Non eravamo due angioletti, io e la mia ragazza, Valentina; arrivati intorno ai trent’anni le nostre esperienze le avevamo fatte, ciascuno a suo modo e in realtà lontane tra loro.
Io, Francesco, intorno al metro e ottanta, figura solida, robusta ma non palestrata, abile nei giochi d’amore e ben dotato per l’occorrenza, avevo incontri come bull di coppia; avevo chiacchierato tanto con i lui cuckold; avevo ascoltato tanti pensieri della gente; da quell’ambiente avevo derivato la maggior parte delle mie idee, in particolare la mia propensione allo scambio di coppia, alla coppia aperta, all’esibizionismo, insomma a tutte quelle pratiche del sesso che hanno un solo scopo, il piacere fisico al massimo livello possibile
Lei, Valentina, alta circa un metro e settanta, seno di terza taglia, un bellissimo lato B e gambe eleganti e forti per i molti anni di esercizio per la danza, era una ragazza molto perspicace, provocante o impostata, a seconda delle necessità; aveva fatto anche lei le sue esperienze, ma in maniera più soft, con regolari flirt e relazioni più o meno brevi; non manifestava molto interesse per le forme trasgressive di sesso, ma denotava una spiccata tendenza all’esibizionismo che, se coltivato, ne avrebbe potuto fare una grande protagonista.
Sin da quando ci eravamo fidanzati, tre anni fa, le avevo chiarito il mio punto di vista sul sesso e sulle attività sessuali; d’altronde, il nostro incontro era avvenuto in chat e per molto tempo eravamo rimasti collegati attraverso queste possibilità di rapporto, che era basato, soprattutto durante il primo anno, su videochiamate erotiche, masturbazioni telefoniche, ed accettabile sincerità.
La nostra fu fin da subito una relazione a distanza iniziata alla fine di ottobre ma punteggiata sporadici episodi possibili nei pochi giorni nei quali riuscivamo a stare insieme; per il resto, si alimentava e proseguì poi con meccanismi sempre più arditi, dal punto di vista sessuale, ma esplicitati solo con pensieri sempre più perversi, quando eravamo costretti a stare lontani.
L’estate successiva andammo in vacanza in una località pugliese; il desiderio di fare sesso e la voglia di trasgressione uscivano da ogni poro della nostra pelle; sin da quando arrivò, io non vedevo l’ora di ammirarla provocante e spudorata dinanzi a tanti sconosciuti; facevo leva sulla sua vena di esibizionismo che già avevo ammirato nei rapporti telematici; ma i miei pensieri e i discorsi principali miravano a un incontro che prevedesse una terza persona o un’altra coppia.
In questa convinzione ero molto determinato; ma dovetti arrendermi alla realtà che Valentina invece accettava anche di parlarne, come di un’ipotesi praticabile; ma, nel concreto, evitava qualunque occasione in cui fosse possibile realizzare le cose che dicevamo; lei, evidentemente, condivideva, in teoria, questi pensieri; ma aveva qualcosa che la frenava quando si tentava di trasformarli in realtà.
La situazione era opposta quando invece la proposta era quella dell’esibizionismo; in quei 7 giorni di vacanza, non ce ne fu uno nel quale Valentina indossasse un benché minimo perizoma; tutti i momenti viaggiava senza intimo, sia nei pomeriggi dedicati al turismo, con le visite ai dintorni fino a sera; sia nelle mattinate trascorse in spiaggia, all’insegna della massima eccitazione, specialmente quando mi dedicavo a foto osé in cui Valentina mostrava orgogliosa la parte più preziosa del suo corpo allargando dolcemente e ampiamente le gambe, per fare in modo che altri , oltre me, potessero provare eccitazione nel vedere quello spettacolo pazzesco.
Quella fu la vacanza della svolta.
Tornammo alle nostre vite monotone che tentavamo di animare con rapporti telematici del tipo più azzardato; ma qualcosa era cambiato; Valentina aveva cominciato a non indossare intimo anche quando era da sola o in situazioni pubbliche; io fremevo intensamente per la voglia guardarla eccitarsi e fare sesso; fu così che iniziai a proporle spudoratamente di provocare, di incontrare qualcuno, di far sì che succedesse qualcosa con altri; chiaramente, il mio desiderio sarebbe stato vederla fare sesso completo; ma mi sarei accontentato anche di una pomiciata o di una provocazione fatta bene.
