Non ero mai stata una bellezza, per le fattezze di un viso abbastanza irregolare che richiedeva lunghe sedute di trucco per rimediare alle molte irregolarità di naso, labbra ed occhi; neanche il corpo appariva attraente e il mio grande tormento sin dall’adolescenza era stata la quasi totale mancanza di corteggiatori; la frequentazione poi, di un gruppo di ragazze decisamente appariscenti, se non addirittura belle o bellissime era un handicap di non poco conto; ma non potevo fare molte scelte, in un ambiente piccolo provinciale come quello in cui ero costretta a vivere, una cittadina dell’interno delle Marche, a ridosso immediato delle località marittime più famose e, soprattutto d’estate, largamente frequentate da un pubblico di villeggianti che negli anni si era fatto sempre più nutrito e, in qualche modo, affezionato; l’unico vantaggio era che, diffusasi la moda di scoprire l’interno specie per andare a caccia di localini tipici ed economici che rendessero vantaggioso fare una piccola digressione per mangiare bene e godere paesaggi nuovi, anche la nostra cittadina in qualche modo si era avvantaggiata favorendo la nascita di nuove iniziative che rendeva sempre più appetibile il soggiorno; tra le tante, i diversi bar e punti ritrovo.
La mia personale vicenda comunque non trovava sbocchi nemmeno per l’afflusso maggiore di forestieri; l’unico punto a mio vantaggio era il mio seno di sesta taglia che fungeva da catalizzatore degli sguardi di maschietti, specialmente quando, in estate, mi sbizzarrivo a curare il mio trucco per rendermi sempre più appetibile, a costo di scivolare in una pesante trasformazione che rendesse per lo meno assai visibili i miei occhi e le mie labbra, nella speranza di colpire la fantasia dei ragazzi; ma il punto di forza rimanevano i miei decolleté sempre più arditi che lasciavano campo alle fantasie più spericolate pur lasciando abbastanza coperte le grandi mammelle ed i capezzoli grossi come fragoloni appetitosi; alcune ‘conquiste’, con quegli accorgimenti, li realizzai anche io, specialmente tra i giovanotti ospiti delle località marittime che presero a frequentare il nostro cento, alcuni attratti proprio dalla notizia della succosità delle mie tette che promettevano molto, anche se in realtà concedevo assai poco o addirittura niente.
Quando superai la soglia dei ventisei anni, cominciai a temere seriamente di essere destinata a finire eterna zitella, se non avessi trovato un maschietto che, per amore delle mie tette, si decidesse al grande passo di fidanzarsi con me e prospettarmi quella meta che per noi tutte, a quel tempo, era quasi un traguardo, il matrimonio; fortunatamente, Giuseppe, ormai più che ventottenne (un’età, a quel tempo, più che avanzata per pensare al matrimonio) si decise ad accostarmi una sera, ad una festa danzante in piazza, e mi incantonò in un angolo buio per sollazzarsi con le mie tette che lo avevano chiaramente incantato: decisi che valeva la pena di lasciasi andare, qualunque cosa dovesse succedere.
Quando infilò le mani nella scollatura, lo abbracciai con passione e lo baciai con tutta la foga accumulata e, quando una sua mano scese sul bordo della gonna e lo sollevò per portare le dita dentro al perizoma, non feci nemmeno una larvata protesta verbale: il ditalino che mi fece in quella postura - mano fra le tette, dita a stringere un capezzolo, dita dell’altra mano a titillarmi il clitoride – mi portò al più grosso e dolce orgasmo che fino a quel momento mi fosse capitato di registrare; mi limitai a sussurrargli.
“Fai attenzione sono completamente vergine; sei il primo uomo che mi tocca così intimamente.”
Sentii fra le cosce la sua mazza irrigidirsi come un mostro vivente e picchiarmi duramente contro la vulva, protetta solo da piccolo perizoma; lo pregai quasi piangendo di fermarsi, aprì la patta, prese in mano il mostro e me lo poggiò fra le cosce, facendolo scivolare oltre la fessura della vulva, sfiorando l’ano; mi abbracciai a lui con passione e lo baciai con tutto l’amore che mi esplodeva dentro; non fu quella sera che mi sverginò, ma non fece passare molto tempo prima di diventare inseparabile da me, di innamorarsi seriamente e di fidanzarci; nel giro di un anno, mi trovai sposata e madre di Nathan un ragazzo meraviglioso che adorai da subito come la cosa più bella che la vita mi avesse dato.
