Il mattino dopo la mia confessione a Monica, quella confessione che salvò il nostro matrimonio, era domenica. Restammo a letto, parlammo a lungo.


Monica aveva bisogno di capire meglio, di realizzare e cominciò con una serie di domande.


Mi stai dicendo, quindi, che tutta la tua gelosia che mi ha avvelenato la vita fino a oggi consiste nell'eccitarti se un guardone si sega guardandomi il culo? Che ti eccita se i maschi mi guardano e mi desiderano?
Monica, non è così semplice. E' un misto incredibile di gelosia e di eccitazione. Se qualcuno ti guarda e ti corteggia, e mi è capitato tante volte di accorgermi di questo, l'impulso sarebbe quello di ricorrere alla rissa, ma poi sento il mio elemento di disturbo (così lei definisce il cazzo per noi maschi) reagire violentemente e mi eccito, non ragiono più. Sì amore, mi eccita tanto saperti guardata, corteggiata e desiderata da altri maschi. Me ne vergogno moltissimo, ma è la verità.
E quindi non mi farai storie se decidessi di assumere un look più sbarazzino, più appariscente, di tirar fuori finalmente la mia femminilità che hai represso così a lungo?
La baciai con passione. Le presi la mano e la portai sui miei boxer a farle tastare la nuova, violenta erezione che il pensiero di lei finalmente libera dalla mia gelosia mi provocava.


Guarda che effetto mi fa il solo pensarci. No amore mio, non ti farò più storie, vivremo il nostro matrimonio in maniera completamente diversa e starà solo a te decidere fino a che punto.
Marco, io ti prendo in parola, stai attento a quello che dici, perchè poi non so se mi controllo.
Mi spostai su di lei e la penetrai con dolcezza. La trovai allagata. Evidentemente anche a lei l'idea della nuova libertà faceva lo stesso effetto che a me.


Tesoro mio, mettimi alla prova, vedrai che sarò un marito diverso e che noi saremo un'altra coppia.
La scopata continuò a lungo tra propositi, dubbi, tante parole e una prospettiva nuova. Alla fine la riempii e la baciai con amore.


Per qualche giorno non tornammo più sull'argomento, era evidente che Monica aveva bisogno di realizzare la situazione, di abituarsi all'idea. Era come un uccellino tenuto sempre in gabbia, che quando si apre la porticina ha paura di uscire all'aperto. Notò, però, che io non le feci più le solite asfissianti domande, dove sei stata, perchè hai tardato, è proprio necessario che esci.


Poi un pomeriggio uscì senza dirmi dove sarebbe andata, mi salutò con un bacio e andò via. Quando rientrò da fuori la mia moretta era diventata bionda, aveva fatto le meches:


Le brune sono belle ma le bionde sono più appariscenti. Ho già notato che per strada gli sguardi interessati dei maschietti si sono moltiplicati.
La baciai, le feci i complimenti per il nuovo look e, naturalmente, le feci sentire sotto la pancia l'erezione che il suo cambiamento e le sue parole mi avevano provocato.


Ma allora non scherzavi? Mi vuoi davvero più birichina? Ti avviso che non so dove ci porterà questa cosa.
Tranquilla amore mio. Non lo sapevo, o anzi sì, lo sapevo benissimo ma avevo vergogna di ammetterlo a me stesso, ma in realtà era proprio così che ti desideravo: femminile e anche un po' puttanella.
Era la prima volta che usavo esplicitamente questo termine con lei in un contesto che non fosse la scopata del momento.


Se è così, tranquillo, non vedo l'ora di accontentarti. Poi però non lamentarti se dovessero spuntarti un paio di protuberanze sulla fronte. Di questo gioco non si conosce mai il finale.
La strinsi, grato, eccitato e felice.


Nei giorni successivi non successe molto. Ma notai che la mia bionda finta accorciò le gonne, che i suoi abitini diventarono più svolazzanti (era estate), che i tacchi delle sue scarpe andarono allungandosi, che il suo trucco diventò più visibile e appariscente, pur senza essere volgare: ombretti azzurri e verdi e rossetti dal colore acceso ricordavano il look di una recente ministra che ai maschietti piaceva molto.


Scopavamo quasi tutti i giorni e parlavamo tanto durante il coito. Lei mi diceva che si stava liberando, che pian piano la femmina che era in lei stava uscendo dalla gabbietta. La vidi sbocciare come un fiore a primavera. Mi raccontava di come gli uomini per strada la guardavano con voglia e di come, in quei casi, lei sculettasse accentuando i movimenti con civetteria.


Finchè arrivò il giorno in cui mi disse che sarebbe andata a un interpretariato dal vivo, cosa che io non le avevo mai consentito. “Hai presente l'ing. Roversi, quello della ditta di componenti elettronici? Mi ha chiesto di dare una mano la prossima settimana perchè arriveranno dei clienti dalla Francia e ha bisogno di un'interprete”. “Ma Roversi è quello che ti ha sempre sbavato dietro, amore... ma sei sicura di volerci andare?”. Dopo tutti quei propositi non osai oppormi apertamente, ma sentii la gelosia mordere forte. “Sì amore, certo che ci vado. Non avevamo detto che ora sono una donna e una femmina libera? E poi lo sai che Roversi è un tipo così simpatico. Anche attraente, lo ammetto. Sì, ci vado proprio volentieri”.


In altri momenti ci sarebbe stato un furioso litigio, ma quella volta invece finimmo a letto. A fantasticare su cosa avrebbe indossato, su come si sarebbe truccata, sul profumo che avrebbe messo, su cosa avrebbe risposto se Roversi l'avesse invitata a cena una volta finito il lavoro. Su questo lei rispose soltanto “Vedremo, amore. Deciderò sul momento. E so che tu sarai sulle spine a casa e questo renderà tutto molto, molto più emozionante.”


Sarebbe stato quello l'inizio delle mie corna? Lo saprete leggendo il prossimo capitolo.


Graditi commenti, domande, richieste. Anche sulla mia mail curioso65na@gmail.com

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