Sono le quattro di una piacevole notte d’aprile. La luna è tramontata da poco. Intorno, nel quartiere residenziale al limite del bosco, tutto è silenzio, tutto è pace. La signora Carmela sente caldo nel letto, si gira e si rigira, vorrebbe leggere, ma poi ci ripensa… e non accende a luce. Preferisce sgattaiolare fuori dal letto, dove il marito dorme profondamente. Qualche ora prima hanno fatto l’amore... più o meno. Lui ha cominciato ad accarezzarla nel sonno e lei, per non deluderlo, si è lasciata possedere. Meglio evitare troppe discussioni, sapeva che di notte, quando il marito se lo ritrovava duro, cosa che non capitava più tanto spesso... cercava di prenderla. Era rassegnata! In quelle condizioni più che piacere era quasi un fastidio ma cercava di evitare di respingerlo, se possibile. I loro rapporti, per sonno, per stanchezza, e anche per l’età di lui, erano diventati sporadici e brevi. In genere lui, approfittando di lei, quasi nel sonno, faceva in fretta: ficcava, poi dopo qualche minuto, sgusciava fuori e si sborrava sulla pancia... per non procurarle il fastidio di adoperare contraccettivi. Insomma, faceva un po’ tutto da solo. Carmela aveva cercato di sonnecchiare ancora un po’… ma il risultato era che adesso era sveglia, vigile ed estremamente confusa. Il marito le era venuto dentro. Sapeva che in quei giorni lei poteva ricevere e non aveva voluto rinunciare. Era raro che accadesse. Ora, eccola sul divano indecisa se accendere o meno la TV. Si era subito distesa per evitare che la sborra uscisse dalla sua vagina. Non si era ancora lavata, le piaceva tenersi dentro il seme bianco e vischioso dell’uomo. Quella notte si era almeno riservata quel piccolo piacere segreto; la stuzzicava, e si sentiva ribelle e trasgressiva (una volta tanto), lei così pulita e fissata, adesso era tutta imbrattata in figa e, magari, gli odori misti del piacere si cominciavano a sentire, forti e lubrici. A volte, con quel solo pensiero si masturbava tutta sola e, finalmente, veniva sul serio. Stavolta è a disagio però, nervosa. Ormai deve ammettere cosa la turba. Dopo un’ora di tentativi per cercare di non pensarci, si deve rendere conto che il suo pensiero torna a quella scena... alla copula tra i cani. Quella cui aveva assistito qualche giorno prima. Lei, ora è come quella cagna: imbottita dello sperma del suo maschio. Il calore le sale alla testa. Sola, nel buio, diventa sempre più nervosa. Un’ossessione le occupa il cervello. Una curiosità morbosa, una voglia di qualcosa che non sa spiegare... è eccitata, stuzzicata, da quelle immagini bestiali che non riesce a dimenticare. Non sa cosa desidera, però si alza, meccanicamente e, nel buio, fa il giro della casa, per controllare che nessuno sia sveglio. Poi, lentamente apre la porta principale. Il cielo è terso ma, per fortuna, le stelle non fanno una luce tale da inibire il suo strambo tentativo. Niente: intorno alla casa tutto tace. Tossisce lievemente per cercare di attirare l’attenzione. Inutile mentire, ha voglia di capire. Vuole capire sé stessa… non ha alcuna idea di cosa possa accadere, però è curiosa di avvicinare il grosso cane nero dei vicini. Nella notte silenziosa l’apprensione viene meno ad ogni istante. E’ completamente sola sulla porta, tutto è silenzio. Giusto per scrupolo, fa un tentativo e si avvia lungo il vialetto che porta fuori. Arriva con le ciabatte fino al cancello. Nessuno. Con le nocche delle dita accenna un piccolo ticchettio sulla cassetta della posta. Niente; ritorna lenta verso casa. Ma ecco, all’improvviso, lesta come il vento, una massa, nera nel nero, prende forma, ansante e agguerrita, dal viale adiacente. Il grosso cane, nel buio della notte, non da più l’impressione di essere un giocherellone ma piuttosto una belva, pronta a ghermire con