Sono passati ormai tanti anni, non ho migliorato la mia immagine anche se la maturità qualcosa ha aggiunto al mio fisico; arrivata a superare la soglia dei cinquant’anni (oggi ne ho cinquantuno), mi trovo a vivere una vita senza scosse, perfino banale, accanto ad un uomo che non ha mai brillato per niente e che si è andato progressivamente appassendo fino a diventare quasi del tutto insignificante; ma ormai ci siamo abituati l’uno all’altra e riusciamo a gestirci il quotidiano senza scosse: dopo qualche entusiasmo iniziale, anche il sesso fra noi si è affievolito fino a diventare una pratica da sbrigare come d’ufficio, una o due volte al mese, senza entusiasmi e senza passione; quando se ne ricorda e non ha altri problemi per la testa, Giuseppe mi si accosta nel letto, a luci spente, senza neppure guardarmi, mi monta, mi penetra, arriva all’orgasmo e si gira dall’altra parte: non dedica quasi nessuna attenzione neppure al mio seno, ancora carnoso e notevole con la sua sesta abbondante, morbida e voluminosa anche se un poco calante; e neanche si preoccupa del trucco che cerco ancora di preparare molto appariscente e provocatorio.
Paradossalmente, quasi, da alcuni anni, sette o otto ormai, è l’occhio di Nathan a soffermarsi su quello che definisce il mio ‘balcone adatto a vasi di geranio’; nella sua scherzosa definizione ho sempre letto un orgoglio nascosto di figlio che si incanta di fronte al petto che lo ha nutrito da poppante; qualcosa però nell’insistenza con cui ammira i miei decolleté spesso commentando con riferimenti erotici ai limiti della volgarità, mi induce a sospettare che il suo interesse non sia solo filiale ma nasca da qualche discorso piccante che tiene con i compagni di lavoro e che spostano la sua attenzione dall’amore filiale fino a tracimare in un poco velato desiderio di carnalità che, se non fosse per la minaccia di incesto insita alla situazione, mi potrebbe anche gratificare di un interesse concreto, sessuale, al limite della libidine pura.
E non sono poche, le occasioni in cui la sua fantasia erotica trova il modo di sbizzarrirsi: si va dai chiari tentativi di sorprendermi seduta sul water (la porta del bagno quasi mai è chiusa a chiave) a quelli ancora più impacciati di vedermi nuda sotto la doccia: molte volte, entra in bagno per orinare quando sa che sono sotto la doccia e non posso impedirgli di guardarmi concupiscente attraverso la trasparenza della tenda del box né può impedirsi lui di mettere in bella vista il bellissimo fallo che si innalza ad obelisco fra le sue gambe quando mi vede e si ritrova allupato in piena erezione; qualche volta ho la sensazione quasi fisica di ‘sentirlo’ dietro la porta forse a spiare dal buco della serratura, quando mi asciugo dopo la doccia o, in camera mia, quando mi cambio il vestito e, soprattutto, l’intimo; che sia innamorato del mio seno lo deduco facilmente dalle evidenti tracce di sperma che trovo puntualmente sui reggiseni, quando li deposito nella cesta da lavare e, al riprenderli, avverto subito le macchie di unto perché li ha usati per masturbarsi; lo stesso vale per i miei slip.
La cosa non mi turba eccessivamente, perché si tratta di mio figlio; ma non posso negarmi un certo compiacimento quando rifletto che ad apprezzarmi è comunque un giovane di ventitré anni, alle soglie dei ventiquattro, molto ben piantato e, soprattutto, molto ben fornito: il fatto di trovarmelo intorno continuamente col sesso ben ritto mi dà almeno l’illusione che le mie grazie stimolino l’appetito sessuale di un uomo giovane e nel pieno vigore, tanto è vero che ho imparato ormai ad assecondarlo in qualche modo, scegliendo un intimo giovanile, abbastanza provocatorio, fatto di perizoma, tanga e brasiliane oltre che, naturalmente, di reggiseni eleganti e capaci di sostenere quel pizzico che è necessario il mio seno debordante; per la sua parte, osservo sempre più spesso arditi tentativi di farsi trovare in bagno quando ci sono io nuda, di strusciarsi addosso, spesso a sesso scoperto, per ottenere almeno un assaggio della pelle delle mie natiche contro la sua mazza bollente; addirittura mi carezza sensualmente le natiche, i fianchi o il seno anche davanti a suo padre, in cucina o in camera; talvolta registro che subito dopo corre in camera sua o in bagno con l’evidente intenzione di masturbarsi.
