Non è stato particolarmente stressante, il viaggio da Perugia ad Arezzo, che Elena ha percorso con una piccola utilitaria, acquistata usata per l’occasione e caricata all’estremo delle sue cose da portarsi dietro; in oltre due ore (non è un fulmine, alla guida, la Preside di nuova nomina) lungo strade non esattamente agevoli è riuscita comunque a godersi il paesaggio straordinario tra il verde dell’Umbria e quello della Toscana; arrivata a destinazione, ha dovuto scaricare la macchina e trasportare in casa i suoi pacchi ed ha parcheggiato l’auto nel garage annesso; questo, unito al posto auto riservatole nel parcheggio della scuola, è uno dei grandi vantaggi che le offre la nuova sistemazione; a mezzogiorno, va in una trattoria che ha l’insegna proprio vicino a casa e si accorda che verrà a cena tutte le sere (a prezzo e menù concordato e conveniente) e che qualche volta potrebbe venire anche a pranzo; il proprietario è persona gradevolissima, toscano da generazioni, pronto alla battuta e molto loquace; le piace; la clientela è abbastanza numerosa e in prevalenza si tratta di operai che sono in zona per lavori temporanei; li trova gradevolmente rumorosi.
La scuola è come l’aveva prevista, ordinata e ben condotta, con scolaresche sicuramente valide sia per rendimento che per disciplina; sin dal primo giorno, Elena decide di passare almeno un’ora in una classe per saggiare la sua capacità di dialogare e cercare elementi di interesse con ragazzi assai più piccoli di quelli che incontrava al liceo; trova una curiosità ed una disponibilità che la rincuorano molto; al termine delle lezioni, accetta di accodarsi ad un gruppo di insegnanti che va a pranzo in una mensa operaia là vicino, che risulta assai gradevole ed opportuna; pensa che anche il problema dei pranzi è certamente risolto, perché può fermarsi lì ogni volta che sia necessario.
Alla fine della prima settimana, intende rispettare gli impegni e, forzando la sua indole che la porterebbe a non lasciare il posto di direzione neanche per un giorno festivo, decide di tornare a Perugia; due ore di guida non agevole e si ritrova a casa sua, stranamente vuota; per non abbandonarsi ai cattivi pensieri che l’assalgono, si impegna a rassettare tutto il possibile; all’ora di cena, scende alla trattoria vicina e chiede di Nicola al proprietario, che conosce; le dice che non l’ha visto per tutta la settimana; ormai convinta, telefona al numero che le ha lasciato Elvira; risponde dopo qualche squillo.
“Ciao Elvira, sono Elena … scusami ma ho una curiosità: sei col tuo amante? … Stai passando una bella serata? … Buon divertimento a te e anche a lui. Ciao. Spero di vederti presto per parlare con più allegria.”
Non le va di passare una serata da sola; telefona a Franco.
“Ciao, amore, sono Elena … State per uscire a cena … io sono a Perugia, sono tornata per il week end ma tuo padre non c’è; non mi va di stare sola. Posso accodarmi … Con tutto il cuore; vi raggiungo.”
Trova sull’uscio del ristorante Nicla che la avvolge in un abbraccio che è di consolazione oltre che di affetto, e sente ancora i due corpi fondersi in maniera strana; si allontana imbarazzata; dentro c’è suo figlio che la avvolge in una lunga carezza d’amore che le da i brividi; gli sfiora il viso con affetto e si sente fremere, tra cosce soprattutto; si stacca dolorosamente; prima ancora che servano la cena, prenotata per due e allargata a tre, Nicla apre le ostilità.
“Il porco si è già abituato a darsi da fare con l’amante fissa, che mi pare che tu conosca, da come hai parlato; Elena, te lo ripeto per l’ultima volta: non puoi diventare l’amante di Franco perché finirei per graffiare tutti e due; ma devi innamorarti di un uomo sensibile e intelligente; anche se fosse ripugnante e impotente; deve essere solo sensibile e intelligente; di questo hai bisogno, di un amore delicato e nobile. Non puoi più dipendere da una larva umana come Nicola; se incontri l’uomo giusto, sono certa che amerai anche tuo figlio, perché ne hai un’esigenza fisica; ma devi farlo dopo che il tuo bisogno d’amore troverà soddisfazione; noi ti amiamo e potrei anche vantarmi che ti saremmo sufficienti; ma non è vero e lo sappiamo; DEVI INNAMORARTI, capisci questo verbo? Fa’ la spola, occupati di marito e figli come ti detta la coscienza, ma lascia al tuo cuore lo spazio per esplodere d’amore per un uomo e, se è possibile, per un maschio che ti faccia vibrare, che ti faccia godere … “
“Amore mio, credi che sia facile? Oltretutto, ho il problema di incontrare un uomo che sia adatto alla mia età; dove lo trovi un cinquantenne, o un sessantenne, ancora capace di slanci emotivi e romantici?”
“Senti, bella: Franco ne ha trenta, di anni, ma è cotto di te e ti reciterebbe tutto Petrarca, per conquistarti; un quarantenne sarebbe perfetto, per te, almeno per il tempo che tu riconquisti il tuo corpo, la tua mente, la tua spiritualità; la famiglia ce l’hai e non la farai mai toccare da nessuno; un quarantenne, ti assicuro, lo troverai … e spero anche presto.”
