Il mio nome è Luca, ho trent’anni, e sono divorziato da tre mesi. Assieme a me, ha divorziato anche mia sorella Anna, che di anni ne ha quasi due più di me. Tutto è successo casualmente. Entrambi sposati, abitiamo in una palazzina a due piani. Io sotto e lei sopra. I nostri rispettivi coniugi avevano pensato bene di divertirsi alle nostre spalle senza che noi ce ne accorgessimo. Il gioco era semplice. Loro lavoravano mezza giornata, solo al mattino, mentre io e mia sorella, tutto il giorno. Il destino ha voluto che un pomeriggio di tre mesi fa un fulmine ha colpito la mia azienda, ha fuso tutto quello che era attaccato alla rete elettrica. Impossibilitato a continuare il lavoro, sono tornato a casa, dove avrei dovuto trovare la mia mogliettina ad aspettarmi. Invece la troia, era sopra il nostro letto con mio cognato, si erano addormentati, dopo aver scopato. Ho visto tutto, e in silenzio ho chiamato Anna, che lavorava qui vicino. All’arrivo di mia sorella, abbiamo scatenato un vero casino, culminato poi nel divorzio, e fortunatamente nessuno di noi ha figli. Ma è risaputo che i guai non vengono mai soli, una settimana fa, mia sorella a perso il lavoro. La sera l’ho vista comparire in casa mia, era disperata. Aveva le lacrime agli occhi.
«Adesso come faccio a tirare avanti, io non so cosa fare, tu cosa mi consigli?»
L’ho abbracciata forte, l’ho fatta sedere. Dalla morte dei nostri genitori, avvenuta cinque anni prima, fra noi l’unione è diventata più forte. Le ho parlato facendola calmare.
«Per prima cosa ti trasferisci qui sotto da me. Il tuo appartamento lo possiamo affittare. In zona centrale, così vicino all’università, non dovrebbe essere un problema, così hai una tua rendita. Poi vedremo se salta fuori un altro lavoro.»
Ha riflettuto sulla proposta, e ha convenuto che era la miglior soluzione. Il giorno successivo, ci siamo messi traslocare le sue cose, dal suo appartamento al mio. Subito ci siamo resi conto, che se mettevamo il suo letto matrimoniale, nella cameretta di casa mia, non ci sarebbe rimasto spazio per l’armadio. Le ho fatto una proposta, che lei ha subito accettato.
«Ma che bisogno hai dell’armadio, puoi occupare il mio, è mezzo vuoto. Al limite, ne possiamo comperare uno più piccolo, anzi, meglio ancora potremmo dormire nella stessa camera.»
Eravamo intenti a trasferire le sue cose in camera mia, quando hanno suonato alla porta, era un corriere che ci ha consegnato una raccomandata. Con la lettera in mano, ci siamo guardati in viso chiaramente tesi, era la paura di nuovi guai. Aperta la lettera, è emerso il fatto che, alla morte di una zia di cui ignoravamo l’esistenza, eravamo stati nominati suoi eredi. Emma, questo il suo nome, che a noi non diceva nulla. Consultato l’album fotografico della famiglia, non vi era traccia di questa parente. Abbiamo pensato ad una eventuale truffa. Per sicurezza, abbiamo chiamato il numero del cellulare riportato. Dopo la nostra iniziale titubanza, il notaio dall’altra parte del telefono, ci ha garantito che era tutto regolare, che dovevamo recarci da lui per avere l’eredità. Il posto era distante dalla nostra città, per questo ho dovuto chiedere alcuni giorni di ferie. La sera a letto, ho chiesto a mia sorella quello che ne pensava.
«Speriamo che non ci sia nulla da pagare, non siamo in grado di spendere in questo momento. È meglio dormire se vogliamo partire domani, abbiamo ancora molte cose da fare.»