A parte il fatto che, considerata l‘assoluta inesistenza di suo padre dal punto di vista del sesso, anche i miei sensi si accendono e non poco quando assisto e tocco le sue manovre per accostar misi, va da sé che nelle frequenti sedute in solitaria che sono diventate la mia prassi quotidiana mi lancio molto spericolatamente a fantasticare su possibili accoppiamenti con mio figlio, soprattutto in ordine alla fisicità del sentirmi dentro la sua mazza notevole, dopo essere rimasta a secco per mesi; il desiderio di possederlo, dopo aver registrano l’ennesima eiaculazione sul mio perizoma o dopo avere sentito lungo la natica lo spessore della sua verga eccitata, si fa così acuto che anche la più ricca delle masturbazione finisce per lasciarmi insoddisfatta.
Continuiamo a galleggiare in questo limbo di desiderio alternato a senso di colpa per remore moralistiche di radice religiosa: l’idea dell’incesto è da sola così peccaminosa da smontare qualunque voglia; ma la coscienza che forse non è nemmeno peccato vedere tracimare l’affetto materno in desiderio fisico e desiderare di soddisfare le sane esigenze di un ragazzo che si attacca alla mamma per sfogare il suo bisogno d’amore, tracimato per l’appunto in desiderio sessuale; fortunatamente, queste battaglie restano solo un problema interno a me e non emergono nel rapporto con gli altri; almeno fino ad una settimana prima del ventiquattresimo compleanno di Nathan, quando mio figlio affronta con me il problema del regalo a cui sto pensando e a quello che invece lui vorrebbe.
A sorpresa, Nathan mi chiede se sto pensando ad un regalo particolare per il suo compleanno; gli dico che non ci ho fatto mente locale ma che vorrei che fosse qualcosa i molto speciale; mi ribatte che anche lui avrebbe un immenso desiderio che io gli facessi un regalo veramente specialissimo; mentre ne parliamo, siamo in bagno, io sono appena uscita dalla doccia e mi sto asciugando il corpo naturalmente insistendo sulle parti più eccitanti, dal seno all’inguine alle natiche alle cosce; lui, in piedi davanti a me con il sesso evidentemente ritto nello slip che non riesce a contenerlo, allunga le mani e mi carezza delicatamente alcuni punti – chiavi, dai capezzoli al monte di venere; ala fine, stringendo tra le dita un capezzolo che si è ingrossato e indurito oltre ogni limite, mi chiede se accetterei, per regalo di compleanno, di fare l’amore con lui; mi ritraggo spaventata e lo rimprovero che mi proponga un incesto così con nonchalance; dico che certe cose non si pensano neppure; mi obietta che lui ci pensa, e da tempo ormai, che io lo so bene perché ho registrato tutti i suoi approcci, che il peccato non si configura se tutto rimane nei limiti di un affetto che scivola nella passione: alla peggio, si accontenta di alcune cose meno impegnative, una masturbazione, una fellatio, una spagnola, una lunga ‘scorribanda’ fra le mie tette meravigliose.
Mentre lo dice, ha tirato fuori l’uccello ed ha cominciato a menarselo con evidente gusto e il mio sguardo è rimasto calamitato da quella mazza enorme (suo padre ne avrà giusto la metà) che promette stimolazioni paradisiache alla mia vagina e, perché no, al mio retto che ha preso dentro il sesso di Giuseppe ma di fronte a quel bastone risulterebbe totalmente vergine; mi accorgo ci bagnarmi e di sentirmi scorrere tra le cosce gli umori della vagina ormai eccitatissima; istintivamente, la mno corre sull’asta di lui e, in barba ad ogni moralistica riflessione, prendo a masturbarlo lentamente, delicatamente; non diciamo una sillaba e lui si abbandona voluttuosamente al piacere che la mia mano procura al suo sesso; io sento il calore che sprigiona da quell’oggetto meraviglioso, di carne viva, che sento pulsare nella mano e che guido con sapienti manovre alla massima erezione: ora voglio vedere il suo sperma sprizzare fuori dal meato urinario ed invadermi la mano e il corpo; probabilmente, se sarà abbastanza abbondante, mi abbasserò a prenderlo in bocca per impadronirmi anche del sapore della sua mascolinità.