“Elena, Nicla sa essere brutale, ma ha ragione; io ti amo davvero, ma non posso essere quello di cui hai bisogno; innamorati, fallo anche per me!”
“Franco: e se trovo quello giusto e sfascio la famiglia?”
“Fiat voluntas dei; sia quello che deve essere; io, proprio perché ti amo, non riesco più a sentire che un imbecille ti lascia sola la sera che sei tornata con tanta ansia a casa sua; preferirei sapere che sei ad Arezzo, tra le braccia di un uomo che ti ama; ti assicuro che una parte di me già soffre di gelosia, a questa idea; ma ti voglio vedere felice, senza quell’ombra che adesso ti oscura il viso … “
“Va bene, ragazzi: vi prometto che mi guarderò intorno; se trovo quello che voi dite, allora vorrò l’amore, quello fisico, forse anche da voi; ma adesso ceniamo e cerchiamo di essere quello che siamo, tre persone felici e innamorate. Vi va?”
La risposta è una lunga carezza sulle mani che i due le dedicano con affetto, ciascuno da una parte; cenano in allegria, come ragazzi in libera uscita; poi Elena deve tornare a casa, sperando di trovare suo marito; e i due hanno evidente voglia di fare l’amore, dopo i discorsi surreali fatti con lei; Nicola non è ancora rientrato; si mette a letto e si masturba a lungo, per la prima volta nella sua vita, fantasticando su un uomo straordinario che il destino le ponga davanti; ma, soprattutto, su loro tre, lei col figlio e la compagna, nudi a letto, che si amano con dolcezza; raggiunge più volte una serie di orgasmi che la squassano e la portano ad un godimento finale che quasi la spaventa; poi si addormenta; la sveglia Nicola che porta nel letto l’odore di sesso che emana da tutto il corpo e la costringe sgarbatamente a svegliarsi; lo manda al diavolo, lo respinge con forza quando tenta un approccio e si rimette a dormire.
La domenica dovrebbe essere dedicata a loro due; è venuta apposta per tenere fede all’impegno che si erano scambiati alla partenza; ma è chiaro che lui ha la testa altrove; telefona ad Osvaldo per avvertirlo che è a Perugia, ma lo trova fuori casa e si limita a scambiare un affettuoso saluto, da madre a figlio; mangia in fretta, suo marito, perché deve correre dall’amante; Elena decide di rientrare, perché non ha più senso stare a Perugia; mentre viaggia verso Arezzo, comincia a pensare tra se che sta tornando ‘a casa’ e stabilisce dentro di sé che andrà dai figli solo per il pranzo della domenica, ogni due settimane; arriverà all’ultimo momento e scapperà subito dopo il pranzo, come fa Nicola per raggiungere Elvira; puntualmente per due mesi; mantiene fede alla promessa fatta a se stessa; poi arriva l’imprevisto.
Sta cenando alla solita trattoria, dove da qualche settimana il mercoledì sera, come in quell’occasione, il tavolo accanto al suo è occupato da un distinto signore che incontra a cena solo in quel particolare giorno; il loquace proprietario ha subito fatto sapere che è un tecnico della Perugina, incaricato della verifica delle macchine installate ad Arezzo dalla ditta; è scapolo, quarantenne, persona di cultura e di modi delicati; Elena ha con sé un volume di Verlaine del quale sta leggendo golosamente le poesie più belle; in quel momento è ferma su ‘Il vaso infranto’; lo sconosciuto all’improvviso si avvicina e le chiede a bruciapelo.
“Hai rotto qualcosa che non riesci a rimettere insieme, o qualcuno ti ha spezzato il cuore?”
Il primo istinto è di mandarlo al diavolo e sbattergli in faccia la sua impudenza: ma qualcosa in quegli occhi azzurri, acquosi, dolci, sembra scioglierla; sorride.
“Il mio cuore è andato in frantumi da tempo e non si potrà mai rattoppare; e comunque qualcuno avrebbe dovuto suggerire a Verlaine che una cosa infranta non sarà mai la stessa, anche se fosse rabberciata benissimo.”
“Scusa, Elena (ti chiami così, me l’ha detto l’oste) ma i giapponesi hanno una tecnica meravigliosa, con la quale le crepe delle ceramiche vengono ricoperte d’oro perché resti per sempre la memoria di quello che le ha spezzate; quindi anche una frattura può essere un ricordo d’amore … “
“Caro il mio Corrado (anche io sono informata su di te, come vedi) conosco perfettamente la tecnica del kintsugi; ma non credo che le pene che qualcosa o qualcuno mi ha imposto possano essere un bel ricordo … “
“Adorabile Preside, io sono convinto che nel ricordo tutto si copre di un velo di dolcezza: ‘il rimembrar delle passate cose ancor che tristi e che l’affanno duri’; ti ricorda qualcosa?”
“Perfettamente; ma mi obbliga a chiedere come un tecnico della Perugina possa muoversi così abilmente e delicatamente nella poesia.”
