Anna Malone si considerava una donna fortunata: aveva 51 anni, era sposata da quasi trenta a William, che di anni ne aveva 55, aveva due figli che adorava, Arthur e Alex, rispettivamente di 23 e di 21 anni; con l’impegno e la costanza era riuscita, assieme alla sorella Laura (a sua volta madre di Samuel, un bellissimo ragazzo di 24 anni) ad ottenere di realizzare un sogno che sin da ragazzine avevano accarezzato: creare, ad Ellicot City, nel Maryland, un ristorante tipico che aveva presto decollato ed aveva consentito alle due famiglie un agiato tenore di vita; il suo cruccio era però il deterioramento progressivo del rapporto con suo marito, troppo occupato negli affari per rendersi conto che, alla sua età, la moglie cominciava ad avere feroci vampate di desiderio, che la rendevano astiosa ed irascibile, specialmente col marito, che invece non sembrava capire e nemmeno si accorgeva dell’interesse che la sua splendida moglie, decisamente molto desiderabile, suscitava nella clientela del locale e del personale tutto, per lo più di prestanti giovani (alcuni di origine sudamericana) molto spesso sorpresi distratti a guardare nelle profonde scollature che Anna esibiva volentieri, più che ad occuparsi del lavoro.
A rendersene conto perfettamente, però, erano proprio i due figli che soffrivano molto per la condizione psicologica della madre e, per di più, si sentivano mordere dalla gelosia ogni volta che intercettavano uno sguardo più eccitato, di un avventore o di un cameriere, sul sedere o sul seno di Anna: in particolare Alex, più giovane e più focoso, era ormai entrato nella logica che la mamma era sua e che sarebbe stata lei la prima donna della sua vita; evitava però di far emergere chiari i suoi sentimenti e si limitava a spiarla ogni volta che poteva, per andare poi in bagno a masturbarsi con ferocia, quasi, immaginando di possedere quel corpo tanto desiderato: una volta che si stava appassionatamente dedicando alla manipolazione della sua asta, davanti al lavandino nel bagno degli uomini, non si rese conto che, dalla porta lasciata semiaperta, sua madre, che era entrata nello spazio comune ai due bagni per andare a svuotare la vescica in quello delle donne, lo stava guardando, ammirata dalla dimensione e dalla possanza del suo membro in bella vista: quando se ne rese conto, per un gesto istintivo lo esibì più evidente e, all’idea che la donna desiderata lo stava ammirando, accentuò il piacere della manipolazione e si praticò la più bella masturbazione che ricordasse: quando spruzzò nel lavandino e contro lo specchio un getto di sperma enorme, vide che lei si teneva l’inguine con le mani: il desiderio da quel momento si fece ossessivo e non perse occasione per dimostrarlo a sua madre.
Anna vide in quell’episodio (o credette di vedere o volle semplicemente vedervi) quasi un segno del destino: la gioia che avvertì, mentre lo vedeva eiaculare, le provocò un orgasmo che ridusse i suoi slip a straccetto da strizzare, tanto fu lungo e abbondante; sentì per il figlio minore un amore mai provato prima, non solo spirituale ed ideale, ma soprattutto fisico; il suo desiderio si fece passione e si accorse di voler possedere quel giovane meraviglioso, di essere lei a guidarlo alla conoscenza dell’amore: il problema non era costituito da suo marito, troppo distratto per rendersi conto di quello che avveniva fuori dalla conduzione del locale, quanto piuttosto dall’altro figlio, Arthur, che era altrettanto appassionato di sua madre (ma non sapeva in che forma e in quali limiti) e avrebbe potuto cogliere i tentativi di lei di concupire il fratello e, per un’educazione alquanto puritana, ribellarsi all’idea dell’incesto; ma era comunque decisa a creare la condizione per fare l’amore con Alex, qualunque cosa costasse.
