Sono solo un paio d’anni che io e Assunta viviamo insieme; ma è già un paio di mesi che ho la sensazione che non mi sia fedele: telefonate ambigue, messaggini letti in bagno, ma cercando di evitare qualunque mia ingerenza, appuntamenti improvvisi ed altrettanto istantanee disdette, ritardi ingiustificati; tutto il repertorio è quello classico di una storia clandestina, della quale è difficile distinguere i contorni; gliene parlo a letto, mentre ci apprestiamo ad una serata di sesso infuocato, di cui è facilmente capace quando è particolarmente ispirata; e questa sera sembra veramente avere tutte le carte in regola per un amplesso memorabile.
Comincia con le carezze lussuriose che sono il suo cavallo di battaglia quando vuole conquistarmi e trasportarmi dove lei ha deciso: in quel caso, tutto è valido: mi fa scivolare i capelli lunghi e morbidi come seta su tutto il corpo sollecitandomi, titillandomi ed eccitandomi fino allo spasimo tutti i gangli nervosi fino a farmi tremare di libidine: quando si rende conto che rischia di farmi eiaculare, si blocca di colpo, ‘raffredda’ la copula e ricomincia da capo, stavolta con le labbra che percorrono il corpo dalla cima dei capelli alla punta dei piedi, sconvolgendomi il ventre e l’inguine con eccitazioni continue che derivano dalla lingua in bocca, ad esplorare, a strappare libidine o dai capezzoli succhiati come se desiderasse aspirarne alimento e vita; dal pene succhiato come una caramella e fatto scivolare in gola come fosse una vagina aggiunta; quando decide, finalmente, di impalarsi sull’asta, fino alla testa dell’utero, fin quasi a farsi male, finché tutta la mazza è nel suo corpo, la cavalcata diventa epica e si scatena tutta la sua voglia di sesso e di amore; capisco chiaramente, in quel momento, che mi ama davvero, anche se è così scorbutica, e sento nella quasi verginalità delle sue fibre che sono solo fisime i miei dubbi sul suo tradimento; eppure, dopo un attimo tornano intatti ad aggredirmi.
Cerco di porre di nuovo la questione, col massimo garbo possibile, seduti in cucina, una sera che è tornata assai tardi dopo la chiusura degli uffici e non cerca neppure di dare motivazioni valide; naturalmente, si rifiuta anche di chiarire e non serve a molto farle presente che tutto quello che si dice nella mia casa è regolarmente registrato in audio e in video perché avevo dovuto premunirmi da visite improvvise indesiderate, dopo che molti appartamenti erano stati saccheggiati dai ladri.
Assunta semplicemente se ne sbatte e mi manda al diavolo dichiarando che non ha niente di cui rendere conto, che la vita è sua e che io non devo permettermi di mettere il becco in quello che fa; le obietto che l’impegno iniziale era che le cose si facessero in chiarezza, armonia e lealtà; mi dice che le mie regole le fanno schifo, che anzi è contro quelle che combatte e che quello che è suo deve rimanere sempre e solo suo; che, si, da un paio di mesi si occupa di una persona ma che non è cosa che mi riguardi, che mi faccia le amanti che voglio e non la stia a rompere.
La mattina seguente, una squadra di specialisti cambia in quattro e quattr’otto le serrature dell’appartamento e raccoglie in due valigie il poco di Assunta che c’è in casa; quando lei torna a sera e cerca di usare le sue chiavi, la porta naturalmente non si apre; chiama al telefono di casa, ma le chiudo in faccia la comunicazione; telefona al mio cellulare e respingo la chiamata; si attacca al citofono e mi tormenta col suono del campanello; avverto la vigilanza dell’edifico e dopo poco arrivano gli agenti; uno mi chiede se è vero che la signora abita con me e rispondo che non ha nessun diritto in quella casa; dopo un’altra mezz’ora, squilla il cellulare e sul display mi compare il nome di Ludovico, il mio amico avvocato; appena mi accenna che vuole parlarmi di Assunta, lo prego di rivolgersi al mio studio legale; mi obietta che è una questione da amici, non legale; ovviamente, gli dico che non ho niente da dire né da rispondere per quanto attiene la fedifraga; mi passa Elena, sua moglie, mia antica e carissima amica, che mi implora quasi piangendo di ricevere loro due e Assunta per spiegare; non posso insistere sulla mia posizione e li invito a venire.
