, la sua splendida e perfetta terza misura con su due capezzoli grossi e carnosi, rimbalzavano tra la faccia dell'uomo e il suo torace, in un tripudio di sudore che si sublimava in goccioline che stillavano sul torace di don Vincenzo... 
Infine, Fabiana sollevò un poco il busto, tanto quanto bastò per permetterle di guidare il glande tra le labbra della passerina fradicia di umori. 
Cominciò a cavalcarlo come fosse un'amazzone provetta, scopandolo a smorzacandela per una decina di minuti, fino a quando cioè cominciò a saltare su quel membro, rimbalzando poi il culo sulle palle di lui. 
Fabiana sarebbe andata avanti ancora per chissà quanto tempo, con quel cazzone duro piantato a martoriarle l'utero, ma Alice – stanca di guardare giocherellando con quel fallo finto – con una mano sulla schiena la spinse nuovamente in avanti scoprendole lo sfintere ancora dilatato e pulsante. 
Il ritmo della scopata che andava avanti fece sì che bastò appoggiare il dildo al rosone perché venisse risucchiato dentro, centimetro dopo centimetro, ad ogni movimento. 
Quando anche stavolta il pube di Alice raggiunse le chiappe di Fabiana, la padroncina cominciò a scopare il secondo canale della ragazza, esattamente come stava facendo don Vincenzo nella fica... 
Il doppio stantuffare le sue intimità, fece sì che dopo pochi istanti sia la piccola che il maschio venissero simultaneamente. 
Allora i due cazzi lasciarono i rispettivi canali, e ci si avvide che l'uomo non aveva usato il preservativo... Ci fu un attimo di preoccupazione, ma poi don Vincenzo ci scherzò su: 
- "Vorrà dire che se sarà femmina, ne faremo una troia come la mamma!". 


Lo spettacolo era piaciuto anche don Carmine, tanto che – senza che se ne fosse accorto per via dell'eccitazione in solitaria – ai suoi piedi si era formata un'altra pozzanghera di sperma. 
Accasciato sulla poltroncina, con il suo strumento di piacere ormai moscio tra le mani, ebbe solo la forza di dire: 
- "Complimenti, amico mio... Complimenti pupetta... Avete fatto proprio un magnifico lavoro...". 
Infatti, aveva assistito alla sua donna farsi uomo e inculare con forza mascolina, sfondare quel pertugio dove nessuno prima era mai entrato, e il suo cazzo si era fatto duro a tal punto che gli sembrò che la sua cappella dovesse spaccarsi, esplodere dalla intensa goduria. 
Aveva assistito la sua giovane cameriera farsi femmina, e farsi sbattere come una cagna, come nemmeno lui avrebbe mai osato fare. 
Aveva assistito alla scopata del suo amico, che aveva squarciato la fica di quella ragazzina, venendogli dentro e rischiando di ingravidarla. 
Insomma, pur non avendo toccato corpo di un altro essere umano, aveva goduto da pazzi... 
Intanto, anche Fabiana, esausta, lo interrogò: 
- "E io, padrone, le sono piaciuta?". 
Don Carmine, che in quella crociera aveva avuto modo di scoprire nella fanciulla delle qualità insospettabili, le fece cenno di avvicinarsi, invitandola ad un ultimo sforzo: 
- "Ho capito che, da brava ninfomane, non puoi fare a meno della sborra... Ecco, guarda qua, e ripulisci bene tutto...". 
E aprì le cosce per permetterle di compiere bene il suo dovere... 
Fabiana, da brava donna delle pulizie, non perse tempo: con la destra gli afferrò delicatamente lo scroto, mentre con l'altra abbassò il prepuzio fino a mettere in luce la cappella del suo padrone. 
Poi, tirò fuori la sua linguetta e prese a rimuovere ogni grumo di seme che lui aveva eruttato, fino a che quel bellissimo cazzo – anche grazie ai tocchi superlativi delle sue manine – non tornò a erigersi in tutto il suo fulgore. 
La ragazzina, con sollecitudine, volle anticipare l'unica, possibile richiesta che don Carmine poteva ancora rivolgerle, e gli domandò: 
- "Vuole avere quello che ha avuto don Vincenzo?". 
Ma l'uomo, che aveva capito – Fabiana avrebbe avuto voglia di un'altra scopata – le mise dolcemente una mano sul capo, scese accarezzandole il viso, e le rispose: 
- "Grazie, piccola, ma ormai è tardi... Siamo tutti stanchi... Ci saranno altre occasioni per mostrarmi il tuo affetto...".


