Partecipando a un evento di lavoro, conosco una coppia di mezza età… lui abbastanza in carne, sui 60 e lei più in carne di lui, una decina di anni in meno. Molto eleganti e dalla parlantina spigliata e simpatica, affabili. Facciamo conversazione e, avendo interessi comuni, ci si addentra in una confidenza abbastanza spiccata per esserci appena conosciuti.


La serata va avanti tra aneddoti e racconti di varia natura e, conversando, colgo che è lei a tenere le redini delle varie situazioni. Non è bella, ma sicuramente con uno spiccato senso dell’umorismo. Tra una chiacchiera e l’altra salta fuori un invito a cena nella loro villa per il sabato successivo, invito che accetto con piacere perché la compagnia devo dire che è stata piacevole. Ci scambiamo i numeri di telefono e prendiamo accordi per la cena prima di salutarci.


Arriva il sabato sera e, dopo essermi vestito “sportivo” come da richiesta, in quanto trattasi di cena tra amici, mi metto in macchina e mi avvio verso la loro casa. Zona elegante, prettamente residenziale con molte ville di lusso: arrivo ad un cancello che apre su un parco enorme, tanto che la casa all’interno neanche si vede. Scendo dalla macchina e spingo il pulsante del videocitofono, notando anche un sistema di telecamere a circuito chiuso: “Ciao, ben arrivato…” riconosco la voce di lui che risponde… “Ti apro, segui il viale e parcheggia nel piazzale davanti l’entrata”. Il cancello si apre e, dopo essere risalito in macchina, procedo all’interno: percorro almeno duecento metri di viale alberato, finché vedo la casa, enorme, e il parcheggio indicatomi. Scendo dall’auto e, presa la bottiglia di vino scelta per la serata, mi avvio a piedi verso l’ingresso che nel frattempo si sta aprendo: sono entrambi sulla porta per accogliermi, affabili e alla mano.


Espletati i convenevoli di rito, entriamo e mi mostrano la casa, arredata con gusto e molto accogliente, era già palese che fossero molto benestanti ma, a giudicare dalla casa, lo sono di più. Entriamo nella sala da pranzo con il tavolo già apparecchiato: “Grazie per il vino, sempre gradito… sediamoci e prendiamo un aperitivo”. Ci accomodiamo su due divani in pelle che da soli sono grandi come il mio salone, e lei mi porge un bicchiere: “È analcolico” mi dice sorridendo. Sorseggiamo l’aperitivo parlando del più e del meno per una mezzora, poi mi invitano a prendere posto a tavola.


Lui porta la mia bottiglia di vino rosso già aperta e, dopo aver riempito i calici, iniziamo a cenare. Passano almeno un paio d’ore parlando di diversi argomenti e via così arriviamo al dolce: “Con il dolce non può mancare un buon vino passito” esordisce lui mentre la moglie arriva con un vassoio su cui ci sono tre bicchieri, uno dei quali mi viene gentilmente passato… Brindisi di rito e poi si passa a mangiare il dolce, non disdegnando, su invito di lei, di finire il passito, in quanto estremamente “speciale”.


Tutto sembra perfetto, una coppia di amici simpatici ed ospitali, colti, eleganti, simpatici… senonché inizio a sentire un leggero stordimento che pian piano si trasforma in intorpidimento generale: inizialmente non ci faccio caso, del resto un paio di bicchieri di vino li ho bevuti, ma poi la sensazione si fa molto pesante, tanto da dire ai padroni di casa: “Credo di non sentirmi bene…” Non ricordo loro risposte, solo il continuare a fissarmi, come in attesa di qualcosa… finché credo di avere perso i sensi ed essermi accasciato sul divano: non ricordo nulla, se non il buio farsi strada nella testa.


Non ho idea per quanto tempo sia stato privo di sensi, ma quando pian piano inizio a riacquisire coscienza mi rendo conto che c’è qualcosa che non va. Le immagini vanno e vengono come dei flash, e dopo qualche minuto, riacquisendo la sensibilità, mi rendo conto innanzitutto di avere qualcosa in bocca e di non poter aprire le labbra… poi prendo coscienza di essere completamente nudo e, solo dopo qualche altro istante, di essere legato mani e piedi ad un letto.