La sera del lunedì era particolare, perché di norma non c’era frequenza di avventori; ma, sul tardi, arrivava quasi sempre una torma di operai che andavano a bere ed ubriacarsi, a giocare a carte e a gozzovigliare fino alle prime luci dell’alba: in quei giorni, William suggeriva a sua moglie di ritirarsi nell’appartamento che avevano nelle vicinanze e di lasciare a lui l’incombenza di badare alla rumorosa schiera degli operai: anche ad una analisi elementare, durante le ore tra le dieci di sera e la notte fonda (non prima delle tre), lei rimaneva sola nel suo letto dove si dedicava assiduamente ad una pratica masturbatoria che diventava sempre più difficile ed elaborata, crescendo il desiderio di ricevere un pene dappertutto, in mano, in bocca, in vagina e, perché no, perfino nel retto dove suo marito aveva fatto solo pochissime capatine quasi senza gioia: Anna decise che un lunedì avrebbe sedotto Alex e ci avrebbe fatto tutto l’amore del mondo.
Si dice che l’occasione fa l’uomo ladro; e capitò appunto che Arthur, che era andato fuori per un week end con gli amici, telefonò per avvisare che si sarebbe trattenuto fino al martedì perché avevano organizzato una lunga escursione: Anna volle vedere anche in questa novità un segno favorevole del destino; non appena si trovò faccia a faccia con Alex, gli disse che quella sera, alle dieci, doveva andare in camera sua perché aveva da dirgli cose molto importanti; per completare l’informazione e per suggerirgli cosa lo aspettasse, gli ordinò di non masturbarsi per tutto il giorno; il ragazzo la guardò sorpreso, poi un sorriso da orecchio ad orecchio gli si aprì sul viso; accarezzò lievemente, da sopra al vestito, il seno prorompente di sua madre, che gli rispose con una carezza sulla patta già gonfia.
Alle dieci, puntualmente, suo marito invitò Anna a ritirarsi in casa; Alex immediatamente si propose per accompagnarla e, accampando un malessere non bene identificato che gli impediva di restare sveglio fino all’alba, la prese sottobraccio e si avviarono: era chiaro che fremevano dal desiderio di toccarsi, per lo meno; ma nel breve percorso fino a casa si tennero solo per la mano; poi Anna, osservando il gonfiore che cresceva nella patta di suo figlio, lo prese sottobraccio e fece in modo che lui premesse con forza sul seno destro: avvertendo la ricchezza e la morbidezza della mammella, Alex sentì il suo fallo gonfiarsi ulteriormente fino a dolergli; ma anche a sua madre i capezzoli si erano induriti.
Entrati in casa, il ragazzo non perse tempo, avvolse la madre in un abbraccio che niente aveva di filiale, le piantò contro la vulva il suo bastone diventato enorme e la baciò con violenza sulla bocca; Anna lo frenò, gli carezzò la testa, tirò fuori la lingua e la spinse ad occupare tutto il cavo orale, perlustrandolo meticolosamente; il ‘bambino’ si rivelò immediatamente una spugna pronta ad assorbire ogni suggerimento e a rilanciarlo potenziato: cominciò così un ‘duello di lingue’ che produceva soltanto una salivazione esagerata ed accentuava il desiderio dei due, di una ben diversa penetrazione, in bocca e altrove.
Anna decise di prendere l’iniziativa e spinse Alex verso la camera matrimoniale; nel breve percorso, lui non sapeva decidere se spogliarsi o accarezzare goduriosamente l’ampio sedere che fremeva dal desiderio di vedere al naturale; arrivarono al letto e rapidamente si spogliarono: lei restò solo con l’intimo e aiutò il figlio a liberarsi dei vestiti finché rimase solo col boxer: sua madre si sedette sul bordo del letto, se lo tirò davanti, abbassò le mutande e lasciò che ‘il mostro’ le sbattesse direttamente sul viso; aspirandone golosamente l’odore di maschio, se lo passava su ogni centimetro, dalla fronte al mento; lo trasferì sulle tette nella parte scoperta e lo assaggiò in punta: sapeva di buono e prese a leccare tutta la cappella appropriandosi di quel sapore come di qualcosa di suo; Alex, in piedi, col il boxer a metà coscia, se ne stava immobile e fremeva di voglia ogni volta che la punta della lingua si muoveva a stuzzicarlo.