Il successivo Capodanno, a causa del lavoro, non potemmo passarlo insieme; ma quella notte fu per me sublime, nonostante le difficoltà; innanzitutto, Valentina, mentre si preparava per uscire, mi videochiamò chiedendomi consigli sull’abbigliamento; in quel periodo, le nostre idee erano molto perverse; quindi, spinsi per un abbigliamento molto sexy caratterizzato dalla totale assenza di intimo; lei non fece obiezione e alla fine indossò un vestito viola trasparente attraverso il quale, in condizioni, normali, sarebbe stato più che visibile il perizoma; nella situazione specifica, risultava chiaro il nudo in trasparenza; l’obiettivo era nasconderlo sotto al cappotto fino all’arrivo alla festa, dove poi, liberatasi del cappotto, poteva proseguire la serata come nulla fosse, con alti rischi di esser osservata da tutti, per quanto la visibilità fosse limitata dalla poca luce; tra gli amici, c’era anche un suo ex, o meglio un ragazzo con cui lei aveva avuto un lungo storia di amicizia sessuale mai trasformatosi in una vera relazione.
Durante la serata mi scrisse frequenti messaggi per tenermi aggiornato sull’evolversi della ‘sua’ serata; in più occasioni, mi scrisse che si sentiva un po’ a disagio con quell’abito addosso; ma era quasi sicura che nessuno, perlomeno tra gli amici e le amiche, ci avesse fatto molto caso; comunque, nessuno aveva azzardato commenti o giudizi.
Era notte, quasi le 3; Valentina non mi scriveva da oltre un’ora; forse provò a chiamarmi al telefono ma io non me ne resi conto perché lo avevo silenziato; così mi scrisse un messaggio in cui mi avvertiva che era ubriaca e, per di più, che molti avevano notato il suo fondoschiena nudo; dopo quel messaggio, il suo telefono rimase muto forse perché lo aveva riposto in borsa.
Alle 5 del mattino mi arrivò un’altra telefonata; era lei, notevolmente ubriaca, che cercava di dirmi qualcosa; ma si capiva pochissimo; insistetti a lungo, finché uscì su un balcone; finalmente riuscii a sentire le prime eccitanti notizie su quella notte lunghissima; mi disse che aveva flirtato con sconosciuti, ballato con amici, baciato una sua amica (cosa comune quando alzava il gomito) e che, mentre era al bancone del bar ad aspettare un cocktail, qualcuno le aveva ripetutamente palpato il sedere; mi disse che in pista era successo lo stesso; ma, dato lo stato suo, in quel momento, di ubriaca e le difficili comunicazioni col telefonino in una sala affollata e con scarsa ricezione, non mi poté dare ulteriori dettagli.
Poco dopo, però, avendo recuperato una postazione più utile per una lunga telefonata ed avendo in parte smaltito la sbronza, mi chiamò e mi raccontò nei particolari le vicende della notte, delle quali un protagonista era stato quel suo ex.
Pare che il tipo avesse rivangato pubblicamente la storia della loro ‘relazione’ e, alla fine, era andato a darle un bacio a stampo sulla bocca quasi per sottolineare che, volendo,si poteva ancora riprendere la vecchia abitudine; lei si schernì ricorrendo alla solita difesa, che ora aveva un fidanzato; lui naturalmente non era disposto a demordere e la tampinò a lungo favorendone anche la tendenza a vuotare calici, per cui in breve fu brilla e disinibita; a quel punto si misero a ballare; quando fu il momento dei lenti, lei lo sentì appiccicarsi addosso e, forte della conoscenza acquisita nelle copule precedenti, non ebbe difficoltà a sollecitarla nei punti giusti, favorito dall’abito di velo.
