Per tutto il periodo della scuola media, la mia vita è stata un susseguirsi di cazzi e di botte! La mia curiosità e la mia voglia, crescevano di pari passo con l’età. Il mio coinquilino, e non solo lui, continuava a scoparmi il culo ad ogni occasione propizia. A me piaceva prendere il cazzo nel culo..e mi piace ancora tanto! Non so come, ma riuscii comunque a conservare l’illibatezza fino a quando la donai all’uomo che sarebbe poi diventato mio marito. Ma la troia che alberga in me, non perdeva occasioni per prendere sempre nuovi cazzi in bocca ed in culo. La paura di mio padre era costante; ma costante era il desiderio di trasgressione e di punirlo facendo la puttanella con tutti quelli che potevo. Finita la scuola media, lui mi precluse la possibilità di proseguire negli studi, e mi mandò a lavorare presso un suo amico che aveva un laboratorio tessile. Avevo 14 anni ed ero diventata ancora più bella; il mio volto, esprimeva ed esprime ancora oggi, tutta la mia carica erotica. Non vi era e non vi è maschio che non voglia e non provi a cercare di scoparmi. Anche il mio datore di lavoro, mi guardava non certamente come si guarderebbe la figlia di un amico, ma con gli occhi del maschio! Non perdeva occasioni per toccarmi “casualmente”; e prese l’abitudine di chiamarmi spesso nel suo ufficio con ogni scusa possibile. Lo tradiva il fatto che i compiti che poi mi affidava, erano del tutto inutili o superflui! La verità è che voleva stare con me. Questa situazione mi eccitava, ed a mia volta cominciai a fare la troietta con lui. Nel gioco che avevo avviato, ebbe un ruolo determinante il fatto che potevo punire mio padre, facendo la puttana col suo migliore amico! Non perdevo occasione per provocarlo arrivando a non indossare le mutandine e facendolo capire; Poi un giorno mi chiamò nel suo ufficio e lo vidi chiudere a chiave furtivamente. Senza parlare mi sollevò e mi sedette sulla sua scrivania; “ora voglio proprio vedere se è come dico io.” Così dicendo, mi sbottonò il camice di lavoro e vide! “sei proprio una bella troia ragazza! Lo sapevo che non le portavi” Poi, divaricandomi le cosce, si tuffò sulla mia fighetta e cominciò a leccarla avidamente! Aveva una lingua divina! In breve grondavo umori come una porca. Mi regalò un paio di orgasmi quella lingua sul clitoride. Nel frattempo aveva tirato fuori il cazzo e si segava lentamente. Mi fece scendere e piegare fra le sue gambe; avevo il cazzo davanti al mio viso e capii che lo dovevo prendere in bocca; cosa che feci subito. Ormai con la bocca sapevo come fare impazzire un uomo meglio della peggiore delle zoccole! Lo leccavo, succhiavo ed ingoiavo senza sosta; leccavo i suoi coglioni avidamente, per poi tornare a farmelo scendere in gola. Volevo farlo godere il vecchio maiale! Ma lui mi fermò. “non voglio sborrare così..” disse; “voglio ancora altro di te: la tua figa!” Allora gli dissi che volevo conservarmi vergine; e che poteva però chiavarmi il culo, se lo voleva. Ne fu entusiasta, a dir poco! Mi fece alzare e voltare; mi fece piegare sulla scrivania, e dopo una veloce leccata al mio buchetto, mi inculò in un solo colpo! Mi scopò avidamente; ed io avevo orgasmi ripetuti, masturbandomi. Sembrava non finire mai di affondare dentro! Quasi volesse uscire con il glande dalla mia bocca! Ed è nella mia bocca che poi scaricò un fiume di sborra che io bevvi da puttana navigata! Dopo che ci eravamo ripresi entrambi, ed essermi pulita dei residui di sborra il viso, lui mi diede un bacio ed aprì la porta. “sappi che voglio ancora il tuo culo; è meglio di una figa il tuo culo!” Uscii soddisfatta, oltre