Cap D'Agde estate '82


"Non vuoi stare un po' di fianco a noi?" mi chiese sorridendo scandendo bene le parole come se parlasse con un indigeno. 


Ero appena arrivato a Cap d'Agde, seguendo i consigli di un giovane camionsta che mi aveva caricato a Ventimiglia. In realtà volevo raggiungere Barcellona e di lì Ibiza, attirato dalla possibilità di prendere il sole senza costume. Era il 1982 non c'erano voli last minute, nè telefoni cellulari, nè internet e video porno, Non c'era nulla se non tanta tanta voglia di realizzare i propri desideri e anzi, avendo 17 anni, di scoprire cosa desiderare. 


Avevo la fissa al tempo dell'abbronzatura integrale, senza quelle strisce bianche in corrispondenza del costume che ti facevano somigliare a una zebra. Il giovane camionista mi consigliò Cap d'Agde, indicandomi il nome del campeggio dove mi sarei potuto fermare, poco costoso. Non era lontana dal confine franco-spagnolo. Dall'autostrada all'alba trovai un passaggio per il mare e mi spiegarono che Agde aveva un villaggio chiuso riservato a chi affittava residence o alberghi a prezzi alti e più a nord appunto il campeggio. Tutte le spiagge sono nudiste, quella del campeggio confina con la parte di spiaggia con le dune "che è un po più 'hard'" disse chi mi aveva dato l'ultimo passaggio. 


Montata la tenda mi sdraiai al sole per tutto il giorno senza nemmeno girare per la spiaggia. Mangiai qualcosa al bar del campeggio ascoltando i ragazzi fare musica, erano tutti più grandi di me. A letto presto e l'indomani dopo una nuotata iniziai a camminare sulla spiaggia raggiungendo la zona delle dune. Ci vuole un po' di tempo per abituarsi a una spiaggia nudista soprattutto se popolata da giovani e soprattutto se molti dei presenti si abbandonano a carezze e toccamenti davanti a tutti. Io che non avevo ancora visto una ragazza interamente nuda vedevo ora solo quello.   


Raggiunta la spiaggia con le dune mi ero sdraiato a occhi chiusi e a pancia in su addormentato per qualche minuto. Il sole caldo doveva avermi provocato una sana erezione. Camminando avevo avuto la conferma che almeno in questo non ero da meno degli altri. Tra i pochi ad avere una abbronzatura integrale (mi era bastato un giorno al sole per diventare nero) e quello con il sesso più visibile della spiaggia. Soddisfazione da poco forse. 


Quando mi alzai in piedi feci un giro d'orizzonte più che altro per vedere se trovavo un baracchino dove bere qualcosa. In quel momento questa donna, nuda ovviamente e sorridente, che si era posata a dieci metri da me (prima non c'era, ne ero sicuro) mi richiamò.


Accolsi l'invito, almeno avrei fatto due chiacchere in francese, e mi sdraiai di fianco a lei, anzi a loro perchè di fianco, egualmente sorridente e un poco più anziano, c'era un uomo.


Mi sdraiai solo io però, dopo aver steso con cura l'asciugamano che avevo in spalla. Nascondere l'erezione era impossibile ormai. Mentre stendevo l'asciugamano vidi che il via vai sul bagnasciuga si era interrotto. Molti si erano fermati. L'unico che non aveva capito ero io. Per nascondere il mio smarrimento mi sdraiai chiudendo gli occhi per difenderli dal sole. 


Lei si sedette di fianco a me e iniziò a sfiorarmi il torace e i capezzoli. Forse avrebbe voluto arrivarci più lentamente ma la sua destra iniziò subito a toccarlo, con un effetto immediato. La gente si avvicinava e qualcuno si sedette. 


Le mani erano due a quel punto. Una, sapiente, mi sfiorava i testicoli, l'altra stringeva il sesso muovendosi appena. Si piegò avvicinando la bocca e guardandomi. Io avevo aperto gli occhi ormai. Il marito era seduto alla mia sinistra. 


Non so cosa mi prese. Per me la novità non era l'incipiente pompino, che avevo già provato a una festa. Era la sua presenza. Lui che prima avevo visto entrare in acqua tenendo per mano la sua donna stava a un metro ad assistere. 


A quella festa la ragazza che si era affacendata intorno alla mia zip sulle scale,  era ufficialmente fidanzata con il padrone di casa e mio compagno di scuola. Ritornati avevamo finto di aver comprato le sigarette che in realtà avevamo, mi aveva eccitato ben più del popino vedere lei seduta sulle sue ginocchia mentre si faceva passare una vodka che la aiutava a togliere il sapore di me dalla bocca. Avrei voluto che lei gli raccontasse cosa era appena successo. La guardavo assentire con entusiasmo ridere all sue battute mettere sulla sua coscia la mano che mi aveva slacciato in fretta il bottone dei jeans, pochi metri dietro quella parete.


"Guarda lui, non me, mentre lo fai" dissi con un tono deciso. D'altronde mi ero accorto di essere per così dire l'anima della festa, "negli occhi". E così fu. Si sdraiò anche lei, perpendicolare al mio corpo in modo da prenderlo senza dover troppo abbassare lo sguardo, e io mi voltai un poco su un fianco. 


Era molto abile. Era eccitata dalla dimensione del mio sesso, dal suo sapore salato forse. Certo dalla gente in piedi e seduta intorno: molti maschi e qualche donna. La guidavo con i miei mugolii. Guardavo i suoi capelli, la linea della schiena e del sedere. Voltando appena il capo vedevo suo marito seguire rapito ciò che accadeva. 


Non volevo venire subito. "Questo basta per ora" dissi, "sdraiati". Con l'acqua di una bottiglia lì vicino mi lavai la destra. "Ora tocca a te. Allarga le gambe". L'acqua gelida sul suo sesso la deterse e la eccitò insieme. Vidi subito il clitoride per fortuna e iniziai qasi a sfiorarlo. Disegnavo a pochi millimetri dei cerchi, forse spostando appena l'aria. 


Lei si inarcò alzando il busto per vedere cosa stavo facendo. Feci segno al marito di prenderla in grembo, sostenendola con le sue gambe incrociate. Solo a quel punto iniziai davvero a sfiorare il bocciolo e a spostare i petali della rosa che mi si era aperta davanti. Lei venne a cercare con la mano il mio sesso ancora eretto. La forza della sua stretta mi dava il segno del piacere che le stavo procurando con le dita, autorizzandomi a inserire prima un dito, poi due e poi tre della destra, mentre la sinistra stringeva con forza ora uno ora l'altro dei capezzoli. 


Non riusciva più a reggersi sui gomiti, Anne. Così l'aveva chiamata il marito stupito dal suo improvviso cedere e abbandonarsi con capo riverso all'indietro. Con gli occhi sbarrati lo guardava senza vederlo mentre sollevavo le dita inserite e impegnate a entrare e uscire verso l'alto in modo che il pube toccasse il pollice che era rimasto fuori.


Il fluido che usciva da lei, anche questo per me era una sorpresa, rendeva sempre più facile far entrare e uscire la mano che davvero la scopava allargandola però con un diametro che nessun sesso umano poteva avere. 


Il rumore del mare attutiva il respiro che potevo appena sentire. L'alzarsi e abbarsi ritmico del respiro e le gambe che iniziarono a irrigidirsi e rilasciarsi mi annunciavano il suo vicinissimo orgasmo. Rallentai, tirai fuori la mano fradicia inserendo un dito nella bocca di lei che subito lo succhiò avida. Avvicinai l'altro dito alla bocca di lui dicendo "La tua donna". Lui annuì e leccò appena abbassando lo sguardo.


Lo scambio era chiaro: "Così sto facendo godere la tua donna, assaggia il sapore del suo piacere". 


Anne mi guardava adesso con un sorriso. Aveva capito e approvava quello strano triangolo con due vincitori e un perdente. Allungò una mano con una carezza sul capo quasi materna e disse "Continua, te ne prego", anzi al posto del tu che aveva usato per invitarmi a sdraiarmi vicino a loro usò il 'voi': "Continuate, ve ne prego". La presi come una forma non di sottomissione ma di rispetto doverosa verso chi sta facendo un lavoro fatto bene. 


Aggiunse qualcosa ma a bassa voce finiva con 'dans'. Lo capii solo dopo aver ripreso a scavare il suo sesso. "Entra dentro" aveva chiesto. Avevo voglia, certo, ma tutto sommato la cosa aveva preso un certa coreografia, un certo ritmo. 


Per scoparla avrei dovuto entrare in mare per togliere la sabbia, mettermi in una posizione dalla quale non avrei potuto vedere nessuno, sudare ansimare, perdere il controllo. No, non mi interessava. Meglio così, meglio farla godere, farle perdere la ragione davanti agli occhi vigili del suo uomo e a quelli allupati degli astanti, molti dei quali se lo menavano con scarso successo. 


