Era da un po’ che con la mia amica Emma non ci vedevamo e passavamo del tempo assieme. Ci frequentavamo da ragazzine, praticamente. Abbiamo fatto ogni cosa in due: dalla scuola al primo bacio (cosa ingenua e tenera, da piccole, a stampo tra noi, per provare com’era).


   Da poco avevo cominciato a scrivere per un blog che trattava di erotismo. Aveva la pretesa di essere il Playboy del web, così si definiva. Comunque era una cosa seria. Contenuti fantastici, grafica idem, scrittori capaci e io ero tra loro.


   La mia agenzia mi aveva fatto ingaggiare per 2.200 euro mensili, cifra da capogiro. L’evento doveva essere festeggiato.


   Approfittando che Emma era in città per quel periodo, organizzai lì per lì un’scita assieme, come ai bei vecchi tempi.


   Le telefonai e le proposi una cosa semplice. C’era un locale che inaugurava l’apertura in quel fine settimana. Saremmo potute andare a bere qualcosa, ballare e scambiare quattro chiacchiere, criticando i presenti (cosa che ci divertiva un mondo, facendoci ammazzare dalle risate).


   Emma approvò la mia richiesta.


   Quel sabato erano quasi le 22:00 e cominciai a prepararmi per la serata.


   Avevo cambiato appartamento, o meglio: non vivevo più in casa coi miei, data la montagna di soldi che mi sarebbero piovuti addosso per non fare un cazzo, praticamente. La vita da artista, intellettuale è favolosa quando c’è il ritorno economico.


   Mi misi in tiro: cosce di fuori, col culo sodo e spinto in alto da tacchi vertiginosi e tette che stavano su che era una meraviglia. Nonostante abbia il seno piccolo, ne vado molto orgogliosa e adoro mostrarlo. Più che mostrarlo: adoro che me lo fissino! La scollatura a V lo permetteva, eccome se lo permetteva!


   Salì a bordo della mia macchina e mi assicurai d’avere del fumo dentro la borsetta: non esco mai senza e quella sera avevo intenzione di stordirmi un po’ tra alcol e un paio di bei cannoni.


   Giunsi sotto casa della mia amica che erano quasi le 23:00.


   Arrivati sul posto, proprio accanto a dove stavamo parcheggiando, due ricchioni stavano scopando. Non mi era mai successo di vedere una cosa simile, non dal vivo. Quello che stava dietro ci dava dentro di brutto e l’inculato aveva impressa in viso l’espressione del dolore, però si mordeva le labbra per il piacere. Non durò molto: quello che lo prendeva sborrò senza che nessuno gli scappellasse il cazzo. Si vedeva lo sperma che gli colava mentre continuava a venire stantuffato dal maschione che aveva alle spalle.


   Decidemmo di andare per la nostra strada, lasciano i due a ficcarsi e godersi il loro momento, abbandonandoli alla propria intimità.


   La serata non era cominciata affatto male: una trapanata del genere me la sarei fatta fare volentieri!


   C’era addirittura la fila per entrare. La cosa che a Emma e a me sembrò strana, era che anche la ragazze dovessero attendere prima di accedere all’interno.


   Mentre ce ne stavamo a ridere e scherzare, dei tipi ci si avvicinarono, fino a poggiarcisi contro al culo. Approfittavano del fatto che la coda ci tenesse tutti appiccicati. Due balordi del genere, due fighe come noi non le avevano neanche mai viste. Solo fargliela annusare sarebbe stata una grande conquista per loro.


   Mi sentivo eccitata per quello che avevo visto arrivando e per il bozzo duro contro al mio culo di quello sconosciuto che spingeva senza tante remore o vergogna. Lo lasciavo fare, oltre quello non poteva accadere e non mi sentivo in pericolo: c’era un sacco di gente.


   Emma cominciò ad ansimare a singhiozzo. Non si trattiene quando è eccitata. Lo era, nel sentirsi molestata sul culo dal cazzo in tiro, seppur nei pantaloni, di quel tizio.