“Basta immaginare che un brillante studente di Lettere, innamorato della Poesia e della Letteratura, alla soglia della laurea, si trova improvvisamente orfano e con una famiglia sulle spalle; accetta il primo lavoro utile e diventa il revisore della Perugina che hai davanti; ma quando vede una donna straordinariamente bella seduta al tavolo a fianco, con un libretto di Verlaine in mano, non resiste alla tentazione di tornare al primo amore, la Poesia, e prende a corteggiarla perché sente la necessità di parlare, almeno, ad una persona sensibile e meravigliosa, non solo bella e appetibile, ma anche intelligente e delicata. Ti basta come risposta? … Adesso possiamo cenare allo stesso tavolo per parlare un poco anche del sesso degli angeli, se ci va?
“Dopo queste rivelazioni, non me la sento di respingere le tue avances; siediti pure, ma ricorda che sono sposata e che ho un figlio quasi della tua età.”
“Questa è una piccola bugia, perché è fisiologicamente impossibile che tu abbia un figlio di quarant’anni; ma non voglio concupirti, credimi … almeno non per ora …”
“Sei proprio uno sfacciato: ti riservi di provarci?”
“Elena, da questo momento io farò solo quello che tu mi chiedi di fare, te lo giuro!”
Per quella sera, tutto si svolge nell’argine che Elena ha imposto a se stessa: parlano, a lungo, di se stessi, delle loro vicende; ma anche di letteratura, di poesia, dei sogni che Corrado aveva coltivato da ragazzo, di scrivere poesie e romanzi; dei colpi che la vita ha inferto; ma parlano anche di astronomia, di scienze, di tutto; quasi non si accorgono di aver vuotato due bottiglie di vinello generoso e traditore, di essere rimasti soli col proprietario che freme per chiudere; se ne rendono conto e quasi scappano via per non essere di grave disturbo; Corrado la accompagna sotto casa, perché sa dove abita; la rassicura che non le chiederà di salire e, al portone, le sfiora la guancia con un bacio leggero ma che ad Elena fa rivoltare le viscere e da la sensazione di farfalle che volano nello stomaco; per un attimo, le torna in mente il volto di Franco mentre la prega quasi di lasciarsi andare all’amore e per un momento pensa di ‘saltare il fosso’, poi si ferma.
“Domenica sei a Perugia?”
“No, torno a casa una volta ogni due settimane, per un pranzo coi figli.”
“Allora questo fine settimana sarai qui sola soletta? … Ti offendi se propongo di stare insieme per non lasciarti sola??
“Corrado, non sono nata ieri: se vieni da me sabato o domenica, finiamo a letto; io non ho ancora la forza per tradire mio marito; tu non hai una moglie a cui rispondere?”
“Elena, non ho nessuno, sono libero come l’aria; anche se ti dovesse offendere o dispiacere, non esito a confessarti che per la prima volta in vita mia mi sento sconvolto; sospetto che mi sto innamorando di te; considerala anche una dichiarazione d’amore; lo è; torno a chiederti se ti va di stare con me il fine settimana; sarò discreto, non interferirò con le tue esigenze, ma starò vicino a te e ti parlerò a lungo, come stasera.”
“Altrettanto brutalmente, mi hai sconvolto e sarei anche disposta a commettere il gravissimo errore di fare l’amore con te, qui, adesso; ma voglio consentirmi ancora la possibilità di riflettere; hai il mio numero; chiamami venerdì e ti dirò se aspetto te con ansia o se devo pregarti di dimenticare questa serata meravigliosa e di ripararla col kintsugi per conservarla tra i ricordi.”
“Più ti ascolto, più razionalizzi e più mi innamoro; spero che sabato ci troveremo innamorati come desidero io. Buonanotte, amica carissima (stavolta ricorro a Foscolo!)”
“Buonanotte, splendido furfante.”
La bacia sulla guancia, a lungo e con passione stavolta, poi si allontana; ma lei non resiste a lungo, deve dirlo a qualcuno; e chi, meglio di Nicla? Fa il numero, sa di svegliarla forse, ma ne ha bisogno; le risponde una voce assonnata.
“Pronto: quale emergenza c’è?”
“Un’emergenza cardiaca!”
“Elena, che diamine succede?”
“Sei una strega! E’ successo!”
“Amore, dici che hai incontrato quello giusto?”
“Sì, stasera, a cena, l’ho lasciato andare via con dolore e controvoglia; vuole venire sabato per il week end … “
“Elena, se non fai l’amore questo fine settimana, ti ripudio come suocera e come amica; fallo, per pietà; hai capito Franco? Elena ha incontrato l’amore ed ha dubbi se accoglierlo!”
“Mamma, non sei Elena ora, sei mamma, amalo, amati, vivi, sii te stessa, liberati dalle scorie.”
“Nicla, lo sai che ho chiamato solo per chiedere conferma a qualcosa che io voglio e che forse avevo già deciso di fare; domenica prossima ci vediamo a pranzo e ti racconto. … Ah, VI AMO!!!!!”
“Non puoi immaginare quanto. Ti avverto: dormivamo e non avevamo fatto l’amore; adesso dedichiamo a te l’amplesso che farò durare a lungo, quanto il tuo amore per … come cavolo si chiama?”
