Margherita era una ragazza giovane, figlia di una coppia benestante ed estremamente religiosa, rigorosa nell'osservanza di quest'ultima. Da qualche tempo però Margherita aveva a che fare con delle pulsioni provenienti dal suo più profondo intimo. Dio solo sa quante preghiere e quanti perdoni invocava ogni sera dopo che le candele che gettavano una luce fioca in casa sua venivano spente. Il suo animo era sempre più inquieto per la profonda disparità in corso tra la sua devozione e le pulsioni del suo corpo. Se quella sottile sottana di seta, che indossava per dormire, avesse potuto parlare, avrebbe scandalizzato l'intera cittadina. Se avesse potuto raccontare di quelle dita sottili e affusolate che scavavano nei recessi più inespolorati di lei, mentre lei immaginava mondi, pensieri, persone spesso senza un volto, ma decisamente possenti. E dopo dormiva incredibilmente beata.

In questo clima di incredibile libido a malapena appagata, Margherita conduceva la sua tranquilla vita, tra casa e chiesa, e rare uscite domenicali accompagnata da sua mamma, una donna austera e sempre molto seria. A lei non osava confidare nesssuno dei suoi pensieri. Era sicura che si sarebbe scandalizzata o che l'avrebbe liquidata rapidamente.
Fu però proprio in una di quelle uscite domenicali che Margherita trovò per la prima volta l'occasione che incosciamente aspettava.
Mentre sua madre stava acquistando della frutta presso un banco del mercato, la sua attenzione venne attratta da tre giovani: due ragazzi e una ragazza. Lei avrà avuto la sua stessa età circa. Stavano vivacemente ridendo e scherzando, ma dal modo in cui si muovevano, dai loro gesti e dai loro sguardi Margherita intuì che tra loro ci fosse una certa intimità. Erano maliziosi. Come si guardavano.

Poi si misero a parlottare. Istintivamente Margherita fece per avvicinarsi, fingendo di consultare delle mercanzie al banco più vicino. Riuscì a carpire parte delle loro parole:

"...sera eri visibilmente soddisfatta! Quando desidererai nuovamente esserlo non hai che da chiamarci."

"Esatto" fece eco l'altro ragazzo.

"Voi due sembrate più desiderosi di me" rispose lei con una voce molto dolce. "Invero, desidero esser vostra ancora. Magari però la prossima volta potrei portare qualche mia dolce amica!"

"Che il signore ti benedica Clara. Tu si che sai parlare agli uomini! Perchè non facciamo questa notte allora?

"Si esatto, al solito posto." - "E sia, ci vediamo all'Occhio cieco"

Margherita senti che i tre si allontanavano. Non osava girarsi. Era pervasa da una euforia silenziosa che le dava una foga pazzesca ma che non sapeva come sfogare. Cercò di mantenere la calma e lo spirito. Le balzavano in testa mille idee e mille pensieri. Prima fra tutte quella di andare a vedere, a confermare i suoi sospetti, a GUARDARE cosa facevano. Se quello che facevano somigliava ai suoi pensieri segreti. Ma in breve si rese conto che anche volendo non avrebbe potuto. Non sapeva affatto a cosa si riferissero con l'Occhio cieco. Pensò subito di chiedere a sua madre. Quindi tornò da lei e con tutta la disinvoltura e il distacco che riuscì ad inscenare, chiese a sua madre cosa fosse Occhio cieco. Pensò di essere stata abbastanza convincente, ma sfortunatamente sua madre le disse "che iziozie blateri? Un occhio cieco? Perché non due allora?"
Le sue speranze si infransero come un onda contro uno scoglio. Sperava di poter avere qualche indizio e organizzare (o meglio fantasticare) mentalmente su cosa avrebbe fatto ottenendo quell'informazione. Ma effettivamente cosa avrebbe mai pot... e mentre era sovrappesiero fu proprio il fruttivendolo a risolvere il suo dilemma. "Occhio cieco è il nome della caverna che si trova al bordo del bosco a Nord. La chiamano così perchè è assai profonda!"
"Oh... grazie infinite dell'informazione"
"Prego, ma e consiglio di starvi alla larga. Non circolano belle voci su quel luogo"
L'uomo grassoccio con dei baffoni grigi aveva un'aria buona e tranquilla.
E la madre di Magherita sbottò "Ma certo che ne starà alla larga! Mia figlia è una persona a modo, dedita alla preghiera e alla casa. Con chi crede di parlare!? Andiamo Margherita."

E le due se ne andarno, seguite dallo sguardo perplesso dell'uomo.

Margherita rimase in agitazione interna tutto il pomeriggio. Aveva un desiderio incontrollabile di andare a curiosare quel luogo, e quei tre giovani. Ma come? Aveva anche un po' di timore a dirla tutta. Non sapeva nemmeno bene se sarebbe riuscita a raggiungere il luogo in questione. Si ogni tanto usciva con sua madre, ma non poteva dire di avere una conoscenza profonda della cittadina. Dopo tanto tormento decise che sarebbe rimasta al letto, sotto le coperte, a dormire. Non voleva avere a che fare con una situazione così incerta.