Ludovico non ha, naturalmente, argomentazioni valide: io e Assunta non abbiamo nessun rapporto formale; è venuta a vivere da me perché lo ha voluto lei, accettando certe condizioni; sta con me da meno di due anni e non ha mai fatto niente per la convivenza; ha accettato un incarico di lavoro fittizio per cui risulta archivista a seicento euro al mese, ma in realtà sono io che pago le sue competenze per non lasciarla a non fare niente; invece, è proprio dal falso posto di lavoro che ha fatto nascere la sua smania di rivoluzionare il suo mondo, ribellandosi a quello che ritiene il mio strapotere sulla sua vita; ha scelto di colpire nell’unico punto debole, l’amore, e sembra che abbia avviato una storia adulterina con uno che non vuole rivelare; è convinta di esercitare solo un suo diritto di libertà e vuole che le dia la possibilità di organizzarsi per andare via, perché il suo ipotetico amante non può né ospitarla né alloggiarla, il suo stipendio è limitato e deve trovare una soluzione equa.
Guardo l’avvocato come un marziano; lui conviene che non esiste nessuna legge che consenta alla mia ex convivente di avanzare certe pretese; Marina, sua moglie, cerca di mettere la cosa sul piano sentimentale e mi chiede di perdonare alla mia compagna e di riappacificarmi; le spiego che non sto cercando vendetta, che voglio dimenticare tutto, che non ho niente da perdonare.
“Quindi Assunta può tornare con te?”
“Le hai chiesto se il suo nuovo amore è già finito?”
Lei guarda verso Assunta che nega recisamente.
“Con te è finita, con lui è solo cominciata!”
Elena la guarda strabiliata.
“Assunta, ma che diavolo stai dicendo? Perché ti dovrebbe prendere in casa sua se sei innamorata dell’altro?”
“Perché lui ha i soldi che gli escono dalle orecchie e può fare quello che vuole, io ho bisogno dei suoi soldi e lui deve mantenermi finché sarò in condizione di cavarmela da sola.”
“Quello che dici non sta né in cielo né in terra né in nessun luogo: perché dovrebbe mantenere proprio te?”
“Perché una volta diceva di amarmi … “
“Anche tu dicevi di amarlo, ora tu non lo ami più, ami un altro e te ne vai da lui. Perché lui dovrebbe mantenerti?”
“Non so se c’è un perché: so che sono cresciuta così e non può abbandonarmi di colpo. Se non volete aiutarmi, ditelo e vado altrove.”
“Mi pare chiaro che hai un amante. Perché non ti rivolgi a lui?”
“Lui non ha i soldi di Enzo, non può ospitarmi e non può garantirmi un alloggio; solo Enzo mi può aiutare e deve farlo per l’amore che c’è stato.”
“Insomma, ragazza, tu non puoi pretendere da un tuo ex che ti mantenga a vita; vattene dai tuoi genitori, vai alla Caritas, cerca una casa ricovero per ragazze in difficoltà … “
“Mi potete accompagnare a casa dei miei?”
“Enzo vuoi farlo tu o me ne occupo io?”
“Andiamo insieme e cercate di tenerla a freno:
Prendo l’auto, li carico a bordo e mi avvio; non c’è molta strada, tra casa mia e quella dei suoi genitori, ma nella mezz’ora di tragitto Assunta riesce a ribadire centinaia di volte che, avendole dichiarato il mio amore, ho il dovere morale di tenerla in casa finché si sistemi; qualunque argomentazione è inutile, di fronte alla sua testarda affermazione di principio; non può neanche appellarsi alla privazione di verginità perché quando la conobbi era già stata deflorata ed aveva già fatto sesso; l’ipotesi che creda di aver trovato l’albero giusto da sfruttare per cogliere i frutti del suo libertinaggio diventa sempre più nitida e credibile; Ludovico se ne convince e si presenta al padre di lei, anche lui avvocato, con la tesi che la figlia voglia sfruttare la coincidenza di una piccola storia d’amore con me a favore di un suo amante.
