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Questo racconto è il seguito di TRASGRESSIONE che potete trovare tra i miei racconti. 


Ho fatto una cazzata! E no, non sto parlando del tradimento. 
Ci siamo lasciati la volta scorsa con un appuntamento datomi dal Dario (il mio amico di penna) e la conclusione dell’invio delle mie foto con un esplosivo orgasmo procuratomi con le mie esperte dita. Il lunedì è il giorno dopo e confesso di essere eccitata per tutta la mattinata. Mi preparo, tutta in ghingheri per lui, per incontrarlo di persona finalmente. Prendo la macchina e vado al bar dove mi sta aspettando. Resto in piedi nel parcheggio come una scema per quasi venti minuti. Ho troppa paura e alla fine torno a casa. Mi sento in colpa per avergli dato buca e mi aspetto che lui mi contatti arrabbiato per il mio comportamento. Così non è. Semplicemente per quasi una settimana non lo sento. Una settimana da incubo per me. Penso che anche mio marito Andrea abbia capito che qualcosa non va, anche se non penso abbia capito cosa di preciso. Mangio poco, parlo poco. Controllo spesso la mail come se stessi aspettando qualcosa. Più di una volta compongo un testo da inviare, solo per poi tornare sui miei passi. Mi vergogno a inviarlo per prima. Mi ritrovo nei momenti in cui sono sola a pensare a Dario e a masturbarmi come una ragazzina pensando di essere posseduta da lui. Sono passati cinque giorni da quando dovevo vedere il mio padrone, e al quinto giorno di masturbazione il malessere per averlo deluso è insopportabile. Trovo il coraggio di scrivere per prima e chiedergli scusa. 
“Buongiorno Dario, è passato qualche giorno dal nostro appuntamento, a cui non mi sono presentata. Non troverò una scusa, ho avuto paura. Paura di quello che avrei provato, paura di cedere alla tentazione e di rovinare il mio rapporto con mio marito che amo e di rovinare la mia famiglia che resta comunque la cosa più importante per me. Spero che possa perdonarmi e che possa capire la mia situazione. Mi piacerebbe comunque avere ancora contatti con lei, sempre se lo vorrà anche lei. Un saluto, Clara.”.
Passa quasi mezza giornata tra il mio invio e la sua risposta, tempo che passo ad aggiornare la mail sperando di non aver compromesso il rapporto con lui. Finalmente la notifica di una nuova mail. 
“Cara Clara, confesso di essere molto deluso dal tuo comportamento. Non tanto per non esserti presentata, o meglio per essere rimasta in piedi per venti minuti nel parcheggio ed essere scappata. Si ti ho visto. Quanto per non aver detto nulla. Davvero credevi che non avrei capito? Nell’esperienza di dominazione la prima cosa è la fiducia! Tu ti devi fidare di me, il tuo padrone. Altrimenti l’esperienza non ha senso. Bastava dirmi che non eri pronta e avremmo preso semplicemente un caffè. Forse posso fare qualcosa per questa tua paura, oltre a garantirti che la tua vita quotidiana non sarà influenzata da questa esperienza. Nella speranza che quello che ti mostrerò possa farti passare un po’ di queste paure, perché, Clara, tu sai che hai bisogno di un po’ di trasgressione, tu stessa me lo hai confessato nelle nostre conversazioni. Se sei ancora interessata dimmi solo di “Sì o no” e agirò di conseguenza.”. 
“Mi assicuri che non dovrò fare nulla?”.
“Sì, solo assistere”.
“Sì”. 
“Domani, ore 12.30, fatti trovare nel bar dove avevamo appuntamento la volta scorsa!”. 
“Va bene”. 
È strano l’effetto che mi fa Dario. Anche solo scrivergli ma trasmette sensazioni strane, come se fossi catapultata in un paradiso dell’eros. Sento una grande eccitazione che si unisce ad una tranquillità surreale. Non saprei come descriverlo meglio. 
Le stesse sensazioni le provo nella pausa pranzo. Sono davanti all’ingresso del bar, lo vedo arrivare nel parcheggio. Ha una bella macchina, un’alfa Giulietta rossa. Abbassa il finestrino, mi chiama per nome. Capisco che è lui, anche se non l’ho mai visto in faccia. Mi fa segno di salire. Sono indecisa, è vero che abbiamo parlato tantissimo via mail, ma di persona è diverso. Sento di nuovo quella paura che mi ha bloccato la volta scorsa, ma questa volta la supero e, forse con un briciolo di incoscienza, salgo su quella macchina, con quel giovane uomo che non ho mai visto prima. 