che per gli orgasmi avuti, per la consapevolezza di aver punito mio padre in modo molto forte! Una volta fuori, mentre stavo recandomi nel mio reparto, mi si avvicinò uno dei magazzinieri; e guardandomi in modo sornione mi disse: “piaciuto il cazzo nel culo del padrone?” Quel porco, non so come ma ci aveva spiati. Continuò “sai bene che dovrai essere una docile puttana anche con me, se non vuoi che racconto in giro tutto. Pensaci su, troietta! E si allontanò senza che potessi replicare in qualche modo. All’uscita dal lavoro. Come al solito mio padre era ad aspettarmi per portarmi a casa; il magazziniere che mi aveva detto in modo esplicito, che mi voleva, passò davanti a noi, guardandomi come se stesse per spifferare tutto a mio padre! Per un lungo istante fui terrorizzata; poi augurandoci la buona sera tirò dritto per la sua strada. Il giorno successivo, il principale mi chiamò ancora nel suo ufficio; volle solo un pompino.. Poi essendo rimaste a corto di cerniere nel reparto, mi recai nello scantinato, dove era collocato il magazzino, per far scorta del materiale. Credevo di trovarvi il magazziniere che mi aveva esplicitamente ricattata ieri, ma invece era di turno un altro. Gli chiesi il materiale da consegnarmi che lui preparò con prontezza, ma mentre ero intenta a controllare e firmare la bolla di consegna, lui, che intanto si era posto alle mie spalle, mi abbracciò stringendomi con le mani le tette. “Ma cosa stai facendo?” Gli chiesi risentita; “lasciami!” gli dissi. Lui mi guardò con un sorriso sornione e disse poche parole: “Ora prendi in bocca il mio cazzo, come hai fatto con il padrone questa mattina!” E lo tirò fuori dalla patta già tosto come il marmo. Aveva un cazzo di dimensioni notevoli, e lo guardai quasi ipnotizzata..capii che non avevo scelta; evidentemente i due magazzinieri si erano parlati e quest’ultimo, avendomi vista andare nell’ufficio del capo, ha trovato il modo di spiarci. Quasi se mi avesse letto il pensiero, me lo confermò. “ Ho visto quando sei puttana con quella bocca; Ed ho visto che ti piace, perché ti masturbavi mentre lo succhiavi! Ora prendi il mio; magari impari cosa vuol dire un cazzo vero!” A questo punto mi piegai sulle gambe lo presi in mano e cominciai a leccarlo. In un attimo quel cazzo diventò ancora più grosso! Visto da vicino faceva quasi paura, e sperai che si accontentasse di un pompino, e che non mi chiedesse di scoparmi il culo. Gli leccai i coglioni e poi risalii con la lingua lungo l’asta; sembrava non finire mai. Poi mi concentrai sul glande, leccandolo con foga; confesso che cominciava a piacermi, e quando provai a prenderlo in bocca, riuscendoci, la mia mano corse fra le cosce a toccare il clitoride. Lo ingoiai il più possibile quel cazzo! Ma a mala pena ne prendevo in bocca la metà circa. A quel punto trovai il ritmo e gli regalai spasmi di piacere unici; confermati dalla scarica di sborra in bocca e sul viso che non riuscì a trattenere. Mentre sborrava, ebbi un orgasmo fortissimo anche io! Sarà stato uno stronzo quell’uomo, ma aveva un cazzo favoloso! Mi pulii alla meno peggio della sborra, presi il pacco delle cerniere tornai in reparto. Ma, evidentemente, la mia giornata da “troia” non era ancora finita. L’altro magazziniere ci portò altro materiale, e mi venne poi vicino; a bassa voce mi disse che mi aspettava giù nel deposito, e che adesso toccava al suo cazzo provare la mia bocca; e non solo la mia bocca! Dopo circa 15 minuti nascosi il rotolo del filo da cucire, e con la scusa di andare a prenderne un altro, e scesi ancora una volta in magazzino. Questo magazziniere