Poi Anna aprì la bocca e cercò di far entrare la bestia: quasi non ci stava, nonostante avesse aperto al massimo le mascelle; ma riuscì a prenderne una metà, mentre con la mano destra masturbava l’asta e con la sinistra reggeva i testicoli grossi come prugne, li accarezzava, li strizzava e godeva a sentirli nella mano; dalla vagina gli umori le colavano incessanti e, dopo aver impregnato lo slip, bagnavano già il lenzuolo: di scatto, istintivamente il ragazzo spinse il bacino e cominciò a copulare nella bocca: Anna si rese conto che questa si adattava quasi naturalmente a ricevere la mazza e fece in modo da sentirla fino all’ugola; lo estrasse per un momento e gli chiese se voleva venire così e quante volte pensava di poter godere in quelle poche ore.
“Per primo, voglio che tu senta il sapore del mio sperma, del mio amore per te; se in quattro ore riesco a masturbarmi fino a cinque volte solo pensando a te, immaginati cosa sarò capace di fare ora che ti ho qui, tutta per me.”
Non c’era bisogno di altro; Anna si dedicò alla fellatio più ricca ed appassionata che avesse mai fatto nella sua vita: vide Alex sbarrare gli occhi, rovesciare la testa, fremere in tutto il corpo e sentì in gola la sferzata di un getto di sperma che una sola volta aveva visto, nella scena del bagno; chiuse gli occhi e gustò con gioia il sapore della vita, che gli aveva dato, dell’amore che gli donava senza freni, e dell’amore di lui che premeva come se rientrasse nel corpo da cui era stato generato, con lo stesso seme da cui era nato lui; la libidine le salì alle stelle e, per buona sorte, l’urlo di godimento che avrebbe svegliato il quartiere, se fosse esploso libero, fu soffocato dalla mazza; tenne in bocca a lungo il fallo, mentre quello perdeva leggermene consistenza e diventava più manovrabile: cominciò a leccarlo, ancora in bocca, su tutta la superficie raggiungibile, dedicandosi maggiormente alla cappella di cui adorava la consistenza serica che sollecitava le papille della lingua e trasmetteva goduria alla vagina.
Si rese conto che il piacere di tenerla in bocca ridava consistenza alla mazza che tornava ad essere dura come un palo; la sfilò dalla bocca, si slacciò il reggiseno, che fece cadere, e portò il pene tra le mammelle, stringendole sull’arnese che reagiva come fosse animato di vita sua e mostrava lussuria e piacere gonfiandosi a dismisura; lo fece copulare tra i seni per un po’ e lo spinse più volte verso l’alto, piegando il capo finché la cappella le entrava in bocca e poteva leccarla; avvertì però Alex che non desiderava farlo godere così e di avvisarla se rischiava l’orgasmo; lui le chiese di interrompere, perché non poteva garantire che avrebbe frenato il secondo orgasmo; Anna si staccò, si sfilò lo slip che spinse lontano e si stese al centro del letto.
“Adesso tocca a te darti da fare!”
Spalancò le cosce e piegò le ginocchia in alto; quando il ragazzo salì sul letto e si apprestava a montarla addosso per penetrarla, Anna gli prese la testa e la portò fra le cosce; Alex si rese conto che doveva ricambiare la dolcezza e cominciò a grufolare fra i peli del pube, che lei non amava rasare: gli ci volle un niente per capire che doveva leccare, titillare e succhiare; lo fece quasi con metodo, dedicandosi particolarmente al clitoride; Anna sentiva gli orgasmi montarle in successione sempre più rapida e si rese conto che stava per esplodere in quello finale, quello che l’avrebbe certamente stroncata e messa ko, almeno per un poco: non se ne curò e non si preoccupò per un attimo nemmeno dell’urlo che sentì sgorgare dal cuore, dalla vagina, dalla testa prima che dalla gola; ma lo sentirono tutti, nell’isolato, e qualcuno forse se ne preoccupò anche: ma era da troppo tempo che Anna non godeva così; e il suo ragazzo ancora non era penetrato in vagina!; si accasciò svuotata e Alex si stese a fianco a lei lasciandola riprendersi.