Ripresomi quasi completamente dalla droga che evidentemente mi hanno fatto assumere con il passito “speciale”, realizzo di essere immobilizzato al letto, con braccia e gambe divaricate e ben legate: imbavagliato con qualcosa di grosso dentro la bocca e molto nastro adesivo che me la fascia, tappandola.


Ma non è finita: ripresi completamente i sensi, sento di avere un dildo di gomma infilato nel culo, ben fissato, testicoli e pene legati e, per finire, due morsetti applicati sui capezzoli. Inizio a sentire il dolore provocato sia dai morsetti che dal dildo, cerco di muovermi ma mi hanno legato veramente bene, bloccandomi anche il collo, le ginocchia e i gomiti.


Il pene è eretto, segno che è stato ben sollecitato nel momento in cui iniziavo a riprendermi ma senza ancora essere cosciente… “Bentornato caro… sorpreso, vero?” esordisce lei, che ora è vestita completamente di pelle nera, con un dildo di gomma applicato sul ventre, uno strap-on molto realistico. Lui, vestito ugualmente di pelle nera, con un pantalone senza patta, che permette di tenere il pene e i testicoli a vista…


Si sono trasformati in due padroni sadici, con tanto di abbigliamento sul genere. Li sento parlare: “Non gli avrai legato palle e pene troppo stretti?” – “No, vedi come sta bello dritto… duro…” – “Prendo il frustino, voglio frustargli i piedi…” – “Fai pure, è imbavagliato bene… io preparo lo stimolatore elettrico”.


Hanno tutte le intenzioni di torturarmi: ma come sono finito in questa situazione perversa?


Lei inizia a frustarmi le piante dei piedi, dapprima lentamente poi sempre più forte, tanto da farmi contorcere e mugolare intensamente da dietro il bavaglio… lui si sta masturbando e ha un pene bello grosso, quasi quanto il fallo di gomma che lei indossa e che immagino bene come userà al momento giusto, visto che il plug anale che mi hanno infilato, mentre ero privo di sensi, è bello largo.


Il marito mi applica degli elettrodi, diversi, sotto i capezzoli stretti dai morsetti, sotto le ascelle, nell’interno cosce e poi direttamente sui testicoli legati: “Ti tortureremo a lungo amico mio… prova pure a urlare, tanto non ti sentirebbe comunque nessuno. Il bavaglio te lo abbiamo messo perché ci piace sentirti mugolare, dopo ne abbiamo altri, di più eccitanti… per noi ovviamente”.


Mentre la moglie continua sadicamente a frustarmi i piedi, lui accende lo stimolatore e subito, ad intervalli ritmici, mi arrivano delle scosse elettriche sempre più intense che mi fanno inarcare sul letto, per quel poco che riesco a muovermi, legato come sono.


Le scosse continuano ininterrottamente, ad intervalli casuali, mentre lei smette di frustarmi i piedi per leccarmeli… lui continua a masturbarsi, infoiato come un ventenne. “Metti in pausa le scosse, voglio prenderglielo in bocca” suggerisce lei, e il marito immediatamente ferma la stimolazione: me lo prende tutto in bocca, legato alla base e sul glande… lo lecca, lo succhia e me lo fa diventare ancora più duro, amplificando la sensazione di dolore dovuta alla legatura.


Ora è lui a leccarmi i piedi, mentre mi morde le dita abbastanza forte. Lei lo sfila dalla bocca e senza indugi me lo frusta con una bacchetta, più volte. Il dolore è veramente intenso. “Stringi i morsetti ai capezzoli…” ordina lei, la più sadica dei due, e lui esegue serrando la vite che spinge il morsetto sui capezzoli. Se non fossi imbavagliato urlerei.


“Mettigli il plug più grosso, dilatiamo ancora un po’…” e anche stavolta lui esegue, sfilandomi il plug anale per sostituirlo con uno più grosso e lungo, che infila a fondo.


“Torturiamolo ancora un po’ legato così, poi lo addormentiamo e lo incaprettiamo per bene per incularlo e scoparlo in bocca” – “Bene, riaccendo lo stimolatore elettrico…”


Sarà una notte lunga.


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