Nathan ha il buonsenso di avvertirmi al momento giusto, sussurrando soltanto ‘vengo’ prima di abbandonarsi alla goduria di lasciare andare il getto di sperma: in una frazione di secondo mi sono abbassata, ho appoggiato la sua mazza davanti ala mia bocca spalancata ed ho fatto in modo che il primo spruzzo centrasse la lingua in attesa, ho chiuso le labbra intorno alla cappella ed ho lasciato che gli spruzzi successivi (ne ho contati otto) si scatenassero sul mio palato; ho stretto le labbra anche mentre la cappella usciva dalla mia bocca, accompagnata dalla lingua che non voleva perdere niente, ed ho ingoiato tutto: è stata la sensazione più dolce della mia vita, sentire il sapore agrodolce del suo seme scorrermi nello stomaco; gli ho accarezzato il viso, non sapendo se avrebbe accettato di lasciarsi baciare con la bocca che sapeva di sperma; lo ha fatto lui, baciandomi per la prima volta da maschio, impossessandosi di me e dimostrandomi che il suo amore non era solo affetto filiale ma passione smodata di maschio; mi sono sentita al settimo cielo ed ho deciso che gli avrei fatto il regalo che mi chiedeva e che glielo avrei fatto intero offrendogli il davanti, il dietro, il sopra il sotto, insomma tutto quello che un amore appassionato è in grado di offrire ad un amante meraviglioso; gli ho detto però che il ‘nostro’ regalo avrebbe dovuto ‘scartarlo’ la vigilia perché il giorno del compleanno sarebbero venuti anche mia sorella con mio cognato e mio nipote e non avremmo avuto occasione per amarci come volevamo.
Il giorno fissato per il ‘nostro’ regalo, Nathan chiese al titolare del bar dove lavorava il pomeriggio libero; dopo pranzo, attese che sua padre andasse appunto nel bar dove lui lavorava, per la solita eterna partita con gli amici e, appena la porta si fu chiusa, si fiondò nella mia camera, dove avevo detto che andavo a riposarmi; naturalmente lo attendevo fibrillando d’amore, aspettando di riprendere lì dove eravamo arrivati nel nostro primo approccio: nell’attesa, la mia vulva aveva già cominciato a secernere umori che mi scorrevano come miele tra le cosce e andavano a formare una piccola macchia sulla vestaglia che indossavo, legata solo da una cintura di stoffa; sotto, non avevo indossato intimo; quando lui entrò, sciolsi la cintura, aprii i lembi e gli apparvi completamente nuda, allargai le braccia e mi preparai ad accoglierlo sopra e dentro di me; in un lampo, si spogliò anche lui e venne sopra di me, abbrancandomi immediatamente le tette, il suo sogno, il suo ‘regalo’, in fondo.
Per un tempo molto lungo mi ‘impastò’ le mammelle e ne assaporò goduriosamente la dolcezza, la morbidezza, l’amore che ne derivava; si attaccò ai capezzoli e me li succhiò a lungo, scatenandomi nel ventre uno tsunami di piacere che ricordavo di aver provato solo qualche volta quando lo allattavo al seno e le sue poppate, lunghe, saporose, interminabili, mi facevano avere orgasmi meravigliosi, assai più di quanto mi potesse procurare mio marito con le sue copule veloci e, probabilmente, assai più di qualunque amante, se avessi avuto la voglia e l’occasione di provarne uno; Nathan viveva il mio seno come qualcosa di suo,un territorio privato sul quale esercitare tutto il suo bisogno di amore, di affetto materno, di libidine; mentre mi succhiava il seno, io presi la sua mazza che si era indurita sul mio ventre e la diressi alla vulva, fino al’imbocco della vagina; avevo ancora qualche perplessità all’idea dell’incesto che stavamo consumando; ma la libidine che mi procurava era troppo forte per far prevalere sensi di colpa; e la mazza che si accostò alla vagina era troppo bella, saporita, appetitosa, magnetica quasi, per rinunciarvi; gli girai le cosce intorno ai lombi e spinsi lentamente, dal basso verso l’alto, con tute le mie energie; sentii il randello di carne violare le pareti quasi intatte della mia vagina e avvertii ogni millimetro del sesso che mi penetrava fino a che la punta urtò dolorosamente la cervice del’utero e dovetti fermarlo, perché era davvero troppo quel manganello, per le mie abitudini.