“Non ho la tua età; lasciami un po’ di respiro!”
“Anna, posso poppare un poco come quando ero bambino?”
“Latte non ne troverai, ma amore si; e io avrò tanta goduria, per raffreddare i miei orgasmi; forse anche tu proverai eccitazione.”
Alex si mise in ginocchio a fianco a lei, si piegò sul suo seno e cominciò a ciucciare.
“Volevi dire molta, tanta, troppa eccitazione?”
“Non mi ero mai resa conto di come fosse meraviglioso farsi succhiare i capezzoli; poi, da te che mi prosciugavi sempre da piccolo; e, ti confesso, qualche volta sono giunta all’orgasmo mentre tu poppavi!”
“Allora sono stato già il tuo giovane amante?”
“Si, ma non come adesso che veramente ti sento mio e mi sento tua!”
“Ti amo, Anna, e non solo con la testa o col cuore; ti amo con il sesso, con tutto il corpo, con tutta la passione che provo.”
“Stai attento, ragazzo: questa esperienza potrebbe danneggiarti nei rapporti con le tue coetanee; io sono una donna matura e so come amarti e farmi amare; con le ragazze non sarà così e potresti trovarti a disagio.”
“Non pensare a quello che succede fuori; qui ci siamo io e te e stiamo vivendo un amore eccezionale; al resto ci penseremo da domani.”
La ciucciata delle tette aveva avuto il suo benefico effetto e si ritrovò più calma e serena, anche se non meno calda ed eccitata; prese Alex per un braccio e lo invitò a montarla.
“Adesso ti voglio dentro; voglio riprendermi quello che è mio!”
Non aveva bisogno di incitamenti: le montò addosso e lei si accorse per la prima volta di quanto la sovrastasse in ogni senso, largo, alto e muscoloso com’era: le pareva quasi di rannicchiarsi sotto di lui e di sussurrare ‘prendimi tutta, ma non farmi male’; non le faceva nessun male, anzi … le copriva il viso di baci e ‘sentiva’ il suo corpo attraverso la pelle, il calore che si scambiavano, il desiderio che sprizzava da ogni poro; gli accarezzò lungo le spalle e la schiena fino ai glutei che sentiva forti, tesi; aveva l’impressione che non sapesse come fare: infilò la mano tra loro, prese il suo ‘mostro’ e guidò la cappella all’imbocco della vagina; era lo stesso desiderio a spingerlo nella direzione naturale e sentiva che lui la penetrava, la riempiva, le ingombrava tutto il ventre con la sua mazza, mentre le sussurrava in continuazione il suo amore; rispondeva con piccoli baci su tutto il viso, mentre allargava le gambe e le tirava su fino ad intrecciare i piedi dietro la schiena: erano fusi completamente e con una leggera spinta lui fu tutto dentro, fino a picchiare contro la cervice dell’utero; il leggero dolore la avvertì della sua grossezza.
La montò così a lungo, senza stancarsi, senza interrompere nemmeno per un attimo; e lei si perse in un paradiso di piacere, di sensi soddisfatti finalmente come desiderava da anni ormai; non smetteva di inondarlo dei suoi umori che la passione scatenava continui e irrefrenabili; lui picchiava selvaggiamente, sopraffatto dal piacere, ed urlava frasi smozzicate, parole vuote, suoni indistinti; Anna sentiva che il sesso le sollecitava parti della sessualità che nemmeno sapevo di avere; e si godeva la copula come un regalo della vita, come qualcosa che le era dovuto e che finalmente la soddisfaceva ampiamente; anche lei gli sussurrava il suo amore, gli gridava il piacere, se lo sentiva fin dentro al cuore; quando esplose nell’orgasmo che ormai considerava tipico di lui, pieno, abbondante, caldo, intenso, rispose con un orgasmo identico, forte, urlato, appassionato, liberatorio; si sentiva soffocare quando, svuotato, le piombò addosso con la sua mole; lo scosse e lo fece rotolare a lato, placato, soddisfatto, felice; quando riuscì a riprendermi gli chiese come stava.