Spostandosi abilmente nelle movenze del ballo, la portò in un angolo appartato, praticamente visibile solo dalla postazione dove i loro amici erano raccolti, e si fece più ardito, carezzandole il seno e le natiche, finché trovò il varco giusto nelle pieghe del vestito e la sua mano corse ad afferrare la vulva; per un attimo, Valentina si sentì imbarazzata di fronte agli amici che seguivano eccitati la manovra; vide quasi tutti i pantaloni gonfiarsi al punto giusto, mentre lui con estrema abilità e facendo movimenti che ben conosceva, entrò con due dita nella vagina e cominciò a masturbarla in pubblico.
Ebbe un orgasmo abbastanza forte e lui coprì l’urlo che le esplose dalla vagina e dalla bocca, baciandola con passione e scavando nella bocca con la lingua, mentre con le dita le ravanava nell’utero; al’improvviso, l’altra mano si abbassò lungo le natiche e penetrò nel solco, finché la punta delle dita sfiorò l’ano; per sicurezza, passò il medio sulle grandi labbra che ormai colavano a terra, si bagnò largamente degli umori vaginali, tornò all’ano ed entrò nel retto con decisione ma con dolcezza infinita; lei ebbe il suo secondo orgasmo e desiderava ormai essere penetrata per bene, sia in vagina che nel retto.
Ma la posizione di totale esposizione agli amici e il rischio di essere visti da tutta la sala gli suggerì di fermare il gioco, anche se era evidente che la sua mazza soffriva nello slip; le propose di andare da qualche parte a copulare, ma lei si oppose perché era venuta con un’amica e non intendeva lasciarla all’improvviso, per di più senza una meta sicura; l’amica proprio in quel momento si avvicinò; lui si staccò di colpo e si allontanò.
Valentina aggiunse che lo stesso, dopo la telefonata che lei aveva fatto a me, era tornato alla carica palpandola continuamente mentre fingeva di sfiorarla quasi per caso sotto gli occhi degli amici che si erano, evidentemente, annoiati della scenetta e gli dissero chiaro che non era cosa da fare; tornò a casa accompagnata dall’amica con tanto rimpianto di non avere portato fino in fondo la trasgressione.
Nei giorni seguenti avevo un’aria felice, con il pensiero costantemente rivolto a lei, soprattutto quando pochi giorni dopo mi confessò di essersi masturbata immaginandosi alla festa in mezzo a più ragazzi che giocavano con lei; aveva scoperto il piacere che provocavano queste situazioni e non voleva smettere.
A quel punto, mi sentii quasi autorizzato ad alzare l’asticella delle mie richieste; cominciai a focalizzarle, orientandomi decisamente verso la copula con un altro; Valentina però doveva avere qualche problema, in questa direzione, perché continuava a rispondere a tutte le mie sollecitazioni che non riusciva a lasciarsi andare, una volta perché non c’era la situazione giusta; un’altra, perché non voleva farlo con gli amici; io cercavo di essere dialettico ed insistevo, proponendole di tutto, fissare incontri tramite app, creare situazioni adatte, vestire sexy; lei mi raccontava tutto; trovava che tutto era sempre eccitante; era bello sentirle dire che parlava di sesso con gli amici o con ragazzi conosciuti da poco; ma sempre si frenava al limite, anche se avvertiva il feeling con qualcuno, perché non se la sentiva.
Viveva allora da sola in un piccolo bilocale, al piano terra di un palazzo di corte, ovvero con tutti gli ingressi interni al cortile, intorno al giardino; nella mia smania di convincerla a fare sesso con chiunque le capitasse a tiro, quando doveva restare in casa per cena, le chiedevo sempre di ordinare un pasto o una pizza da farsi portare a casa, e di provocare il fattorino per sollecitarlo a fare sesso; insomma, qualsiasi occasione sarebbe stata buona, a patto che mi rendesse partecipe, per lo meno piazzando lo smartphone in modo che io potessi assistere a quel che succedeva.