In questa seconda parte lei mi fissava, aveva smesso di stringermi per fortuna. Un dito si era riempito di sabbia ma lo usai lo stesso per grattare i suoi capezzoli. Il dolore le piaceva e li stringevo mentre le mani scavavano più a fondo. Il suo orgasmo fu annunciato da un movimento sempre più convulso del bacino che veniva incontro alla mia mano e delle gambe. "Guarda lui, ti ho detto" le imposi e fu l'ultima cosa che lei riuscì a capire per almeno un minuto di grida che fecero accorrere mezza spiaggia e nel corso del quale la mia mano le strinse il clitoride ormai eretto e visibile con il preciso ma non raggiunto fine di farle del male. 


Seguì un lungo silenzio, qualche stupido fece un applauso. Lei aveva continuato a guardare il marito negli occhi. Lui era divenuto rosso e non per il sole. Si capiva che non aveva  visto o sentito spesso qualcosa del genere. 


A questo punto Anne fece qualcosa che mai avrei immaginato. Si alzò con gli occhi bassi mi prese per mano e percorremmo insieme quei dieci metri fino al mare, mentre la gente si scostava al nostro passaggio. Sorrideva. Sembravamo due sposini all'uscita della chiesa, "mancano solo i lanci di riso" pensai di dire ma non trovavo il verbo giusto e non ero nemmeno sicuro che in Francia avessero questa usanza. 


Feci bene a non parlare perchè lei arrivata al mare mi abbracciò alzandosi sulle punte e mi diede un castissimo bacio sulla guancia con l'affezione e il rispetto dovuto a un uomo che ti ha fatto godere "come non mai con una mano" mi disse poco dopo entrando in acqua. Il soggetto e il verbo non erano necessari. "Doveva essere solo un gioco, far venire un ragazzo. E' stata una… emozione" commentò, "per tutti e due". 


Entrammo in acqua mano nella mano dopo il bacio che me lo aveva fatto rizzare all'inverosimile non per la dolcezza ma per la gratitudine che mostrava. Ci sciacquammo reciprocamente toccandoci certo ma senza insistenza. 


Tornando, non essendo più contro sole, potevo vedere chi era rimasto, donne soprattutto, che mi fissvano il sesso e il volto. Mi sedetti al  fianco del marito "Sei giovane", disse, "Sedici anni?" "No, qualcosa di più" risposi. "Io 36", continuò senza eserne richiesto, "…" fece una pausa prima di proseguire "Anne 33". Sorrisi, l'esitazione era chiara: stava per dire "Ma femme, la mia donna", un aggettivo possessivo un po fuori luogo. Anche Anne capiì. "Al momento sono la 'tua' donna" aggiunse, "e ora sto per farti godere" mentre si sdraiava e prendeva in bocca la punta del mio cazzo. 
Così sdraiata poteva usare le due mani per toccarmi le palle e il perineo. Non so come aveva capito che quella era la mia zona erogena. Facendo pressioni sempre più forti con uno scientifico metodo 'prova ed errore' aveva capito di poter fare alle mie palle quello che io avevo fatto prima ai suoi capezzoli e con lo stesso risultato. 


Facevo fatica a tenermi seduto. Istintivamente mi appoggiai alla spalla del marito, poi inizia ad ansimare quasi riverso sul suo torace. "Dai sì, di più" riuscivo appena a dire senza nemmeno provare a tradurlo in francese. "Verrai nella mia bocca" impose alzando gli occhi verso di me e sorridendo, "ne hai ben il diritto, e terrò tutto dentro di me". La gente aveva ripreso ad assieparsi ancora più vicino. Avrei potuto toccarne diversi al mio fianco. Qualcuno provò a sfiorare il sedere di Anne che si scostò appena, 


Ma questo risale a quando ancora vedevo qualcosa. L'orgasmo salì veloce mentre guardavo il sole e il marito che mi sfiorava il collo con le dita e mi sorrideva.  


Il fiotto caldo, i fiotti anzi. (Dopotutto la sera prima non mi ero toccato e quella prima l'avevo passata in camion) vennero risucchiati con forza e accolti nella sua bocca. 
Si spostò avvicinandosi a me e al marito. Aveva fatto colare un rivolo di seme dall'angolo della bocca che le davano un aspetto assai sexy. Se ne accorse e si voltò per farlo vedere a tutti. Poi aprì la bocca. La lingua nell'incavo ospitava come una ostrica lattiginosa che inghiottiì con un sorriso come una caramella. Poi avvicinò il viso a quello del marito e lo baciò unendo le due bocche e prendendo, per la prima volta il  sesso di lui in mano.  


Mentre Anne masturbava il marito io ero felice, avevo ricevuto il più bel pompino della mia vita, non di quella passata (ci sarbbe stata poca concorrenza) ma di quella futura.  Temevo però che tutto fosse finito così. Lui e Anne eccitati mi avrebbero salutato e si sarebbero allontanati a passo svelto per raggiungere un posto dove scopare. accesi più del solito grazie al ricordo di quando lei aveva fatto un po' la birbante con quel ragazzino italiano. 
 
Non ho detto che nel frattempo il marito aveva estratto da una borsa frigo una bottiglia di vino bianco l'aveva stappata con gesto magistrale riempiendo tre bicchieri di vetro. Mi colpì che fossero di vetro e ancora di più che ne avesse messi in borsa tre. Era un uomo previdente o era il loro modo di passare le vacanze?


Lei comprese il mio timore. "Ora che sono la tua donna, mi vorrai scopare". Si corresse perchè in francese il verbo scopare risulta simile al nostro 'baciare' e non era a un bacio che pensava. "Mi vuoi entrare dentro, davvero" aggiunse.


Chissà perchè, forse grazie al vino bianco secco che al sole di mattina faceva un effetto immediato, rilanciai. "Dentro dove?" Allargò gli occhi "Oh tu es un garçon tres malin!". Sei proprio ragazzo cattivello. "Quello no, non l'ho mai fatto". Era sorpresa, non scandalizzata, "una cosa normale", aggiunse. Ci mettemmo a ridere tutti. Davvero non si poteva dire 'normale' scopare con un ragazzo adolescente del quale non sapevi nemmeno il nome, che avevi spompinato e toccato davanti al marito e a un gruppo di persone e che ti aveva inserito mezza mano dentro sotto gli occhi di tuo marito.


Si alzò di scatto per andare a nuotare. Non c'era nessun invito nel suo gesto. Camminava nell'acqua sapendo che l'avremmo guardata. Io e suo marito eravamo ancora fianco a fianco le nostre spalle si toccavano. "Che bel sedere ha la tua donna" commentai. "Davvero", rispose. Raddoppiai: "e come succhia bene". "si, ama farlo", commentò. "Che gran troia" pensai ma quello non lo dissi ancora. 


Mi raccontò un po' di sé mentre riempiva i bicchieri e Anne prendeva il largo nuotando. Vivevano a Parigi dove lui gestiva due negozi di vino, la sua era una famiglia di mercanti di vino di Maçon. Erano sposati da diversi anni e non avevano ancora figli aggiunse non richiesto. Lui si chiamava semplicemente Jacques.


Anne usciva dall'acqua bellissima le gocce scendevano dai seni e seguivano il suo bacino fino a unirsi sul pube non completamente rasato ovviamente, a quei tempi non usava. "Si va allora?" chiese ma la domanda era retorica perchè stava già raccogliendo le cose, "Da noi?" chiese guardandomi. Ovviamente si, la mia tenda non era certo la sede ideale. "Noi stiamo la in fondo", disse indicando gli edifici a un chilometro.


Come mi aveva spiegato il camionista, Cap d'Agde è un 'villaggio', in realtà un agglomerato di palazzi moderni, riservato a nudisti. Guardie armate (e vestite) sorvegliano gli ingressi che sono riservati, spiagge comprese, a chi ha affittato una camera in albergo o in un residence. Oltre la spiaggia privata del complesso si stende la parte 'libera' quella con le dune oltre la quale si affacciava il mio campeggio. 


Io e Jacques seguimmo Anne sulla spiaggia. L'idea che di lì a pochi minuti avrei scopato per la prima volta e con quella donna che mi camminava davanti nuda mi eccitava e qualcosa di simile valeva per Jacques evidentemente.


Camminavamo fianco a fianco e la differenza fra i nostri sessi era chiara. Tozzo, breve e circonciso il suo, lungo il doppio quasi aerodinamico nella forma e con un bel prepuzio il mio. Jacques fingendo di farlo per evitare i sassi me lo guardava di continuo e questo mi eccitava ancora di più "Guarda cosa sta per farsi mettere dentro la tua donna" avrei voluto dirgli.  Non era ancora tempo.


Vicini al confine del 'domaine' di Cap d'Agde, Anne si voltò e disse. "Andate a immergervi nell'acqua fredda voi due!". "Si ma tu cammina dietro di noi allora" rispondemmo quasi in coro. Li per lì non capivo perchè avremmo dovuto deprimere la nostra erezione. Una volta superato il controllo (Jacques e Anne esibirono un tesserino plastificato dicendo "Lui e con noi") capii che essere nudi non è sempre il passo prima del sesso, anzi può non avere nulla a che fare con l'eccitazione. I nudisti anzi sono piuttosto 'prude' se non sessuofobi. 