Quando capì di essere dentro di me, Nathan si fermò un attimo, quasi a gustarsi il piacere di sentirsi riassorbito in me là da dove era venuto; poi cominciò a cavalcarmi con evidente goduria e mi provocò una serie infinita di emozioni, di gioie, di orgasmi; non so dire quante volte godetti, ma certamente non c’era mai stata, a mia memoria, una copula così intensa in tutta la mia vita; l’esplosione finale, contemporanea, ci colse quasi di sorpresa e mi trovai solo dopo a riflettere che, alla mia età, non ero del tutto sicura di aver raggiunto la calma dei sensi, perché la menopausa è iniziata ma non potrei giurare di non essere più fertile; ma in quel momento, anche la vaga idea di avere un figlio da mio figlio non mi spaventa più e mi abbandono al piacere del suo corpo meraviglioso che si rilassa sopra di me facendomi sentire tutta la potenza del suo fisico; me lo gusto con libidine infinita e lo accarezzo tutto, specialmente sulle natiche sode e dolci, sui limbi ben disegnato e sule spalle forti; la verga barzotta sta riprendendo vigore dentro di me e la sento che si gonfi a riempire di nuovo il canale vaginale.
Lo scuoto un attimo dal torpore in cu sta cadendo e gli chiedo cosa pensa di fare; mi dice che non si stancherebbe di possedermi in vagina anche in eterno; sorrido felice e gli propongo invece qualcosa di nuovo, che già suo padre si è preso ma che, considerate le diverse dimensioni, con lui risulterebbe assolutamente nuovo, quasi da vergine; di fronte alla sua perplessità,sono costretta a sussurrargli ‘il lato B’; fa quasi un salto di gioia; gli spiego però che l’ho fatto solo con Giuseppe che non ha l sua dotazione e, considerata la sperequazione tra il diametro della sua dotazione e quello del mio forellino, rischio di finir male se non prendiamo le giuste precauzione e non facciamo tutto con garbo, intelligenza e, soprattutto amore; mi assicura che sarà solo gioia e goduria; gli insegno allora a preparare l’ano leccandolo con passione dappertutto e infilandoci delle dita, prima una poi progressivamente altre, finché la dilatazione sarà adeguata alla mazza da infilare; gli chiedo di prendere il lubrificante in bagno per favorire lo sfondamento e alla fine gli chiedo che mi dia un momento di amore no di violenta penetrazione.
Lo fa con una dolcezza, con un’eleganza, con una meticolosità che credo avrebbe innamorato qualunque donna,anche se non fosse stata innamorata come lo ero io; mi dispone carponi sul letto, si colloca dietro di me e mi lecca l’ano molto a lungo, provocandomi frequenti piccoli orgasmi quando la lingua scivola verso la vulva titilla il clitoride e si sposta anche verso la vgina che stimola all’esterno; infila le dita come avevo suggerito e in breve indice medio ed anulare insieme ruotano nel cnale rettale senza provocare fastidi; aggiunge il lubrificante e sento che penetra addirittura co quattro dita della mano; a quel punto, s colloca alle mie spalle, mi abbraccia e mi sussurra come un mantra un ‘ti amo’ infinito che mi fa perdere il senso del luogo, dell’ora, della vicenda finché il colpo con cui lo sfintere viene superato, forse con una piccola lacerazione, mi risveglia dall’incanto e mi porta nel sogno di mio figlio che mi sta penetrando nel retto con tutta la potenza della sua mazza enorme.