Le preghiere, poi le candele spente, il vento sulle finestre, e il sonno che non arrivava, lasciando la mente in balia di pensieri che scottavano. Margherita era stesa nel letto, e fissava il soffitto al buio. Chiuse gli occhi e cercò di sgomberare la mente. Quasi senza accorgersene con un gesto rapido scansò le sue coperte svelando il suo corpo con indosso solo la leggera sottana. Si alzò ed infilò le sue scarpe di stoffa. Sapeva cosa stava per succedere, quindi prese un profondo respiro e cercò se non altro di rimanere calma. Si mise indosso una vestaglia e un pesante mantello con cappuccio, prese una lampada a olio e uscì dalla finestra. Fuori il vento sferzava contro il suo viso e le scompigliava tutta la chioma bionda, sebbene questa fosse al riparo dentro il cappuccio. La fiamma della sua lampada tremolava ma resisteva al vento. Attraverò a piedi una distanza che le parve interminabile. Passando per le stradine della cittadina vide che alcuni lampioni in strada avevano le candele accese. Ma non c'era nessuno in giro. Questo le diede una sensazione di angoscia, con un morso allo stomaco che non aveva mai provato prima. Ben presto si lasciò questo scenario alle spalle, dirigendosi verso il boschetto. Una volta arrivata al suo limitare, iniziò a camminare in varie direzioni cercando l'entrata della caverna. Camminò almeno 20 minuti senza che nulla succedesse. A dire il vero iniziava a pensare di aver fatto una stupidaggine e stava quasi per andarsene quando casualmente scorse in lontananza una più che flebile bagliore. Come una falena attratta dalla luce vi si fiondò. Passo dopo passo capì che probabilmente aveva trovato ciò che cercava. Occhio cieco!
La luce proveniva dall'entrata della caverna. Iniziò a camminare, e il suo corpo sembava procedere di propria volontà. Ogni tanto si guardava alle spalle, ma l'entrata era già sparita. Il corridoio si snodava in sinuose curve e leggermente in discesa. Dopo qualche minuto si arrestò... sentiva delle voci. Era il momento che aspettava. Era lì per questo. Vedere... Guardare. Si affacciò dietro l'ultimo angolo che la separava dallo scoprire se tutte le cose che si era immaginata fossero lì, reali e concrete.
Ciò che vide, in un primo momento la paralizzò: decine e decine di persone, ammassate tutte insieme. Nude. Grondanti di eccitazione. Ragazze circondate (e possedute) da uomini. Uomini intrappolati in cinque, sei donne. Era difficile distinguere la forma di ogni corpo per quanto fossero tutti vicini e attaccatti. Intravide anche quei tre del mercato. Ed ebbe un sussulto e trattenne il respiro. I due ragazzi erano in piedi e con la forza congiunta delle loro braccia muscolose tenevano sospesa lei, nuda, e visibilmente appagata, mentre con i loro membri, uno da dietro e uno da davanti, ma entrambi nello stesso punto, entravano dentro di lei. Margherita strinse le gambe. Quello che normalmentre provava nella sua stanza, da sola al buio, si era presentato inatteso (o troppo presto) a quella luce e a quello spettacolo. Poco dopo la ragazza del mercato venne lasciata dai due ragazzi e raggiunta da altri uomini, che continuarono a consumarne il corpo in modi che Margherita non avrebbe mai potuto immaginare. E fu dopo un po' che se ne stava lì nascosta a guardare, che sentì una mano sulla spalla. Per un pelo non urlò dallo spavento, ma si voltò di scatto. Una figura massiccia l'aveva raggiunta senza che lei se ne accorgesse.
"Ti sei persa?"
"Io... io... io..." non sapeva cosa dire.

"Forza, vieni con me!" e la afferrò per un braccio trascinandola più in avanti di quanto lei non avesse osato spingersi.

Margherita si dimenava, e cercava di divincolarsi. Se ci fosse riuscita sarebbe fuggita più velocemente possibile. Ma non ci riuscì, e quindi in breve fu al cospetto di quella gigantesca orgia che quando si accorse delle due figure in arrivo, si fermò per qualche istante.
Delle lacrime di disperazione e rassegnazione stavano salendo ai suoi occhi, poteva percepirle chiaramente. Ma perchè non se n'era rimasta a casa, si chiese con tanta frustrazione.

"La fanciulla è molto curiosa, stava guardando. Diamole un caloroso benvenuto, che ne dite?"
Molte mani la raggiunsero, ma questa volta erano molto più docili, meno aggressive, quasi a volerla rassicurare.
In breve fu tirata letteralmente all'interno di quella massa, e privata del suo mantello. Sentì mani ovunque. Qualcuno le aveva sfilato le calzature, qualcuno le accarezzava le corsce. Altri (o altre) le stavano baciando le orecchi, avendo cura di infilare la punta della lingua nelle arcate delle orecchie, procurandole così un piacere nuovo e inaspettato.
Persa in questa tempesta di mani e corpi in breve fu nuda come tutti gli altri. Delle dita, questa volta non le sue, si erano fatte strada dal nulla tra le sue cosce, incontrando tutti i suoi peli bagnati.

