Era un pomeriggio come un altro, d’inizio inverno, di quelli in cui l’aria umida inizia a penetrare al di sotto della coltre, seppur spessa, degli svariati strati di tessuti che rivestono i corpi degli sparuti cittadini di quel paesino di montagna nel bel mezzo del nulla.
Marco era lì, semidisteso sul suo divano, reggente un largo calice di vino rosso porpora, un colore che aveva sempre apprezzato, specialmente se corrispondente al rossetto su labbra carnose e sensuali come quelle di lei, Jessica.
Si… Jessica, al sol pensare al suo nome l’intero suo corpo venne percorso da un brivido fulmineo ma intenso, di quelli che quasi fanno sobbalzare come colto di sorpresa da un evento improvviso.

Ricordava tutto, perfettamente, come fosse ieri, eppure erano passati mesi, anni, sembrava persino una vita passata da quando proprio in un pomeriggio come quello, mentre sorseggiava del vino come in quella stessa occasione, egli udì un suono inconfondibile che appena sormontava il fragore della pioggia copiosa che cadeva tintinnando sugli infissi esterni in ferro battuto e ticchettando sui vetri che adornavano la sua elegante ma umile dimora, un piccolo “cottagio” di lusso, con un pessimo tentativo di pronunciarne l’equivalente in lingua straniera “cottage” come lo definiva la sua sempre amata nonna quando lo lasciò a suo padre e lui con quest’ultimo ci aveva vissuto tanti momenti spensierati.

Ma ora non c’era spazio per rimembri familiari, nostalgia di una giovinezza lontana, la mente di Marco tornò a quel pomeriggio, a lui che lentamente pose il suo calice sul tavolino dinanzi al divano e si accinse ad aprire la porta a lei.

Fino a quel momento si erano sentiti solamente per telefono e siccome la famiglia di lei, di cui la trentenne Jessica era la più giovine esponente ma non per questo meno desiderabile, era in procinto di passare da quelle parti la settimana bianca decisero di approfittarne per incontrarsi.
All’apertura dell’uscio i loro sguardi si unirono per la prima volta, una piccola scintilla che iniziò a illuminarli entrambi.
Non ci volle molto perché si ritrovassero a conversare come vecchi amici sul divano, bevendo un bicchiere di vino dopo l’altro fino a quando la bottiglia quasi come per magia giunse al termine, e fu lì che la piccola fiammela accesasi al contatto dei loro sguardi tornò a farsi viva.

Durante tutto il tempo che erano stati lì lui quasi aveva sorvolato su quando il suo corpo apparisse desiderabile fasciato in quel prezioso vestito rosso, con spalline, che nella sua leggerezza sembrava quasi sfidare il freddo e la pioggia che turbinavano fragorosamente all’esterno e ai quali era facilmente sfuggito mimetizzandosi sotto una spessa coltre di abiti utili solo al viaggio e che lei aveva fatto molto in fretta a togliere con una sosta fulminea alla toilette.

Il calice di lei finì, la mano di lui nel prenderlo sfiorò Jessica, il soffice, caldo e morbido dorso della sua mano sotto le dita lunghe, affusolate di lui.
Gli sguardi di Marco e Jessica si unirono e mentre lui fece appena in tempo a riporre il calice al sicuro sul tavolino le loro labbra si ritrovarono unite, timidamente dapprima, ma sopraffatte da una passione che sembrava attendere da troppo tempo.