Il padre naturalmente è sconvolto dalle dichiarazioni della figlia, decisamente fuori da ogni linea di buonsenso; ma non può fare niente per farla ragionare, visto che per tutta la sua vita l’ha abituata ad avere qualunque cosa chiedesse, anche la più assurda, in forza della ricchezza dei genitori, della loro convinta sinecura nei confronti della figlia e dell’abitudine a risolvere, pagando, qualunque problema.
Finalmente liberato dall’oppressione di Assunta, riprendo a mano a mano possesso delle mie facoltà e della mia libertà individuale che stupidamente avevo sacrificato con una frettolosa promessa ad una ragazzina viziata; per un bel po’, non mi riesce di stabilire nessun rapporto autentico, soprattutto perché tutte le giovanissime, che sono quelle che mi attirano di più, sembrano animate dalla stessa tendenza, a fissare come principi assoluti quelle che sono fisime personali e spesso convinzioni al di là di qualunque logica: in pratica, finisco per accorgermi che Assunta non è poi tanto ‘fuori linea’ rispetto al pensiero dominante tra le giovanissime, tranne forse per qualche esasperata affermazione che, a mio avviso, è anche tutta da verificare.
La conclusione unica a cui posso arrivare è che non riesco a liberarmi dal ricordo di quella ragazza che mi ha, effettivamente, esasperato con una presa di posizione incomprensibile fino a risultare assurda, ma che in fondo per due anni è stata una compagna meravigliosa, sulla cui fedeltà avevo avanzato dei dubbi, ma mai ero riuscito a trovare a supporto nessuna concreta prova di tradimento; quasi non mi meraviglio di trovarmela di fronte, ad una festa a cui partecipo molto malvolentieri perché non stimo molto gli anfitrioni, una coppia di fatto costituita da due decisamente gay e nemici delle femmine, che si circondano solo di altrettanti omosessuali, secondo una convinzione diffusa impotenti e nemici delle donne.
Incontrarla in quell’ambiente è per lo meno sconvolgente; guardo incuriosito Ludovico, che mi ci ha trascinato, e lui, capite le mie perplessità, mi spiega che si tratta di un gioco perverso di recite squallide: il padrone di casa ha bisogno di ‘darsi una patina’ di normalità ed ha ingaggiato come segretaria di fiducia Assunta, che agli altri lascia intendere che sia anche la sua amante, ma che si è proposta invece come lesbica convinta ed irriducibile; apparentemente, è lui che da ordini perentori alla ragazza, imponendole addirittura di accoppiarsi coi suoi amici, in realtà notoriamente impotenti e omosessuali solo passivi oltre che nemici giurati delle donne, ai quali basta che sia assicurata una sorta di ‘paravento’ sociale che eviti discriminazioni nel lavoro: alla fine, Assunta riesce a far ruotare sulla sua volontà e sulla sua furbizia l’imbecillità degli altri.
“Credevi davvero di poter comportarti così anche con me, impormi il tuo amante e impossessarti della mia stessa volontà per fare a modo tuo?”
E’ la domanda che le pongo appena siamo da soli, io lei e Ludovico; sorride beffarda.
“Mai avuto un amante; tu sei stato l’unico mio uomo, povero imbecille; e nemmeno lo hai capito quanto ti amavo.”
“Avvocato, c’eri quando questa signorina difendeva il suo nuovo amore?”