Si è girata di lato e subito si è addormentata, lasciando me hai miei pensieri. Ho sentito il suo respiro regolare, io invece stavo pensando all’ultima volta che avevamo dormito insieme. Sono passati diversi anni. Era una estate, che eravamo in vacanza con i nostri genitori. Avevano affittato una casa piccola. La nostra camera da letto, era ricavata dividendo la matrimoniale, con un sottile muro di cartongesso. I nostri letti erano a castello, lei dormiva sopra e io sotto. Allora avevamo, io sedici anni, e lei quasi diciotto. Lo stipite della nostra porta, era staccato, e da una fessura, si vedeva il letto dei nostri genitori. Una sera verso la fine della vacanza, mamma e papà, presi da un forte desiderio sessuale, avevano fatto l’amore, senza troppo curarsi del fatto, che noi dormivamo nella cameretta. Io avevo incollato l’occhio alla fessura, mia sorella da sopra, faceva la stessa cosa. In silenzio abbiamo assistito a tutte le acrobazie erotiche dei nostri genitori. Al termine, dopo essersi recati in bagno per lavarsi, si erano addormentati profondamente.
«Luca, hai visto che roba? Scommetto che ti stai segando.»
Anna mi aveva parlato sottovoce. Io effettivamente avevo abbassato i pantaloncini, mi stavo segando molto lentamente, convinto che lei si fosse addormentata. Invece è scesa dal letto, mi ha costretto a farle posto con me.
«Si, ti stavi segando, fammi sentire.»
Senza attendere la mia risposta, la sua mano si è impossessata del mio cazzo duro, attraverso la sottile stoffa dei pantaloncini.
«Accidenti, ma sei cresciuto dall’ultima volta che te l’ho visto. Senti che bel paletto che ti ritrovi, e bravo il mio fratellino. Dimmi come va con la tua ragazza? fate sesso?»
Mi chiede lei, continuando a segarmi lentamente. All’epoca entrambi eravamo fidanzati, lei con Stefano, e io con Patrizia, con quelli che poi sarebbero diventati i nostri coniugi. Farfuglio una risposta, mentre il mio cazzo, era cosi duro che definirlo di ferro, era riduttivo. Non capitava certo tutti i giorni che mia sorella mi facesse una sega, anzi non era mai successo.
«No, lei è molto timida e riservata, e tu?»
Le chiedo per far parlare lei.
«Si, noi ci divertiamo un sacco, e caspita come sei grosso, pure lungo forse il tuo, è più grande di quello di Stefano.”
Appena finito di parlare, infila la mano sotto l’elastico, s’impossessa del mio cazzo, poi scende con il viso in basso, con un movimento rapido, lo infila dentro la bocca. Mi succhia e sega insieme. Sento il piacere esplodere dentro la mia testa. Mai avuto un pompino, e la prima volta, me lo fa mia sorella! Da sborrare subito! Cerco di trattenermi, ma lei è dannatamente brava. Le faccio capire che sto sborrando, ne ottengo come risposta, il fatto che lei s’infila di più il palo in gola. Vengo cercando di non fare casino. Lei continua a succhiare, e leccare fin quando anche l’ultima goccia di sperma, non è finita nella sua bocca. Poi si tira su, e mi bacia. Dopo un momento di sgomento, rispondo al bacio. La mia lingua s’insinua nella sua bocca, trova la sua, con la quale gioca, e ne viene fuori un bacio veramente passionale. Poi mi chiede guardandomi in viso.
«Adesso tocca a te, dai fammi godere con la bocca, lo sai fare vero?»
La mia espressione è eloquente. Intuita la mia totale inesperienza, lei mi spinge fra le sue cosce. Incomincia a dare una serie di consigli, per avere il suo piacere. Imparo in fretta, lei mi fa subito i complimenti.
«Accidenti fratellino come sei bravo, si continua così. Mi piace, dai che godo sei davvero bravo.»
È scossa da brividi di piacere. Mi riversa in bocca un fiume, di liquido dolcissimo, che bevo e succhio come un assetato, continuando a leccarla, e procurandole un nuovo orgasmo. Mi lascia fare ancora un poco, poi mi trascina sopra di lei.
«Anche queste hanno diritto di essere toccate.»
Mi schiaccia la bocca, sul capezzolo di uno dei suoi magnifici seni, all’epoca aveva già una quarta stupenda. Lecco, succhio, e dietro suo consiglio mordicchio un capezzolo, procurandole dei brividi di piacere, mi attira, mi stringe, mi bacia ancora. Salendo lungo il suo corpo, la punta del mio cazzo è appoggiata all’imboccatura della sua micetta fradicia.