che mi ha avvicinata per primo, oltretutto mi piaceva come maschio; quindi il “ricatto” non fu la molla di quello che poi accadde. Scesa giù vidi che lui era solo, intento a scrivere delle bolle; allora gli dissi semplicemente “eccomi.” Lui mi venne vicino e mi ordinò secco:” togliti le mutandine lentamente e poi toccati la figa!” Lo feci; feci come lui voleva. Io già grondavo nell’attesa di essere con lui, ma dopo divenni una fontana! Poi si avvicinò, e tirato fuori il cazzo, me lo strofinò sulla figa. Mi sentivo morire di piacere a quel contatto! “girati!” ordinò ancora; Mi girai e lui mi mise il cazzo fra le cosce facendomele stringere; “so cosa hai detto al padrone: vuoi rimanere vergine per l’uomo che ti sposerà. Bene; rispetterò questa tua volontà. Ora girati e prendimi il cazzo in bocca; ho visto come sei puttana quando fai un pompino!” Feci come mi chiese e ingoiai quel cazzo fino alle palle! Non era grosso come quello del suo collega, e riuscivo a spompinarlo come volevo io e cioè da gran troia! Lo sentivo diventare rigido nella mia bocca; intanto mi masturbavo. “Ed ora alzati e girati; voglio il tuo culo!” cosa che feci immediatamente. Mi spinse il cazzo in fondo al culo e me lo pompò con foga; affondava i colpi ed io sentivo la vagina contrarsi dal piacere che quel cazzo mi regalava attraverso il culo! Ed ecco che avvertii che stava per sborrare; “sborrami nel culo! Voglio sentirmi piena della tua sborra!” dissi. E dopo che lui mi riempì di sperma, gli succhiai le ultime gocce di sborra dal cazzo con la bocca! All’uscita dal lavoro mio padre chiacchierava col mio principale, il quale lodava la mia bravura sul lavoro. Quanto avrei voluto urlargli in faccia che facevo la puttana anche col suo amico! Il giorno dopo, il padrone mi chiamò come al solito nel suo ufficio e mi disse che sarei stata tutto il giorno a dare una mano in magazzino per l’inventario dei prodotti, segnalando quelli che erano prossimi alla fine delle scorte, in modo tale che lui avrebbe provveduto per l’approvvigionamento. Poi mi chiese soltanto di sollevarmi il camice, e tirare giù le mutandine, e quindi mi schioccò due sonori baci sulle chiappe. Scesi in deposito con addosso una sorta di eccitazione frenetica; il pensiero di rimanere ore con degli uomini a cui avevo preso il cazzo in bocca, facendoli sborrare, mi faceva sentire come una puttana pronta per essere usata in tutti i modi…tranne uno! Quando mi videro, i loro volti si illuminarono quasi. “E tu che ci fai qui? Puttanella!” mi disse quello col cazzo enorme; “sei venuta a farti sborrare?” L’altro sorrise sornione. “ ti ha mandato il capo ad aiutarci vero?” Risposi affermativamente; “infatti glielo avevo detto io che avevamo bisogno di aiuto per l’inventario”. Quindi, facendomi segno di sedermi ad un banchetto che sembrava uno di quelli che si usano a scuola, mi diede alcuni fogli ed una penna. “tu dovrai scrivere articolo per articolo, i numeri che ti detteremo di volta in volta; e dopo faremo i totali di ognuno . Capito?” Risposi di aver capito e mi apprestai ad andare a sedermi; mentre stavo per farlo, mi disse ancora: “aspetta; voglio che prima ti togli ancora una volta le mutandine; resterai senza per tutto il tempo, oggi.” Eseguii guardando sfacciatamente entrambi! Cominciammo subito il lavoro. Loro, ogni volta che si voltavano per dettarmi i numeri, non potevano fare a meno di guardarmi fra le cosce, che si vedevano sotto il banco. Ebbi cura, anche perché spinta da un eccitazione crescente, di dischiuderle ad arte; e lasciando che il camice da lavoro, a cui avevo slacciato gli ultimi