Questo fu un periodo nuovo, quello del voyeur alternativo, per cui io ero, anche se non presente, partecipe direttamente delle sue trasgressioni; nelle nostre videochiamate facevamo prove con i vestiti, quali erano più sexy, quali si sollevavano di più; sceglievamo quale abbigliamento avrebbe utilizzato; parlavamo di quel che avrebbe fatto, ovvero come si sarebbe spostata e piegata; e fantasticavamo anche che succedesse qualcosa di concreto; ma quest’ultima era una fantasia quasi irrealizzabile.
Una sera, la sollecitai per l’ennesima volta e cercai di dirigerla; lei aveva ordinato una pizza e io con decisione le proposi di ricevere il ragazzo in abbigliamento sexy; mentre noi discutevamo, lui arrivò; lei, in fretta e furia, andò ad aprire così com’era vestita; ebbi la sensazione che avesse molti dubbi a fare quel gioco che a me piaceva molto; subito dopo, si era pentita, perché lui era un bel ragazzo e lei si doleva di non averlo provocato.
Questo nuovo gioco però la intrigò immediatamente, al punto che, successivamente, quando si creò di nuovo la stessa situazione, la mia ragazza accolse il fortunato fattorino con indosso un babydoll nero, senza reggiseno e con il perizoma; mi raccontò tutto, subito dopo; mi disse che era un ragazzo giovane, che l’aveva guardata con molta libidine e che si era sentita assai desiderata.
Fece una terza volta questo gioco; ma il maledetto telefono cadde e mi ritrovai solo ad ascoltare; li sentii parlare e ringraziare e poi dovetti accontentarmi del racconto di Valentina che diceva come avesse dato modo al fattorino di guardare tra le sue preziose gambe; la mia eccitazione, in questo caso, si scontrò con la delusione per non aver visto niente; lei, mentre cenava, mi disse che era eccitatissima e avrebbe potuto avere rapporti con chiunque per quanto era esaltata, a tratti i suoi pensieri cadevano su uomini maturi che vedeva passare dalla sua abitazione, ma restavano solo pensieri.
In quel periodo, Valentina era spesso con un vicino di casa e suo fratello; mi diceva sempre che non era interessata al vicino con cui parlava sempre, bensì al fratello più piccolo; entrambi vivevano in una casa condivisa; passavano molte sere a chiacchierare; io ogni volta speravo che succedesse qualcosa di intrigante, inutilmente; Valentina mi spiegava che in tutti i modi provava a provocare il vicino più piccolo ma lui sembrava non capire, forse per soggezione al fratello maggiore; in pratica, la eccitava vantandosi delle sue doti; ma non faceva mai il passo decisivo per copulare.
Il tempo passava, era inizio maggio, Valentina, parlando con i due fratelli, si era trovata ad invitarli a cena, i miei pensieri volarono subito verso la perversione; il sogno era sesso con tutti e due; lei invece si bloccava; mi diceva chiaramente che con il fratello grande non avrebbe mai voluto; inutile dire che era forte il mio sospetto che mi seguiva finché si trattava di parlare; ma quando si doveva agire, qualcosa la frenava.
Quel giorno ordinò la cena e io, assai determinato, la sollecitai più volte a provocare il fattorino e poi restare senza intimo anche a cena con i vicini; ci pensò a lungo, quasi stesse meditando finalmente una decisione per accontentarmi; poi scelse di seguire le mie indicazioni; mi avvertì che la provocazione ci sarebbe stata solo se fosse stata sola; di fronte ai vicini, non l’avrebbe fatto.
Eravamo pronti; lei indossava un vestito elasticizzato che poteva tirar su senza problemi, tacchi 12 e tanta voglia; per fortuna, il fattorino arrivò prima dei vicini; Valentina posizionò il telefono in modo che potessi vedere tutto; io, mentre andava alla porta d’ingresso, ripetei più volte.
“Alza di più, alza di più, tutto fuori quando ti pieghi.”
Arrivò il fattorino; lei aprì, con il vestito già sollevato al punto che quasi mezzo sedere era in vista; il fattorino era un ragazzo sui 25 anni circa, forse meno, bassino e molto solido; dalla mia prospettiva, vedevo la porta d’ingresso e la cucina a lato; Valentina prese, sull’uscio della porta, due buste con i cibi, si voltò e andò nell’altra stanza, dove c’era il soggiorno/camera da letto, a lasciare le buste; vidi il ragazzo, rimasto solo nell’inquadratura, sporgersi per guardarla.