“Corrado si chiama.”
“Poi me lo presenterai; e se farai l’amore con Franco, io concupirò Corrado e lo assaggerò … “
“Sei una dannata, meravigliosa amica. Buona notte, anzi buona copula!!!!”
“Non masturbarti troppo, riservati per sabato!”
Non è facile resistere fino al venerdì, con l’ansia d’amore che l’ha presa a tradimento; quando il telefono squilla e legge il nome sul display, scatta come una molla e si rifugia in bagno per non essere ascoltata dal personale in servizio; non gli lascia il tempo per parlare.
“Ti aspetto … ti amo.”
“Oh, mio dio, sono in paradiso, ti adoro, ti desidero, ti voglio. Sono a Gubbio per lavoro; domani dopo pranzo vengo da te e staremo insieme fino a domenica sera. Elena, ho capito che sei la donna più importante del mondo, per me.”
“Corrado, devo lavorare, sono in ufficio; se mi sentono gli impiegati o un insegnante ci faccio una figuraccia; ti dico solo che mi sento persino bagnata; adesso ti voglio anche fisicamente; mi hai conquistato con la maledetta poesia (o forse, meglio, con la poesia di un maledetto) e adesso voglio te fra le braccia; capisci come mi sconvolgi?”
“Se sconvolgerti ti fa stare bene, lo faccio ogni momento … “
“DEVO LAVORARE, non posso pomiciare al telefono come una ragazzina; ti aspetto … e ti amo.”
Chiude la connessione, perché davvero si sente come una adolescente al telefono col primo filarino; aspetta con ansia che passino le ore che la separano dall’amore, quello corpo e anima che comincia a desiderare con tutte le sue energie; sabato pomeriggio chiude l’ufficio, affida al segretario il compito degli ultimi adempimenti e va alla solita taverna; trova Corrado che la attende ansioso: vorrebbero abbracciarsi, ma non possono ancora rendere così palesi i loro sentimenti; si limitano a carezzarsi la mano mentre fingono di stringersela; lui l’accompagna al tavolo e pranzano come due buoni amici, con molti sorrisi, qualche ammiccamento e innocenti carezze sulle mani, sulle braccia; alla fine del pranzo, si recano a casa di lei, apre la porta e lo precede nella cucina a pianterreno; lui la ferma per le spalle, la costringe a girarsi e, finalmente, la prende tra le braccia e la bacia con un’intensità che non ricorda uguale, in tutta la vita; quella donna riesce a sconvolgere tutti gli assetti dell’equilibrio che si era imposto fino a quarant’anni.
Mentre si divorano le bocche e si perlustrano la cavità orale, intanto le mani corrono frenetiche sulle natiche di lei che stringe con passione; finalmente sente il corpo che ha sognato per giorni, forse per settimane, inconsciamente; diventa sempre più voglioso e le spinge il sesso duro come un palo contro l’inguine che cede, si gode la spinta e lo strusciamento del membro: ‘cosa mi succede … mi sento bagnare tutta … ti voglio, amore mio’ mormora Elena e lui sembra impazzire mentre le mani corrono al seno ricco, matronale, meraviglioso da sentire morbido e duro quasi fosse verginale.
“Amore, che diamine succede? Tra me e te sommiamo novant’anni; e ci comportiamo come ragazzi in piena tempesta ormonale; a cinquant’anni, ho voglia di sentirmi possedere come fossi una sedicenne vergine e casta … ti amo come non ho mai provato in tutta la mia vita … “
“Tesoro, sai che tragedia se fossimo sedicenni che si comportano da vecchi? Io sento che ti amo come quando ero ragazzo e ancora non conoscevo il sesso; voglio il tuo corpo come lo desideravo sulla spiaggia, secoli fa, con le prime ragazzine che mi attizzavano; Elena, voglio fare l’amore con te … io voglio morire dentro di te, voglio esalare l’ultimo respiro mentre possiedo il tuo corpo; non lo so che mi succede … so solo che ti amo, che ti voglio.”
“Corrado, non parlare più; fammi fare l’amore, fammene fare tanto da stordirmi, da uccidermi, fammi fare tutto quello che ti piace, tutto quello che vuoi, tutto quello che sai anche solo per sentito dire; voglio essere la vergine che ti dà tutto; non avere esitazioni, sverginami tutta, dalla testa al cuore, al sesso. Ti amo; amami anche tu … “
Difficile ormai resistere; mentre si spostano al piano superiore lungo la scala di legno, lui ha già cominciato a spogliarla; dalla giacca alla camicetta elegante e severa, lascia per terra, lungo il percorso, i capi che le toglie; arrivati al letto, la spinge supina, le cava la gonna e le calze con slip e reggicalze, sale sul letto accanto a lei e continua a baciarla, poi si abbassa sui seni e comincia a carezzarli con le mani, con la bocca, con il viso; si perde in quel paradiso di dolcezza e sente nel ventre scatenarsi la libidine, il piacere gonfiargli i testicoli fino a fargli male; le bacia il ventre piatto, l’ombelico che pare un’enorme ferita al centro della pancia, poi incontra il boschetto dei peli incolti che copre l’inguine; scende dal letto, sposta lei sul bordo, le solleva le gambe intorno al collo e si piega a baciare la vulva con passione, con amore, con desiderio.
