L'appuntamento di lavoro con l'ing. Roversi era per la prossima settimana. Avemmo tempo, modo e scopate per pensare e fantasticare su come sarebbe andata. Intanto Monica, che pian piano stava sempre più indossando i panni della femmina libera, volle farmi delle rivelazioni che furono per me sorprendenti.


“Marco, tu sei stato finora l'unico uomo della mia vita, ci siamo fidanzati praticamente in fasce, la tua gelosia possessiva ha represso la mia femminilità, non ti ho mai tradito, ma sapessi quante tentazioni e quante occasioni ha una donna, ogni giorno...”


Sembrava volesse dirmi qualcosa in particolare, ma che non osasse, e allora la incoraggiai, le dissi che ormai poteva dirmi tutto, che saremmo stati complici, le dissi di non temere. A quel punto lei decise che era il momento di parlare e di imprimere un'ulteriore svolta alla trasformazione del nostro rapporto coniugale.


“Tu non sai, anche attualmente, quanti uomini mi corteggiano nei modi più vari, quante occasioni avrei... forse è meglio che andiamo a letto perchè è più facile parlare mentre mi scopi, ed è anche più eccitante”.


Naturalmente la accontentai subito e dopo averla penetrata col mio cazzo ormai sempre durissimo, la incoraggiai a parlare, a dirmi chi la corteggiasse e come. Restai sorpreso nello scoprire quanti cazzi mia moglie avrebbe potuto prendere, anche immediatamente, anche senza andarli a cercare, se solo ci fosse stata. Monica parlò.


“Dell'ing. Roversi sai già... tutte le volte che mi porta del lavoro mi fa moltissimi complimenti, mi mangia con gli occhi... mi basterebbe uno sguardo, un gesto per trovarmelo addosso... oddio che voglia... cosa sto diventando...”


“Sì amore mio, la settimana prossima lo vedrai... ti voglio monella, lo sai? Fammi impazzire di gelosia ti prego”.


“Ci sono altri di cui non sai. La tua gelosia mi ha sempre impedito di parlartene... Mio cugino Stefano ad esempio... da piccoli giocavamo al dottore e da allora non ha mai perso l'occasione per palparmi, di nascosto... io mi sottraggo, lo rimprovero, ma lui dice che scherza e intanto tocca, tocca... con lui basterebbe nulla... Tesoro da quando mi sento libera sono sempre un lago, ti avviso che stiamo raggiungendo il punto di non ritorno... ho voglia di cazzo, tanta voglia...”


Facevo fati a trattenere l'orgasmo, le parole di mia moglie erano esplosive per me: “Lo so, lo sento, sta uscendo fuori la zoccola che è in te... mmmmmm”


“Sì Marco, sì... manca solo il primo passo... anche in autobus all'ora di punta, nella calca c'è un ragazzo che sale alla fermata del politecnico... ne approfitta, si struscia, io a fatica mi sposto, ma ora se ci ripenso... oddiooooo.... E il figlio dei vicini, quando gli faccio ripetizioni di inglese, vedo che non stacca lo sguardo dalle mie cosce, sapessi quante volte ho notato la sua patta gonfia, quante volte ho sentito l'odore di giovane maschio in calore... E se lo lasciassi toccare? E se gli promettessi qualche premio in natura al prossimo voto positivo? E il parrucchiere... quello che mi ha fatta bionda... quando mi fa lo shampoo le sue mani mi accarezzano il collo... quando mi gira intorno alla poltrona sapessi quante volte mi struscia... e quante volte mi ha proposto l'appuntamento sul tardi, come ultima cliente... Marco se cedo divento una troia... mi sento sempre tutta bagnata, le gambe molli di voglia...”


Sapere di tutti questi maschi che giravano intorno a mia moglie, percepire la sua voglia ormai incontrollata di starci... mi fece raggiungere l'orgasmo. La riempii con schizzi densi e caldi, e lei venne con me con sospiri e gemiti di piacere. “Sì Monica... lasciati andare ti prego, proviamo queste emozioni, ti voglio tanto puttana”.


“Amore se mi lascio andare davvero ti cresceranno dei cespugli rigogliosi sulla fronte, sei avvisato”.


Il giorno successivo ci fu il suo primo cedimento. Quando tornò a casa per la pausa pranzo mi disse “ti ricordi il ragazzo del politecnico, quello dell'autobus? Appena è salito si è piazzato come al solito dietro di me... mi ha messo la mano sul culo con leggerezza... io questa volta non mi sono spostata, ho fatto finta di niente... sono arrossita di voglia e di vergogna... mi sono sentita gli umori colare tra le cosce... lui ha capito che era la volta buona e la sua mano ha iniziato a palpare... amore sapessi l'eccitazione di starci, di entrare nella parte della femmina preda... poi lui mi ha fatto sentire la sua erezione contro il culo... era difficile far finta di nulla nella folla... si strofinava, si strusciava... praticamente mi scopava sulla gonna... mi ha sussurrato all'orecchio... lo sapevo che eri una zoccola repressa, ho voglia della tua fica... quando sono scesa dall'autobus ero sconvolta dalla voglia e guarda qui...”


Monica, la mia Monica, aveva una larga macchia sulla gonna, proprio in mezzo alle natiche. Il ragazzo dell'autobus le aveva goduto sul culo, tra la folla ignara.


“Tesoro mio ti amo...” e dicendole così la spinsi in ginocchio a farmi un meraviglioso pompino.


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