una rapidità da felino. Carmela si gela per un secondo, indietreggia. Per un attimo è terrorizzata. Il cane si para davanti a lei aggressivo e deciso. Abbaia una, due volte, la grossa bocca emette fumo e saliva nella bruma dell’alba che si avvicina. La bassa inferriata che divide le due case, sembra veramente irrisoria, davanti alla corporatura imponente di quel gigante nero. - Dick – sussurra Carmela tra i denti, per non farsi sentire – Dick, sono io! Immediatamente il cagnone cambia atteggiamento. Forse aveva avuto paura, pure lui. La tensione si scioglie, il lupo che è in lui regredisce nella parte ancestrale del cervello e lui ritorna, rapidamente a fare il cucciolone. Rimane un po’ inquieto però, come Carmela! - Aspetta, Dick! – sussurra; corre in casa a prendere alcuni biscotti. Poi ritorna fuori, socchiudendo la porta ma portandosi le chiavi... non si sa mai. Ora è fuori, non è più eccitata, di nascosto persino da sé stessa, è decisa fermamente a fare qualcosa... qualsiasi cosa; è decisa a vedere fin dove si può spingere... ma non sa cosa desidera veramente. Eppure agisce con determinazione, quasi con rabbia. La curiosità le mette addosso un’ansia, una smania che non aveva mai provato. Dick, intanto, si è allontanato di qualche metro e annusa la notte. Vincendo la sua repulsione e le sue manie, la donna si avvicina al divisorio metallico fatto di stecche. Anche il cane si appropinqua verso lei per addentare un biscotto. Per fortuna oltre alla ringhiera, per abbellire il viale, hanno lasciato crescere, a tratti, degli oleandri, quelle macchie dovrebbero nasconderla da sguardi indiscreti. Carmela lascia che il cagnone raccolga il biscotto direttamente dalla sua mano. La sua enorme bocca è piena di saliva: con la lingua bagna abbondantemente la mano di Carmela ma, in questa occasione, a lei non fa schifo. E’ invasata, i suoi atteggiamenti sono del tutto nuovi. Lei al puro sesso nemmeno ci pensa, se non si trova nella giusta condizione per poi raggiungere, gradatamente, l’eccitazione. Adesso, nonostante non sia per niente eccitata, è decisa a saggiare come risponde il cane alle sue sollecitazioni. Vuole guidare un gioco che nemmeno conosce ed agire affinché qualcosa avvenga... ma cosa? La povera bestia di tutte queste elucubrazioni della signora è del tutto ignara: è solo felice, accanto a una persona a cui vuol bene e le cui mani odorano di biscotti al latte. Carmela invece sembra un’ invasata. Guardinga, inizia a carezzare il cane, che respira ansimando, vicino a lei. La donna gli carezza il grosso collo, sentendone i muscoli tesi, la grande testa, poi piano, piano, si avventura verso la pancia dell’animale. E’ molto tesa, ha molta paura della reazione della bestia, ma continua a blandirlo con piccoli sussurri. Ecco che ora la donna si fa coraggio, riesce a scendere giù con la mano, sotto il cane che si è accucciato sulle zampe posteriori. Non essendo pratica, Carmela è molto sorpresa, quando scopre che la bestia, semplicemente: non ha pene. O meglio, sotto il cane trova una protuberanza carnosa, pelosa, morbida. Ma niente di più… Con dolcezza riesce a far alzare in piedi la bestiola. Però, nonostante tutto, tra le zampe non trova granché… si spazientisce, comincia a vergognarsi di quel suo assurdo armeggiare… non si riconosce in quella situazione folle. “Ma che cazzo” pensa “ma dov’è? Forse è castrato? Ma nooo, impossibile!” Decide di farla finita con quella follia. Però… proprio mentre sta per togliere la mano dal caldo inguine di Dick, qualcosa si indurisce nella sacca pelosa. Il cane stesso è sorpreso e annaspa, incredulo… eppure, tra le mani di Carmela, un bitorzolo umido, caldo e duro come la pietra, spunta verso l’esterno. 


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Categorie: Zoofilia