Carezza con la lingua le grandi labbra e sente gli orgasmi scoppiargli in bocca, succhia assetato gli umori che sgorgano e lappa le piccole labbra costringendole ad aprirsi, per arrivare al clitoride, piccolo ma gonfio e ritto; lo succhia a lungo, strappandole gemiti che sembrano di dolore; ma Elena gli sta stringendo la testa tra le mani e lo sta guidando a leccare, a succhiare; non hanno vicini intorno, e lei si può scatenare urlando il suo amore; e glielo racconta, in tutti i modi, incitandolo a leccare, a succhiare a mordere, gridandogli che sta godendo, che ha un orgasmo dopo l’altro, che non sa cosa le stia capitando ma che il suo ventre stia esplodendo di piacere, di gioia, di amore infinito; se lo tira addosso e si baciano.
Chiede tregua, la donna, che per la prima volta in vita sua gode tanto intensamente, tanto continuamente; per lei, rassegnata al ‘rito del sabato’, la lingua di Corrado che corre su tutto il corpo e titilla la sua intimità è l’amore che bussa alla porta del suo piacere; lei apre, lo lascia entrare, lo vuole dentro, ed ha catturato la sua testa, il suo amore, la sua lingua a strapparle dalla vagina tutta la gioia, tutto il piacere; ora vuole possederlo; lo stende supino sul letto e comincia a spogliarlo, prima la camicia che scopre il petto muscoloso, forte ma non atletico né palestrato, di uomo che vive la sua sana vita e il suo lavoro e che si occupa del suo corpo quanto basta a tenersi in forma; succhia i capezzoli fortemente eccitati ed eccitabili e sente che gli strappa piacere e voglia che si manifesta nel sesso che gonfia la patta; sfila via il pantalone e, insieme, lo slip; si ferma incantata quando le appare il sesso, enorme per lei che ha conosciuto solo quello, più piccolo, di Nicola; lo prende in mano e lo accarezza, con dolcezza, con amore, con voglia, con libidine sempre più accentuata e più esplicita; lo vuole, quel sesso, vuole che quel randello le stravolga il ventre, davanti, dietro, dove desidera; vuole sentirlo nel corpo; poi le scatta improvviso il brivido di assaggiarlo in bocca.
Accosta il viso all’asta ritta contro il cielo e sembra voler fermare negli occhi, nella mente, nel cuore, la possanza, la delicatezza della pelle, dello scroto e della cappella, i nodi che corrono lungo l’asta e il labirinto di vene e capillari che la percorre; sa, scientificamente, che l’organo spugnoso si ingrossa per afflusso di sangue e ammira quella struttura che si gonfia di voglia, di amore per lei, di desiderio della sua vagina, del suo ano, della sua bocca, di lei tutta; accosta delicatamente la lingua e lo assaggia, in punta, lungo la pelle serica della cappella e lungo l’asta intera, fino ai peli del pube.
“Amore, non ho verginità da offrirti, lo sai; eppure quello che stiamo facendo è così verginale per me che non so spiegarti; io scopro, col tuo, il sesso che ho inconsciamente desiderato da sempre e che forse ho conosciuto tardi; ma ti amo e amo il sesso fatto con te come se fosse la prima volta che mi accosto a un maschio; non so spiegartelo, ma mi offro a te con la verginità di una donna pura; ti amo, Corrado, con tutto il mio essere; questo vaso è così bello che, se anche me lo dovessi spezzare, resterà impresso in me con le crepe d’oro, come il mio primo vero, grande amore fisico. Non sai cosa mi offri e cosa prendo da te con tanto amore!”
“Sei tu che non sai quanta verginità c’è in me, in questo vivere il tuo corpo con tanto amore; ti sto sverginando e lo farò continuamente, dappertutto; ma anche tu ti stai prendendo la mia verginità di ragazzino che scopre con te il sesso; io non romperò mai questo vaso d’amore; forse tu dovrai mettermi da parte un giorno; ma questo vaso resterà fra me mie gioie infinite, anche quando lo dovrò riparare con tanto oro lungo le crepe.”
Sanno tutti e due, perfettamente, che stanno cercando solo di arginare l’immenso amore che sta scoppiando tra loro; e cercano di dirselo; ma i fatti sono più eloquenti; Elena accosta la lingua alla cappella e la assaggia delicatamente, quasi timorosamente; poi comincia a ruotare intorno all’asta e si sente strappare dal corpo brividi di piacere intenso; sente che anche lui prova fremiti di passione, d’amore, di desiderio; Corrado allunga una mano fra le cosce e prende nel palmo la vulva, dall’ano al monte di venere, quasi impadronendosi del suo essere donna; Elena ha dei lunghi brividi ed esplode in un orgasmo enorme; quasi per reazione, affonda il sesso fino all’ugola e si fa penetrare fino a soffocare; per un attimo pensa che sarebbe bello morire così, con la sua mascolinità profondamente nella bocca; poi si riprende e comincia a muovere la testa per copulare; lui riesce a stento a frenare l’orgasmo che già gli fa dolere i testicoli e brama esplodere all’esterno e riempire quella bocca amata.