È giugno e fa abbastanza caldo. Indosso un paio di jeans lunghi ma leggeri, che mi fasciano le gambe e mettono in risalto il mio culo sodo, e una maglietta beige che non nasconde la mia terza coppa C. Dario mi fa i complimenti per la mia bellezza e per aver superato il timore iniziale. Cosa non sono riuscita a celare, mio malgrado. Il viaggio è abbastanza breve e lui non mi dice dove andiamo. Io però lo sto guardando. È davvero un bel ragazzo. Ha 25 anni, uno in meno di me, eppure sembra molto più maturo. Il fisico è in linea, per intenderci non è il palestrato super muscoloso, veste casual pantaloni in cotone di un bel verdognolo e una maglia rosso granata. Il tutto risalta il suo colorito chiaro, i capelli e la barba neri con dei riflessi rossi stupendi. Ma quello che davvero mi attira di lui, oltre ai modi che già un po’ conosco, sono gli occhi. Verdi con sfumature marroni e un piccolo anello rossastro introno alla pupilla. Grandi e molto intensi. Mi perdo a fissarli mentre lui guida. Quasi non mi rendo conto che siamo arrivati. Parcheggia e scendiamo. Siamo davanti a un negozio, un sex shop. L’insegna dice chiuso, con l’orario di riapertura alle 14. Lui bussa e una giovane donna, sulla trentina viene ad aprirci. Lo bacia in bocca e ci fa entrare. Ammetto che vederlo baciare un’altra mi rende nervosa, sono quasi gelosa. Lei è magra, ma ha dei lineamenti del viso davvero stupendi, più dei miei. Ha un bel caschetto biondo che le incornicia il volto. Indossa una canotta che non cela il fatto che non indossa il reggiseno. Ha una seconda e dal tessuto di cotone si possono benissimo vedere i capezzoli con i piercing. Indossa un paio di pantaloncini neri attillati che le fasciano il culo, bello sodo. Nel complesso è una bella ragazza, ammetto. Forse anche per questo mi ha dato così fastidio il bacio con Dario. Chiude a chiave la porta d’ingresso dietro di me e ci guida verso il retro del negozio. Sono circondata da dildi, vibratori, frustini e altri oggetti che ammetto di non conoscere. Mi sento un po’ in soggezione, Dario lo capisce.
    D: Va tutto bene, ci sono qui io. 
Non so come, ma quella semplice frase mi mette molta calma addosso. Entriamo in stanza poco illuminata, dove ci sono delle poltroncine e una grossa parete bianca dove probabilmente vengono proiettati dei video. 
    D: Clara, lei è Rebecca, Becky per gli amici. È la proprietaria di questo negozio nonché mia cara amica. Lei ha una discreta esperienza nell’ambito della dominazione, sia come mistress che come sottomessa. 
    C: piacere di conoscerti!
Le dico. 
    B: Lei è la famosa signorina che ti ha dato buca?
Dario annuisce. 
    B: Un’aspirante slave che non obbedisce al padrone… l’hai già punita per questo?
Mi guarda come se quello che ho fatto fosse un peccato mortale. Sono intimorita e inizio ad avere un po’ di paura. Becky si avvicina con uno sguardo un po’ sadico. Sento il cuore battere a mille nel mio petto. 
    D: Stai al tuo posto, Becky. Se e come punirla è compito mio, ricorda chi comanda qui!
La guarda imperioso e lei chiede scusa e si allontana da me. Lui poi si gira verso di me, ha uno sguardo autoritario, ma che non cela il suo interesse per me. 
    D: Ti ho portato qui per farti mostrare da Becky alcuni video e farti raccontare alcune delle sue esperienze, in modo che tu possa capire meglio in cosa consiste il nostro gioco. 
La ragazza mi racconta per filo e per segno le sue esperienze come mistress, ma soprattutto le sue esperienze da slave. Lei è la sottomessa e la fidanzata del fratello di Dario. Mi racconta delle esperienze, ma si sofferma soprattutto sulle emozioni e le sensazioni provate durante esse.
    B: […] abbandonarsi completamente al controllo di un’altra persona, di cui hai totale fiducia, è incredibile. Crea un legame forte, un legame di rispetto reciproco nonostante le punizioni, il piacere e tutto il resto. Io e il mio padrone siamo fidanzati, ma non ci deve essere per forza amore. Dario ha diverse schiave, anche sposate. E i loro matrimoni non sono mai stati così felici. Non accadrà mai che ti faccia fare qualcosa per cui non sei pronta o che proprio non vuoi. E questo spesso capita senza che tu debba dire di no, con il tempo vi conoscerete e capirai che puoi fidarti di lui e che quello che ti chiede di fare ti piacerà. Il legame tra master e slave, quello ti renderà davvero felice, ancora più del piacere fisico. […].
Non vi riporto tutto il discorso perché è andata avanti a parlare per quasi venti minuti. Poi è giunto il momento dei video. In cui si vede lei e quello che presumo essere il fratello di Dario in azione. Nelle varie pratiche lei viene legata, frustata, posseduta. La cosa incredibile è la sua faccia in uno stato perenne di piacere, anche durante le pratiche più dolorose. 