Sulla spiaggia e poi nella strada principale si vedevano solo bambini e persone sopra i 50 anni. Molte sovrappeso e obese (al tempo in Italia non si vedevano molte persone obese in giro e soprattutto in spiaggia). Faticavo a trattenere il riso. Era un normalissimo paese di mare all'ora in cui molti lasciano la spiaggia e iniziano a fare la spesa per il pranzo. Entravano nei negozi, si fermavano a conversare. Solo completamente nudi, con una borsa per la spesa, a volte una maglietta senza nulla sotto e ovviamente con assoluta nonchalanche. Era come se solo io li vedessi nudi!


Jacques comprese il mio stupore. "non sei mai stato in un vero centro nudisti, non è così?" Annuii. "Guai a mostrare eccitazione! Per loro il sesso non c'entra con la nudità. Ora mi ci sono abituato anche io". spiegò accennando al suo sesso ormai ammosciato come quello di tutti.


Anne però mise in difficoltà il nostro aplomb acquistando alcune banane. Scelse le più grosse, e delle zucchine e tenendo una banana saldamente in pugno. "Mi preparo" sorrise provocante. Per fortuna la casa era vicina.  


Avevamo fatto una breve doccia nella spiaggia del domaine e quindi io e Jacques ci sedemmo sul divano mentre Anne, riposte le zucchine e il vino in frigo, stesi gli asciugamani aprì la banana e la mangiò nel modo più banalmente provocante possibile.


Io sorridevo ma ero pieno di timori. Sarebbe stata la prima volta e mi sarei fatto impiccare prima di ammetterlo. Per fortuna ero appena venuto, altrimenti non sarei durato un minuto, riflettei. Non avevo nemmeno mai messo un preservativo. 


Anne si inginocchiò mi fece allargare le gambe e spostare il sedere in pizzo al divano in modo da avere il pieno accesso a tutti i miei genitali. "Questo bellissimo e grande cazzo mi sta per scopare, non so come lo potrò prendere tutto" disse lentamente, "cosa ne pensi Jacques?" con voce resa bassa dal testosterone che stava accumulandosi nel suo sangue. 


Iniziò una vera adorazione del cazzo, cock worship la chiamano ora nei video porno. Con gli occhi larghi come una bambina che apre la confezione del regalo più grande trovato sotto l'albero, mi sfiorava lentamente le palle e leccava l'asta, premeva le mani sulla parte bassa del torace. 


Percorse con dito il perineo fino quasi ad arrivare all'ano. Non dicevo nulla. "Mi farà male Jacques?" chiese con tono fintamente preoccupato al marito. "Non credo amore mio", rispose anche lui affascinato da quel che avveniva. Nonostante i tre bicchieri nella borsa frigo ebbi l'impressione che non fossero così abituati a queste cose. 


L'adorazione andò avanti per qualche minuto, poi Anne si alzò, "Guarda la mia fighetta", si dice 'gattina' in francese. impose. Non c'era bisogno la sua figa era esattamente all'altezza dei miei occhi e sembrava volesse ipnotizzarmi. "Ti reclama", temendo che non capissi il verbo un po' inusuale, aggiunse , "ti vuole". Mi alzai e lei stava per prendermi per mano e portarmi in camera. Dissi "No, voglio farlo qui". "Qui dove". 


Prima di partire avevo visto Il Postino suona sempre due volte e avevo ben in mente la scena di Jack Nicholson e Jessica Lange che vale tutto il film. Avevo bisogno di farmi coraggio seguendo un copione. Con un gesto del braccio sgombrai il tavolino davanti al divano facendo cadere tutto quello che c'era sopra. La presi e la alzai a sedere sul bordo del tavolo dicendo "Qui". Il mio sesso era esattamente all' altezza del suo. "Aspetta" intervenne spaventato Jacques. Anne fece un'espressione seccata. Jacques arrivò subito con una bustina che aprì. Vedendo la mia esitazione fu lui stesso a infilarmi il mio primo preservativo. Non era un gesto molto usuale ma devo ammettere che lì per li non ci riflettei. Anne nel frattempo aveva trovato il modo di sdraiarsi sul tavolino ed entrai.


Come è stato entrare dentro una figa per la prima volta? Avevo chiesto agli amici più esperti in quell'inizio di estate. Le risposte non suonavano autentiche. La mia sensazione era comunque diversa di completezza, come se finalmente fossi arrivato là dove avrei dovuto sempre essere. Una sensazione piena e dolce. Non tanto che era bello essere dentro, semplicemente era molto meno bello tutto il resto. Anne non la vedeva esattamente così e i suoi gemiti mi ricordarono che ero lì per ottenere un risultato. Iniziai a muovermi. Per vedere se c'era ancora il preservativo mi toccai il cazzo scoprendo che era entrato solo per metà. La posizione insieme alla mia inesperienza rendeva difficile entrare oltre. La alzai seduta sul bordo e a quel punto con una spinta potei infilarlo fino in fondo. 


Per me essere entrato fino in fondo non fece una gran differenza. Per lei sì. Lanciò un grido come se l'avessi deflorata e le mancò il respiro. Incoraggiato presi la rincorsa per darle un altro colpo lì in fondo con successo ancora maggiore. Era una posizione efficace ma scomoda. Sempre seguendo il copione di Jack Nicholson le dissi di voltarsi e mettersi a 90 gradi con il petto sul tavolino. Indietreggiai: avevo davanti un sedere stupendo e sotto una grande conchiglia rossa e pulsante. Si lo so che sembra esagerato: pulsante e in attesa. 


Ora così voltata anche Anne poteva vedere il marito che, sempre seduto, ci guardava ipnotizzato. In una posizione finalmente comoda iniziai davvero a scoparla. La sensazione di pace e completezza era ormai alle spalle. Volevo scorrere con il mio cazzo sempre più veloce sulle pareti di quel corridoio fino ad arrivare a quella stanza in fondo, a quella porta che, toccata, la faceva inarcare e lanciare un grido. Jacques si alzò per chiudere le porte e poi tornò a sedere. giusto in tempo per sentire avvicinarsi l'orgasmo della sua donna creato dai colpi sempre più veloci e netti e dalle mani che dopo aver premuto sulle sue chiappe ora stringevano i fianchi e, quando lei si inarcava, i seni.


Avevo visto dietro di me sul banco della cucina un oggetto che oggi non si usa più. Due guanti di crine. Da bambino cercavo ardentemente le sensazioni tattili forti e avevo provato a passare quel guanto sul mio corpo traendone sensazioni forti e non interamente spiacevoli, anzi. Fermandomi un attimo li indossai e non appena Anne si inarcò quasi parallela a me, le afferrai i seni. I guanti  lasciando tracce rossastre, passavano sui suoi capezzoli e sul seno. Quando si gettava sul tavolo invece afferravano il bacino poco sopra i fianchi. L'effetto, soprattutto sui piccoli seni di Anne era incredibile, quasi più forte delle spinte dentro di lei, prese con crescente rincorsa e ritmo regolare. C'era un po' di dolore e molto, molto piacere.  


Anne "oh mio Dio" diceva, si inarcò fino quasi a mettersi in piedi. La circondai con il braccio al collo cercando la sua bocca. Il braccio fermandola rendeva ancora più incisivi i colpi. Mentre Anne si accasciava rallentai un attimo. A quel punto Jacques tornò nel suo campo visivo. Guardandolo fisso iniziò a dare lei delle spinte verso di me, ritmate e sempre più forti. Potevo concentrami sulla vista del suo sedere stupendo e sullo sguardo del marito e sulla voce di lei che diceva "Non è mai, non è mai stato così".


Avevo messo appena un dito nel suo picolo buchino, lei non si spostò. Anzi con le sue spinte oltre al mio cazzo faceva strada anche all'unghia e alla prima falange. L'orgasmo era annunciato da un tremito delle gambe e da un respiro soffocato. 
Si fermò solo per un attimo. "Tu vuoi comtinuare?" mi diceva, "Io ho gioito". Godere in francese suona come l'italiano gioire ed è molto più bello. Bisognava finire. Iniziai a spingere come avevo fatto prima, una cavalcata nella quale uno dopo l'altro tutto gli oggetti nel mio campo visivo e mentale sparirono. Alla fine c'era solo il mio cazzo dentro un buco e una sensazione di qualcosa che si faceva strada come una colonnina di mercurio caldo in qualche recesso del mio basso ventre e voleva, doveva uscire. E con spinte che fecero quasi crollare il tavolino la colonnina di mercurio uscì non prima di sorprendere Anne stessa con un secondo orgasmo quasi contemporaneo non più forte ma strappato, estorto quanto quello precedente era stato cercato con cura. 