«Scommetto che sei anche vergine. Dai entra, ma fai piano, il letto fa un casino, che se si svegliano mamma e papà ci uccidono, e poi se mi scopi piano ci divertiamo di più.»
La sua voce è un sussurro al mio orecchio, e apre di più le cosce. M’infilo entro di lei, con esasperante lentezza. Vorrei scoparla con forza e velocemente, ma la paura di far rumore, mi fa muovere molto piano. Ne deriva una scopata bellissima, dove lei gode ripetutamente. La pompo, fin quando sento il piacere arrivare. Mi chiede, di sborrarle di nuovo in bocca, cosa che faccio.
«Grazie, ero stufa di masturbarmi, mi ci voleva proprio una bella scopata, sei stato stupendo. Bravo.»
Mi bacia, e se ne torna nel suo letto. Da quella volta non abbiamo mai più fatto nulla. Le nostre strade hanno continuato, senza mai più incrociarsi fino a questo momento. L’indomani partiamo presto. All’ora stabilita, ci troviamo nello studio del notaio, dove scopriamo di essere diventati ricchi. Oltre a un conto corrente con molti soldi, abbiamo ereditato quattro appartamenti, siti in palazzi molto quotati, tutti occupati da sedi centrali di assicurazioni, che hanno già fatto interessanti offerte di acquisto. In oltre, alcuni locali occupati da sedi di banche, quindi tutti clienti che pagano in maniera sicura. Oltre a tutto questo, c’è anche una casa, posta a pochi km dal centro delle città, in un paesino lungo la costa, era l’abitazione della zia e suo fratello. Ci guardiamo, io e mia sorella, gli chiediamo se ci piò mostrare il luogo dove sta sepolta la zia, lui ci pensa un momento.
«Va bene, andiamo al paese, ma poi vi lascio. Ci vediamo domani per avviare le pratiche burocratiche.»
Circa mezzora dopo siamo al paese. È un luogo bellissimo, affacciato sul mare, lui ci lascia davanti al cimitero, indicandoci poi la nostra casa, la più solitaria, fuori del paese, ma anche la più bella, con un panorama mozzafiato. Dentro al cimitero, davanti alla tomba quasi ci prende un colpo. Io e mia sorella riconosciamo, nelle foto dei nostri zii, la nostra immagine, sembriamo due gocce d’acqua. Andiamo alla casa, entrando, notiamo subito la sua bellezza, e semplicità. Un rustico perfettamente ristrutturato, con annesso un altro edificio più piccolo, che scopriamo poi era già destinato, a diventare un giorno un bel agriturismo. Quando apro la grossa finestra, al lato del caminetto, la visione del panorama ci toglie il fiato. Usciamo su di un terrazzo di cinque metri per dieci, sotto due terrazzamenti di terra adibiti a orto e giardino, che terminano con un muretto sopra la scogliera. Non si arriva al mare troppo alto, ma il rumore si sente benissimo, è stupendo. Rientrati in casa, notiamo che l’olivo, è il legno più usato per i mobili. In un piccolo scrittoio, ci sono due buste, una gialla chiusa, e l’altra bianca è indirizzata a noi. L’apro e leggo ad alta voce. La scrittura è bellissima, fatta con penna stilografica, con una precisione perfetta, è di zia Emma. In brave ci racconta la sua vita, e del motivo per cui è fuggita, con il fratello. Di come nostro padre, più giovane di loro, sia stato loro complice nella fuga. La loro unica colpa, era di essere innamorati l’uno dell’altro, una cosa assolutamente impensabile a quei tempi, quindi la fuga, era stata la soluzione migliore. Avevano fatto mille mestieri. Poi lentamente, avevano aperto un piccolo negozietto di generi alimentari, vicino ai palazzi della politica e uffici. Col tempo avevano aggiunto un ristorantino, che gli aveva reso molti soldi. Con l’aiuto del padre del notaio, che ci ha detto dell’eredità, segretamente innamorato della zia, avevano investiti il ricavato in immobili, e appartamenti. Quando aveva scoperto che loro erano fratello e sorella l’amico le aveva rivelato il suo amore. Loro non lo avevano voluto ferire, e alcune volte lo avevano ospitato nel loro letto. Era stato un periodo veramente fantastico. Tagliati i ponti con tutti i parenti l’unico che avevano continuato contattare era stato nostro padre. Dopo la morte dello zio, lei aveva dismesso quasi tutte le attività. L’amico notaio gli aveva consigliato di vendere quanto era superfluo e se lo desideravano potevano aprire un Bed &Breakfast o se lo preferivano un piccolo agriturismo. La lettera si concludeva chiedendo di non condannarli. La loro unica colpa era stata quella di amarsi, il destino li aveva puniti non facendoli procreare, avere un figlio sarebbe stato il loro piacere più grande. Aggiungeva che nell’altra busta c’erano delle prove che i nostri rispettivi coniugi erano amanti. Aveva fatto fare delle indagini da un investigatore privato. La scelta di lasciare tutto a noi era dovuta al racconto fatto da nostro padre ci aveva visto di nascosto scopare una sera d’estate. In conclusione noi come loro potevamo contare sul fatto di essere fratelli. Ci siamo guardati in viso eravamo commossi. Siamo usciti fuori il sole tramontava regalando dei colori bellissimi al cielo. Mia sorella si stringe a me, la sua voce è commossa.