“Si, c’ero ed ho sentito con quanto fervore parlava del suo protetto, di quell’amico che non poteva ospitarla; quello che non ci disse, era che quel suo amore era inchiodato in un letto di malato terminale: aveva l’Aids, pochi mesi di vita davanti e solo un’amica che si prendeva cura di lui, per generosità e niente altro; questa testarda voleva solo che tu l’accettassi ‘a prescindere’ senza chiedere spiegazioni, senza fare indagini, senza analizzare, senza approfondire; non ce la fece, ti lasciò ed è stata costretta a ripiegare su questa squallida soluzione, ma solo perché non vuole allontanarsi da te e spera che prima o poi tu capisca il suo reale bisogno d’amore e l’accetti come è, senza se e senza ma … “
Se nel buio di una sera mi avessero tirato sulla nuca una mazzata secca, mi sarei sentito meno intontito: l’amante, in pratica, non era mai esistito, lei si era solo dedicata ad assistere un amico malato terminale: sarebbe stato semplice dirmelo e chiedermi eventualmente l’aiuto per sostenere l’amico; ma la sua ‘tigna’ era indurmi ad amarla senza riserve, senza condizioni, fidandomi di lei e dell’amore che non solo mi dichiarava a parole, ma mi concedeva largamente quando eravamo a letto; alla fine, feci la domanda che più mi pungeva, anzi forse mi faceva prudere le presunte corna, se ci fosse stato un amante con cui mi avesse tradito sul serio.
Assunta mi dice serenamente che davvero era stata violentata una sera, al mare, mentre era ubriaca ed impazzava con le amiche sulla spiaggia; a usarle violenza era stato un balordo che non si era riusciti mai più ad identificare e di cui lei si dimenticò rapidamente, perché desiderava solo cancellare quell’episodio terribile per un’adolescente; non ebbe più nessun rapporto con un maschio per alcuni anni, finché non apparvi io al suo orizzonte, si innamorò di me e decise di provare a cominciare come era giusto che fosse, con amore, con serenità, in armonia; quando mi resi conto che non era vergine, fedele alle sue abitudini, non cercò di spiegare ma mi chiese di prendere atto di una realtà; io lo feci volentieri perché mi ero profondamente innamorato di quella ragazzina vivace ma brillante, eccitante, capace di enormi entusiasmi; poi era successo l’incidente o, forse, l’equivoco.
Ludovico le chiede se considera definitiva la soluzione di fare da segretaria ai due personaggi, ma lei candidamente dichiara che sta spettando che io mi decida a prenderla con me, anche come collaboratrice domestica, perché il suo amore è rimasto immutato e vuole solo vivere con me la sua vita; sa esattamente che lo stipendio che le pagavano per fare finta di lavorare erano soldi miei che avrebbe potuto comunque spendere liberamente, ma le piaceva che avessi trovato la soluzione per non farla passare da parassita; quindi non è affatto un problema dipendere da me anche apertamente, ma non arretra di un millimetro dalla determinazione ad essere amata per quello che è, senza sospetti e senza interpretazioni, come donna libera e matura; se voglio, possiamo ricominciare da capo, dimenticare il passato ed essere una coppia armoniosa e serena, senza ombre, senza nuvole, senza dubbi, senza sospetti, senza mulini a vento da combattere ma anche con una umanità più profonda e sentita.
Ludovico, provocatoriamente, mi suggerisce di saggiarla, quella donna che io considero libertina e che chi la conosce sa che è fedelissima al suo unico amore: potrei capire non solo quanto e come è innamorata di me perdutamente, ma anche che il suo corpo non ha subito assalti, oltraggi o violenze, che, da quando se n’è andata da casa mia, non ha praticamente fatto sesso, ad onta di quello che si racconta in giro; sono molto perplesso, ma il ricordo delle serate a letto con Assunta è troppo bello e vivo, in me, per consentirmi stupidi ripensamenti; decido di provarci e letteralmente la rapisco per portarmela a casa mia, anzi ‘nostra’ in quel momento.
Effettivamente, in camera da letto ritrovo tutto quanto il mio amore per Assunta e riscopro la passione infinita che lei prova per me: ritrovo il suo abbraccio, innanzitutto, quel suo modo di stringersi contro di me quasi a volersi compenetrare, facendomi sentire il seno pieno, sodo, coi capezzoli puntuti, piantato contro il torace che sembra volere accogliere quella massa di benessere, di calore, di libidine, di goduria e volersene riempire a sazietà; ritrovo la spinta pelvica che congiunge gli inguini fino a farli diventare una cosa sola; il suo sembra cercare ad ogni costo l’asta dura, inseguirla e guidarla fino a collocarla fra le cosce, contro la vulva, per consentirsi uno strofinio che è masturbazione diretta, attraverso gli abiti da portarla quasi all’orgasmo.