12. Strano metodo di pagamento.


L’originale vacanza di quei sei viziosi stava per terminare, e don Vincenzo convocò nel suo ufficio lo skipper per liquidare le sue spettanze. 
Gli sottopose un foglio da leggere e firmare, e un assegno già compilato ma senza cifra, come faceva di solito. 
Questa volta, però, con sua grande sorpresa, Akil non degnò nemmeno di uno sguardo quell'assegno, e fissandolo negli occhi – cosa che non aveva mai fatto con il suo datore di lavoro –, gli disse senza tanti giri di parole: 
- "La ringrazio, don Vincenzo della fiducia... Sono stato così bene con lei e con i suoi amici... Ma mi vedo costretto a rinunciare a tutto, fino all’ultimo centesimo...". 
Il boss, sulle prime, non riuscì a capire quello strano comportamento del suo miglior uomo di fiducia... Poi, tutto si chiarì quando quel nero gigantesco avanzò la sua controproposta:
- "Voglio solo una cosa... La signorina Fabiana: tutta per me, per un'intera notte d’amore... Bocca, fica e culo! Si ricordi, che io ho visto cose che se dovessi raccontarle in giro... ". 
Don Vincenzo rimase spiazzato, mai si sarebbe aspettato, da un suo sottoposto, di essere messo con le spalle al muro... Cercò di prendere tempo, poiché la ragazza era "proprietà" del collega, e intanto gli rispose: 
- "Sei un bastardo... Neanche il suo padrone, don Carmine, l'ha mai avuta con il ricatto... Non so se riuscirò a fartela avere come indennizzo... Vai a lavorare, ci rivediamo stasera...". 


Rimasto solo, l'uomo imprecò tutti i santi del paradiso, ma dovette ammettere che Fabiana era davvero un bocconcino prelibato che faceva gola e invidia a molti... Lui stesso aveva avuto modo di "provarla", e ne era rimasto veramente ammaliato. 
Perciò, non poté fare altro che convocare  il suo amico... Parlando a testa bassa, e sentendosi chiaramente a disagio, gli raccontò quello che era accaduto poco prima, e gli dichiarò: 
- "Amico mio, tu sai quanto ci siamo combattuti e come ci siamo appacificati, e credimi non sarei mai voluto arrivare a chiederti ciò...". 
Fece una pausa, carica di nervosismo, e poi: 
- "Stamattina, quel figlio di puttana dello skipper, Akil, dopo tutto quello che ho fatto per lui, ha rifiutato il mio pagamento... E mi ha chiesto in saldo la tua Fabiana...". 
Don Carmine temette di aver frainteso il senso di quelle parole, ma l'altro –  sempre più imbarazzato – riprese: 
- "Si, hai capito bene... Vuole scoparsela una notte intera, da solo!". 
Il "padrone" della ragazzina si sentì come se fosse stato colpito da un fulmine in pieno petto. Sapeva bene che non era solo lui a poter decidere, e che Alice si sarebbe opposta con tutte le sue forze... Fabiana era per lei non solo la sua cameriera personale, ma molto di più, quasi una sorella più piccola da proteggere... Perciò, si grattò il capo e fu molto chiaro con il collega: 
- "È proprio un gran casino! Fosse per me, ti direi subito di si, quella puledrina ha un gran bisogno di sfogarsi... Ma, come sai, bisogna chiederlo ad Alice, e temo che ci saranno grossi problemi... Comunque, ti prometto che farò di tutto il possibile per toglierti da questo pasticcio...". 
Si strinsero la mano, e don Carmine scese sul ponte a parlare con la sua donna. 
La mise al corrente dell’accaduto, e lei – saputo di quella follia – cominciò a urlare e strepitare: 
- "Ma siete tutti e due fuori di testa?? Tu dovevi dirgli subito, chiaro e tondo,  che non se ne parla proprio... Giocare con la Faby... Inventati quello che vuoi, ma lei non la tocca nessuno!". 
A don Carmine ci volle tutta la sua capacità di persuasione per convincere Alice e strapparle un si, anche se poco convinto. Ma mise in chiaro: 
- "Ok, ma l'ultima parola toccherà a Fabiana, e se lei dirà no sarà no!". 
Nel frattempo, Fabiana, richiamata dalle urla della sua padrona, e corsa in suo aiuto, aveva assistito in disparte a tutta quella conversazione così vibrante. A un certo momento, decise di “immolarsi” per non essere di intralcio con il loro ospite, e saltando fuori dal nulla andò ad abbracciare l’amica e li interruppe: 
- "Scusate... Se posso permettermi... Aly, non ti angosciare per me, so come tenere a bada un maschio... Solo... Non vorrei che tu restassi l'unica di noi tre a bocca asciutta... Se per te va bene, io ci sto... Potete dire a don Vincenzo che è fatta... Poverino, mi ha scopata così bene...". 
Oltretutto, si preannunciava per lei una monta davvero" massiccia", e questa prospettiva la allettava parecchio... 
Fabiana, ci aveva visto lungo: Alice infatti, era furiosa nel vedere sempre più ridursi le opportunità di avere la sua chance per scopare con Akil, ma alla fine non poté che acconsentire a quella che continuava a reputare un'ingiustizia.
Perciò, l'affare fu concluso, e l'ultima notte di navigazione – come d'altronde la prima – avrebbe visto il nero godere con un’altra "troia bianca”... 