«Credo che loro abbiano avuto una vita bellissima.»
Sento il suo braccio addosso al mio, la guardo, lei si avvicina al mio viso, le sue labbra si uniscono alle mie, ci baciamo con molta passione. Le lingue si incontrano e giocano, si succhiano, sento crescere la mia eccitazione, non faccio sesso da almeno tre mesi, credo che lei sia nelle mie stesse condizioni.
«Quella sera al mare, tanti anni fa sei stato meraviglioso, anche se devo ammettere che ti ho usato, ero stufa di masturbarmi. Ti avevo visto sotto la doccia, mi ero eccitata da morire. Ti volevo, e quando ti ho avuto, ho goduto come una troia. Sapessi quante volte, specie ultimamente ho ripensato a quella notte. Se sei d’accordo potremmo trasferirci qui. Nessuno ci conosce, come gli zii, potremmo aprire un’attività e vivere bene che ne dici?»
Parla con un filo di voce, rotta dall’eccitazione, che ora è palese anche in lei.
«Ma sei sicura? Qui non conosciamo nessuno, potresti sentire la mancanza degli amici o del lavoro, poi io vorrei dei figli, tu che ne pensi?»
Lei non mi risponde. Mi prende per mano e insieme entriamo in casa, andiamo direttamente in camera da letto. Ci guardiamo in silenzio negli occhi, non servono le parole. Ci adagiamo piano sul letto, le nostre mani cercano i nostri corpi, incominciamo a godere l’uno dell’altro. Disteso al contrario di lei, infilo con decisione il capo fra le sue gambe. Il profumo del suo sesso mi inebria. Sento la mia eccitazione essere al massimo, lei lo prende in mano, lo sega, la sua lingua mi lecca il prepuzio, piano, lentamente, senza fretta. Affondo la mia lingua lungo il solco della sua figa, sposto le labbra e cerco il clito, lo trovo, lo succhio, lei geme di piacere. Contemporaneamente infila il mio cazzo in fondo alla gola. Lo spinge dentro con forza, quasi a volerlo ingoiare tutto, non le riesce, ma resta alcuni secondi con la bocca piena di me. Si stacca, si rigira, mi sorride.
«Se vuoi dei figli dovremo incominciare. Dai prendimi, ti voglio, adesso mi rendo conto che nella mia vita, tu sei sempre stato l’unico, che è sempre stato la mio fianco, lo hai fatto per me. Credo che questo sia amore, forse è questa la vera eredità che ci ha lasciato la zia.»
Mi distendo su di lei entro lentamente, come quella sera. Si apre al massimo, intreccia le gambe dietro di me, scivolo in lei, incomincia a godere, sento il suo corpo scosso da brividi di piacere.
«Ti prego prendimi lentamente. Sei meraviglioso, scopami amore mio.»
La pompo piano. Asseconda il movimento alzando il bacino, va incontro al mio cazzo che affonda in lei. Gode, viene scossa da un tremolio che mi porta al mio piacere nel preciso istante in cui lei gode. Raggiungiamo l'orgasmo nello stesso momento, questo ci dona un piacere unico. Restiamo immobili, senza fiato. È stato meraviglioso essere in lei, mi ha fatto impazzire sentirla godere.