“Benissimo, immensamente felice di aver vissuto questa straordinaria luna di miele col mio amore, di avere avuto per me la più bella donna del mondo, di avere appreso i segreti di un amore intero, completo, fisico e spirituale.”
“lo sai che qualcosa ti manca, di primario, per conoscere l’amore?”
“Che cosa non abbiamo ancora fatto?”
Non rispose; prese la sua mano e la portò fra le natiche, prese il medio e lo costrinse a infilarlo nell’ano: l’organo si riprese, di colpo, e diventò un palo eretto sul suo ventre; lui chiese quasi ansioso.
“Hai fatto anche questo?”
“Tuo padre ci è passato un paio di volte, ma non credo che abbia fatto danni: praticamente, è ancora quasi vergine; se vuoi una vera luna di miele, allora devi sverginarlo tu, mio nuovo amore; certo, il rapporto tra la tua stazza e il diametro dell’accesso fa un poco temere; ma io sono disposta a farmi spaccare, sventrare, massacrare dal tuo fallo se tu dovessi desiderare di prenderti quella verginità … “
“Anna, vuoi che lo facciamo adesso?”
“No, amore mio; io non voglio niente; io sto con te e desidero tutto quello che tu desideri per me: se pensi che questo avvenimento non possa e non debba avere seguito, sono pronta a darti tutto qui e adesso, a qualunque costo; se credi invece di volere e di potere dare un seguito, ti direi di riservare questa verginità ad un momento meno, per così dire, frettoloso; per di più, quel posto dove devi infilarti non è un esempio di pulizia: quando si decide di farlo, ci si prepara bene; se decidi di rivivere ancora queste ore e di volermi sverginare, quella volta farò in modo da essere pronta.”
“Mi hai convinto. Stasera facciamo tutto l’amore che possiamo; e non credere di essertela cavata con un assalto; voglio assediarti e dominarti fino all’ultimo momento; poi ti voglio incontrare, possedere, amare, adorare ancora tante e tante volte, quante ti saranno necessarie per stare bene; quando deciderai che vuoi darmi la tua verginità anale, non avremo nessun problema e tu farai quello che devi: immagino che si tratti di un clistere e, se non ti dà nausea, mi piacerebbe tanto fartelo io stesso.”
“Va bene, amore; allora, ricomincia da capo e viviamoci queste ore di piacere, di passione, di sesso e di amore; e al diavolo il mondo.”
Le ore successive furono un susseguirsi entusiasmante di copule di tutti i genere: tranne quella anale, che avevano rimandato ad altra occasione, Alex le riprovò tutte: le chiese ripetutamente la fellatio, fino all’ultimo momento, quando volle eiaculare dentro e godette come una scimmia, perché lei gli succhio fino all’ultima goccia di sperma; ci riprovò più volte con la spagnola che conduceva fino a farle imboccare la cappella e, in quella cruciale, le chiese di berlo ancora una volta: era la terza in una serata - quattro con l’orgasmo in vagina - ma non sembrava arrendersi ed ancora una volta la montò dolcemente alla missionaria e le scaricò nell’utero un potente orgasmo; alle due e mezza, cosciente che da un momento all’altro poteva tornare suo padre, lo spedì in camera loro e si carezzò a lungo le tette e la vulva, aspettando il marito; arrivò stranamente ingrifato e le chiese se gli concedeva una breve copula: lo guardò quasi stranita per la richiesta: era quasi portata a sospettare che avesse capito e, rivelando una natura cuckold imprevedibile, godesse ora a possederla: ad ogni modo, non si negò, perché ancora era calda della serata di passione, e gli consentì di montarla: lo fece per qualche minuto, eiaculò e si girò a dormire; lei andò in bagno a lavare lo sperma ma anche a rinfrescare ulteriormente il sesso bistrattato a lungo da Alex; mentre si asciugava, la porta si aprì ed entrò il figlio.