Fabiana, in trepidante attesa, aspettò che tutti gli ospiti dello yacht andassero a dormire, e poi si recò alla cabina dell'equipaggio... 
Decise, per l'occasione, di stupire colui che avrebbe voluto fare di lei un sol boccone, e di presentarsi ad Akil in una maniera che lui non si sarebbe mai aspettata... 
Bussò alla sua porta, ma non ebbe risposta... Bussò una seconda e poi una terza volta, e alla fine udì scattare la serratura. 
E quando la porta si aprì, nella penombra della notte, grande fu la sorpresa dello skipper nel trovarsi di fronte quella ragazzina completamente nuda, senza nulla addosso, nemmeno un paio di ciabattine... 
Dopo qualche istante, in cui i due stettero in piedi e immobili l'uno di fronte all'altra, il giovane si riprese da quell'emozionante apparizione, e premuroso la fece entrare nel suo alloggio, cercando di giustificarsi: 
- "Mi scusi, signorina Fabiana, è che non me l'aspettavo cosi...". 
- "Ah no, e come?", replicò la ragazza che fece di tutto per metterlo a disagio, "almeno così facciamo prima... Tanto è questo che hai chiesto a don Vincenzo!".
E in effetti, quello dei due che non riuscì a gestire la situazione era proprio Akil, dinanzi a quello schianto di femmina che gli si parava dinanzi con assoluta naturalezza. 
Fabiana, piccolina di statura, stava ritta con le mani sui fianchi e lo scrutava con i suoi occhioni castano scuro, mentre lui fissò subito l'attenzione sulle sue cosce grandi da ragazza chubby. Nella notte, però, non passarono inosservate nemmeno le sue belle tette, non troppo grandi e con dei capezzoli sodi, e soprattutto quella meravigliosa fica guarnita di un pelo non troppo folto... 


Visto che non si decideva a prendere l'iniziativa, Fabiana lo incitò: 
- "Beh, non volevi scoparmi? Io muoio dalla voglia di assaggiare quella delizia che hai tra le gambe e che mi hanno detto ha fatto faville con Betty...". 
Allora il nero parve scuotersi, e in batter d'occhi si spogliò, regalando alla ragazza la vista di un corpo da dio greco: i muscoli gonfi e le spalle forti, il petto teso come corde di violino e le braccia nere, la testa tondeggiante e le labbra rigonfie… 
Aprì le labbra in un gran sorriso, e quando per un attimo i suoi denti bianchissimi fecero brillare tutto intorno a loro, Fabiana ebbe come una “rivelazione”, che la indusse a darsi da fare. 
La ragazza, sentì immediatamente sulla sua pelle gli occhi di lui, penetranti.
Poi, Akil la prese in braccio e la depose delicatamente sul suo talamo di uomo single, cominciando ad accarezzarla palmo a palmo, mentre il suo membro cresceva a dismisura. 
Allora la fanciulla si sollevò a sedere, si avvicinò di più a lui e gli leccò la pelle sui pettorali; la sua lingua gli salì sui capezzoli, li ciucciò come una lattante, e poi scese giù, senza fretta, a disegnare un itinerario lungo l’addome.
Quel maschio era veramente eccitato… Fabiana gli guardò per un attimo il  cazzo che stava scoprendo piano piano il glande, gonfiando le palle come un mandingo, e mettendole a disposizione tutti quei prestanti 25 centimetri… Era davvero grosso!
Faby, gli mostrò la linguetta degna di un serpentello, e con essa iniziò a solleticargli la cappella, andando a “battere” ripetutamente sul frenulo, facendo vibrare tutto l’arnese.
Akil era pronto: perciò la giovane divaricò le mascelle e smaniosa se lo prese in bocca, fino alla gola, per quanto poteva, visto che fu impossibile farlo entrare tutto…
Faby già ansimava forte per l'eccitazione, ma non desistette dal succhiarlo e pomparlo, mentre lui le teneva tutte e due le mani sulla nuca, la guardò e le disse: 
- “Sei una brava troia…”.
Passò più di un quarto d’ora, quando Akil le fece: 
- “Attenta, che non vengo da molto, e sto quasi per sborrare…". 
Ma lei continuò imperterrita, e l’uomo – dopo pochi secondi – iniziò a sborrare attirandole verso di se la testa sul cazzo.
Nel frattempo che la boccuccia di Fabiana si stava riempiendo di densa cremina bollente, il maschio – soddisfatto – le annunciò:
- "Ecco, bevi tutto, bevi".
Era veramente tanta quella sborra, e Fabiana non riuscì a deglutirla tutta, tanto che l’eccedenza le tracimò ai lati della bocca e perfino dalle narici. 