Le braccia di lei andarono sulle sue guance, dolcemente percorrendone la supeficie, giù per il collo e infine sulle spalle perfettamente fasciate da quella camicia bianca. Le mani di lui, sembrando precedere le azioni di lei, erano già partite dalle spalle di lei, assaporandone ogni centimetro di pelle, percependone i flebili brividi che la percorrevano.
I vestiti vennero lasciati cadere tutto intorno mentre Jessica saliva a cavalcioni su di lui incapace di smettere di fondere le proprie labbra con quelle di Marco, le sue mani percorrendone i pettorali definiti e giù verso gli addominali anch’essi scolpiti nel marmo.
D’altronde tutti quegli anni trascorsi in piscine e palestre, un giovamento dovevano pur darlo.
Il corpo di Jessica premeva sempre di più contro il suo, mentre Marco raggiungeva la parte bassa del suo abito e con un movimento lento ma deciso lo innalzava fino a lasciarne esposto l’intero corpo, scoprendo che nessun reggiseno era lì a regger quei seni sodi che non potè far a meno di iniziare ad assaporare con le sue labbra e la sua lingua strappandole languidi mugolii di apprezzamento mentre la testa si chinava all’indietro, chiudendo gli occhi ed inarcando la schiena in preda a sensazioni che così tanto aveva desiderato di vivere con lui.

Pochi secondi dopo fu la volta di Jessica, che in una frazione di secondo sbottonò interamente la sua camicia e ripresasi dall’estasi dovuta alla stimolazione dei seni e dei capezzoli si chinò in avanti coprendo l’intero petto di lui di languidi baci voluttuosi e sapienti colpetti di lingua muovendosi sinuosa come non mai lungo un tracciato che la portò senza scampo ad inginocchiarsi dinanzi a lui, sbottonargli e togliergli il resto prima di fare la stessa cosa con la sua gonna e il suo minuscolo perizoma rosso, si rosso come la passione che li stava avvolgendo.

La bocca di lei ben presto assaporò quanto di più gustoso lui aveva da offrirle, dapprima percorrendo l’intero oggetto del desiderio come fatto poco prima col suo petto e poi iniziando a prenderlo poco alla volta, tirandosi indietro e di nuovo giù un centimetro in più non dandogli tregua e scampo così come i loro desideri non ne stavano dando alle loro menti.
Marco non potè più resistere e fu allora che le chiese di sdraiarsi lì sul pavimento, ponendosi sopra di lei completando un amplesso orale che nessuno dei due aveva mai vissuto così intensamente e profondamente, riempiendo l’intera stanza di rumori bagnati e oscenamente eccitanti uniti a mugolii e lamenti soffocati e lenti dapprima ma che diventarono sempre più affannosi e incontrollati fino a quando non diedero sfogo alla propria estasi con tutta la forza delle loro voci, sovrastando tutti i rumori della tempesta che imperversava esternamente.

La loro tempeste non era però ancora finita ed ecco che Jessica afferrò le spalle di Marco invertendo le loro posizioni e bloccando le forti braccia ai lati della testa del suo amante mentre sedendosi su di lui lo accolse nella sua calda e umida parte più intima e segreta. Lei lo stava cavalcando con una furia che solo un’attesa tanto lunga quanto la loro poteva consentire di mantenere, le loro urla di piacere continuarono a fondersi in quella stanza insieme allo scoppiettare del camino acceso e al turbinare del vento.
Non ci volle molto prima che venissero entrambi ancora, fondendo i loro piaceri senza veli di sorta e senza preoccuparsi delle conseguenze, lasciandosi andare totalmente e giacendo poi lì esausti ma felici.

Ciò che era successo quella volta sapevano entrambi che era solo la prima volta di una lunga serie, quel che non sapevano è a cosa li avrebbe portati tutto questo… solo il destino avrebbe potuto svelarlo agli occhi del mondo.
Marco finì il suo calice di vino e vestito solamente dei suoi boxer neri si mosse verso la camera da letto dove nella penombra si distese stringendo a sè una sinuosa forma femminile che da mesi ormai era una presenza fissa delle sue fantasie ma al tempo stesso della sua realtà.


Spero che apprezziate questo mio secondo racconto e che troviate un attimo per commentarlo con le vostre sensazioni, impressioni e critiche. E’ tutto nuovo per me, come già sapete se avete letto la mia prima composizione e sono ansiono di sapere le opinioni di tutti voi al fine di migliorarmi sempre di più e perché no di discutere assieme su questo meraviglioso mondo che la scrittura erotica offre a tutti noi per esprimerci al meglio e senza timore. Vi aspetto numerosi/e e vi auguro buon proseguimento.

madip@hotmail.it
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Categorie: Etero Sentimentali