Argarth aveva appena finito un lungo turno di ronda con l'armatura completa della guardia della Cittadella sotto un sole cocente. Appena rientrato a casa si era spogliato del metallo e aveva riempito la vasca con svariate secchiate di acqua dal pozzo, sufficienti per potersi fare un bagno rinfrescante.


Sfilò così la tunica e quindi le braghe, lasciando libero al vento il suo sesso che perfino a riposo dimostrava un notevole potenziale. Stava quasi per immergersi quando Galaram, sua moglie, entrò nell'unico ambiente che formava la loro casa.


Erano una coppia molto strana. Lui, un uomo mortale dai corti capelli neri, carnagione resa olivastra dal sole e petto villoso. Lei, un angelo biondo, dai lineamenti perfetti e gli occhi azzurro ghiaccio. Due lunghe e piumate ali bianche si staccavano dalla sua schiena sottile e candida.


 - Ho bisogno di un bagno


Spiegò l'uomo trovato completamente nudo. Lei annuì.


Mentre lui si calava nelle ormai tiepide acque della vasca, Galaram si sfilò la tunica da Magister della Cittadella. Ci volle un po'. Era sempre difficoltoso sfilare le ali da quella tunica e ad ogni movimento meno aggraziato i suoi piccoli seni saltellavano delicatamente. Quando fu completamente nuda non poté fare a meno di notare che Argarth indugiava con lo sguardo sul suo corpo, sui suoi seni piccoli e aggraziati e sul suo culetto tondo e perfetto. Il membro di suo marito già spiccava da sotto il pelo delle acque, come un mostro marino pronto ad attaccare. La cappella gonfia, rossa, turgida, sembrava pronta a scoppiare.


 - lo sai che non si può - disse subito l'angelo


 - Mi sembra che anche tu lo voglia... - rispose l'uomo notando i piccoli capezzoli di lei già farsi turgidi di eccitazione.


 - Ogni volta che lo facciamo è un grosso rischio. Lo sai...


 - Da quanto non hai un orgasmo.


 - 5 anni - mormorò lei - quindi sarebbero 5 anni di esilio se avessi un orgasmo e l'esilio non è una passeggiata.


 - Hai ragione, ma è difficile.


 - Non deve esserlo anche per te però - disse lei inginocchiandosi accanto alla vasca.


Senza indugio afferrò il membro del marito, alla base, immergendo la mano nell'acqua e iniziò a muoverla su e giù, con delicatezza. Quindi calò il capo verso la cappella che spuntava e iniziò a lambirla con la propria lingua.


Secondo le leggi degli Dei, gli esseri immortali che provavano un orgasmo venivano relegati in un esilio della durata del loro ultimo periodo di castità. Era una legge antica che da 2000 anni manteneva la pace su tutti i Regni, divini e non. Stessa regola non esisteva per i mortali, la cui vita era già abbastanza breve. Come se non bastasse, nella Cittadella governata da Bianca la Casta, era completamente illegale qualsiasi atto libidinoso, eccezion fatta per quelli compiuti a scopo riproduttivo e preventivamente autorizzati. Insomma, ciò che stava per succedere in quella casa era sbagliato, sotto qualsiasi punto di vista.


Incuranti di regole mortali e leggi divine, Galaram prese la cappella di suo marito tra le labbra e iniziò a succhiarla, carezzandola delicatamente con la lingua mentre la bocca calava e risaliva dall'altro verso il basso e viceversa, in sincrono con la mano che sollecitava l'asta.


Dai mugugni del marito si rese conto che stava agendo bene. Nulla di cui stupirsi, sapeva benissimo cosa gli piaceva davvero e sapeva come fargli piacere.


I suoi gemiti crescevano sempre di più mano mano che lei accellerava i movimenti della bocca e della mano, finché, con l'altra mano, gli afferrò i testicoli e iniziò a massaggiarglieli. Argarth non ne potè più e con rapidità e decisione si alzo e uscì dalla vasca, afferrò sua moglie per i fianchi costringendola a piegarsi proprio sul bordo della vasca e mostrando così il suo bel culetto tondo e sodo.