La bocca che si apre a ventosa sulle mie labbra e le aspira dentro mi eccita come niente altro al mondo e godo a sentire la sua lingua che va a cercare la mia, amo sentirla combattere la sua e produrre saliva in quantità industriali perché si eccitano, insieme, e trasmettono il godimento direttamente agli inguini che inseguono l’orgasmo; la sto spogliando amorevolmente e, quando le slaccio il reggiseno e le tette mi esplodono davanti in tutto il loro immenso splendore, mi lancio come affamato suoi capezzoli e letteralmente li divoro succhiandoli come un poppante in crisi di fame; Assunta mi slaccia la cintura, abbassa la zip e infila la mano nel boxer a prendere il sesso che è già duro come l’acciaio; comincia una lenta e sapiente masturbazione che mi provoca continui brividi di piacere; la spingo supina sul letto, coi piedi ancora appoggiati al pavimento, sposto di lato il perizoma e mi fiondo a succhiarle la vulva che trovo dolcissima, stretta fino a sembrare vergine e afferro il clitoride che conosco estremamente sensibile al titillamento, lo succhio con foga e in un attimo le procuro il primo grande orgasmo; si dispone meglio al centro del letto, facendo cadere le scarpe, e mi apre le braccia ad accogliermi; mi fiondo su di lei e la penetro di colpo, quasi con violenza; lancia un urlo di dolore quando la mazza le riempie il canale vaginale e le sbatte contro la cervice dell’utero: è troppo tempo che non faccio con lei l’amore come sappiamo fare noi due e ci metto poco a scaricarle in vagina un orgasmo violento, ricco, cremoso, intenso, amoroso.
Passiamo a letto tutto il pomeriggio e quasi recuperiamo il tempo perso, amandoci come non ci era mai capitato nei due anni di convivenza; sento nel suo abbraccio l’amore che ho cercato inutilmente per tanto tempo in incontri occasionali e sempre insoddisfacenti; ho la sensazione di aver ritrovato un amore appassionato che mi tormentava dentro, senza che ne avessi coscienza; e lei sembra liberarsi finalmente di un senso di dolore che la tormentava; sento che piange dolcemente; quasi me ne preoccupa ma lei mi sussurra.
“Non ci badare; è il mio amore che trova finalmente sfogo!”
Comincia per noi una nuova fase di quell’amore che non si era mai incrinato ma che avevo sciupato con un inutile prevenzione contro di lei; anche Ludovico e Marina, che cominciamo a frequentare con una certa continuità, mi suggeriscono continuamente che Assunta ha forse degli atteggiamenti troppo categorici, soprattutto quando chiede fiducia anche di fronte a decisioni che a me appaiono discutibili, ma che, in fondo, siamo una meravigliosa coppia di innamorati; durante una delle ‘zingarate’ che talvolta ci concediamo per essere giovanilmente liberi e spensierati, incontriamo uno strano laboratorio volante, gestito da una Ong, nel quale ci chiedono se vogliamo congelare il nostro sperma, per garantirne a banche del seme o per usarlo in caso di incidente che ci privi della fertilità; ridendo di gusto, sia io che Ludovico ci sottoponiamo alla prova; Assunta e Marina accettano di far congelare un ovulo; poiché avevamo alquanto bevuto, poco dopo abbiamo già dimenticato l’episodio e ci resta solo un attestato che pensiamo non servirà a niente.
Qualche tempo dopo, però, per un incidente automobilistico, vado in ospedale, al pronto soccorso, e devono operare un delicato intervento che va ad incidere anche su vescica e prostata; immediatamente, i medici mi avvertono che la conseguenza sarà una sterilità irreversibile e mi chiedono l’autorizzazione ad intervenire; sono decisamente disperato, dal momento che non ho mai pensato ad un figlio; gli amici e Assunta cercano di consolarmi, ma c’è poco da sostenere: la tragedia è tutta mia e mi manda in una profonda depressione che inutilmente cerchiamo di contenere con varie iniziative.