"Che il signore possa perdonarmi" fu il suo ultimo pensiero lucido.
Un grosso pisello le entrò in bocca e lei in fondo non cercò nemmeno di opporsi. Ma non sapeva bene come o cosa dovesse fare, quindi si limitò a tenere la bocca aperta, mentre quello, comandato dalla volontà di qualcun altro, faceva avanti e indietro strofinando le sue labbra e la sua lingua.

Tra le molte nuove sensazioni che le stavano esplodendo addosso e dentro avvertì un calore pazzesco dove prima si erano posate dita ruvide e ansiose di andare in profondità. Una lingua la stava deliziando, abile nel toccare i punti giusti. Così mentre veniva completamente appagata, iniziò a desiderare di più. Di più di tutto. Iniziò a muovere la testa piuttosto che ricevere passivamente il membro di... di chi? Ormai non aveva importanza. Una ragazza le si affiancò ed iniziò a leccare lo stesso membro che lei stava avidamente succhiando.

Qualcuno la afferrò da dietro, ai fianchi, e la mise in una posizione tale che sembrava gattonasse. Non sapeva bene cosa fare quindi rimase ferma. Fu come se una trave venisse infilata nel buco della serratura. La forza e la pressione le fecero male, e gridò, mentre tutti gli altri guardavano e si masturbavano. Ma non durò molto, perché anche quello si tramutò in piacere molto presto. Lo scorrere della trave, bollente, in lei, le toccava dei punti che aveva già stimolato, ma mai così. Si accasciò con la parta aventi del corpo, lasciando su solo la parte dietro, sulle ginocchia. Sentì molti venire a darle il benvenuto. Uno finiva, usciva lasciandola per qualche secondo in pace, e un'altro entrava.

La situazione andava avanti già da un po' quando le si fece dinnanzi un uomo che riconobbe subito. Quei baffi grigi li aveva già visti nella mattinata al mercato. E il fruttivendolo riconobbe lei, a giudicare dal suo ghigno. Si portò dietro, di lei, e con le sue mani gigantesche la afferrò per i fianchi, ora tirandola verso se, ora sistemandola in un modo piuttosto che in un altro, portandola nuovamente a 4 zampe. Lo sentì sputare e subito la mano di lui, umida, le massaggiò la fica ormai più volte abusata. Lo sentì entrare con rude prepotenza, e cacciò un gemito. Abbassò la testa, lasciando che il suo volto venisse coperto dalla sua chioma. In quel momento pensò che la sensazione di essere sballottata avanti e indietro, e il modo in cui il suo seno sobbalzava, la faceva eccitare ancor più. Questo pensiero fu interrotto dal sussulto improvviso, dato dall'uomo che all'improvviso le aveva afferrato i capelli e li stava tirando, scoprendo così il volto di lei, tenendolo ben esposto.
Davanti a lei vide almeno cinque uomini intenti a masturbarsi dinnanzi a quella scena.
Il fruttivendolo lasciò la sua fica grondande e le schizzò ovunque sulla schiena, premurandosi di asciugare sulle sue natiche le gocce rimaste sulla punta del suo cazzo.

Era ormai sazia e più che appagata quando alcune signorine le si fecero vicine e la aiutarono a rimettersi in ginocchio. Si misero anche loro vicino a lei, anch'esse tutte in ginocchio. Non capiva bene, Margherita, perchè tutto fosse apparentemente fermo. Quando vide che la folla di uomini davanti a lei era aumentata, e le aveva circondate, e tutti con i loro cazzi in mano, dritti e completamente bagnati, di istinto pensò che volessero ricevere nuovamente la sua lingua. Convinta di ciò aprì la bocca e chiuse gli occhi, in attesa che qualcuno venisse a infilarsi in lei. Ma nessuno entrò in lei. Ma tutto ciò che ricevette fu una serie interminabile di schizzi che la colpirono prevalentemente in viso, e nella bocca. Era colta allo sprovvisto e rimase a bocca aperta, sentendo tutto quel liquido colarle ovunque. Non sapeva bene come fare, voleva sputare. Ma prima di poter fare qualcosa del genere, una ragazza iniziò a leccarle tutto il viso, ripulendola completamente. Dopo di ché la baciò, riversandole in bocca una montagna incredibile di liquido. Le loro labbra erano serrate e la lingua della ragazza rovistava in tutti gli angoli della sua, mescolando saliva e sperma. Quando avvertì che la ragazza scendeva in basso capì. E le passò tutto il contenuto della sua bocca.
La ragazza interruppe il bacio e si staccò da lei. Aveva l'aria contenta e si vedeva che aveva la bocca piena. Le venne quasi da ridere a quella scena. Poi vide che la ragazza deglutiva. Margherita era invidiosa ed incredula, e la guardava con aria sorpresa e ancora divertita.

La prima di una serie interminabile di volte in cui tornò presso l'occhio cieco si era appena conclusa.
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