Valentina tornò, chiese se c’era altro; il ragazzo rispose di no; lei allora gli disse di aspettare per la mancia; si voltò verso la telecamera, dando un’occhiata verso me, e si piegò a 90 gradi sparendo dall’inquadratura; vidi il ragazzo con la bocca aperta e sorridente che ammirava lo spettacolo che gli veniva offerto; Valentina tornò verso lui, che nel frattempo era entrato in casa e aveva poggiato la borsa termica sul mobile della cucina/ingresso.
Dall’inquadratura, non vedevo bene, perché il ragazzo era entrato e quindi non riuscivo a vedere il vestito di Valentina; vedevo, di spalle, che maneggiava il portafoglio, a poco più di un metro dal ragazzo; mentre gli dava la mancia, delle monete caddero a terra; la vidi piegarsi sulle ginocchia, con le gambe un po’ aperte verso l’altra stanza; il sedere sembrava essere fuori; il ragazzo fece un movimento furtivo abbassandosi un po’ per vedere di più.
Io, per la meraviglia, non ascoltavo più le parole ma osservavo i movimenti; avevo il cuore che batteva forte; Valentina si rialzò e gli ridiede la mancia; lo salutò e lui restò un momento imbambolato; si riprese e andò via; lei andò alla porta e si affacciò leggermente, per poi chiuderla; la vidi, di spalle con il vestito totalmente sollevato sul sedere, poi anche frontalmente; fu una scena stupenda, sublime.
Prese di nuovo il telefono ed era eccitatissima; mi disse subito che era stato stupendo per lei; che anche lei aveva il cuore che batteva forte ed era chiaramente rossa in viso; ci stavamo scambiando le emozioni; Valentina era sul divano letto e mi stava mostrando l’eccitazione che aveva provato senza minimamente toccarsi; aveva toccato il culmine del piacere, in quanto il ragazzo era molto carino; mi stava dicendo che con lui avrebbe fatto qualche pensierino, quando suonò ancora il citofono; andò a rispondere e mi disse che era di nuovo lui; aveva dimenticato la borsa termica; mi chiese cosa avrebbe dovuto fare; furono pochi ma intensi secondi; dissi.
“Provocalo, provocalo, provocalo!”
Suonarono alla porta; lasciò il telefono in camera ma con inquadratura verso la cucina; la mia visuale era molto, ma molto limitata; vidi che andava ad aprire la porta, tenendo il vestito alto sopra il sedere in modo molto provocante; sentii lontane delle voci, poi vidi Valentina indietreggiare e quindi entrare nell’inquadratura; rideva e mi parve che dicesse qualcosa tipo ‘anche tu’; io vedevo a questo punto solo lei con le sue parti intime in bella mostra avanti al fattorino.
Poi apparve il fattorino; da quella prospettiva, vidi quanto realmente era alto; arrivava più o meno con la fronte alle labbra di lei; lo vidi cercare il bacio, mentre con le mani tentava di toccare il sedere; Valentina invece era immobile, poggiata all’angolo della porta; vidi, per la prima volta in vita mia, la mia ragazza che baciava un completo sconosciuto che le aveva portato la cena; furono secondi magici; si diedero baci aggressivi con la lingua e il ragazzo, appena aveva iniziato a baciarla, aveva infilato le dita tra le gambe iniziando una velocissima masturbazione.
Fu una scena incredibile; vidi Valentina, le spalle al cornicione della porta, con le gambe un po’ divaricate, che respirava affannata mentre il ragazzo cercava velocemente di masturbarla; in quel momento si stavano guardando, mentre lui deciso la masturbava e avevano smesso di baciarsi; la scena é durata circa 40 secondi, quando vidi Valentina spingere via il ragazzo e cercare di ricomporsi nascondendosi in soggiorno; disse al fattorino di andar via e con il viso eccitato e spaventato mi fece segno di no con la testa e poi chiuse la telefonata.