Superato il trauma della violenza anale, si scatena la lussuria di tutti e due: mi possiede nel retto finché spara dentro una lava di sperma che accolgo con immenso, infinito amore; quasi subito dopo, immediatamente ringalluzzito, Nathan reagisce ala mia osservazione che mi ha posseduto guardando la mia schiena e non il mio viso estatico mentre lo prendevo nel mio corpo; mi fa girare e torna a penetrarmi nel retto, stavolta guardandomi in viso; poiché ha eiaculato da poco, mi martella a lungo tra vagina e retto, prima di scaricare di nuovo una lava di sperma nel mio intestino; guidato da me, copula nella mia bocca e si fa praticare una fellatio da manuale, che prolungo all’infinito per farlo godere di più; gli insegno a fare l’amore tra le mie tette e, quando esplode per la quinta volta nel pomeriggio, mi faccio spruzzare sul viso perché veda anche lui il suo seme su di me; poi raccolgo lo sperma con le dita e lo porto ala bocca; dopo circa sette ore di amplessi interminabili, sono costretta a cacciarlo dalla camera perché sta per rientrare suo padre e non vorrei che apprendesse la cosa così di colpo; il ‘grazie per il regalo meraviglioso’ è l’unico commento possibile, mentre ci scambiamo un ultimo bacio di grande amore, come ormai sono i nostri baci.
La mattina seguente, puntuali come sono soliti, arrivano mia sorella Ada, di cinque anni più giovane di me, con suo marito Oreste, mio coetaneo, ed il figlio Luca, un ragazzone di circa venti anni dall’aria molto impacciata, che non stacca un attimo gli occhi dal mio seno e sembra sbavare solo a guardarlo; nonostante la differenza di età, che in quella fase pesa molto, è assai amico di mio figlio, oltre ad essergli cugino; e non so valutare se, tra i segreti che sembrano confidarsi in amicizia, ci sono anche dei riferimenti al ‘regalo’ che mio figlio ha ricevuto da me: sta di fato che l’attenzione di Luca alle mie grazie diventa, se possibile, ancora più ossessiva e, in particolare, che si ferma a spiare con attenzione esasperata i movimento di mio figlio che, impudentemente, non esita, davanti a tutti, a celebrare le forme della sua ‘dolcissima mamma’ accompagnando i commenti con carezze che io sento molto lascive a tutto il mio corpo, particolarmente i fianchi e, quando può, il seno o il ventre.
Per mia fortuna, dovrei dire, dopo pranzo, mio marito non rinuncia alla partita al bar e Nathan è obbligato ad andare al lavoro; mia sorella e suo marito chiedono di riposare nella stanza per gli ospiti ed io rimango in cucina con Luca che comincia in qualche modo a tampinarmi, parlando diffusamente ed abbastanza liberamente delle sue difficoltà a rapportarsi con le ragazze e la sua abissale ignoranza i fatto di sesso; mi confida che non h mai visto una donna nuda, nemmeno una prostituta perché a casa non gli danno soldi per quelle frequentazioni e i compagni lo escludono quando vanno a fare certe cose: gli chiedo se non ha visto mai nemmeno sua madre nuda e mi risponde che a casa loro tutte le porte sono chiuse ermeticamente.
Non ho parole per esprimergli la mia solidarietà a mi limito a stringermelo sul petto: il contato con le mie tette sembra svegliarlo da un letargo e si fionda su un capezzolo che maliziosamente ho fatto sfuggire dalla vestaglia sperando che me lo succhiasse; si precipita a prenderlo in bocca e la sua suzione mi provoca immediata alluvione vagina che manda flussi di miele tra le cosce; sono costretto a bloccarlo perché, se fossimo sorpresi in atteggiamento peccaminoso, sarebbero guai; lo spingo via, con sommo dolore disegnato sul volto, e mi ricompongo; per rompere l’atmosfera, gli chiedo come vanno le cose tra i suoi; mi dice che sono alla frutta, sull’orlo di una separazione se non del divorzio; stanno discutendo, pare, per una lunga pausa di riflessione che, come tutti sanno, è il preludio della rottura.
Fortunatamente esce dalla camera Ada, con un’aria triste, se non accigliata e mette fine ad un discorso che si faceva spinoso; mentre prepariamo il caffè e lo beviamo sedute in cucina, le chiedo come va con Oreste; mi guarda con aria triste e confessa che ci sono forti screzi, che vorrebbero tentare di sanarli ma che avrebbero bisogno di prendersi almeno una vacanza, loro due soli, senza il figlio addosso, e che avrebbero in animo di andarsene in crociera per un mesetto, ma non hanno il coraggio di proporre a Luca di andarsene in un convitto per dargli spazio e tempo; la proposta mi nasce ingenuamente, senza rendermi conto del valore che potrebbe assumere.