Le tremavano le gambe mentre veniva per la seconda volta e ancora dopo quando si rimise in piedi e mi baciò sulle labbra come aveva fatto in spiaggia. "Abbiamo gioito insieme" disse prima di baciarmi con le due mani sulle mie guance. Poi si inginocchiò sfilandomi il preservativo e mettendosi con la faccia all'altezza dei miei genitali. "Mi ha fatto gioire moltissimo questo tuo cazzo". C'era gratitudine quasi commozione nella sua voce. "E questa strana idea dei guanti poi""  
Non volle continuare su questo tono. Leccando tra il prepuzio e il glande un po del mio sperma. "Salato, ottimo aperitivo" e si alzò per preparare. "Abbiamo ancora un po' di Montrachet non è vero?".
"Si ma non si sposa con le banane, né con le zucchine", rispose  con volontario umorismo Jacques che nonostate la battuta aveva il viso di chi è stato sdraiato fra i binari mentre passava un treno.  



Anne che era in cucina prese una espressione riflessiva, quasi corruciata ma nin ci feci caso. Dopo un poco si voltò.  "Jacques io… devo dirti una cosa. In privato". Mi venne in mente che Anne non sapeva il mio nome che avevo detto solo a Jacques. Tra gli oggetti fatti cadere dal tavolo c'era un walkman con degli auricolari li indossai e andai sul balcone. Ricordo che mi ero preoccupato perchè non è igienico mettere gli auricolari altrui nelle proprie orecchie!


La discussione tra Anne e Jacques nel salotto-cucina andava avanti, sentivo che era accesa, se avessi tolto gli auricolari avrei forse potuto ascoltarla ma non mi interessava. Cosa avrei potuto capire delle dinamiche di una coppia sposata da anni? E in quella situazine perdipiù! 


Quando Anne mi aprì la porta, il tavolo, quello stesso tavolo, aveva ripreso la sua funzione abituale apparecchiato con una ricca insalata niçoise e bei piatti orlati di blu. Non sapendo cosa dire non trovai meglio che "Questo va bene con il Montrachet non è vero?".  Jacques approvò.


Seduti, Anne si sentì in dovere di spiegarmi "Jacques e io da tempo cerchiamo un bambino". La mia perplessità doveva essere leggibile. Instupidito dal sole che avevo preso in quel quarto d'ora e forse da tutto il resto pensavo che lo cercassero perchè lo avevano perso. "Non riesco a rimanere incinta", chiarì spazientita. "Abbiamo visto tutti i medici, pare che io non abbia problemi".
Ora era tutto chiaro. Mi si leggeva in faccia un po' di delusione. Ero un donatore, distributore di sperma. Tutto il resto: pompini sulla spiaggia, esclamazioni, adorazioni erano una finta forse un modo per farmene uscire di più. Ma allora perchè il preservativo?


Anne capì subito. Avevamo davvero una bella intesa anche in questo. "No, non è come pensi. Io non sono  qui per questo. Eravamo pronti si per qualcosa a tre, ma per divertimento, non per questo. Il fatto è che… improvvisamente ho deciso. Voglio davvero che sia tu a…". Alzai gli occhi verso Jacques che fece una espressione non troppo convinta. D'altronde era chiaro che sembrava lui essere il problema e che faceva fatica a opporsi. 


Ora capivo la conversazione che non avevo sentito. L'idea di essere padre a 17 anni non mi faceva nessun effetto, quello di mettere Anne incinta sì invece, eccome. Quella porta in fondo al corridoio che ero arrivato a toccare doveva essere l'utero o qualcosa del genere. Venire dentro era un modo per aprire anche quella porta, per attraversarla per averla completamente. E l'idea mi piaceva.


Mi ero distratto un attimo, Jacques parlava di orologi  cosa c'entrava? "E quindi sono ben sicura che tra stasera e dopodomani". Avevo intuito. La regolarità del ciclo di Anne rendeva assai probabile che da adesso alle prossime 48 ore sarebbe stata in ovulazione, il momento più favorevole a un concepimento. La notizia era che avremmo potuto continuare. per due giorni, Non sarei stato congedato dopo il caffè. 


Jacques però non era convinto. Gli avevo scopato la donna davanti ai suoi occhi, mi aveva offerto dell'ottimo vino mi ero accasciato su di lui dopo essere venuto nella bocca di Anne e perfino infilato il preservativo. Potevo davvero mettere il mio seme dentro sua moglie e fargli crescere un figlio che tutta la vita gli avrebbe ricordato tutto questo? Forse no. O forse sì invece. Ma doveva avere almeno una possibilità


"Ovviamente farai l'amore anche con lui ciascuno di questi giorni" dissi.  "Si naturalmente" rispose lei col tono di chi dice, "tanto non serve a nulla". E mi guardò indagatrice come per capire se la cosa mi seccava. "Anzi…" e guardò Jacques. 


Il tono non era troppo erotico, sembrava dire "facciamolo subito così non ci pensiamo più". Jacques stava per alzarsi e si capiva che stava cercando le parole per dire una cosa che gli stava a cuore "Alberto, è vero che io ho guardato mentre….". 


Lo interruppi subito. Sapevo cosa stava per dire. Non mi dispiaceva affatto essere visto ma non avevo particolare desiderio di vedere lui all'opera. "Non preoccuparti Jacques, io resto qui a sparecchiare, lavo i piatti e poi prendo il sole". Ann (davvero irritante poteva essere quella donna) dietro le sue spalle fece un gesto come per dire "farai a tempo si e no a sparecchiare".


Lavando i piatti, Anne mi aveva portato un paio di boxer e una maglietta nel frattempo, si erano rivestiti tutti e due prima di pranzo, pensavo a cosa fare. L'idea di mettere incinta Anne mi piaceva e tutto sommato ero abbastanza sicuro che ci sarei riuscito. Mi sembrava troppo però per Jacques. 


Quando tornarono dopo una breve scopata silenziosa tranne l'urletto di lui e una lunga doccia che gli invidiai. Dissi: "In Italia poche ragazze della mia età usano la pillola. I maschi escono fuori poco prima di schizzare. Lo chiamiamo 'il salto del camionista'. La traduzione di questa espressione richiese un certo tempo. "Io potrei uscire prima a meno che questo non rovini l'orgasmo di Anne". 


"Verrai dentro s,olo se veniamo insieme, come è successo prima insomma" mi interruppe Anne. "Si ma se tu vuoi fingere…." intervenne jacques poco convinto. "Fingere una cosa così?. Impossibile. Certo che le donne fingono ma devono sapere cosa fingere. Quello non si può". In questo complimento indiretto c'era un fondo di verità. Chissà come aveva fatto Jessica Lange!  


"E' stabilito . Io vado a riposare ora" e Anne ci abbandonò di brutto. Ne approfittai per andare, accompagnato da Jacques fino al campeggio a prendere la tenda e tutto. Fu Jacques a prendere il mano il portafoglio con i miei documenti miracolosamente non rubato.  Tenendolo in mano Jacques mi disse. "Ecco io non so come ti chiami di cognome, dove abiti e non lo voglio sapere mai e non desidero che Anne lo sappia. So che sei un bel ragazzo italiano. So che hai un gran bel corpo e so come fai sentire mia moglie. E' tutto. E' chiaro?" 


Era un bel discorso detto in modo molto virile. Quanto sarebbe piaciuto Jacques ad Anne in quel momento! Riflettei che Jacques era molto maschio quando parlava con me mentre diventava spento e incolore non appena appariva lei. "Nemmeno io voglio sapere di voi. Ci sarannno tanti mercanti di vini a Parigi, no? C'è un posto dove posso lasciare le mie cose che non sia casa tua?". Sottintendevo, al di fuori degli occhi e della eventuale curiosità di Anne. Lo trovammo. In una città di nudisti l'esigenza di luoghi sicuri dove tenere portafogli e denaro o carte di credito era molto sentita. Cap d'Agde rigurgitava di cassette chiuse apribili senza chiave ma solo con una combinazione. 


Non ricordo di cosa parlammo, dei nudisti certo, dell'assurdo di estirpare l'erotismo dalla nudità, di chi per non scottarsi le spalle indossava la maglietta ma con i genitali fuori. "E' come i negativi delle foto quando ciò che è bianco appare nero e viceversa". disse spiritosamente Jacques.  Avrei voluto dirgli "ma perchè non sei con lei come appari quando sei con me?" ma pensavo di sapere la risposta. A Jacques piacevo e lui voleva piacermi.


Tornato a casa, perchè era davvero 'casa' lo abbracciai. "Sono così felice. Prendiamo una doccia insieme?". Prima di entrare lo abbracciai e lo baciai. Fece una cosa che non mi aspettavo: posò la testa sulla mia spalla con dolcezza da ragazzino. Decisamente romantici loro due. 


Ciò che avvenne nella doccia fu più prevedibile, prese il sapone e iniziò a insaponare lavare e detergere quasi tutto quello che avevo sotto l'ombelico. Si mise in ginocchio divertito dalla mia subitanea erezione. "Bisogna pulirlo bene perchè presto Anne lo vorrà". Evidentemente la scopata coniugale non l'aveva saziata. Io mi limitai alla sua parte superiore e al sedere ben tornito. Uscimmo sul balcone con una erezione che per fortuna non si poteva vedere dalla strada. 


"Vedo che siete a vostro agio, faccio un caffè" era la voce di Anne svegliata forse dal rumore della doccia. 