Io tremavo come poche volte era successo in vita mia; restai in attesa di un suo messaggio, di una sua chiamata; ero pensieroso, non capivo cosa fosse successo; finché dopo 20 minuti mi scrisse che mi avrebbe chiamato in seguito perché era con i due vicini.
A fine serata, finalmente riuscii a parlarle e capii finalmente cosa era successo; in pratica il fattorino, quando era tornato, aveva iniziato a fare complimenti a Valentina e lei a lui; il ragazzo incoraggiato dall’atteggiamento di lei, aveva chiesto se poteva entrare; nel dirlo, aveva fatto un passo in avanti lasciando però la porta socchiusa; Valentina aveva risposto che aspettava ospiti; lui si era fatto coraggio e si era avvicinato tanto che lei si era sentita eccitata e si era lasciata andare a quello spettacolo al quale avevo assistito.
Il problema non fu il fattorino, ma il vicino più anziano che, mentre Valentina si esibiva, aveva bussato alla porta, si era affacciato ed aveva assistito alla parte finale della scena, ovvero il fattorino solo e Valentina che si abbassava il vestito; anche uno scemo avrebbe capito cosa stava succedendo; Valentina si difese per quanto possibile e scontato; in compenso non fu detta nemmeno una parola davanti al fratello piccolo, per evitare ulteriori imbarazzi; per la serata, Valentina aveva di nuovo indossato un perizoma perché si sentiva troppo osservata dal vicino più grande.
Precisamente due settimane dopo Valentina e il vicino più piccolo decisero di andare a cena fuori, il grande lavorava quella sera; come è facile immaginare, io speravo in quel fatidico vero tradimento; questa era, dopo le situazioni precedenti, l’occasione giusta, visto che lei era attratta da lui e che sarebbero tornati insieme a casa; Valentina per l’occasione aveva indossato un vestito molto sexy e speravo che, chissà, magari il fratello grande aveva confidato al piccolo quel che aveva visto e quindi era chiaro che si trattava solo di osare.
Valentina indossava una minigonna di jeans a mezza coscia, stivali alti, calze auto reggenti alte, non portava intimo ovviamente, e sopra aveva un maglione oltre al giubbotto; durante la cena mi scrisse molto e mi mandò anche selfie con lui; mi spiegò che lei aveva sempre detto loro che io non ero geloso perché mi fidavo, anche se la realtà era inimmaginabile; parlavano di sesso, ma nessun riferimento fu fatto alla serata pazza di due settimane prima; uscirono dal pub e mentre rientravano Valentina mi tranquillizzava spiegandomi che probabilmente non sarebbe successo nulla; io non ero uscito di casa sperando di ricevere la tanto attesa notizia del tradimento o, se si vuol chiamare meglio, momento di eccitazione del gioco di coppia.
Passarono 25 minuti dal suo ultimo messaggio in cui mi aveva annunciato che stava rientrando; ero a letto a fantasticare, ma davvero con nessuna speranza, quando ricevetti da lei una videochiamata improvvisa; il primo pensiero che mi avrebbe fatto vedere che stava copulando; ma subito dopo, a catena, che era a casa e non era successo nulla; ero altalenante tra il mio desiderio di assistere finalmente ad una sua copula e il timore che, ancora una volta, si sarebbe fermata ad un passo dall’azione.
Si avviò la connessione; Valentina era sul divano - letto di casa; si riprese il viso; mi disse più volte ‘amore amore amore’; il viso era elettrizzato; non capivo; chiesi cosa fosse successo; mi rispose che era a casa e mostrò con la fotocamera posteriore i mobili (dentro me ero rassegnato); tornò sulla fotocamera anteriore; mi mostrò il viso, poi scese con l’inquadratura mostrando prima i seni nudi e poi le calze e le scarpe senza la minigonna; rialzò l’inquadratura e mi disse, guardando nello schermo, che stava aspettando il suo vicino, che era andato a prendere i preservativi; in quel momento, in me scoppiava un incendio; il cuore aveva iniziato a battere all’impazzata e a malapena riuscivo a capire cosa diceva; mi disse che si erano baciati, che avevano avuto un rapporto orale vicendevole e che si erano fermati per mancanza di preservativi.
