C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce. L. Cohen -- E no che non glielo dicesti quella notte. Quando in vacanza lo accogliesti in albergo, lui venuto apposta nel week end a trovarti. E poi sulla spiaggia, distesi su un asciugamano al chiaro di luna come due fidanzatini. Tu avevi le tue cose ma -stranamente per lui- questo non ti fermò. Esibendo una temerarietà che non avevi mai mostrato gli slacciasti i pantaloni e glielo tirasti fuori. Estasiato e favorevolmente colpito, lui si lasciò andare, resistendo forse meno del dovuto, anche per paura che la magia si spezzasse prematuramente. Così, giunto all’apice del piacere, ti avvertì, chiedendoti a tentoni di farlo sborrare sulla battigia, in modo da evitare un increscioso diniego esigendo un ingoio che, almeno a lui, non avevi mai concesso. Lo tirasti allora per il cazzo come un cagnolino al guinzaglio, con i calzoni a mezza coscia e accovacciandoti prendesti a segarlo. Avvicinasti gli occhi al membro pulsante, come per vivere al rallentatore i guizzi di quell’uccello impazzito. Lui venne, e i suoi mugugni arrivavano a te come un’eco lontana, sovrapposta da sensazioni più vivide e recenti, che per il momento non avevano ancora trovato una forma e una consistenza tali da poterli condividere. E fu tutto qui, quella notte. Un abbraccio, un bacio finto, e poi a casa; uno spuntino, due righe di chat e infine a letto. Questo almeno la sensazione che lui si portò appresso il giorno dopo, quando partì. Lui, che ancora non sapeva…
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