Quello “spettacolo”, fu il preludio dell’attacco di Akil: la sdraiò nuovamente, giungendo su quei dolci promontori, e subito si avvicinò al capezzolo sinistro, lo titillò con la punta della lingua sentendolo crescere, rassodarsi come un sasso, lo succhiò senza farle sentire i denti, e lo fece roteare velocemente tra pollice e indice. 
E se lui si fermava un attimo, quel capezzolo si ammorbidiva, come per pregarlo di tormentarlo e prendersi ancora cura di lui. 
Faby sospirò, ed ebbe un sussulto, ma lui prontamente: 
- “Non ti muovere, troia.... Lo vedi che punta dritto verso la mia bocca?". 
Akil si fermò, come per “ascoltare” le sue emozioni, e poi si spostò ad afferrarle il capezzolo destro con gli incisivi, con un "accanimento erotico" incredibile lo strinse e cominciò a tirarlo piano, lo morse forte, e poi ancora più forte, e proprio in quegli attimi la ragazzina si dimenò e urlò dal dolore: 
- "Ahi, stronzo, mi hai fatto male!", gli ringhiò in faccia... 
Furono solo pochi istanti, ma le sembrarono un’eternità, finché Akil mollò la presa e la fitta principiò a spegnersi. 
Ristorata da quell'oppressione, Fabiana reclinò la testa sul suo petto, e con la coda dell'occhio vide un rivolo di sangue lungo il seno. 
Disperata, si mise a piangere: 
- “Cazzo, me l’hai staccato!, mi fa maleeee... Mi fa male, aiutooooo...”. 
Nel silenzio più assoluto che regnava a bordo, quel pianto rischiò di essere udito, soprattutto da Alice, che immediatamente sarebbe accorsa in sua difesa. Ma per fortuna, non accadde nulla, e Fabiana si ritrovò sola a maledire quando si era offerta come vittima sacrificale... 


Sul letto, dolorante, la piccola lo sentì mentre lasciava le tette per arrivare in mezzo alle sue gambe, a controllare la micetta... 
Li sotto, fece un bel lavoretto, le leccò la fica, e lei si bagnò tantissimo... Le succhiò e poi strizzò il clitoride – mentre lei mugolava come una cagnetta – e la masturbò in un modo tale che non aveva mai provato prima, e gli orgasmi si susseguirono all'impazzata... 
A quel punto, il nero le allargò ancor di più le cosce, e senza che Faby ebbe il tempo di dire niente, il suo cazzo le sfondò la stretta fica con decisione...
Questa volta la ragazza urlò di puro piacere, e godette ad ogni colpo che quel maglio le infliggeva nella pancia con la sua grossa cappella, colpi tanto profondi che le sembrò le strappassero le ovaie. 
La scopò nella posizione del missionario, a pecorina, in piedi, contro la porta tante di quelle volte che alla fine si sentì come una bambola di pezza, incapace di dire di no. 
Poi, quando anche quel colosso nero stava per godere come un porco, Fabiana lo fermò mettendo una mano aperta sul suo ventre – come per allontanarlo, ma senza farlo uscire – e gli disse: 
- "Per favore, non mi venire dentro, non sono protetta...". 
Ma Akil scoppiò in una gran risata, e le rispose: 
- "Comeee?? Il bello è proprio questo...". 
E spingendo di nuovo tutta la sua verga dentro la fanciulla, la farcì di sborra.
La piccola era disperata: in meno di 24 ore in due l'avevano riempita a dovere, ed ora il rischio di essere inseminata era davvero grosso...