Nel bombardamento di emozioni che mi tambureggiava in testa, la implorai di posizionare il telefono; Valentina era indecisa e si guardava attorno; bussarono alla porta e lei mi fece segno di stare zitto; le dissi di farmi almeno ascoltare; d’improvviso, lo schermo diventò nero; sentimenti di rabbiosa confusione scossero tutto il mio corpo; sentii la porta chiudersi; posizionai gli auricolari alle orecchie; impostai la videochiamata su muto dalla mia parte e mi lasciai immergere nella situazione.
Sentii inizialmente solo rumori, mezze risate; non capivo bene cosa si dicessero; poi silenzio, leggeri mugolii da parte di Valentina, poi ancora silenzio; una risata interruppe quel vuoto; sentii rumori indefinibili, un effetto di sottovuoto, come il verso che si fa con la lingua sul palato; era continuo; il ragazzo ansimava e disse a Valentina.
“Sei bravissima, siiii!”
Usò un tono delicato; questo continuo rumorino continuò per alcuni minuti finché, quando smise, sentii dei movimenti e poi ancora silenzio, dal quale pochissimi secondi dopo arrivarono i mugolii della mia dolce metà; a tratti sentivo il respiro di lui e l’ansimare di lei; io ero nel letto, tremante; stavo ascoltando in diretta la mia ragazza durante il rapporto sessuale con il suo vicino di casa; li sentivo baciarsi, ansimare; provavo dentro di me un’emozione indescrivibile.
Erano passati circa 20 minuti dall’inizio della telefonata e almeno 15 da quando avevano iniziato con i rapporti orali e il sesso; cominciarono a sentirsi dei colpi, avvertivo chiaramente il rumore dei corpi che sbattevano e immaginavo la posizione del missionario con la testa rivolta verso il telefono; i colpi continuarono diversi minuti da parte del prestante ragazzo; poi rallentarono fino a fermarsi; ancora movimenti, ancora respiri pesanti e poi di nuovo, direttamente a fondo, direttamente forte.
Mi resi conto che il rapporto in quel momento era molto deciso; sentivo i forti colpi e ascoltavo la mia Valentina che, mentre ansimava, si lasciava andare a parole e frasi piene di eccitazione e che - come lei ha poi confermato - erano dette al fine di farmi eccitare di più; per quanto io possa ricordare, urlava.
“Sì sì sì, ti prego continua; ti prego; mi piace mi piace; forte, forte!”
Lui ci dava dentro e così immaginai che si stavano esibendo in una fantastica pecorina; tra me e me pensavo a quanto il ragazzo fosse sorprendente; furono forse dieci minuti intensi, aggressivi, goduriosi; arrivò il momento della stanchezza; lui rallentò, lei continuava a mugolare anche senza altri rumori, piena di eccitazione e trasgressione; ancora movimenti, il ragazzo chiese come avrebbe dovuto mettersi; sentii Valentina dire.
“Qui, così!”
E via..., ricominciarono, ancora come prima, aggressivi al massimo; Valentina respirava affannata, mentre il ragazzo non si sentiva e il rumore principale era il sesso, i colpi forti, i corpi che sbattevano; anche questa copula sembrava non voler finire, quando, tra colpi, mugolii e respiri affannati, sentii Valentina con tono di voce alto quasi urlare
“Si sì si ah ah ahhhhhh ahhhh ahhh!”
allungato in modo esagerato, e poi ancora colpi, più lenti e accompagnati da un rumore come uno squiccio costante; erano oramai 40 minuti buoni che avevano iniziato a far sesso; i colpi erano stati estremamente forti; tutto era eccitante; i rumori diminuirono, rimasero dei sospiri pesanti e affannati seguiti, sicuramente, da vogliosi baci.