bottoni, scivolasse di lato. Avevo tutte le cosce in bella mostra, e quel movimento lasciava la mia fighetta esposta ai loro sguardi. Volevo eccitarli al massimo! La troia emerse in tutta la sua strafottenza. Li volevo. Li volevo in bocca, li volevo nel culo. Volevo la loro sborra dentro! Lavorammo per più di un ora; lo stato di eccitazione di tutti e tre si respirava forte nell’aria. Avevo anche preso a toccarmi il clitoride, facendo scivolare una mano fra le cosce. A quel punto, vennero verso di me; “alzati” disse quello che mi piaceva; mi fece accovacciare e mi misero entrambi i cazzi a portata di mano. “Prendili. Sono tuoi! Li vuoi sin da quando sei arrivata vero?” feci cenno con la testa, ed afferrai entrambi i cazzi, e cominciai ad alternarli nella mia bocca! La mia bravura di pompinara era ormai arte. In poco tempo li resi duri come il marmo quei cazzi. A vederli insieme, si notava la sproporzione fra quello mastodontico dell’uno, e la armonica normalità dell’altro. Mi fecero alzare, e togliermi il camice.; restai nuda. Presi il cazzo enorme fra le mani e continuai a leccarlo e succhiarlo; l’altro mi si posizionò dietro e mi inumidì l’ano, senza trascurare di leccarmi la figa. Poi cominciò a spingere per fottermi il culo. Entrò dentro quasi con facilità; cominciò a scoparmelo. Ad ogni affondo, nel culo, la mia bocca ingoiava maggiori porzioni del cazzo che stavo spompinando; con una mano non smettevo di masturbarmi. Godevo e grondavo! Gli orgasmi si susseguivano uno dietro l’altro. Andarono avanti per un bel po’ a scoparmi in quel modo; quindi si sfilarono e invertirono i ruoli. Avevo paura di quel cazzo che si apprestava a chiavarmi il culo! Era troppo grosso per il mio buchino. Ma essere stata appena penetrata dall’altro più “normale”, fece si che anche quel palo di carne riuscì a conficcarsi nel mio culo. Stavo quasi per gridare dal dolore iniziale, ma il cazzo che stava scopandomi la bocca me lo impedì, riducendolo ad un rantolo che presto si trasformò da doloroso in piacere! Quella bestia nel culo mi faceva morire di goduria; Un cazzo del genere non lo avevo mai preso. Mi sentivo veramente posseduta come mai prima di quel momento! Poi i due accelerarono il ritmo fino a riempirmi di sborra culo e bocca! Ebbi un ultimo tremendo orgasmo insieme a loro. Ricominciammo il lavoro con più lena; dovevamo recuperare il tempo perduto. Ma fu poi “tempo perduto” quella doppia scopata culo bocca? Dopo circa un mese, in cui non perdevo occasione di farmi scopare bocca e culo dal padrone e dai magazzinieri, il principale mi chiamò in ufficio e dopo avermi fatto sedere sulle sue ginocchia, infilandomi una mano fra le cosce per masturbarmi, come al solito ero senza mutandine: ormai le avevo abolite sul lavoro! Mi disse che aspettava la visita di un paio di rappresentranti, i quali gli avevano più volte chiesto di me in passato, e riempita di complimenti per la mia bellezza. “oggi, quando arriveranno, voglio che tu sia carina con loro,” mi disse. “ho interesse a concludere un affare e tu mi aiuterai…”avevo capito di che tipo di aiuto poteva trattarsi; ma per l’eccitazione che mi aveva trasmesso con quel “carina” con loro, e con quella mano a tormentarmi il clitoride, gli chiesi: “ Come vuole che sia carina con loro? Devo prendere i loro cazzi in bocca, come prendo il suo? Poi farmi chiavare il culo come fa lei?” Queste mie parole lo eccitarono a tal punto che mi fece scendere dalle ginocchia e “girati troia che ti scopo il culo!” mi disse facendomi voltare e piegare sulla scrivania, Mi penetrò il culo senza neanche inumidirlo; ma ormai era