“Hai fatto sesso con papà?”
“Amore, cosa credi? E’ mio marito; se me lo chiede non mi rifiuto di certo!”
“Si, ma intanto mi avete ancora eccitato e non riesco a prendere sonno … “
“Posso aiutarti?”
“Si. Fatti possedere un’altra volta in vagina.”
“Ma che diamine?!?! Cinque volte hai goduto solo un’ora fa; sono le quattro di mattina e ancora hai voglia?”
“Se mi porti davanti alla vetrina della pasticceria, non è colpa mia se poi io mi ingozzo fino a scoppiare.”
“Maledetto ragazzino: io non sono una pasticceria e quelle che chiedi non sono dolci … Va bene, facciamone una diversa, però poi dormi per venti ore!“
“Che significa diversa?”
“Lo vedrai; adesso io mi appoggio al water e ti presento il didietro; ma tu mi penetri in vagina, alla pecorina si dice.”
“Si, mi piace; dai, facciamolo!”
“Sembri proprio un bambino: forse non è proprio necessario ma è meglio se mi prepari un poco … “
“Che devo fare?”
“Ti abbassi dietro di me, mi lecchi a lungo e quando mi senti lubrificata ti alzi e me lo infili fino in fondo; bada che il tuo è grosso e non può entrare troppo; quando ti avverto, fermati e copula!”
“Giuro che stanotte avrai la più bella pecorina della tua vita; poi, se non ho capito male, avrò il tuo sedere tutto per me: non solo te lo leccherò più della vagina, ma me lo godrò tutto quanto.”
“Basta solo che non cerchi di penetrarlo: non è igienico e non è prudente, con la tua mazza.”
Si appoggiò al water e si sistemò a novanta gradi, tutta esposta al giovane amore (in tutti i sensi); lui si accovacciò dietro di lei e prese a leccarla quasi con devozione dal clitoride (che succhiava delicatamente), attraverso la vulva e la vagina, nella quale infilava la lingua provocando sensazioni intense di godimento, per tutto il perineo fino all’ano dove entrava quasi di prepotenza, facendola scattare perché non era certa che fosse totalmente pulito.
“Quel che non ammazza, ingrassa: non temere; amo tutto di te, lo vuoi capire, anche le tue scorie corporali!”
Poteva solo lasciarlo fare, dal momento che, dopo ore di sesso continuo, né lui né lei avevano intenzione di fermarsi: le sembrava davvero di essere in una notte di miele, quando del numero degli accoppiamenti che si succedono si perde il conto; si godeva il piacere infinito di sentire la sua lingua dolce, calda, che percorreva il sesso ed entrava nei due fori che venivano stimolati fino all’orgasmo; lo sentì lui, l’orgasmo che gli esplose in bocca e che ricevette con goduria infinita; capì che era ben preparata a ricevere la sua asta, si alzò in piedi in tutta la stazza, appoggiò la cappella alla vagina e spinse con forza: lo aiutò muovendo indietro il sedere finché un colpo violento contro la cervice dell’utero le diede il segnale che non c’era più spazio alla penetrazione; ma i suoi testicoli battevano già contro l’ano, segno che era entrato tutto, fino alla fine.
Cominciò la sua copula, calma, meditata; la possedette in maniera nuova, quasi che potesse adesso godersi il piacere delle natiche spalancate davanti alla sua osservazione, dell’ano che fremeva di piacere, del sesso che scivolava avanti e indietro nella vagina: stava godendo con gli occhi, prima che col sesso; staccò una delle mani, la infilò tra le cosce e andò a catturare i testicoli che penzolavano dietro al sedere, raddoppiando il piacere di lui ed il suo, che godeva persino nelle mani; l’eiaculazione che le scaricò in vagina non era più (e non poteva esserlo) quella delle prime che le aveva regalato in bocca e nella vagina; ma era comunque densa, ricca, carica d’amore; lo spedì via, mentre tornava a lavarsi, minacciando ritorsioni se non la lasciava in pace per il poco che restava della notte.