Mentre era presa da questi pensieri, il nero – con il membro che stava tornando ad una consistenza ottimale – la prese e la voltò, mettendola a pecora... Lì, Fabiana capì subito le sue intenzioni: era arrivato il momento di prenderlo nel culo! Il suo buchetto, nonostante l’opera di Alice con lo strapon, era ancora poco allenato, e lei – rimirando con panico il cazzo che la minacciava – ebbe un attimo di paura.
Ma lo skipper non se ne curò troppo, e con le mani le aprì le chiappe al massimo, quasi facendole male ma lasciando apparire davanti ai suoi occhi uno degli spettacoli più belli: il suo sfintere. 
Iniziò a leccarlo, prima in senso orario e poi antiorario, con lei che gemette ed ebbe delle leggere contrazioni. 
Alla vista di quella scena il maschio non resistette più e infilò tutta la lingua dentro il deliziosissimo ano di Fabiana, sentendo che aveva un buon sapore, era bello caldo ed elastico. 
Cominciò a scoparlo con la lingua, prima adagio e poi con impeto sempre crescente, finché lei – rilassata e con il fiato corto – non lo incitò: 
- "Oh si, cazzo, fottimelo! Fottimi fino in fondo!!". 
Ormai era parecchio dilatato, e Akil decise di darle il piacere che attendeva sin da quando era entrata nel suo alloggio: inserì nel retto il suo pisellone di marmo e prese a spingere con forza e con violenza, ad un ritmo frenetico.
Fabiana ansimava, sbavava, e gli urlò: 
- "Allora, ma sei un uomo? Sfondami l’intestino!". 
Akil non resse oltre, era arrivato all'orgasmo, e ad un certo punto venne. Si sfilò dal suo corpo, lasciando quello sfintere in condizioni veramente pietose: slabbrato, dilatatissimo, e – nonostante la sua giovane età – con un principio di prolasso anale... 
Anche lei era venuta. 
Sudata, esausta ma estremamente felice!


13. Conclusione.


Fabiana aveva così pagato l'onorario di Akil, e come era arrivata da lui, nuda se ne tornò da Alice, grondante di sperma.
Aprì la porta della cabina, e... Sorpresa!, trovò la sua padrona ad attenderla.
Aveva vegliato tutta la notte, ed ora era lì ad accogliere quella che considerava una sua creatura.
Constatato lo stato pietoso in cui si trovava la piccola, la fece subito sedere. Poi l'abbracciò e le disse, piangendo:
- "Faby, non ho parole... Ho fatto una cosa mostruosa... Lasciarti andare da quello scimmione, tutta sola... E guarda come ti ha ridotto!!!".
Ma la ragazzina strinse forte l'altra, e guardandola con un'espressione serena rispose:
- "Tranquilla, Aly... È stata dura, fare tutto in una notte, ma cosa potevamo fare noi due? È stata una cosa più grande di noi!".
E crollando sul letto, con un profondo respiro di sollievo, chiuse gli occhi...
Allora Alice prese una bacinella con dell'acqua e un fazzolettino, gli si inginocchiò davanti, e si mise a ripulire il suo bel corpo da tutta quella sozzura. E più rimuoveva sborra, e più si faceva furente.
A un certo punto, giunta tra le grandi labbra di Fabiana, si accorse che più puliva e più quei grumi biancastri uscivano da quella povera patatina... Così, mettendo una mano sulla spalla della ragazzina, la scosse delicatamente e le disse:
- "Faby, mica ti sarai fatta venire dentro?".
A quelle parole, la cameriera sollevò le palpebre e una lacrima le rigò il viso; e muta, fece segno di sì con la testa...
Alice era fuori di se, e per sfogarsi prese la spugnetta e la scagliò contro il muro urlando:
- "Fottutissimo stronzo!!! Se ti piglio ti cavo gli occhi con le mie mani...".
Poi, dopo essersi un pò calmata, tornò dalla fanciulla e terminò il suo lavoro. Vide l'ano che faticava a richiudersi, e sospirò:
- "Pure lì ti ha oltraggiata, povera piccola".
La coprì pietosamente con un lenzuolo pulito, e anche lei crollò, sfiancata emotivamente, dal sonno.


L'indomani, lo skipper non era più al suo posto; Don Carmine, messo al corrente dell'accaduto aveva chiesto a don Vincenzo di prendere provvedimenti, e questi lo aveva sbarcato in pieno viaggio di avvicinamento a Genova.
Fabiana aveva impiegato parecchio tempo a riprendersi, tra incubi e fobie di natura sessuale, ma poi era tornata quella di sempre: una splendida ragazzina nel fiore degli anni, con un fisico mozzafiato... Solo, era salita a bordo (quasi) vergine e ne era discesa femmina fatta...


FINE.


 

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