Qualche mese dopo, di colpo, Assunta avverte che è incinta e senza nessuna esitazione mi attribuisce la paternità del nascituro; quasi coerentemente al mio comportamento di sempre, respingo con ribrezzo quella che considero una sporca bugia, inventata da lei per giustificare un tradimento, visto che sono scientificamente sterile; come è nel suo modo di fare, Assunta non cerca di dialogare o di mediare una spiegazione anche con Ludovico e Marina, ma si limita ad affermare: dice che senza neppure una sola ombra di dubbio il figlio che aspetta è mio; la invito a lasciare la mia casa e la mia vita e a portare le sue ignobili bugie altrove; come era prevedibile, non dice nemmeno una parola che possa attenuare lo scontro, continua ad insistere che il figlio è mio ed avverte che, al momento giusto, porterà le prove, che sarò costretto a chiederle perdono e che andrò in ginocchio ad implorarla di tornare insieme, ma che ormai non sa se accetterà, dopo questa ulteriore prova di totale sfiducia.
Passano quindici lunghi anni nel corso dei quali perdo completamente di vista la donna che è stato il mio grande amore e quasi me ne dimentico; all’improvviso, senza che potessi nemmeno pensarci, in una riunione tra imprenditori, mi trovo di fronte ad una signora sui trentacinque anni bella e affascinante come è stata sempre Assunta; accompagnata da un ragazzo altrettanto bello, che ha qualche vaga somiglianza anche con me, oltre ad essere quasi la copia vivente di sua madre; scopro all’improvviso che si tratta proprio di lei, diventata ormai ottima donna d’affari, abile e capace, alla testa di un’azienda di prestigio; per sua richiesta, ci troviamo a pranzo, intorno allo stesso tavolo, io, lei suo figlio e la coppia di Ludovico e Marina; a fine pranzo, Assunta, dopo aver fatto allontanare suo figlio, tira fuori un documento e lo fa leggere al mio amico avvocato; lo vedo sbiancare e rivolgersi a me con aria molto seria e professionale.
“Caro Filippo, devo dire senior adesso, questo è il risultato di un’analisi del DNA di Filippo junior, il figlio di Assunta: risulta che è tuo figlio, senza nessuna ombra di dubbio!”
Sono sbalordito: come può essere possibile?, quando Assunta rimase incinta, io ero sterile da ormai qualche mese e, anche se avessi fatto sesso con lei senza precauzioni, non potevo essere stato io ad inseminarla; obietto subito a Ludovico che ci deve essere sicuramente un errore nelle analisi, ma lui osserva che il laboratorio è il più qualificato del paese, che le prove sono state fatte svariate volte e che il risultato è stato sempre positivo per la mia paternità; vado a fare un giro per calmarmi e dare ordine alle idee; ma non ci sono ipotesi alternative: quel ragazzo non può essere mio figlio e non devo lasciarmi trascinare in un gorgo difficile da superare; rientro nella sala da pranzo e noto che c’è un certo fervore al nostro tavolo: la moglie di Ludovico ha mostrato a suo marito una comunicazione giunta da una Ong che avverte l’avvocato che, essendo passati quindici anni dal congelamento, lo sperma a suo tempo raccolto e conservato va distrutto e, se intende rinnovare la pratica di conservazione per altri quindici, deve presentarsi in sede per ripetere il prelievo; Ludovico, ridendo, dice che possono anche buttarlo nel cesso; per l’occasione, chiede a me se ho ricevuto una comunicazione analoga; la risposta viene da Assunta: io non riceverò mai quella lettera, perché i miei spermatozoi a suo tempo congelati sono quelli che ora vivono come Filippo Junior.
La mazzata non ha uguali nella storia del mondo: guardo Assunta con uno sguardo feroce che vorrebbe incenerirla: come si è permessa di usare a suo piacimento il mio sperma congelato; lei mi risponde candidamente che, nella sbronza che caratterizzò quella serata, ci siamo tutti dimenticati di aver firmato una liberatoria per cui ciascuno dei quattro poteva disporre, quando e come avesse voluto, dello sperma e degli ovuli congelati; dopo l’incidente che mi aveva tagliato la speranza di procreare, lei aveva deciso di avere comunque un figlio da me, da quell’amore che da sempre era la sua fonte di vita; aveva usato quella clausola per farsi inseminare col mio sperma ed aveva pensato di comunicarmelo al momento che fosse risultato chiaro che aspettava un figlio da me.