Nei giorni successivi, si scatenò una sorta di battaglia tra Alex, che non perdeva occasione per dichiarare l’amore per sua madre, in tutti i modi, dalle lodi più sperticate ai suoi vestiti, al trucco, alle singole parti del corpo; attraverso i complimenti, le coccole e le piccole gentilezze che tutti trovavano connaturate all’amore di un figlio per la sua bellissima mamma; fino anche alle proposte di ‘sveltine’ in bagno per dare sfogo ai suoi bollori sempre più accesi, dopo che aveva cominciato a ‘navigare’ con lei nell’oceano infinito del sesso e non vedeva l’ora di ripetere l’occasione, di godersi fino in fondo l’oggetto del suo amore sconfinato, fisico e spirituale; e Anna che doveva fare ricorso a tutta la sua autorità ed alla sua pazienza per impedire che il figlio sconsiderato la ponesse in una situazione irrimediabile di difficoltà, anche perché pure lei soffriva molto di non poter cibarsi a suo agio della bella mazza che non smetteva di adocchiare e di cui ricordava benissimo l’enorme piacere che era stata capace di procurarle; finché non vacillò e cominciò a pensare anche lei che una ‘sveltina in bagno’, a casa o nel ristorante, non fosse poi avventura così ardita, considerando il gran da fare che tutti avevano.
In un momento di frenesia, in cui tutti erano indaffarati ai tavoli, sia in sala che nel giardino, vide Alex dirigersi al bagno con il sesso che gli formava una sorta di vela al pantalone (segno che aveva un’erezione spaventosa ed un urgente bisogno di sfogarsi); sentendo che anche la sua vagina sembrava piangere umori per il desiderio acuto di sesso e di amore, decise di colpo di azzardare e lo seguì nel bagno dei maschi dove lo trovò, come prevedeva, intento ad una saporitissima masturbazione col pene che quasi gli scoppiava, tanto era duro; lo abbracciò e lo baciò, cercando immediatamente il contatto con la verga strepitosa che sentiva fra le cosce; sollevò la gonna, che per buona sorte quella mattina portava ampia, gli girò la schiena, si appoggiò alla parete, prese il sesso in mano, spostò la stoffa dello slip e lo sentì penetrare in vagina con un godimento che dovette soffocare per non lanciare un urlo che avrebbe segnato la fine di tutti e due; Alex, da dietro, la prese per le anche e spinse violentemente, fino a farle dolere l’utero, e la pompò così per qualche minuto.
Proprio nel momento in cui con maggiore passione si stava gustando in bagno l’amplesso col suo amato figlio minore, Anna, girando lo sguardo allo specchio sul lavandino, vide che, dalla porta rimasta socchiusa, il figlio maggiore, Arthur, li stava osservando meravigliato: tremò per un momento; poi lo vide rimanere impassibile, non solo, ma anzi accostarsi alla porta e bloccarla col suo corpo quasi per difendere la loro copula: si rasserenò e immediatamente si abbandonò al piacere che la verga le stava procurando; cominciò a gemere dolcemente ed incitava a mezza voce Alex a possederla fino in fondo con amore; il figlio non se lo fece ripetere e si scatenò finché le scaricò nell’utero un fiume di sperma accumulato in giorni di astinenza, poiché aveva promesso a lei che avrebbe cercato di non masturbarsi fino al prossimo incontro; il ragazzo, sfilatosi dalla vagina, si asciugò approssimativamente con un tovagliolino di carta, ripose il sesso nelle mutande, riabbottonò il pantalone ed uscì; Arthur aveva fatto in tempo a lasciare libero il passaggio.
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