Parte terza-il pomeriggio e l’attesa per il giorno dopo
E’ appena uscita dalla porta, con il viso sbattuto e qualche lacrimuccia agli occhi; io sono in accappatoio appena fatta la doccia e la guardo salire sulla sua macchina, mi saluta mentre chiude la portiera. Cammina un po malferma sulle gambe segno che ne ha preso un bel po e lo ha preso bene. Rido.
La chiamo al telefono e sento la sua voce dolce e felice: sono stata benissimo, mi hai fatto capire angoli di me stessa che non credevo esistessero, mi hai scopata benissimo, ho goduto come una matta anche se ero venuta senza speranze, hai saputo portarmi al limite e poi liberarmi. Grazie, amore mio, grazie.
Le rispondo che anche io non avevo mai incontrato una donna vera prima di lei, donna che sapesse dare al proprio uomo quel piacere che per tanto tempo ha cercato e mai trovato. Dare a lui la precedenza, farlo sentire importante, farlo sentire l’unica cosa che in quel momento le importi.
Scendo a pranzo in hotel, il portiere sorride ammiccante, quasi si fosse appostato fuori dalla porta ad ascoltare tutto, cosa che non mi sarebbe per niente dispiaciuta, magari anche tirarsi una sega guardando dallo spioncino, il porcellino. Probabilmente ho una punta do voyeurismo, probabilmente……..(vedrete in seguito)
Mentre mangio mi ricordo delle sensazioni provate: la sua fica calda, bagnata; le sue tette sode che ho strizzato e torturato, leccato a più non posso, quando la ho fatta sedere sulla mia bocca, quando mi ha strofinato le zinne sul viso e io che cercavo di prendere con la lingua, le volte che mi è venuta in bocca e il gusto del suo miele: ah già, non mi sono lavato i denti e ho ancora il gusto! Ecco perché il pranzo sa di qualcosa di indefinibile e stavo per dire qualcosa al cuoco!
Ripenso al suo sguardo mentre mi spompinava l’uccello duro, mentre lo ingoiava o giocava con la mia cappella violacea, mentre faceva i ghirigori sulle palle e mi stringeva il cazzo alla base per non farmi venire.
Le sue labbra strette attorno alla punta, la lingua che frullava veloce, la testa che andava su e giù, io che non riuscivo a guardarla più di tanto, quasi avessi vergogna di quello che stava facendo!
Ma ricordo soprattutto i suoi occhi, sbarrati durante il piacere che mi fissavano come se fossi l’unico uomo sulla terra, l’uomo che ha saputo portarla al piacere, al primo vero orgasmo durante la penetrazione Sono felice per questo, mi sento realizzato e penso a chi mi aspetta a casa, inutile dire che ogni rimorso è sparito.
In una mattina ho goduto di più che nei precedenti vent’anni, incredibile.
Guardo e riguardo quei 30 secondi di film che ho sul cellulare e mi dico (da solo) tutti gli insulti del mondo per aver aspettato così tanto a trovare una vera donna e a lasciare quella che ho a casa e che non vale la suola delle scarpe di questa.
Aspetto le 14 e mi preparo a partire, oggi pomeriggio mi aspetta la prosecuzione del viaggio, devo fare 200 km e non voglio tardare. Durante la strada ripenso ancora, la sento ancora una volta, mi dice che ha la passera in fiamme ma ha più voglia di prima, e che ho stappato il vaso di Pandora. Figuriamoci quanto mi dispiace! Rivuole il mio uccello per farmi quelle cose che non ha avuto tempo di fare oggi.
A queste parole il ‘ragazzo’ salta su e si chiede che cosa gli aspetti domani! Ma mi devo concentrare sulla strada, non la conosco e non vorrei fare delle manovre assurde e soprattutto non posso tardare. Ah, giustappunto, avevo la cravatta annodata una parte sopra e l’altra parte sotto al colletto, tanto per dirvi in che stato ero, gli occhi erano due fessure che ho nascosto sotto gli occhiali da sole.
A ritorno diventa buio prima che io arrivi in albergo, una giornata di sole caldo volge al termine e con la sera mi viene nostalgia, la cerco e mi dice che ci sentiamo dopo cena, che faccio in hotel come la sera prima.
Mi cambio, mi metto sportivo ed esco. C’è poca vita qualche bella ragazza passa e io la guardo distrattamente aspettando l’ora in cui potrò chiamarla. Mi fa uno squillo e subito ci mettiamo a chiaccherare sia su quello che era appena successo, ma soprattutto su ciò che lei vorrebbe accadesse domani. Io non sto più nella pelle e comincio a smaniare chiedendole cosa ha intenzione di farmi ma lei sorride e non risponde, mi dice che io lo so o meglio che dovrei saperlo. Ridiamo e scherziamo per un po e ci diamo l’appuntamento al giorno dopo.
Decido di andare a letto, perché mi sa che sarà una mattina impegnativa, ma soprattutto perché domani mi aspetta anche il ritorno con annessi e connessi. Ripenso per qualche minuto a quello che mi aspetta a casa, mi intristisco e decido che non ne vale la pena e fantastico su cosa lei mi farà domani. Faccio fatica ad immaginare, nonostante l’età la mia esperienza è scarsa e non sono mai arrivato nemmeno a ciò che era successo, figuriamoci se riesco a materializzare altro.
In camera mi rifaccio una doccia, riguardo il filmino per l’ennesima volta focalizzandomi sul mio cazzo che entra ed esce da quella fantastica fica bagnatissima: si vede tutto benissimo; guardo la peluria rasa rimasta e sorrido, chissà perché la ha lasciata così? La cappella che entra lenta, lucida lei che ne assorbe il piacere e rilascia un sospiro, un gemito, poi esce lentamente e lei che quasi si lamenta sentendosi vuota, provvedo immediatamente a riempierla nuovamente e a stantuffarla senza sosta … che ricordi .... che meraviglia ….
Sono a letto con le braccia dietro la testa, penso che anche lei sia nella mia stessa condizione, ci scambiamo qualche messaggio e ci diamo la buonanotte, ma prima lei mi dice che domani l’iniziativa sarà sua e toccherà a lei.
Wow mi dico, quasi preoccupato, ma poco dopo mi addormento con lei in mente.
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