   Quelli principiarono a spingere col bacino, come se avessero cominciato a chiavarci. La cosa non durò molto, per loro sfortuna, infatti aprirono l’ingresso a noi donne, lasciando i segaioli fuori.


   Il posto era davvero molto bello ed elegante. La musica non faceva schifo come accade di solito e la gente era un misto tra tamarri e tipi e tipe alla moda, con un minimo di stile.


   Ci avvicinammo immediatamente al bar per bere qualcosa. Neanche a dirlo: dei giovani molto carini ed educati ci offrirono quel giro. Non erano persone che ti saresti scopata nei bagni o fuor dal locale, o magari nel parcheggio, come i ricchioni che avevamo incrociato al nostro arrivo, erano più tipi da conoscere, frequentare, ma io, per quel che mi riguardava, non ne avevo intenzione. Non volevo impegnarmi con nessuno proprio nel momento in cui ero riuscita ad avere l’indipendenza economica ed essere andata a vivere da sola.


   Restammo in loro compagnia per un’oretta circa e fu piacevole, devo ammetterlo.


   Dissi a Emma che volevo andare a ballare. Lei era più rapita di me dai nostri nuovi amici e ci volle un po’ prima che si decidesse ad accompagnarmi. Forse quei ragazzi pensarono che la serata stava volgendo bene per loro. Dal mio punto di vista non era certo così.


   Il cocktail che avevo bevuto era piuttosto forte e siccome Emma aveva lasciato il suo, mi ero scolata anche quello, per non parlare dei sorsi che ci fecero fare quei ragazzi dalle loro bevande.


   Eravamo un po’ stordite. I sensi inibitori cominciavano a sciogliersi e noi, di conseguenza, a lasciarci andare.


   Presi a ballare scuotendo la testa e facendo volare i capelli da destra a sinistra. Non potevo permettermelo: i tacchi altissimi e l’alcol mi fecero traballare, facendomi finire su un ragazzo alle mie spalle. Gli franai addosso e quando mi girai, stonata com’ero, lo abbracciai buttandomici contro, posando la faccia su suo petto. Gli portai le mani al culo, mentre tenevo gli occhi chiusi per evitare che il mondo attorno a me continuasse a volteggiare.


   Emma mi tirò indietro, divertita. Rideva come una pazza. L’esca per quello sconosciuto era stata involontariamente sganciata e lui l’aveva colta al volo.


   Tornò ad afferrarmi per i fianchi e a poggiarmi il cazzo contro la pancia. Un po’ per paura, un po’ per non essere lasciata sola, afferrai la mano della mia amica e la condussi dietro il tizio. Emma gli appoggiava la figa contro al culo, strusciandocisi. Lo avevamo messo in mezzo e facevamo le matte: era divertente.


   Lui era pronto per una scopata. Ne sapevo qualcosa, in quanto mi stava perforando la pancia col cazzone.


   Feci in maniera di scivolare accanto a Emma. Gli dissi nell’orecchio di uscire con quello e di farcelo. Dapprima lei rise imbarazzata, poi lo guardò e cambiò idea. Non avevamo mai fatto una cosa simile, lei, almeno, io delle esperienze del genere le avevo vissute.


   Era ubriaca. Mi sentivo la testa pesante. Diedi così, d’istinto, un bacio sul collo della mia amica, abbracciandola. Tenevo sempre gli occhi chiusi. I contatti dei nostri seni schiacciati gli uni contro gli altri, mi fecero bagnare: erano caldissimi!


   Da dove avevamo lasciato i nostri nuovi amici, questi ci guardavano con rassegnazione, avendo appreso d’aver perso un’opportunità. Dopo tutto il denaro sganciato per farci bere e ubriacarci, a cogliere contemporaneamente i frutti umidi di quelle due ragazze, sarebbe stato uno che chissà chi era!