Sulla pelle nuda aveva messo un grembiulino a mo' di cameriera. "Ecco ai signori" disse credo con l'accento di una donna di servizio africana o caraibica. Rimase in piedi con atteggiamento compunto. Una volta finito aggiunse. "Ora sparecchio. Posso prendere fra le mani il suo cazzo signore?"  


"Entriamo dentro". Dissi. "Anne io non so se voglio fare questa cosa. Pongo tre condizioni. Uno: non saprai mai come mi chiamo e dove abito e io non lo chiederò a te. Due, tuo marito può interromperci in qualunque momento. Tre se ti darò un figlio tu mi darai il culo". La terza richiesta non c'entrava tanto con le prime ma continuai aumentando le richieste "se resterai incinta me lo darai ogni volta che lo chiederò e lo farai nella vita solo con me, a meno che io non ti dia l'autorizzazione a farlo con altri".


L'avevo colpita. Non si aspettava che io lo facessi cadere, per così dire, così dall'alto. Pensava che io fossi un ragazzino entusiasta di spargere il suo seme qua e la. E in fondo aveva ragione lei, ma io assaporavo il potere che la situazione, compresa la doccia con Jacques, mi stava dando. "E' fatta", disse Jacques, "Va bene, tanto non credo che ci terrò tanto a dare via il culo in giro", soggiunse Anne che evidentemente era stata colpita dall'ultima delle condizioni. 


Anne era rimasta in piedi. Si sedette fra me e Jacques. Lo guardò negli occhi e disse "Grazie marito mio", abbracciandolo e baciandolo lungamente. Nello stesso momento mi stringeva forte la mano.


Carezzata da Jacques si abbassò verso il centro delle sue attenzioni. "Ora vediamo. Queste sono le palle che stanno fabbricando il seme che forse mi farà madre. Il seme poi proseguirà di qui e con il dito percorse l'itinerario immaginario. Il suo tono più che il tocco lo fece rizzare subito. "Mi permettete di prenderlo nella mia bocca" sussurrò dandomi ancora del voi. Si inginocchiò come aveva fatto prima e iniziò un pompino sapiente non prima di aver leccato a lungo i testicoli. 


Si alzò di scatto con un diverso tono di voce, imperioso. "Voglio che mi scopiate ora. Dove?" Indicai quello stesso tappetino dove si era inginocchiata. "Qui, a gambe larghe e aspetta" risposi. 


Si sdraiò sulla schiena con le braccia e le gambe a stella tipo Uomo di Vitruvio. Ma io presi a parlare con il marito. "La tua donna ha proprio voglia di cazzo oggi" "Sembra di si. Tre volte e non è ancora pomeriggio" sorrise e mi mise la mano sul sesso, "Vuole questo dentro " avrebbe volto aggiungere "e la posso ben capire". "Su va falla godere" mi invitò. Continuai invece. Mi piaceva questa situazione parlare di lei con un altro uomo come se lei non fosse palpitante davanti a noi con la figa aperta. "Davvero non è stata mai inculata?" "No con me non ha voluto e io sono stato tra i primi suoi uomini. Abbiamo provato una volta ma le faceva male e…"


Anne aveva spostato una mano sul suo sesso, fingendo di aprire la vulva si toccava. "Davvero troia la tua donna, guarda come lo aspetta…" Mi attendevo come risposta qualche altra parola sporca ma Jacques prese quel tono serio e maschio che aveva quando parlava solo con me "Anne Aspetta di diventare madre. Dai, va!"


Sotto gli occhi di Jacques mi inginocchiai poi mi misi dritto parallelo a lei come se facessi dei piegamenti, senza aiutarmi con la mano quasi dall'alto e molto lentamente entrai dentro di lei nella classica posizione del missionario, i miei gesti erano quasi ieratici, più che eccitata, Anne sembrava una ragazza vestita di bianco che aspetta la cresima. 


E così tra ieratico e dolce iniziò una scopata lenta e struggente quasi silenziosa. A un certo punto Anne dicendo "Ora…" si alzò e poggiando le braccia sulle spalle del marito piegata a 90 gradi mi invitò "e ora puoi sfondarmi". 


Così feci, aizzato dalla sua figa fradicia e dal buchino che forse presto sarebbe stato presto mio. In quella posizione sarei potuto andare davvero fino in fondo. Dovevo solo evitare di venire troppo presto. Mi aiutava il fatto che mi apprestavo alla… vediamo: uno due tre quattro, alla quarta venuta in meno di quattro ore. Non rischiavo certo l'eiaculazone precoce questa volta. 


Durò molto infatti. Le spinte sempre più forti ammortizzate dalle spalle di Jacques le avevano fatto male alla schiena. Anne crollò inginocchiata a terra con le sue mani strette fra quelle di Jacques che spingeva in direzione contraria per dare resistenza e far entrare meglio i miei colpi. Anne ormai gridava a ogni spinta, prendevo una rincorsa che inziava quasi alle grandi labbra e sembrava finire nel suo stomaco, in gola. 


Anne mi guidava palesemente voleva farmi sentire a che punto era del suo viaggio verso il godimento per farlo coincidere con il mio. "Oh Dio" aveva iniziato a dire. Poi "Oh Jacques se tu sapessi come è bello". Poi iniziò con i lamenti "il tuo cazzo mi sfonda", poi con le parolacce "sono la tua troia". Disse anche una cosa strana "Mi scoperai così davanti a tutti in spiaggia domani non è vero?". Questa idea mi eccitò ulteriormente. Lo sguardo di Jacques era pieno di ammirazione e desiderio. 


Anne prese una pausa tra i gemiti si voltò a guardarmi con gli occhi decisi e disse solo "E' questo il momento". Stringendole i fianchi iniziai una lunga cavalcata sempre più veloce e potente che sembrava estrarre dal suo fiato i suoni che cercavo. Finì con un urlo lungo e contemporaneo. Per essere sicura  che non mi sfilassi Anne incrociò le sue gambe sulle mie eliberò le mani da quelle di Jacques stese le braccia all'indietro e mi prese le chiappe come per impedirmi di uscire. Io stavo gioendo qualche secondo prima di lei, se fossi uscito avrei rovinato tutto. Il mio urlo precedette il suo "E' questo, E' questo". Le gambe tremavano i piedi pestavano il tappeto la schiena si inarcava. Non esisteva più Jacques ne io nè altro. Solo un sesso dentro che irrorava il suo desiderio. 


Piangeva Anne dopo e Jacques la prese  e la tirò a se per baciarla. Lei mi volle a fianco e sul divano insieme a turno la toccavamo e la baciavamo. Jacques prese a toccarsi mentre io che gli stavo carezzando la faccia gli diedi il mio dito da succhiare. Anne si alzò e fece vedere a Jacques la figa, la allargo con le dita proprio davanti al suo naso come se fosse miope. Colava un filo di sperma "Ecco questo è il seme di Albert che mi ha fatto godere e mi è venuto dentro. E lo farà anche domani" disse lentamente mentre Jacques senza nemmeno troppo sforzo delle sue mani, quasi solo col pensiero, veniva a sua volta.      


Jacques stremato dall'orgasmo e da quanto aveva visto se ne andò a dormire dopo aver baciato Anne e curiosamente le mie mani. 


Anne non era stanca. "Ti va di fare due passi con me? Devo sciogliere le gambe" disse mentre prendeva una sorta di borsetta. "Hai qui tutte le tue cose" chiese vedendo la tenda arrotolata il materassino e lo zaino. "Quasi. Alcune sono in una cassetta anzi ho li i miei soldi" aggiunsi per far capire che non avrei potuto fare il cavaliere se ci fossimo fermati in un bar. "Non preoccuparti i soldi sono una cosa che davvero Jacques non mi fa mancare", disse scenendo le scale. 


Anne apprezzava il silenzio e gliene ero grato. Ero stato meno imbarazzato con Jacques. Non riuscivo a non sovrapporre la sua immagine di tranquilla turista in vacanza, alla femmina che spingeva verso di me per sentirlo ancora più a fondo e che gridava in faccia al marito "Non è stato mai così". 


Ci guardavano tutti con sguardo di disapprovazione. Eppure pur nudo, non ero eccitato (a tutto c'è un limite). Non era nemmeno la differenza di età fra noi due. Era solo che nel domaine nudista di cap d'agde la presenza di adolescenti non era gradita. 


Ci infilammo quindi nel bar più vicino, all'interno. In un angolo. "Sai è stata quasi la prima volta per me e per Jacques". Erano stati in un locale per scambisti a Parigi ma lei non era andata oltre qualche gioco di mano. Avevano scoperto che a lui piaceva guardare, non darsi da fare a sua volta. E quindi erano venuti a Cap d'Agde. Il secondo giorno aveva  preso in bocca un bel signore che si era sdraiato di fianco a lei, il giorno prima era andata oltre facendosi infilare da un uomo più giovane che era però più emozionato di lei ed era venuto fuori per fortuna quasi subito: "due gocce, sembrava collirio!" commentò. 