Siamo seduti su tre poltroncine vicine e il mio sguardo cade su Dario, sul suo cavallo duro e sulle mani di Rebecca che lo massaggiano da sopra i pantaloni. Sono gelosa, è ufficiale. Smetto di guardare il video e mi dedico a loro. Se ne accorgono. 
    B: Qualcosa ha destato il tuo interesse?
Mi chiede sorniona. Io divento rossa dall’imbarazzo. 
    B: Sai che per ordine di tuo fratello, tu sei l’unico che può fare di me ciò che vuole in ogni momento.
Dice rivolgendosi a Dario. 
    D: Bene, diamo una dimostrazione pratica a Clara allora. Alzati in piedi, davanti a noi. E spogliati completamente!
Il suo tono è diverso. Fermo e imperativo. Lei obbedisce. Si spoglia e non si vergogna minimamente di essere nuda davanti a una sconosciuta. Che donna curiosa, penso. 
    D: E questo?
Chiede Dario indicano la sua passerina. Le sue labbra sono chiuse. Ha dei piercing ad anello e una catenina che chiude le sue labbra e un piccolo lucchetto chiuso. 
    B: Tuo fratello. Lui ha la chiave. È stata la punizione per non essere riuscita ad astenermi dal toccarmi come mi aveva ordinato. 
Io resto basita. Deve averle fatto un male cane farsi bucare proprio lì. Eppure non sembra darle fastidio. 
    D: Cambiamo i piani allora. Toglimi i pantaloni!
Così fa. Abbassa anche le mutande e finalmente vedo il membro di Dario. Bello dritto, venoso e depilato. Non è lunghissimo, ma è davvero grosso. 
Basta un suo cenno della testa e Becky si inginocchia davanti alla poltrona e inizia a succhiare e leccare quell’asta imperiosa. Gode nel farlo, le piace molto e ammetto che mi sto bagnando a vederla gustarsi quel membro. I suoi occhi azzurri si spostano di continuo, prima guardano Dario e poi me. 
    B: Ti andrebbe di assaggiare?
Mi chiede lei. Io non riesco a parlare, faccio solo di sì con la testa. Lei mi indica di avvicinarmi con il l’indice. Sto per muovermi quando interviene Dario. 
    D: Ferma. Tu guardi e basta. Sei spettatrice oggi. 
Voglio controbattere, ma il suo sguardo mi impietrisce. Capisco subito che questo fa parte della punizione per avergli dato buca. Bastardo, penso tra me. Ora però vorrei solo provare quel pene in erezione. Sembra incredibile, ma davvero quella è l’unica cosa a cui penso. Non alla mia famiglia, non ad Andrea e nemmeno al fatto che quello sarebbe l’ennesimo passo sulla via del tradimento. Voglio quel cazzo!
Vedo Becky che aumenta il ritmo degli affondi in gola e ad un certo punto si ferma con il membro di Dario piantato in bocca. Lui sta venendo. E lei ha una faccia estasiata. Sfila il suo cazzo dalla bocca e riceve l’ordine di non ingoiare subito. Resta ferma con la bocca piena a godersi il sapore del seme del mio padrone. Lui si avvicina a me e a tradimento mi bacia in bocca. Sento la sua lingua che si attorciglia intorno alla mia che contraccambia il suo bacio. Sento il suo sapore, la sua saliva che si mischia alla mia. Sono bagnata fradicia. E sono in paradiso. Tutto quello che c’è intorno sparisce, siamo solo io e lui. E vorrei che non finisse mai. 
    D: Ti basta o vuoi provare altri sapori oggi?
Capisco subito a cosa si riferisce. 
    C: E’ lei il mio padrone, farò quello che vuole!
La mia risposta lo aggrada. Fa cenno a Becky di avvicinarsi.
    D: Baciala!
La ragazza si avvicina a me. Iniziamo a baciarci. È la prima volta che bacio una donna. È bellissimo. Lei bacia davvero bene, ma il bacio in sé passa in secondo piano. Sì, perché con l’unione delle nostre bocche, Rebecca mi passa anche parte del seme di Dario. Lo assaporo mischiato al sapore della saliva della mia nuova amica. Lo gusto come se fosse il nettare degli dei. Non ho mai assaggiato lo sperma, nemmeno quello di mio marito. Errore che non rifarò. Scopro che lo adoro e senza nemmeno aspettare l’ordine del mio padrone. Lo ingoio. Golosa, sperando di riceverne presto ancora. 
La pausa pranzo è quasi finita. Becky si riveste. Ci scambiamo i numeri di telefono, finalmente ricevo anche quello di Dario. Ci salutiamo, ma prima Becky mi fa un regalo. Un dildo di medie dimensioni. La ringrazio e guardo il mio padrone. So già che me lo farà usare. E ammetto che ormai non ho più paura di quello che può succedere, desidero solo trasgredire seguendo gli ordini di Dario. 


 

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