Quest'estate, mentre i genitori e la sorella della mia ragazza erano andati in vacanza, e lei era rimasta sola in casa per un paio di giorni, decisi di stare con lei a casa sua, sia per non lasciarla sola, sia perché nei mesi precedenti ci eravamo visti davvero poco per via delle restrizioni dovute al virus.

Arrivai a casa sua, portandomi l'occorrente per passare due notti da lei, nel pomeriggio di una giornata soleggiata. Faceva davvero molto caldo e il sole cocente copriva gran parte del giardino di casa sua.

Mi accolse offrendomi un caffè. Indossava una maglietta chiara, dei pantalocini, calzini neri e ciabatte chiuse. Poco prima di sedersi al tavolo, fece un gesto alquanto insensato: si sfilò entrambi i calzini e li inserì nelle pantofole, che poi andò a posare in bagno, rimanendo scalza. "Hai caldo?" le chiesi. Mi rispose di sì, aggiungendo: "Camminare scalzi fa bene e ora che fa caldo ne approfitto". Ne approfittai anche io, sbirciando ogni tanto i suoi piedi taglia 37 con smalto nero, con l'alluce leggermente valgo, ma non troppo, che nonostante questo erano per me meravigliosi. Non sapeva ancora che fossi un amante dei piedi, non avevo ancora avuto il coraggio di dirglielo.

Passammo quindi diverse ore a parlare del più e del meno, a guardare un film e a cazzeggiare. Per tutto questo tempo cammino scalza per casa, mentre io con qualche occhiata potevo apprezzare quanto stessero diventando sempre più scure le piante dei suoi piedi, che raccoglievano progressivamente la polvere e lo sporco da terra.

Nel tardo pomeriggio, quando il sole stava ormai calando, mi chiese se volessi prendere un po' di sole con lei in giardino prima del tramonto. Le risposi di sì, quindi ci stendemmo sulle due sdraio che aveva in giardino dopo averle posizionate dove vi era ancora il sole. Io rimasi solo coi pantaloncini di jeans e le mutande, lei invece volle rimanere solo in intimo.

Passata una mezz'oretta da quando ci eravamo messi a prendere il sole, si avventò su di me cogliendomi di sorpresa, slacciandomi i pantaloni e togliendomi le mutande. Rimasi quindi nudo. Non la fermai ovviamente, pensando che probabilmente le era venuta voglia di stupirmi con le sue brillanti abilità da pompinara. Tuttavia, non andò così.

Dopo avermi tolto i vestiti, infatti, invece di afferrare il mio membro tra le mani o di cominciare a stimolarlo con la bocca, decise di appoggiarci i piedi sopra. In quel momento non capii più nulla, in quanto cominciai a sognare un meraviglioso footjob fatto coi suoi meravigliosi piedi, e in effetti fu proprio quello che fece: dopo aver appoggiato i suoi piedi sul mio inguine, facendomi notare le piante sporche, li avvolse attorno al cazzo e cominciò, con un movimento all'inizio piuttosto lento, a scappellarlo ritmicamente.

Il fatto che i suoi piedi fossero sporchi non mi infastidì. Stetti solo lì, senza parole, a godere della prima sega con i piedi da parte della mia ragazza, fatta a sorpresa. Non capivo come le fosse venuto in mente di farmi un footjob, ma sembrava che sapesse benissimo fin dall'inizio che lo avrei apprezzato. Il motivo me lo disse lei poco dopo, quando vide che ero completamente in visibilio: "Ti ho sgamato l'ultima volta che ci siamo visti, hai lasciato il telefono incustodito quando sei andato in bagno e io sbirciando ho notato che avevi un sacco di video su seghe con i piedi aperte! E ora ti ritrovi i miei piedi sporchi a segarti il cazzo! Ti piace?". Le risposi annuendo, e faticando ancora a trovare le parole.

Più passava il tempo, più lei aumentava il ritmo della sega e il mio cazzo diventava sempre più duro e sporco, così come lo erano i suoi piedi, con le piante impolverate per aver camminato scalza in casa e sporche di terra umida e di erba per aver camminato in giardino scalza poco dopo che l'impianto di irrigazione automatica si era disattivato. Non era per me un problema, anzi: la sensazione che percepivo sul cazzo era piacevole forse per via della terra umida che faceva quasi da lubrificante.

A un certo punto non tenni più e sborrai copiosamente schizzando un po' dappertutto e sporcandole ulteriormente i piedi. Alla fine, visto il casino, si sporse dalla sdraio, riuscendo a raccogliere una pompa da giardinaggio già collegata al rubinetto che era lì vicino: rimise i piedi sborrati attorno al mio cazzo e ci puntò contro il getto della pompa fino a che l'acqua non lavò via dal mio cazzo e dai suoi piedi tutto lo schifo che aveva causato.
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