Dopo quella notte in cui ci siamo amati fino a sfinirci e a crollare dal sonno, la nostra vita è cambiata. Ci siamo trasferiti in quella casa, ma non subito. Lei è rimasta incinta dopo quella notte. Dopo aver partorito un bimbo bellissimo, a cui abbiamo dato il nome di Sandro, è voluta rimanere subito incinta di nuovo. Quando ci siamo trasferiti, Emma era appena nata. La gente del luogo non ha fatto domande. Eravamo separati, quindi i figli potevano essere frutto del matrimonio fallito. Io mi sono trasferito, ho cambiato azienda, faccio il pendolare dal paese al lavoro. Sto tornando con il treno, lei gestisce il nostro ben avviato agriturismo, dove abbiamo realizzato anche una piscina. Questa sera è il mio compleanno, Sandro mi aspetta alla stazione. Mi porta a casa e quando entro ho un colpo al cuore. Due donne meravigliose mi aspettano. Mia sorella vestita come la figlia, identiche sembrano sorella da quanto si somigliano, solo che la figlia ha diciotto anni. Entrambe indossano un tubino nero, che a mala pena copre le autoreggenti, tacchi vertiginosi. Labbra rosso fuoco, come le unghie, bellissime. Ceniamo allegramente, poi mentre aspetto il caffè, seduto in poltrona, con Anna distesa su di me lei mi dice:
«Amore, abbiamo da fare un discorsetto hai ragazzi, ieri casualmente li ho visti in piscina Sandro scopava Emma, e dovevi vedere come si divertivano.»
La guardo, sorrido, loro entrano con il vassoio del caffè.
«Sandro, non ti avevo detto che quando scopi tua sorella, non lo devi fare in piscina. Se ci sono turisti che penseranno, via ragazzi un po' di discrezione.»
Lo rimprovero ridendo. Lei mi guarda stupita, ride capisce tutto, mi bacia, loro ci imitano. Emma si abbassa, estrae il cazzo del fratello, e incomincia succhiarlo davanti a noi, Anna la imita, ma la figlia si gira, lo scambia con quello del fratello. Ora è mia figlia che mi succhia, poi si spoglia, e si impala su di me. Gode repentinamente. Incomincia salire e scendere, affondando il cazzo dentro e godendo. Mi sento al limite, vorrei che lei uscisse, invece lo spinge più dentro, gode di nuovo, mentre Sandro incula la madre. Emma sente che le sto riversando dentro il mio seme, e questo la fa impazzire. Mi esorta a inondarle il ventre, nella speranza che la fecondi. Trema, da quanto sta godendo. Sandro nello stesso tempo inonda il culo di Anna. Lei lo incita. Impazzisce di piacere quanto lo sente riversare il suo seme nel suo culo. Lei trema, urla e continua a spingere indietro il culo, per sentirlo meglio. Restiamo un momento tutti immobili. Solo il rumore dei nostri respiri si sente. Guardo Emma, lei mi sorride, mi bacia, poi si gira verso la madre, le prende la mano e la porta al suo seno. Per un lungo istante nessuno si muove, quel gesto lascia spazio ad ogni interpretazione.
«Mamma, ti prego, baciami, loro non sanno che ci amiamo, ma tu mi hai detto, che era ora di renderlo evidente, mamma, ti amo, vi amo tutti. Papà lo so che ti spaventa l’idea, ma da tempo ho chiesto alla mamma, se potevo farmi mettere incinta da te, o mio fratello, è la cosa che desidero più al mondo.»
Parla con voce rotta dall’emozione. Guardo Anna, e poi Emma, sono lo specchio della felicità. Esco da lei, un rivolo di sperma scende lungo la coscia. Anna si avvicina, s’inginocchia davanti a lei e lo lecca, insinua la punta della lingua fra le pieghe e raccoglie il seme che esce da lei. Poi lascia alla figlia il compito di farlo tornare duro ad entrambi, cosa che avviene in breve tempo. Insieme a mio figlio quella sera l’abbiamo scopata ripetutamente, spruzzando dentro di lei il nostro seme, che ha generato un bellissimo bimbo che abbiamo chiamato Stefano. Non contenta si è fatta ingravidare di nuovo, oggi sta allattando al seno Moira, la nostra ultima nata in una famiglia che promette di continuare ad amarsi ancora.
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