"Tu invece…" e stette zitta. Sapevo che parlandomi cercava le parole più semplici ma in quel caso le mancavano proprio. "Ti ho visto dormire in spiaggia, Eri già passato una prima volta. Ho pensato, no non ho nemmeno pensato. Ho saputo che eri 'lui'. Prima ancora di vedere il tuo sesso. Solo l'andatura, l'abbronzatura completa. Come hai fatto se eri appena arrivato?"  "Balcone in casa ogni mattina, genitori via…" spiegai, "e la mano che va" aggiunse lei ridendo (avevamo ordinato un cocktail a base di champagne). "Bisogna allenarsi", commentai stando allo scherzo. "Per vincere e tu hai vinto. E io di più. Sai", altra pausa, "a noi donne insegnano di dire sempre. "Non è mai stato così bello" anche quando non è vero. Ma con te è stato di più. Non parlo solo della dimensione, della forza, del fatto che è sempre dritto e di acciaio. Non è solo questo. E' come mi prendi, come mi parli, come mi usi…Praticamente è come se non lo avessi mai fatto prima. Mi sono sentita sverginata. Mi sono sentita femmina, non moglie, non compagnuccia: femmina!".


"E di questo vi ringrazio molto", concluse con la voce di una signora altoborghese che ringrazia di un servizio ben fatto. Una risata seppellì il discorso che non avevamo fatto. 
"Sai oggi era ancora un po' presto. Non so se… D'altra parte mi hanno spiegato che il seme impiega alcuni giorni per fecondare e quindi forse è meglio…" "prepararsi con anticipo" aggiunsi io. Queste spiegazioni ginecologiche non mi appassionavano. 


Anne capiva di avermi messo a parte di pensieri che non potevo condividere e si affrettò ad aggiungere. "E un altra cosa. Te l'ho chiesto perchè sei tu. Non perchè sei giovane. Non per l'anonimato. Non l'avrei chiesto a nessun altro. Voglio che sia tu. Tu mi hai reso femmina, col tuo cazzo certo ma con il tuo modo di fare e quindi è un tuo diritto prima ancora che un mio desiderio rendermi donna. Sono riuscita a farmi comprendere?"


Sarebbe stato giusto reciprocare ammettendo di essere stato a mia volta spulzellato da lei ma non ne feci parola. "Tu dici che non è il sesso, allora cosa ti ha dato questo pensiero". "E' difficile rispoindere. Certo il sesso c'entra ma anche se non l'avessimo fatto. E' un modo che tu hai di fare. Mi hai fatto sentire tua, ho sentito di appartenerti. Non posso dire soggiogata ma quasi". Jacques…. Jacques "non mi ha fatto mai sentire così. Ovviamente non a letto ma nemmeno per il resto. Con Jacques siamo una coppia moderna, ciascuno con la sua autonomia, la sua vita, la sua libertà. A proposito anche lui mi pare un poco soggiogato da te", proseguiva. 


Era il caso di aggiungere che forse i sentimenti di Jacques non erano così lontani dai suoi? Forse no, anche se questa frase mi sembrava un invito. Restai sul vago "Sai i maschi…." "Se non fossi stato tu non me lo avrebbe permesso, di farmi venire dentro voglio dire, e nemmeno quell'altra cosa". Sembrava interessata e non lasciai cadere questo tema, "Come funzionano quei cosi che si usano per sapere se sei incinta. Da quando segnalano?". "Il farmacista dice che sono in grado di segnalare la apparente gravidanza dopo due o tre giorni anche se è meglio attendere 15 giorni dopo il mancato ciclo per evitare falsi positivi" rispose competente e informata.  


Volevo tornare su un tema a me più caro. "Bene allora guarderemo insieme. Cosa si deve guardare?" "Metti un goccio di pipì su una striscia. Se diventa blu allora…" e arrossì! 
"Se diventa blu diventerai donna appieno" commentai. In realtà stavo pensando ad Anne chinata mentre cerca di colpire con il suo getto la striscia. Non avevo mai visto bene una ragazza fare pipì. E non volevo sapere perchè era arrossita. Per me l'unica cosa che contava era che se Anne fosse rimasta incinta si sarebbe fatta sodomizzare. Non volevo andare più in là col pensiero. Il bello è che in questo modo partecipavo anche io come Anne e Jacques alla trepida attesa. 
   
Dei giorni seguenti fra me e Anne potete immaginare. Lo facemmo sulla spiaggia davanti a tutti 'more ferino' lei urlando richiamava l'attenzione di tutti. Ricordo che poi ricevetti i segni di attenzione e gli inviti di molte donne.


Lo facemmo mentre lei succhiava il cazzo del marito. Lo facemmo a turno io e Jacques con lei chinata sul famoso tavolo (così si evitava la ridicola parentesina della scopatina postprandiale coniugale). Lo facemmo anche io e Jacques. Già. Anne era andata a telefonare   e poi a comprare da mangiare. Già prima che uscisse capimmo che sarebbe successo e non appena chiusa la porta ci abbracciammo. Jacques in ginocchio iniziò a succhiarmelo ingordo   dicendo "vieni nella mia bocca". Non mi sarebbe stato facile. Per eccitarmi un poco mi sdraiai anche io e iniziai a toccargli le palle e il culo parlando di come era bello scopare la sua donna e di quando le avrei fatto il culo. "Nello stesso giorno voglio gettare il mio seme nella sua bocca nella figa e nel culo" dissi. E tu lo pulirai ogni volta. 


"Ti voglio anche io" riuscì a dire senza staccare la bocca. "Come? così?" dissi inserendo il dito nel suo buco con forza. Gli strappai un urlo "Si così, anche io!" quasi piangeva. 
"Per ora fammi venire e ingoia" gli imposi. Mancava poco. Jacques era abile e la situazione era a suo modo erotica. Dopo aver ingoiato tutto ci baciammo in piedi. Lo feci mettere a 90 gradi su quello stesso tavolino dove avevamo scopato per la prima volta. Ammiravo le sue cosce perfette appena un po pelose. "Io voglio…" non riusciva a dirlo e piangeva. Povero Jacques ammetteva per la prima volta di essere culo. "Non ho mai fatto nè desiderato questo prima. Si da ragazzino ci si toccava, magari quelli più piccoli lo succhiavano. Magari avrei anche scopato un amichetto ma questa.." completai per lui la frase "Questo desiderio di essere scopato". "Ecco sì, mi è venuto solo ora vedendo come facevi con Anne". 


"Non è detto che ti possa piacere così tanto, dopotutto quella di Anne è una vagina". Jacques cercava di far ordine nei suoi pensieri. "Si lo so. Vedi io in realtà non voglio godere quanto Anne. Non è quello che le invidio, Io voglio farti godere come fa Anne. Voglio sentirti e non solo vederti cavalcare, dentro di me senza nessuna pietà. Solo per reaggiungere il tuo privato godimento. Voglio quello. Certo non verrò. Mi farà male anzi Ma è questo che voglio".


"Ti ringrazio Jacques mi fa sentire molto… molto maschio quello che dici". risposi calmo. Per fortuna essendo appena venuto nella sua bocca e prima ancora nella giornata tre volte, era fuori discussione che si potesse fare in quel momento. 
"Lei, lei ha indovinato credo. Anche per questo ci ha lasciati soli". tenne ad aggiungere quasi che io sentissi remore nel 'tradirla' con suo marito (dio che casino, sembrava una commedia di Feydeau).


Parlando mi ero semi sporto dal balcone con le gambe larghe. Era un balcone in muratura. Mi disse, "stai fermo così, voglio farti una cosa che forse non hai mai". Si sedette per terra e iniziò a leccare i testicoli e poi il perineo e poi, distanziandomi le chiappe con le mani, la fessura e il buco. "Lo facevamo da ragazzini agli scout", disse. Alla faccia degli scout pensai.Era davvero bellissimo, sensazioni nuove delicate e profonde al tempo stesso, la sua lingua si insinuava dentro (speravo che non volesse baciarmi dopo) e poi percorreva a ritroso il perineo fino ai testicoli che metteva in bocca (con un certo mio timore) uno dopo l'altro. Intanto si stava masturbando. Non potevo vederlo perchè guardavo fuori attento a non gridare e a non attirare l'attenzione dei passanti. Gli ultimi colpi della lingua segnalavamo i fiotti del suo orgasmo. Rizzatomi in piedi potevo vedere le gocce sul suo torace. 


"Grazie è stato bellissimo. Non lo avevo mai…" dissi un po' dall'alto in basso. Del resto non avevo mai fatto quasi nessuna delle cose che stavo facendo abitualmente da due giorni a quella parte. "Mi scoperai. Non è vero?" chiese e senza attendere la riposta rientrò in casa spero a lavarsi i denti.   


Facevamo sesso di giorno io e Anne, la sera andavamo a letto presto magari avendo cenato fuori insieme. In pubblico nessuna effusione e nessun discorso che potesse portare alcuna eccitazione. Era una tortura. Quindi li portai una sera nella mia parte di spiaggia dove i giovani accendevano fuochi e suonavano la chitarra fino al momento in cui nessuno aveva più la possibilità di cantare o di ascoltare.  
 