Valentina disse d’esser stanca, che le gambe le tremavano; capii che ci aveva dato dentro in quella che è la sua posizione, la donna a cavalcioni ma con i piedi sul letto mentre si impegna nell’esercizio dello squash; sentii altri leggeri rumori, il ragazzo che disse ‘oh Dio’ più volte e poi non capii il resto; ancora sentii dei passi e d’improvviso lo schermo del telefono s’illuminò; riapparve l’immagine; c’era Valentina che con il dito sulle labbra mi faceva segno di star zitto; scrisse allo stesso tempo un messaggio, dove chiedeva se avessi sentito; io annuii, avevo lo sguardo euforico, felice; l’immagine girò e mostrò lei, senza scarpe, con addosso solo le calze; un primo piano alla meraviglia della natura che aveva tra le gambe e poi risalì verso il viso; chiesi se lui avesse eiaculato; la risposta fu negativa; ma mi mostrò il letto con una chiazza enorme; scrissi solo ‘squirt?’, la risposta fu ‘tanto’.
La mia dolce metà aveva squirtato mentre era a cavalcioni su di lui bagnandolo completamente e poi continuando per poco a infilare e far uscire il suo membro inzuppato nella meraviglia; ancora un rumore proveniente dal bagno e lo schermo del telefono tornò nero; sentivo il ragazzo che ripeteva ‘mamma mia’; sembrava per certi versi scioccato dalla situazione o forse dallo squirt; ancora baci, parole a bassa voce, movimenti; io non avevo più sensibilità, sembravo immobilizzato nel letto, facevo davvero fatica a muovermi, sembrava che avessi corso tre maratone.
Ero così perso a immaginare quei piccoli rumori che non mi resi conto che stavano parlando; non capii praticamente nulla, so solo che quando cercai di ascoltare anziché perdermi, sentii silenzio accompagnato da mugolii, questa volta i colpi sembravano più delicati; sentivo di nuovo Valentina ansimare vicino al telefono, ma non durò molto; poco dopo si fermarono, sentii lui dire qualcosa e Valentina rispondere.
“Si vai...(silenzio)... ahh ... ahhh... ahhh... ( iniziarono i colpi, in progressione sempre più forti e veloci) ... si sì si (con sospiri a ogni parola ) … si sì così si bravooo bravoooo (i colpi erano ora costanti) mi stai inculando, mi stai inculandooooo ... era quello che volevi eh ... continua siiii ...”
Stavo godendo come non mai; non so quanto tempo durò; so che per me era infinto; so che la mia fidanzata lo incitava dicendogli con toni medio alti che la stava inculando, che era bravo e che godeva; il tutto attentamente ascoltato da me che immaginavo Valentina a pecora con il viso vicino al telefono; era un momento di puro sesso violento; lui, mentre dava colpi veloci e forti, respirava affannato e buttava fuori delle lettere come uuuu uuu fino a dire improvvisamente che stava per venire; lo ripeté con tono medio alto; ancora movimenti senza senso e lui che mugolava durante l’orgasmo.
Sapevo che era venuto, sapevo che era finita; avevo vissuto qualcosa di incredibilmente eccitante, ero venuto due volte e avevo continuato a masturbarmi come nulla fosse successo; come in precedenza, ascoltai passi e rumori vari, di nuovo lo schermo si illuminò; l’immagine riprese il viso di Valentina con una goccia di sperma tra labbra e mento; mi sorrise e si morse il labbro; il ragazzo la chiamò e lei ( me l’ha confermato dopo) involontariamente chiuse la videochiamata.
Mi richiamò dieci minuti dopo, quando lui era andato via, parlammo di quel che aveva fatto; era eccitata in modo incredibile, non aveva fatto altro che pensare a me durante tutto il rapporto, aveva fatto di tutto per farmi felice e farmi godere, aveva ingoiato solo parte dello sperma; il resto era nel preservativo e sul letto; inoltre, aveva allargato le natiche mentre era a pecora, per fargli capire dove lo voleva appoggiato, nell’ano; aveva fatto tutto per me.
Dopo esserci raccontati in parte le emozioni vissute nel rapporto, le chiesi quale fosse stata la reazione del ragazzo alla scoperta dell’intimo mancante; la risposta fu che, appena toccata, l’aveva spinta sul divano e allargato le gambe per fiondarsi in mezzo con la bocca.
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