“Perdonami, amore, ma ho bisogno di godere, adesso; non ti dispiace se ti eiaculo in bocca? Se ti disturba, dimmelo e godo fuori della tua bocca!”
Lei neppure lo ascolta, succhia con vigore e muove la mano lungo l’asta che è rimasta fuori; quando il primo spruzzo le colpisce il palato, esplode in un orgasmo che non ha mai provato; ed ingoia tutto, perché vuole che la mascolinità di lui la invada anche dalla gola; non lo ha mai fatto perché era turbata dall’idea; con quest’uomo, col ‘suo’ uomo, diventa naturale ingoiare; ‘ti ho bevuto tutto, ti amo’ gli mormora, poi; lui la bacia intensamente quasi a riprendersi dalla bocca lo sperma e la saliva, il loro amore confuso; si sdraiano rilassati; Elena gli si accoccola contro, quasi rimpicciolendosi e tornando bambina.
“Avevo sbagliato, sai; già questa è verginità offerta al mio uomo!”
Corrado capisce e l’abbraccia con affetto; stanno per un po’ fermi sul letto, accarezzandosi con voluttà, ma senza cercare l’amplesso; lei gli sale sopra e si siede sullo stomaco, accarezzando l’asta appoggiata fra le natiche, ma lo invita a non eccitarsi, vuole sentirlo sotto la mano e goderlo in un gesto d’amore; lui le promette che farà di tutto, ma non si impegna; le passa le mani dietro, afferra le natiche e le impasta a lungo, le accarezza a mano aperta e spinge la punta delle dita verso l’ano; Elena si protende verso di lui e chiede un bacio; lui si solleva, la bacia e inserisce con forza il medio nell’ano.
“Come mai dopo trent’anni di matrimonio hai ancora tante lacune e tante esitazioni?”
“Ho scoperto da poco che da vent’anni mio marito ha un’amante fissa che incontra due o tre volte alla settimana e le dà tutto il sesso di cui è capace; non voglio divorziare; la mia coscienza non me lo consente; quindi sappi che se anche arrivassi a fare pazzie per te, non sfascerò mai la mia famiglia perché amo i miei figli e non voglio turbarli con un divorzio, anche se loro stessi dicono che il padre meriterebbe di essere lasciato”
“C’entro, io, in questa storia?”
“No, avevo deciso di allontanarmi da mio marito, in pratica di lasciare campo libero alla sua amante che ho conosciuto e che ho trovato più vittima di un errore giovanile che colpevole; tu, se proprio vuoi, sei la materializzazione della previsione di Nicla, una psicologa (ti autorizzo anche a chiamarla profezia di una strega), la compagna del mio primo figlio, che ha detto fuori dai denti che mi dovevo innamorare di un uomo sensibile e intelligente; sei capitato al momento giusto; io aspettavo un uomo meraviglioso e tu sei venuto a parlarmi di Verlaine quando ero assetata nel deserto.”
“Mi farai conoscere questa straordinaria donna?”
“Non so se ti conviene … Mi costringi a dire troppo … “
“Sta’ zitta, se non ti va; adesso, possiamo fare l’amore sul serio?”
“Sì, amore mio, prenditi tutto quello che è tuo … “
Corrado la stende sul letto, si inginocchia tra le sue gambe e comincia a spennellarle il bastone sulla vulva; Elena sente gli orgasmi montarle dal profondo del ventre ed esplodere, inseguendosi; geme, gode e lo trascina su di se per baciarlo, per sentire la sua bocca dentro la sua, per leccarlo tutto, dai denti alle labbra; lui ha accostato la cappella alla vagina, le sta tormentando il clitoride con le dita ed osserva lei che si agita come tarantolata; infine infila la mazza; lei avverte il nuovo volume che le occupa il canale vaginale e sente che qualcosa di diverso le sta sollecitando il corpo; non è il sesso di Nicola che banalmente entra, copula, eiacula ed esce rapidamente; questo manganello si fa sentire, centimetro per centimetro, mentre stimola ogni fibra della vagina; poi si spinge fino alla cervice dell’utero e lei si sente spaccare in due dalla libidine, urla sulla sua bocca il piacere enorme che sta provando, gli gira le gambe intorno alla vita e cerca di diventare un unicum con lui che la possiede; deformati dalla bocca impegnata a baciarlo, si avvertono i ‘ti amo’, i ‘ti voglio’ e altre espressioni di godimento che accompagnano la cavalcata di lui che la monta il più a lungo possibile, poi esplode facendola godere come non le era mai capitato.
“Amore, se fossi stata fisicamente vergine, ti avrei sentita di meno; io so per certo che ho preso la tua verginità nella copula; non credo che tu abbia mai dato tanto amore in un amplesso.”