Ascoltandoli iniziammo a baciarci e a toccarci tutti e tre. Non a turno come soldatini ma nel completo caos. Ebbi in bocca il sesso di Jacques dopo che lui e lei si eranoi disputati il mio, la scopai da dietro mentre lei abbracciava il marito e lo baciava. Tutto insomma. Liberi come in Paradiso.  



Tornando Anne disse "domani vado in farmacia, preferirei andare da sola, in paese". 
Non facemmo l'amore al risveglio, Anne le due mattine prima mi aveva svegliato chiedendomi del sesso e prendendoselo a cavalcioni sopra di me, a volte dandomi la schiena a volte voltata verso di me. Non quella mattina Eravamo un po' tesi e per non stare in casa facemmo colazione fuori.


"Se succedesse, per te come sarebbe…" chiesi a Jacques ma non sapevo come continuare. "Fino a ieri ti avrei risposto che farla concepire da un altro era un 'piano B' un ripiego accettabile visto che evidentemente non riesco a metterla incinta e che probabilmente lei potrebbe. Meglio che adottare un infelice. Fino a ieri". "E ora che mi dici". temevo che avesse cambiato idea. "Ora ti dico che sono entusiasta. Desidero davvero tanto avere un figlio da te".  "Beh, ci siamo andati vicino ieri"  risposi.


La sera prima, la sera dell'orgia sulla spiaggia  tornati a casa Anne aveva capito tutto. Prese dell'olio solare "Credo che sia questo che vuoi Jacques. Capisco che lo voglia provare anche tu". Jacques andò in bagno, quando uscì Anne  fece sdraiare il marito sul divano a pancia in giù e passò l'olio sulle sue chiappe, dentro il suo ano. "A questo ci penso io invece" e davanti a lui iniziò a prenderlo in bocca per risvegliarlo mentre Jacques spostava i cuscini cercando la posizione ideale per farsi sverginare dall'uomo che da tre giorni risvegliava urli nella pancia della sua donna. Ci volle un po' per riprendere la durezza necessaria. "Credo che sia la prima volta per lui. Lo desidera ma temo che gli farai male con questo, bisogna che scorra bene. Con la saliva stava facendo una sorta di vestitino. Furono più le parole a indurirlo. "Ora stai per scopare il mio uomo. Jacques fallo godere. Io andrò nell'altra stanza. Forse è meglio". "No", intervenne Jacques che non aveva ancora detto una parola, "solo all'inizio poi vieni qui vicino a lui".


E così fu. Ero davvero attratto dal bel sedere di Jacques dalla lotta che aveva dovuto fare con se stesso per ammettere quel desiderio e poi per accettare di realizzarlo. Ero davvero felice di essere stato scelto da lui. Mi sembrava che quel sedere tondo e appena peloso con il suo anellino in mezzo diretto contro la punta del mio cazzo fosse un premio che io avevo ricevuto. E lo ricevetti entrando abbastanza deciso, facendomi strada a fatica fra le pieghe, "respira a fondo" raccomandai. All'inizio fui molto cauto, i suoi rantoli mi guidavano. Entrai solo fino a metà prima di iniziare a muovermi. Poi arrivò Anne, si mise di fianco poi dietro tenendomi la mano. Era una sensazione bella potevo dire di avere una donna al mio fianco!. Il desiderio, la foia, mi prese solo dopo qualche tempo. L'ano di Jacques si era abituato e i muggiti erano diventati mugolii di piacere, aveva trovato il modo di liberare una mano e toccarsi. Ora era un buco che io dovevo sfondare e iniziai la cavalcata. Stavo facendo male a Jacques soprattutto quando prendevo la rincorsa per andare fino in fondo. Ero appena venuto tante volte, ci avrei impiegato tanto. Anne venne in soccorso del marito non fermandomi ma al contrario toccandomi i testicoli e il perineo e incitandomi "Dai scopalo, è tuo, vienigli dentro, mettilo incinto. E' tuo! Fagli male non importa ma scopalo, più forte!" Ansimava più lei di me. Mi raccontò poi che era eccitatissima e stringeva le cosce per godere come faceva da ragazzina a scuola. Mi strizzò i testicoli e quello fu il segnale. Partì una serie di colpi e finii crollando sulla schiena di Jacques che si era voltato per guardarmi. Ero venuto dentro e non poco. "Sei bravissimo, lo hai scopato benissimo", si complimentò Anne, "vero amore?" chiese garrula. Jacques disse solo "Ti amo" e si voltò per ricevere un mio bacio. 


Avevamo sporcato un po' in giro. Anne ci lasciò per andare a letto. Noi restammo qualche minuto dvanti all'ultimo bicchiere tenendoci per mano "E' stato bellissimo averti" dissi, "E' stato belissimo averti dentro!" rispose lui, "buona notte". E si andò a coricare di fianco a sua moglie. Gli guardai attarverso la porta. Ecco mi ero fatto tutti e due pensai un po' stupidamente. 


La mattina dopo eravamo così presi dal responso della striscia che non pensammo quasi a quello che era accaduto (beh Jacques non poteva non pensarci, si sedeva con cautela e si muoveva come se avesse le gambe ingessate). 


Tornata dalla farmacia Anne mise in frigo le cose acquistate come se fosse stata a fare una normale spesa. Noi la guardavamo stupiti. "Albert, vuoi venire con me in bagno?" Non mi aveva mai chiamato per nome prima. Chiuse la porta "vuoi vedere come fanno la pipì le femmine?" Si mise nella vasca della doccia con le gambe un po larghe e ripiegate. "Ecco prendi questa striscia, puoi guardare ma cerca di metterla sotto il fiotto. Non importa che ne prenda tanta. Io per sicurezza mi sono riempita la vescica stanotte". Era bellissimo vedere questo zampillo uscire da un punto segreto del luogo che avevo perocorso in quei giorni con la mano, con la lingua e con il sesso. Quasi mi dimentucavo della striscia. Finito disse. "Ora dobbiamo aspettare tre minuti se diventa blu… sono incinta. Sono i primi giorni quindi vedremo al massimo colorarsi le prime tacche. Ma più probabilmente non vedremo nulla e tu avrai solo scoperto da dove fanno la pipì le bambine!". 


Eravamo nudi ovviamente davanti allo specchio abbracciati. Iniziammo a baciarci. Erano passati più di tre minuti. Lei si risveglò dal bacio prese la striscia e urlò Oddio Oddio Sì Sì Sì Sì toccandomi le palle e stringendole. Poi corse fuori. "Jacques Jacques ci siamo ci siamo" Piangevano tutti e due. Jacques, sempre mercante di vini, aprì una bottiglia che aveva comprato di nascosto il giorno prima per questa occasione. Uno champagne costoso che bevemmo quasi l'uno dalla bocca dell'altro. 


"Brindiamo al protagonista" disse, abbassando la sua coppa e immergendovi il mio sesso e poi un testicolo e sorseggiando il tutto.  Poi ripetè lo stesso con Jacques dicendo "A chi lo ha permesso". Bevetti anche io. "E a me che ho ricevuto tutto questo", concluse abbassando il calice all'altezza del pube. 


Finimmo la bottiglia e dormimmo abbracciati in tre sul grande letto. Anne si era alzata un attimo per fare una controprova che aveva confermato il risultato. Certo poteva essere un falso positivo ma in passato nessuna delle tante altre volte la striscia era diventata blu, nemmeno per sbaglio.  


Il pomeriggio Anne si svegliò per ultima arrivò in salotto e disse "ora devo darti il culo". Assentii gravemente, "Mi farai male?". "Sì" risposi, hai visto Jacques fa fatica ancora adesso a camminare". "Cercherai di essere gentile?". "All'inizio sì". "Sarà come uno stupro credo. Facciamo così. Se ti chiamo per nome smetti. Tutte le altre cose che dirò non ascoltarle o meglio ascoltale, ma non farle, d'accordo?". Feci un segno di assenso.  
"Anche io non voglio che Jacques sia con me all'inizio. E voglio che tu subito dopo esca a fare un giro. Sarà Jacques a consolarmi, a pulire forse a curarmi perchè temo che mi romperai il culo con questo", continuò toccandomi il sesso che si era rizzato solo per queste parole. 


Si mise una maglietta sul corpo e la abbassò davanti in modo che vedessi solo il suo sedere che iniziò a muovere davanti a me facendolo mi chiese "Perhè vuoi così tanto sodomizzarmi? Per farmi male?"  "Si anche per farti male". "Non ti basta quello che hai avuto?". E' diverso. Scopare fa piacere anche a te. Soprattutto a te, devo preoccuparmi del tuo orgasmo. Con i pompini no certo, ma non sono poi così faticosi o dolorosi per te. Non soffri facendoli. Al massimo ti annoi, pensi ad altro. Se dai il culo non puoi pensare ad altro. Significa fare qualcosa solo per il piacere dell'altro. E poi la figa è fatta per essere scopata, guai se non lo è. Il culo invece no usarlo per far godere un uomo è superfluo. E' un darsi completo un abbandonarsi al piacere dell'altro senza contropartita"  Anne assentiva: evidentemente ci aveva pensato anche lei.