   Mi voltai nuovamente verso colui che sarebbe dovuto esse il nostro cavallo da monta e gli afferrai il cazzo da sopra i jeans. Stringevo forte e facevo su e giù per segarlo, anche con una certa foga, mentre ridevo come una scema. Fortuna che non avevo fumato o chissà cosa sarebbe successo. In tutto ciò, Emma mi ballava poggiata contro al culo, strusciandocisi e baciandomi sul collo.


   Lo sconosciuto non perse tempo e ci condusse fuori. Neanche a farlo apposta ci fermammo proprio nello stesso identico punto dove prima si stavano inculando i due ricchioni. C’era ancora la sborra a terra, se ne vedevano le macchie sul selciato.


   Mi sbatté letteralmente con la schiena contro al cofano di una macchina e mi mise Emma di sopra. Stavo con le cosce aperte con la mia amica che c’era finita in mezzo. La scema, ridendo (cosa che facevo anche io), mi palpava le tette, fino a tirarmele fuori, cominciandole a succhiare. Mordeva i capezzoli e li tirava su finché poteva, poi si attaccava come se dovesse bere il latte. Io la lasciavo fare.


   Fu un po’ sconvolgente, devo ammetterlo, quando mi mise la mano tra le gambe e cominciò a sditalinarmi. Non me lo aspettavo!


   Il tizio, nel frattempo, era in ginocchio proprio dietro la mia amica e se lo menava per farselo venire bello in tiro. Mentre lo faceva, leccava il culo, o forse la figa, di Emma.


   Io perseguivo a tenere gli occhi chiusi ed ero come assonnata, muovendomi al rallentatore. Tenevo fuori la lingua nella speranza che Emma cominciasse a succhiarmela, ma era troppo presa con i miei capezzoli.


   Il Ragazzo, senza infilare alcun preservativo, schiantò il cazzo nella patata di Emma. Lo fece con foga, tanto da spostarla di brutto e levandomela da dosso. Lei quasi cadde dal cofano.


   Lui estraeva la minchia dalla sua figa e la infilava nella mia, così, continuamente. Ci scopava contemporaneamente.


   Finalmente decise di dedicarsi a una di noi. Mentre sfiancava Emma a suon di cazzo in figa, io slinguazzavo di gusto la mia amica, sgrillettandole il clitoride. Non lo avevamo mai fatto tra di noi, a parte quel bacio innocuo da ragazzine. Non saprei dire se, in condizioni normali, da sobrie, saremmo mai arrivate a tanto.


   Volevo pure io sentire il cazzo dentro di me e andai proprio a toglierlo da dentro il ventre di Emma, portandolo nel mio. Il tizio cominciò a darci giù duro anche con la mia fregna, che colava liquido di piacere.


   Emma mi si attaccò al collo come se fosse una vampira e si mise a succhiare vicino l’orecchio. Quella sensazione mi fece roteare gli occhi per il puro piacere che avvertivo. Mi sentivo inerme, senza forze per come stavo godendo.


   Mi ripresi un po’ appena sentì delle gocce calde schizzarmi sulla faccia. Qualcuna mi finì in bocca e fu dal sapore acidulo e salato che capì che si trattava di sperma e che quell’imbranato aveva già sborrato.


   Emma e io, nonostante che l’imbecille avesse terminato, continuammo, teneramente a baciarci tra noi. Mi piacque davvero parecchio quando mi pulì la faccia dal seme dello sconosciuto, leccandolo con la sua lingua, così come si lecca un gelato.


   La misi dritta, in piedi e, per ricambiare, le sparai un ditalino, facendole avere un orgasmo che le fece tremare le cosce e per il quale stentò a reggersi in piedi, se non fosse stato per me, dalla quale si reggeva.


   Ci rimettemmo in macchina, combinate come eravamo e ce ne tornammo a casa, la mia, dove passammo la notte, tra una leccata di figa e l’altra.