“Perché non lo lasci da me? Spazio ne ho, in abbondanza; con Nathan ha un buon rapporto; starebbe con noi e voi potreste serenamente andare a rompervi le corna in qualche parte del mondo, per decidere se dovete tentare di ricucire e stare ancora insieme o rompere definitivamente.”
Quasi mi salta al collo per la gioia.
“Marta, sarebbe la soluzione ideale. Ma sei sicura che non ti peserà un ragazzo di venti anni, con tutti i problemi che ha Luca, per un mese nella tua casa a rompere solo le scatole? E Giuseppe sarebbe d’accordo? E Nathan non sentirebbe il suo spazio invaso da un estraneo, anche se è suo cugino?”
“Se avessi pensato che mi pesava, non te l’avrei proposto; Giuseppe è talmente estraneo a questa casa che potrei portarmi un esercito di amanti, neppure se ne accorgerebbe: a parte che, ovviamente, di amanti neanche uno ne troverei! Con Nathan ho un rapporto così bello e intenso che farebbe qualunque cosa gli chiedessi: figurati se trova problemi ad accogliere in casa un mio nipote che amo come un figlio. Stupida, se puoi organizzarti, decidi e toglietevi dalle scatole: a Luca ci pensa zia marta e lo farà felice, credimi!”
Ada si precipita a dare la notizia ad Oreste e sento che a lungo parlottano, ma stavolta con scoppi di risa, con allegria e con ampie prospettive di buona soluzione; quando Ada dà la notizia anche a Luca, il ragazzo quasi non crede alle sue orecchie; viene di corsa da me e mi chiede se davvero sono disposta ad ospitarlo da noi per il mese che i suoi se ne vanno a curare i loro mali in crociera; lo rassicuro che è tutto vero e, anticipando la richiesta che per timidezza no formula, lo rassicura che anche sei suoi problemi parleremo con calma e forse troveremo soluzioni meravigliose; mi abbraccia con amore, stavolta, e mi fa sentire contro il ventre lo spessore della sua dotazione, che non deve essere di poco conto; spezzando altre remore, lo bacio sulla bocca, gli infilo la lingua in bocca e gliela faccio arrivare in gola; finge una vera copula con me, da sopra ai vestiti, ed ho la sensazione che con pochi colpi raggiunga l’orgasmo.
Verso la fine del mese, Ada mi telefona per avvertirmi che di lì a pochi giorni lei ed Oreste si imbarcheranno per la crociera e che, intanto, Luca raggiungerà casa nostra con mezzi pubblici (treno e autobus); contano di rientrare alla fine del mese prossimo e, auspicabilmente, verranno insieme a recuperare Luca per ricostituire l’unità familiare; le faccio gli auguri più sentito, le raccomando di vivere la vacanza come tale, cercando di smussare, non di acuire, di capire, non di ostinarsi,insomma di costruire non di demolire; mi ringrazia e ci salutiamo; il giorno seguente mi chiama Luca, dalla stazione ferroviaria, per avvertirmi che l’autobus sarà in paese intorno alle undici; gli dico che sarò in casa, da sola presumibilmente perché Giuseppe e Nathan sono al lavoro e gli chiedo se serve che lo vada ad incontrare alla fermata; mi dice che è in grado di arrivare da solo a casa; lo aspetto e comincio a fibrillare perché non riesco a prevedere come si possa sviluppare una vicenda nata in maniera così strana ed ambigua.
Quando entra in casa Luca, mi lancio ad accoglierlo a braccia aperte; il ragazzo, che forse non ha mai dimenticato l’ultimo bacio che c’è stato tra noi, mi bacia immediatamente sulla bocca e, dimostrando di avere immediatamente appreso la nezione, spinge la lingua fino al velopendulo, percorre tutta la cavità orale e mi fa letteralmente sbavare dalla passione; intanto, il suo inguine si è accostato al mio fino a farmi sentire il manganello sotto la vulva, ha infilato la mano e aperto la zip: dopo un attimo, il suo membro è nudo contro le mie cosce nude, sotto la vestaglia che si è subito aperta: sentire quella carne giovane e pulsante contro le cosce, rasente la vulva, mi provoca brividi di piacere che si trasformano un fluidi che scorrono dalla vagina alle cosce in un attimo bagnate.