"E poi ricorda, avevamo concordato qualcosa di più di un atto sessuale. Io voglio possedere il tuo culo. Voglio che sia una parte di te che mi appartiene completamente. Voglio che tu non lo faccia mai con nessun altro e voglio poterlo fare sempre. In qualunque momento ci reincontrassimo che ci si piaccia o no, che tu abbia la possibilità o no anche controvoglia e digrignando i denti anche senza offrirmi un caffè prima e mandandomi via subito dopo, tu ti alzerai la gonna ti farai strappare le mutandine e mi darai il culo". 


"Allora questo significa che ci rivedremo?" disse Anne. "Non lo so, non so come. Non so se. Io voglio che questo sia possibile". "Mi hai eccitato", ammise Anne. "Sul tavolo come la prima volta?" Si mise col torace sul tavolo "Ho comprato una crema. La trovi lì, vicino al pane".  


Jacques intervenne. "Questa volta tocca a me prepararlo!" Prese la crema e con amore iniziò a spalmarla sull'interno delle fesses e poi nel buco di Anne infilando prima un dito poi due poi tre. Poi inginocchiatosi iniziò a spalmare la crema sul mio sesso sussurrando "Stai per inculare la mia donna, la donna che hai messo incinta. Stai per prendere ciò che è tuo!".  


Anche Anne aveva assunto questo tono ieratico. "Mi fece segno di venire davanti a lei e gaurdando fisso il mio sesso gli disse. Questo sesso mi ha reso femmina per la prima volta, mi hai reso madre e ora mi rende completamente donna. Ora capisco perchè lo vuoi e lo voglio anche io".


Mentre a mia volta inserivo le mie dita per allargarle il buchino si fece prendere dalla paura, quasi piangendo diceva "Stai per farmi male vero?". "Credo di sì amore mio", dissi. Dissi propirio "amore mio". 


"Sono tua", riprese come se recitasse una formula sacra , come al matrimonio, "anche il mio culo è tuo. Lo possiedi. Sarà tuo per sempre". L'ultima parola soffocta da un urlo perchè ormai ero entrato dentro. "Jacques resta qui, tienimi per mano" implorò. Jacques che era già uscito si avvicinò si sedette sul divano con gli occhi all'altezza di quelli della moglie e prese una delle mani che scendevano dal tavolo. 


Le faceva male, non era entrato che per metà e sentivo come un avviluppo di muscoli che mi stringevano. "allargati, fatti prendere" disse, "dammi il culo". Dare significava infatti non fare resistenza lasciarsi andare. Così fece a un certo punto e potei iniziare a scorrere in su e in giù senza tuttavia andare fino in fondo. Cercando la posizione migliore, Anne si inarcò. Le presi i seni fra le mani le feci succhiare il mio pollice mentre le stringevo il collo. Lei si voltò e gli occhi erano quasi invasati come se fossero rivolti all'interno. Mentre ci baciavamo lei smise di fare resistenza e venne impalata. era entrato fino in fondo lasciandola senza fiato. "Oddio oddio" le due dita che avevo inserito nella sua bocca sembrava che avrebbero potuto raggoingere il sesso che era penetrato nelle sue viscere. Mi ricordai di quando da bambini si costruisce una montagna di sabbia e poi si scava un tunnel con la mano uno da una parte e uno dall'altra fino a quando le dita non si incontrano. 
 
Avevamo fatti qualcosa del genere con Jacques, io dentro di lei e lui nella sua bocca ma, a parte la scomodità della sabbia ovunque, non c'era paragone. Questa era una vera effrazione. AnneSi lasciò cadere sul tavolo con le mani diritte prese da Jacques Anne iniziò ad andare avanti e indietro col culo. Cercava il mio sesso, cercava il mio piacere questa volta perchè ogni volta che si spingeva fino in fondo gettava un urlo. Poi mi lasciò fare. Con una voce profonda implorava, "basta mi fai male. Finiscila! Mi violenti" ma senza usare il mio nome. Avevo preso una andatura decisa e non lenta, Anne piangeva. Poi iniziò la cavalcata finale. Lei mi incitava "Più a fondo. Ancora. Sono tua, è tuo il mio culo, vieni dentro. Vienimi nel culo dai,, dai dai" gridava Anne guardando fisso il marito. 


Non capivo più niente sentivo solo il mio sesso e la piccola caverna scavata dentro la sua pancia che si inarcava e si muoveva certo per avvicinare il mio orgasmo. Che fu davvero una cosa definitiva. Come se fosse stato l'ultimo della mia vita. Restando dentro la feci voltare e la baciai con gli occhi pieni di gratitudine per avermi dato tutto, poi le asciugai le lacrime che restavano sulla guancia. 


"Ora sono davvero donna, ora sono davvero tua" concluse. E andò in bagno poi a letto. Io dopo una breve doccia aiutai Jacques a rimettere a posto il tavolo che si era sganciato dai cardini che lo tenevano al muro e la gamba irrimediabilmente stortata dai miei colpi di oggi e prima di ieri e del giorno prima ancora.  


Io e Jacques aprimmo una bottiglia in silenzio sul balcone. "E' stato impressionante", disse quasi fra se e se. "Vederlo è diverso da sentirlo. Potevo vedere la sua faccia, e la tua. Deve esserle piaciuto, più che a me". 


Già era una situazione strana, commentare col marito come avevo scopato la moglie, lo avevamo fatto più volkte nei giorni scorsi. Ma discutere su come avevo scopato lei e lui era troppo. Dopo un po' risposi. "Mi pare di averle fatto male invece, anche se lei avrebbe potuto…". 


"Sei bravo a letto Albert ma perdonami, hai sempre 17 anni, non capisci molto delle donne. Certo non hai stimolato il clitoride. Anne non è venuta ma non l'ho mai vista così fuori di se dal desiderio. Non ti avrebbe fermato nemmeno se l'avessi squartata. Provava qualcosa di completamente diverso. Non era solo un sesso più piacevole dell'abituale. Scopandola le avevi fatto avere qualcosa di diverso. Sodomizzandola l'hai fatta essere qualcosa di diverso.


Anne nel frattempo era tornata in salotto. Camminava con difficoltà come quando ci si muove sui sassi della spiaggia. Si sedette con cautela., aveva un negligè semitrasparente. Piangeva e voleva essere abbracciata da me e da Jacques. "O Jacques o mio dio. Cosa sono ora!". Questa volta Jacques equivocò. "Ma dai Anne" l'hanno fatto divere delle tue amiche non è vero? Me lo hai detto tu" pensava che la moglie si fosse vergognata di essersi prestata a un rapporto anale.r


"No, non è che l'ho fatto. E non è neanche che mi è piaciuto moltissimo. La questione è come mi sono sentita facendolo o mentre lui mi faceva. Non ho parole. Era come… mi chiedevo come avevo fatto nei.. quanti minuti ho vissuto finora: un milione? Ecco come ho fatto nel milione di minuti precedente a quei dieci quindici. Riprenderei subito se potessi, passerei la vita intera a farmi inculare a farmi strappare via il piacere mentre mi piego al desiderio completo di un uomo. E' questa la cosa".


"Beh lo rifaremo domani", dissi abbastanza stupidamente, "Si certo e forse anche dopodomani" disse Anne intendendo che questo non era così importante. Ma poi? Fionite le vacanze? Tornati a Parigi? Quando avrò un figlio piccolo? "Attendi un minuto piccolo mio che la mamma va a farsi sodomizzare come d'abitudine?". Non posso essere davvero questa cosa, non posso essere davvero donna. Vorrei tornare a qualche giorno fa, a essere la ragazzina che distrattamente scopicchia un po' in giro col permesso del marito!".  


Poi mi guardò. "Grazie comunque. Di tutto". Aveva portato un foglio che lasciò attaccato al muro. Era voltato, si vedeva solo il lato rimasto bianco. "Buonanotte Albert. Grazie grazie di tutte le cose che mi hai fatto scoprire, Jacques vieni come me?" 


Era un congedo. Certo avrei potuto far finta di nulla e restare ancora qualche giorno. Lo avremmo fatto e rifatto, avrei eiaculato in tutti gli anfratti di Anne e forse di Jacques nella stessa giornata. Magari avrei inventato qualcosa tipo i guanti di crine. Ma in questa escalation vevamo raggiunto un vertice che non poteva essere superato. Ci saremmo solo potuti ripetere. Saremmo divenuti dei travet della trasgressione. 


Era ora di muoversi.  Attesi qualche tempo che i due si addormentassero. Era sabato avrei preso soldi e documenti e poi, uscito dal domaine, avrei trovato sicuramente anche nel cuore della notte un passaggio verso l'autostrada e ripreso la via di Barcellona. Prima di uscire sollevai il foglio senza staccarlo per vedere cosa c'era scritto. Riportava due nomi: Jacques e Anne, un cognome e un indirizzo di Parigi. 


Lo staccai e lo portai con me? 


 


 
 



   

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