Ciao, questo è un estratto tratto dal nuovo capitolo della mia storia fantasy-erotica L'Impero dell'Alba per leggere il capitolo completo e stare al passo con la trama vi consiglio di andare sul mio blog: imperodellalba.blogspot.com
Buona lettura

Un quadro scomposto, un disordine pittoresco era rischiarato dalla luce spettrale dell'alba. Della cena intima consumata la sera prima si poteva perfettamente ricostruire dove avessero giaciuto gli amanti, o i bagordi che avevano causato il rovesciarsi delle vivande sul pavimento. Un grande tamburo giaceva sfasciato per la forza ferale, usatagli nel suonarlo, da un imperatore euforico e privo del proprio, consueto aplomb. Immaginando il rimbombare di quella musica infernale ancora si potevano ricreare i passi inconsulti dei danzatori, ai quali venivano strappate le vesti di dosso tra una piroetta e l’altra.
Il principe di Persia cominciò a smuoversi in quel momento dalla scomoda posizione nella quale era stramazzato, ormai vinto dalla stanchezza, la notte prima; si stiracchiò come un gatto allungando i muscoli, strizzando gli occhi, e infine sbadigliando. Lui e Altamira erano gli unici superstiti di un festino che, uno dopo l'altro, aveva stroncato e convinto gli altri invitati a ritirarsi.

Il principe, sebbene, come tutti i partecipanti, fino a qualche ora prima fosse reso ebbro dal vino e euforico dalle droghe, non dava alcun segno di essere provato: infatti il sangue umano mescolato a quello degli Athanatoi gli scorreva vigoroso nelle vene rendendolo capace di riprendersi in un paio d'ore da una serata estenuante. Misurò la sala a grandi passi schivando resti di cibo, vesti, coppe, tralci di vite e si fermò solo quando ebbe trovato la propria favorita. Siva, troppo timorosa per ritirarsi senza aver ricevuto il benestare del proprio padrone, aveva finito per crollare rannicchiata su un cumulo di vestiti: nell'angolo tra un divano e un altro, completamente coperta da un drappo damascato.

La ragazza sembrava una ninfa dormiente, un'innocenza infantile traspariva dall'espressione tranquilla e beata, le spalle erano coperte dai capelli d'un biondo scuro, le labbra a forma di cuore appena dischiuse dal respiro. Il primo Ministro dell'impero la scosse leggermente destandola dal sonno.
"Alzati" le comandò. Lei, completamente intontita, si liberò dalla coperta improvvisata rivelando pian piano il corpo grazioso e minuto. Fu condotta verso il tavolo che troneggiava al centro della sala e nelle mani le fu messa una gran tazza di latte, che gustò a piccoli sorsi, aspettando che Kassandros, il quale l'aveva appena lasciata, tornasse. Man mano che il liquido candido e fresco le scivolava lungo la gola sentiva, prima più lieve e poi pian piano più insistente, la pressione che aumentava sulla propria vescica; così, quando il principe fu tornato, timidamente gli manifestò il proprio bisogno. Lui tirò le labbra in un mezzo sorriso, commentando con una sola parola: "perfetto"; poi, dopo aver messo un cuscino sul tavolo, la modellò a proprio piacimento, tendendola, legandola, stringendo più volte la corda che era andato a prendere attorno alla pelle candida: costringendo, modificando, imprigionando e liberando la tensione. Ogni qual volta si fermava non lo faceva per insicurezza, ma per strappare un bacio umido dalla bocca della schiava o per esplorarla con le dita, tastandola, eccitandola e svegliandola dal torpore mattutino.

Siva era completamente legata quando non furono più una coppia ma una triade: la sorella dell'imperatore, unica altra superstite della festa, appena destata si era unita a loro, abbracciando lui da dietro e passandogli le mani sull’inguine già eccitato. Egli a quel gesto si voltò e la baciò dicendo "Buongiorno amore mio, ti ho preparato una colazione speciale."
Altamira sorrise per ringraziarlo, indi cominciò ad assaporare la pietanza suggendo dapprima i capezzoli e le labbra rosee, mordicchiando poi la pelle tenera dei fianchi, e terminando sul clitoride, che a lungo dilettò con la propria lingua e le proprie labbra. Mentre la sua compagna era intenta in quelle operazioni, lui stringeva e colpiva i seni della ragazza, arrossandoli e facendo risuonare i colpi dati contro la pelle soffice, unitamente ai gemiti di lei.

La schiava ad un certo punto lanciò un lungo lamento difficile da decifrare, misto di piacere e fastidio: l’altra donna le aveva infilato le dita affusolate dentro, masturbandola, uncinando la parte più sensibile, facendole sentire terribilmente preponderante il bisogno di urinare. Quella tortura durò ancora per qualche minuto, poi la giovane esausta si lasciò sfuggire i primi schizzi che furono accolti dall'altra con gioia e piacere. "Non trattenerti", le sussurrò suadente il suo padrone all'orecchio, “guarda come la stai rendendo felice”. La baciò mentre i capelli e il viso dell'altra venivano inzuppati, continuando a lambirla anche quando Altamira le divorò la vulva, raccogliendo e bevendo l'urina che ancora usciva direttamente dalla fonte.
I due amanti infine si guardarono complici: lui la baciò tirandola a sè, poi le leccò il volto, raccogliendo gli umori e strizzandosi in bocca i capelli dell'amata.
"Direi che siamo pronti ad affrontare una nuova giornata!"
"No! Manca ancora la parte migliore mia cara!"


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