Come al solito, avevo reagito senza darle tempo di spiegare e avevo imposto la mia tesi del tradimento per umiliarla ed offenderla; per questo, aveva deciso di tenere per se il figlio, ma mi aveva avvertito, in vari modi e più volte, che il figlio era sicuramente mio; se avessi avuto in lei la fiducia che mai avevo dimostrato, si sarebbe chiarito tutto e la cosa sarebbe risultata quel che era, un immenso dono d’amore per tutti e due; il mio atteggiamento prevenuto ed offensivo l’aveva costretta a percorrere altre strade; adesso non voleva e non poteva più nemmeno assicurarmi di essere stato l’unico uomo della sua vita, come i miei pruriti di corna pretendevano continuamente ed illogicamente; il figlio era cresciuto bello, sano, forte e destinato ad essere un buon imprenditore, come suo padre e come si era rivelata sua madre; in quanto a me, se fossi andato, in ginocchio come aveva minacciato, ad elemosinare una briciola d’affetto, forse potevo ancora sperare di recuperare un rapporto tiepido con mio figlio; se continuavo a mantenere l’atteggiamento imbecille, categorico, talebano e stupido che aveva caratterizzato i nostro rapporti ed avessi cercato di ottenere il riconoscimento di paternità per vie legali, mi avrebbe dissanguato e si sarebbe fatta pagare a caro prezzo quasi venti anni di sofferenza e di umiliazione di un amore che aveva conservato puro e limpido; Ludovico le chiede una sola cosa, se ha ancora il cuore libero o se sia impegnata in qualche modo; la risposta mi brucia peggio di una staffilata.
“L’amore della mia vita si chiama Filippo: anni fa era senior che non è mai riuscito ad ammettere che l’amore vero non si dimostra, si accetta o si rifiuta: lui è stato capace di fare a pezzi questo amore, perché ogni volta ha fatto prevalere i dubbi, l’ansia di dimostrazione, il prurito di corna che non esistevano, sulla purezza di un sentimento che non ha saputo godersi; adesso è junior che amo più della mia stessa vita, senza alcun bisogno di dimostrarglielo o di farmelo dimostrare, perché lui sa capire che amare vuol dire innanzitutto fidarsi ciecamente: da quindici anni viviamo l’uno per l’altra; non ho mai più sentito una briciola di bisogno d’amore perché mio figlio me lo dà tutto; ho fatto sesso, occasionalmente, con individui di cui è bene non ricordarsi perché non significano nulla; sono rimasta ancora e sempre legata al grande amore della mia vita.”
Ludovico, che ha innescato il chiarimento, si sente quasi in dovere di concludere; chiede ad Assunta se, a quel punto, sarebbe disposta a sposare Filippo senior e a vivere con lui; lei assicura che lo ha sempre desiderato e che adesso si sente abbastanza forte, anche economicamente, da poterlo affrontare alla pari, se accetta certe clausole; chiede a me, che mi sono perduto a cercare con lo sguardo junior che per la prima volta vedo come mio figlio, se sono disposto ad assumermi la doppia responsabilità di marito e di padre di un uomo di ormai quindici anni; rispondo nell’unico modo possibile, mi metto in ginocchio davanti ad Assunta, le dichiaro il mio amore immutato, prometto di cambiare e le chiedo di sposarmi; mi prende per un braccio, mi aiuta ad alzarmi, mi abbraccia e mi bacia con tutto l’amore del mondo; in quel momento compare junior con un’aria sorpresa.
“Filippo, questo è tuo padre, Filippo senior, il grande amore della mia vita, dopo di te!”
Il ragazzo pare sconvolto e per un attimo temo che fugga spaventato; ma è figlio di sua madre, non ha bisogno di spiegazioni o prove; si avvicina, prende lei in vita con un braccio e allunga l’altro ad abbracciare me; Ludovico commenta.
“Ne avete di cose da dirvi, per formare finalmente la famiglia che meritate di essere!”
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