talmente abituato ad averlo in culo il cazzo, che non fece nessuna fatica ad entrare. Prese quindi a scoparmi; e mentre mi chiavava ripeteva come un ossesso “dimmi che sei una puttana! Dimmelo che sei una troia e che il cazzo ti piace …dimmelo!” Ed io gli risposi “si! Il cazzo lo voglio sempre nel culo ed in bocca! Sono la tua puttana. Un giorno non appena non sarò più vergine, avrai anche la mia figa!” Questa promessa lo eccitò a tal punto che mi sborrò dentro; volevo il suo cazzo anche in bocca però; allora lo presi e lo leccai pulendolo dallo sperma e dagli umori colatimi dal culo. “Ora vai in reparto per un po’” disse; “fra un oretta torna qui perché ho una sorpresa per te.” Così feci. In laboratorio ero diventata invisa alla maggior parte delle mie colleghe; le ho sentito spesso bisbigliare fra loro indicandomi come “la puttana del padrone”; ma questo non mi dava alcun fastidio. Anzi ho sempre pensato che crepavano di invidia! Trascorso circa un ora, come d’accordo tornai nel suo ufficio; lui mi fece entrare e mi disse di spogliarmi, e di prendere da uno scatolo sulla scrivania un abitino da indossare. “voglio che tu sia bella sexy” mi disse; feci come voleva; e dalla stessa scatola tirai fuori delle autoreggenti, un perizoma e delle scarpe dal tacco vertiginoso! Una volta vestita mi portò ad ammirarmi di fronte ad uno specchio. “sei favolosamente puttana così vestita”; e quando mi vidi capii che aveva ragione. Inoltre, sulla specchiera vi era tutto il necessario per truccarsi, cosa che feci; ed un rossetto che passai sulle labbra, completò la troia! Non sembravo una ragazzina di 15 anni, ma una femmina vissuta e sicura di se. Il capo mi fece sedere nel salottino annesso all’ufficio e mi disse di attendere lì, perché dovevo essere una sorpresa per i due che aspettava. Dopo circa 10 minuti arrivarono; li sentii parlottare col padrone, il quale li introdusse nel salottino precedendoli. Venne verso di me e prendendomi per una mano mi fece alzare, esibendomi orgogliosamente! “Ammirate questo “fiore”… sarà vostro per questa mattinata. Lei è docile ed ubbidiente, ed ha una sola esigenza: la figa è tabù! Per il resto vi farà godere come nemmeno osate immaginare!” E cosi dicendo mi condusse verso di loro ed uscì dal salottino. Rimasta sola, feci come mi aveva istruita. Da prima baciai ripetutamente in bocca i due, abbracciandoli, e facendo sentire il mio corpo caldo e fremente; poi mi piegai fra loro e tirai fuori i cazzi abbassandogli i pantaloni, che si affrettarono a togliere. Avevano due bei cazzi! Cominciai a segarli lentamente; il vestitino salitomi fino all’inguine lasciava le mie cosce divaricate e scoperte. Li presi in bocca a turno, continuando a segare l’altro; li volevo rendere duri al massimo. Li feci sedere sul divano, e alzatami, mi sfilai il vestitino seguito dal perizoma, rimanendo con le sole autoreggenti e sui tacchi. Ricominciai a prenderli in bocca; li sentivo ansimare: non avrebbero resistito molto! Allora ne feci alzare uno, e mi impalai col culo sul cazzo dell’altro; così li avevo in bocca ed in culo insieme! In breve tempo, li portai a sborrare, e tutto finì, senza che io avessi avuto un orgasmo! Restai al lavoro in quel posto fino a quando conobbi l’uomo a cui donai, sbagliando, ora lo posso dire, la mia verginità; avevo compiuto da poco i 16 anni! Mio padre ci scoprì e fece in modo che a 18 anni fossimo diventati marito e moglie… aggiungendo così una ulteriore punizione che ha segnato la mia vita, sino a quando ho ripreso a vivere! Ma questa è un'altra storia.
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