“Senti, grande amore mio, non è la fisiologia a decidere la qualità del rapporto, ma l’amore che ci metti dentro; io ti amo come non mi è mai capitato e ti ho dato in questo amplesso tutto l’amore che avevo; ora puoi fartene quello che vuoi; questa mia prima volta con te è davvero da prima notte, se vuoi; nella mia vera luna di miele questo amore non c’è stato; con te, voglio rinnovarlo all’infinito. Ho visto che toccavi il sedere; neppure là sono tecnicamente vergine perché, all’inizio, quando amavo mio marito e lui non aveva scelto l’altra, mi chiese molte cose che non gli negai, per esempio una fellatio, ma solo ora ho scoperto che cosa significa sentir godere in bocca l’uomo che amo; mi chiese anche una penetrazione anale e gliela diedi; quindi non sono vergine; ma, come abbiamo dimostrato, la tua mazza non solo è tutta nuova per me, ma mi farà male quando entrerai, perché io voglio che tu lo faccia; ma proprio per questo sarà una verginità che tu devi prendere; quando mi lascerai, se mai lo farai, mi porterò anche il ricordo del momento in cui mi sventrerai e io ti amerò per quello.”
“Senti, amore di poca fede: voglio tutto di te, il noto e l’ignoto, il nuovo e il consumato; non ti farò male perché tutto quello che faremo, sarà frutto di un immenso amore che favorisce ed aiuta: mi prenderò il tuo didietro perché è mio e lo voglio per me; se vuoi che ti lasci, devi ammazzarmi; anche dalla tomba ti amerò, ma non potrò darti noie fisiche come quando da vivo ti chiederò amplessi senza fine, in ogni momento, in ogni modo e in ogni dove. Ti è chiaro? Adesso, mentre ci rilassiamo, raccontami di Nicla e della presunta pericolosità.”
“Devi promettermi che, al primo accenno di fastidio, mi fermerai … “
“Parola di giovane scout … “
“Stupido! Devi sapere che mio figlio Franco ha trent’anni, dieci meno di te; mi adora da sempre e, da quel che racconta, si masturba da quando era adolescente, per amore della sua mamma; io non ne sapevo niente finché non l’ha rivelato la sua compagna, ottima psicologa e assistente sociale, che mi ha detto fuori dai denti che, fra marito inetto e figlio innamorato, avrei dovuto trovare il coraggio di fare l’amore con Franco; sono inorridita, come immaginerai; mi ha detto che non potevo restare ferma e che dovevo cercare un uomo eccezionale; ti anticipo che già l’ho avvertita che ti ho incontrato e che sono certa che sei il mio uomo; però ha deciso che, se arriva a conoscerti, brigherà perché, anche una sola volta, un giorno io possa accoppiarmi con mio figlio e tu fare sesso con lei, possibilmente nello stesso letto; quindi, se cerchi di conoscerla, rischi di scatenare un incesto ed un tradimento. Saresti disposto?”
“Elena, sessualmente, tra me e tuo figlio, chi sceglieresti, al di là del peccato o dei sensi di colpa?”
“Mi spiace per te: quando era poppante, Franco mi procurava senza volerlo orgasmi da infarto; da sempre lo sento come il mio piccolo amante; se devo saltare il fosso, lo faccio con più amore di quando ho saltato il fosso dell’adulterio con te; amo troppo mio figlio, perché è ‘mio’ totalmente; quindi, sceglierei lui; e devo sforzarmi molto per tenermene lontano, perché l’idea di assaggiarlo mi tenta; ho solo paura che non riuscirei più a fare a meno di lui.”
“E Nicla, di questo timore che dice?”
“Dice che strappa a lui i testicoli e a me il clitoride per impedirci di andare avanti. Ma non ho sentito nessuna reazione da te.”
“Elena, se Nicla riesce a combinare l’incontro, io ci sto: ti amo, vuol dire che amo di te tutto, specialmente quelli che tu ami, tuo figlio e la sua compagna, anche fisicamente; se arriva a metterci tutti e quattro su un letto, non sperare che mi faccia indietro; vi amo tutti e tre e con tutta la serenità, la dolcezza e la purezza del mondo.
“Tu devi essere più pazzo di Nicla; per questo, forse, vi amo tanto.”
Elena ha bisogno di andare in bagno; si stacca dolcemente, attraversa la sala nuda e sente su di sé lo sguardo innamorato di lui che la segue per tutta la passeggiata, ma non si sente per niente a disagio, anzi sculetta un poco per stuzzicarlo e non chiude la porta lasciando che la guardi mentre orina e mentre si lava al bidet; si rinfresca un poco e, prima di tornare a letto, preleva un vasetto di vaselina che ha nel pronto soccorso; lo poggia sul comodino e si sdraia a fianco a lui, ricominciando a baciarlo con tenerezza; lui la guarda incantato e le chiede.
“Che cosa intende fare il mio grande amore, adesso?”
“Io voglio che tu mi faccia fare tutto l’amore di cui sei capace, tutto quello che conosci e tutto quello che ti inventerai solo per me; voglio sentirti dappertutto, voglio appartenerti come fosse l’unica ed ultima volta che facciamo l’amore.”
“Allora voglio il tuo seno, prima che il tuo ano.”