“Ragazzo, tu hai solo vent’anni; io ne ho più di cinquanta: non chiedermi prestazioni al di là dei miei limiti; mi piace godere e mi piace infinitamente farlo con te; ma cerchiamo di tenere conto di tutte le realtà!”
Sorride ironico e guida la mazza verso la vulva che ha scoperto nuda, visto che mi sono preparata e, sotto la vestaglia, non indossato intimo; gli chiedo se vuole possedermi lì in piedi, in una posizione estremamente scomoda, o se preferisce far l’amore più umanamente, su un letto, con tutti i crismi del piacere, della passione e, perché no, dell’amore; mi risponde che vuole amarmi, al di sopra di ogni cosa, contro tutto il mondo, perché è perdutamente innamorato di me; sono lusingata, naturalmente, ma la butto sullo scherzo e gli consiglio di riservare certe bugie alle ragazze che ne hanno bisogno per lasciarsi conquistare; cerco di dirigerlo verso la camera, ma deve andare prima in bagno; lo lascio fare le sue cose, mi stendo sul letto e mi masturbo delicatamente, pregustandomi le gioia di un amplesso con un giovane forte e vogliosissimo.
Entra in camera completamene nudo e sale in ginocchio sul letto, si piega su di me e raggiunge la vulva con la bocca: per essere un ragazzo fino ad un mese prima assolutamente all’oscuro di tutto, ha imparato molto presto o possiede una dote naturale: mi lecca le grandi labbra, prima, le piccole poi, con una sapienza e con una delicatezza che mi sconvolgono; passa poi a succhiare il clitoride ed anche in questo si rivela un maestro; quando la sua lingua lambisce la vagina e penetra nel canale, il mio orgasmo è già violento, aggressivo, perché nessuno mai mi aveva fatto godere leccando la vagina.
Dopo avere preparato a lungo la vulva, Luca mi sale addosso e mi pianta la sua mazza fra le cosce, con la punta ala vagina; si limita a spingere a piccoli colpi d io sento ventidue centimetri di carne pulsante entrare nel canale vaginale e strapparmi piacere in successione continua; sbrodolo come una pentola in eccessiva ebollizione e i miei umori si vanno a scaricare sul letto creando una pozza di piacere; lo accarezzo freneticamente sulla schiena, sui glutei duri e compatti, avanzo tra le natiche e vado a cercare l’ano; lo trovo e, di colpo, gli infilo dentro il medio incontrando una certa resistenza; quasi per contraccolpo, mi spinge violentemente la mazza nell’utero provocandomi una fitta quando la cappella batte sulla cervice; poi comincia la cavalcata, lenta, lunga, metodica, che mira a strappare orgasmi continui e a lui brividi di piacere infiniti; mi avverte che sta per godere, gli chiedo solo un momento ed esplodiamo insieme in un orgasmo che poi ricorderemo sempre, per tutto il tempo che durerà la nostra relazione (che sarà molto lunga, finché il mio fisico reggerà e lo convincerà).
“Cosa facciamo adesso?”
“Adesso mi dai tutto l’amore del mondo, sopra, sotto, davanti e dietro; ti prenderò comunque e dovunque si possa o anche non si possa penetrare; mi insegnerai tutti i segreti dell’a more ed io li applicherò con te, solo con te finché incontrerò una da sposare; ma poi la tradirò metodicamente con te perché puoi anche sentirti brutta quanto vuoi: tu per me sei la cosa più meravigliosa del mondo; parleremo con Nathan e ci metteremo d’accordo per la spartizione: ci amerai tutti e due, perché ne sei capace e ne hai i titoli; qualche volta ci amerai anche contemporaneamente e sperimenterai le doppie penetrazioni, tutte, dappertutto. Non so se ci sia ancora qualcosa che puoi desiderare.”
“Si, andare a preparare il pranzo per noi e per i lavoratori che stanno per arrivare; io e te avremo tantissimo tempo, quando gli altri saranno al lavoro: non dico che voglio consumarti; ma averti moltissime volte, quello si; mi piaci, godo molto con te, ti voglio bene come zia ma, soprattutto, ti amo come donna pazza d’amore e voglio che tu mi dia continuamente tanto amore, Luca mio … mio capisci?”

Racconto elaborato in collaborazione con InchiostroEMente.
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Categorie: Incesti