Lui sapeva quanto a sua moglie piacesse essere presa con violenza e passione, quanto quel gioco di sottomissione piacesse ad entrambi, ancora di più dal momento che lei, immortale, aveva soglie di resistenza estreme, potenzialmente infinite.


Quando appoggiò la cappella tra le cosce di lei la trovò bagnata oltre ogni immaginazione. Il suo membro si infilò dentro di lei come un coltello bollente fende il burro morbido. Lei sobbalzò. Per trovare equilibrio aveva immerso le mani nell'acqua, trovando appiglio sul fondo della vasca.


 - Argarth, ti prego, no... - disse lei debolmente e per nulla convinta delle sue stesse parole - rischi di farmi venire così...


 - Zitta - disse lui con un tono sprezzante che la eccitò ancora di più.


 - Ma io... - Galamar non fece in tempo a finire le parole che lui le spinse la testa nell'acqua stessa.


Con una mano teneva la testa di lei nell'acqua, con l'altra le afferrava un fianco per darsi più slancio e iniziò a scoparsela con una foga e una passione estrema.


Lei non aveva bisogno di respirare, sarebbe potuta rimanere così anche anni, ma era parte del loro gioco che lei si agitasse, che fingesse di volersi liberare. E così faceva.


Le voluttuose piccole labbra dell'angelo avvolgevano il membro turgido e nodoso della guardia della Cittadella, offrendo una flebile resistenza che lo eccitavano ancora di più. I suoi umori ormai le colavano lunghe l'interno coscia bagnandola fino alla caviglia.


Dispiegò le ali, agitandole mentre cercava di liberarsi giocosamente a quella presa. Il piacere era enorme per entrambi, ma per lei, in astinenza da 5 anni, era insopportabile.


Quando lui sentì di essere quasi sul punto di venire iniziò a spingere ancora più forte. L'impatto delle sue anche sulle natiche di lei producevano dei rumori come di schiaffi, sempre più rapidi, forti e ravvicinati.


Per un istante le alzò la testa dall'acqua, solo per leccarle il collo e sussurrarle.


 - Ti posseggo.


 - Asp... - stava per dire lei, ma lui le ricacciò la testa sotto il pelo dell'acqua.


Quello che l'angelo avrebbe voluto dire al marito era che anche lei era sull'orlo dell'orgasmo. Che avrebbero dovuto fermarsi prima che fosse troppo tardi, che non avrebbe resistito un solo minuto prima di esplodere nel piacere.


Ma lui non potè sentirla e continuò a fottersela con passione e violenza finché non le esplose dentro, inondandola di piacere. Uno, due, tre... quattro fiotti copiosi di sperma le riempirono il sesso mentre lui li accompagnava con altrettanti affondi. Fu la goccia che fece traboccare il vaso.


In contemporanea al piacere del marito, Galamar esplose in un orgasmo che aspettava 5 anni per esplodere. La sua vagina esplose di umori, così potentemente da schizzare sul pavimento con forza. Durò più di qualche secondo, il tempo che Argarath potesse realizzare cosa stesse succedendo e la liberasse dalla sua presa.


 - è stato fantastico... - ebbe solo la forza di dire lei, con la voce affannata dal piacere più che dal fiato. Quindi gli rivolse un sorriso triste e, con una luce abbagliante, scomparve.


La guardia della Cittadella osservò impietrito la scena... cadde in ginocchia, con la testa tra le mani, disperato... Quanto gli era costato quel fugace piacere.


Ora di lei non rimaneva che una pietra azzurra sul fondo della vasca.


 


"La Pietra Nera" tornerà in nuovi racconti. Se hai commenti, dubbi, suggerimenti o curiosità, scrivimi pure a nuovomenestrello@gmail.com

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