Le sale addosso, si siede su di lei e le appoggia il fallo tra le tette; lei lo guarda un po’ sorpresa; Corrado le prende le mammelle piene e morbide, leggermente appoggiate, in quella posizione, e le stringe intorno al sesso; Elena intuisce che si tratta della ‘spagnola’ di cui ha sentito parlare ma che non ha mai praticato, sposta le sue mani ed è lei a stringere il seno intorno all’asta provocandogli un intenso piacere che legge nella smorfia che lui fa, ma avvertendo anche lei un languido brivido mentre lui comincia a copularle tra i seni; sente che la lunga asta arriva a toccarle il mento, abbassa la testa e sfiora la punta con la lingua; lui risponde irrigidendo la mazza fino a solleticarle la bocca; Elena, che non ha mai provato quel modo di fare l’amore, apre la bocca e lascia entrare la cappella gustando la dolcezza della pelle morbida; ruota intorno la lingua e sente che sta cominciando una copula nuova, tutta diversa che presto diventa un’autentica cavalcata di lui tra le tette e nella bocca; gli prende in mano i testicoli e gode del contatto con una sacca di prugne grosse e mature; una gioia particolare le passa dalla mente al sesso e la stimola a godere; con lo sguardo gli chiede cosa fare e Corrado avvia una copula nella bocca che la fa godere più volte; poi lui si blocca di colpo e si stacca; ‘non voglio venire subito’, sussurra e si stende su di lei, facendo scivolare l’asta lungo il ventre fino all’inguine, accompagna il movimento con le mani e trova rapidamente la vulva e l’accesso alla vagina, spinge con dolcezza ed è di nuovo dentro.
“No amore, voglio che ti prenda la mia verginità anale, adesso; fallo, per favore; fammi sentire che sono tutta tua; è già la seconda volta che ti prendi di me qualcosa che non avevo mai dato a nessuno, prima bere tutto il tuo sperma, ora fare l’amore con il seno; non sai quanto piacere ho provato, mentale prima che fisico, a sentire che anche così ti facevo godere; adesso voglio che diventi violento che mi distruggi l’ano con la tua mazza; ti voglio, dentro, tutto!”
Corrado, senza sfilare il sesso dalla vagina, sposta tutti i cuscini sotto la schiena di lei, sollevando il sedere all’altezza del pene, prende i piedi di lei e li porta dietro il suo collo; Elena è un po’ sorpresa, perché Nicola, quando la penetrava analmente, lo faceva da dietro, ponendola carponi; questa soluzione la incanta, perché capisce che lo potrà guardare negli occhi, mentre gli offrirà il suo ano troppo stretto per quella mazza; sente l’amore invaderla, mentre si rilassa per favorire i suoi movimenti; lui la guarda ammirato perché ha capito la sua sorpresa, prende il vasetto della vaselina e le unge a lungo l’ano e il condotto rettale, passa poi il liquido sulla sua asta, la guarda intensamente, lei gli fa cenno di farlo e lui spinge l’asta nel canale troppo stretto; è solo piacere quello che lei prova sentendolo penetrare nel suo corpo per via tanto innaturale; il dolore si affaccia, intenso, quando viene forzato lo sfintere; Elena fa un gesto per suggerire una sosta, lui si ferma e riesce ad accarezzarle il viso.
“Se non reggi, fermiamoci.”
“Sei pazzo, è il momento della deflorazione, questo; sverginami e non preoccuparti di un poco di dolore; non puoi capire quanto ti amo in questo momento, quanto adoro quel meraviglioso sesso che mi sta per straziare l’intestino; spingi e prendimi, fino in fondo, fino a che la tua mascolinità esploderà nelle mie viscere; ti amo, Corrado, come non ho mai amato nella mia vita; e ti voglio, dentro, fino in fondo, fino a farmi sventrare; questa è la mia verginità per te ed è meraviglioso che posso guardarti in viso mentre lo fai; è dolcissimo vedere il tuo meraviglioso mostro entrarmi nel corpo! Ricorda che sono io adesso che ti catturo dentro di me, anche se sei tu che mi possiedi.”
Corrado spinge con forza e l’asta, violato lo sfintere con un urlo disumano di lei, scivola di colpo nell’intestino, finché i testicoli picchiano sulla vulva ed è tutto dentro; si china su di lei, l’abbraccia con amore e la bacia con intensa passione; lei lo invita ad alzarsi.
“Amore, voglio vedere la tua mazza entrare ed uscire dal mio corpo; lo specchio dell’armadio mi rimanda la nostra immagine ed io posso guardare dal vivo come mi possiedi, come il mio ano divora il tuo sesso. Ti amo, non so dirti quanto!”
Quasi galvanizzato da quelle dichiarazioni lui la monta con foga, quasi con violenza e godono insieme; quando lui eiacula, urlando, nelle sue viscere, anche Elena urla il suo piacere, il suo amore, la sua gioia di concedersi all’uomo che ama, profondamente, fin dentro il ventre, fino allo stomaco ma soprattutto al cuore e al cervello; uscire presenta molti problemi e lui lo sa; delicatamente, suggerendole ogni momento i movimenti giusti alternati a frasi d’amore, a coccole e a carezze; si sfila dal suo corpo, si sdraia supino accanto e lascia che lei corra in bagno a lavarsi; la trova unica, straordinaria mentre corre agilmente tenendosi il sedere per paura di sporcare in giro.
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